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Sanità e Salute
Asp Reggio “Per il dodicenne morto, filiera dell’emergenza impeccabile” 05/11 "Davanti ad un episodio grave e triste come quello che ha visto la scomparsa del giovane di Scido, la direzione dell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio ha scelto la via del silenzio, nel rispetto del dolore dei familiari e per avere il tempo di accertare i fatti nella loro interezza e verità, acquisendo riscontri oggettivi di quanto occorso, rilevare eventuali responsabilità, ma, soprattutto, ove fossero state riscontrate carenze organizzative, intervenire per eliminarle evitando, così, il ripetersi di casi simili che, certamente, offendono la coscienza umana". E' quanto afferma, in un comunicato, il commissario straordinario dell'Asp di Reggio Calabria, Renato Caruso. "Alla scelta del silenzio - prosegue Caruso - assunta dall'Asp di Reggio Calabria ha fatto, tuttavia, da contraltare il clamore delle dichiarazioni di operatori di altre strutture sanitarie interessate, a vario titolo, negli accadimenti e sfociate in gratuite valutazioni meritocratiche sull'operato del personale intervenuto nell'episodio, senza che quelle stesse dichiarazioni avessero il dovuto conforto documentale, forse con il solo scopo di allontanare da sé eventuali responsabilità". "Dunque - aggiunge - il linciaggio mediatico dell'Azienda sanitaria che si è sviluppato in questi giorni, impone alcune precisazioni, anche, al fine di tutelare tutti gli operatori coinvolti nella vicenda, evitando di assecondare la volontà di fare apparire la struttura sanitaria di Polistena ed il Servizio di emergenza 118 come responsabili di tutti i mali della sanità reggina". "Dalle risultanze - scrive Caruso - delle indagini interne all'uopo effettuate emerge che: la filiera dell'emergenza coordinata dalla centrale operativa del Suem 118 ha operato in modo impeccabile e tempestivo (il soccorso al 12/enne è stato prestato entro cinque minuti dalla prima chiamata ed il suo trasporto all'ospedale di Polistena per l'esecuzione delle dovute indagini diagnostiche è stato effettuato nei modi e nei tempi previsti da ogni normativa); l'assistenza sanitaria presso il summenzionato ospedale si è svolta senza ritardi e con appropriatezza del percorso clinico-diagnostico consumatosi nel naturale arco temporale di circa 50 minuti; l'affannosa ricerca di posto letto dove ricoverare il minore per il successivo percorso terapeutico è iniziata già 30 minuti dopo l'accesso al Pronto soccorso ed è durata ininterrottamente per circa 45 minuti (fino alle ore 18,26, ora in cui, finalmente, si otteneva la disponibilità della Neurochirurgia di Messina)". "Le altre ambulanze idonee - aggiunge Caruso - erano impegnate, tra l'altro, in soccorsi per altri tre minori affetti da patologie potenzialmente altrettanto gravi come quella da cui era stato colto il 12/enne in oggetto; dopo il già menzionato iter, un mezzo mobile di trasporto, adeguatamente attrezzato e medicalizzato, è stato reperito entro un'ora dalla richiesta ed il trasferimento eseguito sino a Reggio Calabria in modi e tempi standard, in relazione alle condizioni di viabilità". "Siamo certi - prosegue - che le inchieste in corso da parte della Regione e soprattutto dalla magistratura possano accertare e ristabilire la verità. La direzione dell'Azienda, nel ribadire la piena fiducia al proprio personale che, operando in condizioni di difficoltà, assicura tuttavia un servizio dignitoso alla comunità, rivolge l'invito ad abbassare i toni della polemica e ad astenersi da linciaggi morali, che certamente non servono al miglioramento dei servizi". "Il commissario straordinario, - conclude il comunicato - senza voler sfuggire alle proprie eventuali responsabilità, è pronto a recepire ogni suggerimento e parere purché volto a migliorare la sanità calabrese" Al sud mortalità infantile doppia rispetto al nord 18/10 Continua il miglioramento generale del tasso
di mortalità infantile in Italia: nel 2006 la mortalità
è risultata del 3,85 per mille nati vivi, contro 4,1 del 2001
e una media europea appena superiore al 4. Purtroppo, persiste un
importante divario tra Centro-Nord e Sud: il tasso di mortalità
neonatale in Puglia, Campania, Calabria è più del doppio
rispetto a quello di Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e
delle regioni del Nord in generale. Il dato emerge dal 'Rapporto sulla
salute del bambino in Italia 2006' della Direzione scientifica dell'Irccs
Burlo Garofolo di Trieste. Una parte del rapporto - in corso di pubblicazione
- è stato presentato oggi in anteprima al XIX congresso nazionale
dell'Associazione culturale pediatri (Acp) in corso a Trani, dove
si discute delle azioni politiche e delle priorità di intervento
per garantire il diritto alla salute dei bambini. Il rapporto - definito
dall'Acp un "essenziale strumento di lavoro" - identifica
altre due aree su cui le tendenze sono sfavorevoli, oltre a quelle
delle cure perinatali fotografate nel Sud Italia: sovrappeso ed obesità
(dove l'aumento nella prevalenza registrata in Italia è tra
i più alti in Europa) e salute mentale (dove i dati esistenti
sono preoccupanti e, tuttavia, di qualità ancora nettamente
insufficiente per avere un quadro preciso della situazione). Aumentano le anomalie ai genitali dei bimbi: troppi estrogeni 22/09 Un bambino su tre nasce con anomalie all'apparato
genitale, i maschi sviluppano tardi e le femmine, invece, in modo
precoce, a causa dell'inquinamento da estrogeni. A lanciare l'allarme
sono gli andrologi riuniti nel quarto congresso nazionale "Progressi
in andrologia" che si sta svolgendo a Villa San Giovanni. Negli
ultimi 20 anni, ha rilevato il prof. Andrea Ledda, del Dipartimento
di Scienze biomediche dell'Università di Chieti e direttore
scientifico del congresso, "la percentuale di bambini che nascono
con i testicoli retratti è aumentata di quattro volte. Gli
estrogeni sono dei distruttori endocrini che bloccano la produzione
del ricettore L3 che si trova nelle cellule fetali-neonatali. Inoltre
interferiscono nella produzione del testosterone, fondamentale per
la maturazione degli spermatozoi e per il mantenimento delle ghiandole
che li producono. E così si spiega il problema dell'infertilità
maschile che diventa sempre più importante". Gli spermatozoi
prodotti dall'uomo moderno, infatti, sono diversi da quelli che produceva
trenta anni fa. "Oggi - ha sostenuto Ledda - sono pochi e di
scarsa qualità. L'uomo ne dovrebbe produrre 300 milioni al
giorno con un'aspettativa di vita, per quelli eiaculati, di 48 ore.
Ma dagli anni '80 la natalita' si è ridotta del 12% e si è
accertato un deterioramento della qualità seminale". Gli
estrogeni, ha sottolineato Ledda, sono ormai ovunque. "Gli enti
preposti - ha concluso - ricercano e controllano per lo più
la presenza di tali sostanze a livello della filiera delle carni o
del latte trascurando totalmente gli alimenti non animali, i prodotti
cosmetici e quelli per l'igiene personale, l'ambiente e soprattutto
le acque". Intesa tra La prefettura di Vibo e l’AS provinciale contro le infiltrazioni antimafia 13/07 Un protocollo d'intesa finalizzato a prevenire i tentativi
di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore
dei contratti pubblici di lavori, servizi e fornitura è stato
sottoscritto stamani a Vibo Valentia tra il Prefetto, Vincenzo Greco
ed il Direttore Generale dell'Azienda Sanitaria Provinciale, Francesco
Talarico. Il contenuto della convenzione - è scritto in una
nota - riguarda il monitoraggio preventivo dei bandi di gara, delle
imprese e delle anomalie nell'esecuzione degli appalti. Quanto ai
bandi di gara viene stabilito che l'Azienda Sanitaria Provinciale
di Vibo Valentia si impegna a trasmettere alla Prefettura. prima dell'adozione
della determinazione a contrarre concernente i lavori, servizi e forniture,
di rilevante importo, lo schema compilato dei bandi di gara al fine
di consentirne, prima della pubblicazione, una disamina indirizzata
a verificare i presupposti di legalità, trasparenza e libera
concorrenza. Per quel che riguarda le imprese - prosegue la nota -
a seguito dell'aggiudicazione l'Azienda Sanitaria Provinciale comunicherà
alla Prefettura i dati relativi alle società e alle imprese
aggiudicatarie al fine di escludere infiltrazioni e condizionamenti
da parte della criminalità organizzata. CISL Medici “Il Piano sanitario è perfettibile con la concertazione” 07/07 "Siamo coscienti che il Piano sanitario regionale sia
perfettibile attraverso una concertazione con il sindacato".
E' quanto sostiene, in una nota, il segretario generale della Cisl
medici Calabria, Mario Marino. "Un sindacato - aggiunge Marino
- che prescinda da logiche campanilistiche e localistiche e che sia
consapevole che il reale cambiamento sia realizzabile solo attraverso
scelte forti ed incisive, talvolta anche impopolari. Noi auspichiamo
che tali scelte realizzino, attraverso la razionalizzazione delle
risorse ed il contenimento della spesa sanitaria, una scelta di progresso
e di innovazione, in linea con gli indirizzi nazionali ed Patto di
Stabilità. Una concertazione quindi, aperta al confronto, senza
alcuna chiusura pregiudiziale, ed ispirata al raggiungimento di scopi
comuni con reciproca e mutua soddisfazione". Secondo Marino,
"il nuovo Piano sanitario regionale, che sarà oggetto
nei prossimi giorni di concertazione con le organizzazioni sindacali,
ci pone di fronte ad un prossimo cambiamento epocale del panorama
della sanità calabrese. Sono evidenti due sentimenti contrastanti.
Da un lato la consapevolezza che la gestione della sanità calabrese
sino ad ora è stata caratterizzata da una serie di criticità
strutturali, che l' hanno resa obsoleta e distante dal cittadino.
Dall' altro c'é il timore di un 'nuovo' che rischia di incidere
radicalmente sulle scelte future, professionali e sociali di ognuno
di noi". "E' indubbio - sostiene ancora Marino - che il
Piano presenti delle proposte di soluzioni organizzative talvolta
innovative ed in linea con una idea di sanità moderna e sostanzialmente
diversa. Va elogiato il tentativo di distribuire uniformemente sul
territorio regionale i centri di eccellenza, divisi per specialità,
la riorganizzazione e l' accorpamento delle Aziende ospedaliere di
Catanzaro (Pugliese-Ciaccio, Mater Domini e Fondazione Campanella),
la rivalutazione del territorio e dei servizi allo scopo di decongestionare
le strutture ospedaliere, fornendo al contempo all' utenza un servizio
di qualità e risposte efficienti ai problemi di salute".
Marino definisce poi una "priorità il blocco dell' accreditamento
delle strutture private sino alla completa attuazione del Piano. E
questo non perché siamo contrari all'assistenza privata, ma
perché riteniamo che il privato sia sufficientemente presente
nella nostra regione sia come strutture, che come numero di posti
letto. Riteniamo inoltre che sia assolutamente necessario che le strutture
private, se accreditate, siano complementari alle pubbliche. E' quindi
necessaria una ristrutturazione e riorganizzazione delle stesse, da
effettuare nell' ambito del nuovo Piano sanitario. Solo così,
le professionalità delle strutture private accreditate saranno
una ulteriore risorsa del Servizio sanitario, non solo una voce di
spesa del bilancio regionale". "In questa battaglia - conclude
la nota della Cisl medici - siamo concordi con l'assessore Lo Moro
sulla necessità di ritoccare la quota del fondo sanitario regionale
da destinare al privato accreditato per liberare ulteriori risorse
utili al rilancio della sanità pubblica". Malato di AIDS di Taurianova deve sospendere terapia per mancanza del farmaco 04/07 Ha dovuto sospendere la terapia in atto, con il rischio del
fallimento della cura, per il prolungato ritardo nella fornitura di
un farmaco antiretrovirale da parte del servizio farmaceutico territoriale
di Taurianova. A denunciare la situazione di grave disagio che vede
coinvolto un proprio socio, malato di Aids, è la Lega Italiana
per la lotta all' Aids (Lila Calabria). "Il nostro socio, a causa
del protrarsi di oltre 20 giorni di tale fornitura - afferma il presidente
della Lila Calabria, Nicola Emanuele - è stato costretto a
sospendere tutta la terapia che prevede in formula combinata l' impiego
di tre farmaci, uno dei quali è proprio quello mancante. La
sospensione della terapia è un evento molto grave e può
concretamente determinare il rischio del fallimento del protocollo
terapeutico in atto". L' associazione evidenzia che "la
farmacia in questione continua a non dare garanzie su una data certa
di fornitura del farmaco. Ci chiediamo come sia possibile che un servizio
farmaceutico territoriale non possa garantire la continuità
di una terapia farmacologia legata ad una malattia così importante".
"Di chi è la responsabilità di tali ritardi? -
si domanda il presidente Emanuele - Ricordiamo che l' erogazione dei
farmaci antiretrovirali è stata demandata alle farmacie territoriali
con un provvedimento dell' Assessorato alla Tutela della Salute e
alle Politiche Sanitarie, provvedimento, unico in Italia, legato a
logiche economiche regionali. Tale provvedimento solleva gli ospedali
dall' onere di distribuire i farmaci direttamente ai propri assistiti,
con tutto il carico di disagi che ciò comporta per questi ultimi.
Innanzitutto la necessità di doversi recare in farmacie spesso
distanti dall' ospedale, anche più volte in un mese. Ad esempio
gli utenti di Reggio devono recarsi alla farmacia territoriale di
Scilla; quelli che afferiscono al reparto di Vibo, e non sono residenti
nella stessa città, come il nostro socio, devono recarsi alla
farmacia territoriale del paese di residenza, in questo caso Taurianova".
Per la Lila "altro disagio è quello legato alla violazione
della privacy. Molti utenti si trovano in difficoltà a doversi
interfacciare con dipendenti di farmacie spesso diversi e a trovarsi
in ambienti in cui chiunque può intuire e verificare di che
tipo di pazienti si tratti". "Quello che chiediamo - conclude
Emanuele - è che vengano presi con urgenza i provvedimenti
necessari affinché l' erogazione di tali farmaci avvenga nelle
modalità più adeguate, nel rispetto del diritto alla
cura dei pazienti malati di Aids, e non solo" Buttiglieri “Serve sorveglianza per la prevenzione delle malattie infettive” 28/06 "La prevenzione delle patologie infettive assume oggi,
nell' era globalizzata e soprattutto nei paesi occidentali, una rilevanza
fondamentale che non può essere sottovalutata. Il diffondersi
lento, silenzioso e inesorabile di alcune malattie infettive, come
l' Hiv e l' epatite, per citarne alcune, impone la massima sorveglianza
da parte del mondo medico e scientifico italiano, sebbene anche i
cittadini calabresi debbano fare la propria parte non esponendosi
a rischi inutili". Lo ha detto il direttore generale dell' Azienda
Ospedaliera Universitaria "Mater Domini", Anna Rosalba Buttiglieri,
intervenendo al convegno sulle Malattie infettive promosso dal professor
Vincenzo Guadagnino - docente ordinario nell' Università di
Catanzaro e primario infettivologo dell' Unità operativa "Malattie
infettive" dell' Azienda e organizzato in collaborazione con
la Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali.
"Da una indagine epidemiologica effettuata dall' Unità
operativa diretta dal professor Guadagnino - ha rilevato la dottoressa
Buttiglieri - emerge come negli ultimi anni ci sia stata una scarsissima
attenzione sul fronte delle patologie infettive, seppure queste rappresentino
patologie diffuse e molto insidiose. Ciò significa che i rischi
di contagio e trasmissione tra i cittadini sono molto elevati e il
sistema dei controlli carente". "Se è vero che le
prime cause di mortalità oggi sono riconducibili alle malattie
cardiovascolari e ai tumori - prosegue Buttiglieri - non bisogna in
alcun modo trascurare la pericolosità delle patologie infettive:
basti pensare alla sola Hiv che nel giro di pochi anni è diventata
una delle prime cause di morte da virus. A fronte di questa emergenza
tutta la comunità medico-scientifica calabrese è chiamata
a nuovi sforzi capaci nel più breve tempo possibile di produrre
risultati efficaci nella lotta alle epidemie. Molti passi in avanti
sono stati fatti e tanti altri devono compiersi. Notiamo oggi che
il problema delle patologie infettive e del loro corretto approccio
terapeutico e diagnostico sta assumendo una sempre maggiore importanza
nella moderna medicina. I risultati sono incoraggianti, sebbene non
mi stancherò mai di ribadire che prevenzione e controllo sono
gli elementi da cui non si può prescindere per una vita sana
e priva di rischi". Per il direttore generale della Mater Domini
"serve tuttavia un rinnovato impegno nella lotta alle patologie
infettive, cosi come una più stretta cooperazione in Calabria
tra le professionalità medico scientifiche e le istituzioni,
le quali devono fornire una più efficace e corretta informazione
ai cittadini che, in ogni caso, non possono più disinteressarsi
di un fenomeno che li tocca così da vicino. Questo evento -
ha concluso Buttiglieri - rappresenta un esempio di stretta collaborazione
e di sinergia tra il territorio e l' ospedale e costituisce un occasione
importante per dare risposte alle esigenze di assistenza sanitaria
dei cittadini" Ass. Lo Moro: Intesa con la Libia per il trapianto del midollo 27/06 E' stato approvato dalla Giunta regionale il programma di cooperazione
internazionale tra l' azienda ospedaliera "Bianchi-Melacrino-Morelli"
di Reggio Calabria e l' African Oncology Institute of Sabratha, l'
istituto nazionale per i tumori della Libia. "L' iniziativa -
è scritto in un comunicato dell' assessorato regionale alla
Salute - è finalizzata alla formazione del personale ed all'
effettuazione di trapianti di midollo osseo a pazienti di nazionalità
libica. E' stato lo stesso istituto libico, delegato dal governo di
Tripoli a varare il programma nazionale di trapianto di midollo osseo
a proporre l' accordo di cooperazione con l' azienda reggina, nella
quale é operante il centro di trapianto per il midollo osseo,
dotato di competenze avanzate, oltre che sul versante clinico assistenziale,
anche dal punto di vista scientifico. Con delibera del 18 maggio 2004,
inoltre, la Giunta regionale ha individuato il centro trapianto midollo
osseo come sede unica per il programma delle attività di trapianto
di cellule staminali ematopoietiche e di terapia cellulare in Calabria".
"Il programma - afferma l' assessore Lo Moro che ha proposto
la delibera - evidenzia la volontà del governo regionale di
favorire e sviluppare accordi con i Paesi del Mediterraneo. Vogliamo
contribuire all' integrazione dei popoli che si affacciano sul nostro
mare ed in questo ci agevola la posizione di Reggio, città
che vogliamo attrezzare dei servizi necessari ed offrire ai Paesi
dell' area come punto di riferimento. Sono da valutare in questa ottica
anche l' istituzione della cardiochirurgia e l' avvio della piattaforma
cuore". "Si tratta di elementi - conclude l' assessore -
che conferiranno alla città calabrese dello Stretto, nell'
ambito delle politiche sanitarie, un ruolo importante in un bacino
certamente molto più ampio di quello locale". Paolini (Aiop) “Non bisogna penalizzare la clinica ‘La Madonnina’” 21/06 "La vicenda che ha portato una delle più prestigiose
case di cura di Cosenza, 'La Madonnina', al collasso operativo-gestionale
ha dell' assurdo. Ottanta famiglie rischiano di trovarsi senza sostegno
economico per le tortuose, pretestuose e arroganti interpretazioni
normative degli uffici regionali dell' assessorato alla Sanità".
E' quanto afferma, in una nota, il presidente nazionale dell' associazione
ospedalità privata (Aiop), Enzo Paolini. "Si assume a
pretesto - prosegue Paolini - una capziosa applicazione della recente
legge regionale 9/2007 che differisce al 31 dicembre 2007 i termini
per l' adeguamento di tutte le strutture, pubbliche e private, ai
requisiti previsti per l' accreditamento. Il mancato accreditamento
non dà luogo alla proroga del contratto 2006 per il 2007 in
quanto il 2006 il contratto non è stato firmato per l' arrogante
pretesa di imporre a fine anno un taglio di quasi il 50% su remunerazioni
dovute in quanto relative a prestazioni regolarmente rese. Conclusione
degli uffici regionali: blocco dei pagamenti a partire dall' ottobre
2006 mentre 'La Madonnina' ha continuato regolarmente ad assistere
cittadini bisognosi di cure". Secondo il presidente nazionale
dell' Aiop "l' opinione pubblica non conosce l' occhiuta burocrazia
degli uffici regionali, a giorni alterni protagonisti, in alcuni delicatissimi
settori, di poco edificanti cronache giudiziarie. Qui nessuno vuole
sottrarsi agli obblighi di legge, quali che siano, rilevanti o meno,
e per certo non lo vogliono i titolari de 'La Madonnina'. Ma la miopia,
la pretestuosità, l' ignoranza giuridica mista ad arroganza
dei funzionari regionali è una minaccia continua al corretto
funzionamento del servizio sanitario regionale. Ormai si registra
un clima di prevaricazione che non può essere tollerato oltre".
"L' assessore regionale - sostiene ancora Paolini - non si può
chiamare fuori, come se si trattasse di un inghippo da lasciare alla
responsabilità dell' apparato burocratico, mentre per il resto
si tratterebbe di strumentalizzazioni. Da parte di chi? Dei dipendenti
senza stipendio da mesi? Dei titolari della struttura che vantano
crediti miliardari nei confronti della Regione? Lei che ci tiene tanto
alla sua storia politica ed alla sua contiguità col mondo del
lavoro e con i diritti dei lavoratori non può derubricare a
semplice negligenza l' operato dei suoi uffici. La responsabilità
politica di quanto accade è tutta sua. Che lo faccia consapevolmente
o meno, sta distruggendo la componente privata del servizio sanitario
regionale che,impegnando meno dell' 8 per cento della spesa sanitaria,
assicura oltre il 40 per cento del volume globale delle prestazioni
erogate". "Se, per paradosso, dovessero chiudere in Calabria
tutte le case di cura a gestione privata - sottolinea ancora Paolini
- sarebbe la bancarotta sanitaria. Questa è la verità,
il resto é incapacità a governare i problemi, inadeguatezza
degli uffici, deficit di competenze e l' abuso, tipico delle burocrazie
sudamericane, di non pagare il dovuto senza fornire giustificazioni.
A questo siamo, di tanto è a conoscenza il presidente e l'intera
giunta ma i problemi marciscono. Ormai è chiaro, non si può,
o non si vuole, ridurre la spesa sanitaria. Lo spreco nel settore
pubblico, che pure vanta eccellenze e qualità, è incontenibile
e tollerato. Si vuole coprire questo bubbone con la demagogica foglia
di fico del taglio nel settore privato che non spreca, costa di meno
e rende qualità". Il 45% dei calabresi sono ipertesi, ma molti non lo sanno 15/06 I calabresi sono ipertesi e non lo sanno. E molti nemmeno si
preoccupano di scoprirlo. nella regione, infatti, hanno la pressione
alta 45 uomini e 41 donne su cento. I dati sono stati resi noti nel
corso del congresso della Società europea dell' ipertensione,
in corso a Milano. Moltissimi sono coloro, è scritto in una
nova, che sono ai limiti dell' ipertensione, ma "un' indagine
Istat rivela che 22 calabresi su cento non si sono mai misurati la
pressione arteriosa". "Calabresi tenetevi 'sotto pressione'
- ha sostenuto il professore Giuseppe Mancia, presidente del Congresso
della Società Europea dell' Ipertensione - perché se
alla pressione alta, o comunque ai limiti, si associano fattori di
rischio come il diabete, l' obesità, l' ipercolesterolemia
o altre malattie cardiovascolari allora la possibilità di andare
incontro a infarto e ictus è molto concreta". Al Congresso
di Milano oltre a fotografare la realtà dell' ipertensione,
sono state presentate le linee guida: indicazioni per i medici, raccomandazioni
per i pazienti. "Quattro - ha sostenuto Mancia - sono le regole
più importanti per tenere l' organismo 'sotto pressione': misurarsi
con regolarità la pressione ricorrendo anche all' automisurazione
che è stata finalmente ritenuta affidabile; ogni volta che
si esegue l' esame delle urine chiedere anche di eseguire la microalbuminuria
perché la presenza di minime tracce di proteine può
significare che i piccolissimi vasi nel rene non funzionano e possono
non funzionare anche piccole e grandi arterie di tutto l' organismo
e quindi ictus e infarto potrebbero essere in agguato; il livello
di tranquillità della pressione arteriosa é sotto 140/90
mmHg e chi supera questi livelli deve cambiare stili di vita e poi
seguire una terapia; la terapia deve essere flessibile e con più
farmaci anche a piccole dosi". Mancia ha poi sostenuto che "va
presa con molta cautela la notizia di un vaccino terapeutico per curare
l' ipertensione" visto che "fino a prova contraria, ad oggi,
non si conosce ancora cosa produce l' ipertensione, anche se è
ampiamente noto che le cause sono quasi sempre molteplici". In
Calabra, secondo i dati dell' Istat e dell' Istituto Superiore di
Sanità, il 45% degli uomini e il 41% delle donne é iperteso
mentre il 15% degli uomini e il 14% delle donne è in una condizione
a rischio. "Vale a dire - è scritto nel comunicato - che
il 60% degli uomini adulti e il 55% delle donne adulte hanno problemi
con l' ipertensione o rischiano di averne se non corrono subito ai
ripari intervenendo, in particolar modo, su fattori di rischio correlati
primo fra tutti l'obesità". Dall' ultima indagine Istat
sullo stato di salute, inoltre, emerge che in Calabria solo 14,3 persone
su cento hanno dichiarato di soffrire di ipertensione. Ma non solo
sono ipertesi e non lo sanno. Non lo vogliono neanche sapere. Basti
pensare, infatti - è sempre l' Istat a rilevarlo - che in Calabria
21,6 adulti su cento dichiarano di non essersi mai misurati la pressione
arteriosa. I calabresi, inoltre, si occupano e preoccupano poco della
loro pressione arteriosa così come degli altri fattori di rischio
per il cuore: il 17% degli uomini e il 25% delle donne ha una ipercolesterolemia;
il 44,1% degli uomini e il 30,2% delle donne è in sovrappeso,
l' 11,6% degli uomini e il 10,1% delle donne è obeso. Paolini (Aiop) “Ancora tanti problemi irrisolti” 05/06 ''Il protocollo d' intesa firmato fra l' Associazione italiana
ospedalita' privata (Aiop) e il Dipartimento dell' assessorato regionale
alla Sanita' e' certamente un elemento di svolta nei rapporti fra
ospedalita' privata e assessorato, fino ad oggi conflittuali per i
troppi problemi ripetutamente segnalati e a tutt' oggi irrisolti''.
A sostenerlo e' stato il presidente nazionale dell' Aiop, Enzo Paolini.
''E' significativa, per esempio - ha aggiunto - l' affermazione fatta
recentemente dall' assessore Lo Moro secondo la quale non ci sono
risorse sufficienti per la sanita' privata e che molte strutture pubbliche
improduttive vanno chiuse o riconvertite. Per la sanita' privata debbo
ricordare all' assessore che se non si chiudono i pozzi neri della
sanita' pubblica non ci saranno mai risorse sufficienti per assicurare
un servizio sanitario decente. Fino ad oggi le aziende sanitarie sono
state l' equivalente di collegi elettorali e questo spiega perche'
la spesa sanitaria e' arrivata a incidere per oltre il 60% sul bilancio
regionale. Pensare di far pagare alle strutture private gli sprechi
e le dissipazioni della sanita' pubblica e' da irresponsabili''. ''Siamo
in presenza - ha sostenuto Paolini - di una politica sanitaria evidentemente
gestita da una burocrazia che opera a livelli quasi di rilevanza penale
se si tiene conto che in gioco c' e' la salute del cittadino. Non
si tratta soltanto dei crediti che le case di cura hanno maturato
e che non vengono pagati, nonostante le reiterate assicurazioni di
Loiero e della Lo Moro evidentemente ignorate dagli uffici esecutivi
che pur dispongono delle risorse occorrenti per emettere i mandati
di pagamento. Il fatto grave e' che si sta giocando sulle liste di
attesa. La Regione, con le sue articolazioni burocratiche inefficienti
e perniciose, risponde con liste di attesa che vanno da tre a otto
mesi, costringendo i calabresi ad andare in ospedali fuori regione.
Le case di cura e i laboratori accreditati potrebbero alleggerire
di molto le liste ma si preferisce mandare la gente fuori''. ''Vorrei
segnalare - ha proseguito il presidente dell' Aiop - un caso molto
istruttivo. A Cosenza una struttura privata ha investito notevoli
risorse per impiantare il servizio di medicina nucleare che attualmente
viene erogato in esclusiva dall' ospedale dell' Annunziata di Cosenza.
Per questo servizio esistono liste di attesa lunghissime, ma gli uffici
regionali, a distanza di quattro anni dalla richiesta, non hanno ancora
reso operativa la struttura privata per cui chi non puo' aspettare
4-5 mesi prende la via del centro-nord con grandi disagi e un conseguente
aggravio di costi per le casse regionali. E' un fatto talmente grave
da sollevare interrogativi inquietanti. Quale logica puo' accampare
la burocrazia regionale per giustificare un comportamento cosi' dannoso
per le casse regionali e cosi' irresponsabile nei confronti dei cittadini?''.
''Fino ad oggi - ha concluso Paolini - abbiamo avuto pazienza e rispetto
dei ruoli, ma se qualcuno vuol mettere in discussione il diritto alla
salute, violando le regole e venendo meno ai suoi doveri di ufficio,
apriremo un conflitto senza esclusione di colpi volto soprattutto
ad accertare se da questi irresponsabili atteggiamenti qualcuno trae
illecitamente vantaggio, in Calabria e fuori dalla Calabria'' Combattere le discriminazioni ai danni dei tossicodipendenti 26/05 ''Bisogna combattere qualsiasi forma di discriminazione ai
danni dei tossicodipendenti, attuando nei loro confronti un approccio
umano ed umanitario''. Lo ha detto il presidente della Croce rossa,
Massimo Barra, intervenendo alla giornata d studio sulla droga promossa
dall' istituto tecnico-commerciale di Corigliano Calabro. Barra ha
fatto riferimento all' esperienza di Villa Maraini, la comunita' per
tossicodipendenti che ha fondato a Roma nel 1976, descrivendola come
''un fatto altamente positivo proprio per l' impostazione del rapporto
con le persone con problemi di droga. L' interesse dello Stato - ha
aggiunto - e' quello di conoscere realmente i tossicomani in modo
da differenziare l' intervento terapeutico secondo le obiettive possibilita'
di reazione della persona colpita da questa condizione''. Nel corso
del suo intervento Barra ha lanciato un appello alla Croce rossa della
Calabria perche' ''moltiplichi i comitati locali, che rappresentano
l' occasione - ha detto - per curare le persone piu' vulnerabili,
moltiplicare le delegazioni, avere un delegato di Croce rossa in ogni
comune. Occorre anche ripristinare l' antica tradizione della Croce
rossa italiana giovanile. In ogni scuola vogliamo che ci siano giovani
iscritti alla Croce rossa per farne i pionieri della diffusione dell'
educazione sanitaria in favore della collettivita'''. Al Policlinico di Catanzaro in funzione la radiologia digitale 24/05 Si avvale di apparecchiature radiologiche all' avanguardia
il Policlinico universitario di Catanzaro. La struttura è dotata
di apparecchiatrure radiologiche della Carestream Healt, leader mondiale
nei sistemi imaging medico. "Nata in seguito all'acquisizione
da parte di Onex Corporation dell'Health Group di Eastman Kodak Company
- è detto in un comunicato - Carestream Health Incorporation
è una multinazionale leader mondiale nei sistemi di imaging
medico, dentale e molecolare, e tra le maggiori aziende fornitrici
di soluzioni IT e prodotti per i test non distruttivi. L'Italia, dove
la multinazionale è presente con Carestream Health Italia,
rappresenta per l'azienda il secondo mercato per redditività,
con un fatturato 2006 di 155 milioni di Euro. Con 205 dipendenti,
dislocati tra le sedi di Milano, Genova e Roma, Carestream Health
Italia serve ASL, Università, ospedali pubblici e privati,
centri diagnostici e dentisti, in tutte le regioni". In particolare,
nel Polo universitario Magna Grecia di Catanzaro Carestream Health
ha avviato il processo di ammodernamento dell'ospedale di Germaneto,
con la trasformazione digitale del servizio di radiologia. La soluzione
digitale Carestream Health collega in rete la radiologia al resto
dell'ospedale, attraverso 35 postazioni monitor distribuite nei reparti
di degenza e cinque sale con monitor ad alta definizione per consulti
specialistici. In radiologia sono invece presenti nove stazioni di
lavoro con monitor ad alta definizione che consento ai medici radiologi
di refertare sulle immagini ed archiviare le informazioni. Il servizio
di radiologia realizza annualmente 50mila esami diagnostici, attraverso
modalità digitali. Ogni giorno 10 calabresi vengono colpiti da ictus e solo uno su tre da importanza ai sintomi 17/05 Ogni giorno dieci calabresi vengono colpiti da un ictus. E
solo uno su tre dà importanza ai sintomi e corre in ospedale.
Ma di quanti vanno al pronto soccorso solo uno su cinque arriva nel
tempo utile - e cioé entro tre ore - per essere sottoposto
alla trombolisi, la terapia salvavita. Uno su due arriva entro le
12 ore. Poiché in Italia i casi di ictus sono 199mila l'anno,
vuol dire che 130mila persone colpite da una così terribile
malattia rimangono a casa e vanno in ospedale quando è tardi
e per loro si riducono le speranze di salvarsi. E' nata e sta crescendo,
nonostante le campagne di educazione, "l'epidemia dell'ictus
ignorato" di cui sono protagonisti quanti non danno importanza
ai primi segni della malattia che possono essere un formicolio ad
una mano, un senso di svenimento, un deficit motorio, un disturbo
visivo o una bocca "storta". La denuncia è stata
fatta, al Congresso in corso a Roma, dagli Internisti Ospedalieri
della Fadoi i medici che più degli altri sulla frontiera della
corsia si confrontano con l'ictus. "L'ictus viene scoperto in
ritardo dalla maggior parte delle persone - dice Michele Stornello,
referente nazionale Area Ictus della Fadoi - e questo perché
si dà più importanza ai sintomi dell'infarto che a quelli
della malattia cerebrovascolare. Eppure, il tempestivo ricorso all'ospedale
consente di evitare la morte e anche le conseguenze drammatiche dell'ictus,
e cioé l'invalidità con grandi ripercussioni sulla vita
di relazione e sociali. C'é, infatti, un trattamento specifico,
la trombolisi. Più del 70 per cento delle persone che tempestivamente
ricorrono all'ospedale evitano la morte e il rischio di una invalidità.
Sono più gli uomini che le donne a ricorrere tempestivamente
al pronto soccorso quando avvertono qualche sintomo anche perché
i maschi hanno più paura delle malattie. Più sensibili
degli altri le persone con cultura più elevata, certamente
informati meglio sull'educazione sanitaria". "L'alta incidenza
dell'ictus - dice Giovanni Mathieu presidente della Fadoi, Federazione
Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti,- ripropone, in tutta
la sua drammaticità, la necessità di campagne mirate
all'educazione della prevenzione dei fattori di rischio che, purtroppo,
troppo spesso vengono sottovalutati. E noi ne vediamo tutti i giorni
le conseguenze in corsia. E si vedono anche sul piano economico con
alti costi per la sanità, giornate di lavoro perdute. Per questo
la Fadoi sta portando avanti ampi progetti di studio sulle malattie
cardiovascolari e cerebrali indirizzate proprio alla popolazione" Aumentano gli anziani in Calabria ma il 28% dice di stare male 16/05 Aumentano gli anziani in Calabria. E aumentano anche i problemi
di salute. E' quanto emerge dal dossier "L'Italia dice 33"
della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri (Fadoi)
che ha fotografato l' Italia degli ultrasessantacinquenni attraverso
le cifre del Rapporto Osservasalute e del Ministero della Salute-Sdo.
"Al primo gennaio 2006 - è scritto nel rapporto - l' Istat
ha contato in Calabria 366.164 ultrasessantacinquenni, dei quali 207.823
donne. Un maschietto che nasce oggi in Calabria ha una speranza di
vita di 78,5 anni, le cose vanno meglio solo nelle Marche, in Toscana,
in Umbria, in Puglia, in Veneto e in Emilia Romagna. Non vanno così
bene le cose per le bambine che hanno una speranza di vita di 83,7
anni (in tutta Italia è considerevole il divario maschi/femmine),
come quelle della Valle d' Aosta , della Basilicata e del Piemonte,
meglio solo di quelle del Lazio, della Sicilia e della Campania".
"Il 28% degli over 65 anni - riporta il documento della Fadoi
- ha dichiarato all' Istat di sentirsi male o addirittura molto male:
è la percentuale più alta in Italia. Più le donne
(33%) degli uomini (21,4). La Calabria condivide questo triste primato
con la Sicilia e la Sardegna che hanno percentuali solo leggermente
inferiori. In Calabria ogni cento abitanti, dunque, senza distinzione
per età, le malattie allergiche colpiscono 10 calabresi ogni
cento; il diabete il 6,3%; l' ipertensione arteriosa il 15,5; l' infarto
del miocardio il 2; l' ictus/emorragia cerebrale l'1,4%. E ancora,
la bronchite cronica/enfisema colpisce 6,5 calabresi ogni cento; l'
asma bronchiale il 3,6 per cento; l' artrosi/artrite il 22,6; l' osteoporosi
il 6,3 e l' ulcera gastrica o duodenale quasi il 4 per cento".
"Gli anziani calabresi - è scritto ancora nel rapporto
- sembrano non aver ancora fatto proprio un messaggio importante di
prevenzione: la vaccinazione antinfluenzale. Nel 2005-2006, secondo
il Ministero della Salute, infatti, solo il 66,3% degli over 65 calabresi
si è vaccinato. Siamo ancora molto lontani da quel 75% indicato
come il livello ideale di copertura vaccinale in questa fascia d'
età. In Calabria, il 68,6% degli ultrasessantacinquenni fa
uso quotidiano di farmaci (più le donne), meno della media
italiana. Tra i fattori di rischio, l' obesità: il 14,4% degli
ultrasessantacinquenni calabresi ne soffre". "Ad affliggere
la salute degli ultrasessantacinquenni, in Calabria - evidenzia ancora
il rapporto - non ci sono solo le malattie ma, paradossalmente, c'
è anche il Sistema sanitario nazionale. Il problema dei posti
letto è, soprattutto per chi ha i capelli bianchi, una difficoltà
concreta così come la mancanza di assistenza sul territorio,
legata sia alla mancanza di strutture che alla solitudine. Spesso,
ad accogliere un anziano dopo la dimissione ospedaliera non c' è
nessuno e così, dopo aver faticato per entrare in ospedale
da lì non si vorrebbe più uscire perché non si
è trovato solo aiuto medico ma anche una 'famiglia'. Nel 2004,
in Calabria, le dimissioni ospedaliere per acuti in reparti ordinari
sono state 290.466 ed hanno rappresentato il 73% di tutte le dimissioni
per acuti tra regime ordinario e day hospital. Nel 2003, le dimissioni
in regime ordinario erano state quasi 316 mila e circa un terzo di
queste riguardavano proprio anziani oltre i 65 anni (121.077)".
"In Calabria, al 2003, - è scritto nel rapporto - si contavano
6.874 posti letto pubblici e 3.167 posti letto in Istituti privati
accreditati. La Calabria, insieme alla Campania e alla Basilicata,é
tra le regioni con una percentuale d'emigrazione sanitaria superiore
alla media. Il 14,05 dei ricoveri per acuti in regime ordinario di
abitanti residenti in Calabria è avvenuto fuori dalla regione:
la meta prescelta nel 20,65% dei casi è stata il Lazio, seguita
immediatamente dopo dalla Lombardia e poi dall' Emilia Romagna e dalla
Sicilia" In Calabria 18 mila persone soffrono di celiachia 15/05 Sono 18 mila in Calabria le persone colpite da celiachia, intolleranza
al glutine, ma di questi solo tremila lo sanno. I dati sono stati
forniti dall' Associazione italiana celiachia (Aic). "Nella regione
- è scritto in una nota ell' Aic - nonostante il numero dei
celiaci accertati cresca del 10%, le diagnosi continuano ad avere
un' incidenza bassa. Due le principali cause della mancata diagnosi:
la scarsa conoscenza della malattia e la difficoltà di riconoscere
i soggetti a rischio dovuta alla complessità dei sintomi".
"Il caso classico - afferma il presidente di Aic Calabria, Claudio
Picarelli - è quello di chi soffre di anemia da carenza di
ferro, uno dei segnali più frequenti della celiachia, ma possono
essere indizi della malattia anche la sensazione di debolezza, il
mal di testa, i gonfiori e dolori addominali e, nei bambini, perdita
di peso, vomito, diarrea e arresto dell' accrescimento. E' importante
conoscere questi campanelli d' allarme perché la celiachia
può manifestarsi a qualunque età e soprattutto perché
troppo spesso, trattandosi di sintomi lievi o poco specifici, la diagnosi
è tardiva o non arriva affatto". Domenica 20 maggio, per
sollecitare attenzione verso la problematica, l' Associazione Italiana
Celiachia organizza a Roma una marcia non competitiva a Roma alla
quale parteciperanno anche 500 volontari provenienti dalla regione.
In Calabria l' 86% dei celiaci dichiara di avere difficoltà
nel reperire pasti fuori casa e l' 82% lamenta limitazioni alla propria
libertà di viaggiare. Il 67% ritiene che la dieta priva di
glutine comporti complicazioni nella vita quotidiana in famiglia e
il 41% pensa addirittura che la celiachia possa costituire un ostacolo
alla propria carriera lavorativa. Nella regione sono 80 i locali tra
ristoranti e gelaterie che offrono prodotti per celiaci. Dal 2020 calo di incidenza dei tumori da amianto 15/05 "Dal 2020 ci sarà una diminuzione dell' incidenza
del mesotelioma pleurico in ragione delle normative che hanno eliminato
l' amianto dal procedimento produttivo. Risultati positivi verranno
anche dalla messa al bando del benzene, tra i fattori più pericolosi
per linfomi e leucemie". Lo ha detto l' oncologo Francesco Cognetti,
direttore scientifico dell' Istituto nazionale dei Tumori Regina Elena
di Roma, oggi a Catanzaro per partecipare ad un convegno su "Morti
e malattie nel lavoro". "Rispetto al passato - ha aggiunto
Cognetti - molto è stato fatto, soprattutto per quanto riguarda
l' individuazione dei cangerogeni più pericolosi nell' ambito
lavorativo e per la promulgazione di leggi che hanno consentito l'
abolizione di molti fattori che incidevano sull' insorgenza dei tumori
professionali. Certo, dal momento in cui il cancro attiva il processo
che lo porterà allo sviluppo vero e proprio della malattia
il processo è molto lungo e possono passare decenni".
"Oggi - ha concluso Cognetti - c' è da dire comunque che
nel mondo del lavoro i controlli sono maggiori e più efficaci.
Allo stato poi il trend è positivo anche nel Sud: sono migliorate
le tecnologie e anche l' organizzazione sta facendo passi in avanti.
Bisogna, però, rafforzare la rete tra le strutture e superare
l' idea prevalente che tutti debbano fare tutto". Settimana per la lotta alla Sclerosi Multipla 12/05 Prende i via oggi anche in Calabria per concludersi domenica
prossima, a Catanzaro con un convegno regionale sul tema "Sclerosi
Multipla: ricerca scientifica e impegno sociale", cui seguirà
lo spettacolo "Per conservare il gusto del bello" in scena
al Teatro Politeama, la Settimana nazionale della Sclerosi multipla
promossa dall' Aism. La sezione di Cosenza ha organizzato per oggi
il convegno scientifico "La Sclerosi Multipla: update" cui
segurà stasera lo spettacolo "Ordinaria Ironia familiare...a
ciascuno il suo" della compagnia teatrale "I sognatori dell'
Aism" al cinema teatro Italia. Domani, l' associazione culturale
"A Via Nuova" di San Pietro in Guarano presenta "Non
ti pago" di Eduardo De Filippo presso il Teatro Rendano. In Calabria
le persone con sclerosi multipla - è scritto in una nota -
sono circa 1.500 e sul territorio regionale sono presenti cinque Sezioni
Aism a Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia.
Le sezioni offrono alle persone con sclerosi multipla e ai loro familiari
i servizi di segretariato sociale, supporto all' autonomia della persona,
attività ricreative e di socializzazione, telefono amico, trasporto,
visite specialistiche, fisioterapia ambulatoriale e domiciliare e
attività di informazione, sensibilizzazione e raccolta fondi.
Nella sezione Aism di Reggio è attivo il Centro socio-sanitario
per le persone con sclerosi multipla del territorio. Il Centro offre
servizi di terapia riabilitativa, ambulatoriale e domiciliare, supporto
medico specialistico, consulenza legale, assistenza fiscale, segretariato
sociale, supporto al ricovero ospedaliero e trasporto con mezzi attrezzati.
La sezione di Cosenza offre servizi di segretariato sociale e telefono
amico, servizi di trasporto, supporto all' autonomia della persona,
supporto al ricovero ospedaliero, supporto medico specialistico anche
domiciliare e consulenza legale. Continua la protesta dei precari dell’ASL di Rossano 11/05 Gli ausiliari precari dell'azienda sanitaria di Rossano sono
giunti al nono giorno di occupazione della sede della Asl. Gli ausiliari,
specializzati ed ultra-quarantenni, svolgono il servizio in quattro
presidi ospedalieri (Rossano, Corigliano, Cariati, Trebisacce) e vengono
utilizzati con contratti semestrali. Durante la protesta stanno comunque
garantendo il servizio, alternandosi nell'occupazione a turni di 50
persone che hanno sistemato letti improvvisati nell'androne dell'Azienda
sanitaria. I lavoratori rivendicano da tempo il diritto alla stabilizzazione,
da realizzarsi nel più breve tempo possibile e per l'intero
bacino. Sono in assemblea permanente i lavoratori della Asl di Paola
(da cui dipendono i presidi di Paola, Praia, Cetraro, Amantea) e analoga
mobilitazione si sta avviando anche a Castrovillari. "Abbiamo
- ha detto il responsabile delle Rdb-Cub, Raffaele Bombino - per ora
raggiunto un primo risultato che è una delibera del direttore
Generale della Asl 3 che stabilizzerà 100 dipendenti, e mercoledì
incontreremo l'Assessore alle Politiche Sanitarie Doris Lo Moro. Certo
è che si tratta di coprire posti fissi vacanti di cui non si
può fare a meno e che devono essere assicurati comunque e di
continuo; altrettanto certo è che noi non abbiamo intenzione
di mollare: proseguiremo ad oltranza per ottenere la stabilizzazione
di tutti i precari". In Calabria cresce la cultura delle donazioni 08/05 Cresce la cultura della donazione in Calabria. Nel 2006 si
sono registrate 39 segnalazioni rispetto alle 35 dell' anno precedente.
Per quanto riguarda il 2007, al 30 aprile sono state già 20.
Nello stesso periodo dell'anno in corso i donatori sono stati 9 rispetto
ai 15 di tutto il 2006 ed i 13 del 2005. Sono questi alcuni dei dati
forniti dall' Assessorato regionale alla Salute in occasione delle
giornate nazionali per la donazione e il trapianto avviate il 6 maggio
e che si concluderanno domenica 13. "I trapianti di rene - è
scritto in un comunicato dell' Assessorato regionale alla Salute -
sono stati 28 nel 2005; 27 nel 2006, 14 nel periodo compreso tra il
primo gennaio ed il 21 aprile 2007. I trapianti di midollo sono stati
98 nel 2005; 101 nel 2006, 37 fra gennaio ed il 30 aprile 2007. Dati
significativi anche per quanto riguarda i trapianti di cornee: sono
stati 48 nel 2005, 54 nel 2006, 21 nel periodo primo gennaio-30 aprile
2007. Numeri confortanti anche in merito alla donazione del cordone
ombelicale: 480 donazioni registrate nel 2005, 868 nel 2006, 316 dal
primo gennaio di quest' anno al 21 aprile 2007". "Il trend
- afferma il responsabile del Centro regionale trapianti Pellegrino
Mancini - è in aumento. Cresce la sensibilità dei calabresi
verso la donazione, come si rileva dalla sempre maggiore disponibilità
dei familiari dei donatori a garantire il consenso all' espianto degli
organi. Ciò è dovuto alla diffusione del tema della
donazione dovuta alle iniziative di sensibilizzazione attivate sempre
più di frequente in Calabria ma anche al buon funzionamento
di una rete regionale che comincia a dare i primi risultati grazie
alla recente riorganizzazione". "Il riferimento - prosegue
la nota dell' Assessorato - è alla delibera della Giunta regionale
relativa alla riorganizzazione delle attività di coordinamento
delle donazioni, dei prelievi e trapianti di organi, di tessuti e
cellule in ambito regionale. Il provvedimento prevede, tra l' altro,
'di avviare un rilancio complessivo delle attivita' di donazione e
punta alla riorganizzazione dell' attività di trapianto, in
Calabria 'al fine di garantire una risposta efficiente ed efficace
dell'intero sistema alla domanda dei cittadini calabresi in attesa
di trapiantò. Il provvedimento ha disposto la riorganizzazione
del centro di Coordinamento Regionale per i Trapianti assegnando all'azienda
ospedaliera di Reggio Calabria, sede principale di servizio del coordinatore,
'adeguate risorse' per dotare il Centro di locali idonei allo svolgimento
dell'attività". "I programmi di trapianto attualmente
attivi in Calabria - riporta ancora il comunicato - riguardano il
rene, il midollo osseo e la cornea. Il programma per il trapianto
di rene prevede una lista d' attesa unica regionale, con poli chirurgici
nelle aziende ospedaliere di Catanzaro, Cosenza e Reggio. Allo stato
attuale sono attivi quelli di Reggio e Cosenza, per cui, è
scritto nella delibera, 'saranno predisposte tutte le azioni necessarie
a soddisfare la domanda esistente'. Il trapianto di midollo osseo
è previsto nel centro unico regionale trapianti di cellule
staminali e terapie cellulari dell' azienda ospedaliera di Reggio
Calabria. Per quanto concerne gli innesti corneali, ne è prevista
la realizzazione nelle unità operative di oculistica. I contenuti
della delibera hanno ottenuto recentemente l'approvazione della commissione
nazionale nominata dal Centro nazionale per i trapianti. Iniziative
di sensibilizzazione e diffusione della cultura della donazione sono
in corso in diversi centri della Calabria in concomitanza con la campagna
nazionale". Ripresa l’attività nelle sale operatorie dell’Ospedale di Rossano 08/05 E' ripresa l'attività nelle sale operatorie dell'ospedale
civile "Giannettasio" di Rossano dopo la sospensione degli
interventi decisa il 6 aprile scorso. Lo ha reso noto la Direzione
sanitaria del presidio ospedaliero, che ritiene l'intervento di adeguamento
alle norme vigenti "esclusivamente a salvaguardia della salute
dei pazienti". La sospensione si era avuta lo scorso 6 aprile,
quando per la mancanza della seconda condotta d'ossigeno, il primario
di Anestesia si era rifiutato di continuare ad effettuare interventi
chirurgici. La seconda condotta d'ossigeno nel nosocomio rossanese
in realtà non era mai esistita. Successivamente si è
deciso d'intervenire per la messa a norma. Ass. Lo Moro “Società a capitale pubblico per il rilancio del Papa Giovanni di Serra d’Aiello” 07/05 Sarà un gruppo di lavoro composto da tecnici di Sviluppo
Italia a curare l'attuazione concreta del progetto di rilancio dell'Istituto
Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello, predisponendo la costituzione
di una società con capitale interamente pubblico per la gestione
della struttura. Lo ha comunicato stamattina ai sindacati l'assessore
regionale alla Salute, Doris Lo Moro, che ha riferito circa l'esito
dei contatti avuti nei giorni scorsi a Roma sulla vicenda. Alla riunione
hanno partecipato anche i rappresentanti della fondazione a cui l'istituto
fa capo ed il direttore generale dell'Asl di Paola, Ivan Cavallo.
"L'istituto Papa Giovanni - ha detto l'assessore, confermando
quanto comunicato in altre occasioni - dovrà diventare una
struttura riabilitativa di prim'ordine, puntando alla salvaguardia
del maggior numero di posti di lavoro, compresi i lavoratori in cassa
integrazione". "Nei prossimi giorni - è detto in
un comunicato - il gruppo di tecnici incaricati incontrerà
i sindacati. I rappresentanti dei lavoratori hanno affermato di aver
apprezzato il lavoro svolto dall'assessore". La cocaina provoca gravi danni al cuore 03/05 La cocaina è una 'lama affilata' al cuore: non solo
può causare ischemia ed infarto, ma anche dilatazione ventricolare
che compromette la funzione cardiaca. Lo dimostra il caso di un giovane
italiano ricoverato al Dipartimento di Emergenza del Policlinico Le
Scotte di Siena nel 2005 per una dilatazione ventricolare grave, poi
rivelatasi il risultato dell'abuso di questa pericolosa e sempre più
diffusa droga. Nondimeno, come riferito sulla rivista britannica Lancet
da Valerio Zacà, smettendo l'assunzione dello stupefacente,
il cuore del trentunenne è migliorato molto: la dilatazione
si è ridotta e la funzionalità cardiaca è aumentata.
I consumi di cocaina hanno raggiunto livelli spaventosi in molti paesi
occidentali e l'Italia non fa eccezione. Già in passato i medici
hanno allertato sui rischi dell'abuso di cocaina per il cuore, e più
casi di infarto e ischemia sono stati registrati tra gli habitué
della 'polvere bianca'. Quando il giovane è giunto al dipartimento
di emergenza del nosocomio senese, racconta Zacà, presentava
sintomi quali dolore toracico, dispnea, fatica. Agli esami eseguiti
risulto che il trentunenne aveva una dilatazione del ventricolo sinistro
di entità considerevole: 80 millimetri di diametro, con conseguente
malfunzionamento cardiaco. Poiché il ragazzo non aveva una
storia clinica di alcun tipo il sospetto dei cardiologi, poi confermato
dalla stessa 'confessione' del giovane, è ricaduto sul consumo
di cocaina. Dopo tutti gli accertamenti il giovane è stato
seguito farmacologicamente ed ha smesso di assumere la droga. A distanza
di un anno il suo diametro ventricolare si è ridotto a 57 millimetri
e il cuore ha ripreso in parte la sua funzionalità. Questa
storia, osservano gli esperti, insegna ancora una volta quanto può
essere pericoloso assumere cocaina e deve allertare i medici a sospettarne
l'abuso di fronte a giovani con cardiopatie ma senza alcun precedente
clinico di questo tipo. L'astinenza prolungata dalla droga, concludono
i cardiologi, può migliorare le condizioni in cui il cuore
versa a causa dell'abuso. I Sindaci dell’AS4 invitano Regione e Provincia a intervenire sull’AIAS e lo screening dei tumori 30/04 Il Comitato di rappresentanza della Conferenza dei Sindaci dell'Azienda Sanitaria 4 di Cosenza, presieduto da Mario Tortorella, ha invitato la Regione, la Provincia e la stessa As ad intervenire nella vicenda Aias e in relazione allo screening dei tumori femminili. Nel primo caso - e' scritto nella nota - il Comitato di Rappresentanza si richiama alla forte preoccupazione espressa alla fine del 2006 dalla Conferenza dei Sindaci per la vicenda giudiziaria tra la Regione Calabria e l'Aias in vista della procedura di sfratto e della scadenza nel mese di giugno 2007 della sospensiva concordata per il rilascio della struttura di riabilitazione di Serra Spiga. Riaffermando l'importanza della vicenda sia per motivi di ordine sanitario che di ordine pubblico, Tortorella sottolinea l'importanza della struttura come punto di riferimento per la riabilitazione e il reinserimento sociale nell'ambito della intera provincia. L'invito alla Regione, quindi, e' quello di dare una soluzione positiva alla vicenda rassicurando i disabili, le loro famiglie, gli operatori della struttura di Serra Spiga e la stessa Azienda Sanitaria 4. Per quanto riguarda lo screening - prosegue la nota - il Comitato di Rappresentanza della Conferenza dei Sindaci ribadisce l'importanza della prevenzione intesa come tutela della salute e ricorda che nel gennaio 2006 l'Azienda Sanitaria 4 ha aderito alla campagna regionale di screening per la diagnosi precoce e la prevenzione dei tumori femminili. L'iniziativa, sia per capillarita' che per le prestazioni rese con costi contenuti, rappresenta una vera e propria eccellenza per il territorio. Il Comitato, quindi, invita l'As 4 a proseguire nell'attivita', ampliandola con tutte le opportune iniziative di supporto quale l'allestimento di un laboratorio di citologia dedicato e ad accelerare i tempi della stipula della Convenzione con la Provincia per l'acquisizione di un mezzo mobile di mammografia che permettera' di raggiungere anche le donne residenti nei paesi geograficamente piu' svantaggiati. Intesa Lo Moro-Associazioni per l’assistenza residenziale 24/04 Adeguare le strutture operanti in Calabria nel settore dell'assistenza
residenziale agli standard gestionali ed organizzativi nazionali.
E' questo l'obiettivo indicato dall'assessore regionale alla Salute,
Doris Lo Moro, in occasione di un incontro svoltosi nella sede dell'assessorato
con i rappresentanti delle associazioni di categoria al termine della
quale è stato sottoscritto un verbale d'intesa. Il documento
è stato firmato dal direttore generale, Domenico Crupi; dal
dirigente di settore,Bernardo Grande, e, per la parte privata, dai
rappresentanti di Anaste, Aris e Foai. L'assessore Lo Moro, che ha
introdotto la riunione, poi proseguita in sede tecnica, ha detto che
è intenzione dell'assessorato "pervenire in tempi rapidi
alla soluzione di tutte le problematiche registrate nel settore dell'assistenza
residenziale. Vogliamo quindi addivenire in tempi rapidi ad un documento
tecnico che costituisca la base di discussione con la componente privata,
alla quale chiediamo la massima collaborazione. L'obiettivo dell'assessorato
è l'adeguamento del settore agli standard gestionali ed organizzativi
delle strutture registrati sul territorio nazionale. E lo stesso intendiamo
fare per i livelli tariffari, da allineare a quelli medi nazionali".
L'assessore ha comunque evidenziato l'intenzione della Regione "di
remunerare comunque il lavoro svolto dalle strutture fino al completamento
del riordino del settore". E' stato poi il direttore generale
Crupi a richiamare gli orientamenti dell'assessorato in materia di
riordino del settore della residenzialità, che riguarda figure
particolari come anziani, disabili e disabili mentali, indicando l'obiettivo
della riclassificazione delle strutture attualmente esistenti "in
coerenza con il livello di intensità assistenziale erogato
e con il reale fabbisogno assistenziale dei cittadini". Con questa
impostazione, come è evidenziato nel verbale che é stato
sottoscritto, hanno concordato "tutti i presenti". La struttura
regionale si è quindi impegnata a predisporre un documento/proposta
che regolamenti il settore "accogliendo le istanze più
volte rappresentate e secondo criteri di appropriatezza assistenziale
da ufficializzare, condividere e sottoscrivere entro e non oltre il
15 giugno prossimo". Dal canto loro i rappresentanti delle associazioni
hanno riassunto le loro richieste in sei punti: un intervento presso
le aziende sanitarie per la corresponsione delle somme previste dalla
delibera di Giunta regionale 331 del 2006; l' estensione dei benefici
previsti dalla stessa delibera al periodo gennaio/settembre 2003;
sollecitare alle Aziende sanitarie il rispetto dei tempi di remunerazione
delle prestazioni rese; la proroga dei termini di adeguamento del
requisito organizzativo richiesto dalla delibera 332 del 2006 "compatibilmente
con i tempi fissati"; chiarire quali debbano essere i criteri
di remunerazione delle prestazioni di riabilitazione ai sensi della
delibera 332; adeguamento delle tariffe vigenti, "sulla base
degli incrementi contrattualmente previsti per il personale dipendente,
relativamente al periodo intercorrente fino alla definizione del nuovo
sistema di gestione del settore". Crupi, per quanto riguarda
le aziende sanitarie, ha assicurato "tempestivi interventi"
in ordine alle richieste delle associazioni. In merito ai termini
di adeguamento, il direttore generale ha dato mandato agli uffici
di predisporre un provvedimento dirigenziale "per la reiterazione
del termine di scadenza ed al fine di fornire i chiarimenti richiesti
in ordine ai criteri di remunerazione delle prestazioni di riabilitazione".
In merito alla richiesta di adeguamento delle tariffe vigenti, Crupi
ha chiesto che la problematica "venga affrontata contestualmente
alla definizione del nuovo sistema tariffario" Accordo integrativo regionale con i medici pediatri 21/04 Adeguamento organizzativo; continuità dell' assistenza;
appropriatezza prescrittiva; attività di prevenzione: sono
i quattro i punti cardine del nuovo accordo integrativo regionale
dei medici specialisti pediatri di libera scelta firmato dall' assessorato
regionale alla Salute con i sindacati di categoria ad integrazione
di quanto indicato nell' accordo collettivo nazionale. "Si tratta
- ha sostenuto l' assessore Doris Lo Moro - di una nuova tappa importante,
che segue altri accordi, come quello con i medici di medicina generale
e quello, ancora più recente, per i medici delle ex guardie
mediche, finalizzato a rendere più efficienti i servizi offerti
dal sistema sanitario sul territorio valorizzando la figura del medico".
Per quanto riguarda l' aspetto organizzativo, l' assessorato evidenzia,
in una nota, che "gran parte dell' impegno economico dell' accordo
è destinato all' implementazione delle forme associative secondo
le indicazioni della programmazione sanitaria nazionale e regionale.
Attualmente circa il 50% dei pediatri lavora in gruppo o in associazione,
a seconda delle diverse realtà locali. Il nuovo accordo - prosegue
la nota - prevede che a regime tale percentuale arriverà all'
85%. E' previsto, inoltre, il collegamento in rete degli studi dei
pediatri associati tra di loro ed anche con le strutture distrettuali
ed aziendali. Viene anche incentivato l' utilizzo del collaboratore
di studio, sempre nell' ottica di una migliore organizzazione degli
ambulatori pediatrici che permetta di elevare la qualità del
servizio e la quantità delle prestazioni erogate. L' esecuzione
negli ambulatori dei pediatri di alcune prestazioni aggiuntive, oltre
a favorire la rapidità diagnostica contribuirà a migliorare
gli standard di appropriatezza prescrittiva e, conseguentemente, alla
qualità dell'assistenza ed al contenimento della spesa sanitaria".
"Nel complesso - prosegue la nota - questi adeguamenti organizzativi
hanno l' obiettivo di consentire alla pediatria di libera scelta di
dare nel territorio una risposta appropriata alla maggior parte dei
bisogni di salute del bambino e dell' adolescente, riservando all'
ospedale il ruolo proprio per le situazioni che richiedono ricovero".
Per quanto attiene alla continuità assistenziale l' assessorato
fa rilevare che "il miglioramento è conseguente all' ottimizzazione
della presenza del pediatra di libera scelta durante le ore diurne
attraverso la diffusione delle forme associative". L' accordo
prevede, inoltre, "un ampliamento dell' orario di apertura coordinata
degli ambulatori che può arrivare fino a quattro ore aggiuntive
rispetto alle cinque ore già previste dall'accordo nazionale.
In ogni ambulatorio dovrà essere esposta la carta dei servizi
contenente le informazioni sul corretto utilizzo dei servizi compresi
quelli aggiuntivi offerti dalla forma associativa di appartenenza
e gli orari di apertura di tutti gli ambulatori dell'associazione".
Sempre secondo l' assessorato, "l' aspetto più innovativo
dell' accordo è rappresentato dal progetto sull' appropriatezza
prescrittiva che si pone l' obiettivo di una razionalizzazione della
spesa sia farmaceutica, che specialistica e per ricoveri e che, oltre
alla costruzione del budget di spesa, si basa sulla sperimentazione
di linee guida diagnostico-terapeutiche utili a raccordare le scelte
cliniche quotidiane dei pediatri con le raccomandazioni scientifiche
esistenti, indirizzandole verso la 'buona pratica clinica'. In relazione
alle patologie di maggior impatto assistenziale, economico e sociale,
l' accordo individua già alcune di queste linee guida da adottare
a livello aziendale, mentre altre potranno essere introdotte da parte
della Commissione Regionale per l' appropriatezza prescrittiva o dalle
Asl stesse". Rispetto al tema della prevenzione, l' assessorato
evidenzia che "l' attività del pediatra di famiglia nell'
ambito della prevenzione si esplica prevalentemente con l' attuazione
del progetto salute infanzia, costituito da piani di visite filtro,
definite 'bilanci di salute', importanti per l' individuazione precoce
dei soggetti affetti da handicap neuro sensoriali e psichici e l'
attuazione di interventi di educazione sanitaria nei confronti dei
propri assistiti rispetto ai rischi prevalenti per l' età evolutiva.
Rispetto all' accordo precedente - rileva l' assessorato - il progetto
è implementato con altri due bilanci di salute, rispettivamente
in epoca neonatale, al momento della presa in carico del neonato,
ed un altro in epoca adolescenziale con la consegna della cartella
clinica per un passaggio condiviso al medico di medicina generale.
Sono, pertanto, dieci i bilanci di salute da effettuare in tutta l'
età pediatrica ed a tutti i bambini residenti in Calabria,
con l' aggiunta di uno screening uditivo entro l' anno ed uno screening
visivo entro i tre anni". "L' attività dei pediatri
sulle vaccinazioni - prosegue la nota - è indirizzata soprattutto
alla riuscita del piano regionale per l' eradicazione del morbillo
e della rosolia congenita, ai recuperi vaccinali ed alla promozione
delle nuove vaccinazioni. Partendo dall' ottima esperienza del progetto
vaccinazioni contenuto nel precedente Ar, con il nuovo accordo si
vogliono creare i presupposti per portare la nostra regione ai livelli
più alti di copertura vaccinale, annullando il divario che
ancora esiste con le altre regioni. L' attività di prevenzione
è completata dal progetto sullo screening e la prevenzione
dell' obesità avviato dal Settore prevenzione del Dipartimento
tutela della salute, con la partecipazione attiva dei pediatri già
prevista da questo stesso accordo regionale". "L' incremento
economico previsto dall' accordo - si afferma ancora nel comunicato
- è destinato soprattutto all' implementazione del lavoro in
forma associata, al miglioramento degli standard di prestazioni erogate
presso gli ambulatori dei medici, riducendo il ricorso alle cure di
secondo livello, allo sviluppo della continuità dell' assistenza,
all' utilizzo del collaboratore di studio. Il progetto sull' appropriatezza
prescrittiva, l' attività di informazione sull' utilizzo dei
servizi, il bilancio di salute di salute in età adolescenziale
con la compilazione della scheda sanitaria per il medico di medicina
generale e la partecipazione al progetto sulla prevenzione dell'obesità
infantile, sono finanziati con la quota regionale, rientrante nel
fondo sanitario, destinata agli incrementi contrattuali previsti dall'
accordo collettivo nazionale". Nella nota dell'assessorato si
evidenzia inoltre che il progetto relativo all' appropriatezza prescrittiva,
"nel rapporto costo/benefici assume un valore strategico di fondamentale
importanza, in quanto se opportunamente implementato, produce vantaggi
rilevanti in termini di contenimento della spesa sanitaria. L' ampliamento
dell' orario di apertura degli ambulatori, le attività di prevenzione
(progetto salute infanzia, vaccinazioni) ed il maggiore coinvolgimento
dei pediatri nell' assistenza ai soggetti con patologia cronica al
fine di facilitarne la deospedalizzazione e di spostare nel territorio
quando possibile la cura di questi pazienti, sono finanziati - conclude
la nota - mediante una riallocazione delle risorse già destinate
dal precedente accordo regionale". Serrata ambulatori: corteo e sit-in a Catanzaro 12/04 Un corteo con sit-in davanti alla sede dell' Assessorato regionale
alla Salute si terra' domani, a Catanzaro, nell' ambito della vertenza
aperta dall' associazione delle strutture ambulatoriali private accreditate
(Anisap) contro l' applicazione del tariffario ''Bindi'' che prevede
l' abbattimento del 51% dei costi della prestazioni specialistiche.
La decisione, riferisce un comunicato dell' Anisap - e' stata assunta
dal direttivo regionale dell' associazione. ''Con questa ulteriore
forma di protesta - afferma il presidente regionale dell' Anisap,
Edoardo Macino - vogliamo far comprendere che non ci fermeremo fino
a quando l' assessore Lo Moro non riprendera' in esame le nostre obiezioni
in merito all'applicazione del 'Bindi''. Intanto, sempre da domani,
- e' scritto in un comunicato dell' associazione - a Cosenza si fermeranno
la Tac e la Risonanza magnetica della struttura ''Biocontrol''. Uno
stop che accentuera' i gia' enormi disagi che la popolazione del capoluogo
bruzio sta affrontando a causa della serrata di laboratori e poliambulatori
privati. I partecipanti al corteo si ritroveranno in piazzale Fiorentino
nella zona nord della citta' per poi percorrere via Paglia, piazza
Martiri Ungheresi, via Greco, viale Pio X e via M. Greco, fino ad
arrivare in via Buccarelli per il sit-in che si svolgera' davanti
all' assessorato alla Salute. A Rende il Patto contro il dolore “Parlaconlui” 12/04 Oncologi, farmacisti e capisala dei centri oncologici della
provincia di Cosenza e di Crotone hanno stretto un patto contro il
dolore nell' ultima fase della vita del paziente oncologico. L' intesa
è stata sancita in occasione del corso di formazione "ParlaconLui"
sul tema "Dalla terapia del dolore da cancro alla presa in carico
del paziente sofferente: un approccio alla complessità".
"Coloro che soffrono del dolore da cancro - è scritto
in un comunicato degli organizzatori - devono essere informati, ascoltati,
'creduti' e liberi di scegliere e di decidere, accedendo alla terapia
del dolore con un' assistenza qualificata e continua e tali diritti
devono essere riaffermati in una conferenza annuale dei servizi oncologici
da tenersi nella propria Azienda sanitaria od ospedaliera". L'
incontro è stato ideato e gestito da Salvatore Palazzo, Direttore
della Unità operativa complessa di Oncologia medica dell' ospedale
Mariano Santo di Cosenza con il supporto di Grunhental spa. "Molte
volte - afferma Palazzo - manca una formazione di base degli operatori
sanitari sull' approccio al dolore. Solo il team, confrontando gli
ultimi dati italiani con quelli degli Stati Uniti inerenti all' atteggiamento
degli operatori sanitari nei confronti dei pazienti sofferenti, può
riuscire nell'intento di un cura globale per il dolore totale che
spesso viene trascurato". Campagna di educazione cardiovascolare per i detenuti calabresi 10/04 I circa 1.500 detenuti nelle carceri calabresi necessitano
di prevenzione cardiovascolare. E pensando a loro l' Associazione
nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco) ha promosso la prima
campagna nazionale di prevenzione ed educazione cardiovascolare negli
istituti penitenziari. In Calabria la fase pilota del progetto partirà
venerdì prossimo con una giornata di incontri e corsi tenuti
dai cardiologi ospedalieri nella Casa circondariale di Catanzaro.
Ogni anno, è scritto in una nota, numerosi detenuti muoiono
in carcere e alcuni di questi decessi sono dovuti a cause cardiovascolari,
ad esempio un arresto cardiaco. "Avere stime precise - ha sostenuto
Antonio Butera, presidente regionale dell' Anmco e direttore dell'
Unità operativa di cardiologia con Utic di Lamezia Terme -
è molto difficile, ma tutte le Unità di terapia intensiva
coronarica possono raccontare di aver assistito un detenuto colpito
da infarto. La popolazione carceraria è peculiare per il suo
rapido mutamento e negli ultimi dieci anni ha visto accrescersi la
percentuale di migranti rispetto alla popolazione italiana generale".
"In carcere - ha aggiunto Butera - convivono diverse etnie e
culture, per questo risulta difficile stimare il rischio cardiovascolare
dei detenuti. Negli istituti di pena è arduo correggere lo
stile di vita: l' attività fisica non è incoraggiata,
la dieta può non essere adeguata, il fumo è diffusissimo.
Se a questo aggiungiamo i fattori di rischio individuali, come l'
ipertensione arteriosa, le dislipidemie, o il diabete, il carico di
stress che i detenuti sostengono ogni giorno e il fatto che in molti
casi si tratta di soggetti che provengono da un forte disagio sociale
con una condotta di vita disastrata, si comprende quanto sia opportuno
intervenire con un progetto educativo per la salute del cuore dei
carcerati". L' iniziativa dell' Anmco prevede una stretta collaborazione
fra i cardiologi dell' Associazione, l' Amministrazione penitenziaria,
i sanitari e il personale che operano nelle carceri. Scopo della campagna
è fornire ai detenuti elementi e supporto per prevenire e curare
le malattie cardiovascolari ed addestrare il personale di polizia
penitenziaria alla gestione delle emergenze cardiovascolari. "La
giornata - ha riferito Eliseo Ciccone, coordinatore regionale dell'
iniziativa e direttore Suem 118 centrale operativa di Catanzaro -
sarà scandita da due momenti distinti. Al mattino, dalle 10
alle 13, i cardiologi tratteranno i temi relativi ai fattori di rischio
cardiocircolatorio e illustreranno le manovre di primo soccorso spiegando
come attivare il sistema di emergenza in modo corretto. All' incontro
parteciperanno i detenuti e il personale di polizia penitenziaria;
seguirà una tavola rotonda cui prenderanno parte anche personalità
del Ministero della Giustizia, esperti della sanità e associazioni
di tutela. Nel pomeriggio istruttori Anmco terranno corsi teorico-pratici
di gestione dell' emergenza e uso dei defibrillatori per il personale
di polizia penitenziaria che, dopo una valutazione finale, otterrà
un certificato di qualificazione". Nei penitenziari i defibrillatori
sono già presenti: estendere il più possibile la capacità
di utilizzarlo risulta decisivo per ridurre il numero di decessi nelle
carceri. Perplessità della CISL sulla riorganizzazione della sanità cosentina 27/03 "La sanità cosentina sembra essere arrivata ad
un punto si svolta e sulla scorta delle linee guida emanate dalla
Regione potrebbe essere pesantemente coinvolta in un processo di riorganizzazione
che, a giudizio della Cisl cosentina, desta non poche perplessità".
A sostenerlo, in una dichiarazione congiunta, sono il segretario generale
dell' Ust-Cisl Cosenza, Paolo Tramonti, ed il segretario generale
della Fps-Cisl, Ugo De Rose. "I tanti casi che si sono succeduti
- proseguono i sindacalisti - culminati con la chiusura del presidio
ospedaliero di Rogliano (parallelamente alle tante situazioni di crisi
esistenti nel privato), diventano emblematici per capire le difficoltà
che si incontrano nel gestire un adeguato e realistico processo di
riorganizzazione e non possono far riflettere sul fatto che è
ormai diventato necessario e non più rinviabile ripensare un
nuovo modello di assistenza sanitaria. Questa convinzione, determinata
peraltro dal comportamento della politica che per anni è stata
incapace di gestire i processi di cambiamento fino al punto da lasciare
quasi inapplicati anche i tanti provvedimenti legislativi emanati,
non può però indurre ad assumere iniziative senza tenere
conto delle realtà esistenti". Il Coordinamento provinciale
sanità della Cisl, riunitosi per un esame di questi problemi
"ha discusso sulle linee di indirizzo per il riordino dell' organizzazione
e delle attività sanitarie emanate dalla Regione partendo da
un' analisi dell' attuale assetto organizzativo. Gli elementi che
si ritengono essenziali per condividere qualsiasi tipo di percorso
volto alla definizione di un nuovo modello organizzativo - secondo
la Cisl di Cosenza - non possono che essere rappresentati dalla garanzia
dei servizi ai cittadini, da un equilibrio finanziario del sistema
e dal mantenimento dei livelli occupazionali esistenti. Alla luce
di questi elementi non può sottacersi la forte preoccupazione
che la nostra provincia venga coinvolta in un' operazione di ristrutturazione
che potrebbe comportare sacrifici probabilmente più pesanti
di quelli che potevano essere realisticamente immaginati in un primo
momento". "La Cisl - affermano Tramonti e De Rose - ritiene
pertanto che ogni processo debba essere realizzato per fasi graduali
e che l' implementazione dei servizi territoriali e distrettuali finalizzati
ad un diverso modello di assistenza possa e debba avvenire, parallelamente
alla riduzione, con la riconversione e la rimodulazione della rete
ospedaliera. Infine la Cisl esprime parere favorevole sull' opportunità
che nell' area urbana di Cosenza venga progettato e realizzato un
nuovo moderno ospedale finalizzato ad un più efficace modello
di assistenza ospedaliera, anche in considerazione dell' ampio bacino
di utenza costituito" "MisuriAmoci", screening della Croce Rossa nelle piazze calabresi 23/03 Saranno 55 in Calabria sabato 24 e domenica 25 marzo le postazioni
della Croce rossa italiana nelle quali si potranno effettuare, nell'
ambito dell' iniziativa "MisuriAmoci", screening gratuiti
per obesità addominale, la pressione arteriosa, l'indice di
massa corporea e la misurazione dei trigliceridi. La campagna mirata
alla prevenzione della sindrome metabolica é promossa dalla
Cri in collaborazione con la Società italiana di medicina generale
(Simg), la Federfarma e con il patrocinio del ministero della Salute
e dell' Associazione medici diabetologi. "L' obiettivo dell'
iniziativa - è scritto in un comunicato - è quello di
controllare lo stato di salute e prevenire tre patologie che caratterizzano
la sindrome metabolica: obesità, ipertensione e diabete. Ai
cittadini verrà consegnato un opuscolo informativo e un metro
personalizzato per misurare il proprio girovita. Se dallo screening
dovessero emergere 'spie' di sindrome metabolica, i medici e i farmacisti
presenti nella postazione formuleranno subito una diagnosi che verrà
inoltrata al medico di famiglia. Prevenzione e diagnosi precoce sono
infatti ritenute armi imprescindibili per combattere questa patologia". Istituito un centro regionale di riferimento per la tubercolosi 22/03 E' stato istituito in seno al Dipartimento per la Tutela della salute della Regione il centro regionale di riferimento per il controllo della tubercolosi che si occuperà di predisporre le misure necessarie ai fini della prevenzione della malattia. A darne notizia è l' assessore Doris Lo Moro, in vista del Tb Day, la giornata di sensibilizzazione istituita per sabato 24 marzo con lo scopo di sensibilizzare l' opinione pubblica verso una malattia che ogni anno provoca quasi 9 milioni di casi e 2 milioni di decessi in tutto il mondo. "Questa malattia - sostiene l' assessore Lo Moro in una nota - è tornata ad essere un pericolo. Non siamo certo in una situazione d' allarme, ma è importante attrezzarsi e noi lo stiamo facendo. E' necessario muoversi in via preventiva per non essere impreparati, in attesa che la ricerca scientifica si sviluppi al fine di contrastare i nuovi ceppi, resistenti ai farmaci. Il servizio sanitario non può sottovalutare i rischi connessi ai fenomeni migratori dai Paesi poveri, dove la malattia è molto diffusa, verso quelli più ricchi, dove la scomparsa quasi totale del problema ha determinato negli ultimi anni un decadimento delle misure sanitarie di controllo, o, ancora, alla diffusione di patologie più recenti, come l' Aids, che favoriscono la diffusione della Tbc". "La Giunta regionale, su proposta dell' assessore Lo Moro - é scritto in un comunicato dell' assessorato - ha quindi varato, nel corso di una delle ultime sedute, la delibera di attuazione del piano di prevenzione e sorveglianza della tubercolosi, attivato dal Centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie del ministero della Salute. Obiettivi specifici del provvedimento della Giunta sono la realizzazione del dispensario funzionale delle aziende sanitarie della regione; la riduzione significativa dei casi non computabili per assenza o mancata trasmissione dell' informazione anche attraverso la notifica da parte dei laboratori degli esami indicativi di tubercolosi; il contenimento del trattamento dell' abbandono per cause non cliniche, conferendo maggiore importanza al trattamento sotto diretta sorveglianza specie per gli extracomunitari; consentire il maggior numero possibile di guarigioni; la sorveglianza alla multiresistenza". "Il centro di riferimento istituito con la delibera, pertanto, attuerà - è scritto ancora nel comunicato - la sorveglianza epidemiologica, la diagnosi precoce con trattamento adeguato e tempestivo, il corretto monitoraggio dell' esito del trattamento, la prevenzione attraverso screening sui gruppi a rischio, terapie preventive, vaccinazione, informazione sanitaria. Il centro regionale di riferimento dovrà inoltre elaborare le linee guida tecnico-scientifiche ed organizzative ed attivare corsi di formazione sulla Tbc per operatori socio-sanitari& |