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Economia, Finanza e Sviluppo

 

De Rose (Confindustria) “Positiva l’abolizione della commissione di massimo scoperto della BCC”

22/01 "La decisione adottata dalla Banca di Credito Cooperativo di Mediocrati di abolire la commissione di massimo scoperto sui conti correnti bancari è una iniziativa particolarmente importante e significativa soprattutto alla luce delle difficoltà di accesso al credito e di costo del denaro che caratterizza la Calabria". A sostenerlo é stato il presidente degli Industriali calabresi Umberto De Rose. "Sono questi - ha aggiunto - i segnali concreti e veri che i calabresi attendono dal mondo bancario che vanno nella giusta direzione di contribuire a sostenere la fragile economia regionale e che aiutano a superare ogni sterile polemica sul rapporto banca e impresa". "Non è solo quanto si risparmia - ha sostenuto De Rose - ma é il segnale inequivocabile di un Istituto di Credito nella direzione delle peculiari esigenze delle imprese e dei cittadini. In un contesto regionale nel quale sia la quantità che la qualità del credito sono del tutto insoddisfacenti ed in cui il costo del denaro è il più alto nel paese, in un sistema in cui il solo accesso al credito è difficoltoso se non complicato, una tale iniziativa non può che essere accolta come merita: sensibilità, responsabilità e partecipazione ad un progetto di rilancio dell'economia e della società calabrese". "E' una goccia nell'oceano - ha concluso De Rose - ma è una goccia importante perché dovrebbe e potrebbe essere presa ad esempio per essere replicata in più Istituzioni finanziarie".

Buco di trenta milioni di euro per i capoluoghi calabresi per la manovra ombra

21/01 Saranno all'incirca 30 i milioni di euro che, nell'arco del triennio 2007-2009, mancheranno all'appello sui bilanci dei capoluoghi di provinciale calabresi a causa della cosiddetta "manovra-ombra" derivante dal taglio dei trasferimenti dello Stato per riduzione Ici e costi della politica. Il dato emerge da un'elaborazione del Sole 24Ore pubblicata nell'edizione di oggi del quotidiano economico. L'intervento - realizzato attraverso un meccanismo in base al quale il Parlamento introduce delle norme che dovrebbero aumentare le entrate o diminuire le spese e stima i proventi tragliando i trasferimenti sulla base della stima medesima - si concentra sull'Ici dei fabbricati rurali e sui costi della politica. Nel capoluogo di regione, per il 2008, il taglio dell'Ici è valutato in 1.870.629 euro mentre dalla sforbiciata sui costi della politica dovrebbero derivare 746.844 euro; nel triennio, invece, la somma totale è indicata in 6.772.542 euro. A Reggio Calabria la "manovra-ombra" peserà quest'anno sull'Ici per 3.115.248 euro mentre sui costi della politica per 1.243.755 euro; nel triennio calcolati 11.278.640 euro. Tra Ici e costi della politica, a Cosenza, sono indicati rispettivamente 1.938.668 euro e 774.008 per un totale, nel triennio, di 7.018.877 euro. A Crotone, nel 2008, 869.714 euro è la somma relativa all'Ici mentre per i costi della politica 347.231 euro; in totale 3.148.769 euro sono messi in conto per il periodo 2007-2009 e, infine, Vibo Valentia con 399.130 di euro tagliati per l'Ici e 159.352 euro con un complessivo pari a 1.445.036 di euro nel triennio.

Eurispes: Frena i caro-mattone

29/11 I prezzi delle case nella capitale "potrebbero essersi stabilizzati per l'esaurirsi nel 2006 dell'effetto traino del ciclo immobiliare ascendente inaugurato nel 1997". E' quanto emerge dalla ricerca realizzata dall'Eurispes per conto della Camera di Commercio di Roma presentata oggi al Rimi 2007. Restano invece "frizzanti" a Milano - anche se si allungano i tempi di contrattazione - mentre, tra le altre principali città italiane, a Torino é prevista una crescita del mercato concentrata nelle zone centrali. A Venezia il mercato risulta invece statico e i prezzi di locazione molto alti. Nella capitale nel 2007 le aree centrali di pregio (5.390 euro/mq) perdono - secondo il monitoraggio Eurispes - lo 0,37% rispetto al 2006, le aree del centro più economiche restano stabili a 2.860 euro/mq, le aree semi centrali arretrano dello -0,96% a 3.080 euro/mq, la periferia di pregio raggiunge i 3.300 euro/mq (-0,61%). Con quasi 4 milioni di abitanti l'area metropolitana di Roma si colloca, in Unione Europea, al quarto posto in termini di popolazione (dopo Londra, Berlino, Madrid). Sono 6,3 su 100 gli italiani che vivono nell'area metropolitana di Roma e diventano 7 se - spiega Eurispes - aggreghiamo al dato demografico disponibile la stima dei city users che lavorano in città durante la settimana. La periferia economica presenta un valore medio di 1.300 euro/mq, con una lieve flessione (-0,76%) su base annua. Diversa e variegata la situazione dei mercati nelle grandi aree urbane italiane. E' Genova la città dove si acquista di più nei quartieri di residenza. E se Milano segnala un mercato "frizzante", ma con lunghi tempi di contrattazione, a Torino é prevista una crescita del mercato delle sostituzioni nelle zone centrali, mentre a Venezia il mercato risulta statico e i prezzi di locazione molto alti. A Bologna il mercato è in stand-by con una tendenza alla tenuta. A Firenze il mercato residenziale si avvia a chiudere il 2007 con una lieve diminuzione. Nel mezzogiorno a Bari il mercato tiene, "ma a macchia di leopardo" mentre a Cagliari il settore risulta "equilibrato". "Poco dinamico" è invece giudicato il settore a Catania mentre a Napoli la "flessione" é evidente al contrario di Palermo dove è "buona la compravendita delle abitazioni"

La Falcri accusa la Carime “Nessuna risorsa sul territorio”

05/11 "I dati relativi all'andamento delle principali banche presenti in Calabria nell'anno 2006 testimoniano come Banca Carime, nonostante gli impegni della capogruppo Ubi Banca, non sia riuscita a prestare adeguata assistenza finanziaria al territorio calabrese". E' quanto afferma, in una nota, Emilio Contrasto segretario di Falcri Carime e Falcri-Gruppo Ubi secondo cui "dalle classifiche pubblicate dalla stampa specializzata, apprendiamo che Banca Carime si colloca al terzultimo posto nel rapporto fra impieghi a clientela su raccolta diretta mentre 'brilla' per il rapporto fra il patrimonio, inclusi i fondi, e gli impieghi". "Le scarse risorse impiegate verso i privati e le piccole e medie imprese calabresi, peraltro, - prosegue Contrasto - hanno determinato il conseguimento di un utile netto su patrimonio (Roe del 4,3%) al di sotto della media conseguita dai competitors diretti. Questi dati purtroppo dimostrano come la nostra Banca abbia trasferito una parte notevole delle somme che le sono state affidate dalla clientela sulla raccolta gestita e amministrata, riducendo fortemente i suoi prestiti. I dati di sintesi, che riassumono tutte le contraddizioni di una gestione che al momento sembrerebbe non fondata su una accorta pianificazione delle risorse disponibili e che collocano Banca Carime nelle ultime posizioni nella regione, sono, ad esempio, quelli relativi al risultato di gestione su costo dei dipendenti, margine di interesse su margine di intermediazione e impieghi su raccolta". Per il segretario della Falcri "tali indici dimostrano infatti ed in modo inconfutabile come i problemi di Banca Carime non vadano ricercati, come da tempo qualcuno cerca di fare, nel numero degli occupati (sceso, peraltro, di oltre il 50% negli ultimi anni) o nell'eccessivo presunto costo degli stessi ma esclusivamente nello scarso sviluppo degli impieghi e nell'assenza di una reale politica di sviluppo della Banca meridionale". "La scarsa qualità dei risultati complessivi, per quella che è la prima banca in termini di raccolta della regione Calabria, - sostiene ancora Contrasto - potrebbe essere notata negativamente anche rispetto al decantato 'impegno per il territorio' tanto enfatizzato dalla Capogruppo Ubi Banca che di fatto non esiste. Queste scelte, purtroppo, finiscono per penalizzare non solo l'intero territorio calabrese ma anche i lavoratori di Carime che in questo modo vedono diminuite le proprie aspettative rispetto alle potenzialità che la nostra Banca potrebbe esprimere e che in passato ha espresso con grande professionalità. Per queste ragioni, un management attento e lungimirante dovrebbe immediatamente attivarsi per una decisa inversione di rotta".

Sole 24ore: Dimezzata in Calabria l’imposta per gli evasori

03/09 Nel 2006 in Calabria gli evasori fiscali che hanno 'trattato' con l'Agenzia delle Entrate per chiudere il loro contenzioso con il Fisco hanno potuto godere, in media, del 50.7% di sconto. E' quanto riporta questa mattina il 'Sole 24 Ore' che, analizzando la situazione nazionale, riferisce che in Italia "nel 2006 l'Erario ha siglato 'trattati di pace' con poco meno di 74mila contribuenti, chiudendo così il 48% degli accertamenti che si erano conclusi con esito positivo". Ciò ha permesso al Fisco, nel 2006, di incassare 995 milioni a fronte dei 606 milioni del 2005. In questo contesto, secondo quanto riportato nello stesso articolo, in Calabria chi ha trattato con l'Erario ha chiuso il suo contenzioso vedendosi abbattere, in media, più di metà dell'imposta dovuta. Nonostante, questo, però, in Calabria il tasso di adesione degli evasori che hanno voluto mettersi in regola è uno tra i più bassi. A fronte di un'adesione del 66% che si registra in Umbria, dove rispetto ai dati complessivi il tasso di sconto è tra i più bassi (25,4%), in Calabria l'adesione è pari al 37%, seguita da Lazio (35%), Sicilia (33%), Campania (32%). Sempre secondo i dati forniti dal 'Sole 24 Ore', ad ottenere le agevolazioni, in Calabria, sono stati coloro che si sono visti contestare violazioni per un importo fino a 189.925 euro. Nessuno sconto, invece, per i quattro che hanno ottenuto un accertamento superiore. Più fortunati di questi ultimi, i loro 'colleghi' del Friuli Venezia Giulia, dove l'adesione è stata del 38,7%, che hanno ottenuto uno sconto dell'86%.

La Calabria tra le regioni a più alto tasso di evasione fiscale

22/08 Solo un cittadino su cinque sa perche' paga le tasse. Quattro su cinque si considerano sudditi di una amministrazione finanziaria, troppo burocratizzata, che non eroga i servizi sociali dovuti violando costantemente i diritti dei contribuenti. Questo e' il risultato dell'indagine, commissionata dal Tribunale dei diritti del contribuente e condotta, da Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani su un campione di 1500 cittadini maggiorenni residenti in Italia. L'indagine sulla ''tax compliance'', visibile sul sito internet www.contribuenti.it, e' stata realizzata in Italia che e' il paese europeo con maggior tasso di evasione: su 100 euro di reddito dichiarato sfuggono al fisco ben 48 euro. La bandiera nera dell'evasione spetta inevitabilmente al sud dove la quota di imponibile non dichiarato al fisco raggiunge il 34,5% del totale su scala nazionale, mente il nord - est si colloca al 18,9%, il nord-ovest al 26,5% ed il centro al 20,1%. Calabria, Sicilia, Puglia e Campania sono le Regioni in cui l'evasione e' piu' forte in termini relativi mentre Lazio, Lombardia e Sicilia sono in termini assoluti le regioni si registrano le quote maggiori di evasione. Tra i maggiori evasori spiccano gli industriali, con una percentuale del 32%, i bancari e assicurativi con il 28%, i commercianti con il 12%, gli artigiani con il 11% ed i professionisti con 9%. Fanalino di coda, ma di non trascurabile ammontare e' l'evasione dei lavoratori dipendenti, che con un secondo lavoro, quasi sempre ''a nero'', evadono in totale l' 8%. ''Il dato e' allarmante perche' molte holding bancarie o industriali hanno sede in Lussemburgo e non pagano le tasse dovute - commenta il Vittorio Carlomagno, Presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - ma comunque beneficiano di aiuti di stato sotto forma di agevolazioni finanziarie, crediti di imposta e leggi ad hoc''. Perche' si evade? Dall'indagine e' emerso che il 44% dei contribuenti evade per l'insoddisfazione verso i servizi pubblici erogati dallo stato o la scarsa cultura della legalita', il 36% per la complessita' delle norme e solo il 20% evade per la scarsita' dei controlli.

Aumentano le compravendite di immobili (+1.3%). Sud e Cosenza in calo

30/07 Nonostante il rallentamento nelle compravendite di abitazioni, nel 2006 la casa continua a spingere il mercato immobiliare (che ha registrato nel complesso un 1,3% in più rispetto al 2005). Il settore residenziale ha avuto un incremento dell'1,4%, in particolare al Nord e in provincia. Gli immobili catalogati in Altro (ossia box, parcheggi, alberghi, immobili pubblici) segnano un +2,2%. Una flessione invece c'è stata per il terziario (-3,2%) e il commerciale (-4,3%) dopo un triennio di espansione. Stazionario il volume di compravendite dei magazzini e del settore produttivo. Lo rileva il settimo rapporto Immobiliare dell'Agenzia del territorio nel quale si legge che, per quanto riguarda il settore residenziale, si conferma il trend già emerso nel 2005 di maggior crescita delle compravendite nei comuni di provincia e la progressiva riduzione della quota di mercato delle città capoluogo. In numeri assoluti, nel complesso le compravendite sono state 1.830.098. In vetta quelle residenziali (il 46,2% del totale) che sono state 845.051 seguite dalla categoria Altro (772.741), magazzini (120.922), commerciale (52.684), terziario (21.282), produttivo (17.418). Per quanto riguarda il solo settore residenziale, il rapporto ha effettuato una stima per il periodo dal 1985 al 2000 da cui emerge che l'ultimo ciclo immobiliare è iniziato a partire dal 1997 ed ha registrato ad oggi un tasso medio annuo di crescita del 6,3% circa. Il volume di compravendite di abitazioni negli ultimi nove anni è quindi incrementato del 75% circa, con una "crescita - si legge nel rapporto - davvero impressionante del mercato residenziale". Una lieve flessione del settore residenziale si è avuta nel 2001. Mentre il rallentamento verificatosi nel 2006, secondo il rapporto, è dovuto essenzialmente al decremento delle compravendite nel centro, mentre il mercato del Nord risulta ancora in crescita (+2,6%) e quello del Sud è stabile. Per il settore residenziale si conferma il trend già emerso nel 2005 di maggior crescita delle compravendite nei comuni di provincia e la progressiva riduzione della quota di mercato delle città capoluogo: meno quattro punti percentuali dal 2000 allo scorso anno. "E' confermata l'importanza dimensionale del mercato residenziale del Nord, che rappresenta mediamente più del 52% dell'intero mercato in termini di comravendite relativamente ad uno stock che è pari solamente al 45%". Nel Nord le compravendite hanno registrato un +2,6% rispetto al 2005, di cui nei capoluoghi +1% e nel resto della provincia un +3,2%. Nel centro c'è stata una flessione dello 0,4%, di cui un -3,6% nei capoluoghi e un +1,9% nella provincia. Infine, il Sud che ha registrato una lieve crescita dello 0,5% di cui un calo dell'1,3% nei capoluoghi e un +2,5% nella provincia. Prendendo in esame il tasso tendenziale annuo, per i capoluoghi e per il resto della provincia, emerge il maggior incremento medio registrato tra i comuni del resto della provincia, che mediamente risultano sempre superiori ai rispettivi capoluoghi. Si nota, infatti, come per diversi capoluoghi, in particolare del Sud, si abbia un calo consistente del volume di compravendite, superiore al 10%, quali Cosenza, Salerno, Avellino e Matera, mentre al Centro si ha solo Viterbo ed al Nord Sondrio ed Udine. Per alcuni capoluoghi, peraltro, si hanno delle crescite del mercato residenziale sensibilmente rilevanti, superiori al 10%, quali La Spezia, Belluno, Treviso, Macerata, Prato, Chieti ed Enna. I comuni del resto della provincia, invece, hanno un comportamento più uniforme, con incrementi e decrementi meno accentuati e nella maggior parte dei casi positivi. Sono solo 3 le province con decrementi intorno al 10%, Rieti, Belluno ed Isernia. Considerando, infine, le sei principali città e le rispettive province, risulta particolarmente evidente la maggiore espansione del mercato dei comuni non capoluogo della provincia sia relativamente alla media nazionale sia a quello delle rispettive città. Un tasso medio annuo particolarmente elevato si registra nei comuni delle province di Palermo, Roma e Milano, mentre i valori inferiori si hanno per le province di Napoli e Genova. Tra le metropoli, Roma è quella che spicca particolarmente sia per ampiezza del mercato sia per la sua crescita complessiva nel periodo esaminato: con un tasso medio annuo del 2,4% è la città dove il mercato residenziale è cresciuto maggiormente dal 2000, ma tale incremento si è verificato soprattutto nel 2004 e 2005, mentre il 2006 evidenzia una sensibile contrazione del volume di compravendite, pari a circa l`8%. Anche il mercato della relativa provincia è particolarmente vivace con una crescita costante, anche se in rallentamento nel 2006. Tra le metropoli del Nord, Torino e Milano, mostrano un andamento del volume di compravendite piuttosto simile. Ciò è vero in particolare per le metropoli in cui il mercato risulta stabile con volumi di compravendita analoghi a quelli del 2000, con una leggera ripresa nel 2006, maggiormente accentuata per Torino. Per i comuni della provincia gli andamenti si presentano anche in questo caso simili, ma solo fino al 2004 (+12,7% rispetto al 2000 per i comuni della provincia di Milano, +11,4% per quelli Torino). Nel 2005, invece, si assiste ad un incremento di gran lunga superiore nei comuni della provincia di Milano (+12,8% rispetto a +2,5%). Nel 2006 prosegue l`espansione del mercato in entrambe le province, leggermente più accentuata per quella di Torino, che presenta il maggior tasso tendenziale con un incremento superiore al 5,6% rispetto al 2005, mentre in quella di Milano dopo il boom del 2005, si nota un certo rallentamento (+2,2%). La città di Genova presenta un andamento singolare: si alternano, infatti un anno di crescita ed uno di decrescita. Così è stato anche nel 2006, con una crescita però non abbastanza consistente per compensare il cospicuo calo del 2005. Rispetto al 2000 il mercato è diminuito del 5% circa. La relativa provincia, mostra andamenti più stabili, in ripresa continua dopo il calo del 2003 e con un incremento complessivo rispetto al 2000 del 11% circa. Passando a considerare le due metropoli del Sud, si osserva che per la città di Napoli l`andamento del mercato residenziale risulta notevolmente differente rispetto a quello delle altre città. Il mercato risulta molto più stabile nel resto della provincia, rispetto a quello di Napoli città. Pur non rilevandosi la crescita delle altre principali province, comunque, il mercato dei comuni della provincia di Napoli risulta in lenta continua crescita, con un incremento delle compravendite superiore al12% dal 2000. Napoli, invece, dopo il crollo del mercato registrato fino al 2003, quando il numero di compravendite si ridusse di un 30% circa rispetto al 2000, vede una buona ripresa nel biennio 2004-05 seguita da una consistente decrescita nel 2006 (-6,7%). Tra le metropoli è quella con il tasso medio annuo dal 2000 maggiormente negativo, -4,1%. Anche per la città di Palermo il mercato residenziale è in calo nel 2005, dopo un periodo, a partire dal 2002, di continua crescita. Il mercato provinciale, invece, si presenta ancora in leggere crescita nel 2006, portando il volume di compravendite a superare del 36% quello del 2000, ma si nota un consistente rallentamento della crescita pari nel 2006 solamente al 1%.

Costo del denaro: Calabria la più cara

28/07 Calabria al top della classifica del carodenaro, mentre la regione dove le famiglie che chiedono un prestito riescono ad avere le condizioni meno esose è il Trentino Alto Adige. Ad affermarlo sulla base della rielaborazione di dati della Banca d'Italia è l'Adusbef. Le banche italiane, accusa l'associazione dei consumatori "oltre a praticare il costo del denaro con un ingiustificabile differenziale fra nord e sud, applicano uno spread medio pari a 6,23 punti fra raccolta e impieghi". E penalizza in modo particolare le famiglie che vedono applicarsi tassi bassi sui loro conti correnti e alti sui prestiti che chiedono. L'Adusbef replica così all'Abi che ha affermato che "tra giugno 2006 e maggio 2007, primo periodo di applicazione della legge Bersani, non vi è stata alcuna differenziazione fra l'andamento dei prezzi delle principali forme di raccolta e di impiego verso il settore delle famiglie". In Calabria così alle "famiglie consumatrici", categoria utilizzata da Bankitalia per i suoi rilevamenti, il denaro costa l'11,28%, seguita dalla Basilicata con il 10,45%. Nel panorama 'meridionale' si inserisce l'eccezione della Valle d'Aosta con il 10,18%, ma subito si torna al Sud con il 10,06% della Puglia. I tassi attivi più bassi sono quelli applicati invece in Trentino con il 6,47%, seguita dal Lazio con il 7,16% e dalla Lombardia con il 7,36%. L'Adusbef mette in evidenza come la remunerazione sui depositi riconosciuta dalle banche ai clienti, la cui media nazionale e pari all'1,31% a dicembre 2006, è da sempre geograficamente diversificata e penalizza soprattutto il Mezzogiorno. I meglio remunerati, infatti, sono i cittadini dell'Italia centrale con l'1,58%, a fronte dell'1,01% riconosciuto al Sud contro. Risultano differenziati geograficamente - aggiunge l'Adusbef - anche i tassi sugli impieghi: l'Italia nord occidentale è quella trattata meglio con il 7,15%, contro il 9,54% del sud. La media nazionale è del 7,57%. - DEPOSITI: A dicembre 2006, i depositi bancari ammontavano a 727,6 miliardi di euro (erano 690,7 miliardi nel dicembre 2005). La media nazionale della remunerazione riconosciuta ai clienti é pari all'1,31%. Ai depositanti dell'Italia centrale è riconosciuto l'1,58%, cioé 27 punti base più della media. Al meridione, invece, è riconosciuto solo l'1,01 %, "ben 57 punti base in meno del Centro e 30 in meno della media". All'Italia nord occidentale e nord orientale sono riconosciuti rispettivamente l'1,25% e l'1,32%. L'analisi per regione mostra come il "Lazio è quello trattato più munificamente (1,75% contro la media nazionale dell'1,31%). Seguono Trentino (1,65%) e Molise (1,43%). Più deboli in fase di contrattazione, le famiglie consumatrici riescono a spuntare - osserva l'Adusbef - tassi inferiori alla media: a fronte dell'1,31% medio, infatti le famiglie spuntano lo 0,90%, cioé lo 0,41% in meno. Una percentuale decisamente inferiore al 3% che riescono a ottenere le amministrazioni pubbliche, il 2,60% delle società finanziarie e all'1,77% delle società non finanziarie. - IMPIEGHI: A dicembre 2006, gli impieghi bancari ammontavano a 1.369,3 miliardi di euro (1.237,9 miliardi dicembre 2005). Come per i tassi sui depositi, anche quelli applicati agli impieghi sono geograficamente diversificati. In questo caso, ad essere trattata meglio è l'Italia Nord Occidentale che con il 7,15% è meno gravata della media nazionale di 42 punti base, pari al 7,57%, e spunta ben il 2,39% in meno rispetto al Meridione (9,54%) che paga circa il 2% in più della media nazionale (7,57%). Sconta un "pessimo tasso" sui fidi anche l'Italia Insulare: l'8,18%, 61 punti base più della media nazionale ed oltre l'1% sull'Italia Nord Occidentale. A fronte di una media nazionale del 7,57%, il tasso applicato alle famiglie consumatrici sale al 7,84%. Ecco di seguito una tabella che riporta i tassi applicati alle famiglie consumatrici (dati 2006) sui conti correnti a vista e sui prestiti regione per regione. La media nazionale sui c/c per le famiglie consumatrici è lo 0,90% (1,31% se si includono anche le società e le amministrazioni), mentre quella sui finanziamenti è del 7,84% (7,57% media nazionale)

REGIONE               TASSI SU C/C         TASSI PRESTITI 
PIEMONTE 0,69% 7,92%
VALLE D'AOSTA 0,61% 10,18%
LIGURIA 0,72% 8,11%
LOMBARDIA 0,85% 7,36%
TRENTINO A.A. 0,84% 6,47%
VENETO 0,81% 7,92%
FRIULI V.G. 0,73% 8,37%
EMILIA ROMAGNA 0,97% 7,81%
MARCHE 1,20% 8,04%
TOSCANA 1,06% 8,65%
UMBRIA 1,05% 8,61%
LAZIO 1,15% 7,16%
ABRUZZO 0,95% 9,56%
MOLISE 0,99% 9,21%
CAMPANIA 0,76% 8,75%
PUGLIA 0,85% 10,06%
BASILICATA 0,93% 10,45%
CALABRIA 0,67% 11,28%
SICILIA 0,92% 9,99%
SARDEGNA 0,93% 9,46%
ITALIA 0,90% 7,84%

In Calabria l’aliquota media dell’ICI è al 6,24 per mille

10/06 L'aliquota media ordinaria dell'Ici in Calabria ha un valore del 6,24 per mille, mentre il numero dei comuni che applica un'aliquota tra il 6 e il 7 per mille (aliquota massima consentita) non è aumentato nel 2007. E' quanto emerge dal primo rapporto dell'Istituto per la Finanza e l'Economia locale (Ifel) dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci). L'aliquota media ordinaria Ici, che a livello nazionale ha un valore del 6,45 per mille, ha registrato in Calabria un lieve aumento nel corso degli ultimi anni, passando dal 6,21 nel 2005 al 6,22 nel 2006 per arrivare al 6,24 nel 2007. In termini percentuali, la variazione è stata dello 0,16% tra il 2005 e il 2006 e dello 0,32% tra il 2006 e il 2007. Considerando il periodo 2005-2007, l'aumento è stato dello 0,48%. All'interno delle regioni del Mezzogiorno, la provincia che registra un'aliquota media ordinaria minore è Reggio Calabria con il 5,86 per mille. Ici prima casa: il 78 per cento dei comuni applicano le detrazioni. Diverso l'andamento dell'aliquota media sull'abitazione principale in Calabria, che tra il 2005 e il 2006 è rimasta stabile (5,41) per poi scendere a 5,37 nel 2007. Tutti i comuni calabresi si attestano su un'aliquota superiore al 5 per mille, mentre i comuni che hanno optato per l'applicazione dell'aliquota al 6 per mille è del 34%. Da notare che la Calabria, con il 78% dei comuni, è al quarto posto in Italia per numero di comuni che ha deciso di applicare la detrazione base Ici. Relativamente all'addizionale Irpef dal rapporto dell'Ifel emerge che è cresciuto il gettito, ma anche le esenzioni Nel 2007. Il gettito derivante dall'addizionale comunale Irpef è aumentato su tutto il territorio nazionale, come naturale conseguenza sia dello sblocco della tassa (bloccata fino al 31 dicembre 2006), che dell'espansione della base imponibile. Il gettito dell'addizionale comunale Irpef per il 2006 è pari a circa 1 miliardo 622 milioni di euro.; per il 2007 si prevede un gettito pari a circa 2 miliardi 354 milioni di euro con un aumento di 732 milioni di euro. L'aumento percentuale del gettito dell'addizionale Irpef comunale in Calabria, tra il 2006 e il 2007, è stato del 26% circa. Tra le Regioni a Statuto ordinario, la Calabria registra l'incremento di gettito più contenuto dopo Liguria e Basilicata. In valori assoluti, le entrate sono passate da 40.599.769 euro (2006) a 51.570.909 euro (2007), mentre l'aliquota media dell'addizionale Irpef, ponderata sulla base imponibile, è di 0,493. In generale, in Italia Meridionale si è registrato l'aumento più contenuto di gettito rispetto al 2006 (più 31.37%). Nel complesso, in Calabria, l'ammontare delle riduzioni del gettito dell'addizionale Irpef 2007, come conseguenza delle esenzioni deliberate dai Comuni, è di 546.875 euro. L'andamento dei trasferimenti dallo Stato ai Comuni, a livello nazionale, ha registrato tra il 2006 e il 2007 una diminuzione del 3,26%. In Calabria, tra il 2006 e il 2007, la diminuzione è stata dell'1,65% e del 3,21% tra 2005 e 2007. I trasferimenti correnti ai comuni calabresi sono diminuiti tra il 2006 e il 2007 (meno 1,94%), mentre quelli in conto capitale sono cresciuti dell'1,29%. Nel complesso, alla Calabria è destinato il 4,58% dei trasferimenti nazionali, per un valore pro capite di 281,12 euro (contro una media nazionale di 209,56) e un valore assoluto di 563. 474.552 euro.

Falcri “Criticità nel piano di integrazione di Ubi banca”

03/07 "Dall'informativa sul piano industriale di integrazione, indirizzata da Ubi Banca alle rappresentanze dei lavoratori, emergono purtroppo tutte le criticita' e le preoccupazioni che gia' alla vigilia dell'annuncio dato per la fusione tra Bpu Banca e Banca lombarda erano state oggetto di intervento della Falcri". Lo afferma Emilio Contrasto segretario responsabile coordinamento Falcri Ubi "Ad oggi tali preoccupazioni - aggiunge - aumentano notevolmente a tal punto da generare un clima di tensione tra i lavoratori del Gruppo Ubi banca che ancora una volta si vedono coinvolti - ricordiamo che i lavoratori dell'ex Gruppo BPU hanno gia' subito due piani industriali che hanno registrato tagli occupazionali per ben 1.500 risorse di cui il 50% circa a carico della sola Banca Carime che opera nel Meridione d'Italia - in un progetto industriale che individua nel contenimento dei costi del personale, da concretizzarsi nella fuoriuscita di ben circa 1.700 nuove risorse, la leva principale per la crescita economica del neonato Gruppo Ubi banca. Anche in questa occasione, quindi, il sacrificio maggiore - dice il sindacalista - viene chiesto ai lavoratori che gia' vivono condizioni lavorative difficili in quanto sottoposti a carichi e ritmi di lavori insostenibili in tutte le Banche reti e nella Capogruppo. Oggettivamente sarebbe invece necessario procedere all'immissione di nuova e stabile forza lavoro mentre, in modo inaccettabile ed illogico, si continua a ricorrere alla leva dei tagli occupazionali". A destare parecchia preoccupazione, inoltre, secondo Contrasto, "contribuiscono anche le previsioni di mobilita' territoriale e di riconversione professionale a cui andranno incontro molti lavoratori per effetto del depauperamento delle Direzioni delle Banche Reti e della riorganizzazione dei poli di eccellenza oggi collocati sull'intero territorio nazionale. Tali indiscutibili professionalita', che nel modello federale scelto dall'ex Gruppo BPU hanno costituito un presidio sicuro ed efficiente per tutti i territori dove operano le Banche Reti, secondo le previsioni del piano industriale di integrazione tra Bpu banca e Banca lombarda, dovrebbero registrare un forte ridimensionamento per effetto di una riorganizzazione che ha il solo scopo di assicurare sinergie di costo immediate a discapito di adeguate politiche di sviluppo in grado di garantire reale supporto ai territori e capaci di proiettare Ubi banca verso l'ottenimento di ricavi consolidati nel medio e lungo periodo". Ad avviso della Falcri, "il modello federale a suo tempo previsto per Bpu viene di fatto completamente superato da tale nuovo assetto organizzativo. Se le banche reti ed i poli devono rappresentare solo un fregio per poter pubblicizzare un'attenzione, priva pero' di qualsivoglia sostanza, verso i territori di riferimento delle ex banche, il top management di UBI abbia allora il coraggio di procedere in modo definitivo verso la fusione in un'unica grande azienda con trattamenti uguali per tutti i dipendenti, cosi' come hanno gia' fatto gli altri grandi gruppi bancari nazionali. In questa ottica non possiamo anche condividere la scelta di procedere verso l'outsourcing e la concentrazione delle attivita' informatiche e di back office in "UBI Sistemi e Servizi" oggi societa' del Gruppo UBI ma che in futuro potrebbe costituire un agevole strumento per concretizzare operazioni di cessione dell'asset". Infine, nell'esprimere un giudizio negativo sul progetto complessivo che Ubi banca intende perseguire per l'integrazione di Bpu Banca e Banca Lombarda, la Falcri si dichiara "assolutamente contraria a qualsiasi soluzione figlia di una impostazione aziendale che prevede la creazione di valore esclusivamente per gli azionisti mortificando gli altri stake holder - dipendenti e clientela - che pure sono una parte importantissima del sistema creditizio senza i quali non esisterebbe possibilita' di produrre alcuna ricchezza"

Nasce il Magna Grecia Servizi

26/06 Confidi Magna Grecia ha promosso la nascita di una nuova società, denominata MagnaGrecia Servizi. Le attività della società saranno finalizzate alla prestazione di servizi relativi alla gestione economica, finanziaria ed organizzativa di imprese, banche ed enti. I soci costituenti di MagnaGrecia Servizi sono il Confidi Magna Grecia e Banca Carime, ma l’obiettivo è quello di estendere la partecipazione ad altri soggetti interessati al progetto.
Attraverso questo nuovo strumento, Confidi Magna Grecia intende ampliare la gamma dei servizi messi a disposizione delle imprese associate per corrispondere, in particolare, al loro crescente fabbisogno di consulenza specialistica a supporto della gestione finanziaria ed organizzativa.
Basilea II, infatti, richiede alle imprese un indispensabile passaggio verso sistemi di controllo dei flussi finanziari più evoluti e tali da consentire l’adozione di scelte di finanziamento corrette ed in linea con i modelli di rating applicati dal sistema bancario.
L’esperienza e la professionalità maturata dal Confidi Magna Grecia, insieme all’affidabilità dei suoi metodi di valutazione del merito creditizio delle imprese, nonché alla sua consolidata rete di relazioni, possono costituire i giusti ingredienti per poter realizzare un nuovo progetto di successo.

Cresce dello 1,8% l’occupazione in Calabria

23/06 L'occupazione, in Calabria, e' cresciuta dell'1,8% nel corso del 2006, raggiungento le 615 mila unita' (11.132 unita' in piu' rispetto al 2005). Lo si evince dal Rapporto sull'economia calabrese 2006, redatto da esperti, a cura di Confindustria Cosenza. La ripresa - secondo il rapporto - e' risultata in linea con il dato nazionale (+1,9%) e meridionale (+ 1,6%), testimoniando la fine della stasi, che aveva caratterizzato il Pese nel 2005. La crescita occupazionale in Calabria si e' concentrata nei primi sei mesi dell'anno, registrando una battuta d'arresto nel terzo trimestre e, successivamente, un nuovo slancio. In analogia all'andamento nazionale e' la componente femminile a mostrare un maggiore dinamismo, con un aumento dell'occupazione di 5.677 unita' (+2,7%), a fronte di una variazione nell'occupazione maschile di 5.455 unita' (+1,3%). All'interno della regione - si legge nel rapporto sull'economia - una piu' vivace ripresa occupazionale si manifesta nelle province di Cosenza (+3,4%, corrispondente ad un incremento assoluto di 7.546 occupati) e Catanzaro (+2,3%, pari a 2.612 unita' occupazionali in piu'), mentre, a Reggio Calabria, la variazione complessiva e' nulla, come risultato della riduzione dell'occupazione femminile (-3,2%), che compensa l'aumento degli occupati maschi (+1,8%). I dati disaggregati per provincia mettono in evidenza un andamento contrastante, all'interno della regione, della dinamica occupazionale femminile, che assume segno positivo nel comprensorio di Cosenza (+7,8%), Crotone (+ 6,3%) e Catanzaro (+2,4%) e negativo per quello di Reggio Calabria (-3,2%) e Vibo Valentia (0,5%). L'occupazione maschile risulta, invece, in crescita in tutte le province calabresi, ad eccezione di quella di Crotone.

Situazione poco rosea delle società di capitali del cosentino

20/06 Non è rosea la situazione delle società di capitali in provincia di Cosenza. E' quanto emerge da una analisi economico-finanziaria realizzata dal Centro Studi Economico e Finanziario 'Esg 89' e relativa agli ultimi due esercizi. Il campione preso in esame nel cosentino riguarda 226 società di capitali (Spa, srl e coopo) e dall'analisi emerge che nel 2005 l'8,80 per cento dichiara un utile (al netto delle imposte) superiore ai 500.000 euro, nel 2004 era il 6,7 per cento. Il 25,6 per cento chiude il bilancio in rosso rispetto al 2004 dove si era registrata una percentuale del 25 per cento. Il centro studi 'Esg 89' ha analizzato anche la situazione generale in Calabria. Dall'analisi emerge che 100 società hanno iscritto a bilancio un valore superiore a 1 mln di euro (nel 2004 erano 94) e 23 un valore superiore ai 5 mln di euro (nel 2004 erano 24). Sono invece 30 le società che hanno iscritto a bilancio un valore del Patrimonio inferiore ai 100 mila euro, nel 2004 erano 39. "Il commento finale - ha detto il direttore del Centro Studi 'Esg 89', Giovanni Giorgetti - sull'analisi comparata degli ultimi due esercizi del campione delle più grandi 226 società di capitali della Provincia di Cosenza evidenzia una realtà economica in moderato peggioramento rispetto lo scorso esercizio con gli indici presi in considerazione che dimostrano segnali di cedimento soprattutto per quanto riguarda gli oneri finanziari e la redditività. Alcuni lievi positivi segnali pervengono invece dal dato sulla patrimonializzazione e sulla dimensione aziendale". "Come di consueto - ha aggiunto - abbiamo analizzato la composizione del mercato secondo la dimensione aziendale: 2 società del totale superano i 100 mln di Euro di fatturato, nel 2004 erano le stesse 2, mentre la fascia più numerosa di aziende è quella che ha un valore inferiore ai 5mln di euro, con il 50,44 per cento del totale del campione analizzato, lo scorso anno era il 65 per cento; questo a significare l'incremento dimensionale del campione; mentre la fascia di aziende con un fatturato superiore ai 10mln di euro registra una percentuale del 23,45 per cento, nel 2004 erano il 13,4 per cento. Il dato moderatamente confortante che si evidenzia dall'analisi comparata degli ultimi due bilanci è la consistenza del fatturato rispetto all'esercizio 2004. Per il 36,7 per cento del totale si evidenzia una crescita. Sono, inoltre, il 26,5 per cento del totale, le società che fanno rilevare in bilancio un fatturato sostanzialmente stabile, il restante 36,8 per cento ha invece registrato una flessione del Valore della Produzione". "Inoltre - conclude Giovanni Giorgetti - viene analizzato un altro indice: il rapporto Oneri Finanziari-Fatturato. Si rileva che il dato anche in questo caso è in peggioramento rispetto al precedente esercizio. Il 21,6 per cento delle aziende hanno un rapporto superiore e uguale alla percentuale del 3 per cento rispetto al dato del 12 per cento del 2004, la media nazionale é vicina al 20 per cento".

Mentre diminuiscono in Italia e al Sud, in Calabria aumentano i protesti

13/06 Mentre al Sud si riduce, nel 2006 rispetto al 2005, il numero dei protesti, in Calabria il fenomeno è vede un doppo aumento: 1,1 per cento in termini di quantitativi e 9,1 in valore. E' quanto emerge da una ricerca pubblicata stamani dal quotidiano 'Il Sole 24 Ore'. "Il Sud - riporta il quotidiano - anche nel 2006 risulta essere un'area critica dal punto di vista dei protesti, tenuto conto che, dopo Lombardia e Lazio, le regioni più protestate d'Italia sono Campania, Sicilia e Puglia mentre la Calabria, che in classifica sta un po' più indietro, da sola vale comunque quasi quanto Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta messe insieme. In Calabria è emersa una performance negativa che ha riguardato tutte e tre le tipologie di protesti monitorati dall'Istat e cioé assegni, vaglia, pagherò e tratte accettate e non accettate". Dall'analisi delle Province emerge che in Calabria il cosentino conta 25 mila protesti mentre il reggino non arriva a 18 mila. Quanto al peso delle tipologie di protesto nella varie regioni ci sono differenze sensibili. In Sicilia, Calabria e Campania gli assegni sono la voce che incide di più per quanto riguarda il valore complessivo, arrivando a circa il 60 per cento del totale.

In Calabria 23 aziende chiudono con un milione di utile. Ma il 21% è a rosso

05/06 Ventitre società, tra le prime 700 società di capitale (Spa, Srl e Coop) per fatturato sul territorio regionale della Calabria, chiudono con un utile superiore a un milione di euro, mentre il 21,4% chiude il bilancio in rosso ed il 18,6% delle aziende risultano appesantite dagli oneri finanziari. E' quanto emerge da uno studio realizzato dal Centro studi economico e finanziario Esg 89, editore della collana degli Annuari Economici d' Italia, sulle prime 700 società di capitali della Calabria. "Abbiamo analizzato e classificato i bilanci delle prime 700 società di capitali per fatturato su tutto il territorio della Calabria - ha sostenuto Giovanni Giorgetti, direttore del Centro Studi Economico e Finanziario Esg 89 - realizzando un' analisi macro-economica unica nel suo genere anche considerando il confronto-trend degli ultimi due bilanci disponibili depositati alle Camere di Commercio". Dallo studio emerge che sei società del totale superano i 100 mln di euro di fatturato (nel 2004 erano 5), mentre la fascia più numerosa di aziende è quella che ha un valore inferiore ai 5 mln di euro, con oltre il 47,6% del totale del campione analizzato (lo scorso anno era il 57,7%). "Questo - ha sostenuto Giorgetti - a significare l' incremento dimensionale del campione; mentre la fascia di aziende con un fatturato compreso fra i 10 e i 20 mln registra una percentuale del 13,8%". Il dato "moderatamente confortante" che traspare dall' analisi comparata degli ultimi due bilanci è la crescita del fatturato rispetto all' esercizio 2004 per quasi la metà del campione: il 43,8% del totale. Sono il 23,5% del totale, le società che fanno rilevare in bilancio un fatturato sostanzialmente stabile (+/- 2%), mentre il restante 32,7% ha invece registrato una flessione del valore della produzione. Per quanto riguarda la redditività, dalla ricerca si evince che la situazione del campione delle società analizzato mostra lievi segnali di miglioramento: infatti l' 8,30% dichiara un utile (al netto delle imposte) superiore ai 500.000 euro, nel 2004 era il 7,85%. Il 21,4% chiude il bilancio in rosso e questo dato è ancora negativo rispetto al 2004 dove si era registrata una percentuale del 20,4%. "Abbiamo poi preso in considerazione le società di capitali della regione secondo il valore del patrimonio netto - ha sostenuto Giorgetti - Si evidenzia che il 40,2% del campione ha iscritto a bilancio un valore superiore ad un mln di euro (nel 2004 erano il 39%) e 63 un valore superiore ai 5 mln di euro (nel 2004 erano 70). Sono invece il 13,5% le società che hanno iscritto a bilancio un valore del patrimonio inferiore ai 100.000 euro, nel 2004 erano il 16,14%. Inoltre viene analizzato un altro indice: il rapporto oneri finanziari/fatturato. Si rileva che il dato anche in questo caso è in peggioramento rispetto al precedente esercizio. Il 18,6% delle aziende hanno un rapporto superiore e/o uguale alla percentuale del 3% rispetto al dato dell'17,5% del 2004, (la media nazionale è vicina al 20%)". Il commento finale sull' analisi comparata degli ultimi due esercizi del campione delle più grandi 700 società di capitali della Regione Calabria evidenzia, è scritto in un comunicato, "una realtà economica in moderato peggioramento rispetto lo scorso esercizio con gli indici presi in considerazione che dimostrano segnali di cedimento soprattutto per quanto riguarda gli oneri finanziari. Alcuni positivi segnali pervengono invece dal dato sulla patrimonializzazione e sulla dimensione aziendale".

In Calabria mutui in aumento del 17.3%

05/06 Nel 2006, rispetto al 2005, il mercato dei mutui in Calabria è cresciuto del 17,3. E' quanto emerso da una ricerca dell'Osservatorio Mutui Casa alle Famiglie di Banca per la Casa, la banca multicanale specializzata nei mutui casa del Gruppo UniCredit, su dati Bankitalia. Nel 2006 -é scritto in una nota - l'incremento maggiore di erogato si è registrato a Cosenza con 272 milioni di euro (+20,2%) rispetto al 2005. In termini percentuali la provincia che ha erogato di più, insieme a Cosenza, è stata Reggio Calabria con +20,2% (169 milioni di euro di erogato), seguono Crotone con +17,1% (67 milioni di euro di erogato), Catanzaro con +11,9% (174 milioni di euro di erogato) e Vibo Valentia con +11,4% (45 milioni di euro di erogato). In riferimento all'Italia Meridionale, che comprende anche le regioni Abruzzi, Molise, Basilicata, Campania e Puglia, la Calabria si colloca ad oggi al quarto posto per valore dell' erogato con 728 milioni di euro, confermando nel 2006 una crescita del 17,3% rispetto al 2005. "Ancora una volta il 2006 è stato un anno importante - dichiara Pasquale Giamboi, Amministratore Delegato di Banca per la Casa del Gruppo UniCredit - nel mercato dei mutui. Va detto che l'ultimo trimestre non è cresciuto rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, anche in relazione a qualche segnale di raffreddamento del mercato immobiliare. L'ulteriore incremento dei tassi annunciato, potrebbe rendere maggiormente riflessive le famiglie italiane nel ricorso all'indebitamento e più responsabile la valutazione del credito da parte delle banche".

In Calabria maggiori introiti del Fisco dopo gli accertamenti

31/05 Sono "soddisfacenti", in Calabria, i risultati dell' attività di contrasto all' evasione fiscale messe in atto dall' Agenzia delle Entrate nel 2006 e nel primo quadrimestre del 2007. Le riscossioni derivanti da accertamenti, nel corso del 2006, hanno fatto registrare un incremento di circa il 24% rispetto all' anno precedente. "L' attività relativa allo scorso anno - è scritto in un comunicato - evidenzia la tendenza, sempre più diffusa da parte dei contribuenti sottoposti ad atti di accertamento, a preferire un accordo transattivo con il Fisco, oppure, a pagare immediatamente quanto dovuto usufruendo della riduzione delle sanzioni relative, anziché intraprendere un contenzioso con l' Amministrazione finanziaria". Scendendo nel dettaglio, sono stati 16.719 gli accertamenti effettuati l' anno scorso per imposte dirette, Irap e Iva, con un incremento del 25% rispetto al 2005: di questi, 165 controlli sono riferiti a contribuenti con un volume d' affari superiore a cinque milioni di euro, per i quali è stata accertata una maggiore imposta pari a 27 milioni di euro. Per quanto riguarda invece le società di capitali, i controlli eseguiti sono stati 660, con una maggiore imposta accertata di 117 milioni di euro, mentre riguardo a soggetti che hanno dichiarato crediti Iva, sono stati effettuati 2.284 accertamenti, con un recupero di 18 milioni di euro di minor credito Iva spettante e di 21 milioni di euro di imposta a debito. Infine, nel primo quadrimestre del 2007 sono stati eseguiti 3.992 accertamenti per imposte dirette, Irap e Iva, e 59 verifiche generali, mentre i verbali di constatazione notificati a partire dal 29 novembre 2006 sino ad oggi, relativi alla mancata emissione di scontrini e/o ricevute fiscali, sono stati in totale 1.541.

Convenzione Confidi-Banca Intesa per finanziare le imprese

25/05 Una convenzione mirata a finanziare le politiche di investimento e di sostegno in favore delle piccole imprese locali è stata stipulata tra Banca Carime e Confidi Magna Grecia. L' intesa, che prevede un plafond di 25 milioni di euro, è stata stipulata dal direttore generale di Banca Carime, Riccardo Sora, e dal presidente di Confidi Magna Grecia Francesco Coscarella. "La convenzione si prefigge - è scritto nel testo - anche di accompagnare lo sviluppo delle aziende tramite l' offerta di prodotti e servizi che, integrati alla proposta finanziaria, permetteranno di facilitare la gestione ed ottenere una riduzione significativa dei costi". "Attraverso l' iniziativa - è scritto in una nota - prende il via il progetto 'Sostegno alle Pmi', frutto dell' intensa collaborazione fra la Banca e il Confidi e reso possibile grazie anche al nuovo slancio generato dall' appartenenza di Carime al Gruppo Ubi Banca, quarto gruppo bancario italiano. Anche attraverso le società del Gruppo Ubi Banca, Carime metterà a disposizione delle Piccole medie imprese associate al Confidi Magna Grecia prodotti ad alto valore aggiunto ed in particolare: e-commerce (Coralis) il portale internet che fornisce servizi extrabancari finalizzati a favorire l' incontro tra domanda e offerta con apposita 'vetrina on-line' e ottenere attraverso le aste telematiche significativi risparmi per l'acquisto di strumenti e materiali di consumo necessari per le esigenze aziendali; conti correnti (Conto Utilio) con opportunità di risparmio su voci di spesa e consumi, tra cui, carburante, energia e telefonia; coperture assicurative danni (Bpu Assicurazioni) in grado di proporre le soluzioni più adatte per proteggere i beni aziendali e l' impresa nel suo complesso con assistenza personalizzata; accesso alla finanza agevolata (Sf Consulting) per individuare le opportunità volte ad ottenere agevolazioni a fronte di programmi di investimento". "Sul fronte finanziario - è scritto nella nota - il pacchetto prevede l' erogazione di finanziamenti destinati a investimenti produttivi, a ristabilire l' equilibrio finanziario, alla ricapitalizzazione aziendale, alla innovazione tecnologica, al risparmio energetico, alla formazione del personale, alla certificazione di qualità e ad ogni altra esigenza finalizzata a creare valore nell'azienda. Il plafond iniziale messo a disposizione da Banca Carime è di euro 25 milioni di euro ed i singoli finanziamenti potranno essere di importo fino a un milione di euro e coprire, anche per intero, il progetto di investimento dell' impresa"

Sud sempre più povero: 7 famiglie povere su 10 sono a Mezzogiorno

23/05 In Italia vivono oltre due milioni e mezzo di famiglie povere, l'11,1 del numero complessivo. Si tratta di 7 milioni e mezzo di persone pari al 13,1% della popolazione residente. Lo ricorda l'Istat che, alla vigilia della Conferenza nazionale della famiglia che si apre domani a Firenze, fornisce la fotografia del disagio economico delle famiglie italiane. Ecco alcuni dati. - Il 14,7% delle famiglie arriva con molta difficoltà alla fine del mese ed il 28,9% non può far fronte ad una spesa imprevista di importo come 600 euro. Le spese mediche hanno creato disagio ad una famiglia su 8. Il 5,8% ha avuto problemi anche per mangiare. Nel Mezzogiorno, il 5% delle persone non si può permettere un'alimentazione adeguata. - La metà delle famiglie povere (ci si riferisce alla povertà relativa quella che considera i consumi) hanno al proprio interno almeno un componente con più di 65 anni. - Sette famiglie povere su 10 vivono nelle regioni del Sud. - La regione meno povera è l'Emilia-Romagna (2,5%); segue la provincia di Bolzano (4%) e la Lombardia (3,7%). In fondo alla classifica, Sicilia (30,8%), Campania (27%), Basilicata (24,5%). Al sud in positivo spicca l'Abruzzo dove la percentuale di famiglie povere è l'11,8%. - Le famiglie povere sono quelle numerose, quelle composte da anziani e/o da disoccupati. I nuclei con 5 o più componenti presentano livelli di povertà più elevati: il 26,2% di questi nuclei vive in povertà, sfiora il 40% al sud. Tra le famiglie con almeno un anziano l'incidenza di povertà (13,6%) è superiore di oltre 2 punti percentuali alla media e sale al 15,2% tra quelle con almeno due over 65. A rischio anche quelle dove il capofamiglia è donna. - Tra le famiglie in cui è presente almeno un anziano la quota di quelle povere è diminuita, passando dal 15,5% del 1997 al 13,6% del 2005. - Le famiglie percepiscono in media 2.750 euro al mese (2004). Ma quelle meridionali possono contare su 3/4 del reddito di quelle settentrionali. In Lombardia si ha il reddito medio più alto (32 mila euro), in Sicilia quello più basso (21 mila). - Quasi 12 milioni di famiglie percepiscono uno o più redditi da pensione. Per 2.7 milioni la pensione è l'unica fonte di reddito. Possono contare sulla pensione come unico reddito (quasi 2 mila euro l'anno in meno della media nazionale) il 27,5% delle famiglie nel mezzogiorno, il 21,2% del nord e il 19,4% del centro. Per 21 mila famiglie, la pensione sociale rappresenta l'unica fonte di reddito familiare.

Assemblea ordinaria della BCC Mediocrati

20/05 L’Assemblea ordinaria 2007 dei soci del Credito Cooperativo Mediocrati, svoltasi a Montalto Uffugo, conferma la grande capacità d’attrazione esercitata dalla banca Mediocrati sul territorio di propria competenza, infatti il numero complessivo dei soci, a fine 2006, era pari a 2.433.
“Siamo molto soddisfatti per i risultati raggiunti nell’anno del centenario – ha detto il Presidente Paldino aprendo i lavori dell’Assemblea – e ciò, nonostante le difficoltà finanziarie che ancora registra l’economia del territorio. Nel 2006 la gestione ha prodotto un utile netto di € 2.082.169, con un ristorno ai soci di € 224.874,26.
Il patrimonio del Mediocrati – ha detto il Presidente Paldino – dopo l’approvazione odierna del bilancio ammonta ad € 29.819.208.
Nicola Paldino ha sottolineato i risultati positivi conseguiti dall’Istituto di Credito Mediocrati: “in primo luogo il rispetto del principio della erogazione del credito prioritariamente ai soci. Nel 2006, su un totale di € 192.716.707 di impieghi, € 56.635.581 sono stati riservati ai soci”, al netto delle operazioni di credito garantite da soci e delle operazioni in titoli a ponderazione zero.
Il Presidente Paldino ha poi ricordato alcune delle tante iniziative nell’anno del centenario: il convegno “Cento Primavere di Sviluppo locale” con la partecipazione del Presidente di Federcasse Alessandro Azzi e di autorevoli esponenti del mondo bancario, religioso, politico e istituzionale; il libro “Un secolo di solidarietà in Valle Crati –1906/2006” scritto da Luigi Intrieri e Mario Guido; la partecipazione all’udienza generale di Papa Benedetto XVI, a cui hanno partecipato 2200 tra soci e loro familiari; l’inaugurazione della filiale nella Città capoluogo, alla presenza del Presidente di ICCREA Banca Augusto Dell’Erba; il Prestito del Secolo, utilizzato da 226 soci che hanno sottoscritto prestiti per € 6.505.658.
“Puntando sulla formazione e la valorizzazione delle competenze e delle professionalità dei propri collaboratori, – ha ricordato il Presidente - la BCC Mediocrati assiste, a fine 2006, ben 26.846 clienti, con una attenzione sempre particolare alle famiglie e ai piccoli operatori. La raccolta diretta da clientela ammontava a € 275.332.856 con un aumento del 75% rispetto a sei anni prima.
“La continua crescita che registra la Banca, - ha concluso il Presidente Paldino - conferma la buona filosofia dell’attività della BCC Mediocrati, che produce valore a vantaggio dei soci, dei propri collaboratori, dei clienti, di tutta la comunità locale, a favore della promozione della cooperazione e della costruzione del futuro sviluppo del territorio”.
Al termine dei lavori tutti i soci sono stati invitati a partecipare, il 29 giugno prossimo, alla inaugurazione del Centro Direzionale della Banca a Rende.

Aumentano i finanziamenti delle banche alle imprese calabresi (+15%)

15/05 E' sempre più dinamico il rapporto tra banche e Mezzogiorno, con la Calabria in particolare ai primi posti per quanto riguarda l' erogazione di finanziamenti bancari alle imprese: tra dicembre 2005 e dicembre 2006, infatti, i settori produttivi regionali hanno registrato una crescita del 15% per un ammontare di 7,4 miliardi di euro. A rilevarlo è l' ultimo rapporto dell'Osservatorio permanente banche-imprese (costituito da Abi e 13 associazioni imprenditoriali) presentati dal Presidente di Abi Calabria, Marcello Calbiani. Calbiani, è scritto in una nota, "ha riunito a Cosenza la Commissione regionale per definire un' agenda di lavoro sui temi di interesse comune con imprese e professionisti: in primo piano Basilea2, il ruolo dei Confidi, l' internazionalizzazione, la nuova 488, mentre sono già andati in porto sul territorio alcuni incontri sulla riforma del diritto fallimentare che porterà benefici tangibili all' economia regionale in termini di efficienza e competitività". "La riunione - prosegue la nota - è stata anche occasione per incontrare il Commissario della Camera di commercio di Cosenza, Pietro Rende, ed il presidente dell' Associazione provinciale degli industriali cosentini, Raffaele De Rango". "Il rapporto tra banche e imprese - ha sostenuto Calbiani - si consolida creando, così, le condizioni per una nuova stagione di crescita della nostra regione. E' un buon segnale che il settore creditizio mantenga la sua attenzione verso un' area con grandi potenzialità. Il nostro compito sarà quello di confrontarci e collaborare con i principali attori economici sul territorio per creare nuove opportunità di sviluppo". Tutte le principali province, secondo quanto emerso dal rapporto, hanno segnato un buon incremento dei finanziamenti: in testa Reggio Calabria con una crescita del 22,6% pari a 1,8 miliardi, Catanzaro con 17,1% ha raccolto circa 1,6 miliardi e Cosenza con 2,7 miliardi di euro ha raggiunto un +12%. "Quello della Calabria - conclude la nota - non è un caso isolato, ma rientra in una classifica che ha visto nel 2006 le principali regioni del Mezzogiorno (Campania +24,6% - Sicilia +14,2% - Puglia +13,1%) battere il Nord nella richiesta di finanziamenti per le imprese".

Convegno sugli incentivi alle imprese, ultimo bando della 488 nel 2007

10/05 Del sistema degli incentivi alle imprese si è discusso nel corso di un incontro sul tema "Il sistema degli incentivi tra passato e futuro" svoltosi a Roma ed organizzato dal segretario di Presidenza della Camera dei Deputati e presidente della Fondazione 'I Sud del Mondo Onlus', Giuseppe Galati (Udc). Nel corso del convegno - è scritto in una nota diffusa dal deputato dell'Udc - il direttore generale per il Coordinamento degli incentivi alle impresé del Ministero dello sviluppo Economico, Paola Verdinelli De Cesare, si è soffermata su un'analisi dei risultati delle politiche in materia di investimenti pubblici e agevolazioni, analizzando le prospettive della programmazione 2007-2013 e i punti centrali del decreto 'Industria 2015'. Il Colonnello Giancarlo Pezzuto, comandante del Nucleo speciale 'Spesa pubblica e Repressione delle frodi comunitarie', ha evidenziato l'impegno significativo della Guardia di Finanza, citando dati eloquenti: fra il 2004 e il 2006, le fiamme gialle hanno condotto 6.623 interventi nel settore degli incentivi, individuando 2.117 miliardi di euro percepiti indebitamente. Pezzuto, in chiusura del suo intervento, ha ricordato inoltre che nel mirino della magistratura sono finite oltre 8.500 persone e che, dal gennaio 2005 al settembre 2006, la Guardia di Finanza ha eseguito importanti sequestri di beni e disponibilità finanziarie. Secondo il Consigliere Gianfranco Donadio - prosegue la nota - della Direzione Nazionale Antimafia, dietro le truffe legate alla legge 488/92 si annidano esponenti della criminalità organizzata: 'briganti che vogliono diventare galantuomini'. La malavita si è inserita nel business delle società che forniscono consulenze alle imprese in cerca di finanziamenti, per poi entrare nelle aziende con un volto 'ripulito', lontano dagli sguardi del fisco e della magistratura. Donadio ha sollecitato il ministero a lavorare su un quadro statistico reale, con l'obiettivo di realizzare una contabilità dedicata: se intorno al meccanismo degli incentivi esiste una casistica giudiziaria di rilievo, occorre puntare non solo su azioni di repressione ma anche su politiche efficaci di prevenzione. La gestione degli incentivi allo sviluppo è stato il tema affrontato da Gianfranco Verzaro, direttore generale Artigiancassa, che ha approfondito il ruolo delle banche concessionarie e del ministero dello Sviluppo Economico. Ha soffermato la sua attenzione sullo scenario dell'Unione europea, sulla struttura del sistema industriale italiano, sul deficit di competitività, sulle risposte della Pubblica Amministrazione. Il Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Sergio D'Antoni, ha concluso i lavori del seminario - conclude la nota - confermando la volontà del governo di chiudere con la 488: ha ribadito che nel 2007 ci sarà l'ultimo bando per questa legge di agevolazione che andrà in pensione proprio in coincidenza con il riordino del sistema degli incentivi alle imprese che il governo varerà nei prossimi mesi. Ha poi ricordato l'intenzione del Ministero di concentrarsi sulle questioni relative al credito d'imposta per investimenti e occupazione, alle zone franche urbane, agli stage di formazione finalizzati al lavoro. Tra gli obiettivi evidenziati da D'Antoni, anche una convenzione con la Cassa Depositi e Prestiti per lo start up delle imprese.

Utile netto del +20.7% per Banca Carime nel I trimestre

10/05 Il Cda di Banca Carime ha approvato i risultati al 31.03.2007. La gestione economica ha prodotto un utile netto di 16,1 milioni, in crescita di 2,8 milioni su base annua (+20,7% rispetto ai 13,4 milioni di marzo 2006). Al 31 marzo 2007, il conto economico evidenzia un utile dell'operativita' corrente al lordo delle imposte in crescita del 17,6% a 28,4 milioni rispetto ai 24,1 milioni circa del marzo 2006. Gli impieghi di Banca Carime hanno evidenziato un favorevole andamento anno su anno, con un incremento complessivo dell'aggregato da 3,3 a 3,6 miliardi (+8,5%) determinato dalla crescita sostenuta dei mercati retail (consumatori e piccole aziende) e corporate. La raccolta totale da clientela si e' attestata a 13,7 miliardi (-0,7% su base annua): in particolare, la raccolta diretta e' rimasta invariata rispetto al marzo 2006 a 7 miliardi, mentre la raccolta indiretta si e' ridotta da 6,7 miliardi a 6,6 miliardi a causa della flessione del risparmio amministrato (da 1,8 a 1,6 miliardi) e del risparmio gestito ( da 3,9 a 3,8 miliardi), mentre il risparmio assicurativo ha registrato un incremento del 18,6% da 1,0 a 1,2 miliardi. Al 31 marzo 2007, il patrimonio netto di Banca Carime, incluso l'utile di periodo, risulta pari a 1.561,8 milioni.

Abi Calabria “Nuove regole per i fallimenti, porteranno benefici”

08/05 "Le nuove regole introdotte con la riforma del diritto fallimentare porteranno benefici tangibili all'economia regionale in termini di efficienza e competitività. Sarà possibile gestire con più rapidità situazioni di crisi, con il risultato di un rafforzamento dei livelli di trasparenza e della collaborazione tra banche e imprese". Lo ha dichiarato, oggi a Cosenza, il Presidente della Commissione regionale Abi Calabria, Marcello Calbiani, intervenendo ad un convegno sul "Nuovo diritto fallimentare", e sottolineando che "abbiamo la possibilità di utilizzare strumenti più moderni ed efficaci per favorire uno sviluppo concreto dei nostri settori produttivi". All'incontro sono intervenuti Pierino Rende, Commissario straordinario della Camera di Commercio di Cosenza, Maurizio Napolitano, Presidente dell'Ordine dei commercialisti di Cosenza, Eustachio Ventura, Presidente del Collegio dei ragionieri locali, e Sergio Battaglia del Settore Affari legali Abi. L'auspicio emerso nel corso del convegno è che dalle nuove regole emerga un'inversione di tendenza rispetto allo svantaggio competitivo che l'Italia, soprattutto il Mezzogiorno, ha nei confronti dell'Europa, anche a causa delle lungaggini delle procedure fallimentari. Stando alle statistiche, infatti, mentre all'estero un fallimento si chiude in tre anni e mezzo, con un recupero in genere del 50% del credito, in Italia per i fallimenti ci vogliono sette anni, con punte al Sud di dieci anni per un recupero in media del solo 15% del credito. "Con la riforma - si è detto - gli obiettivi possibili dovrebbero essere il rilancio della competitività, la diminuzione del costo del denaro, e l'attrazione degli investimenti sul territorio". Presentati anche i dati dell'ultimo rapporto dell'Osservatorio permanente banche-imprese (costituito da Abi e 13 associazioni imprenditoriali): tra settembre 2005 e settembre 2006 sono stati 13,6 miliardi di euro i finanziamenti bancari al sistema economico regionale (una crescita del 7,2%). Nello stesso periodo, per le famiglie i crediti sono stati di 5,4 miliardi (+6,9%) e per le imprese di 7,1 miliardi (+2,2%). In primo piano tra i settori produttivi spiccano l'industria con 1,7 miliardi di impieghi e il 6% di crescita, e l'artigianato con 548 milioni per un incremento annuale del 6,9%.

Confidi Magna Grecia approva il bilancio 2006

07/05 Ottocentosettantasei aziende socie, 56 milioni di euro di finanziamenti per circa 26 milioni di garanzie in essere, 18 milioni di nuovi finanziamenti erogati nell' anno dalle Banche convenzionate ed un patrimonio consortile di 6,5 milioni di euro; il tutto confortato da un risultato economico positivo che conferma il consolidamento dell'equilibrio gestionale. Sono questi i dati più significativi esposti da Francesco Coscarella, presidente del Confidi Magna Grecia, nel corso dell' assemblea che ha approvato il bilancio 2006 del Confidi. "Si tratta di dati che - afferma Coscarella - confermano come il Confidi Magna Grecia abbia tutte le carte in regola per continuare a giocare un ruolo da protagonista in quello che, in base al nuovo scenario normativo, può definirsi un vero e proprio 'mercato della garanzia', capace di superare i tradizionali limiti provinciali e settoriali, aprendosi alla competizione di soggetti forti, dinamici e provenienti da altri territori. Affinché l' obiettivo di valorizzare il patrimonio di intelligenze e competenze maturate all' interno del Confidi Magna Grecia possa essere raggiunto pienamente ed in tempi compatibili con i mutamenti in corso, è auspicabile la forte e convinta convergenza di quanti, in misura e differente responsabilità, sono coinvolti in questo processo". "Per quanto riguarda le prossime iniziative a favore delle Pmi calabresi - è scritto in una nota - il Confidi Magna Grecia é pronto ad offrire la propria assistenza e la garanzia consortile alle imprese operanti in Calabria che vorranno usufruire dei contributi previsti dalla nuova Legge 598 per il consolidamento delle passività bancarie a breve e gli investimenti per l' innovazione tecnologica, tutela ambientale, innovazione organizzativa e commerciale, sicurezza sui posti di lavoro. Le agevolazioni prevedono, a fronte della concessione di finanziamenti bancari a medio lungo termine, l' erogazione di contributi in conto interessi e contributi per l' abbattimento del costo di accesso alla garanzia di un Confidi regionale come, per l'appunto, il Confidi Magna Grecia".

In Calabria 4.500 posti in meno negli ultimi 5 anni

03/04 4mila e 500 posti di lavoro bruciati negli ultimi cinque anni, almeno altri 2.600 a rischio. Con metalmeccanico e il tessile in testa ai settori colpiti dalla crisi. Lo scrive, oggi, il Sole 24 Ore in un rapporto sull'economia calabrese affidandosi a stime della Uil regionale. A livello territoriale, secondo Il Sole è stata la provincia di Vibo Valentia a perdere il maggior numero di occupati a causa del crollo delle commesse del Nuovo Pignone, azienda ex Eni venduta alla General Electric. Nello stabilimento che produce scambiatori e condensatori d'aria si sono persi 300 posti, mentre altri 1.500 sono venuti meno nell'indotto delle piccole imprese che lavorano per il Nuovo Pignone. Altra area colpita dalla crisi del metalmeccanico è Reggio Calabria, dove il crollo della commesse delle Officine Meccaniche Calabresi (gruppo Ansaldo) ha portato alla perdita, nell'indotto, di 220 posti. Le aziende tessili, presenti soprattutto in provincia di Cosenza, sono proprio sparite. Così la Marlane-Marzotto di Praia a Mare, la Manifattura del Crati di Castrovillari e la Foderauto Bruzia di Belvedere Marittimo chiudendo hanno causato la perdita di un migliaio di posti di lavoro.

Utile netto di 70 milioni per Banca Carime

15/03 Il consiglio di amministrazione di Banca Carime ha approvato il progetto di bilancio a fine 2006 con una gestione economica che ha prodotto nell' anno passato un utile netto di 69,4 milioni. Utile conseguito - è detto in una nota dell' istituto di credito - senza l'apporto di componenti straordinarie, in crescita di 27,4 milioni su base annua (+65,4% rispetto ai 41,9 milioni del 2005). Al 31 dicembre 2006, il conto economico evidenzia proventi operativi per 403,8 milioni di euro contro i 398,5 milioni del 2005 che comprendevano componenti straordinarie per 21,7. Nella nota carime si sottolinea l'incremento del margine d'interesse, attestatosi a 269,9 milioni di euro rispetto ai 255,9 milioni del 2005 (+5,5%) grazie alla positiva evoluzione degli impieghi e al contributo della raccolta; la sostanziale stabilità delle commissioni nette pari a 109,4 milioni di euro (-0,5 milioni rispetto al 2005); la crescita del risultato dell'attività di negoziazione e di copertura attestatosi a 15,2 milioni di euro (4,5 milioni nel 2005). Nel corso del 2006 è proseguito - si aggiunge - il contenimento degli oneri operativi, ridottisi anno su anno del 10,2%, da 309,9 a 278,3 milioni di euro, grazie soprattutto alla diminuzione evidenziata dalle spese del personale da 197,3 a 165,2 milioni (-16,3% in parte determinata da minori accantonamenti straordinari per 26,7 milioni e dalla riduzione del personale) e dalle rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali da 13,5 a 12,9 milioni (-4,1%), mentre le altre spese amministrative hanno registrato un lieve incremento da 99,2 a 100,2 milioni (+1,0%). Le rettifiche di valore nette per deterioramento di crediti hanno evidenziato una contrazione da 12,3 milioni di dicembre 2005 a 10 milioni di dicembre 2006, a comprova della buona qualità del portafoglio in essere e dell'attenzione posta all'allocazione del credito. Infine, il risultato di periodo sconta un carico fiscale di 48,5 milioni di euro (36,9 a dicembre 2005).Tale risultato consentirà di proporre all'Assemblea degli azionisti un dividendo unitario di euro 0,04644 alle 1.411.738.948 azioni ordinarie che compongono il capitale della Banca, detenuto per l'85,8251% da Banche Popolari Unite Scpa; per il 14,1478% da Aviva SpA e per lo 0,0271% da altri soci. Gli impieghi di Banca Carime hanno evidenziato un "ottimo andamento anno su anno", con un incremento complessivo dell'aggregato da 3,3 a 3,7 miliardi di euro (+12,4%) determinato dalla crescita sostenuta sia del mercato Retail che di quello Corporate. Rimane elevata la qualità del credito, con un rapporto sofferenze + incagli netti /totale impieghi pari all'1,19% (1,43% al 31/12/2005). La raccolta totale da clientela é passata da 13,7 a 13,8 miliardi di euro, principalmente per effetto della crescita della raccolta diretta (attestatasi a 7,2 miliardi rispetto ai 7 miliardi di dicembre 2005), mentre la raccolta indiretta si è ridotta da 6,7 miliardi a 6,6 miliardi di euro a causa della flessione del risparmio amministrato (da 1,8 a 1,6 miliardi), mentre il risparmio gestito ha registrato un incremento dell'1,4% da 4,9 a 5 miliardi di euro per effetto della performance positiva nel risparmio assicurativo (+16,4% a 1,1 miliardi di euro). Al 31 dicembre 2006, il patrimonio netto di Banca Carime, incluso l'utile d'esercizio, risulta pari a 1.611,5 milioni di euro. Il coefficiente di solvibilità individuale è del 19,03% rispetto al requisito minimo del 7% richiesto per le banche appartenenti ai Gruppi Bancari. Banca Carime conta, al 31 dicembre 2006, 325 sportelli retail (di cui 15 in via di dismissione), 7 corporate banking office e 7 private banking office. L'organico risulta composto da 2.700 risorse, in contrazione di 107 unità rispetto al 31 dicembre 2005.

Per l’Istat inflazione al ribasso

14/03 Al netto dei tabacchi l'inflazione a febbraio ha registrato una variazione tendenziale di +1,7% mentre su base congiunturale è stata pari a +0,3%. L'andamento dell'inflazione a febbraio, spiega l'Istat, risente principalmente dell'accelerazione dei prezzi nel comparto dei servizi i cui effetti sulla dinamica dell'indice generale dei prezzi al consumo sono stati parzialmente controbilanciati dalla flessione del ritmo di crescita tendenziale dei prezzi nel settore dei beni. Un significativo contributo al contenimento dell'inflazione deriva dal perdurare della fase di flessione dei prezzi dei beni energetici iniziatosi a settembre 2006. Un freno alla crescita dei prezzi è dovuto anche al rallentamento sul piano tendenziale dei prezzi dei beni alimentari nonostante risultino lievemente aumentati rispetto a gennaio scorso. Un sostegno all'inflazione si deve invece agli aumenti dei prezzi dei tabacchi. Per quanto riguarda i capitoli di spesa, gli aumenti più marcati nell'arco degli ultimi 12 mesi hanno interessato il capitolo bevande alcoliche e tabacchi (+4,6%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+4,1%), alimentari e bevande analcoliche (+2,5%). La tendenza alla flessione dei prezzi è stata confermata nel capitolo delle comunicazioni (-5% negli ultimi 12 mesi) e nei servizi sanitari e spese per la salute (-1,2% tendenziale). Sensibilmente inferiore al tasso di inflazione, rileva l'Istat, è risultato il ritmo di crescita nei trasporti che a febbraio è risultato pari all'1%. La scomposizione del tasso tendenziale di crescita dell'indice generale nei contributi imputabili ai diversi capitoli evidenzia che a febbraio scorso il contributo maggiore é attribuibile al capitolo abitazione, acqua, elettricità e combustibili che assieme a quello alimentari e bevande analcoliche spiega oltre il 45% del tasso di inflazione. All'interno del comparto energetico viene evidenziata la flessione del prezzo della benzina verde che registra diminuzioni sia rispetto a gennaio scorso (-1,2%) sia rispetto a febbraio 2006 (-4,1%). Il prezzo del gasolio per auto diminuisce sia sul piano congiunturale (-2,4%) sia su quello tendenziale (-5,9%). Per quanto riguarda i prodotti energetici per uso domestico, restano stabili rispetto a gennaio i prezzi del gas (+5,5% la variazione negli ultimi 12 mesi) mentre i combustibili liquidi registrano una diminuzione del prezzo dello 0,6% su base congiunturale e del 4,7% su quello tendenziale. Forte la crescita dei prezzi dei tabacchi (+2,7% rispetto a gennaio e +6% rispetto all'anno precedente). Tra i servizi, l'Istat sottolinea l'aumento dell'8,1% su base tendenziale della tariffa sui rifiuti solidi, del 6,6% delle tariffe ferroviarie mentre si riducono i prezzi dei servizi di telefonia (-0,6% rispetto a gennaio e -0,8% rispetto al 2006)

Per l’Abi “Sono in crescita i finanziamenti ai settori produttivi in Calabria”

13/03 I principali settori produttivi locali hanno raccolto finanziamenti bancari per 7,1 miliardi di euro (+2,2% tra settembre 2006 e lo stesso periodo dell' anno precedente) e "stanno mostrando la giusta vitalità per poter cogliere le opportunità di sviluppo offerte da una congiuntura economica favorevole". E' quanto afferma l' Abi (l' Associazione bancaria italiana) in una nota nella quale si sottolinea che "allo stesso tempo si rafforzano le relazioni con il sistema bancario e ciò rappresenta una porta d' accesso importante verso i mercati esteri". E proprio l' internazionalizzazione come scelta strategica delle banche per spingere le esigenze di crescita del territorio, è stato l' argomento al centro del convegno sul tema "Internazionalizzazione e nuovi scenari del rapporto banca-impresa", svoltosi oggi a Crotone. All' incontro hanno partecipato il presidente della Commissione regionale, Marcello Calbiani; il sindaco di Crotone, Peppino Vallone; il presidente della Provincia di Crotone, Sergio Iritale; il presidente della Camera di Commercio, Francesco Barretta; il direttore generale del Dipartimento Attività produttive della Regione, Francesco De Grano; la responsabile del Servizio studi e promozione economica della Camera di Commercio, Maria Cilento; il responsabile dell' Ufficio Trade estero di Intesa Sanpaolo, Alfonso Santilli; i rappresentanti locali di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confapi, Cna, Confcommercio, Coldiretti e Confcooperative. Nel corso del convegno sono stati presentati i dati dell' ultimo Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese (costituito dall' Associazione bancaria italiana e 13 associazioni imprendioriali) ed è emerso che i finanziamenti bancari al sistema economico regionale hanno raggiunto quota 13,6 miliardi di euro per una crescita del 7,2%. Nel dettaglio, il comparto industriale ha registrato un incremento del 6% con 1,7 miliardi di euro di impieghi; l' artigianato un aumento del 6,9% pari a 548 milioni di euro; si è mantenuto stabile il settore commerciale ed alberghiero con circa 2,3 miliardi di euro. Grande disponibilità nei confronti delle famiglie cui sono stati destinati impieghi complessivi che ammontano a 5,4 miliardi di euro (+6,9%). Il presidente della Commissione regionale Abi Calabria, Marcello Calbiani, ha sottolineato che "l' obiettivo del settore bancario è spingere la presenza dei nostri settori produttivi nel mercato globale, sviluppando ulteriormente la capacità di attrazione di investimenti dall'estero sul territorio. In questo senso, relazioni sempre migliori tra banche e imprese locali possono dare alla Calabria la possibilità di contribuire a rilanciare la crescita del Paese"

Calabria ultima regione per sportelli bancari procapite

10/03 Trento e' la citta' italiana dove e' piu' facile imbattersi in una banca, mentre e' Caserta il luogo dove minore e' la diffusione degli sportelli bancari. Questo, almeno, e' quanto emerge dalla classifica delle province italiane per numero di sportelli contenuta nel quinto rapporto annuale sul credito provinciale, realizzato da Unioncamere in collaborazione con l'Istituto Tagliacarne. A Trento, infatti, si registra la presenza di uno sportello bancario ogni circa 1.000 abitanti, mentre a Caserta il rapporto e' di 1 a 5.000. Il rapporto fra abitanti ed infrastrutture creditizie, rileva lo studio, e' generalmente molto basso nelle province del Mezzogiorno (non a caso le ultime 10 posizioni della classifica nazionale sono occupate tutte da province meridionali, con Caserta, Crotone e Reggio Calabria nelle quali il rapporto numero di sportelli/popolazione-imprese appare piu' basso). Cio' potrebbe far ipotizzare un mercato del credito meno concorrenziale che, non favorendo l'incontro di domanda e offerta, sarebbe una delle cause del costo del denaro piu' elevato per le imprese meridionali. Di seguito una tabella con le prime dieci e le ultime dieci province per numero di sportelli (anno 2005):

Citta'

Sportelli

x1.000 imprese

x10.000 abitanti

       

Trento

524

10,82

10,53

Rimini

272

8,26

9,48

Belluno

192

12,13

9,05

Ravenna

317