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Economia, Finanza e Sviluppo
De Rose (Confindustria) “Positiva l’abolizione della commissione di massimo scoperto della BCC” 22/01 "La decisione adottata dalla Banca di Credito
Cooperativo di Mediocrati di abolire la commissione di massimo scoperto
sui conti correnti bancari è una iniziativa particolarmente
importante e significativa soprattutto alla luce delle difficoltà
di accesso al credito e di costo del denaro che caratterizza la Calabria".
A sostenerlo é stato il presidente degli Industriali calabresi
Umberto De Rose. "Sono questi - ha aggiunto - i segnali concreti
e veri che i calabresi attendono dal mondo bancario che vanno nella
giusta direzione di contribuire a sostenere la fragile economia regionale
e che aiutano a superare ogni sterile polemica sul rapporto banca
e impresa". "Non è solo quanto si risparmia - ha
sostenuto De Rose - ma é il segnale inequivocabile di un Istituto
di Credito nella direzione delle peculiari esigenze delle imprese
e dei cittadini. In un contesto regionale nel quale sia la quantità
che la qualità del credito sono del tutto insoddisfacenti ed
in cui il costo del denaro è il più alto nel paese,
in un sistema in cui il solo accesso al credito è difficoltoso
se non complicato, una tale iniziativa non può che essere accolta
come merita: sensibilità, responsabilità e partecipazione
ad un progetto di rilancio dell'economia e della società calabrese".
"E' una goccia nell'oceano - ha concluso De Rose - ma è
una goccia importante perché dovrebbe e potrebbe essere presa
ad esempio per essere replicata in più Istituzioni finanziarie". Buco di trenta milioni di euro per i capoluoghi calabresi per la manovra ombra 21/01 Saranno all'incirca 30 i milioni di euro che,
nell'arco del triennio 2007-2009, mancheranno all'appello sui bilanci
dei capoluoghi di provinciale calabresi a causa della cosiddetta "manovra-ombra"
derivante dal taglio dei trasferimenti dello Stato per riduzione Ici
e costi della politica. Il dato emerge da un'elaborazione del Sole
24Ore pubblicata nell'edizione di oggi del quotidiano economico. L'intervento
- realizzato attraverso un meccanismo in base al quale il Parlamento
introduce delle norme che dovrebbero aumentare le entrate o diminuire
le spese e stima i proventi tragliando i trasferimenti sulla base
della stima medesima - si concentra sull'Ici dei fabbricati rurali
e sui costi della politica. Nel capoluogo di regione, per il 2008,
il taglio dell'Ici è valutato in 1.870.629 euro mentre dalla
sforbiciata sui costi della politica dovrebbero derivare 746.844 euro;
nel triennio, invece, la somma totale è indicata in 6.772.542
euro. A Reggio Calabria la "manovra-ombra" peserà
quest'anno sull'Ici per 3.115.248 euro mentre sui costi della politica
per 1.243.755 euro; nel triennio calcolati 11.278.640 euro. Tra Ici
e costi della politica, a Cosenza, sono indicati rispettivamente 1.938.668
euro e 774.008 per un totale, nel triennio, di 7.018.877 euro. A Crotone,
nel 2008, 869.714 euro è la somma relativa all'Ici mentre per
i costi della politica 347.231 euro; in totale 3.148.769 euro sono
messi in conto per il periodo 2007-2009 e, infine, Vibo Valentia con
399.130 di euro tagliati per l'Ici e 159.352 euro con un complessivo
pari a 1.445.036 di euro nel triennio. Eurispes: Frena i caro-mattone 29/11 I prezzi delle case nella capitale "potrebbero
essersi stabilizzati per l'esaurirsi nel 2006 dell'effetto traino
del ciclo immobiliare ascendente inaugurato nel 1997". E' quanto
emerge dalla ricerca realizzata dall'Eurispes per conto della Camera
di Commercio di Roma presentata oggi al Rimi 2007. Restano invece
"frizzanti" a Milano - anche se si allungano i tempi di
contrattazione - mentre, tra le altre principali città italiane,
a Torino é prevista una crescita del mercato concentrata nelle
zone centrali. A Venezia il mercato risulta invece statico e i prezzi
di locazione molto alti. Nella capitale nel 2007 le aree centrali
di pregio (5.390 euro/mq) perdono - secondo il monitoraggio Eurispes
- lo 0,37% rispetto al 2006, le aree del centro più economiche
restano stabili a 2.860 euro/mq, le aree semi centrali arretrano dello
-0,96% a 3.080 euro/mq, la periferia di pregio raggiunge i 3.300 euro/mq
(-0,61%). Con quasi 4 milioni di abitanti l'area metropolitana di
Roma si colloca, in Unione Europea, al quarto posto in termini di
popolazione (dopo Londra, Berlino, Madrid). Sono 6,3 su 100 gli italiani
che vivono nell'area metropolitana di Roma e diventano 7 se - spiega
Eurispes - aggreghiamo al dato demografico disponibile la stima dei
city users che lavorano in città durante la settimana. La periferia
economica presenta un valore medio di 1.300 euro/mq, con una lieve
flessione (-0,76%) su base annua. Diversa e variegata la situazione
dei mercati nelle grandi aree urbane italiane. E' Genova la città
dove si acquista di più nei quartieri di residenza. E se Milano
segnala un mercato "frizzante", ma con lunghi tempi di contrattazione,
a Torino é prevista una crescita del mercato delle sostituzioni
nelle zone centrali, mentre a Venezia il mercato risulta statico e
i prezzi di locazione molto alti. A Bologna il mercato è in
stand-by con una tendenza alla tenuta. A Firenze il mercato residenziale
si avvia a chiudere il 2007 con una lieve diminuzione. Nel mezzogiorno
a Bari il mercato tiene, "ma a macchia di leopardo" mentre
a Cagliari il settore risulta "equilibrato". "Poco
dinamico" è invece giudicato il settore a Catania mentre
a Napoli la "flessione" é evidente al contrario di
Palermo dove è "buona la compravendita delle abitazioni" La Falcri accusa la Carime “Nessuna risorsa sul territorio” 05/11 "I dati relativi all'andamento delle principali
banche presenti in Calabria nell'anno 2006 testimoniano come Banca
Carime, nonostante gli impegni della capogruppo Ubi Banca, non sia
riuscita a prestare adeguata assistenza finanziaria al territorio
calabrese". E' quanto afferma, in una nota, Emilio Contrasto
segretario di Falcri Carime e Falcri-Gruppo Ubi secondo cui "dalle
classifiche pubblicate dalla stampa specializzata, apprendiamo che
Banca Carime si colloca al terzultimo posto nel rapporto fra impieghi
a clientela su raccolta diretta mentre 'brilla' per il rapporto fra
il patrimonio, inclusi i fondi, e gli impieghi". "Le scarse
risorse impiegate verso i privati e le piccole e medie imprese calabresi,
peraltro, - prosegue Contrasto - hanno determinato il conseguimento
di un utile netto su patrimonio (Roe del 4,3%) al di sotto della media
conseguita dai competitors diretti. Questi dati purtroppo dimostrano
come la nostra Banca abbia trasferito una parte notevole delle somme
che le sono state affidate dalla clientela sulla raccolta gestita
e amministrata, riducendo fortemente i suoi prestiti. I dati di sintesi,
che riassumono tutte le contraddizioni di una gestione che al momento
sembrerebbe non fondata su una accorta pianificazione delle risorse
disponibili e che collocano Banca Carime nelle ultime posizioni nella
regione, sono, ad esempio, quelli relativi al risultato di gestione
su costo dei dipendenti, margine di interesse su margine di intermediazione
e impieghi su raccolta". Per il segretario della Falcri "tali
indici dimostrano infatti ed in modo inconfutabile come i problemi
di Banca Carime non vadano ricercati, come da tempo qualcuno cerca
di fare, nel numero degli occupati (sceso, peraltro, di oltre il 50%
negli ultimi anni) o nell'eccessivo presunto costo degli stessi ma
esclusivamente nello scarso sviluppo degli impieghi e nell'assenza
di una reale politica di sviluppo della Banca meridionale". "La
scarsa qualità dei risultati complessivi, per quella che è
la prima banca in termini di raccolta della regione Calabria, - sostiene
ancora Contrasto - potrebbe essere notata negativamente anche rispetto
al decantato 'impegno per il territorio' tanto enfatizzato dalla Capogruppo
Ubi Banca che di fatto non esiste. Queste scelte, purtroppo, finiscono
per penalizzare non solo l'intero territorio calabrese ma anche i
lavoratori di Carime che in questo modo vedono diminuite le proprie
aspettative rispetto alle potenzialità che la nostra Banca
potrebbe esprimere e che in passato ha espresso con grande professionalità.
Per queste ragioni, un management attento e lungimirante dovrebbe
immediatamente attivarsi per una decisa inversione di rotta". Sole 24ore: Dimezzata in Calabria l’imposta per gli evasori 03/09 Nel 2006 in Calabria gli evasori fiscali che hanno 'trattato'
con l'Agenzia delle Entrate per chiudere il loro contenzioso con il
Fisco hanno potuto godere, in media, del 50.7% di sconto. E' quanto
riporta questa mattina il 'Sole 24 Ore' che, analizzando la situazione
nazionale, riferisce che in Italia "nel 2006 l'Erario ha siglato
'trattati di pace' con poco meno di 74mila contribuenti, chiudendo
così il 48% degli accertamenti che si erano conclusi con esito
positivo". Ciò ha permesso al Fisco, nel 2006, di incassare
995 milioni a fronte dei 606 milioni del 2005. In questo contesto,
secondo quanto riportato nello stesso articolo, in Calabria chi ha
trattato con l'Erario ha chiuso il suo contenzioso vedendosi abbattere,
in media, più di metà dell'imposta dovuta. Nonostante,
questo, però, in Calabria il tasso di adesione degli evasori
che hanno voluto mettersi in regola è uno tra i più
bassi. A fronte di un'adesione del 66% che si registra in Umbria,
dove rispetto ai dati complessivi il tasso di sconto è tra
i più bassi (25,4%), in Calabria l'adesione è pari al
37%, seguita da Lazio (35%), Sicilia (33%), Campania (32%). Sempre
secondo i dati forniti dal 'Sole 24 Ore', ad ottenere le agevolazioni,
in Calabria, sono stati coloro che si sono visti contestare violazioni
per un importo fino a 189.925 euro. Nessuno sconto, invece, per i
quattro che hanno ottenuto un accertamento superiore. Più fortunati
di questi ultimi, i loro 'colleghi' del Friuli Venezia Giulia, dove
l'adesione è stata del 38,7%, che hanno ottenuto uno sconto
dell'86%. La Calabria tra le regioni a più alto tasso di evasione fiscale 22/08 Solo un cittadino su cinque sa perche' paga le tasse. Quattro
su cinque si considerano sudditi di una amministrazione finanziaria,
troppo burocratizzata, che non eroga i servizi sociali dovuti violando
costantemente i diritti dei contribuenti. Questo e' il risultato dell'indagine,
commissionata dal Tribunale dei diritti del contribuente e condotta,
da Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani su un campione
di 1500 cittadini maggiorenni residenti in Italia. L'indagine sulla
''tax compliance'', visibile sul sito internet www.contribuenti.it,
e' stata realizzata in Italia che e' il paese europeo con maggior
tasso di evasione: su 100 euro di reddito dichiarato sfuggono al fisco
ben 48 euro. La bandiera nera dell'evasione spetta inevitabilmente
al sud dove la quota di imponibile non dichiarato al fisco raggiunge
il 34,5% del totale su scala nazionale, mente il nord - est si colloca
al 18,9%, il nord-ovest al 26,5% ed il centro al 20,1%. Calabria,
Sicilia, Puglia e Campania sono le Regioni in cui l'evasione e' piu'
forte in termini relativi mentre Lazio, Lombardia e Sicilia sono in
termini assoluti le regioni si registrano le quote maggiori di evasione.
Tra i maggiori evasori spiccano gli industriali, con una percentuale
del 32%, i bancari e assicurativi con il 28%, i commercianti con il
12%, gli artigiani con il 11% ed i professionisti con 9%. Fanalino
di coda, ma di non trascurabile ammontare e' l'evasione dei lavoratori
dipendenti, che con un secondo lavoro, quasi sempre ''a nero'', evadono
in totale l' 8%. ''Il dato e' allarmante perche' molte holding bancarie
o industriali hanno sede in Lussemburgo e non pagano le tasse dovute
- commenta il Vittorio Carlomagno, Presidente di Contribuenti.it Associazione
Contribuenti Italiani - ma comunque beneficiano di aiuti di stato
sotto forma di agevolazioni finanziarie, crediti di imposta e leggi
ad hoc''. Perche' si evade? Dall'indagine e' emerso che il 44% dei
contribuenti evade per l'insoddisfazione verso i servizi pubblici
erogati dallo stato o la scarsa cultura della legalita', il 36% per
la complessita' delle norme e solo il 20% evade per la scarsita' dei
controlli. Aumentano le compravendite di immobili (+1.3%). Sud e Cosenza in calo 30/07 Nonostante il rallentamento nelle compravendite di abitazioni,
nel 2006 la casa continua a spingere il mercato immobiliare (che ha
registrato nel complesso un 1,3% in più rispetto al 2005).
Il settore residenziale ha avuto un incremento dell'1,4%, in particolare
al Nord e in provincia. Gli immobili catalogati in Altro (ossia box,
parcheggi, alberghi, immobili pubblici) segnano un +2,2%. Una flessione
invece c'è stata per il terziario (-3,2%) e il commerciale
(-4,3%) dopo un triennio di espansione. Stazionario il volume di compravendite
dei magazzini e del settore produttivo. Lo rileva il settimo rapporto
Immobiliare dell'Agenzia del territorio nel quale si legge che, per
quanto riguarda il settore residenziale, si conferma il trend già
emerso nel 2005 di maggior crescita delle compravendite nei comuni
di provincia e la progressiva riduzione della quota di mercato delle
città capoluogo. In numeri assoluti, nel complesso le compravendite
sono state 1.830.098. In vetta quelle residenziali (il 46,2% del totale)
che sono state 845.051 seguite dalla categoria Altro (772.741), magazzini
(120.922), commerciale (52.684), terziario (21.282), produttivo (17.418).
Per quanto riguarda il solo settore residenziale, il rapporto ha effettuato
una stima per il periodo dal 1985 al 2000 da cui emerge che l'ultimo
ciclo immobiliare è iniziato a partire dal 1997 ed ha registrato
ad oggi un tasso medio annuo di crescita del 6,3% circa. Il volume
di compravendite di abitazioni negli ultimi nove anni è quindi
incrementato del 75% circa, con una "crescita - si legge nel
rapporto - davvero impressionante del mercato residenziale".
Una lieve flessione del settore residenziale si è avuta nel
2001. Mentre il rallentamento verificatosi nel 2006, secondo il rapporto,
è dovuto essenzialmente al decremento delle compravendite nel
centro, mentre il mercato del Nord risulta ancora in crescita (+2,6%)
e quello del Sud è stabile. Per il settore residenziale si
conferma il trend già emerso nel 2005 di maggior crescita delle
compravendite nei comuni di provincia e la progressiva riduzione della
quota di mercato delle città capoluogo: meno quattro punti
percentuali dal 2000 allo scorso anno. "E' confermata l'importanza
dimensionale del mercato residenziale del Nord, che rappresenta mediamente
più del 52% dell'intero mercato in termini di comravendite
relativamente ad uno stock che è pari solamente al 45%".
Nel Nord le compravendite hanno registrato un +2,6% rispetto al 2005,
di cui nei capoluoghi +1% e nel resto della provincia un +3,2%. Nel
centro c'è stata una flessione dello 0,4%, di cui un -3,6%
nei capoluoghi e un +1,9% nella provincia. Infine, il Sud che ha registrato
una lieve crescita dello 0,5% di cui un calo dell'1,3% nei capoluoghi
e un +2,5% nella provincia. Prendendo in esame il tasso tendenziale
annuo, per i capoluoghi e per il resto della provincia, emerge il
maggior incremento medio registrato tra i comuni del resto della provincia,
che mediamente risultano sempre superiori ai rispettivi capoluoghi.
Si nota, infatti, come per diversi capoluoghi, in particolare del
Sud, si abbia un calo consistente del volume di compravendite, superiore
al 10%, quali Cosenza, Salerno, Avellino e Matera, mentre al Centro
si ha solo Viterbo ed al Nord Sondrio ed Udine. Per alcuni capoluoghi,
peraltro, si hanno delle crescite del mercato residenziale sensibilmente
rilevanti, superiori al 10%, quali La Spezia, Belluno, Treviso, Macerata,
Prato, Chieti ed Enna. I comuni del resto della provincia, invece,
hanno un comportamento più uniforme, con incrementi e decrementi
meno accentuati e nella maggior parte dei casi positivi. Sono solo
3 le province con decrementi intorno al 10%, Rieti, Belluno ed Isernia.
Considerando, infine, le sei principali città e le rispettive
province, risulta particolarmente evidente la maggiore espansione
del mercato dei comuni non capoluogo della provincia sia relativamente
alla media nazionale sia a quello delle rispettive città. Un
tasso medio annuo particolarmente elevato si registra nei comuni delle
province di Palermo, Roma e Milano, mentre i valori inferiori si hanno
per le province di Napoli e Genova. Tra le metropoli, Roma è
quella che spicca particolarmente sia per ampiezza del mercato sia
per la sua crescita complessiva nel periodo esaminato: con un tasso
medio annuo del 2,4% è la città dove il mercato residenziale
è cresciuto maggiormente dal 2000, ma tale incremento si è
verificato soprattutto nel 2004 e 2005, mentre il 2006 evidenzia una
sensibile contrazione del volume di compravendite, pari a circa l`8%.
Anche il mercato della relativa provincia è particolarmente
vivace con una crescita costante, anche se in rallentamento nel 2006.
Tra le metropoli del Nord, Torino e Milano, mostrano un andamento
del volume di compravendite piuttosto simile. Ciò è
vero in particolare per le metropoli in cui il mercato risulta stabile
con volumi di compravendita analoghi a quelli del 2000, con una leggera
ripresa nel 2006, maggiormente accentuata per Torino. Per i comuni
della provincia gli andamenti si presentano anche in questo caso simili,
ma solo fino al 2004 (+12,7% rispetto al 2000 per i comuni della provincia
di Milano, +11,4% per quelli Torino). Nel 2005, invece, si assiste
ad un incremento di gran lunga superiore nei comuni della provincia
di Milano (+12,8% rispetto a +2,5%). Nel 2006 prosegue l`espansione
del mercato in entrambe le province, leggermente più accentuata
per quella di Torino, che presenta il maggior tasso tendenziale con
un incremento superiore al 5,6% rispetto al 2005, mentre in quella
di Milano dopo il boom del 2005, si nota un certo rallentamento (+2,2%).
La città di Genova presenta un andamento singolare: si alternano,
infatti un anno di crescita ed uno di decrescita. Così è
stato anche nel 2006, con una crescita però non abbastanza
consistente per compensare il cospicuo calo del 2005. Rispetto al
2000 il mercato è diminuito del 5% circa. La relativa provincia,
mostra andamenti più stabili, in ripresa continua dopo il calo
del 2003 e con un incremento complessivo rispetto al 2000 del 11%
circa. Passando a considerare le due metropoli del Sud, si osserva
che per la città di Napoli l`andamento del mercato residenziale
risulta notevolmente differente rispetto a quello delle altre città.
Il mercato risulta molto più stabile nel resto della provincia,
rispetto a quello di Napoli città. Pur non rilevandosi la crescita
delle altre principali province, comunque, il mercato dei comuni della
provincia di Napoli risulta in lenta continua crescita, con un incremento
delle compravendite superiore al12% dal 2000. Napoli, invece, dopo
il crollo del mercato registrato fino al 2003, quando il numero di
compravendite si ridusse di un 30% circa rispetto al 2000, vede una
buona ripresa nel biennio 2004-05 seguita da una consistente decrescita
nel 2006 (-6,7%). Tra le metropoli è quella con il tasso medio
annuo dal 2000 maggiormente negativo, -4,1%. Anche per la città
di Palermo il mercato residenziale è in calo nel 2005, dopo
un periodo, a partire dal 2002, di continua crescita. Il mercato provinciale,
invece, si presenta ancora in leggere crescita nel 2006, portando
il volume di compravendite a superare del 36% quello del 2000, ma
si nota un consistente rallentamento della crescita pari nel 2006
solamente al 1%. Costo del denaro: Calabria la più cara 28/07 Calabria al top della classifica del carodenaro, mentre la regione dove le famiglie che chiedono un prestito riescono ad avere le condizioni meno esose è il Trentino Alto Adige. Ad affermarlo sulla base della rielaborazione di dati della Banca d'Italia è l'Adusbef. Le banche italiane, accusa l'associazione dei consumatori "oltre a praticare il costo del denaro con un ingiustificabile differenziale fra nord e sud, applicano uno spread medio pari a 6,23 punti fra raccolta e impieghi". E penalizza in modo particolare le famiglie che vedono applicarsi tassi bassi sui loro conti correnti e alti sui prestiti che chiedono. L'Adusbef replica così all'Abi che ha affermato che "tra giugno 2006 e maggio 2007, primo periodo di applicazione della legge Bersani, non vi è stata alcuna differenziazione fra l'andamento dei prezzi delle principali forme di raccolta e di impiego verso il settore delle famiglie". In Calabria così alle "famiglie consumatrici", categoria utilizzata da Bankitalia per i suoi rilevamenti, il denaro costa l'11,28%, seguita dalla Basilicata con il 10,45%. Nel panorama 'meridionale' si inserisce l'eccezione della Valle d'Aosta con il 10,18%, ma subito si torna al Sud con il 10,06% della Puglia. I tassi attivi più bassi sono quelli applicati invece in Trentino con il 6,47%, seguita dal Lazio con il 7,16% e dalla Lombardia con il 7,36%. L'Adusbef mette in evidenza come la remunerazione sui depositi riconosciuta dalle banche ai clienti, la cui media nazionale e pari all'1,31% a dicembre 2006, è da sempre geograficamente diversificata e penalizza soprattutto il Mezzogiorno. I meglio remunerati, infatti, sono i cittadini dell'Italia centrale con l'1,58%, a fronte dell'1,01% riconosciuto al Sud contro. Risultano differenziati geograficamente - aggiunge l'Adusbef - anche i tassi sugli impieghi: l'Italia nord occidentale è quella trattata meglio con il 7,15%, contro il 9,54% del sud. La media nazionale è del 7,57%. - DEPOSITI: A dicembre 2006, i depositi bancari ammontavano a 727,6 miliardi di euro (erano 690,7 miliardi nel dicembre 2005). La media nazionale della remunerazione riconosciuta ai clienti é pari all'1,31%. Ai depositanti dell'Italia centrale è riconosciuto l'1,58%, cioé 27 punti base più della media. Al meridione, invece, è riconosciuto solo l'1,01 %, "ben 57 punti base in meno del Centro e 30 in meno della media". All'Italia nord occidentale e nord orientale sono riconosciuti rispettivamente l'1,25% e l'1,32%. L'analisi per regione mostra come il "Lazio è quello trattato più munificamente (1,75% contro la media nazionale dell'1,31%). Seguono Trentino (1,65%) e Molise (1,43%). Più deboli in fase di contrattazione, le famiglie consumatrici riescono a spuntare - osserva l'Adusbef - tassi inferiori alla media: a fronte dell'1,31% medio, infatti le famiglie spuntano lo 0,90%, cioé lo 0,41% in meno. Una percentuale decisamente inferiore al 3% che riescono a ottenere le amministrazioni pubbliche, il 2,60% delle società finanziarie e all'1,77% delle società non finanziarie. - IMPIEGHI: A dicembre 2006, gli impieghi bancari ammontavano a 1.369,3 miliardi di euro (1.237,9 miliardi dicembre 2005). Come per i tassi sui depositi, anche quelli applicati agli impieghi sono geograficamente diversificati. In questo caso, ad essere trattata meglio è l'Italia Nord Occidentale che con il 7,15% è meno gravata della media nazionale di 42 punti base, pari al 7,57%, e spunta ben il 2,39% in meno rispetto al Meridione (9,54%) che paga circa il 2% in più della media nazionale (7,57%). Sconta un "pessimo tasso" sui fidi anche l'Italia Insulare: l'8,18%, 61 punti base più della media nazionale ed oltre l'1% sull'Italia Nord Occidentale. A fronte di una media nazionale del 7,57%, il tasso applicato alle famiglie consumatrici sale al 7,84%. Ecco di seguito una tabella che riporta i tassi applicati alle famiglie consumatrici (dati 2006) sui conti correnti a vista e sui prestiti regione per regione. La media nazionale sui c/c per le famiglie consumatrici è lo 0,90% (1,31% se si includono anche le società e le amministrazioni), mentre quella sui finanziamenti è del 7,84% (7,57% media nazionale)
REGIONE TASSI SU C/C TASSI PRESTITI In Calabria l’aliquota media dell’ICI è al 6,24 per mille 10/06 L'aliquota media ordinaria dell'Ici in Calabria ha un valore
del 6,24 per mille, mentre il numero dei comuni che applica un'aliquota
tra il 6 e il 7 per mille (aliquota massima consentita) non è
aumentato nel 2007. E' quanto emerge dal primo rapporto dell'Istituto
per la Finanza e l'Economia locale (Ifel) dell'Associazione Nazionale
Comuni Italiani (Anci). L'aliquota media ordinaria Ici, che a livello
nazionale ha un valore del 6,45 per mille, ha registrato in Calabria
un lieve aumento nel corso degli ultimi anni, passando dal 6,21 nel
2005 al 6,22 nel 2006 per arrivare al 6,24 nel 2007. In termini percentuali,
la variazione è stata dello 0,16% tra il 2005 e il 2006 e dello
0,32% tra il 2006 e il 2007. Considerando il periodo 2005-2007, l'aumento
è stato dello 0,48%. All'interno delle regioni del Mezzogiorno,
la provincia che registra un'aliquota media ordinaria minore è
Reggio Calabria con il 5,86 per mille. Ici prima casa: il 78 per cento
dei comuni applicano le detrazioni. Diverso l'andamento dell'aliquota
media sull'abitazione principale in Calabria, che tra il 2005 e il
2006 è rimasta stabile (5,41) per poi scendere a 5,37 nel 2007.
Tutti i comuni calabresi si attestano su un'aliquota superiore al
5 per mille, mentre i comuni che hanno optato per l'applicazione dell'aliquota
al 6 per mille è del 34%. Da notare che la Calabria, con il
78% dei comuni, è al quarto posto in Italia per numero di comuni
che ha deciso di applicare la detrazione base Ici. Relativamente all'addizionale
Irpef dal rapporto dell'Ifel emerge che è cresciuto il gettito,
ma anche le esenzioni Nel 2007. Il gettito derivante dall'addizionale
comunale Irpef è aumentato su tutto il territorio nazionale,
come naturale conseguenza sia dello sblocco della tassa (bloccata
fino al 31 dicembre 2006), che dell'espansione della base imponibile.
Il gettito dell'addizionale comunale Irpef per il 2006 è pari
a circa 1 miliardo 622 milioni di euro.; per il 2007 si prevede un
gettito pari a circa 2 miliardi 354 milioni di euro con un aumento
di 732 milioni di euro. L'aumento percentuale del gettito dell'addizionale
Irpef comunale in Calabria, tra il 2006 e il 2007, è stato
del 26% circa. Tra le Regioni a Statuto ordinario, la Calabria registra
l'incremento di gettito più contenuto dopo Liguria e Basilicata.
In valori assoluti, le entrate sono passate da 40.599.769 euro (2006)
a 51.570.909 euro (2007), mentre l'aliquota media dell'addizionale
Irpef, ponderata sulla base imponibile, è di 0,493. In generale,
in Italia Meridionale si è registrato l'aumento più
contenuto di gettito rispetto al 2006 (più 31.37%). Nel complesso,
in Calabria, l'ammontare delle riduzioni del gettito dell'addizionale
Irpef 2007, come conseguenza delle esenzioni deliberate dai Comuni,
è di 546.875 euro. L'andamento dei trasferimenti dallo Stato
ai Comuni, a livello nazionale, ha registrato tra il 2006 e il 2007
una diminuzione del 3,26%. In Calabria, tra il 2006 e il 2007, la
diminuzione è stata dell'1,65% e del 3,21% tra 2005 e 2007.
I trasferimenti correnti ai comuni calabresi sono diminuiti tra il
2006 e il 2007 (meno 1,94%), mentre quelli in conto capitale sono
cresciuti dell'1,29%. Nel complesso, alla Calabria è destinato
il 4,58% dei trasferimenti nazionali, per un valore pro capite di
281,12 euro (contro una media nazionale di 209,56) e un valore assoluto
di 563. 474.552 euro. Falcri “Criticità nel piano di integrazione di Ubi banca” 03/07 "Dall'informativa sul piano industriale di integrazione,
indirizzata da Ubi Banca alle rappresentanze dei lavoratori, emergono
purtroppo tutte le criticita' e le preoccupazioni che gia' alla vigilia
dell'annuncio dato per la fusione tra Bpu Banca e Banca lombarda erano
state oggetto di intervento della Falcri". Lo afferma Emilio
Contrasto segretario responsabile coordinamento Falcri Ubi "Ad
oggi tali preoccupazioni - aggiunge - aumentano notevolmente a tal
punto da generare un clima di tensione tra i lavoratori del Gruppo
Ubi banca che ancora una volta si vedono coinvolti - ricordiamo che
i lavoratori dell'ex Gruppo BPU hanno gia' subito due piani industriali
che hanno registrato tagli occupazionali per ben 1.500 risorse di
cui il 50% circa a carico della sola Banca Carime che opera nel Meridione
d'Italia - in un progetto industriale che individua nel contenimento
dei costi del personale, da concretizzarsi nella fuoriuscita di ben
circa 1.700 nuove risorse, la leva principale per la crescita economica
del neonato Gruppo Ubi banca. Anche in questa occasione, quindi, il
sacrificio maggiore - dice il sindacalista - viene chiesto ai lavoratori
che gia' vivono condizioni lavorative difficili in quanto sottoposti
a carichi e ritmi di lavori insostenibili in tutte le Banche reti
e nella Capogruppo. Oggettivamente sarebbe invece necessario procedere
all'immissione di nuova e stabile forza lavoro mentre, in modo inaccettabile
ed illogico, si continua a ricorrere alla leva dei tagli occupazionali".
A destare parecchia preoccupazione, inoltre, secondo Contrasto, "contribuiscono
anche le previsioni di mobilita' territoriale e di riconversione professionale
a cui andranno incontro molti lavoratori per effetto del depauperamento
delle Direzioni delle Banche Reti e della riorganizzazione dei poli
di eccellenza oggi collocati sull'intero territorio nazionale. Tali
indiscutibili professionalita', che nel modello federale scelto dall'ex
Gruppo BPU hanno costituito un presidio sicuro ed efficiente per tutti
i territori dove operano le Banche Reti, secondo le previsioni del
piano industriale di integrazione tra Bpu banca e Banca lombarda,
dovrebbero registrare un forte ridimensionamento per effetto di una
riorganizzazione che ha il solo scopo di assicurare sinergie di costo
immediate a discapito di adeguate politiche di sviluppo in grado di
garantire reale supporto ai territori e capaci di proiettare Ubi banca
verso l'ottenimento di ricavi consolidati nel medio e lungo periodo".
Ad avviso della Falcri, "il modello federale a suo tempo previsto
per Bpu viene di fatto completamente superato da tale nuovo assetto
organizzativo. Se le banche reti ed i poli devono rappresentare solo
un fregio per poter pubblicizzare un'attenzione, priva pero' di qualsivoglia
sostanza, verso i territori di riferimento delle ex banche, il top
management di UBI abbia allora il coraggio di procedere in modo definitivo
verso la fusione in un'unica grande azienda con trattamenti uguali
per tutti i dipendenti, cosi' come hanno gia' fatto gli altri grandi
gruppi bancari nazionali. In questa ottica non possiamo anche condividere
la scelta di procedere verso l'outsourcing e la concentrazione delle
attivita' informatiche e di back office in "UBI Sistemi e Servizi"
oggi societa' del Gruppo UBI ma che in futuro potrebbe costituire
un agevole strumento per concretizzare operazioni di cessione dell'asset".
Infine, nell'esprimere un giudizio negativo sul progetto complessivo
che Ubi banca intende perseguire per l'integrazione di Bpu Banca e
Banca Lombarda, la Falcri si dichiara "assolutamente contraria
a qualsiasi soluzione figlia di una impostazione aziendale che prevede
la creazione di valore esclusivamente per gli azionisti mortificando
gli altri stake holder - dipendenti e clientela - che pure sono una
parte importantissima del sistema creditizio senza i quali non esisterebbe
possibilita' di produrre alcuna ricchezza" 26/06 Confidi Magna Grecia ha promosso la nascita di una nuova società,
denominata MagnaGrecia Servizi. Le attività della società
saranno finalizzate alla prestazione di servizi relativi alla gestione
economica, finanziaria ed organizzativa di imprese, banche ed enti.
I soci costituenti di MagnaGrecia Servizi sono il Confidi Magna Grecia
e Banca Carime, ma l’obiettivo è quello di estendere
la partecipazione ad altri soggetti interessati al progetto. Cresce dello 1,8% l’occupazione in Calabria 23/06 L'occupazione, in Calabria, e' cresciuta dell'1,8% nel corso
del 2006, raggiungento le 615 mila unita' (11.132 unita' in piu' rispetto
al 2005). Lo si evince dal Rapporto sull'economia calabrese 2006,
redatto da esperti, a cura di Confindustria Cosenza. La ripresa -
secondo il rapporto - e' risultata in linea con il dato nazionale
(+1,9%) e meridionale (+ 1,6%), testimoniando la fine della stasi,
che aveva caratterizzato il Pese nel 2005. La crescita occupazionale
in Calabria si e' concentrata nei primi sei mesi dell'anno, registrando
una battuta d'arresto nel terzo trimestre e, successivamente, un nuovo
slancio. In analogia all'andamento nazionale e' la componente femminile
a mostrare un maggiore dinamismo, con un aumento dell'occupazione
di 5.677 unita' (+2,7%), a fronte di una variazione nell'occupazione
maschile di 5.455 unita' (+1,3%). All'interno della regione - si legge
nel rapporto sull'economia - una piu' vivace ripresa occupazionale
si manifesta nelle province di Cosenza (+3,4%, corrispondente ad un
incremento assoluto di 7.546 occupati) e Catanzaro (+2,3%, pari a
2.612 unita' occupazionali in piu'), mentre, a Reggio Calabria, la
variazione complessiva e' nulla, come risultato della riduzione dell'occupazione
femminile (-3,2%), che compensa l'aumento degli occupati maschi (+1,8%).
I dati disaggregati per provincia mettono in evidenza un andamento
contrastante, all'interno della regione, della dinamica occupazionale
femminile, che assume segno positivo nel comprensorio di Cosenza (+7,8%),
Crotone (+ 6,3%) e Catanzaro (+2,4%) e negativo per quello di Reggio
Calabria (-3,2%) e Vibo Valentia (0,5%). L'occupazione maschile risulta,
invece, in crescita in tutte le province calabresi, ad eccezione di
quella di Crotone. Situazione poco rosea delle società di capitali del cosentino 20/06 Non è rosea la situazione delle società di capitali
in provincia di Cosenza. E' quanto emerge da una analisi economico-finanziaria
realizzata dal Centro Studi Economico e Finanziario 'Esg 89' e relativa
agli ultimi due esercizi. Il campione preso in esame nel cosentino
riguarda 226 società di capitali (Spa, srl e coopo) e dall'analisi
emerge che nel 2005 l'8,80 per cento dichiara un utile (al netto delle
imposte) superiore ai 500.000 euro, nel 2004 era il 6,7 per cento.
Il 25,6 per cento chiude il bilancio in rosso rispetto al 2004 dove
si era registrata una percentuale del 25 per cento. Il centro studi
'Esg 89' ha analizzato anche la situazione generale in Calabria. Dall'analisi
emerge che 100 società hanno iscritto a bilancio un valore
superiore a 1 mln di euro (nel 2004 erano 94) e 23 un valore superiore
ai 5 mln di euro (nel 2004 erano 24). Sono invece 30 le società
che hanno iscritto a bilancio un valore del Patrimonio inferiore ai
100 mila euro, nel 2004 erano 39. "Il commento finale - ha detto
il direttore del Centro Studi 'Esg 89', Giovanni Giorgetti - sull'analisi
comparata degli ultimi due esercizi del campione delle più
grandi 226 società di capitali della Provincia di Cosenza evidenzia
una realtà economica in moderato peggioramento rispetto lo
scorso esercizio con gli indici presi in considerazione che dimostrano
segnali di cedimento soprattutto per quanto riguarda gli oneri finanziari
e la redditività. Alcuni lievi positivi segnali pervengono
invece dal dato sulla patrimonializzazione e sulla dimensione aziendale".
"Come di consueto - ha aggiunto - abbiamo analizzato la composizione
del mercato secondo la dimensione aziendale: 2 società del
totale superano i 100 mln di Euro di fatturato, nel 2004 erano le
stesse 2, mentre la fascia più numerosa di aziende è
quella che ha un valore inferiore ai 5mln di euro, con il 50,44 per
cento del totale del campione analizzato, lo scorso anno era il 65
per cento; questo a significare l'incremento dimensionale del campione;
mentre la fascia di aziende con un fatturato superiore ai 10mln di
euro registra una percentuale del 23,45 per cento, nel 2004 erano
il 13,4 per cento. Il dato moderatamente confortante che si evidenzia
dall'analisi comparata degli ultimi due bilanci è la consistenza
del fatturato rispetto all'esercizio 2004. Per il 36,7 per cento del
totale si evidenzia una crescita. Sono, inoltre, il 26,5 per cento
del totale, le società che fanno rilevare in bilancio un fatturato
sostanzialmente stabile, il restante 36,8 per cento ha invece registrato
una flessione del Valore della Produzione". "Inoltre - conclude
Giovanni Giorgetti - viene analizzato un altro indice: il rapporto
Oneri Finanziari-Fatturato. Si rileva che il dato anche in questo
caso è in peggioramento rispetto al precedente esercizio. Il
21,6 per cento delle aziende hanno un rapporto superiore e uguale
alla percentuale del 3 per cento rispetto al dato del 12 per cento
del 2004, la media nazionale é vicina al 20 per cento". Mentre diminuiscono in Italia e al Sud, in Calabria aumentano i protesti 13/06 Mentre al Sud si riduce, nel 2006 rispetto al 2005, il numero
dei protesti, in Calabria il fenomeno è vede un doppo aumento:
1,1 per cento in termini di quantitativi e 9,1 in valore. E' quanto
emerge da una ricerca pubblicata stamani dal quotidiano 'Il Sole 24
Ore'. "Il Sud - riporta il quotidiano - anche nel 2006 risulta
essere un'area critica dal punto di vista dei protesti, tenuto conto
che, dopo Lombardia e Lazio, le regioni più protestate d'Italia
sono Campania, Sicilia e Puglia mentre la Calabria, che in classifica
sta un po' più indietro, da sola vale comunque quasi quanto
Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta messe insieme. In Calabria è
emersa una performance negativa che ha riguardato tutte e tre le tipologie
di protesti monitorati dall'Istat e cioé assegni, vaglia, pagherò
e tratte accettate e non accettate". Dall'analisi delle Province
emerge che in Calabria il cosentino conta 25 mila protesti mentre
il reggino non arriva a 18 mila. Quanto al peso delle tipologie di
protesto nella varie regioni ci sono differenze sensibili. In Sicilia,
Calabria e Campania gli assegni sono la voce che incide di più
per quanto riguarda il valore complessivo, arrivando a circa il 60
per cento del totale. In Calabria 23 aziende chiudono con un milione di utile. Ma il 21% è a rosso 05/06 Ventitre società, tra le prime 700 società di
capitale (Spa, Srl e Coop) per fatturato sul territorio regionale
della Calabria, chiudono con un utile superiore a un milione di euro,
mentre il 21,4% chiude il bilancio in rosso ed il 18,6% delle aziende
risultano appesantite dagli oneri finanziari. E' quanto emerge da
uno studio realizzato dal Centro studi economico e finanziario Esg
89, editore della collana degli Annuari Economici d' Italia, sulle
prime 700 società di capitali della Calabria. "Abbiamo
analizzato e classificato i bilanci delle prime 700 società
di capitali per fatturato su tutto il territorio della Calabria -
ha sostenuto Giovanni Giorgetti, direttore del Centro Studi Economico
e Finanziario Esg 89 - realizzando un' analisi macro-economica unica
nel suo genere anche considerando il confronto-trend degli ultimi
due bilanci disponibili depositati alle Camere di Commercio".
Dallo studio emerge che sei società del totale superano i 100
mln di euro di fatturato (nel 2004 erano 5), mentre la fascia più
numerosa di aziende è quella che ha un valore inferiore ai
5 mln di euro, con oltre il 47,6% del totale del campione analizzato
(lo scorso anno era il 57,7%). "Questo - ha sostenuto Giorgetti
- a significare l' incremento dimensionale del campione; mentre la
fascia di aziende con un fatturato compreso fra i 10 e i 20 mln registra
una percentuale del 13,8%". Il dato "moderatamente confortante"
che traspare dall' analisi comparata degli ultimi due bilanci è
la crescita del fatturato rispetto all' esercizio 2004 per quasi la
metà del campione: il 43,8% del totale. Sono il 23,5% del totale,
le società che fanno rilevare in bilancio un fatturato sostanzialmente
stabile (+/- 2%), mentre il restante 32,7% ha invece registrato una
flessione del valore della produzione. Per quanto riguarda la redditività,
dalla ricerca si evince che la situazione del campione delle società
analizzato mostra lievi segnali di miglioramento: infatti l' 8,30%
dichiara un utile (al netto delle imposte) superiore ai 500.000 euro,
nel 2004 era il 7,85%. Il 21,4% chiude il bilancio in rosso e questo
dato è ancora negativo rispetto al 2004 dove si era registrata
una percentuale del 20,4%. "Abbiamo poi preso in considerazione
le società di capitali della regione secondo il valore del
patrimonio netto - ha sostenuto Giorgetti - Si evidenzia che il 40,2%
del campione ha iscritto a bilancio un valore superiore ad un mln
di euro (nel 2004 erano il 39%) e 63 un valore superiore ai 5 mln
di euro (nel 2004 erano 70). Sono invece il 13,5% le società
che hanno iscritto a bilancio un valore del patrimonio inferiore ai
100.000 euro, nel 2004 erano il 16,14%. Inoltre viene analizzato un
altro indice: il rapporto oneri finanziari/fatturato. Si rileva che
il dato anche in questo caso è in peggioramento rispetto al
precedente esercizio. Il 18,6% delle aziende hanno un rapporto superiore
e/o uguale alla percentuale del 3% rispetto al dato dell'17,5% del
2004, (la media nazionale è vicina al 20%)". Il commento
finale sull' analisi comparata degli ultimi due esercizi del campione
delle più grandi 700 società di capitali della Regione
Calabria evidenzia, è scritto in un comunicato, "una realtà
economica in moderato peggioramento rispetto lo scorso esercizio con
gli indici presi in considerazione che dimostrano segnali di cedimento
soprattutto per quanto riguarda gli oneri finanziari. Alcuni positivi
segnali pervengono invece dal dato sulla patrimonializzazione e sulla
dimensione aziendale". In Calabria mutui in aumento del 17.3% 05/06 Nel 2006, rispetto al 2005, il mercato dei mutui in Calabria
è cresciuto del 17,3. E' quanto emerso da una ricerca dell'Osservatorio
Mutui Casa alle Famiglie di Banca per la Casa, la banca multicanale
specializzata nei mutui casa del Gruppo UniCredit, su dati Bankitalia.
Nel 2006 -é scritto in una nota - l'incremento maggiore di
erogato si è registrato a Cosenza con 272 milioni di euro (+20,2%)
rispetto al 2005. In termini percentuali la provincia che ha erogato
di più, insieme a Cosenza, è stata Reggio Calabria con
+20,2% (169 milioni di euro di erogato), seguono Crotone con +17,1%
(67 milioni di euro di erogato), Catanzaro con +11,9% (174 milioni
di euro di erogato) e Vibo Valentia con +11,4% (45 milioni di euro
di erogato). In riferimento all'Italia Meridionale, che comprende
anche le regioni Abruzzi, Molise, Basilicata, Campania e Puglia, la
Calabria si colloca ad oggi al quarto posto per valore dell' erogato
con 728 milioni di euro, confermando nel 2006 una crescita del 17,3%
rispetto al 2005. "Ancora una volta il 2006 è stato un
anno importante - dichiara Pasquale Giamboi, Amministratore Delegato
di Banca per la Casa del Gruppo UniCredit - nel mercato dei mutui.
Va detto che l'ultimo trimestre non è cresciuto rispetto allo
stesso periodo dell'anno precedente, anche in relazione a qualche
segnale di raffreddamento del mercato immobiliare. L'ulteriore incremento
dei tassi annunciato, potrebbe rendere maggiormente riflessive le
famiglie italiane nel ricorso all'indebitamento e più responsabile
la valutazione del credito da parte delle banche". In Calabria maggiori introiti del Fisco dopo gli accertamenti 31/05 Sono "soddisfacenti", in Calabria, i risultati dell'
attività di contrasto all' evasione fiscale messe in atto dall'
Agenzia delle Entrate nel 2006 e nel primo quadrimestre del 2007.
Le riscossioni derivanti da accertamenti, nel corso del 2006, hanno
fatto registrare un incremento di circa il 24% rispetto all' anno
precedente. "L' attività relativa allo scorso anno - è
scritto in un comunicato - evidenzia la tendenza, sempre più
diffusa da parte dei contribuenti sottoposti ad atti di accertamento,
a preferire un accordo transattivo con il Fisco, oppure, a pagare
immediatamente quanto dovuto usufruendo della riduzione delle sanzioni
relative, anziché intraprendere un contenzioso con l' Amministrazione
finanziaria". Scendendo nel dettaglio, sono stati 16.719 gli
accertamenti effettuati l' anno scorso per imposte dirette, Irap e
Iva, con un incremento del 25% rispetto al 2005: di questi, 165 controlli
sono riferiti a contribuenti con un volume d' affari superiore a cinque
milioni di euro, per i quali è stata accertata una maggiore
imposta pari a 27 milioni di euro. Per quanto riguarda invece le società
di capitali, i controlli eseguiti sono stati 660, con una maggiore
imposta accertata di 117 milioni di euro, mentre riguardo a soggetti
che hanno dichiarato crediti Iva, sono stati effettuati 2.284 accertamenti,
con un recupero di 18 milioni di euro di minor credito Iva spettante
e di 21 milioni di euro di imposta a debito. Infine, nel primo quadrimestre
del 2007 sono stati eseguiti 3.992 accertamenti per imposte dirette,
Irap e Iva, e 59 verifiche generali, mentre i verbali di constatazione
notificati a partire dal 29 novembre 2006 sino ad oggi, relativi alla
mancata emissione di scontrini e/o ricevute fiscali, sono stati in
totale 1.541. Convenzione Confidi-Banca Intesa per finanziare le imprese 25/05 Una convenzione mirata a finanziare le politiche di investimento
e di sostegno in favore delle piccole imprese locali è stata
stipulata tra Banca Carime e Confidi Magna Grecia. L' intesa, che
prevede un plafond di 25 milioni di euro, è stata stipulata
dal direttore generale di Banca Carime, Riccardo Sora, e dal presidente
di Confidi Magna Grecia Francesco Coscarella. "La convenzione
si prefigge - è scritto nel testo - anche di accompagnare lo
sviluppo delle aziende tramite l' offerta di prodotti e servizi che,
integrati alla proposta finanziaria, permetteranno di facilitare la
gestione ed ottenere una riduzione significativa dei costi".
"Attraverso l' iniziativa - è scritto in una nota - prende
il via il progetto 'Sostegno alle Pmi', frutto dell' intensa collaborazione
fra la Banca e il Confidi e reso possibile grazie anche al nuovo slancio
generato dall' appartenenza di Carime al Gruppo Ubi Banca, quarto
gruppo bancario italiano. Anche attraverso le società del Gruppo
Ubi Banca, Carime metterà a disposizione delle Piccole medie
imprese associate al Confidi Magna Grecia prodotti ad alto valore
aggiunto ed in particolare: e-commerce (Coralis) il portale internet
che fornisce servizi extrabancari finalizzati a favorire l' incontro
tra domanda e offerta con apposita 'vetrina on-line' e ottenere attraverso
le aste telematiche significativi risparmi per l'acquisto di strumenti
e materiali di consumo necessari per le esigenze aziendali; conti
correnti (Conto Utilio) con opportunità di risparmio su voci
di spesa e consumi, tra cui, carburante, energia e telefonia; coperture
assicurative danni (Bpu Assicurazioni) in grado di proporre le soluzioni
più adatte per proteggere i beni aziendali e l' impresa nel
suo complesso con assistenza personalizzata; accesso alla finanza
agevolata (Sf Consulting) per individuare le opportunità volte
ad ottenere agevolazioni a fronte di programmi di investimento".
"Sul fronte finanziario - è scritto nella nota - il pacchetto
prevede l' erogazione di finanziamenti destinati a investimenti produttivi,
a ristabilire l' equilibrio finanziario, alla ricapitalizzazione aziendale,
alla innovazione tecnologica, al risparmio energetico, alla formazione
del personale, alla certificazione di qualità e ad ogni altra
esigenza finalizzata a creare valore nell'azienda. Il plafond iniziale
messo a disposizione da Banca Carime è di euro 25 milioni di
euro ed i singoli finanziamenti potranno essere di importo fino a
un milione di euro e coprire, anche per intero, il progetto di investimento
dell' impresa" Sud sempre più povero: 7 famiglie povere su 10 sono a Mezzogiorno 23/05 In Italia vivono oltre due milioni e mezzo di famiglie povere,
l'11,1 del numero complessivo. Si tratta di 7 milioni e mezzo di persone
pari al 13,1% della popolazione residente. Lo ricorda l'Istat che,
alla vigilia della Conferenza nazionale della famiglia che si apre
domani a Firenze, fornisce la fotografia del disagio economico delle
famiglie italiane. Ecco alcuni dati. - Il 14,7% delle famiglie arriva
con molta difficoltà alla fine del mese ed il 28,9% non può
far fronte ad una spesa imprevista di importo come 600 euro. Le spese
mediche hanno creato disagio ad una famiglia su 8. Il 5,8% ha avuto
problemi anche per mangiare. Nel Mezzogiorno, il 5% delle persone
non si può permettere un'alimentazione adeguata. - La metà
delle famiglie povere (ci si riferisce alla povertà relativa
quella che considera i consumi) hanno al proprio interno almeno un
componente con più di 65 anni. - Sette famiglie povere su 10
vivono nelle regioni del Sud. - La regione meno povera è l'Emilia-Romagna
(2,5%); segue la provincia di Bolzano (4%) e la Lombardia (3,7%).
In fondo alla classifica, Sicilia (30,8%), Campania (27%), Basilicata
(24,5%). Al sud in positivo spicca l'Abruzzo dove la percentuale di
famiglie povere è l'11,8%. - Le famiglie povere sono quelle
numerose, quelle composte da anziani e/o da disoccupati. I nuclei
con 5 o più componenti presentano livelli di povertà
più elevati: il 26,2% di questi nuclei vive in povertà,
sfiora il 40% al sud. Tra le famiglie con almeno un anziano l'incidenza
di povertà (13,6%) è superiore di oltre 2 punti percentuali
alla media e sale al 15,2% tra quelle con almeno due over 65. A rischio
anche quelle dove il capofamiglia è donna. - Tra le famiglie
in cui è presente almeno un anziano la quota di quelle povere
è diminuita, passando dal 15,5% del 1997 al 13,6% del 2005.
- Le famiglie percepiscono in media 2.750 euro al mese (2004). Ma
quelle meridionali possono contare su 3/4 del reddito di quelle settentrionali.
In Lombardia si ha il reddito medio più alto (32 mila euro),
in Sicilia quello più basso (21 mila). - Quasi 12 milioni di
famiglie percepiscono uno o più redditi da pensione. Per 2.7
milioni la pensione è l'unica fonte di reddito. Possono contare
sulla pensione come unico reddito (quasi 2 mila euro l'anno in meno
della media nazionale) il 27,5% delle famiglie nel mezzogiorno, il
21,2% del nord e il 19,4% del centro. Per 21 mila famiglie, la pensione
sociale rappresenta l'unica fonte di reddito familiare. Assemblea ordinaria della BCC Mediocrati 20/05 L’Assemblea ordinaria 2007 dei soci del Credito Cooperativo
Mediocrati, svoltasi a Montalto Uffugo, conferma la grande capacità
d’attrazione esercitata dalla banca Mediocrati sul territorio
di propria competenza, infatti il numero complessivo dei soci, a fine
2006, era pari a 2.433. Aumentano i finanziamenti delle banche alle imprese calabresi (+15%) 15/05 E' sempre più dinamico il rapporto tra banche e Mezzogiorno, con la Calabria in particolare ai primi posti per quanto riguarda l' erogazione di finanziamenti bancari alle imprese: tra dicembre 2005 e dicembre 2006, infatti, i settori produttivi regionali hanno registrato una crescita del 15% per un ammontare di 7,4 miliardi di euro. A rilevarlo è l' ultimo rapporto dell'Osservatorio permanente banche-imprese (costituito da Abi e 13 associazioni imprenditoriali) presentati dal Presidente di Abi Calabria, Marcello Calbiani. Calbiani, è scritto in una nota, "ha riunito a Cosenza la Commissione regionale per definire un' agenda di lavoro sui temi di interesse comune con imprese e professionisti: in primo piano Basilea2, il ruolo dei Confidi, l' internazionalizzazione, la nuova 488, mentre sono già andati in porto sul territorio alcuni incontri sulla riforma del diritto fallimentare che porterà benefici tangibili all' economia regionale in termini di efficienza e competitività". "La riunione - prosegue la nota - è stata anche occasione per incontrare il Commissario della Camera di commercio di Cosenza, Pietro Rende, ed il presidente dell' Associazione provinciale degli industriali cosentini, Raffaele De Rango". "Il rapporto tra banche e imprese - ha sostenuto Calbiani - si consolida creando, così, le condizioni per una nuova stagione di crescita della nostra regione. E' un buon segnale che il settore creditizio mantenga la sua attenzione verso un' area con grandi potenzialità. Il nostro compito sarà quello di confrontarci e collaborare con i principali attori economici sul territorio per creare nuove opportunità di sviluppo". Tutte le principali province, secondo quanto emerso dal rapporto, hanno segnato un buon incremento dei finanziamenti: in testa Reggio Calabria con una crescita del 22,6% pari a 1,8 miliardi, Catanzaro con 17,1% ha raccolto circa 1,6 miliardi e Cosenza con 2,7 miliardi di euro ha raggiunto un +12%. "Quello della Calabria - conclude la nota - non è un caso isolato, ma rientra in una classifica che ha visto nel 2006 le principali regioni del Mezzogiorno (Campania +24,6% - Sicilia +14,2% - Puglia +13,1%) battere il Nord nella richiesta di finanziamenti per le imprese". Convegno sugli incentivi alle imprese, ultimo bando della 488 nel 2007 10/05 Del sistema degli incentivi alle imprese si è discusso
nel corso di un incontro sul tema "Il sistema degli incentivi
tra passato e futuro" svoltosi a Roma ed organizzato dal segretario
di Presidenza della Camera dei Deputati e presidente della Fondazione
'I Sud del Mondo Onlus', Giuseppe Galati (Udc). Nel corso del convegno
- è scritto in una nota diffusa dal deputato dell'Udc - il
direttore generale per il Coordinamento degli incentivi alle impresé
del Ministero dello sviluppo Economico, Paola Verdinelli De Cesare,
si è soffermata su un'analisi dei risultati delle politiche
in materia di investimenti pubblici e agevolazioni, analizzando le
prospettive della programmazione 2007-2013 e i punti centrali del
decreto 'Industria 2015'. Il Colonnello Giancarlo Pezzuto, comandante
del Nucleo speciale 'Spesa pubblica e Repressione delle frodi comunitarie',
ha evidenziato l'impegno significativo della Guardia di Finanza, citando
dati eloquenti: fra il 2004 e il 2006, le fiamme gialle hanno condotto
6.623 interventi nel settore degli incentivi, individuando 2.117 miliardi
di euro percepiti indebitamente. Pezzuto, in chiusura del suo intervento,
ha ricordato inoltre che nel mirino della magistratura sono finite
oltre 8.500 persone e che, dal gennaio 2005 al settembre 2006, la
Guardia di Finanza ha eseguito importanti sequestri di beni e disponibilità
finanziarie. Secondo il Consigliere Gianfranco Donadio - prosegue
la nota - della Direzione Nazionale Antimafia, dietro le truffe legate
alla legge 488/92 si annidano esponenti della criminalità organizzata:
'briganti che vogliono diventare galantuomini'. La malavita si è
inserita nel business delle società che forniscono consulenze
alle imprese in cerca di finanziamenti, per poi entrare nelle aziende
con un volto 'ripulito', lontano dagli sguardi del fisco e della magistratura.
Donadio ha sollecitato il ministero a lavorare su un quadro statistico
reale, con l'obiettivo di realizzare una contabilità dedicata:
se intorno al meccanismo degli incentivi esiste una casistica giudiziaria
di rilievo, occorre puntare non solo su azioni di repressione ma anche
su politiche efficaci di prevenzione. La gestione degli incentivi
allo sviluppo è stato il tema affrontato da Gianfranco Verzaro,
direttore generale Artigiancassa, che ha approfondito il ruolo delle
banche concessionarie e del ministero dello Sviluppo Economico. Ha
soffermato la sua attenzione sullo scenario dell'Unione europea, sulla
struttura del sistema industriale italiano, sul deficit di competitività,
sulle risposte della Pubblica Amministrazione. Il Vice Ministro allo
Sviluppo Economico, Sergio D'Antoni, ha concluso i lavori del seminario
- conclude la nota - confermando la volontà del governo di
chiudere con la 488: ha ribadito che nel 2007 ci sarà l'ultimo
bando per questa legge di agevolazione che andrà in pensione
proprio in coincidenza con il riordino del sistema degli incentivi
alle imprese che il governo varerà nei prossimi mesi. Ha poi
ricordato l'intenzione del Ministero di concentrarsi sulle questioni
relative al credito d'imposta per investimenti e occupazione, alle
zone franche urbane, agli stage di formazione finalizzati al lavoro.
Tra gli obiettivi evidenziati da D'Antoni, anche una convenzione con
la Cassa Depositi e Prestiti per lo start up delle imprese. Utile netto del +20.7% per Banca Carime nel I trimestre 10/05 Il Cda di Banca Carime ha approvato i risultati al 31.03.2007. La gestione economica ha prodotto un utile netto di 16,1 milioni, in crescita di 2,8 milioni su base annua (+20,7% rispetto ai 13,4 milioni di marzo 2006). Al 31 marzo 2007, il conto economico evidenzia un utile dell'operativita' corrente al lordo delle imposte in crescita del 17,6% a 28,4 milioni rispetto ai 24,1 milioni circa del marzo 2006. Gli impieghi di Banca Carime hanno evidenziato un favorevole andamento anno su anno, con un incremento complessivo dell'aggregato da 3,3 a 3,6 miliardi (+8,5%) determinato dalla crescita sostenuta dei mercati retail (consumatori e piccole aziende) e corporate. La raccolta totale da clientela si e' attestata a 13,7 miliardi (-0,7% su base annua): in particolare, la raccolta diretta e' rimasta invariata rispetto al marzo 2006 a 7 miliardi, mentre la raccolta indiretta si e' ridotta da 6,7 miliardi a 6,6 miliardi a causa della flessione del risparmio amministrato (da 1,8 a 1,6 miliardi) e del risparmio gestito ( da 3,9 a 3,8 miliardi), mentre il risparmio assicurativo ha registrato un incremento del 18,6% da 1,0 a 1,2 miliardi. Al 31 marzo 2007, il patrimonio netto di Banca Carime, incluso l'utile di periodo, risulta pari a 1.561,8 milioni. Abi Calabria “Nuove regole per i fallimenti, porteranno benefici” 08/05 "Le nuove regole introdotte con la riforma del diritto
fallimentare porteranno benefici tangibili all'economia regionale
in termini di efficienza e competitività. Sarà possibile
gestire con più rapidità situazioni di crisi, con il
risultato di un rafforzamento dei livelli di trasparenza e della collaborazione
tra banche e imprese". Lo ha dichiarato, oggi a Cosenza, il Presidente
della Commissione regionale Abi Calabria, Marcello Calbiani, intervenendo
ad un convegno sul "Nuovo diritto fallimentare", e sottolineando
che "abbiamo la possibilità di utilizzare strumenti più
moderni ed efficaci per favorire uno sviluppo concreto dei nostri
settori produttivi". All'incontro sono intervenuti Pierino Rende,
Commissario straordinario della Camera di Commercio di Cosenza, Maurizio
Napolitano, Presidente dell'Ordine dei commercialisti di Cosenza,
Eustachio Ventura, Presidente del Collegio dei ragionieri locali,
e Sergio Battaglia del Settore Affari legali Abi. L'auspicio emerso
nel corso del convegno è che dalle nuove regole emerga un'inversione
di tendenza rispetto allo svantaggio competitivo che l'Italia, soprattutto
il Mezzogiorno, ha nei confronti dell'Europa, anche a causa delle
lungaggini delle procedure fallimentari. Stando alle statistiche,
infatti, mentre all'estero un fallimento si chiude in tre anni e mezzo,
con un recupero in genere del 50% del credito, in Italia per i fallimenti
ci vogliono sette anni, con punte al Sud di dieci anni per un recupero
in media del solo 15% del credito. "Con la riforma - si è
detto - gli obiettivi possibili dovrebbero essere il rilancio della
competitività, la diminuzione del costo del denaro, e l'attrazione
degli investimenti sul territorio". Presentati anche i dati dell'ultimo
rapporto dell'Osservatorio permanente banche-imprese (costituito da
Abi e 13 associazioni imprenditoriali): tra settembre 2005 e settembre
2006 sono stati 13,6 miliardi di euro i finanziamenti bancari al sistema
economico regionale (una crescita del 7,2%). Nello stesso periodo,
per le famiglie i crediti sono stati di 5,4 miliardi (+6,9%) e per
le imprese di 7,1 miliardi (+2,2%). In primo piano tra i settori produttivi
spiccano l'industria con 1,7 miliardi di impieghi e il 6% di crescita,
e l'artigianato con 548 milioni per un incremento annuale del 6,9%. Confidi Magna Grecia approva il bilancio 2006 07/05 Ottocentosettantasei aziende socie, 56 milioni di euro di finanziamenti
per circa 26 milioni di garanzie in essere, 18 milioni di nuovi finanziamenti
erogati nell' anno dalle Banche convenzionate ed un patrimonio consortile
di 6,5 milioni di euro; il tutto confortato da un risultato economico
positivo che conferma il consolidamento dell'equilibrio gestionale.
Sono questi i dati più significativi esposti da Francesco Coscarella,
presidente del Confidi Magna Grecia, nel corso dell' assemblea che
ha approvato il bilancio 2006 del Confidi. "Si tratta di dati
che - afferma Coscarella - confermano come il Confidi Magna Grecia
abbia tutte le carte in regola per continuare a giocare un ruolo da
protagonista in quello che, in base al nuovo scenario normativo, può
definirsi un vero e proprio 'mercato della garanzia', capace di superare
i tradizionali limiti provinciali e settoriali, aprendosi alla competizione
di soggetti forti, dinamici e provenienti da altri territori. Affinché
l' obiettivo di valorizzare il patrimonio di intelligenze e competenze
maturate all' interno del Confidi Magna Grecia possa essere raggiunto
pienamente ed in tempi compatibili con i mutamenti in corso, è
auspicabile la forte e convinta convergenza di quanti, in misura e
differente responsabilità, sono coinvolti in questo processo".
"Per quanto riguarda le prossime iniziative a favore delle Pmi
calabresi - è scritto in una nota - il Confidi Magna Grecia
é pronto ad offrire la propria assistenza e la garanzia consortile
alle imprese operanti in Calabria che vorranno usufruire dei contributi
previsti dalla nuova Legge 598 per il consolidamento delle passività
bancarie a breve e gli investimenti per l' innovazione tecnologica,
tutela ambientale, innovazione organizzativa e commerciale, sicurezza
sui posti di lavoro. Le agevolazioni prevedono, a fronte della concessione
di finanziamenti bancari a medio lungo termine, l' erogazione di contributi
in conto interessi e contributi per l' abbattimento del costo di accesso
alla garanzia di un Confidi regionale come, per l'appunto, il Confidi
Magna Grecia". In Calabria 4.500 posti in meno negli ultimi 5 anni 03/04 4mila e 500 posti di lavoro bruciati negli ultimi cinque anni,
almeno altri 2.600 a rischio. Con metalmeccanico e il tessile in testa
ai settori colpiti dalla crisi. Lo scrive, oggi, il Sole 24 Ore in
un rapporto sull'economia calabrese affidandosi a stime della Uil
regionale. A livello territoriale, secondo Il Sole è stata
la provincia di Vibo Valentia a perdere il maggior numero di occupati
a causa del crollo delle commesse del Nuovo Pignone, azienda ex Eni
venduta alla General Electric. Nello stabilimento che produce scambiatori
e condensatori d'aria si sono persi 300 posti, mentre altri 1.500
sono venuti meno nell'indotto delle piccole imprese che lavorano per
il Nuovo Pignone. Altra area colpita dalla crisi del metalmeccanico
è Reggio Calabria, dove il crollo della commesse delle Officine
Meccaniche Calabresi (gruppo Ansaldo) ha portato alla perdita, nell'indotto,
di 220 posti. Le aziende tessili, presenti soprattutto in provincia
di Cosenza, sono proprio sparite. Così la Marlane-Marzotto
di Praia a Mare, la Manifattura del Crati di Castrovillari e la Foderauto
Bruzia di Belvedere Marittimo chiudendo hanno causato la perdita di
un migliaio di posti di lavoro. Utile netto di 70 milioni per Banca Carime 15/03 Il consiglio di amministrazione di Banca Carime ha approvato
il progetto di bilancio a fine 2006 con una gestione economica che
ha prodotto nell' anno passato un utile netto di 69,4 milioni. Utile
conseguito - è detto in una nota dell' istituto di credito
- senza l'apporto di componenti straordinarie, in crescita di 27,4
milioni su base annua (+65,4% rispetto ai 41,9 milioni del 2005).
Al 31 dicembre 2006, il conto economico evidenzia proventi operativi
per 403,8 milioni di euro contro i 398,5 milioni del 2005 che comprendevano
componenti straordinarie per 21,7. Nella nota carime si sottolinea
l'incremento del margine d'interesse, attestatosi a 269,9 milioni
di euro rispetto ai 255,9 milioni del 2005 (+5,5%) grazie alla positiva
evoluzione degli impieghi e al contributo della raccolta; la sostanziale
stabilità delle commissioni nette pari a 109,4 milioni di euro
(-0,5 milioni rispetto al 2005); la crescita del risultato dell'attività
di negoziazione e di copertura attestatosi a 15,2 milioni di euro
(4,5 milioni nel 2005). Nel corso del 2006 è proseguito - si
aggiunge - il contenimento degli oneri operativi, ridottisi anno su
anno del 10,2%, da 309,9 a 278,3 milioni di euro, grazie soprattutto
alla diminuzione evidenziata dalle spese del personale da 197,3 a
165,2 milioni (-16,3% in parte determinata da minori accantonamenti
straordinari per 26,7 milioni e dalla riduzione del personale) e dalle
rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali
da 13,5 a 12,9 milioni (-4,1%), mentre le altre spese amministrative
hanno registrato un lieve incremento da 99,2 a 100,2 milioni (+1,0%).
Le rettifiche di valore nette per deterioramento di crediti hanno
evidenziato una contrazione da 12,3 milioni di dicembre 2005 a 10
milioni di dicembre 2006, a comprova della buona qualità del
portafoglio in essere e dell'attenzione posta all'allocazione del
credito. Infine, il risultato di periodo sconta un carico fiscale
di 48,5 milioni di euro (36,9 a dicembre 2005).Tale risultato consentirà
di proporre all'Assemblea degli azionisti un dividendo unitario di
euro 0,04644 alle 1.411.738.948 azioni ordinarie che compongono il
capitale della Banca, detenuto per l'85,8251% da Banche Popolari Unite
Scpa; per il 14,1478% da Aviva SpA e per lo 0,0271% da altri soci.
Gli impieghi di Banca Carime hanno evidenziato un "ottimo andamento
anno su anno", con un incremento complessivo dell'aggregato da
3,3 a 3,7 miliardi di euro (+12,4%) determinato dalla crescita sostenuta
sia del mercato Retail che di quello Corporate. Rimane elevata la
qualità del credito, con un rapporto sofferenze + incagli netti
/totale impieghi pari all'1,19% (1,43% al 31/12/2005). La raccolta
totale da clientela é passata da 13,7 a 13,8 miliardi di euro,
principalmente per effetto della crescita della raccolta diretta (attestatasi
a 7,2 miliardi rispetto ai 7 miliardi di dicembre 2005), mentre la
raccolta indiretta si è ridotta da 6,7 miliardi a 6,6 miliardi
di euro a causa della flessione del risparmio amministrato (da 1,8
a 1,6 miliardi), mentre il risparmio gestito ha registrato un incremento
dell'1,4% da 4,9 a 5 miliardi di euro per effetto della performance
positiva nel risparmio assicurativo (+16,4% a 1,1 miliardi di euro).
Al 31 dicembre 2006, il patrimonio netto di Banca Carime, incluso
l'utile d'esercizio, risulta pari a 1.611,5 milioni di euro. Il coefficiente
di solvibilità individuale è del 19,03% rispetto al
requisito minimo del 7% richiesto per le banche appartenenti ai Gruppi
Bancari. Banca Carime conta, al 31 dicembre 2006, 325 sportelli retail
(di cui 15 in via di dismissione), 7 corporate banking office e 7
private banking office. L'organico risulta composto da 2.700 risorse,
in contrazione di 107 unità rispetto al 31 dicembre 2005. Per l’Istat inflazione al ribasso 14/03 Al netto dei tabacchi l'inflazione a febbraio ha registrato
una variazione tendenziale di +1,7% mentre su base congiunturale è
stata pari a +0,3%. L'andamento dell'inflazione a febbraio, spiega
l'Istat, risente principalmente dell'accelerazione dei prezzi nel
comparto dei servizi i cui effetti sulla dinamica dell'indice generale
dei prezzi al consumo sono stati parzialmente controbilanciati dalla
flessione del ritmo di crescita tendenziale dei prezzi nel settore
dei beni. Un significativo contributo al contenimento dell'inflazione
deriva dal perdurare della fase di flessione dei prezzi dei beni energetici
iniziatosi a settembre 2006. Un freno alla crescita dei prezzi è
dovuto anche al rallentamento sul piano tendenziale dei prezzi dei
beni alimentari nonostante risultino lievemente aumentati rispetto
a gennaio scorso. Un sostegno all'inflazione si deve invece agli aumenti
dei prezzi dei tabacchi. Per quanto riguarda i capitoli di spesa,
gli aumenti più marcati nell'arco degli ultimi 12 mesi hanno
interessato il capitolo bevande alcoliche e tabacchi (+4,6%), abitazione,
acqua, elettricità e combustibili (+4,1%), alimentari e bevande
analcoliche (+2,5%). La tendenza alla flessione dei prezzi è
stata confermata nel capitolo delle comunicazioni (-5% negli ultimi
12 mesi) e nei servizi sanitari e spese per la salute (-1,2% tendenziale).
Sensibilmente inferiore al tasso di inflazione, rileva l'Istat, è
risultato il ritmo di crescita nei trasporti che a febbraio è
risultato pari all'1%. La scomposizione del tasso tendenziale di crescita
dell'indice generale nei contributi imputabili ai diversi capitoli
evidenzia che a febbraio scorso il contributo maggiore é attribuibile
al capitolo abitazione, acqua, elettricità e combustibili che
assieme a quello alimentari e bevande analcoliche spiega oltre il
45% del tasso di inflazione. All'interno del comparto energetico viene
evidenziata la flessione del prezzo della benzina verde che registra
diminuzioni sia rispetto a gennaio scorso (-1,2%) sia rispetto a febbraio
2006 (-4,1%). Il prezzo del gasolio per auto diminuisce sia sul piano
congiunturale (-2,4%) sia su quello tendenziale (-5,9%). Per quanto
riguarda i prodotti energetici per uso domestico, restano stabili
rispetto a gennaio i prezzi del gas (+5,5% la variazione negli ultimi
12 mesi) mentre i combustibili liquidi registrano una diminuzione
del prezzo dello 0,6% su base congiunturale e del 4,7% su quello tendenziale.
Forte la crescita dei prezzi dei tabacchi (+2,7% rispetto a gennaio
e +6% rispetto all'anno precedente). Tra i servizi, l'Istat sottolinea
l'aumento dell'8,1% su base tendenziale della tariffa sui rifiuti
solidi, del 6,6% delle tariffe ferroviarie mentre si riducono i prezzi
dei servizi di telefonia (-0,6% rispetto a gennaio e -0,8% rispetto
al 2006) Per l’Abi “Sono in crescita i finanziamenti ai settori produttivi in Calabria” 13/03 I principali settori produttivi locali hanno raccolto finanziamenti
bancari per 7,1 miliardi di euro (+2,2% tra settembre 2006 e lo stesso
periodo dell' anno precedente) e "stanno mostrando la giusta
vitalità per poter cogliere le opportunità di sviluppo
offerte da una congiuntura economica favorevole". E' quanto afferma
l' Abi (l' Associazione bancaria italiana) in una nota nella quale
si sottolinea che "allo stesso tempo si rafforzano le relazioni
con il sistema bancario e ciò rappresenta una porta d' accesso
importante verso i mercati esteri". E proprio l' internazionalizzazione
come scelta strategica delle banche per spingere le esigenze di crescita
del territorio, è stato l' argomento al centro del convegno
sul tema "Internazionalizzazione e nuovi scenari del rapporto
banca-impresa", svoltosi oggi a Crotone. All' incontro hanno
partecipato il presidente della Commissione regionale, Marcello Calbiani;
il sindaco di Crotone, Peppino Vallone; il presidente della Provincia
di Crotone, Sergio Iritale; il presidente della Camera di Commercio,
Francesco Barretta; il direttore generale del Dipartimento Attività
produttive della Regione, Francesco De Grano; la responsabile del
Servizio studi e promozione economica della Camera di Commercio, Maria
Cilento; il responsabile dell' Ufficio Trade estero di Intesa Sanpaolo,
Alfonso Santilli; i rappresentanti locali di Confindustria, Confagricoltura,
Confartigianato, Confapi, Cna, Confcommercio, Coldiretti e Confcooperative.
Nel corso del convegno sono stati presentati i dati dell' ultimo Osservatorio
permanente sui rapporti banche-imprese (costituito dall' Associazione
bancaria italiana e 13 associazioni imprendioriali) ed è emerso
che i finanziamenti bancari al sistema economico regionale hanno raggiunto
quota 13,6 miliardi di euro per una crescita del 7,2%. Nel dettaglio,
il comparto industriale ha registrato un incremento del 6% con 1,7
miliardi di euro di impieghi; l' artigianato un aumento del 6,9% pari
a 548 milioni di euro; si è mantenuto stabile il settore commerciale
ed alberghiero con circa 2,3 miliardi di euro. Grande disponibilità
nei confronti delle famiglie cui sono stati destinati impieghi complessivi
che ammontano a 5,4 miliardi di euro (+6,9%). Il presidente della
Commissione regionale Abi Calabria, Marcello Calbiani, ha sottolineato
che "l' obiettivo del settore bancario è spingere la presenza
dei nostri settori produttivi nel mercato globale, sviluppando ulteriormente
la capacità di attrazione di investimenti dall'estero sul territorio.
In questo senso, relazioni sempre migliori tra banche e imprese locali
possono dare alla Calabria la possibilità di contribuire a
rilanciare la crescita del Paese" Calabria ultima regione per sportelli bancari procapite 10/03 Trento e' la citta' italiana dove e' piu' facile imbattersi
in una banca, mentre e' Caserta il luogo dove minore e' la diffusione
degli sportelli bancari. Questo, almeno, e' quanto emerge dalla classifica
delle province italiane per numero di sportelli contenuta nel quinto
rapporto annuale sul credito provinciale, realizzato da Unioncamere
in collaborazione con l'Istituto Tagliacarne. A Trento, infatti, si
registra la presenza di uno sportello bancario ogni circa 1.000 abitanti,
mentre a Caserta il rapporto e' di 1 a 5.000. Il rapporto fra abitanti
ed infrastrutture creditizie, rileva lo studio, e' generalmente molto
basso nelle province del Mezzogiorno (non a caso le ultime 10 posizioni
della classifica nazionale sono occupate tutte da province meridionali,
con Caserta, Crotone e Reggio Calabria nelle quali il rapporto numero
di sportelli/popolazione-imprese appare piu' basso). Cio' potrebbe
far ipotizzare un mercato del credito meno concorrenziale che, non
favorendo l'incontro di domanda e offerta, sarebbe una delle cause
del costo del denaro piu' elevato per le imprese meridionali. Di seguito
una tabella con le prime dieci e le ultime dieci province per numero
di sportelli (anno 2005):
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