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Sanità e Salute

 

 

Asp Reggio “Per il dodicenne morto, filiera dell’emergenza impeccabile”

05/11 "Davanti ad un episodio grave e triste come quello che ha visto la scomparsa del giovane di Scido, la direzione dell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio ha scelto la via del silenzio, nel rispetto del dolore dei familiari e per avere il tempo di accertare i fatti nella loro interezza e verità, acquisendo riscontri oggettivi di quanto occorso, rilevare eventuali responsabilità, ma, soprattutto, ove fossero state riscontrate carenze organizzative, intervenire per eliminarle evitando, così, il ripetersi di casi simili che, certamente, offendono la coscienza umana". E' quanto afferma, in un comunicato, il commissario straordinario dell'Asp di Reggio Calabria, Renato Caruso. "Alla scelta del silenzio - prosegue Caruso - assunta dall'Asp di Reggio Calabria ha fatto, tuttavia, da contraltare il clamore delle dichiarazioni di operatori di altre strutture sanitarie interessate, a vario titolo, negli accadimenti e sfociate in gratuite valutazioni meritocratiche sull'operato del personale intervenuto nell'episodio, senza che quelle stesse dichiarazioni avessero il dovuto conforto documentale, forse con il solo scopo di allontanare da sé eventuali responsabilità". "Dunque - aggiunge - il linciaggio mediatico dell'Azienda sanitaria che si è sviluppato in questi giorni, impone alcune precisazioni, anche, al fine di tutelare tutti gli operatori coinvolti nella vicenda, evitando di assecondare la volontà di fare apparire la struttura sanitaria di Polistena ed il Servizio di emergenza 118 come responsabili di tutti i mali della sanità reggina". "Dalle risultanze - scrive Caruso - delle indagini interne all'uopo effettuate emerge che: la filiera dell'emergenza coordinata dalla centrale operativa del Suem 118 ha operato in modo impeccabile e tempestivo (il soccorso al 12/enne è stato prestato entro cinque minuti dalla prima chiamata ed il suo trasporto all'ospedale di Polistena per l'esecuzione delle dovute indagini diagnostiche è stato effettuato nei modi e nei tempi previsti da ogni normativa); l'assistenza sanitaria presso il summenzionato ospedale si è svolta senza ritardi e con appropriatezza del percorso clinico-diagnostico consumatosi nel naturale arco temporale di circa 50 minuti; l'affannosa ricerca di posto letto dove ricoverare il minore per il successivo percorso terapeutico è iniziata già 30 minuti dopo l'accesso al Pronto soccorso ed è durata ininterrottamente per circa 45 minuti (fino alle ore 18,26, ora in cui, finalmente, si otteneva la disponibilità della Neurochirurgia di Messina)". "Le altre ambulanze idonee - aggiunge Caruso - erano impegnate, tra l'altro, in soccorsi per altri tre minori affetti da patologie potenzialmente altrettanto gravi come quella da cui era stato colto il 12/enne in oggetto; dopo il già menzionato iter, un mezzo mobile di trasporto, adeguatamente attrezzato e medicalizzato, è stato reperito entro un'ora dalla richiesta ed il trasferimento eseguito sino a Reggio Calabria in modi e tempi standard, in relazione alle condizioni di viabilità". "Siamo certi - prosegue - che le inchieste in corso da parte della Regione e soprattutto dalla magistratura possano accertare e ristabilire la verità. La direzione dell'Azienda, nel ribadire la piena fiducia al proprio personale che, operando in condizioni di difficoltà, assicura tuttavia un servizio dignitoso alla comunità, rivolge l'invito ad abbassare i toni della polemica e ad astenersi da linciaggi morali, che certamente non servono al miglioramento dei servizi". "Il commissario straordinario, - conclude il comunicato - senza voler sfuggire alle proprie eventuali responsabilità, è pronto a recepire ogni suggerimento e parere purché volto a migliorare la sanità calabrese"

Al sud mortalità infantile doppia rispetto al nord

18/10 Continua il miglioramento generale del tasso di mortalità infantile in Italia: nel 2006 la mortalità è risultata del 3,85 per mille nati vivi, contro 4,1 del 2001 e una media europea appena superiore al 4. Purtroppo, persiste un importante divario tra Centro-Nord e Sud: il tasso di mortalità neonatale in Puglia, Campania, Calabria è più del doppio rispetto a quello di Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e delle regioni del Nord in generale. Il dato emerge dal 'Rapporto sulla salute del bambino in Italia 2006' della Direzione scientifica dell'Irccs Burlo Garofolo di Trieste. Una parte del rapporto - in corso di pubblicazione - è stato presentato oggi in anteprima al XIX congresso nazionale dell'Associazione culturale pediatri (Acp) in corso a Trani, dove si discute delle azioni politiche e delle priorità di intervento per garantire il diritto alla salute dei bambini. Il rapporto - definito dall'Acp un "essenziale strumento di lavoro" - identifica altre due aree su cui le tendenze sono sfavorevoli, oltre a quelle delle cure perinatali fotografate nel Sud Italia: sovrappeso ed obesità (dove l'aumento nella prevalenza registrata in Italia è tra i più alti in Europa) e salute mentale (dove i dati esistenti sono preoccupanti e, tuttavia, di qualità ancora nettamente insufficiente per avere un quadro preciso della situazione).

Aumentano le anomalie ai genitali dei bimbi: troppi estrogeni

22/09 Un bambino su tre nasce con anomalie all'apparato genitale, i maschi sviluppano tardi e le femmine, invece, in modo precoce, a causa dell'inquinamento da estrogeni. A lanciare l'allarme sono gli andrologi riuniti nel quarto congresso nazionale "Progressi in andrologia" che si sta svolgendo a Villa San Giovanni. Negli ultimi 20 anni, ha rilevato il prof. Andrea Ledda, del Dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Chieti e direttore scientifico del congresso, "la percentuale di bambini che nascono con i testicoli retratti è aumentata di quattro volte. Gli estrogeni sono dei distruttori endocrini che bloccano la produzione del ricettore L3 che si trova nelle cellule fetali-neonatali. Inoltre interferiscono nella produzione del testosterone, fondamentale per la maturazione degli spermatozoi e per il mantenimento delle ghiandole che li producono. E così si spiega il problema dell'infertilità maschile che diventa sempre più importante". Gli spermatozoi prodotti dall'uomo moderno, infatti, sono diversi da quelli che produceva trenta anni fa. "Oggi - ha sostenuto Ledda - sono pochi e di scarsa qualità. L'uomo ne dovrebbe produrre 300 milioni al giorno con un'aspettativa di vita, per quelli eiaculati, di 48 ore. Ma dagli anni '80 la natalita' si è ridotta del 12% e si è accertato un deterioramento della qualità seminale". Gli estrogeni, ha sottolineato Ledda, sono ormai ovunque. "Gli enti preposti - ha concluso - ricercano e controllano per lo più la presenza di tali sostanze a livello della filiera delle carni o del latte trascurando totalmente gli alimenti non animali, i prodotti cosmetici e quelli per l'igiene personale, l'ambiente e soprattutto le acque".

Intesa tra La prefettura di Vibo e l’AS provinciale contro le infiltrazioni antimafia

13/07 Un protocollo d'intesa finalizzato a prevenire i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi e fornitura è stato sottoscritto stamani a Vibo Valentia tra il Prefetto, Vincenzo Greco ed il Direttore Generale dell'Azienda Sanitaria Provinciale, Francesco Talarico. Il contenuto della convenzione - è scritto in una nota - riguarda il monitoraggio preventivo dei bandi di gara, delle imprese e delle anomalie nell'esecuzione degli appalti. Quanto ai bandi di gara viene stabilito che l'Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia si impegna a trasmettere alla Prefettura. prima dell'adozione della determinazione a contrarre concernente i lavori, servizi e forniture, di rilevante importo, lo schema compilato dei bandi di gara al fine di consentirne, prima della pubblicazione, una disamina indirizzata a verificare i presupposti di legalità, trasparenza e libera concorrenza. Per quel che riguarda le imprese - prosegue la nota - a seguito dell'aggiudicazione l'Azienda Sanitaria Provinciale comunicherà alla Prefettura i dati relativi alle società e alle imprese aggiudicatarie al fine di escludere infiltrazioni e condizionamenti da parte della criminalità organizzata.

CISL Medici “Il Piano sanitario è perfettibile con la concertazione”

07/07 "Siamo coscienti che il Piano sanitario regionale sia perfettibile attraverso una concertazione con il sindacato". E' quanto sostiene, in una nota, il segretario generale della Cisl medici Calabria, Mario Marino. "Un sindacato - aggiunge Marino - che prescinda da logiche campanilistiche e localistiche e che sia consapevole che il reale cambiamento sia realizzabile solo attraverso scelte forti ed incisive, talvolta anche impopolari. Noi auspichiamo che tali scelte realizzino, attraverso la razionalizzazione delle risorse ed il contenimento della spesa sanitaria, una scelta di progresso e di innovazione, in linea con gli indirizzi nazionali ed Patto di Stabilità. Una concertazione quindi, aperta al confronto, senza alcuna chiusura pregiudiziale, ed ispirata al raggiungimento di scopi comuni con reciproca e mutua soddisfazione". Secondo Marino, "il nuovo Piano sanitario regionale, che sarà oggetto nei prossimi giorni di concertazione con le organizzazioni sindacali, ci pone di fronte ad un prossimo cambiamento epocale del panorama della sanità calabrese. Sono evidenti due sentimenti contrastanti. Da un lato la consapevolezza che la gestione della sanità calabrese sino ad ora è stata caratterizzata da una serie di criticità strutturali, che l' hanno resa obsoleta e distante dal cittadino. Dall' altro c'é il timore di un 'nuovo' che rischia di incidere radicalmente sulle scelte future, professionali e sociali di ognuno di noi". "E' indubbio - sostiene ancora Marino - che il Piano presenti delle proposte di soluzioni organizzative talvolta innovative ed in linea con una idea di sanità moderna e sostanzialmente diversa. Va elogiato il tentativo di distribuire uniformemente sul territorio regionale i centri di eccellenza, divisi per specialità, la riorganizzazione e l' accorpamento delle Aziende ospedaliere di Catanzaro (Pugliese-Ciaccio, Mater Domini e Fondazione Campanella), la rivalutazione del territorio e dei servizi allo scopo di decongestionare le strutture ospedaliere, fornendo al contempo all' utenza un servizio di qualità e risposte efficienti ai problemi di salute". Marino definisce poi una "priorità il blocco dell' accreditamento delle strutture private sino alla completa attuazione del Piano. E questo non perché siamo contrari all'assistenza privata, ma perché riteniamo che il privato sia sufficientemente presente nella nostra regione sia come strutture, che come numero di posti letto. Riteniamo inoltre che sia assolutamente necessario che le strutture private, se accreditate, siano complementari alle pubbliche. E' quindi necessaria una ristrutturazione e riorganizzazione delle stesse, da effettuare nell' ambito del nuovo Piano sanitario. Solo così, le professionalità delle strutture private accreditate saranno una ulteriore risorsa del Servizio sanitario, non solo una voce di spesa del bilancio regionale". "In questa battaglia - conclude la nota della Cisl medici - siamo concordi con l'assessore Lo Moro sulla necessità di ritoccare la quota del fondo sanitario regionale da destinare al privato accreditato per liberare ulteriori risorse utili al rilancio della sanità pubblica".

Malato di AIDS di Taurianova deve sospendere terapia per mancanza del farmaco

04/07 Ha dovuto sospendere la terapia in atto, con il rischio del fallimento della cura, per il prolungato ritardo nella fornitura di un farmaco antiretrovirale da parte del servizio farmaceutico territoriale di Taurianova. A denunciare la situazione di grave disagio che vede coinvolto un proprio socio, malato di Aids, è la Lega Italiana per la lotta all' Aids (Lila Calabria). "Il nostro socio, a causa del protrarsi di oltre 20 giorni di tale fornitura - afferma il presidente della Lila Calabria, Nicola Emanuele - è stato costretto a sospendere tutta la terapia che prevede in formula combinata l' impiego di tre farmaci, uno dei quali è proprio quello mancante. La sospensione della terapia è un evento molto grave e può concretamente determinare il rischio del fallimento del protocollo terapeutico in atto". L' associazione evidenzia che "la farmacia in questione continua a non dare garanzie su una data certa di fornitura del farmaco. Ci chiediamo come sia possibile che un servizio farmaceutico territoriale non possa garantire la continuità di una terapia farmacologia legata ad una malattia così importante". "Di chi è la responsabilità di tali ritardi? - si domanda il presidente Emanuele - Ricordiamo che l' erogazione dei farmaci antiretrovirali è stata demandata alle farmacie territoriali con un provvedimento dell' Assessorato alla Tutela della Salute e alle Politiche Sanitarie, provvedimento, unico in Italia, legato a logiche economiche regionali. Tale provvedimento solleva gli ospedali dall' onere di distribuire i farmaci direttamente ai propri assistiti, con tutto il carico di disagi che ciò comporta per questi ultimi. Innanzitutto la necessità di doversi recare in farmacie spesso distanti dall' ospedale, anche più volte in un mese. Ad esempio gli utenti di Reggio devono recarsi alla farmacia territoriale di Scilla; quelli che afferiscono al reparto di Vibo, e non sono residenti nella stessa città, come il nostro socio, devono recarsi alla farmacia territoriale del paese di residenza, in questo caso Taurianova". Per la Lila "altro disagio è quello legato alla violazione della privacy. Molti utenti si trovano in difficoltà a doversi interfacciare con dipendenti di farmacie spesso diversi e a trovarsi in ambienti in cui chiunque può intuire e verificare di che tipo di pazienti si tratti". "Quello che chiediamo - conclude Emanuele - è che vengano presi con urgenza i provvedimenti necessari affinché l' erogazione di tali farmaci avvenga nelle modalità più adeguate, nel rispetto del diritto alla cura dei pazienti malati di Aids, e non solo"

Buttiglieri “Serve sorveglianza per la prevenzione delle malattie infettive”

28/06 "La prevenzione delle patologie infettive assume oggi, nell' era globalizzata e soprattutto nei paesi occidentali, una rilevanza fondamentale che non può essere sottovalutata. Il diffondersi lento, silenzioso e inesorabile di alcune malattie infettive, come l' Hiv e l' epatite, per citarne alcune, impone la massima sorveglianza da parte del mondo medico e scientifico italiano, sebbene anche i cittadini calabresi debbano fare la propria parte non esponendosi a rischi inutili". Lo ha detto il direttore generale dell' Azienda Ospedaliera Universitaria "Mater Domini", Anna Rosalba Buttiglieri, intervenendo al convegno sulle Malattie infettive promosso dal professor Vincenzo Guadagnino - docente ordinario nell' Università di Catanzaro e primario infettivologo dell' Unità operativa "Malattie infettive" dell' Azienda e organizzato in collaborazione con la Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali. "Da una indagine epidemiologica effettuata dall' Unità operativa diretta dal professor Guadagnino - ha rilevato la dottoressa Buttiglieri - emerge come negli ultimi anni ci sia stata una scarsissima attenzione sul fronte delle patologie infettive, seppure queste rappresentino patologie diffuse e molto insidiose. Ciò significa che i rischi di contagio e trasmissione tra i cittadini sono molto elevati e il sistema dei controlli carente". "Se è vero che le prime cause di mortalità oggi sono riconducibili alle malattie cardiovascolari e ai tumori - prosegue Buttiglieri - non bisogna in alcun modo trascurare la pericolosità delle patologie infettive: basti pensare alla sola Hiv che nel giro di pochi anni è diventata una delle prime cause di morte da virus. A fronte di questa emergenza tutta la comunità medico-scientifica calabrese è chiamata a nuovi sforzi capaci nel più breve tempo possibile di produrre risultati efficaci nella lotta alle epidemie. Molti passi in avanti sono stati fatti e tanti altri devono compiersi. Notiamo oggi che il problema delle patologie infettive e del loro corretto approccio terapeutico e diagnostico sta assumendo una sempre maggiore importanza nella moderna medicina. I risultati sono incoraggianti, sebbene non mi stancherò mai di ribadire che prevenzione e controllo sono gli elementi da cui non si può prescindere per una vita sana e priva di rischi". Per il direttore generale della Mater Domini "serve tuttavia un rinnovato impegno nella lotta alle patologie infettive, cosi come una più stretta cooperazione in Calabria tra le professionalità medico scientifiche e le istituzioni, le quali devono fornire una più efficace e corretta informazione ai cittadini che, in ogni caso, non possono più disinteressarsi di un fenomeno che li tocca così da vicino. Questo evento - ha concluso Buttiglieri - rappresenta un esempio di stretta collaborazione e di sinergia tra il territorio e l' ospedale e costituisce un occasione importante per dare risposte alle esigenze di assistenza sanitaria dei cittadini"

Ass. Lo Moro: Intesa con la Libia per il trapianto del midollo

27/06 E' stato approvato dalla Giunta regionale il programma di cooperazione internazionale tra l' azienda ospedaliera "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria e l' African Oncology Institute of Sabratha, l' istituto nazionale per i tumori della Libia. "L' iniziativa - è scritto in un comunicato dell' assessorato regionale alla Salute - è finalizzata alla formazione del personale ed all' effettuazione di trapianti di midollo osseo a pazienti di nazionalità libica. E' stato lo stesso istituto libico, delegato dal governo di Tripoli a varare il programma nazionale di trapianto di midollo osseo a proporre l' accordo di cooperazione con l' azienda reggina, nella quale é operante il centro di trapianto per il midollo osseo, dotato di competenze avanzate, oltre che sul versante clinico assistenziale, anche dal punto di vista scientifico. Con delibera del 18 maggio 2004, inoltre, la Giunta regionale ha individuato il centro trapianto midollo osseo come sede unica per il programma delle attività di trapianto di cellule staminali ematopoietiche e di terapia cellulare in Calabria". "Il programma - afferma l' assessore Lo Moro che ha proposto la delibera - evidenzia la volontà del governo regionale di favorire e sviluppare accordi con i Paesi del Mediterraneo. Vogliamo contribuire all' integrazione dei popoli che si affacciano sul nostro mare ed in questo ci agevola la posizione di Reggio, città che vogliamo attrezzare dei servizi necessari ed offrire ai Paesi dell' area come punto di riferimento. Sono da valutare in questa ottica anche l' istituzione della cardiochirurgia e l' avvio della piattaforma cuore". "Si tratta di elementi - conclude l' assessore - che conferiranno alla città calabrese dello Stretto, nell' ambito delle politiche sanitarie, un ruolo importante in un bacino certamente molto più ampio di quello locale".

Paolini (Aiop) “Non bisogna penalizzare la clinica ‘La Madonnina’”

21/06 "La vicenda che ha portato una delle più prestigiose case di cura di Cosenza, 'La Madonnina', al collasso operativo-gestionale ha dell' assurdo. Ottanta famiglie rischiano di trovarsi senza sostegno economico per le tortuose, pretestuose e arroganti interpretazioni normative degli uffici regionali dell' assessorato alla Sanità". E' quanto afferma, in una nota, il presidente nazionale dell' associazione ospedalità privata (Aiop), Enzo Paolini. "Si assume a pretesto - prosegue Paolini - una capziosa applicazione della recente legge regionale 9/2007 che differisce al 31 dicembre 2007 i termini per l' adeguamento di tutte le strutture, pubbliche e private, ai requisiti previsti per l' accreditamento. Il mancato accreditamento non dà luogo alla proroga del contratto 2006 per il 2007 in quanto il 2006 il contratto non è stato firmato per l' arrogante pretesa di imporre a fine anno un taglio di quasi il 50% su remunerazioni dovute in quanto relative a prestazioni regolarmente rese. Conclusione degli uffici regionali: blocco dei pagamenti a partire dall' ottobre 2006 mentre 'La Madonnina' ha continuato regolarmente ad assistere cittadini bisognosi di cure". Secondo il presidente nazionale dell' Aiop "l' opinione pubblica non conosce l' occhiuta burocrazia degli uffici regionali, a giorni alterni protagonisti, in alcuni delicatissimi settori, di poco edificanti cronache giudiziarie. Qui nessuno vuole sottrarsi agli obblighi di legge, quali che siano, rilevanti o meno, e per certo non lo vogliono i titolari de 'La Madonnina'. Ma la miopia, la pretestuosità, l' ignoranza giuridica mista ad arroganza dei funzionari regionali è una minaccia continua al corretto funzionamento del servizio sanitario regionale. Ormai si registra un clima di prevaricazione che non può essere tollerato oltre". "L' assessore regionale - sostiene ancora Paolini - non si può chiamare fuori, come se si trattasse di un inghippo da lasciare alla responsabilità dell' apparato burocratico, mentre per il resto si tratterebbe di strumentalizzazioni. Da parte di chi? Dei dipendenti senza stipendio da mesi? Dei titolari della struttura che vantano crediti miliardari nei confronti della Regione? Lei che ci tiene tanto alla sua storia politica ed alla sua contiguità col mondo del lavoro e con i diritti dei lavoratori non può derubricare a semplice negligenza l' operato dei suoi uffici. La responsabilità politica di quanto accade è tutta sua. Che lo faccia consapevolmente o meno, sta distruggendo la componente privata del servizio sanitario regionale che,impegnando meno dell' 8 per cento della spesa sanitaria, assicura oltre il 40 per cento del volume globale delle prestazioni erogate". "Se, per paradosso, dovessero chiudere in Calabria tutte le case di cura a gestione privata - sottolinea ancora Paolini - sarebbe la bancarotta sanitaria. Questa è la verità, il resto é incapacità a governare i problemi, inadeguatezza degli uffici, deficit di competenze e l' abuso, tipico delle burocrazie sudamericane, di non pagare il dovuto senza fornire giustificazioni. A questo siamo, di tanto è a conoscenza il presidente e l'intera giunta ma i problemi marciscono. Ormai è chiaro, non si può, o non si vuole, ridurre la spesa sanitaria. Lo spreco nel settore pubblico, che pure vanta eccellenze e qualità, è incontenibile e tollerato. Si vuole coprire questo bubbone con la demagogica foglia di fico del taglio nel settore privato che non spreca, costa di meno e rende qualità".

Il 45% dei calabresi sono ipertesi, ma molti non lo sanno

15/06 I calabresi sono ipertesi e non lo sanno. E molti nemmeno si preoccupano di scoprirlo. nella regione, infatti, hanno la pressione alta 45 uomini e 41 donne su cento. I dati sono stati resi noti nel corso del congresso della Società europea dell' ipertensione, in corso a Milano. Moltissimi sono coloro, è scritto in una nova, che sono ai limiti dell' ipertensione, ma "un' indagine Istat rivela che 22 calabresi su cento non si sono mai misurati la pressione arteriosa". "Calabresi tenetevi 'sotto pressione' - ha sostenuto il professore Giuseppe Mancia, presidente del Congresso della Società Europea dell' Ipertensione - perché se alla pressione alta, o comunque ai limiti, si associano fattori di rischio come il diabete, l' obesità, l' ipercolesterolemia o altre malattie cardiovascolari allora la possibilità di andare incontro a infarto e ictus è molto concreta". Al Congresso di Milano oltre a fotografare la realtà dell' ipertensione, sono state presentate le linee guida: indicazioni per i medici, raccomandazioni per i pazienti. "Quattro - ha sostenuto Mancia - sono le regole più importanti per tenere l' organismo 'sotto pressione': misurarsi con regolarità la pressione ricorrendo anche all' automisurazione che è stata finalmente ritenuta affidabile; ogni volta che si esegue l' esame delle urine chiedere anche di eseguire la microalbuminuria perché la presenza di minime tracce di proteine può significare che i piccolissimi vasi nel rene non funzionano e possono non funzionare anche piccole e grandi arterie di tutto l' organismo e quindi ictus e infarto potrebbero essere in agguato; il livello di tranquillità della pressione arteriosa é sotto 140/90 mmHg e chi supera questi livelli deve cambiare stili di vita e poi seguire una terapia; la terapia deve essere flessibile e con più farmaci anche a piccole dosi". Mancia ha poi sostenuto che "va presa con molta cautela la notizia di un vaccino terapeutico per curare l' ipertensione" visto che "fino a prova contraria, ad oggi, non si conosce ancora cosa produce l' ipertensione, anche se è ampiamente noto che le cause sono quasi sempre molteplici". In Calabra, secondo i dati dell' Istat e dell' Istituto Superiore di Sanità, il 45% degli uomini e il 41% delle donne é iperteso mentre il 15% degli uomini e il 14% delle donne è in una condizione a rischio. "Vale a dire - è scritto nel comunicato - che il 60% degli uomini adulti e il 55% delle donne adulte hanno problemi con l' ipertensione o rischiano di averne se non corrono subito ai ripari intervenendo, in particolar modo, su fattori di rischio correlati primo fra tutti l'obesità". Dall' ultima indagine Istat sullo stato di salute, inoltre, emerge che in Calabria solo 14,3 persone su cento hanno dichiarato di soffrire di ipertensione. Ma non solo sono ipertesi e non lo sanno. Non lo vogliono neanche sapere. Basti pensare, infatti - è sempre l' Istat a rilevarlo - che in Calabria 21,6 adulti su cento dichiarano di non essersi mai misurati la pressione arteriosa. I calabresi, inoltre, si occupano e preoccupano poco della loro pressione arteriosa così come degli altri fattori di rischio per il cuore: il 17% degli uomini e il 25% delle donne ha una ipercolesterolemia; il 44,1% degli uomini e il 30,2% delle donne è in sovrappeso, l' 11,6% degli uomini e il 10,1% delle donne è obeso.

Paolini (Aiop) “Ancora tanti problemi irrisolti”

05/06 ''Il protocollo d' intesa firmato fra l' Associazione italiana ospedalita' privata (Aiop) e il Dipartimento dell' assessorato regionale alla Sanita' e' certamente un elemento di svolta nei rapporti fra ospedalita' privata e assessorato, fino ad oggi conflittuali per i troppi problemi ripetutamente segnalati e a tutt' oggi irrisolti''. A sostenerlo e' stato il presidente nazionale dell' Aiop, Enzo Paolini. ''E' significativa, per esempio - ha aggiunto - l' affermazione fatta recentemente dall' assessore Lo Moro secondo la quale non ci sono risorse sufficienti per la sanita' privata e che molte strutture pubbliche improduttive vanno chiuse o riconvertite. Per la sanita' privata debbo ricordare all' assessore che se non si chiudono i pozzi neri della sanita' pubblica non ci saranno mai risorse sufficienti per assicurare un servizio sanitario decente. Fino ad oggi le aziende sanitarie sono state l' equivalente di collegi elettorali e questo spiega perche' la spesa sanitaria e' arrivata a incidere per oltre il 60% sul bilancio regionale. Pensare di far pagare alle strutture private gli sprechi e le dissipazioni della sanita' pubblica e' da irresponsabili''. ''Siamo in presenza - ha sostenuto Paolini - di una politica sanitaria evidentemente gestita da una burocrazia che opera a livelli quasi di rilevanza penale se si tiene conto che in gioco c' e' la salute del cittadino. Non si tratta soltanto dei crediti che le case di cura hanno maturato e che non vengono pagati, nonostante le reiterate assicurazioni di Loiero e della Lo Moro evidentemente ignorate dagli uffici esecutivi che pur dispongono delle risorse occorrenti per emettere i mandati di pagamento. Il fatto grave e' che si sta giocando sulle liste di attesa. La Regione, con le sue articolazioni burocratiche inefficienti e perniciose, risponde con liste di attesa che vanno da tre a otto mesi, costringendo i calabresi ad andare in ospedali fuori regione. Le case di cura e i laboratori accreditati potrebbero alleggerire di molto le liste ma si preferisce mandare la gente fuori''. ''Vorrei segnalare - ha proseguito il presidente dell' Aiop - un caso molto istruttivo. A Cosenza una struttura privata ha investito notevoli risorse per impiantare il servizio di medicina nucleare che attualmente viene erogato in esclusiva dall' ospedale dell' Annunziata di Cosenza. Per questo servizio esistono liste di attesa lunghissime, ma gli uffici regionali, a distanza di quattro anni dalla richiesta, non hanno ancora reso operativa la struttura privata per cui chi non puo' aspettare 4-5 mesi prende la via del centro-nord con grandi disagi e un conseguente aggravio di costi per le casse regionali. E' un fatto talmente grave da sollevare interrogativi inquietanti. Quale logica puo' accampare la burocrazia regionale per giustificare un comportamento cosi' dannoso per le casse regionali e cosi' irresponsabile nei confronti dei cittadini?''. ''Fino ad oggi - ha concluso Paolini - abbiamo avuto pazienza e rispetto dei ruoli, ma se qualcuno vuol mettere in discussione il diritto alla salute, violando le regole e venendo meno ai suoi doveri di ufficio, apriremo un conflitto senza esclusione di colpi volto soprattutto ad accertare se da questi irresponsabili atteggiamenti qualcuno trae illecitamente vantaggio, in Calabria e fuori dalla Calabria''

Combattere le discriminazioni ai danni dei tossicodipendenti

26/05 ''Bisogna combattere qualsiasi forma di discriminazione ai danni dei tossicodipendenti, attuando nei loro confronti un approccio umano ed umanitario''. Lo ha detto il presidente della Croce rossa, Massimo Barra, intervenendo alla giornata d studio sulla droga promossa dall' istituto tecnico-commerciale di Corigliano Calabro. Barra ha fatto riferimento all' esperienza di Villa Maraini, la comunita' per tossicodipendenti che ha fondato a Roma nel 1976, descrivendola come ''un fatto altamente positivo proprio per l' impostazione del rapporto con le persone con problemi di droga. L' interesse dello Stato - ha aggiunto - e' quello di conoscere realmente i tossicomani in modo da differenziare l' intervento terapeutico secondo le obiettive possibilita' di reazione della persona colpita da questa condizione''. Nel corso del suo intervento Barra ha lanciato un appello alla Croce rossa della Calabria perche' ''moltiplichi i comitati locali, che rappresentano l' occasione - ha detto - per curare le persone piu' vulnerabili, moltiplicare le delegazioni, avere un delegato di Croce rossa in ogni comune. Occorre anche ripristinare l' antica tradizione della Croce rossa italiana giovanile. In ogni scuola vogliamo che ci siano giovani iscritti alla Croce rossa per farne i pionieri della diffusione dell' educazione sanitaria in favore della collettivita'''.

Al Policlinico di Catanzaro in funzione la radiologia digitale

24/05 Si avvale di apparecchiature radiologiche all' avanguardia il Policlinico universitario di Catanzaro. La struttura è dotata di apparecchiatrure radiologiche della Carestream Healt, leader mondiale nei sistemi imaging medico. "Nata in seguito all'acquisizione da parte di Onex Corporation dell'Health Group di Eastman Kodak Company - è detto in un comunicato - Carestream Health Incorporation è una multinazionale leader mondiale nei sistemi di imaging medico, dentale e molecolare, e tra le maggiori aziende fornitrici di soluzioni IT e prodotti per i test non distruttivi. L'Italia, dove la multinazionale è presente con Carestream Health Italia, rappresenta per l'azienda il secondo mercato per redditività, con un fatturato 2006 di 155 milioni di Euro. Con 205 dipendenti, dislocati tra le sedi di Milano, Genova e Roma, Carestream Health Italia serve ASL, Università, ospedali pubblici e privati, centri diagnostici e dentisti, in tutte le regioni". In particolare, nel Polo universitario Magna Grecia di Catanzaro Carestream Health ha avviato il processo di ammodernamento dell'ospedale di Germaneto, con la trasformazione digitale del servizio di radiologia. La soluzione digitale Carestream Health collega in rete la radiologia al resto dell'ospedale, attraverso 35 postazioni monitor distribuite nei reparti di degenza e cinque sale con monitor ad alta definizione per consulti specialistici. In radiologia sono invece presenti nove stazioni di lavoro con monitor ad alta definizione che consento ai medici radiologi di refertare sulle immagini ed archiviare le informazioni. Il servizio di radiologia realizza annualmente 50mila esami diagnostici, attraverso modalità digitali.

Ogni giorno 10 calabresi vengono colpiti da ictus e solo uno su tre da importanza ai sintomi

17/05 Ogni giorno dieci calabresi vengono colpiti da un ictus. E solo uno su tre dà importanza ai sintomi e corre in ospedale. Ma di quanti vanno al pronto soccorso solo uno su cinque arriva nel tempo utile - e cioé entro tre ore - per essere sottoposto alla trombolisi, la terapia salvavita. Uno su due arriva entro le 12 ore. Poiché in Italia i casi di ictus sono 199mila l'anno, vuol dire che 130mila persone colpite da una così terribile malattia rimangono a casa e vanno in ospedale quando è tardi e per loro si riducono le speranze di salvarsi. E' nata e sta crescendo, nonostante le campagne di educazione, "l'epidemia dell'ictus ignorato" di cui sono protagonisti quanti non danno importanza ai primi segni della malattia che possono essere un formicolio ad una mano, un senso di svenimento, un deficit motorio, un disturbo visivo o una bocca "storta". La denuncia è stata fatta, al Congresso in corso a Roma, dagli Internisti Ospedalieri della Fadoi i medici che più degli altri sulla frontiera della corsia si confrontano con l'ictus. "L'ictus viene scoperto in ritardo dalla maggior parte delle persone - dice Michele Stornello, referente nazionale Area Ictus della Fadoi - e questo perché si dà più importanza ai sintomi dell'infarto che a quelli della malattia cerebrovascolare. Eppure, il tempestivo ricorso all'ospedale consente di evitare la morte e anche le conseguenze drammatiche dell'ictus, e cioé l'invalidità con grandi ripercussioni sulla vita di relazione e sociali. C'é, infatti, un trattamento specifico, la trombolisi. Più del 70 per cento delle persone che tempestivamente ricorrono all'ospedale evitano la morte e il rischio di una invalidità. Sono più gli uomini che le donne a ricorrere tempestivamente al pronto soccorso quando avvertono qualche sintomo anche perché i maschi hanno più paura delle malattie. Più sensibili degli altri le persone con cultura più elevata, certamente informati meglio sull'educazione sanitaria". "L'alta incidenza dell'ictus - dice Giovanni Mathieu presidente della Fadoi, Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti,- ripropone, in tutta la sua drammaticità, la necessità di campagne mirate all'educazione della prevenzione dei fattori di rischio che, purtroppo, troppo spesso vengono sottovalutati. E noi ne vediamo tutti i giorni le conseguenze in corsia. E si vedono anche sul piano economico con alti costi per la sanità, giornate di lavoro perdute. Per questo la Fadoi sta portando avanti ampi progetti di studio sulle malattie cardiovascolari e cerebrali indirizzate proprio alla popolazione"

Aumentano gli anziani in Calabria ma il 28% dice di stare male

16/05 Aumentano gli anziani in Calabria. E aumentano anche i problemi di salute. E' quanto emerge dal dossier "L'Italia dice 33" della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri (Fadoi) che ha fotografato l' Italia degli ultrasessantacinquenni attraverso le cifre del Rapporto Osservasalute e del Ministero della Salute-Sdo. "Al primo gennaio 2006 - è scritto nel rapporto - l' Istat ha contato in Calabria 366.164 ultrasessantacinquenni, dei quali 207.823 donne. Un maschietto che nasce oggi in Calabria ha una speranza di vita di 78,5 anni, le cose vanno meglio solo nelle Marche, in Toscana, in Umbria, in Puglia, in Veneto e in Emilia Romagna. Non vanno così bene le cose per le bambine che hanno una speranza di vita di 83,7 anni (in tutta Italia è considerevole il divario maschi/femmine), come quelle della Valle d' Aosta , della Basilicata e del Piemonte, meglio solo di quelle del Lazio, della Sicilia e della Campania". "Il 28% degli over 65 anni - riporta il documento della Fadoi - ha dichiarato all' Istat di sentirsi male o addirittura molto male: è la percentuale più alta in Italia. Più le donne (33%) degli uomini (21,4). La Calabria condivide questo triste primato con la Sicilia e la Sardegna che hanno percentuali solo leggermente inferiori. In Calabria ogni cento abitanti, dunque, senza distinzione per età, le malattie allergiche colpiscono 10 calabresi ogni cento; il diabete il 6,3%; l' ipertensione arteriosa il 15,5; l' infarto del miocardio il 2; l' ictus/emorragia cerebrale l'1,4%. E ancora, la bronchite cronica/enfisema colpisce 6,5 calabresi ogni cento; l' asma bronchiale il 3,6 per cento; l' artrosi/artrite il 22,6; l' osteoporosi il 6,3 e l' ulcera gastrica o duodenale quasi il 4 per cento". "Gli anziani calabresi - è scritto ancora nel rapporto - sembrano non aver ancora fatto proprio un messaggio importante di prevenzione: la vaccinazione antinfluenzale. Nel 2005-2006, secondo il Ministero della Salute, infatti, solo il 66,3% degli over 65 calabresi si è vaccinato. Siamo ancora molto lontani da quel 75% indicato come il livello ideale di copertura vaccinale in questa fascia d' età. In Calabria, il 68,6% degli ultrasessantacinquenni fa uso quotidiano di farmaci (più le donne), meno della media italiana. Tra i fattori di rischio, l' obesità: il 14,4% degli ultrasessantacinquenni calabresi ne soffre". "Ad affliggere la salute degli ultrasessantacinquenni, in Calabria - evidenzia ancora il rapporto - non ci sono solo le malattie ma, paradossalmente, c' è anche il Sistema sanitario nazionale. Il problema dei posti letto è, soprattutto per chi ha i capelli bianchi, una difficoltà concreta così come la mancanza di assistenza sul territorio, legata sia alla mancanza di strutture che alla solitudine. Spesso, ad accogliere un anziano dopo la dimissione ospedaliera non c' è nessuno e così, dopo aver faticato per entrare in ospedale da lì non si vorrebbe più uscire perché non si è trovato solo aiuto medico ma anche una 'famiglia'. Nel 2004, in Calabria, le dimissioni ospedaliere per acuti in reparti ordinari sono state 290.466 ed hanno rappresentato il 73% di tutte le dimissioni per acuti tra regime ordinario e day hospital. Nel 2003, le dimissioni in regime ordinario erano state quasi 316 mila e circa un terzo di queste riguardavano proprio anziani oltre i 65 anni (121.077)". "In Calabria, al 2003, - è scritto nel rapporto - si contavano 6.874 posti letto pubblici e 3.167 posti letto in Istituti privati accreditati. La Calabria, insieme alla Campania e alla Basilicata,é tra le regioni con una percentuale d'emigrazione sanitaria superiore alla media. Il 14,05 dei ricoveri per acuti in regime ordinario di abitanti residenti in Calabria è avvenuto fuori dalla regione: la meta prescelta nel 20,65% dei casi è stata il Lazio, seguita immediatamente dopo dalla Lombardia e poi dall' Emilia Romagna e dalla Sicilia"

In Calabria 18 mila persone soffrono di celiachia

15/05 Sono 18 mila in Calabria le persone colpite da celiachia, intolleranza al glutine, ma di questi solo tremila lo sanno. I dati sono stati forniti dall' Associazione italiana celiachia (Aic). "Nella regione - è scritto in una nota ell' Aic - nonostante il numero dei celiaci accertati cresca del 10%, le diagnosi continuano ad avere un' incidenza bassa. Due le principali cause della mancata diagnosi: la scarsa conoscenza della malattia e la difficoltà di riconoscere i soggetti a rischio dovuta alla complessità dei sintomi". "Il caso classico - afferma il presidente di Aic Calabria, Claudio Picarelli - è quello di chi soffre di anemia da carenza di ferro, uno dei segnali più frequenti della celiachia, ma possono essere indizi della malattia anche la sensazione di debolezza, il mal di testa, i gonfiori e dolori addominali e, nei bambini, perdita di peso, vomito, diarrea e arresto dell' accrescimento. E' importante conoscere questi campanelli d' allarme perché la celiachia può manifestarsi a qualunque età e soprattutto perché troppo spesso, trattandosi di sintomi lievi o poco specifici, la diagnosi è tardiva o non arriva affatto". Domenica 20 maggio, per sollecitare attenzione verso la problematica, l' Associazione Italiana Celiachia organizza a Roma una marcia non competitiva a Roma alla quale parteciperanno anche 500 volontari provenienti dalla regione. In Calabria l' 86% dei celiaci dichiara di avere difficoltà nel reperire pasti fuori casa e l' 82% lamenta limitazioni alla propria libertà di viaggiare. Il 67% ritiene che la dieta priva di glutine comporti complicazioni nella vita quotidiana in famiglia e il 41% pensa addirittura che la celiachia possa costituire un ostacolo alla propria carriera lavorativa. Nella regione sono 80 i locali tra ristoranti e gelaterie che offrono prodotti per celiaci.

Dal 2020 calo di incidenza dei tumori da amianto

15/05 "Dal 2020 ci sarà una diminuzione dell' incidenza del mesotelioma pleurico in ragione delle normative che hanno eliminato l' amianto dal procedimento produttivo. Risultati positivi verranno anche dalla messa al bando del benzene, tra i fattori più pericolosi per linfomi e leucemie". Lo ha detto l' oncologo Francesco Cognetti, direttore scientifico dell' Istituto nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma, oggi a Catanzaro per partecipare ad un convegno su "Morti e malattie nel lavoro". "Rispetto al passato - ha aggiunto Cognetti - molto è stato fatto, soprattutto per quanto riguarda l' individuazione dei cangerogeni più pericolosi nell' ambito lavorativo e per la promulgazione di leggi che hanno consentito l' abolizione di molti fattori che incidevano sull' insorgenza dei tumori professionali. Certo, dal momento in cui il cancro attiva il processo che lo porterà allo sviluppo vero e proprio della malattia il processo è molto lungo e possono passare decenni". "Oggi - ha concluso Cognetti - c' è da dire comunque che nel mondo del lavoro i controlli sono maggiori e più efficaci. Allo stato poi il trend è positivo anche nel Sud: sono migliorate le tecnologie e anche l' organizzazione sta facendo passi in avanti. Bisogna, però, rafforzare la rete tra le strutture e superare l' idea prevalente che tutti debbano fare tutto".

Settimana per la lotta alla Sclerosi Multipla

12/05 Prende i via oggi anche in Calabria per concludersi domenica prossima, a Catanzaro con un convegno regionale sul tema "Sclerosi Multipla: ricerca scientifica e impegno sociale", cui seguirà lo spettacolo "Per conservare il gusto del bello" in scena al Teatro Politeama, la Settimana nazionale della Sclerosi multipla promossa dall' Aism. La sezione di Cosenza ha organizzato per oggi il convegno scientifico "La Sclerosi Multipla: update" cui segurà stasera lo spettacolo "Ordinaria Ironia familiare...a ciascuno il suo" della compagnia teatrale "I sognatori dell' Aism" al cinema teatro Italia. Domani, l' associazione culturale "A Via Nuova" di San Pietro in Guarano presenta "Non ti pago" di Eduardo De Filippo presso il Teatro Rendano. In Calabria le persone con sclerosi multipla - è scritto in una nota - sono circa 1.500 e sul territorio regionale sono presenti cinque Sezioni Aism a Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Le sezioni offrono alle persone con sclerosi multipla e ai loro familiari i servizi di segretariato sociale, supporto all' autonomia della persona, attività ricreative e di socializzazione, telefono amico, trasporto, visite specialistiche, fisioterapia ambulatoriale e domiciliare e attività di informazione, sensibilizzazione e raccolta fondi. Nella sezione Aism di Reggio è attivo il Centro socio-sanitario per le persone con sclerosi multipla del territorio. Il Centro offre servizi di terapia riabilitativa, ambulatoriale e domiciliare, supporto medico specialistico, consulenza legale, assistenza fiscale, segretariato sociale, supporto al ricovero ospedaliero e trasporto con mezzi attrezzati. La sezione di Cosenza offre servizi di segretariato sociale e telefono amico, servizi di trasporto, supporto all' autonomia della persona, supporto al ricovero ospedaliero, supporto medico specialistico anche domiciliare e consulenza legale.

Continua la protesta dei precari dell’ASL di Rossano

11/05 Gli ausiliari precari dell'azienda sanitaria di Rossano sono giunti al nono giorno di occupazione della sede della Asl. Gli ausiliari, specializzati ed ultra-quarantenni, svolgono il servizio in quattro presidi ospedalieri (Rossano, Corigliano, Cariati, Trebisacce) e vengono utilizzati con contratti semestrali. Durante la protesta stanno comunque garantendo il servizio, alternandosi nell'occupazione a turni di 50 persone che hanno sistemato letti improvvisati nell'androne dell'Azienda sanitaria. I lavoratori rivendicano da tempo il diritto alla stabilizzazione, da realizzarsi nel più breve tempo possibile e per l'intero bacino. Sono in assemblea permanente i lavoratori della Asl di Paola (da cui dipendono i presidi di Paola, Praia, Cetraro, Amantea) e analoga mobilitazione si sta avviando anche a Castrovillari. "Abbiamo - ha detto il responsabile delle Rdb-Cub, Raffaele Bombino - per ora raggiunto un primo risultato che è una delibera del direttore Generale della Asl 3 che stabilizzerà 100 dipendenti, e mercoledì incontreremo l'Assessore alle Politiche Sanitarie Doris Lo Moro. Certo è che si tratta di coprire posti fissi vacanti di cui non si può fare a meno e che devono essere assicurati comunque e di continuo; altrettanto certo è che noi non abbiamo intenzione di mollare: proseguiremo ad oltranza per ottenere la stabilizzazione di tutti i precari".

In Calabria cresce la cultura delle donazioni

08/05 Cresce la cultura della donazione in Calabria. Nel 2006 si sono registrate 39 segnalazioni rispetto alle 35 dell' anno precedente. Per quanto riguarda il 2007, al 30 aprile sono state già 20. Nello stesso periodo dell'anno in corso i donatori sono stati 9 rispetto ai 15 di tutto il 2006 ed i 13 del 2005. Sono questi alcuni dei dati forniti dall' Assessorato regionale alla Salute in occasione delle giornate nazionali per la donazione e il trapianto avviate il 6 maggio e che si concluderanno domenica 13. "I trapianti di rene - è scritto in un comunicato dell' Assessorato regionale alla Salute - sono stati 28 nel 2005; 27 nel 2006, 14 nel periodo compreso tra il primo gennaio ed il 21 aprile 2007. I trapianti di midollo sono stati 98 nel 2005; 101 nel 2006, 37 fra gennaio ed il 30 aprile 2007. Dati significativi anche per quanto riguarda i trapianti di cornee: sono stati 48 nel 2005, 54 nel 2006, 21 nel periodo primo gennaio-30 aprile 2007. Numeri confortanti anche in merito alla donazione del cordone ombelicale: 480 donazioni registrate nel 2005, 868 nel 2006, 316 dal primo gennaio di quest' anno al 21 aprile 2007". "Il trend - afferma il responsabile del Centro regionale trapianti Pellegrino Mancini - è in aumento. Cresce la sensibilità dei calabresi verso la donazione, come si rileva dalla sempre maggiore disponibilità dei familiari dei donatori a garantire il consenso all' espianto degli organi. Ciò è dovuto alla diffusione del tema della donazione dovuta alle iniziative di sensibilizzazione attivate sempre più di frequente in Calabria ma anche al buon funzionamento di una rete regionale che comincia a dare i primi risultati grazie alla recente riorganizzazione". "Il riferimento - prosegue la nota dell' Assessorato - è alla delibera della Giunta regionale relativa alla riorganizzazione delle attività di coordinamento delle donazioni, dei prelievi e trapianti di organi, di tessuti e cellule in ambito regionale. Il provvedimento prevede, tra l' altro, 'di avviare un rilancio complessivo delle attivita' di donazione e punta alla riorganizzazione dell' attività di trapianto, in Calabria 'al fine di garantire una risposta efficiente ed efficace dell'intero sistema alla domanda dei cittadini calabresi in attesa di trapiantò. Il provvedimento ha disposto la riorganizzazione del centro di Coordinamento Regionale per i Trapianti assegnando all'azienda ospedaliera di Reggio Calabria, sede principale di servizio del coordinatore, 'adeguate risorse' per dotare il Centro di locali idonei allo svolgimento dell'attività". "I programmi di trapianto attualmente attivi in Calabria - riporta ancora il comunicato - riguardano il rene, il midollo osseo e la cornea. Il programma per il trapianto di rene prevede una lista d' attesa unica regionale, con poli chirurgici nelle aziende ospedaliere di Catanzaro, Cosenza e Reggio. Allo stato attuale sono attivi quelli di Reggio e Cosenza, per cui, è scritto nella delibera, 'saranno predisposte tutte le azioni necessarie a soddisfare la domanda esistente'. Il trapianto di midollo osseo è previsto nel centro unico regionale trapianti di cellule staminali e terapie cellulari dell' azienda ospedaliera di Reggio Calabria. Per quanto concerne gli innesti corneali, ne è prevista la realizzazione nelle unità operative di oculistica. I contenuti della delibera hanno ottenuto recentemente l'approvazione della commissione nazionale nominata dal Centro nazionale per i trapianti. Iniziative di sensibilizzazione e diffusione della cultura della donazione sono in corso in diversi centri della Calabria in concomitanza con la campagna nazionale".

Ripresa l’attività nelle sale operatorie dell’Ospedale di Rossano

08/05 E' ripresa l'attività nelle sale operatorie dell'ospedale civile "Giannettasio" di Rossano dopo la sospensione degli interventi decisa il 6 aprile scorso. Lo ha reso noto la Direzione sanitaria del presidio ospedaliero, che ritiene l'intervento di adeguamento alle norme vigenti "esclusivamente a salvaguardia della salute dei pazienti". La sospensione si era avuta lo scorso 6 aprile, quando per la mancanza della seconda condotta d'ossigeno, il primario di Anestesia si era rifiutato di continuare ad effettuare interventi chirurgici. La seconda condotta d'ossigeno nel nosocomio rossanese in realtà non era mai esistita. Successivamente si è deciso d'intervenire per la messa a norma.

Ass. Lo Moro “Società a capitale pubblico per il rilancio del Papa Giovanni di Serra d’Aiello”

07/05 Sarà un gruppo di lavoro composto da tecnici di Sviluppo Italia a curare l'attuazione concreta del progetto di rilancio dell'Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello, predisponendo la costituzione di una società con capitale interamente pubblico per la gestione della struttura. Lo ha comunicato stamattina ai sindacati l'assessore regionale alla Salute, Doris Lo Moro, che ha riferito circa l'esito dei contatti avuti nei giorni scorsi a Roma sulla vicenda. Alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti della fondazione a cui l'istituto fa capo ed il direttore generale dell'Asl di Paola, Ivan Cavallo. "L'istituto Papa Giovanni - ha detto l'assessore, confermando quanto comunicato in altre occasioni - dovrà diventare una struttura riabilitativa di prim'ordine, puntando alla salvaguardia del maggior numero di posti di lavoro, compresi i lavoratori in cassa integrazione". "Nei prossimi giorni - è detto in un comunicato - il gruppo di tecnici incaricati incontrerà i sindacati. I rappresentanti dei lavoratori hanno affermato di aver apprezzato il lavoro svolto dall'assessore".

La cocaina provoca gravi danni al cuore

03/05 La cocaina è una 'lama affilata' al cuore: non solo può causare ischemia ed infarto, ma anche dilatazione ventricolare che compromette la funzione cardiaca. Lo dimostra il caso di un giovane italiano ricoverato al Dipartimento di Emergenza del Policlinico Le Scotte di Siena nel 2005 per una dilatazione ventricolare grave, poi rivelatasi il risultato dell'abuso di questa pericolosa e sempre più diffusa droga. Nondimeno, come riferito sulla rivista britannica Lancet da Valerio Zacà, smettendo l'assunzione dello stupefacente, il cuore del trentunenne è migliorato molto: la dilatazione si è ridotta e la funzionalità cardiaca è aumentata. I consumi di cocaina hanno raggiunto livelli spaventosi in molti paesi occidentali e l'Italia non fa eccezione. Già in passato i medici hanno allertato sui rischi dell'abuso di cocaina per il cuore, e più casi di infarto e ischemia sono stati registrati tra gli habitué della 'polvere bianca'. Quando il giovane è giunto al dipartimento di emergenza del nosocomio senese, racconta Zacà, presentava sintomi quali dolore toracico, dispnea, fatica. Agli esami eseguiti risulto che il trentunenne aveva una dilatazione del ventricolo sinistro di entità considerevole: 80 millimetri di diametro, con conseguente malfunzionamento cardiaco. Poiché il ragazzo non aveva una storia clinica di alcun tipo il sospetto dei cardiologi, poi confermato dalla stessa 'confessione' del giovane, è ricaduto sul consumo di cocaina. Dopo tutti gli accertamenti il giovane è stato seguito farmacologicamente ed ha smesso di assumere la droga. A distanza di un anno il suo diametro ventricolare si è ridotto a 57 millimetri e il cuore ha ripreso in parte la sua funzionalità. Questa storia, osservano gli esperti, insegna ancora una volta quanto può essere pericoloso assumere cocaina e deve allertare i medici a sospettarne l'abuso di fronte a giovani con cardiopatie ma senza alcun precedente clinico di questo tipo. L'astinenza prolungata dalla droga, concludono i cardiologi, può migliorare le condizioni in cui il cuore versa a causa dell'abuso.

I Sindaci dell’AS4 invitano Regione e Provincia a intervenire sull’AIAS e lo screening dei tumori

30/04 Il Comitato di rappresentanza della Conferenza dei Sindaci dell'Azienda Sanitaria 4 di Cosenza, presieduto da Mario Tortorella, ha invitato la Regione, la Provincia e la stessa As ad intervenire nella vicenda Aias e in relazione allo screening dei tumori femminili. Nel primo caso - e' scritto nella nota - il Comitato di Rappresentanza si richiama alla forte preoccupazione espressa alla fine del 2006 dalla Conferenza dei Sindaci per la vicenda giudiziaria tra la Regione Calabria e l'Aias in vista della procedura di sfratto e della scadenza nel mese di giugno 2007 della sospensiva concordata per il rilascio della struttura di riabilitazione di Serra Spiga. Riaffermando l'importanza della vicenda sia per motivi di ordine sanitario che di ordine pubblico, Tortorella sottolinea l'importanza della struttura come punto di riferimento per la riabilitazione e il reinserimento sociale nell'ambito della intera provincia. L'invito alla Regione, quindi, e' quello di dare una soluzione positiva alla vicenda rassicurando i disabili, le loro famiglie, gli operatori della struttura di Serra Spiga e la stessa Azienda Sanitaria 4. Per quanto riguarda lo screening - prosegue la nota - il Comitato di Rappresentanza della Conferenza dei Sindaci ribadisce l'importanza della prevenzione intesa come tutela della salute e ricorda che nel gennaio 2006 l'Azienda Sanitaria 4 ha aderito alla campagna regionale di screening per la diagnosi precoce e la prevenzione dei tumori femminili. L'iniziativa, sia per capillarita' che per le prestazioni rese con costi contenuti, rappresenta una vera e propria eccellenza per il territorio. Il Comitato, quindi, invita l'As 4 a proseguire nell'attivita', ampliandola con tutte le opportune iniziative di supporto quale l'allestimento di un laboratorio di citologia dedicato e ad accelerare i tempi della stipula della Convenzione con la Provincia per l'acquisizione di un mezzo mobile di mammografia che permettera' di raggiungere anche le donne residenti nei paesi geograficamente piu' svantaggiati.

Intesa Lo Moro-Associazioni per l’assistenza residenziale

24/04 Adeguare le strutture operanti in Calabria nel settore dell'assistenza residenziale agli standard gestionali ed organizzativi nazionali. E' questo l'obiettivo indicato dall'assessore regionale alla Salute, Doris Lo Moro, in occasione di un incontro svoltosi nella sede dell'assessorato con i rappresentanti delle associazioni di categoria al termine della quale è stato sottoscritto un verbale d'intesa. Il documento è stato firmato dal direttore generale, Domenico Crupi; dal dirigente di settore,Bernardo Grande, e, per la parte privata, dai rappresentanti di Anaste, Aris e Foai. L'assessore Lo Moro, che ha introdotto la riunione, poi proseguita in sede tecnica, ha detto che è intenzione dell'assessorato "pervenire in tempi rapidi alla soluzione di tutte le problematiche registrate nel settore dell'assistenza residenziale. Vogliamo quindi addivenire in tempi rapidi ad un documento tecnico che costituisca la base di discussione con la componente privata, alla quale chiediamo la massima collaborazione. L'obiettivo dell'assessorato è l'adeguamento del settore agli standard gestionali ed organizzativi delle strutture registrati sul territorio nazionale. E lo stesso intendiamo fare per i livelli tariffari, da allineare a quelli medi nazionali". L'assessore ha comunque evidenziato l'intenzione della Regione "di remunerare comunque il lavoro svolto dalle strutture fino al completamento del riordino del settore". E' stato poi il direttore generale Crupi a richiamare gli orientamenti dell'assessorato in materia di riordino del settore della residenzialità, che riguarda figure particolari come anziani, disabili e disabili mentali, indicando l'obiettivo della riclassificazione delle strutture attualmente esistenti "in coerenza con il livello di intensità assistenziale erogato e con il reale fabbisogno assistenziale dei cittadini". Con questa impostazione, come è evidenziato nel verbale che é stato sottoscritto, hanno concordato "tutti i presenti". La struttura regionale si è quindi impegnata a predisporre un documento/proposta che regolamenti il settore "accogliendo le istanze più volte rappresentate e secondo criteri di appropriatezza assistenziale da ufficializzare, condividere e sottoscrivere entro e non oltre il 15 giugno prossimo". Dal canto loro i rappresentanti delle associazioni hanno riassunto le loro richieste in sei punti: un intervento presso le aziende sanitarie per la corresponsione delle somme previste dalla delibera di Giunta regionale 331 del 2006; l' estensione dei benefici previsti dalla stessa delibera al periodo gennaio/settembre 2003; sollecitare alle Aziende sanitarie il rispetto dei tempi di remunerazione delle prestazioni rese; la proroga dei termini di adeguamento del requisito organizzativo richiesto dalla delibera 332 del 2006 "compatibilmente con i tempi fissati"; chiarire quali debbano essere i criteri di remunerazione delle prestazioni di riabilitazione ai sensi della delibera 332; adeguamento delle tariffe vigenti, "sulla base degli incrementi contrattualmente previsti per il personale dipendente, relativamente al periodo intercorrente fino alla definizione del nuovo sistema di gestione del settore". Crupi, per quanto riguarda le aziende sanitarie, ha assicurato "tempestivi interventi" in ordine alle richieste delle associazioni. In merito ai termini di adeguamento, il direttore generale ha dato mandato agli uffici di predisporre un provvedimento dirigenziale "per la reiterazione del termine di scadenza ed al fine di fornire i chiarimenti richiesti in ordine ai criteri di remunerazione delle prestazioni di riabilitazione". In merito alla richiesta di adeguamento delle tariffe vigenti, Crupi ha chiesto che la problematica "venga affrontata contestualmente alla definizione del nuovo sistema tariffario"

Accordo integrativo regionale con i medici pediatri

21/04 Adeguamento organizzativo; continuità dell' assistenza; appropriatezza prescrittiva; attività di prevenzione: sono i quattro i punti cardine del nuovo accordo integrativo regionale dei medici specialisti pediatri di libera scelta firmato dall' assessorato regionale alla Salute con i sindacati di categoria ad integrazione di quanto indicato nell' accordo collettivo nazionale. "Si tratta - ha sostenuto l' assessore Doris Lo Moro - di una nuova tappa importante, che segue altri accordi, come quello con i medici di medicina generale e quello, ancora più recente, per i medici delle ex guardie mediche, finalizzato a rendere più efficienti i servizi offerti dal sistema sanitario sul territorio valorizzando la figura del medico". Per quanto riguarda l' aspetto organizzativo, l' assessorato evidenzia, in una nota, che "gran parte dell' impegno economico dell' accordo è destinato all' implementazione delle forme associative secondo le indicazioni della programmazione sanitaria nazionale e regionale. Attualmente circa il 50% dei pediatri lavora in gruppo o in associazione, a seconda delle diverse realtà locali. Il nuovo accordo - prosegue la nota - prevede che a regime tale percentuale arriverà all' 85%. E' previsto, inoltre, il collegamento in rete degli studi dei pediatri associati tra di loro ed anche con le strutture distrettuali ed aziendali. Viene anche incentivato l' utilizzo del collaboratore di studio, sempre nell' ottica di una migliore organizzazione degli ambulatori pediatrici che permetta di elevare la qualità del servizio e la quantità delle prestazioni erogate. L' esecuzione negli ambulatori dei pediatri di alcune prestazioni aggiuntive, oltre a favorire la rapidità diagnostica contribuirà a migliorare gli standard di appropriatezza prescrittiva e, conseguentemente, alla qualità dell'assistenza ed al contenimento della spesa sanitaria". "Nel complesso - prosegue la nota - questi adeguamenti organizzativi hanno l' obiettivo di consentire alla pediatria di libera scelta di dare nel territorio una risposta appropriata alla maggior parte dei bisogni di salute del bambino e dell' adolescente, riservando all' ospedale il ruolo proprio per le situazioni che richiedono ricovero". Per quanto attiene alla continuità assistenziale l' assessorato fa rilevare che "il miglioramento è conseguente all' ottimizzazione della presenza del pediatra di libera scelta durante le ore diurne attraverso la diffusione delle forme associative". L' accordo prevede, inoltre, "un ampliamento dell' orario di apertura coordinata degli ambulatori che può arrivare fino a quattro ore aggiuntive rispetto alle cinque ore già previste dall'accordo nazionale. In ogni ambulatorio dovrà essere esposta la carta dei servizi contenente le informazioni sul corretto utilizzo dei servizi compresi quelli aggiuntivi offerti dalla forma associativa di appartenenza e gli orari di apertura di tutti gli ambulatori dell'associazione". Sempre secondo l' assessorato, "l' aspetto più innovativo dell' accordo è rappresentato dal progetto sull' appropriatezza prescrittiva che si pone l' obiettivo di una razionalizzazione della spesa sia farmaceutica, che specialistica e per ricoveri e che, oltre alla costruzione del budget di spesa, si basa sulla sperimentazione di linee guida diagnostico-terapeutiche utili a raccordare le scelte cliniche quotidiane dei pediatri con le raccomandazioni scientifiche esistenti, indirizzandole verso la 'buona pratica clinica'. In relazione alle patologie di maggior impatto assistenziale, economico e sociale, l' accordo individua già alcune di queste linee guida da adottare a livello aziendale, mentre altre potranno essere introdotte da parte della Commissione Regionale per l' appropriatezza prescrittiva o dalle Asl stesse". Rispetto al tema della prevenzione, l' assessorato evidenzia che "l' attività del pediatra di famiglia nell' ambito della prevenzione si esplica prevalentemente con l' attuazione del progetto salute infanzia, costituito da piani di visite filtro, definite 'bilanci di salute', importanti per l' individuazione precoce dei soggetti affetti da handicap neuro sensoriali e psichici e l' attuazione di interventi di educazione sanitaria nei confronti dei propri assistiti rispetto ai rischi prevalenti per l' età evolutiva. Rispetto all' accordo precedente - rileva l' assessorato - il progetto è implementato con altri due bilanci di salute, rispettivamente in epoca neonatale, al momento della presa in carico del neonato, ed un altro in epoca adolescenziale con la consegna della cartella clinica per un passaggio condiviso al medico di medicina generale. Sono, pertanto, dieci i bilanci di salute da effettuare in tutta l' età pediatrica ed a tutti i bambini residenti in Calabria, con l' aggiunta di uno screening uditivo entro l' anno ed uno screening visivo entro i tre anni". "L' attività dei pediatri sulle vaccinazioni - prosegue la nota - è indirizzata soprattutto alla riuscita del piano regionale per l' eradicazione del morbillo e della rosolia congenita, ai recuperi vaccinali ed alla promozione delle nuove vaccinazioni. Partendo dall' ottima esperienza del progetto vaccinazioni contenuto nel precedente Ar, con il nuovo accordo si vogliono creare i presupposti per portare la nostra regione ai livelli più alti di copertura vaccinale, annullando il divario che ancora esiste con le altre regioni. L' attività di prevenzione è completata dal progetto sullo screening e la prevenzione dell' obesità avviato dal Settore prevenzione del Dipartimento tutela della salute, con la partecipazione attiva dei pediatri già prevista da questo stesso accordo regionale". "L' incremento economico previsto dall' accordo - si afferma ancora nel comunicato - è destinato soprattutto all' implementazione del lavoro in forma associata, al miglioramento degli standard di prestazioni erogate presso gli ambulatori dei medici, riducendo il ricorso alle cure di secondo livello, allo sviluppo della continuità dell' assistenza, all' utilizzo del collaboratore di studio. Il progetto sull' appropriatezza prescrittiva, l' attività di informazione sull' utilizzo dei servizi, il bilancio di salute di salute in età adolescenziale con la compilazione della scheda sanitaria per il medico di medicina generale e la partecipazione al progetto sulla prevenzione dell'obesità infantile, sono finanziati con la quota regionale, rientrante nel fondo sanitario, destinata agli incrementi contrattuali previsti dall' accordo collettivo nazionale". Nella nota dell'assessorato si evidenzia inoltre che il progetto relativo all' appropriatezza prescrittiva, "nel rapporto costo/benefici assume un valore strategico di fondamentale importanza, in quanto se opportunamente implementato, produce vantaggi rilevanti in termini di contenimento della spesa sanitaria. L' ampliamento dell' orario di apertura degli ambulatori, le attività di prevenzione (progetto salute infanzia, vaccinazioni) ed il maggiore coinvolgimento dei pediatri nell' assistenza ai soggetti con patologia cronica al fine di facilitarne la deospedalizzazione e di spostare nel territorio quando possibile la cura di questi pazienti, sono finanziati - conclude la nota - mediante una riallocazione delle risorse già destinate dal precedente accordo regionale".

Serrata ambulatori: corteo e sit-in a Catanzaro

12/04 Un corteo con sit-in davanti alla sede dell' Assessorato regionale alla Salute si terra' domani, a Catanzaro, nell' ambito della vertenza aperta dall' associazione delle strutture ambulatoriali private accreditate (Anisap) contro l' applicazione del tariffario ''Bindi'' che prevede l' abbattimento del 51% dei costi della prestazioni specialistiche. La decisione, riferisce un comunicato dell' Anisap - e' stata assunta dal direttivo regionale dell' associazione. ''Con questa ulteriore forma di protesta - afferma il presidente regionale dell' Anisap, Edoardo Macino - vogliamo far comprendere che non ci fermeremo fino a quando l' assessore Lo Moro non riprendera' in esame le nostre obiezioni in merito all'applicazione del 'Bindi''. Intanto, sempre da domani, - e' scritto in un comunicato dell' associazione - a Cosenza si fermeranno la Tac e la Risonanza magnetica della struttura ''Biocontrol''. Uno stop che accentuera' i gia' enormi disagi che la popolazione del capoluogo bruzio sta affrontando a causa della serrata di laboratori e poliambulatori privati. I partecipanti al corteo si ritroveranno in piazzale Fiorentino nella zona nord della citta' per poi percorrere via Paglia, piazza Martiri Ungheresi, via Greco, viale Pio X e via M. Greco, fino ad arrivare in via Buccarelli per il sit-in che si svolgera' davanti all' assessorato alla Salute.

A Rende il Patto contro il dolore “Parlaconlui”

12/04 Oncologi, farmacisti e capisala dei centri oncologici della provincia di Cosenza e di Crotone hanno stretto un patto contro il dolore nell' ultima fase della vita del paziente oncologico. L' intesa è stata sancita in occasione del corso di formazione "ParlaconLui" sul tema "Dalla terapia del dolore da cancro alla presa in carico del paziente sofferente: un approccio alla complessità". "Coloro che soffrono del dolore da cancro - è scritto in un comunicato degli organizzatori - devono essere informati, ascoltati, 'creduti' e liberi di scegliere e di decidere, accedendo alla terapia del dolore con un' assistenza qualificata e continua e tali diritti devono essere riaffermati in una conferenza annuale dei servizi oncologici da tenersi nella propria Azienda sanitaria od ospedaliera". L' incontro è stato ideato e gestito da Salvatore Palazzo, Direttore della Unità operativa complessa di Oncologia medica dell' ospedale Mariano Santo di Cosenza con il supporto di Grunhental spa. "Molte volte - afferma Palazzo - manca una formazione di base degli operatori sanitari sull' approccio al dolore. Solo il team, confrontando gli ultimi dati italiani con quelli degli Stati Uniti inerenti all' atteggiamento degli operatori sanitari nei confronti dei pazienti sofferenti, può riuscire nell'intento di un cura globale per il dolore totale che spesso viene trascurato".

Campagna di educazione cardiovascolare per i detenuti calabresi

10/04 I circa 1.500 detenuti nelle carceri calabresi necessitano di prevenzione cardiovascolare. E pensando a loro l' Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco) ha promosso la prima campagna nazionale di prevenzione ed educazione cardiovascolare negli istituti penitenziari. In Calabria la fase pilota del progetto partirà venerdì prossimo con una giornata di incontri e corsi tenuti dai cardiologi ospedalieri nella Casa circondariale di Catanzaro. Ogni anno, è scritto in una nota, numerosi detenuti muoiono in carcere e alcuni di questi decessi sono dovuti a cause cardiovascolari, ad esempio un arresto cardiaco. "Avere stime precise - ha sostenuto Antonio Butera, presidente regionale dell' Anmco e direttore dell' Unità operativa di cardiologia con Utic di Lamezia Terme - è molto difficile, ma tutte le Unità di terapia intensiva coronarica possono raccontare di aver assistito un detenuto colpito da infarto. La popolazione carceraria è peculiare per il suo rapido mutamento e negli ultimi dieci anni ha visto accrescersi la percentuale di migranti rispetto alla popolazione italiana generale". "In carcere - ha aggiunto Butera - convivono diverse etnie e culture, per questo risulta difficile stimare il rischio cardiovascolare dei detenuti. Negli istituti di pena è arduo correggere lo stile di vita: l' attività fisica non è incoraggiata, la dieta può non essere adeguata, il fumo è diffusissimo. Se a questo aggiungiamo i fattori di rischio individuali, come l' ipertensione arteriosa, le dislipidemie, o il diabete, il carico di stress che i detenuti sostengono ogni giorno e il fatto che in molti casi si tratta di soggetti che provengono da un forte disagio sociale con una condotta di vita disastrata, si comprende quanto sia opportuno intervenire con un progetto educativo per la salute del cuore dei carcerati". L' iniziativa dell' Anmco prevede una stretta collaborazione fra i cardiologi dell' Associazione, l' Amministrazione penitenziaria, i sanitari e il personale che operano nelle carceri. Scopo della campagna è fornire ai detenuti elementi e supporto per prevenire e curare le malattie cardiovascolari ed addestrare il personale di polizia penitenziaria alla gestione delle emergenze cardiovascolari. "La giornata - ha riferito Eliseo Ciccone, coordinatore regionale dell' iniziativa e direttore Suem 118 centrale operativa di Catanzaro - sarà scandita da due momenti distinti. Al mattino, dalle 10 alle 13, i cardiologi tratteranno i temi relativi ai fattori di rischio cardiocircolatorio e illustreranno le manovre di primo soccorso spiegando come attivare il sistema di emergenza in modo corretto. All' incontro parteciperanno i detenuti e il personale di polizia penitenziaria; seguirà una tavola rotonda cui prenderanno parte anche personalità del Ministero della Giustizia, esperti della sanità e associazioni di tutela. Nel pomeriggio istruttori Anmco terranno corsi teorico-pratici di gestione dell' emergenza e uso dei defibrillatori per il personale di polizia penitenziaria che, dopo una valutazione finale, otterrà un certificato di qualificazione". Nei penitenziari i defibrillatori sono già presenti: estendere il più possibile la capacità di utilizzarlo risulta decisivo per ridurre il numero di decessi nelle carceri.

Perplessità della CISL sulla riorganizzazione della sanità cosentina

27/03 "La sanità cosentina sembra essere arrivata ad un punto si svolta e sulla scorta delle linee guida emanate dalla Regione potrebbe essere pesantemente coinvolta in un processo di riorganizzazione che, a giudizio della Cisl cosentina, desta non poche perplessità". A sostenerlo, in una dichiarazione congiunta, sono il segretario generale dell' Ust-Cisl Cosenza, Paolo Tramonti, ed il segretario generale della Fps-Cisl, Ugo De Rose. "I tanti casi che si sono succeduti - proseguono i sindacalisti - culminati con la chiusura del presidio ospedaliero di Rogliano (parallelamente alle tante situazioni di crisi esistenti nel privato), diventano emblematici per capire le difficoltà che si incontrano nel gestire un adeguato e realistico processo di riorganizzazione e non possono far riflettere sul fatto che è ormai diventato necessario e non più rinviabile ripensare un nuovo modello di assistenza sanitaria. Questa convinzione, determinata peraltro dal comportamento della politica che per anni è stata incapace di gestire i processi di cambiamento fino al punto da lasciare quasi inapplicati anche i tanti provvedimenti legislativi emanati, non può però indurre ad assumere iniziative senza tenere conto delle realtà esistenti". Il Coordinamento provinciale sanità della Cisl, riunitosi per un esame di questi problemi "ha discusso sulle linee di indirizzo per il riordino dell' organizzazione e delle attività sanitarie emanate dalla Regione partendo da un' analisi dell' attuale assetto organizzativo. Gli elementi che si ritengono essenziali per condividere qualsiasi tipo di percorso volto alla definizione di un nuovo modello organizzativo - secondo la Cisl di Cosenza - non possono che essere rappresentati dalla garanzia dei servizi ai cittadini, da un equilibrio finanziario del sistema e dal mantenimento dei livelli occupazionali esistenti. Alla luce di questi elementi non può sottacersi la forte preoccupazione che la nostra provincia venga coinvolta in un' operazione di ristrutturazione che potrebbe comportare sacrifici probabilmente più pesanti di quelli che potevano essere realisticamente immaginati in un primo momento". "La Cisl - affermano Tramonti e De Rose - ritiene pertanto che ogni processo debba essere realizzato per fasi graduali e che l' implementazione dei servizi territoriali e distrettuali finalizzati ad un diverso modello di assistenza possa e debba avvenire, parallelamente alla riduzione, con la riconversione e la rimodulazione della rete ospedaliera. Infine la Cisl esprime parere favorevole sull' opportunità che nell' area urbana di Cosenza venga progettato e realizzato un nuovo moderno ospedale finalizzato ad un più efficace modello di assistenza ospedaliera, anche in considerazione dell' ampio bacino di utenza costituito"

"MisuriAmoci", screening della Croce Rossa nelle piazze calabresi

23/03 Saranno 55 in Calabria sabato 24 e domenica 25 marzo le postazioni della Croce rossa italiana nelle quali si potranno effettuare, nell' ambito dell' iniziativa "MisuriAmoci", screening gratuiti per obesità addominale, la pressione arteriosa, l'indice di massa corporea e la misurazione dei trigliceridi. La campagna mirata alla prevenzione della sindrome metabolica é promossa dalla Cri in collaborazione con la Società italiana di medicina generale (Simg), la Federfarma e con il patrocinio del ministero della Salute e dell' Associazione medici diabetologi. "L' obiettivo dell' iniziativa - è scritto in un comunicato - è quello di controllare lo stato di salute e prevenire tre patologie che caratterizzano la sindrome metabolica: obesità, ipertensione e diabete. Ai cittadini verrà consegnato un opuscolo informativo e un metro personalizzato per misurare il proprio girovita. Se dallo screening dovessero emergere 'spie' di sindrome metabolica, i medici e i farmacisti presenti nella postazione formuleranno subito una diagnosi che verrà inoltrata al medico di famiglia. Prevenzione e diagnosi precoce sono infatti ritenute armi imprescindibili per combattere questa patologia".

Istituito un centro regionale di riferimento per la tubercolosi

22/03 E' stato istituito in seno al Dipartimento per la Tutela della salute della Regione il centro regionale di riferimento per il controllo della tubercolosi che si occuperà di predisporre le misure necessarie ai fini della prevenzione della malattia. A darne notizia è l' assessore Doris Lo Moro, in vista del Tb Day, la giornata di sensibilizzazione istituita per sabato 24 marzo con lo scopo di sensibilizzare l' opinione pubblica verso una malattia che ogni anno provoca quasi 9 milioni di casi e 2 milioni di decessi in tutto il mondo. "Questa malattia - sostiene l' assessore Lo Moro in una nota - è tornata ad essere un pericolo. Non siamo certo in una situazione d' allarme, ma è importante attrezzarsi e noi lo stiamo facendo. E' necessario muoversi in via preventiva per non essere impreparati, in attesa che la ricerca scientifica si sviluppi al fine di contrastare i nuovi ceppi, resistenti ai farmaci. Il servizio sanitario non può sottovalutare i rischi connessi ai fenomeni migratori dai Paesi poveri, dove la malattia è molto diffusa, verso quelli più ricchi, dove la scomparsa quasi totale del problema ha determinato negli ultimi anni un decadimento delle misure sanitarie di controllo, o, ancora, alla diffusione di patologie più recenti, come l' Aids, che favoriscono la diffusione della Tbc". "La Giunta regionale, su proposta dell' assessore Lo Moro - é scritto in un comunicato dell' assessorato - ha quindi varato, nel corso di una delle ultime sedute, la delibera di attuazione del piano di prevenzione e sorveglianza della tubercolosi, attivato dal Centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie del ministero della Salute. Obiettivi specifici del provvedimento della Giunta sono la realizzazione del dispensario funzionale delle aziende sanitarie della regione; la riduzione significativa dei casi non computabili per assenza o mancata trasmissione dell' informazione anche attraverso la notifica da parte dei laboratori degli esami indicativi di tubercolosi; il contenimento del trattamento dell' abbandono per cause non cliniche, conferendo maggiore importanza al trattamento sotto diretta sorveglianza specie per gli extracomunitari; consentire il maggior numero possibile di guarigioni; la sorveglianza alla multiresistenza". "Il centro di riferimento istituito con la delibera, pertanto, attuerà - è scritto ancora nel comunicato - la sorveglianza epidemiologica, la diagnosi precoce con trattamento adeguato e tempestivo, il corretto monitoraggio dell' esito del trattamento, la prevenzione attraverso screening sui gruppi a rischio, terapie preventive, vaccinazione, informazione sanitaria. Il centro regionale di riferimento dovrà inoltre elaborare le linee guida tecnico-scientifiche ed organizzative ed attivare corsi di formazione sulla Tbc per operatori socio-sanitari&