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Consumatori

 

Sblocco del telefonino dopo un anno, utente cita la Tre (H3G) per inadempienze

17/05 Ha acquistato un telefonino a prezzi promozionali, ma si è visto cambiare, senza essere informato, le regole che disciplinano lo svincolo dal blocco che impedisce l' uso dell'apparecchio con altri gestori di telefonia mobile. E' quanto accaduto ad un catanzarese che ha deciso di citare per danni la società Tre-H3G rivolgendosi all' avv. Rossana Greco, legale del Comitato difesa consumatori. Il consumatore, ha riferito in comunicato, nel novembre 2005 ha acquistato un telefono marchiato "3" a prezzo promozionale. "Non riscontrando la convenienza delle tariffe offerte dalla compagnia - è scritto in una nota - non volendo ricorrere allo sblocco illegale del telefonino e visto che le clausole contrattuali prevedevano la possibilità di chiedere lo sblocco gratuito del telefono non prima di 12 mesi dall' acquisto, il consumatore ha chiesto alla Società Tre lo sblocco dell' apparecchio alla scadenza di un anno. Il call-center della Tre con sorpresa informava il consumatore che per sbloccare gratuitamente il telefono occorreva attendere ben 18 mesi, e non i 12 mesi per come espressamente scritto sulla stessa confezione del prodotto". Se il consumatore avesse voluto sbloccare prima il telefono, inoltre, il call-center lo ha informato "che si sarebbe dovuta pagare in più una somma di circa 200 euro". "Anziché ricorrere subito alle vie legali - prosegue la nota - il consumatore ha preferito attendere la scadenza degli ulteriori e vessatori sei mesi prima di chiedere nuovamente lo sblocco. Passati altri sei mesi di attesa, e senza usare il telefono perché non compatibile con schede di altri gestori, l' utente ha nuovamente diffidato la Società Tre a sbloccare immediatamente il cellulare. Nonostante tutte le richieste formali e informali per risolvere la controversia, la Società telefonica non ha inteso attivarsi per effettuare lo sblocco. Addirittura, dopo il danno la beffa: il call-center informava il consumatore che l' attesa per lo sblocco effettivo del telefono sarebbe stata di diversi mesi". "Così, dopo questa lunga trafila - ha sostenuto l' avvocato Greco - il consumatore ha chiesto il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali".

Prezzi: In aumento la pizza, in calo il caffè

26/04 Divisi e in ordine sparso. E' quanto starebbe accadendo per i costi di due tra i più apprezzati appuntamenti gastronomici degli italiani: il caffé e la pizza. Per una delle bevande più amate nello Stivale - informa uno studio della Fipe-Confcommercio, che ha fotografato l'andamento dei prezzi a febbraio scorso - il ribasso più sostenuto lo avrebbe incassato Campobasso (-2,85%, portando da 73 a 71 centesimi la consumazione al banco), ma in termini di prezzo il caffé meno pesante per il portafogli viene sorseggiato a Bari (64 centesimi, grazie anche a un ribasso contenuto dello 0,09% rispetto a febbraio dell'anno scorso). Per la pizza invece prezzi alle stelle a Milano, Venezia, Padova e Roma; più a buon mercato invece a Reggio Calabria. Per il caffé, spiega la Fipe, l'aumento maggiore sarebbe stato individuato a Perugia (pari al 2,52%, che ha portato il costo da 75 a 77 centesimi di euro), ma in termini assoluti il prezzo più in Italia viene praticato a Bolzano (97 centesimi). Inoltre, secondo l'indagine della Federazione dei pubblici esercizi della Confcommercio, la graduatoria relativa alla più alta percentuale di bar ogni mille abitanti vede in prima posizione Como e Mantova (con il 4,9%). Per quanto riguarda poi la città di Napoli, storico punto di riferimento nazionale per il caffé e la pizza, lo studio della Confcommercio evidenzia una flessione del numero dei bar e un contestuale e generalizzato aumento del costo della tazzina (+1,38%, a 0,71 centesimi). Per la pizza, ricorda la Fipe-Confcommercio, a febbraio scorso l'aumento più consistente (rispetto a un anno prima) è stato registrato a Brescia (+77,6%, portando il costo medio da 4,33 a 7,70 euro). Tuttavia, viene precisato, il costo praticato nella città lombarda continua ad essere più basso rispetto quello di Milano (che guida la classifica con 9,46 euro), seguita da Venezia (8,94), Padova (8,48) e Roma (8,37 euro). Come accennato, la pizza più economica la si può mangiare invece a Reggio Calabria (5,43 euro, contro i 5,51 di febbraio 2006), che nella classifica della convenienza riesce a fare meglio di Napoli (5,91) e Potenza (5,99 euro contro, tuttavia, i 5,73 del 2006). Quindi, conclude lo studio, ancora una volta è Campobasso ad imporsi per il maggior ribasso, con una variazione del 14,49%, che consente quest'anno di spendere 6,44 euro contro i 7,53 di un anno fa.

Codacons “10 anni dopo la legge sull’usura, il fenomeno dilaga”

24/04 "Sono trascorsi esattamente dieci anni dall' entrata in vigore della legge contro l' usura, ma il fenomeno continua a dilagare e ciò avviene a dispetto delle denunce che sono in costante calo". E' quanto si afferma in una nota del Codacons Calabria. "In questa tragica situazione - prosegue la nota - la nostra regione è tra quelle che soffrono maggiormente la piaga dello strozzinaggio. Il Codacons ha preso in considerazione alcuni parametri quali indicatori di una situazione di potenziale difficoltà capace di esporre i cittadini al rischio usura. Il Codacons ha considerato la situazione occupazionale, la frequenza dei protesti, il numero di procedure fallimentari, la presenza della criminalità, le denunce di estorsione ed usura, la presenza ed il numero di sportelli bancari sul territorio, le sofferenze registrati negli istituti di credito ed il costo del denaro praticato ai cittadini. Solo per fare un esempio, laddove viene riscontrato un alto numero di protesti e di procedure fallimentari, dove i tassi di interesse praticati dagli Istituti di Credito sono particolarmente elevati e vi sono numerosi conti correnti in 'sofferenza', allora maggiore è il rischio di ritrovarsi tra le fauci degli strozzini. E' innegabile che in Calabria il costo del denaro sia praticamente il doppio, rispetto alle regioni del Nord-Italia. Com' è possibile ipotizzare uno sviluppo del territorio a queste condizioni". "La Regione - sostiene Francesco Di Lieto del Codacons Calabria - dovrebbe revocare l' autorizzazione all' esercizio del credito per quegli istituti che in Calabria praticano condizioni discriminatorie per i singoli cittadini e per le aziende. Il più elevato costo del denaro incide negativamente sullo sviluppo economico della regione e sull' occupazione, spingendo molti giovani a trasferirsi in altre zone del Paese nelle quali le condizioni economiche sono più favorevoli ovvero a rivolgersi all' anti-stato. In Calabria viviamo in una situazione discriminatoria, rispetto al resto del Paese ed imposta dai colossi della finanza, che deve finire. La presenza della Regione Calabria al fianco ed a sostegno degli imprenditori tartassati, deve essere un segnale per l' affermazione del principio di legalità nel nostro territorio e un gesto per tentare di difendere i cittadini e la disastrata economia nei confronti di istituti bancari che raccolgono il denaro dei calabresi, pagandolo pochissimo, per poi investirlo in altre zone del paese".

Codacons “A rischio usura il debito delle famiglie”

17/04 Cresce in maniera esponenziale l' indebitamento dei calabresi. A sostenerlo è il Codacons Calabria secondo cui "ci sono rischi non solo per beni di prima necessità come la casa, ma anche per acquistare elettrodomestici, per pagare le spese mediche o la comunione dei bambini". "Così, mentre prima si chiedeva un prestito solo per grandi acquisti - è scritto nella nota dell' associazione consumatori - ora si è costretti a domandare credito anche per fare la spesa. Da queste considerazioni emerge che, a causa del caro-vita, per poter mantenere lo stesso tenore di vita le famiglie calabresi sono costrette ad indebitarsi. Chiedere un prestito e rimandare a tempi migliori il pagamento, ma il pericolo sta proprio qui. Se ora si rimane allettati dall' idea di comprare e iniziare a pagare il prossimo anno, non dimentichiamo che prima o poi arriverà il momento di saldare le rate e lo stipendio, purtroppo, non sarà aumentato". "Riceviamo continue segnalazioni di cittadini - prosegue la nota del Codacons - costretti a chiedere un finanziamento non per effettuare acquisti, ma per pagare altri prestiti. Un circolo vizioso che rischia di generare una nuova categoria di poveri. Ma questo fenomeno dilagante della richiesta di finanziamenti lascia spiragli sempre più ampi al rischio usura. La legge 108/1996 stabilisce che scatta l' usura quando il tasso supera del 50% il tasso medio rilevato ufficialmente ogni trimestre e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. E' bene chiarire che il 'tasso' cui deve farsi riferimento è il Taeg, cioé il tasso annuale effettivo globale, che deve comprendere anche tutte le spese accessorie (costi della pratica, costi di commissioni varie, spese di assicurazione). Tali spese, infatti, non sono incluse nel Tan, il tasso annuale nominale. Per comprendere se siamo vittime di usura occorre far riferimento al TAEG che indica il costo reale del finanziamento. La clausola di un mutuo o di un finanziamento che prevede tassi usurari deve essere considerata nulla"

Adusbef: Sulle banche on-line poca trasparenza

24/03 Il 60% dei siti internet delle banche non offre al cliente un adeguato livello di informazione su prodotti e servizi. E' questo l'esito dell'inchiesta svolta da Adusbef su 26 istituti di credito per verificare la trasparenza delle informazioni fornite al cliente su conti correnti, mutui, prestiti ed investimenti. Dal punto di vista qualitativo l'associazione dei consumatori dà la palma dei migliori a Monte dei Paschi di Siena, Deutsche Bank e Poste Italiane. Secondo quanto rileva l' Adusbef, i siti meno qualificati per trasparenza, accessibilità, navigabilità, informazioni fornite e completezza, sarebbero invece quelli di banca Mediolanum, Unipol, della rete Banca Intesa e Bnl. In merito alle informazioni sui conti correnti, fra i 26 siti indagati solo dieci riportano l'entità dei tassi attivi e passivi. Per gli attivi l'intervallo va dallo 0,0% di Bipop Carire allo 0,5% di Monte dei Paschi. Per i passivi dall'8,77% del Monte dei Paschi al 14,85% di Carifirenze. Gli altri 16 rimandano a fogli informativi presenti allo sportello. Sui prestiti solo otto dei 26 siti riportano i livelli di tasso (Taeg) mentre gli altri 18 rimandano ai fogli informativi. L'intervallo va dall'8,41 di Bipop Carire al 14,27 di Banca Antonveneta. Solo quattro siti permettono di giungere ai tassi applicati dalla banca sui mutui. Il livello minimo viene indicato dalla Banca del Fucino (4,08%), il massimo da Carifirenze (5,85), mentre la Banca Popolare Italiana indica solo il tasso dell'Euro Interbank Offered Rate (euribor) a +0,80. Per quanto riguarda gli investimenti l'Adusbef lamenta la presenza di "informazioni confuse e variegate". Si va da Banca Intesa (il sito della rete Intesa, separato da quello Intesa-San Paolo) che rimanda a fogli informativi presenti negli sportelli, a Banca Mediolanum che permette l'accesso alla totalità dell'offerta dei servizi di investimento. "Non è raro" si legge nella ricerca, anche il rimando ad altri siti. Adusbef sottolinea che, in base al Testo Unico Bancario, i prospetti informativi su conti correnti, mutui, prestiti ed investimenti dovrebbero essere pubblicati sui siti web in maniera chiara per consentire al cliente un'informazione preventiva adeguata. Lo stesso obbligo di legge è imposto da una delibera del Comitato interministeriale del Credito e Risparmio del 2003. L'unico rimedio che l'associazione di consumatori ritiene utile per arginare questa "mancanza di trasparenza" è un intervento più deciso della Banca d'Italia, "che dovrebbe svolgere un ruolo più stringente nel far rispettare la legge, per sradicare la cultura dell'approssimazione dagli istituti di credito". Il quadro poco confortante dipinto dall'inchiesta di Adusbef può suscitare preoccupazione se si considera che i cittadini che si rivolgono alle banche online per cercare informazioni su specifici prodotti o servizi sono sempre in aumento. L'ultimo rapporto di Nielsen NetRatings (luglio 2006), infatti, ha messo in evidenza che nel primo trimestre 2006 gli utenti dei siti banking in Italia sono stati più di sette milioni e mezzo. Se si pensa poi che, secondo il terzo rapporto sulla multicanalità delle banche condotto dall'Abi a luglio 2006, i conti correnti abilitati ad essere utilizzati tramite Internet o Mobile Banking hanno toccato quota nove milioni, diventa ancora più evidente la necessità per i consumatori di avere informazioni complete e trasparenti accessibili dai siti web delle banche.

In Calabria si spendono 51,6 milioni di euro per le revisioni auto

13/03 Nel 2006 gli automobilisti calabresi hanno speso 51,6 milioni di euro per far revisionare i loro autoveicoli presso le officine private autorizzate. Questi valori derivano da elaborazioni su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti eseguite dall'Osservatorio Autopromotec, la struttura di ricerca della più importante manifestazione fieristica internazionale di attrezzature, prodotti e servizi per l'assistenza ai mezzi di trasporto. La cifra comprende il pagamento della tariffa fissata per le revisioni per complessivi 13,5 milioni di euro ed il costo delle operazioni di manutenzione e riparazione necessarie per porre gli autoveicoli in grado di superare i controlli previsti, cioé la spesa per la cosiddetta attività di pre-revisione, che ammonta a 38,1 milioni di euro. E' Cosenza la provincia della Calabria che registra con 20,2 milioni di euro la spesa più alta per revisioni e prerevisioni eseguite nel 2006. Seguono le province di Reggio Calabria con 14,1 milioni, Catanzaro con 9,5 milioni, Crotone e Vibo Valentia con 3,9 milioni di euro. Nel 2006 in tutta Italia gli automobilisti hanno speso per la revisione dei propri autoveicoli 1.731 milioni di euro, rispettivamente 453,6 milioni di euro come pagamento della tariffa fissata per la revisione e 1.277,4 milioni di euro per l'attività di pre-revisione. Rispetto al 2005 il calo è stato del 10,3%, dovuto al minor numero di autoveicoli chiamati al controllo (che è passato dai 12 milioni 644 mila del 2005 agli 11 milioni 204 mila del 2006).

Petizione del Codacons contro lo scatto alla risposta sui cellulari

25/02 Parte dalla Calabria una petizione per eliminare il balzello dello scatto alla risposta nei telefonini. Protagonista dell'iniziativa è il Codacons, che si propone, attraverso una raccolta di firme, di sensibilizzare l'opinione pubblica per costringere le compagnie telefoniche ad abolire lo "scatto alla risposta". Lo 'scatto alla risposta', ricordano i consumatori, porta nelle casse dei gestori telefonici circa 400 delle vecchie lire per ogni singola chiamata (oltre alla normale tariffa), e questo avviene anche se la conversazione non viene posta in essere per problemi sulla linea telefonica. In passato si era sostenuto che questo contributo dovesse servire a sostenere economicamente l' allora nascente rete mobile, affinché avesse piena diffusione su tutto il territorio nazionale. "Ma oggi - dice Codacons - lo scatto alla risposta non trova nessuna giustificazione, anzi, costituisce un modo per rendere meno chiare e trasparenti le tariffe".

Codacons “Strani disguidi sui conti correnti di Poste Italiane”

19/02 Una diffida "a cessare pratiche scorrette e vessatorie nei confronti dei propri clienti" è stata rivolta a Poste Italiane dal Codacons al quale si sono rivolti due catanzaresi dopo "'strani' disguidi che si verificano per i titolari di un conto corrente postale". Il Codacons ha anche chiesto "pubbliche scuse per i protagonisti della triste vicenda". "Un utente catanzarese - è scritto in un comunicato - ad inizio di febbraio, si è recato all'Ufficio postale per versare sul proprio conto corrente un assegno di circa 4.000 euro. Com'é naturale, le condizioni di contratto prevedono che la somma non sia immediatamente disponibile. Occorre, infatti, per avere la disponibilità dell'importo versato, che sia decorso un determinato lasso di tempo. Nel caso in questione, proprio sulla ricevuta del versamento, Poste Italiane indicavano che la somma versata sarebbe stata disponibile a far data dal 14 febbraio". Il correntista, riferisce il Codacons, il 14 febbraio si è recato a verificare la disponibilità sul proprio conto corrente, ma nel quel giorno né nei giorni successivi, la cifra era disponibile. Alla richiesta di spiegazioni, l'ufficio postale, secondo quanto riferisce il Codacons, avanza "dubbi sulla solvibilità del soggetto che ha emesso l'assegno". Il correntista ha quindi rintracciato chi ha emesso l'assegno, fugando ogni dubbio sulla sua solvibilità. "Ora - é scritto nella nota del Codacons - i soggetti indignati con le poste sono due. Da una parte il correntista che non riesce ad avere la disponibilità del proprio denaro e dall'altra il soggetto che ha emesso l'assegno, dipinto ingiustamente come un pericoloso truffatore. Entrambi sono risoluti a portare Poste Italiane in tribunale e hanno deciso di rivolgersi al Codacons per denunciare un comportamento illegittimo tenuto nei loro confronti". "Questo - conclude la nota dell'Assocazione - non è certo il primo caso del genere che ci viene segnalato. Non vorremmo trovarci dinnanzi ad un ingegnoso sistema finalizzato a 'giocare' sui giorni di valuta per derubare gli Utenti di conto correnti postali".

Il Codacons Calabria contro i costi delle ricariche dei cellulari

11/01 Il Codacons Calabria avvierà una serie di cause per conto di utenti che vogliono farsi restituire i soldi spesi per ricaricare il credito del proprio telefonino. E' quanto si afferma in un comunicato dell' associazione dopo le dichiarazioni del ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani e in attesa del pronunciamento dell' Autorità per le comunicazioni. "In un anno - afferma il presidente di Codacons Calabria, Maria Stefania Valentini - i consumatori hanno speso circa 2 miliardi di euro per tale inutile balzello, soldi che devono rientrare nelle tasche degli utenti. Per questo invitiamo tutti i cittadini a conservare le ricariche o le ricevute di avvenuta ricarica, così da poter avviare azioni di massa dinanzi ai giudici di pace contro i gestori telefonici, chiedendo non solo la restituzione di quanto pagato, ma anche gli interessi maturati su tali costi". "E se l' Antitrust e l'AGCOM non prenderanno seri provvedimenti per cancellare i costi di ricarica - prosegue Valentini - siamo pronti a citare in giudizio i presidenti delle due autorità".

Codacons fa guerra alla Telecom: Canone illegittimo

09/01 "Il canone che Telecom Italia chiede agli utenti è illegittimo". A sostenerlo, in un comunicato, è il Codacons Calabria che annuncia di avere provveduto all' attivazione di un' azione giudiziaria per conto di un utente catanzarese che intende non corrispondere più la somma alla società e punta a ottenere il rimborso dell' importo dei canoni corrisposti. Per il Codacons "sulla base di quanto statuito dall' art. 3 del DPR nr. 318/97, che impone a Telecom di fornire 'il servizio universale' su tutto il territorio nazionale", si deve ritenere "che il servizio consiste nella fornitura di alcuni servizi, ma che nella norma non viene nominato alcun canone di abbonamento. Il successivo comma 4, infatti, - prosegue la nota - attribuisce il servizio alla società Telecom spa e aggiunge che il suddetto servizio viene effettuato dallo stesso gestore, ma dal primo gennaio 1998, può essere espletato anche da altre società di telecomunicazioni". In merito alla clausola contrattuale che vincolerebbe l' utente al pagamento del canone, nelle nota dell' associazione dei consumatori si precisa che "il contratto di utenza telefonica è un 'contratto di adesione' e, in quanto tale, appare necessario verificare la eventuale vessatorietà della clausola che prevede il pagamento del canone di abbonamento, facendo riferimento all'art. 1469 bis del Codice civile". Per il presidente di Codacons Calabria Maria Stefania Valentini che fa riferimento alla normativa in vigore "la clausola deve essere considerata ingiusta e vessatoria e, quindi, inefficace".

Codacons “Attenzione a sottoscrivere piani finanziari”

14/11 "La nostra vicenda si è conclusa positivamente, poiché il Monte dei Paschi, alla fine ha provveduto a restituire tutte le somme versate in questi anni dalla risparmiatrice, accollandosi tutte le rate a scadere per i prossimi quindici anni". A dirlo è stato l'avv. Francesco Di Lieto, che ha seguito la vicenda di "un piano finanziario stipulato dal Monte dei Paschi di Siena" e sottoscritto da una ragazza di 18 anni. "Simona - è scritto in un comunicato del Codacons Calabria - aveva aderito ad una proposta avanzata da un promotore finanziario che le aveva lasciato credere di stipulare un piano di accumulo, mentre le veniva fatta sottoscrivere un mutuo da rimborsarsi in quindici anni. Inoltre ignorava di non poter sospendere i pagamenti per nessuna ragione. Simona apprendeva solo attraverso la stampa che il prodotto acquistato, lungi dall'essere un piano di accumulo pensionistico, altro non era che un prestito per investimenti finanziari". "A tutti coloro che si trovassero nelle medesime condizioni di Simona - prosegue la nota - il Codacons ricorda che chi avesse stipulato i piani finanziari denominati 'MyWay' o '4You' attraverso promotori finanziari può venire a capo della 'trappola' evidenziando l'omessa indicazione della clausola inerente il diritto di recesso, così come prevista dall'art. 30 del D.Lgs nr. 58/1998 che recita: 'L'efficacia dei contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali conclusi fuori sede ovvero collocati a distanza ai sensi dell'articolo 32 è sospesa per la durata di sette giorni decorrenti dalla data di sottoscrizione da parte dell'investitore. Entro detto termine l'investitore può comunicare il proprio recesso senza spese né corrispettivo al promotore finanziario o al soggetto abilitato; tale facoltà è indicata nei moduli o formulari consegnati all'investitore. L'omessa indicazione della facoltà di recesso nei moduli o formulari comporta la nullità dei relativi contratti, che può essere fatta valere solo dal clienté".

Sentenza del Giudice di pace: illegittimo il cambio dei contatori Enel.

07/11 Il Giudice di Pace di Catanzaro "ha potuto accertare che le modalità di sostituzione dei vecchi contatori sono illegittime e, conseguentemente, che l'importo del conguaglio richiesto dall'Enel, oltre ad essere determinato in maniera illegittima, è del tutto privo di prova, per cui ha escluso l'obbligo per l'utente del pagamento della maxi-bolletta". A sostenerlo è stato il presidente del Codacons Calabria, Francesco Di Lieto, in merito ad un procedimento avviato da una famiglia catanzarese alla quale era giunta una richiesta di pagamento, dell'importo di migliaia di euro, relativa a consumi di energia elettrica. "Si tratta - è scritto in una nota del Codacons - di un conguaglio richiesto a seguito della sostituzione dei vecchi contatori a disco, con i nuovi e più sofisticati strumenti elettronici". "L'Autorità giudiziaria, nell'accogliere la tesi del Codacons - prosegue la nota - ha contestato la fatturazione dei consumi effettuata dal colosso energetico che, può leggersi nella sentenza, sebbene appaia 'conforme alle previsioni contrattuali ed alla prassi adottata nel settore, in realta' non può ritenersi certa ed esente da vizì". "Ora - ha sostenuto Di Lieto - il 'vizio' che inficia il calcolo dei consumi posti a base del maxi-conguaglio trova origine proprio nella tanto contestata sostituzione del vecchio contatore. Infatti queste sostituzioni sono avvenute senza il dovuto contraddittorio con l'utente; contraddittorio che avrebbe consentito al cittadino un effettivo controllo sui consumi registrati dal precedente contatore nonché sull'ulteriore importante circostanza che i nuovi contatori misurassero, effettivamente, zero al momento dell'istallazione. Il Giudice ha quindi concluso che la procedura attraverso la quale Enel ha determinato il consumo della famiglia catanzarese è illegittimo. Merita censura per l'autorità giudiziaria il comportamento tenuto dal colosso dell'energia che avrebbe omesso di informare l'utente circa la data di sostituzione del contatore; inoltre avrebbe dovuto redigere apposito verbale alla presenza dell'utente, al fine di garantire il contraddittorio. In buona sostanza non convince una fotografia scattata quando il contatore è già stato rimosso e senza che l'utente abbia preso visione del consumo riportato". "Il giudice - ha concluso Di Lieto - infine ha condannato l'Enel al pagamento delle spese legali nella misura di oltre mille euro. Siamo soddisfatti perché con questa coraggiosa decisione trovano puntuale conferma tutte le nostre proteste avanzate nei confronti del colosso dell'energia".
''In merito alle notizie relative a una sentenza del Giudice di Pace di Catanzaro, Enel ribadisce la legittimita' del proprio operato circa le modalita' di sostituzione dei vecchi contatori con i nuovi di tipo elettronico, nonche' la correttezza dei consumi addebitati nel caso in questione, come testimoniato anche dalla foto scattata all'atto della sostituzione''. E' quanto e' scritto in una nota dell'Enel. ''Le modalita' di sostituzione dei contatori - prosegue la nota - sono state rese note anche all'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, che regola il settore. In particolare, i clienti vengono avvertiti con appositi avvisi affissi nell'atrio dei palazzi e con volantini rilasciati nelle cassette postali. Enel procedera' a impugnare la sentenza, che ovviamente ha validita' solo ed esclusivamente per le parti coinvolte nel giudizio''

Patto per la difesa dei consumatori a tavola tra CISL e Coldiretti

06/11 L'Adiconsum Cisl e la Coldiretti della Calabria hanno sottoscritto un patto per "La difesa della tavola dei calabresi". Ne dà notizia Romolo Piscioneri, segretario generale dell'Adiconsum Cisl, secondo il quale "il patto con il consumatore ideato insieme alla Coldiretti calabrese si pone l'obiettivo di tenere al centro di qualsiasi processo produttivo agricolo ed agroalimentare la qualità e la sicurezza dei prodotti che finiscono quotidianamente sulla tavola delle famiglie calabresi". "Dal nostro punto di vista, in futuro - aggiunge Piscioneri - terranno meglio il mercato quelle aziende che si organizzano per accorciare i processi di filiera, passando per quanto possibile, direttamente dal produttore al consumatore e quelle che sapranno offrire prodotti tipici, legate al territorio, purché viaggino su quella linea di trasparenza in tema di tracciabilità che portino al consumatore un prodotto di elevata qualità. L'aumentata capacità della gente di leggere attentamente l'etichetta, oggi più chiara e comprensibile e il cartello dell'ingredienti, indica che il consumatore in questi anni si è elevato ed ha ben compreso l'importanza del cibo sull'andamento dello stato di salute, conquistandosi così un ruolo attivo nella scelta di prodotti sicuri e di qualità. Parimenti, il sistema economico globale e la sfrenata circolazione delle derrate alimentari provenienti da angoli lontani ed impensati del mondo sabotano quasi sempre la qualità e attentano alla sovranità alimentare del nostro paese e della nostra regione. C'é un problema di prezzo degli alimenti che giungono dall'estero, molte volte troppo basso, tanto da indurre all'acquisto di questi prodotti scartando quelli nazionali e locali con tutte le conseguenze che ne derivano. Conseguenze che attengono sia alla qualità e sicurezza. Non si sa quasi nulla del prodotto che mangiamo sia alle ricadute ambientali del nostro territorio se è vero che gran parte di esso è governato dalla agricoltura". Secondo Piscioneri "il patto impegna verso una maggiore responsabilità di tutti coloro i quali intervengono nel processo di filiera dalla campagna alla tavola con un ruolo attivo nei confronti della sicurezza alimentare. L'importanza dell'alimentazione rischia di essere messa a dura prova dagli incessanti e frenetici ritmi di vita che attendono verso la destrutturazione dei pasti, in altri termini, sta prevalendo l'arte dell'arrangiarsi che non coincide quasi mai con le esigenze del consumatore stretto tra i tempi di vita, il risparmio e il mantenimento di un adeguato stato di salute. Il patto vuole tenere alta l'attenzione affinché gli interessi economici non prevalgano sui diritti dei consumatori e tutti siamo chiamati ad agire per scongiurare gli scandali alimentari mettendo sotto costante monitoraggio quanto si introduce sul mercato, tenendo lontano gli alimenti trattati con ormoni ed altre sostanze anabolizzanti e di Ogm. Con la Coldiretti calabrese finalmente si stabilisce che il benessere derivante da una sana e corretta alimentazione non si può piegare al business generato a dalla spregiudicatezza di pochi produttori senza scrupoli o da importazioni di prodotti la cui attendibilità qualitativa non è sufficientemente dimostrata e pertanto non vi è quella sicurezza necessaria per garantire adeguatamente la salute del consumatore".

Codacons: “Non pagate il canone di depurazione dove non esistono o non funzionano gli impianti”

26/09 "Occorre pensare fin da ora alla prossima estate. I cittadini non devono pagare il canone per il servizio di depurazione delle acque reflue ai Comuni calabresi se il depuratore non esiste, ovvero se non è in funzione". Questo il proclama di Codacons Calabria. "Nel caso in cui tale canone sia già stato pagato - è detto in una nota dell'associazione di consumatori - i cittadini devono aver diritto alla restituzione di quanto corrisposto. Sulla base di tali assunti prevediamo l' insorgere di una miriade di azioni giudiziarie contro tutte quelle Amministrazioni calabresi sprovviste di depuratore, allo scopo di ottenere la restituzione del canone versato. La nostra azione ha una duplice finalità; impedire soprusi nei confronti degli utenti e, soprattutto, tutelare il patrimonio ambientale. Spesso, infatti, accade che i liquami vengano scaricati direttamente nelle acque del mare, con buona pace delle nostre aspirazioni turistiche". "Le richieste di rimborso - è spiegato nella nota dell' associazione - contengono una distinzione tra due periodi di tempo. In primo luogo il Codacons chiede alle Amministrazioni comunali calabresi 'inadempienti' il rimborso dei tributi richiesti per il servizio di depurazione per tutto il periodo impositivo in cui tale canone ha avuto natura tributaria e cioé fino alla data del 3 ottobre 2000. Infatti se da un lato risponde al vero che proprio dalla natura di entrata tributaria discende l' obbligatorietà del pagamento del canone per effetto della sola istituzione del servizio e dell' allaccio alla rete fognaria; occorre evidenziare che la mancata istituzione di un effettivo servizio di depurazione, come si evince dalle numerose proteste ricevute da tutta la regione, importa il venir meno dello stesso presupposto legale del potere impositivo dell' ente locale, non essendo imputabile al cittadino la mancata fruizione del servizio di depurazione. In secondo luogo, chiediamo il rimborso o lo sgravio delle tariffe del servizio di depurazione richieste ai cittadini per i periodi successivi al 3 ottobre 2000 e cioé da quando ha assunto natura di corrispettivo, proprio per mancanza della controprestazione erogata dagli Enti locali". "A breve - conclude la nota - si attendono le prime pronunce giudiziarie, ovviamente, se i giudici dovessero accogliere le nostre tesi, sarà naturale chiedere l'intervento della Corte dei Conti"

Codacons denuncia “Troppo cara la manutenzione delle caldaie”

21/09 "In Calabria ci troviamo dinanzi a situazioni davvero singolari, infatti in alcune zone, la somma richiesta per la verifica delle caldaie è pari a 5,16 euro, mentre nella ricca e opulenta provincia di Catanzaro viene richiesta una somma ben trenta volte superiore: i cittadini residenti nei piccoli comuni della provincia di Catanzaro sono chiamati a pagare una somma di ben 154,94 euro e soltanto per essere controllati". A sostenerlo, in una nota, è il presidente del Codacons, Francesco Di Lieto. "Esiste - continua Di Lieto - una legge nazionale che prevede che gli Enti locali (comuni che abbiano popolazione superiore a quaranta mila abitanti ovvero le province per i comuni con popolazione inferiore), per ridurre l'inquinamento ambientale, per contenere i consumi energetici e per aumentare la sicurezza degli utenti, controllino tutti gli impianti al fine di accertare il loro effettivo stato di manutenzione. I controlli avvengono a campione, quindi dai cittadini si pretende il pagamento di una verifica, con la concreta possibilità se non la certezza, che la stessa verifica non sia mai effettuata. Così facendo, secondo il Codacons, si istituisce, di fatto, una nuova 'tassa' senza la prescritta previsione normativa, violando l'articolo 23 della Costituzione". "A tal proposito - prosegue il presidente - l'associazione si chiede il perché, almeno per una volta, non si obbliga a pagare solo chi non è in regola. La vicenda ci appare paradossale perché è come se gli automobilisti, che devono sopportare gli oneri della revisione dei propri veicoli, siano costretti a pagare anche le Forze dell'ordine perché sia controllata l'avvenuta revisione. Se ciò accadesse di certo scoppierebbe il finimondo". "Ebbene - sottolinea Di Lieto - sulle caldaie avviene esattamente la stessa cosa, ma dato che la verifica 'colpisce' meno del 5 per cento della popolazione, quanto accade sembra non destare molto clamore. Ma non è tutto, perché spesso gli Enti locali si rivolgono ad organismi i cui addetti al controllo avrebbero fatto un corso, della durata di pochi giorni, per essere abilitati a svolgere i controlli. Forse avrebbero dovuto insorgere i manutentori di caldaie, perché non ci appare comprensibile come dopo un corso di alcuni giorni, magari senza esame finale e senza obbligo di frequenza, si possa avere la stessa competenza di un tecnico autorizzato che deve sobbarcarsi continui corsi obbligatori di aggiornamento e con un'esperienza di anni di lavoro alle spalle. Per questi motivi il Codacons ha chiesto all'autorità giudiziaria di verificare la legittimità dei controlli e del sistema impositivo adottato dall'Amministrazione provinciale di Catanzaro". "Nell'esposto presentato alla magistratura - spiega Di Lieto - il Codacons rileva come le verifiche degli impianti termici nella provincia hanno suscitato un diffuso malcontento tra i cittadini, sia per l'esosità delle richieste economiche, sia per la scelta dell'organismo e del personale che viene utilizzato per effettuare le verifiche. Non vorremmo che, a far lievitare la somma richiesta ai cittadini, abbiano contribuito anche i costi per gli spostamenti del personale impiegato, per le acquisizioni strumentali e quelli per l'aggiornamento del personale". "Il Codacons sollecita pertanto un intervento legislativo poiché - sostiene ancora il presidente - siamo certi che la normativa vigente non abbia come obiettivo quello di vessare i cittadini, bensì garantire la sicurezza degli impianti termici e conseguentemente della collettività. Domanda un atto di coraggio alla Regione. Chiede che, sullo sfortunato esempio offerto della regione Friuli Venezia Giulia, i controlli degli impianti di potenza inferiore ai 35 chilowatt avvengano mediante esame della documentazione, in luogo delle verifiche dirette sugli impianti e, soprattutto, senza oneri a carico dei proprietari degli impianti che risulteranno in regola". "Oggi - conclude Di Lieto - a differenza di quanto avvenne per la legge regionale del Friuli, molta acqua è passata sotto i ponti e con una mutata composizione del governo nazionale è possibile che sia proprio la Regione Calabria a dare una lezione di civiltà all'intero paese"

Adiconsum: “Attenzione ai prezzi per il materiale scolastico. Previsti aumenti”

14/09 "Anche quest' anno, con l' apertura dell'anno scolastico, le famiglie calabresi, già provate dagli aumenti del costo della vita passati e da quelli possibili per l'autunno prossimo, dovranno fare i conti necessariamente con il gravoso innalzamento delle spese scolastiche, previste con aumenti del 4-6% di media e del 15-20% se il riferimento è rivolto al corredo scolastico. Questo secondo stime economiche pratiche ed attendibili". A sostenerlo, in una nota, è il segretario generale dell'Adiconsum - Cisl Calabria, Romolo Piscioneri. "Occorrerà pertanto - prosegue Romolo Piscioneri - prestare la massima attenzione a queste voci di spesa, evitando di chiedere prestiti per l'acquisto dei libri e sfruttando tutte le possibilità di risparmio. A tal proposito, vengono forniti consigli utili, per esempio: prima dell'acquisto di libri di testo, è preferibile confrontarsi con gli insegnanti così da evitare di comprare libri inutili; rivolgersi al circuito dell'usato per i testi adottati già da tempo; vagliare l'acquisto dei dizionari la cui edizione aggiornata spesso è dovuta solo a modifiche marginali, nonostante per legge la ristampa sia permessa solo a seguito di modifiche sostanziali; acquistare i nuovi testi facendo ricorso alla rete della grande distribuzione; chiedere informazioni al proprio Comune o ai Caaf presenti sul territorio sul limite Isee stabilito per ottenere il bonus per l'acquisto dei libri; preferire i kit da corredo; acquistare il corredo nei supermercati; rinviare l'acquisto degli accessori seguendo le indicazioni dei professori".

Secondo Codacons il rientro dalle vacanze prevede una spesa di oltre molle euro alle famiglie itraliane

29/08 E' di oltre mille euro, secondo il Codacons, la spesa che attende le famiglie italiane al rientro a casa dalle ferie. Stando all'associazione, per un famiglia di quattro persone si prospetta una spesa di 300 euro per libri di testo, 350 euro per il corredo scolastico, 60 euro in prodotti per la pulizia della casa e 100 euro per pieno benzina e abbonamenti ai trasporti pubblici. Secondo il Codacons il corredo scolastico è aumentato in media del 5,4%, la spesa alimentare è cresciuta del 10%, specie per le voci frutta e verdura, e l'aumento del carburante incide non solo sul pieno dell'automobile ma anche su diversi capitoli di spesa. L'ammontare delle spese, sostiene il Codacons è determinato dalla "mancanza di concorrenza" che determina l'aumento di prezzi e tariffe. Per ribadire le istanze dei consumatori, conclude l'associazione, è prevedibile un "nuovo sciopero della spesa durante il quale i cittadini faranno la voce grossa contro i nuovi aumenti di prezzi e tariffe"

Codacons “No all’uso indiscriminato dell’autovelox, bisogna pensare alla sicurezza”

24/08 "Ribellarsi all' uso selvaggio dell' autovelox". E' un vero e proprio atto di sfida quello lanciato dal Codacons Calabria preoccupato per il fatto che "gli strumenti di misurazione elettronica della velocità nascondano esclusivamente l' intento di penalizzare gli automobilisti per far quadrare i bilanci comunali". "Ormai sulle nostre strade - spiega il presidente dell' associazione di tutela dei consumatori, Francesco Di Lieto - i controlli a mezzo di apparecchiature elettroniche hanno progressivamente sostituito quelli delle pattuglie della polizia stradale e degli agenti delle polizie municipali, il tutto a scapito della prevenzione e della sicurezza. Sono innumerevoli le proteste che riceviamo da parte di pendolari continuamente vessati per mezzo di autovelox accuratamente camuffati. Un comitato spontaneo che ha sollecitato anche l' intervento della Procura della Repubblica è sorto tra gli automobilisti pendolari che utilizzano la strada statale 106". A parere di Di Lieto, inoltre, "le continue deroghe introdotte alla normativa del 'vecchio' codice della strada hanno ormai stravolto la ratio originaria della contestazione immediata: chi infrange le regole deve essere fermato immediatamente, per evitare che prosegua nella violazione, creando, in questo modo, pericolo sia per se stesso che per gli altri. Ragionare diversamente ci porta a pensare che elevare contravvenzioni non abbia come obiettivo quello di impedire il verificarsi di incidenti, ma soltanto incassare soldi agevolmente". "Certo, si potrà sostenere - prosegue il presidente del' associazione di tutela dei consumatori - che è meglio far pagare chi viola le norme del codice della strada, tuttavia in questo modo non si prevengono le stragi sulle nostre strade. Quello che è certo è che i numerosi comuni che, soprattutto durante la stagione estiva, fanno cassa attraverso il ricorso ad autovelox nascosti non contribuiscono certo ad aumentare il senso civico dei cittadini nonché ad educare gli automobilisti al rispetto delle regole perché ciò rientra proprio nel loro stesso interesse". Sul piano legislativo "il Codacons Calabria propone una modifica all' art. 208 del codice della strada nel senso di innalzare al 100% la quota delle multe da destinare al miglioramento della circolazione, al potenziamento della segnaletica, all' educazione stradale nonché all'attività di prevenzione. In questo modo nessun comune sarà indotto nella tentazione di utilizzare gli autovelox soltanto per far soldi. Anche se sarebbe interessante conoscere come attualmente viene impiegato il 50% degli incassi. Per meglio comprendere quanto lamentiamo provate a percorrere la statale 106, troverete decine di apparecchi nascosti (spesso senza nessun agente nelle vicinanze), che hanno come unico obiettivo quello di realizzare introiti per le amministrazioni locali, senza il minimo intento di prevenzione o di educazione. Parliamo di cittadini che per ragioni di lavoro percorrono quotidianamente la statale e che rischiano di cadere, anche più volte in un solo giorno, nella rete degli autovelox finendo per dover pagare quello che definiscono un vero e proprio dazio". Sulla scorta della denuncia del comitato spontaneo il Codacons Calabria contesta la corretta funzionalità degli apparecchi di misurazione. "La taratura - sostiene Di Lieto - é elemento essenziale di qualsiasi manutenzione periodica o riparazione di strumenti di misurazione. Se soltanto pensiamo alle conseguenze giuridiche, delle misurazioni effettuate dagli autovelox, possiamo comprendere la necessità che le predette misurazioni siano corrette ed attendibili, rispondendo ai criteri previsti dalla normativa. Il preventivo controllo dello strumento di misurazione è indispensabile se soltanto si considera che la misurazione della velocità di un veicolo costituisce un accertamento irripetibile e, pertanto, non soggetto a possibile verifica a posteriori. Per questo e per gli altri motivi abbiamo deciso di aiutare gli automobilisti vessati da quelle amministrazioni comunali che fanno cassa con autovelox 'trappola', infischiandosene della prevenzione e dell' educazione stradale".

Codacons: “Non vanno addebitate le spese effettuate con le carte di credito clonate dai ladri”

23/08 Sono sempre più numerose le segnalazioni che pervengono al Codacons in merito all'utilizzo fraudolento di carte di credito. Secondo l'Associazione "quando qualcuno fa acquisti utilizzando un'altra carta di credito, clonandola, non devono essere addebitate le spese fatte dai ladri". "Emblematico - è scritto in un comunicato - il caso di una cittadina catanzarese, che si è vista addebitare la cifra di oltre 3.000 euro sul proprio conto corrente per acquisti fatti mediante l'utilizzo della sua carta di credito. In quell'occasione la malcapitata, tramite il Codacons, ha ottenuto la restituzione di tutte le spese effettuate dal ladro". "Occhio quindi agli estratti conto", sostiene il responsabile del Codacons Avv. Maria Stefania Valentini. "Tra gli obblighi di comportamento imposti agli esercenti - prosegue Valentini - vi è quello di controllare che la carta non sia falsa e che non sia stata rubata. Deve, inoltre, accertare l'identità del soggetto che la esibisce, la corrispondenza col nome indicato sulla carta e la conformità della firma apposta sul retro della carta con quella apposta sull'ordine di pagamento. Sussiste, altresì, l'onere a carico della società emittente, nel momento i cui riceve una richiesta di accredito da parte del fornitore, di verificare la validità e l'efficacia della carta e la corrispondenza della firma apposta sulla nota spese con quella depositata nello specimem". Il Codacons suggerisce poi un decalogo di azioni per prevenire problemi: conservare la carta lontano da fonti magnetiche e stare attenti per evitare di graffiare la banda magnetica; non conservare il Pin assieme alla carta; verificare ogni sera che la carta sia ancora in vostro possesso; conservare le ricevute fino all'arrivo dell'estratto conto per poi distruggerle; evitare di fornire il numero di carta soprattutto ad interlocutori telefonici; evitare di utilizzare la carta per acquisti via Internet o per transazioni elettroniche via filo ed in caso di assoluta necessità di operare acquisti per questo canale verificare che il sito sia protetto e che appaia una piccola chiave o la sigla Ssl oppure Set per l'invio dei dati in forma crittografata; pretendere dal negoziante che la transazione sia effettuata 'a vista'; ricordare che il titolare di una carta di credito non è responsabile delle perdite derivanti dallo smarrimento o furto dello strumento elettronico; conservare i numeri telefonici forniti dal gestore della carta per eventuali blocchi a seguito di furti e smarrimenti; inviare appena possibile alle società emittenti una raccomandata con ricevuta di ritorno, allegando la denuncia rilasciata".

Il Codacons contrario al ricorso ai prestiti delle famiglie per sopperire al caro libri

19/08 Il "caro-libri" pesa al punto che i genitori sono ormai costretti a ricorrere ai prestiti per consentire ai propri figli la frequenza alla scuola dell' obbligo. La denuncia è del Codacons Calabria. "Qualche anno addietro - afferma Francesco Di Lieto, presidente del Codacons in un comunicato - si ricorreva al finanziamento per acquistare una casa oggi capita di dover fare un prestito per acquistare i libri scolastici". "Il Codacons, per rendere realmente pubblica la scuola dell'obbligo, - è detto nel comunicato - propone che, almeno i dizionari ed i testi più costosi, vengano acquistati dalla provincia di Catanzaro e forniti alle famiglie che ne facciano richiesta, le quali provvederanno a restituire i libri a fine anno scolastico, pagando soltanto il costo del noleggio. Se, infine, la ragione della continua sostituzione delle edizioni adottate è il dover sostenere il mercato dell' editoria allora basta rendere detraibile la spesa per l'acquisto dei testi scolastici". L' associazione di tutela dei consumatori, dopo avere espresso soddisfazione per l' approvazione in materia del decreto del Ministero dell' Istruzione lo scorso 5 giugno, "invita - è scritto nel comunicato - i cittadini a rimanere vigili sui possibili abusi. In Calabria, infatti, si registra lo sforamento dei tetti di spesa, quasi in una classe ogni tre. A ciò si aggiunge nelle liste dei libri fornite dalle scuole, accanto ai testi obbligatori, vi sono alcuni libri che vengono consigliati dagli insegnanti i quali, ovviamente, ne pretendono l' acquisto; ciò comporta un aumento esponenziale della spesa familiare".

Il Codacons chiede alle Poste il rispetto delle somme maturate sui buoni fruttiferi

18/08 "I risparmiatori hanno diritto agli interessi indicati sui buoni postali; tutto questo perché le Poste sarebbero responsabili di non aver pagato tutte le somme maturate a seguito dell' emissione di buoni postali fruttiferi". E' quanto si sostiene in un comunicato del Codacons Calabria. "Il comportamento posto in essere da Poste Italiane - sostiene Francesco Di Lieto, presidente del Codacons - integra un illecito oltre a costituire un intollerabile metodo per scoraggiare il risparmio ed è, inoltre, il sintomo di una grave menomazione delle garanzie di trasparenza e di chiarezza dovute nei confronti degli utenti. La vicenda portata alla ribalta nazionale proprio dal Codacons Calabria prende le mosse dalla richiesta effettuata da un cittadino calabrese per ottenere il pagamento di alcuni buoni postali fruttiferi, emessi in suo favore tantissimi anni addietro. Il 'malcapitato', durante questo lasso di tempo, ha custodito gelosamente quei buoni, ed ora, dopo tanto tempo, ha deciso di utilizzarli solo per poter far fronte ad urgenti necessità familiari. Da un semplicissimo calcolo, l'originario importo di pochi milioni di vecchie lire, indicato su ogni singolo buono, si traduce, sempre seguendo le tabelle stampate sul retro del buono, in una cospicua somma di parecchie migliaia di euro. Un cifra invitante, soprattutto in un momento difficile come questo". "Ma le Poste, e qui viene il brutto della nostra storia - sostiene Di Lieto - si rifiutano di provvedere al pagamento indicato proprio da quella tabella e limitano il diritto del cittadino, offrendogli in pagamento una somma notevolmente minore rispetto a quella desumibile attraverso le tabelle stabilite e stampate dalle Poste". "Per nulla rassegnato - conclude il presidente dell' associazione di difesa dei consumatori - il risparmiatore ha deciso di rivolgersi al Codacons ed insieme hanno richiesto al Giudice di dichiarare il suo buon diritto a percepire gli interessi proprio secondo la tabella riportata sul retro dei titoli in suo possesso e non sulla base di calcoli, del tutto sconosciuti all' utente, effettuati da Poste Italiane spa".

Codacons denuncia l’ETR “No alle iscrizioni di ipoteche per omessi tributi”

16/08 L' Etr, societa' concessionaria della riscossione dei tributi in Calabria, dovra' astenersi dal procedere all' iscrizione di ipoteche per l' omesso pagamento di cartelle esattoriali. E' quanto si afferma in un comunicato del Codacons nel quale si da' notizia dell' accoglimento, da parte dell' autorita' giudiziaria, delle tesi sostenute in proposito dall' associazione di difesa dei consumatori. ''Nella nostra regione assistiamo - sostiene Francesco Di Lieto vicepresidente nazionale del Codacons - ad uno squallido tentativo di aggirare i provvedimenti dell' autorita' giudiziaria, che hanno, a piu' riprese, sancito l' illegittimita' dei 'fermi amministrativi', che pone i cittadini calabresi dinnanzi al rischio concreto di ritrovarsi una ipoteca sulla propria casa senza neppure saperlo''. Per Di Lieto ''l' associazione aveva paventato la possibilita' di quello che veniva ritenuto un ulteriore possibile abuso. Nel tentativo di aggirare le pronunce dei giudici e, conseguentemente, le disposizioni dell' Agenzia delle Entrate, il concessionario in luogo delle cosiddette 'ganasce fiscali' ora provvede ad iscrivere ipoteca sui beni immobili dei contribuenti''. ''Succede, cosi' - conclude Di Lieto - che i cittadini possono ritrovarsi, molto spesso senza saperlo, ad avere una ipoteca sulla casa, magari solo per pochissimi euro. Apparentemente unico presupposto per iscrivere ipoteca presso le Conservatorie immobiliari sarebbe il mancato pagamento anche di una sola cartella esattoriale, una volta che siano decorsi almeno sessanta giorni dalla sua notifica''.

Codacons “ A rischio usura i pensionati che chiedono la cessione del quinto”

14/08 Anche in Calabria ''sono sempre piu' numerosi i pensionati che avanzano richieste agli enti erogatori delle loro pensioni, come l'Inps, di stornare il quinto del trattamento di quiescenza in favore delle innumerevoli societa' finanziarie, alle quali sono costretti a rivolgersi per ottenere un prestito o per far fronte alla necessita' di un acquisto imprevisto''. A sostenerlo e' il Codacons in un comunicato. ''Cio' che accade - ha affermato il presidente del Codacons Calabria, Francesco Di Lieto - e' la prova di quanto da tempo sosteniamo cioe' della sempre maggiore difficolta' per i cittadini ad arrivare alla fine del mese''. Di conseguenza, e' scritto nella nota del Codacons, ''anche i pensionati, da sempre illusi mediante continue quanto vane promesse di aumenti delle loro retribuzioni, sono costretti a ricorrere a forme di finanziamento, che possono consentir loro di sopravvivere. Cio' e' stato reso possibile da una recente disposizione normativa (legge nr. 89 del 14 maggio 2005) che ha introdotto la facolta', anche per i pensionati, pubblici e privati, di poter disporre la cessione volontaria fino ad un quinto dell'importo della loro pensione''. ''Ma cio' che piu' ci preoccupa - ha aggiunto Di Lieto - e' che alcune finanziarie, proprio approfittando dello stato di bisogno degli anziani, sottopongono a questi ultimi contratti del tutto illegali, recanti un tasso d'interesse superiore a quello lecito e, in alcuni casi, addirittura del 20% annuo''. A tal proposito, per comprendere appieno la gravita' del problema, ''basta ricordare - ha sostenuto il Codacons - che il tasso di soglia per tale forma di finanziamento e' fissato dalla legge al 14,40%, superato tale limite si configura il reato di usura. Purtroppo sono sempre piu' frequenti le societa' che speculano sui bisogni e sulle necessita' delle fasce piu' deboli della popolazione, come appunto le persone anziane''. ''Abbiamo segnalato la vicenda all'autorita' giudiziaria - ha concluso il Codacons - affinche' vengano adottati tutti gli opportuni provvedimenti, intanto lanciamo un appello a tutti i pensionati affinche' tengano gli occhi ben aperti e prestino la massima attenzione nel sottoscrivere contratti finanziari che possono nascondere tragiche trappole''.

Castroregio da 15 gironi senza telefoni, il Codacons chiede i danni alla Telecom

10/08 Castroregio, piccolo centro in provincia di Cosenza, per 15 giorni e' rimasto isolato telefonicamente per un guasto alle linee. La vicenda e' stata resa nota dal presidente del Codacons Calabria, Francesco Di Lieto, che ha riferito di avere diffidato la Telecom ''affinche' provveda all'erogazione di una somma di denaro a titolo di risarcimento dei danni subiti dagli abitanti di Castroregio in conseguenza del disservizio sofferto. In caso contrario - ha aggiunto - siamo pronti a portare la vicenda nelle aule di giustizia''. Il disservizio, determinato, secondo la Telecom, dal maltempo, ha provocato, stando a quanto riferisce il Codacons, gravi disagi alla popolazione a causa del blocco dell'attivita' di uffici pubblici essenziali come le Poste, con conseguente impossibilita' di liquidare le pensioni. Gravi anche i disagi per gli abitanti del paese con problemi di salute per l'impossibilita' di comunicare con i medici di famiglia e le strutture sanitarie. ''In buona sostanza - ha detto Di Lieto - a Castroregio ed ai suoi abitanti sono stati negati servizi pubblici essenziali''. ''Dinnanzi a questo trattamento - riferisce ancora il presidente di Codacons Calabria - e' comprensibilmente esplosa la rabbia degli abitanti di Castroregio che, in un Consiglio comunale aperto, hanno deciso di avanzare una formale protesta nei confronti di Telecom, chiedendo di essere trattati come cittadini e di avere il medesimo servizio che viene offerto nelle altre zone del paese. Nulla di straordinario visto che il canone preteso da Telecom e' lo stesso in tutta Italia. Cio' che lamenta, inoltre, l'Amministrazione comunale di Castroregio - afferma ancora Di Lieto - e' la totale latitanza della Telecom perche' se anche un disservizio puo' essere accettato, cio' che non puo' tollerarsi e' il disinteresse di Telecom, che ha impiegato ben 15 giorni per porre rimedio ad un banale guasto''.

Il Codacons pronto a denunciare la farmacie per lo sciopero ingiustificato

19/07 Il Codacons della Calabria ha chiesto ai consumatori della regione di segnalare al numero 892-007 (numero a pagamento) o via mail all'indirizzo press.codacons@tiscali.it, tutte le farmacie che aderendo alla protesta risulteranno oggi chiuse. "Provvederemo a denunciarle - ha detto il presidente del Codacons, Carlo Rienzi - per interruzione di pubblico servizio e chiederemo nei confronti dei farmacisti responsabili il ritiro della licenza. Questo sciopero è intollerabile perché vuole proteggere assurdi privilegi e impedire la vendita dei farmaci nei supermercati, vendita che farebbe risparmiare 424 milioni di euro all'anno ai cittadini". Il Codacons proclama infine anche in Calabria il boicottaggio delle farmacie. "Domani - ha concluso - i cittadini sono invitati ad acquistare medicinali solo presso le farmacie comunali, i cui indirizzi possono essere richiesti ai Comuni di residenza"

Attivo il numero verde antitruffa (892-007) del Codacons

13/07 Da oggi anche i consumatori della Calabria potranno avvalersi del numero unico messo a disposizione dal Codacons per tutelare i cittadini della regione. Chiamando l' 892-007 sarà possibile denunciare truffe, segnalare casi sospetti, conoscere le iniziative del Codacons e prendere appuntamento con un consulente per risolvere qualsiasi tipo di problematica.

Adiconsum “In Calabria serve una commissione sulla vivibilità”

15/06 "Alla luce di ciò che emerge dal recente rapporto di Bankitalia, si comprende come in Calabria non è più rinviabile l'istituzione di una apposita Commissione di inchiesta disposta dal Governo per verificare le reali condizioni di vivibilità di oltre due milioni di cittadini con particolare cura alla qualità dei servizi offerti". E' quanto sostiene in una nota il segretario generale dell'Adiconsum, Romolo Piscioneri. "Con riguardo a queste difficoltà - ha aggiunto - si percepisce tra i consumatori-utenti l'avanzare di una disaffezione nei confronti di gran parte delle Istituzioni (pubbliche e private) preposte ad assicurare servizi che abbiano quelle caratteristiche necessarie per renderli consone alla esigenza della gente. E' dimostrato, infatti, che oggi al proposito vige una grande confusione che desta smarrimento e porta l'utenza verso la fobia da confronto. In tal senso, la Commissione deve agire per accertare lo stato in cui versano: sanità e servizi sociali; credito e servizi bancari; viabilità e infrastrutture; ambiente e turismo; scuola, università, ricerca e reti telematiche. Questa indagine conoscitiva deve avere come obiettivo quello di verificare lo stato delle cose così come realmente vengono vissute e percepite dalla gente, interpretando, senza manipolazioni politiche o di altro genere le vere difficoltà e barriere che vengono sistematicamente anteposte a qualsiasi possibile via di crescita civile e culturale. Non si tratta di inventarsi nulla di nuovo ma confrontarsi con quanto già esiste in altre regioni italiane che da tempo, su questi temi, hanno raggiunto punti di eccellenza diventati un vanto anche in Europa". "Una Regione - ha proseguito Piscioneri - che non riesce ad offrire pari opportunità a tutti i cittadini su servizi governati sia dal centro che dalla periferia, non può definirsi evoluta né contestualizzata in un paese che si candida a rappresentare il meglio nel mondo. Non può e non deve tollerarsi che su un pezzo di territorio nazionale continui vassallaggio dettato da necessità di business di qualche società od ente che non si fanno scrupoli in nome di un diretto ed immediato "lucro", pregiudicando la qualità e la vera esigibilità di taluni servizi. La ricognizione governativa, oltre che accertare situazioni di fatto, deve aiutare quel necessario e doveroso processo di miglioramento e di crescita, attorno ad un progetto mirato, utilizzando gli strumenti propri di un governo autorevole dettando in maniera disciplinata tempi e modalità per dare la giusta dignità a quanti ancora oggi lottano per avere il minimo indispensabile". "Nel frattempo - ha concluso - invitiamo i parlamentari eletti, espressione di questa terra, ad iniziare un percorso virtuoso e propositivo atto a portarci fuori da questo stato di perenne criticità, dando voce a alle legittime istanze della gente che sono chiamati a rappresentare".

Solo il 60% degli italiani va in vacanza

06/06 Quest'estate andrà in vacanza il 60% degli europei e gli italiani saranno fra loro, con la stessa percentuale. E' inferiore alla media europea, invece, la percentuale di italiani che si concederanno più di una vacanza: il 15%, contro il 17%. Lo dice una ricerca dell'Istituto di ricerca Ipsos, realizzata per conto di Europ Assistance su un campione di 3.534 cittadini europei tra Austriaci, Belgi, italiani, francesi, inglesi, spagnoli e tedeschi. La prossima estate gli italiani faranno però vacanze un po' più lunghe: il 41% (contro il 37% del 2005) farà una vacanza di due settimane, avvicinando l'Italia all Europa (45%).
PRIORITA' AL RELAX E ALL'EUROPA
Anche con una certa attenzione all' 'effetto Mondiali'. Per la maggioranza degli europei (61%) la vacanza è sinonimo di relax e solo per il 37% è un'occasione di 'scoperta'. Il desiderio di relax è più forte tra gli italiani (66%) e li guida verso il mare: il 75%, contro il 64% degli Europei, sogna la vacanza al mare e solo l'8% desidera partire per una vacanza itinerante. E' il Vecchio Continente la destinazione preferita dagli europei: l'81% resterà in Europa, addirittura uno su due (47%) nel proprio Paese. Italia, Francia e Spagna si confermano le mete preferite, capaci di offrire un mix ideale di relax, mare e sole. Come l'anno scorso, la grande maggioranza di spagnoli (70%), italiani (68%) e francesi (65%) passerà le vacanze nei rispettivi paesi. I Mondiali di calcio, evento clou della prossima estate, condizioneranno la scelta della destinazione della vacanza di un europeo su dieci. Meno condizionati sono gli italiani, favoriti da un'ampia possibilità di scelta 'in casa': solo per l'8%, l'evento influirà sulla scelta della destinazione.
BRUTTE NOTIZIE PESANO SU SCELTA DESTINAZIONE
La scelta della destinazione continua a essere effettuata principalmente in base a criteri tradizionali: il clima e il budget disponibile sono considerati 'rilevanti' da oltre il 42% degli europei, la qualità delle infrastrutture turistiche e la possibilità di soddisfare interessi culturali sono 'fondamentali' per un europeo su tre. Ai criteri tradizionali si aggiungono tuttavia nuovi timori per la sicurezza e la salute, confermando la capacità delle 'brutte notizie' di limitare notevolmente la mobilità al di fuori del continente: per il 40% degli europei, il rischio di attentati e i rischi sanitari giocano un ruolo essenziale nella scelta della destinazione. Sulle modalità di scelta della destinazione, gli italiani sono in controtendenza: il clima e il budget per le vacanze sono fattori rilevanti per il 54% (contro una media europea del 42%) e i rischi sanitari per il 47% (contro una media del 40%). E' l'aviaria a preoccupare in modo particolare gli italiani: per il 31% (contro il 21% degli europei) influirà in modo 'essenziale' sulla scelta della destinazione.
UN EUROPEO SU TRE SCEGLIE IL LAST MINUTE
E prenota su Internet, mentre gli italiani preferiscono i canali tradizionali. Il 68% degli europei crede che le vacanze debbano essere organizzate con largo anticipo, ma quest'anno uno su tre deciderà la destinazione all'ultimo minuto. Preferiscono l'approccio 'last minute' gli spagnoli e gli italiani (il 38%). Fra gli europei è cresciuta fortemente la fiducia in Internet come mezzo per organizzare le vacanze: preferisce la prenotazione on-line il 35% degli europei, contro il 28% dell'anno scorso. Fanno eccezione gli italiani: solo il 19%, come nel 2005, predilige Internet, mentre il 39% preferisce affidarsi ad agenzie di viaggio e tour operator e il 34% sceglie di contattare direttamente i fornitori di servizi, quali compagnie aeree o società alberghiere.
SPESA MEDIA: ITALIANI TERZULTIMI
Il budget medio per le vacanze degli europei sarà quest'anno pari a 2.235 euro per nucleo familiare. Spenderanno di più gli inglesi (2.795 euro) e i tedeschi (2.233 euro), mentre gli spagnoli sono all'ultimo posto in classifica (1.880 euro). Per gli italiani il budget medio è di 2.085 euro, superiore a quello dei francesi (1.884 euro).
UN EUROPEO SU DUE PARTE PENSANDO ALLA SALUTE
Oltre la metà degli europei (52%) è molto preoccupato per la salute propria e di chi lo accompagna in viaggio, il 49% per la salute dei parenti e dei familiari che restano a casa. Meno diffusi (37%) sono i timori di possibili incidenti legati alla mobilità (in aereo, treno, auto, etc.) e la paura di perdere effetti personali (per furti o smarrimenti). Il 36% teme inoltre che in propria assenza si possano verificare incidenti (allagamento, incendio, etc.) o furti presso il proprio domicilio. La ricerca infine analizza lo stato di protezione assicurato dalle compagnie di assicurazione: sarebbe in crescita, secondo lo studio, l'impressione di essere adeguatamente protetti dalla propria compagnia di assicurazione. Il 65% degli europei (+6 punti percentuali rispetto al 2005) si sente 'coperto' contro un rischio riguardante la salute. Sempre il 65% (+ 11 punti rispetto al 2005) si sente coperto contro i rischi di danni alla casa. Più diffusa è risultata infine la percezione di una copertura adeguata contro i danni derivanti da un incidente di trasporto, da un guasto del veicolo, dalla perdita di effetti personali.

Enel precisa: nessun comportamento illeggittimo sui contatori

25/05 "Non si ravvede alcun comportamento illegittimo nell' operato dell' Enel, che sta predisponendo appello avverso la sentenza in questione". E' quanto afferma, in una nota, l' ufficio stampa dell' Enel in relazione alla sentenza con la quale il Giudice di pace di Crotone, ha sostenuto l' illegittimità delle modalità adottate dall' azienda nella sostituzione dei vecchi contatori. "Prima della sostituzione - è scritto nella nota - l' Enel affigge un manifesto di avviso di sostituzione in posto visibile ed ai clienti viene rilasciata, nella cassetta postale, un' apposita comunicazione sulla data di sostituzione e il numero verde Enel. All' atto della sostituzione gli addetti incaricati da Enel procedono a scattare una fotografia che attesta il consumo registrato fino a quel momento e il numero di matricola del contatore. Il cliente può sempre chiamare il contact center di Enel per richiedere eventuali verifiche in base alla fotografia che resta a sua disposizione. Appurata l' esattezza del conguaglio, Enel, come previsto dalle delibere dell' Autorità per l' Energia elettrica e il Gas, su richiesta del cliente provvede alla rateizzazione degli importi"
Dall’altra parte, il giudice di pace di Crotone "ha accertato che le modalità di sostituzione dei vecchi contatori sono illegittime e, conseguentemente, che l' importo del conguaglio richiesto dall' Enel è del tutto privo di prova, per cui ha escluso l' obbligo per una signora di Crotone del pagamento della maxi-bolletta". Lo sostiene il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. La sentenza ottenuta ieri dall' Associazione, è scritto in un comunicato, "costituisce una seria speranza per innumerevoli utenti, fino ad ora costretti a pagare conguagli dell' importo di migliaia e migliaia di euro". La vicenda è iniziata, ha ricordato il Codacons, quando una signora di Crotone ha ricevuto una richiesta di pagamento di circa 2.000 euro, relativa a consumi di energia elettrica. Il Giudice di pace di Crotone, ha reso noto l' Associazione, "nell' accogliere la tesi del Codacons, ha contestato la fatturazione dei consumi effettuata dal colosso energetico che, può leggersi nella sentenza, sebbene appaia 'conforme alle previsioni contrattuali ed alla prassi adottata nel settore, in realta' non può ritenersi certa ed esente da vizi, dal momento che la stessa si basa su un' irregolare lettura effettuata sulla sostituzione del vecchio contatore, eseguita senza il dovuto contraddittorio con l' utente. I tecnici della società convenuta addetti alla sostituzione del contatore elettrico avrebbero dovuto, al momento dell'istallazione del nuovo apparecchio,- stilare apposito verbale in presenza dell' interessato, in modo da consentire l' effettivo controllo sui consumi registrati dal precedente contatoré". "Ora - ha sostenuto Rienzi - il 'vizio' che inficia il calcolo dei consumi posti a base del maxi-conguaglio trova origine proprio nella tanto contestata sostituzione del vecchio contatore. Infatti queste sostituzioni sono avvenute senza il dovuto contraddittorio con l' utente; contraddittorio che avrebbe consentito al cittadino un effettivo controllo sui consumi registrati dal precedente contatore nonché sull' ulteriore importante circostanza che i nuovi contatori misurassero, effettivamente, 'zero' al momento dell' installazione. Il Giudice Ermanno Galdieri ha quindi concluso che 'in assenza di elementi certi che escludano la possibilita' di vizi nella lettura del contatore e di successivi errori nella fatturazione, considerata l' arbitraria modalità di sostituzione dei contatori, lesiva dei diritti degli utenti deve essere accolta la domandà". "Il giudice - ha concluso Rienzi - ha condannato l' Enel al pagamento delle spese legali nella misura di oltre mille euro. Siamo soddisfatti perché con questa coraggiosa decisione trovano puntuale conferma tutte le nostre proteste avanzate nei confronti del colosso dell' energia"

Codacons: I giudici annullano le cartelle acqua del Comune di Soverato

24/05 "Sembra essere giunta all' epilogo la vicenda relativa alle cartelle esattoriali con le quali il Comune di Soverato chiedeva il pagamento dei canoni acqua relativi agli anni 1994-1995-1996. A mettere la parola fine sulla vicenda è stato il Codacons che proprio oggi ha ottenuto una serie di importantissime sentenze che attestano, in maniera incontrovertibile, l' infondatezza delle pretese creditorie dell' Amministrazione Comunale". A sostenerlo è il Codacons in un comunicato. "I giudici - prosegue la nota - hanno riconosciuto la fondatezza delle tesi portate avanti dal Codacons, dichiarando illegittimo il comportamento del Comune di Soverato. Infatti, non solo sono state annullate le cartelle esattoriali impugnate, ma l' autorità giudiziaria ha anche condannato il Comune a risarcire i danni per una somma di circa 1.000 euro per ogni cartella esattoriale". Il Codacons sottolinea inoltre la soddisfazione "per il riconoscimento della legittimazione della stessa Associazione ad agire a tutela dei diritti dei cittadini". "Un riconoscimento - ha sostenuto il presidente del Codacons Calabria, Francesco Di Lieto - che testimonia la bontà del lavoro svolto dalla nostra associazione in favore dei diritti dei Cittadini. Le numerose sentenze confermano tutti i nostri timori, che ci avevano spinto, nei mesi scorsi, a richiedere un provvedimento di autotutela, capace di proteggere i cittadini e, soprattutto, le casse comunali. Tuttavia ci siamo trovati dinnanzi un vero e proprio muro, degli Amministratori che hanno ritenuto di intestardirsi sulle loro posizioni, oggi palesemente smentite dalla magistratura". Le somme pretese dal Comune di Soverato, è scritto nella nota del Codacons, "sono illegittimamente quantificate, in quanto non trovano riscontro in alcun atto di accertamento che l' Amministrazione comunale avrebbe dovuto notificare; di tal ché i presunti crediti non sono certi, liquidi ed esigibili per assoluto difetto di titolo esecutivo. Ma c' è di più. Almeno nei casi sottoposti all' esame del Codacons, risultano decorsi, abbondantemente, i termini di prescrizione previsti dal codice civile. Le affermazioni del Codacons hanno trovato puntuale conferma nella Circolare Ministeriale 177/2000 Dipartimento delle Entrate, indirizzata a tutti i Comuni". "Tuttavia - ha aggiunto Di Lieto - ci siamo scontrati con quella che appare una prassi largamente diffusa e che non riguarda soltanto la città di Soverato, uno strumento largamente utilizzato dalle Amministrazioni per far quadrare i loro bilanci. Si riportano a bilancio somme che solo in teoria l' Amministrazione potrebbe incassare, ma che, in realtà, sono inesigibili, come dimostra appunto la sentenza emessa proprio oggi dal Tribunale di Catanzaro. Le responsabilità, ovviamente, vanno ricercate in capo agli Amministratori che, nonostante ne avessero l' obbligo, hanno evitato, forse per scopi elettoralistici, di richiedere per tempo il pagamento dei canoni acqua. L' inerzia dell'Amministrazione ha provocato la prescrizione dei crediti vantati dal Comune e, conseguentemente, l' Amministrazione di Soverato si ritrova nell' impossibilità concreta di richiedere le predette somme. Le conseguenze sono facilmente immaginabili: da una parte il Comune non potrà incassare le somme portare a bilancio, dall' altra rischia una serie di condanne al pagamento delle spese in tutti i possibili giudizi instaurati dai Cittadini, per l' annullamento delle ingiunzioni di pagamento, così come è avvenuto con la sentenza in esame". "Tuttavia - ha proseguito Di Lieto - ciò che accade a Soverato è ancora più grave. Infatti, la responsabilità amministrativa dell' Ente pubblico è acuita dal fatto che il Comune sia stato preventivamente e pubblicamente informato dei rischi a cui esponeva le casse comunali, ma ciononostante ha ugualmente e testardamente proseguito nella propria condotta, che oggi è stata dichiarata illegittima dal giudice civile. Il Codacons al solo fine di scongiurare un drammatico buco nelle casse comunali, chiede un immediato incontro con il Sindaco di Soverato, Raffaele Mancini, allo scopo di ottenere l' annullamento dell' intero ruolo in via di autotutela. In questo modo l' Amministrazione potrà dare un segnale di rispetto nei confronti dei propri cittadini ed evitare di compromettere le casse comunali nell' intento di resistere alle domande giudiziali. Caso contrario continueremo a rivolgerci all' autorità giudiziaria, forti dei preziosi precedenti, sia per l' accertamento dei diritti dei cittadini e sia per ottenere la condanna al risarcimento di tutti i danni subiti dai cittadini e conseguenti l' illegittima attività posta in essere da parte del Comune di Soverato". Il Codacons, infine, ha sollecitato l' intervento della Corte dei Conti allo scopo di "verificare il comportamento di tutti quegli Amministratori che, con il loro comportamento omissivo, hanno causato danni all' erario".

Per rilanciare il commercio il Codacons propone la “giornata dello shopping” con sconti fino al 20%

17/05 Abbassare per un giorno al mese i prezzi fino al 20% dando vita a Catanzaro ad una sorta di "Giornata dello shopping" in modo da sostenere il settore del commercio. E' la proposta del Codacons Calabria. "I commercianti, pian piano, - è detto in un comunicato - stanno sparendo tutti dalla nostra città e questo è iniziato ben prima dell' invasione da parte dei cinesi. I piccoli esercizi commerciali o chiudono del tutto o vengono fagocitati dai sempre più vicini centri commerciali, veri colpevoli della morte, non solo economica, dei piccoli commercianti, il tutto con il beneplacito dei nostri amministratori. Da dove nascono i mali dell'economia Catanzarese? La ricerca di un capro espiatorio è un rito antico che in questi giorni trova una moderna versione nell'addossare ai cinesi tutte le nostre colpe della crisi economica cittadina. Anche i nostri esponenti politici non si sottraggono dall' officiare questo rito e additano indignati il colosso cinese come l'origine di tutti i mali dell' economia locale. Magari nella segreta speranza che l'esaltare il sentimento patriottico possa essere utile nelle imminenti competizioni elettorali". "Dall' istituzione della giornata dello shopping - è scritto nel comunicato - ne trarrà beneficio l' intera economia della città, proprio grazie ai maggiori consumi ed al maggior numero di cittadini presenti per le disastrate strade cittadine. Chiediamo, inoltre, saldi liberi tutto l' anno, sia per aiutare le famiglie, che acquistando la merce in saldo (presso gli esercizio commerciali di Catanzaro) potrebbero permettersi di vestire i loro figli, anche se non con capi all' ultima moda, sia per aiutare i commercianti, che potrebbero sfoltire le rimanenze di magazzino e aver modo di attirare la clientela all'interno dei loro negozi".

Codacons: "Illegittime le spese di chiusura dei conti bancari"

14/05 ''E' illegittima la richiesta delle banche della spesa per estinguere i contratti di conto corrente bancari''. A sostenerlo e' il Codacons Calabria Le spese di estinzione del conto corrente sembrano essere diventata la classica goccia che rischia di far traboccare il vaso. ''Si tratta di quella clausola - ha sostenuto il presidente del Codacons calabrese, Francesco Di Lieto - che prevede l' obbligo per i cittadini di corrispondere una somma a titolo di 'commissione richiesta estinzione conto' anche nell' ipotesi in cui il diritto di recesso venga esercitato dal correntista dopo aver ricevuto una comunicazione da parte dell' istituto di credito della unilaterale modificazione dei tassi, prezzi ovvero di altre condizioni''. La tesi dell' Associazione, e' scritto in una nota, ''si basa sul presupposto che quella clausola e' volta ad aggirare la normativa speciale in materia bancaria (Testo Unico bancario), istituendo una vera e propria caparra penitenziale (in sostanza una penale in caso di recesso)''. ''Si tratta - prosegue la nota - di una vertenza giudiziaria che si propone di dare una speranza alle migliaia di cittadini calabresi vessati dal comportamento di alcuni Istituti di credito, che non intendono eliminare dalle condizioni relative ai conti correnti la clausola che penalizza i Cittadini''. ''A nostro avviso - ha sostenuto Di Lieto - in caso di modifica unilaterale delle condizioni da parte di una banca, il cliente che ritiene di recedere dal contratto di conto corrente deve poterlo fare senza essere costretto a pagare assurde spese di estinzione. Le predette somme, inoltre, vengono unilateralmente stabilite dalla banca, al solo fine di ostacolare la libera concorrenza e la libera scelta di altri prodotti sul mercato. Per questi motivi abbiamo diffidato tutti gli istituti di credito che operano in regione, ad astenersi da siffatti comportamenti gravemente lesivi dei diritti dei cittadini''. Il Codacons ha invitato tutti i correntisti calabresi a rifiutarsi di pagare queste commissioni, quando viene esercitato un legittimo diritto di recesso da un contratto di conto corrente. ''Per concludere - ha affermato Di Lieto ¿ possiamo affermare che tutti coloro che vorranno svincolarsi da un contratto di conto corrente divenuto penalizzante, a seguito di modifiche imposte unilateralmente dalla propria banca, potranno farlo senza dover piu' pagare esose 'commissioni di estinzione conto'''.

Aumentano i “servizi da spiaggia”. Rincarano del 14% ombrellone e sdraio

13/05 Bagni e tintarella piu' cari sulle spiagge italiane, in questa estate 2006 che tarda a farsi annunciare. A luglio-agosto, tradizionale bimestre dei vacanzieri nostrani e di 'invasione' di quelli stranieri, per passare una giornata su un arenile attrezzato si dovra' spendere il 14% in piu' rispetto allo scorso anno. Il tutto, ovviamente, senza contare il costo di benzina, panini, ristorante e quant'altro. A calcolare il caro-ombrellone 2006, attraverso una meticolosa rilevazione che per una settimana l'ha portata a battere a tappeto le principali localita' balneari italiane, e' l'associazione di tutela dei consumatori Adusbef. ''Il sindacato dei gestori di stabilimenti balneari - conferma il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti - mette le mani avanti e parla di aumenti contenuti tra il 2,5 ed il 5%. Per la verita', le voci di costo (ombrellone, lettino, etc.) aumentano mediamente di oltre il 14%''. Secondo la rilevazione dell'associazione infatti per una sdraio si paghera', in luglio e in agosto, il 16% in piu' (da 6 a 7 euro); per un ombrellone il 15,3% in piu' (da 6,5 a 7,5 euro); e per un lettino il 14,2% in piu' (da 7 a 8 euro). ''Quanto al biglietto d'accesso agli stabilimenti - precisa ancora l'indagine - di norma non viene richiesto, ma quando e' previsto passa mediamente da 4 a 5 euro, con punte di 7 euro qualora dia il diritto ad accedere a servizi particolari, come la piscina''. Ci sono poi le formule di abbonamento: per quello giornaliero (ombrellone+lettino+sdraio), il rincaro medio rispetto al 2005 e' del 18,7%; per il settimanale si riscontra una variazione verso l'alto che varia dall'8,3 all'11,5%; pe