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Cronaca
Sgrena libera/Ucciso Calipari

 

E’ rottura. Indagine conclusa. Nessun accordo sull’inchiesta

Cinquantasei giorni dopo quel tragico 4 marzo, l'indagine congiunta sulla morte di Nicola Calipari e' ufficialmente chiusa, ma sulle conclusioni Italia e Stati Uniti non concordano. E' stato un comunicato congiunto diffuso contemporaneamente alle 6 del pomeriggio da Farnesina e dipartimento di Stato a mettere la parola fine a settimane di trattative nei palazzi della diplomazia e a indiscrezioni alimentate soprattutto dalla stampa americana. L'ultimo scoop di un tv Usa, la Cbs, e' proprio di oggi: l'auto di Calipari e della giornalista Giuliana Sgrena, avrebbe rivelato un satellite del Pentagono, viaggiava a quasi 100 all'ora. Roma non ha voluto sottoscrivere un rapporto che non condivideva, era questione "di dignita' nazionale" ha spiegato Gianfranco Fini, e Washington non ha ceduto sulla sua versione dei fatti. I due governi, e' stato messo nero su bianco, sono d'accordo di essere in disaccordo. I toni della dichiarazione pero' sono piu' che concilianti. Il lavoro "e' stato intenso e proficuo", assicurano Roma e Washington e si e' svolto "in un clima di grande collaborazione reciproca". Per quanto riguarda Italia e Stati Uniti, "l'alleanza e' salda" e l'amicizia "forte e solida", basata "su ideali e valori condivisi" che "ci impegnano a rimanere a fianco del popolo iracheno". I due governi poi hanno elogiato a lungo "l'eroica attivita'" di Calipari, "un uomo straordinario", un dirigente "leale verso la Repubblica Italiana e stimato dagli Stati Uniti". Ma questo non e' bastato. "Gli investigatori non sono pervenuti a conclusioni finali condivise, sebbene, dopo aver esaminato congiuntamente le evidenze, essi abbiano condiviso fatti, deduzioni e raccomandazioni su numerose problematiche", si legge nel comunicato. Gli americani hanno preparato un loro rapporto che, ha spiegato il ministro degli Esteri Fini, a quanto si sa "non fotografa al 100 per cento quanto accaduto". Ora i due membri italiani della commissione guidata dal generale Peter Vanjel, il diplomatico Cesare Ragaglini e il generale del Sismi Pierluigi Campregher, e i componenti americani "riferiranno alle rispettive autorita' nazionali in conformita' con i regolamenti e le procedure del proprio paese". Le conclusioni dell'indagine hanno provocato moltissime reazioni politiche. I Ds hanno chiesto al governo di riferire quanto prima in parlamento, mentre per comunisti italiani e verdi "l'arroganza" e "lo schiaffo" degli Stati Uniti devono spingere l'Italia a ritirare le proprie truppe dall'Iraq. Sara' dunque la magistratura italiana a occuparsi della sparatoria a un posto di blocco improvvisato sulla strada per l'aeroporto di Baghdad nel quale Calipari e' morto e Giuliana Sgrena, cosi' come l'agente dei servizi alla guida della Toyota Corolla, sono rimasti feriti. Con che esito pero' e' difficile dirlo. Gli Stati Uniti di fatto non ammettono nessuna giurisdizione di un tribunale straniero sui propri militari. Per Washington, i soldati militari della 69.ma divisione di fanteria della Guardia Nazionale che presidiavano il check-point hanno agito secondo le regole d'ingaggio. Intanto gli americani sostengono che non erano stati avvertiti del rilascio della Sgrena. Poi che i militari, che presidiavano la strada in attesa dell'ambasciatore John Negroponte, hanno lanciato segnali di avvertimento all'auto non appena l'hanno vista, prima con un faro e poi con spari in aria; solo dopo hanno aperto il fuoco ad altezza carrozzeria. Infine, gli Usa affermano che la Toyota andava a forte velocita', mentre sia la Sgrena sia il maggiore dei carabinieri alla guida sostengono il contrario. Su quest'ultimo punto oggi e' arrivata la rivelazione della Cbs. Un satellite, hanno riferito all'emittente fonti del Pentagono, ha registrato le fasi della sparatoria. Quando i militari scorsero l'auto questa era a circa 125 metri dal posto di controllo allestito nelle vicinanze dello scalo e non segnalato. Quando invece aprirono il fuoco era arrivata a poco piu' di 40 metri e il tutto in meno di 3 secondi. Questo significa che la Toyota andava a 96 chilometri l'ora (60 miglia l'ora). Di diverso avviso sono gli inquirenti italiani impegnati nel caso. La macchina "viaggiava al massimo a 40-50 chilometri", ha assicurato una fonte, "aveva appena imboccato una curva e su quella strada non poteva proprio correre". Sulla Toyota Corolla, che diciotto tecnici della scientifica stanno esaminando, sono stati trovati almeno undici fori di pallottola. La Cbs poi ha riaperto un altro capitolo della vicenda Sgrena: il presunto riscatto che sarebbe stato versato ai rapitori. L'Italia nega, ha ricordato l'emittente, ma al Pentagono "sono convinti" che siano stati pagati diversi milioni di dollari.

I motivi perché l’Italia non ha firmato

La pattuglia americana ha sparato contro l'auto su cui viaggiava Nicola Calipari, uccidendolo, nonostante la vettura procedesse a bassa velocita': a provarlo ci sono testimonianze concordi ed altri ''elementi fattuali'', mentre nulla prova il contrario. Le foto satellitari? ''Non esistono''. Ed ancora: i militari Usa, che non sapevano dell'arrivo dell'auto con gli italiani a bordo, forse si sono spaventati, forse hanno agito troppo precipitosamente e a poco serve chiedersi se hanno rispettato regole d'ingaggio che, per quella specifica situazione, di fatto non stanno scritte da nessuna parte. Sarebbero queste, secondo indiscrezioni, alcune delle 'evidenze' contenute nella relazione italiana sull'incidente che ha provocato la morte di Nicola Calipari. Perche' di 'incidente' si tratta, su questo non c'e' alcun dubbio. Ma poteva essere evitato, come molti di quelli, analoghi, che hanno visto come protagonisti 'attivi' i militari americani in Iraq. Un lungo elenco di casi, che fa parte dei numerosi allegati della relazione italiana, che sara' resa nota nei prossimi giorni: ci sono anche dei filmati, come quello in cui un comandante rimprovera dei soldati che hanno appena ucciso un incolpevole iracheno conducente di un camion. L'ambasciatore Ragaglini e il generale del Sismi Campregher, che hanno partecipato ai lavori della commissione d'inchiesta, hanno dovuto affrontare un lavoro difficile. Quando sono giunti a Baghdad gli Usa avevano gia' fatto una loro inchiesta e la ''scena del delitto'', come direbbe un investigatore della Scientifica, era completamente contaminata. Per meglio dire, non c'era piu' nulla. Ai componenti della Commissione, tuttavia, Giuliana Sgrena e il funzionario del Sismi che era alla guida dell'auto hanno ripetuto in modo concorde la versione di sempre: e cioe' che l'auto aveva rallentato imboccando un sottopassaggio allagato e che la velocita' e' stata poi ulteriormente ridotta per degli ostacoli sulla carreggiata e perche' c'era da affrontare una curva a gomito. All'uscita di questa curva hanno visto una luce e poi udito gli spari. Nessun avvertimento da parte della pattuglia americana: dicono di aver fatto un segnale con una penna laser, ma nessuno l'ha visto, neppure quando la scena e' stata ripetuta. Di fronte a questi ''elementi fattuali'', non ci sarebbero prove del contrario. La rete tv Cbs parla di un satellite spia che avrebbe visto tutto, confermando l'eccessiva velocita' della vettura: ma - secondo quanto si e' appreso in ambienti dell'intelligence - non ci sarebbe alcuna immagine satellitare utilizzabile a questo scopo, anche perche' quel giorno piovigginava ed era nuvoloso. Cosi' come non esisterebbero intercettazioni utili ai fini della ricostruzione dei fatti: ''niente fretta di tornare a casa per far apparire l'ostaggio liberato a Sanremo o stupidaggini del genere'', dice una fonte qualificata. E del resto ne' immagini satellitari, ne' testi di intercettazioni, farebbero parte del rapporto che gli Usa renderanno pubblico nei prossimi giorni. Tutto questo per quanto riguarda il capitolo 'velocita''. Ma la pattuglia Usa ha rispettato le regole di ingaggio? Per stabilirlo, i componenti italiani della Commissione d'inchiesta si sono innanzitutto chiesti che tipo di pattuglia era quella che ha sparato contro la Toyota Corolla. La risposta da parte degli Stati Uniti era che non si trattava di un vero check point fisso - che deve essere ben visibile e rispettare precise regole - ma di un blocking point, cioe' una sorta di posto di controllo itinerante. E le sue regole d'ingaggio non sarebbero scritte in modo specifico in nessun documento: valgono quelle previste in generale per il teatro iracheno con delle 'integrazioni' che vengono comunicate 'a voce' ai soldati. Della presenza della pattuglia in quel posto non era a conoscenza nemmeno l'ufficiale americano di collegamento presente all'aeroporto di Baghdad. I militari della pattuglia Usa avrebbero ripetuto di aver fatto una serie di segnalazioni ed esploso colpi di avvertimento. Cosi' ha detto anche quello che ha sparato, il cui nome e' noto ai componenti italiani della Commissione, che sono pero' tenuti al segreto militare e che, a quanto si e' appreso, non potranno comunicarlo ai magistrati romani che indagano per omicidio. Sul punto, Giuliana Sgrena, il maggiore che era alla guida dell'auto e il capocentro del Sismi che era in collegamento telefonico con quest'ultimo al momento dell'incidente, confermano invece la simultaneita' tra la luce del faro e l'esplosione dei colpi. Per quanto riguarda, infine, il problema delle comunicazioni tra italiani e americani a proposito dell'operazione in corso, nessuna delle due parti lo considera un fattore rilevante. ''E' normale - viene sottolineato - che un'operazione del genere venga condotta in modo riservato. E comunque l'ufficiale di collegamento era al corrente che la vettura italiana stava tornando in aeroporto''. Secondo la fonte ''non e' importante chi ci fosse a bordo. Potevano esserci solo gli operatori, come successo molte altre volte. Ma mai gli e' stato sparato addosso''.

Secondo una ricostruzione della CBS l'auto viaggiava a 96Kmh

Un satellite militare americano ha ripreso e registrato la scena della sparatoria del 4 marzo scorso al posto di blocco a Baghdad nella quale fu ucciso Nicola Calipari e la ricostruzione e' ora alla base delle conclusioni dell'inchiesta: lo afferma la rete tv americana Cbs, citando fonti del Pentagono. Secondo la Cbs, grazie al satellite sarebbe stato possibile stabilire che la pattuglia al checkpoint vide l'auto quando si trovava a 137 yards di distanza (130 metri) e apri' il fuoco quando l'auto era a 46 yards (42 metri). L'intervallo di tempo tra i due momenti e' risultato minore di tre secondi, il che equivale a una velocita' dell'auto - secondo questa ricostruzione - pari a oltre 96 chilometri orari.

Sgrena “Assurdo, non andavamo a cento allora”

"E' assurdo, non andavamo a cento all'ora anche perché c'era una curva". Giuliana Sgrena, l'inviata de "Il Manifesto", reagisce con stupore e fastidio alle ennesime indiscrezioni trapelate dal Pentagono e riprese dalla rete tv americana Cbs, secondo le quali un satellite avrebbe ripreso la scena della sparatoria, nella quale è rimasto ucciso Nicola Calipari, e quindi anche la velocità della vettura sulla quale viaggiavano Sgrena e i due agenti del Sismi. "E comunque il problema non è la velocità - sottolinea l'inviata del Manifesto - dato che non ci sono limiti di velocità su quelle strade, ma piuttosto cosa hanno fatto gli americani per segnalarci di fermarci. Non c'è stata alcuna segnalazione. E noi comunque non andavamo a quella velocità, c'era una curva, saremmo usciti di strada".

La sinistra chiede il ritiro delle truppe

La mancanza di ''conclusioni finali condivise'' fra Italia e Stati Uniti sull'uccisione di Nicola Calipari suscita due tipi di reazione da parte delle forze politiche: da una parte la constatazione, fatta dal ministro degli esteri Gianfranco Fini, che da parte italiana la ricerca della verita' continua ad opera della magistratura; dall'altra le opposizioni, che pure per lo piu' apprezzano la fermezza nel non accettare le conclusioni statunitensi, chiedono che il governo riferisca subito in parlamento o addirittura che ritiri le truppe dall'Iraq. La linea del governo sara' illustrata alla Camere dallo stesso presidente del consiglio: Silvio Berlusconi ha preso contatto con Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera e la data delle comunicazioni sara' decisa dalla conferenza dei capigruppo di lunedi' alla Camera e martedi' al Senato. Che la parola passi ora alla magistratura lo ha sottolineato subito lo stesso Fini, assieme alla constatazione che l'Italia non poteva accettare di sottoscrivere una ricostruzione, fatta da parte americana, ''che non corrispondeva alla nostra''. Ora la magistratura avra' tutto il sostegno del governo, ha ribadito Fini: mentre il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ritiene che la collaborazione sia ''doverosa'' anche da parte dell'amministrazione e dei comandi militari statunitensi. L'atteggiamento di fermezza e' apprezzato anche da diversi esponenti dell'opposizione, che tuttavia ritengono quanto accaduto una conseguenza di un politica estera sbagliata. Come nota Ugo Intini, dello Sdi, con la scelta di schierarci con gli Usa in Iraq ''ci siamo isolati in Europa per essere, in cambio, umiliati dagli americani''. Una prima reazione e' quindi che il governo riferisca al piu' presto in parlamento. Lo chiedono i capogruppo dei Ds Luciano Violante e Gavino Angius, e la stessa domanda e' avanzata per la Margherita dal vice capogruppo al Senato, Roberto Manzione, per il quale il governo deve ''pretendere scuse ufficiali'' dall' amministrazione statunitense. Anche Fabio Mussi, coordinatore del correntone Ds, il comportamento ''apprezzabile'' dei rappresentanti di parte italiana non basta a chiudere un episodio che mostra, da parte statunitense, un atteggiamento ''intollerabile'' verso un paese sovrano. Secondo molti, nell'opposizione, la risposta a questo punto dovrebbe essere una sola, cioe' il ritiro dall'Iraq, definito da piu' parti un ''pantano'' dal quale l'Italia deve sbrigarsi ad uscire. E' di questa opinione il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, per il quale all' ''arroganza'' statunitense deve seguire un ''sussulto di dignita''' da parte italiana che deve consistere nel ritorno a casa dei soldati. Anche il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, considera l'atteggiamento statunitense uno ''schiaffo diplomatico'' e rivela la ''subalternita''' del governo Berlusconi, che potrebbe essere riscattata solo approntando un immediato piano di ritiro delle truppe. Pietro Folena, deputato indipendente del gruppo del Prc, condivide l'obiettivo del ritiro delle truppe e ritiene che questo debba essere oggetto di un'azione del'opposizione, chiamata ad incalzare il governo. Quanto alla maggioranza, il vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto invita a ad evitare polemiche contro il governo che ha tenuto ferme le sue posizioni sulla vicenda Calipari, e d'altra parte sottolinea come nonostante questa discrepanza, le ragioni dell'alleanza con gli Usa restino ferme. Anche per esponenti di An come Carmelo Briguglio, le relazioni di amicizia con Washington restano ferme, ma la fermezza di Fini rappresenta comunque un'importante ''difesa della dignita' nazionale''.

La biografia di Nicola Calipari

Nicola Calipari era al Servizio segreto militare, il Sismi, dall' estate del 2002, ma la sua e'stata una lunga carriera sotto il segno della Polizia.
Nato a Reggio Calabria il 23 giugno del 1953, era sposato epadre di due figli. Laureato in Giurisprudenza, era entrato in Polizia nel settembre 1979 come commissario in prova e assegnato alla questura di Genova come addetto alla Squadra Mobile.
Poi aveva diretto la Squadra Volanti. Nel 1980 era stato collocato in aspettativa per compiere il servizio militare e nel 1982 fu trasferito alla questura di Cosenza dove rimase fino al 1989. In questo periodo ha ricoperto vari incarichi fino a dirigere la squadra mobile e a ricoprire il ruolo di viceCapo di Gabinetto.
Nel 1988 effettuo' Un periodo di missione di tre mesi per collaborare con la National Crime Authority australiana.
Nel maggio 1989 fu trasferito ala Questura di Roma quale addetto e, dal 1993 e' stato vicedirigente della Squadra Mobile.
Nel 1996 fu stato promosso primo dirigente e dal marzo 1997 diresse il locale centro interprovinciale Criminalpol. Due anni dopo passo' alla Direzione centrale per la Polizia Criminale con incarichi di direttore della terza e della seconda divisione delServizio Centrale Operativo.
Dal novembre del 2000 fu trasferito alla Direzione Centrale per la Polizia Criminale, con la funzione di vice consigliere ministeriale, alla direzione Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, di Frontiera e Postale.
Nel marzo 2001 passo' alla Questura di Roma come dirigente dell' Ufficio Stranieri fino all' agosto del 2002 quando fu collocato in posizione fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L' amministrazione della Polizia gli ha conferito molti riconoscimenti per le operazioni di polizia giudiziaria portate a termine con successo relative, in particolare, ad operazioni antidroga e di contrasto al traffico internazionale di armi.

Nessun commento da Palazzo Chigi, Berlusconi riferirà in Parlamento

Silvio Berlusconi e' pronto a riferire in Parlamento sulla vicenda Calipari anche la prossima settimana. Il premier lo annuncia ai presidenti delle Camere Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini. Date e modalita' saranno stabilite lunedi' dai capigruppo di Montecitorio e martedi' da quelli di Palazzo Madama. Intanto, nessun commento ufficiale da Palazzo Chigi dopo la nota congiunta Italia-Usa diffusa questa sera. Fonti della presidenza del Consiglio, interpellate, fanno esclusivamente riferimento al comunicato gestito dalla Farnesina e dal dipartimento di Stato Usa, senza altre considerazioni. Berlusconi oggi ha trascorso buona parte della giornata, iniziata con il Consiglio dei ministri, a Palazzo Chigi, si e' poi trasferito, nel pomeriggio, a Palazzo Grazioli. ''Noi abbiamo dato il mandato di accertare la verita' e i nostri uomini hanno fatto degli accertamenti e ora abbiamo dei fatti'', aveva detto ieri il presidente del Consiglio, conversando con i giornalisti subito dopo il voto di fiducia del Senato al governo. ''Se ci sono delle contrapposizioni, verranno fuori'', aveva aggiunto, chiarendo che l'Italia ''non arrivera' mai a sottoscrivere cose che non ci convincono''. Il premier aveva anche detto di ''capire le difficolta' della controparte'' anche perche' il ''Pentagono ha certe posizioni e l'amministrazione americana vorrebbe che queste posizioni fossero piu' flessibili''. Resta il fatto, aveva anche detto, che gli Stati Uniti sono un paese ''nostro alleato'' e continuiamo a lavorare e a tenere i contatti con quella amministrazione: una posizione ribadita nella nota congiunta di questo pomeriggio tra Italia e Usa nella quale, nel confermare che gli investigatori di Roma e Washington ''non sono pervenuti a conclusioni finali condivise'' sul caso Calipari, si chiarisce, tra l'altro, che tra i due paesi ''l'alleanza e salda e forte, con una forte e solidale amicizia che si basa su ideali e valori condivisi''. Valori che impegnano l'Italia a rimanere ''a fianco del popolo iracheno su richiesta del governo di quel paese nell'adempimento del mandato delle Nazioni Unite''.

Dagli Usa: Italia alleato Fedele

L'Italia e' un ''alleato fedele'' nella lotta al terrorismo e l'impegno del governo italiano e' rimasto ''fermo e deciso'' nonostante i sequestri di persone in Iraq, il ''brutale assassinio'' di un giornalista e di un ostaggio, le varie minacce terroristiche arrivate per il ruolo rivestito in Iraq. Nel giorno in cui Usa e Italia ammettono di non aver trovato un accordo sulla vicenda di Nicola Calipari, il 'Country report on terrorism 2004', il rapporto sul terrorismo globale realizzato annualmente dal Dipartimento di Stato Usa, conferma pero' il forte legame tra i due paesi. Nella parte del rapporto riguardante l'Italia il Dipartimento di Stato sottolinea che le ''forze dell'ordine italiane si sono impegnate attivamente contro il terrorismo operando indagini, arresti, rinvii a giudizio ed espulsioni di elementi sospettati di attivita' terroristiche''. Alcuni degli arrestati, prosegue il Dipartimento, ''sono sospettati di avere legami con Al Qaeda e di avere reclutato personale per combattere contro la coalizione occidentale in Iraq, mentre altri sono anche sospettati di intrattenere rapporti con Ansar al Islam e gruppi terroristici collegati con Al Qaeda''. Gli americani, tra l'altro, ricordano nel rapporto l'arresto di Rabei Osman Sayed, uno dei maggiori indiziati dell'attentato terroristico del marzo 2004 a Madrid e l'attentato contro l'ambasciata italiana a Beirut sventato grazie al lavoro dell' intelligence, assieme alle forze dell'ordine italiane e alle autorita' del Libano. Un paragrafo, infine, e' dedicato alle Brigate Rosse. L'organizzazione, scrive il Dipartimento di Stato, ''ha perso terreno grazie al fermo e persistente impegno delle forze dell'ordine''.

Una gerbera per Nicola Calipari. Le iniziative.

''Una Gerbera per Nicola'' e' il tema della prima giornata, che si svolgera' lunedi' 2 maggio a Reggio Calabria, del programma predisposto in occasione dell' edizione 2005 de ''La Gerbera Gialla'', manifestazione di sensibilizzazione contro tutte le mafie che quest' anno sara' dedicata a Nicola Calipari, il dirigente del Sismi originario di Reggio Calabria, ucciso in Iraq nel corso di un' operazione per la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. La manifestazione promossa dal coordinamento nazionale antimafia Riferimenti andra' avanti fino al 7 maggio prossimo e si aprira' lunedi' nella citta' calabrese dello Stretto con un incontro sul tema ''Istituzioni e studenti ricordano Nicola Calipari'' nel corso del quale verra' conferito il premio Gerbera Gialla 2005 in memoria di Calipari alle Questure di Reggio Calabria e Cosenza. Il 3 maggio, sempre a Reggio, con un' iniziativa pubblica, presente la vedova del giudice Antonino Caponnetto Elisabetta Baldi, verra' ricordata la figura di Gennaro Musella, imprenditore ucciso dalla mafia il 3 maggio del 1982. Ad Oppido Mamertina, in piazza, il 4 maggio, si tornera' a parlare della piccola Mariangela Ansalone uccisa anni fa dalla mafia della Piana di Gioia Tauro. Seguira' un nuovo appuntamento tra studenti e istituzioni, a Rossano, il 5 maggio. La Gerbera Gialla 2005 si concludera' con una due giorni a Cosenza. Il venerdi' 6 maggio in un incontro sul tema ''Mafia, Politica e societa''' si confronteranno Piero Grasso, procuratore della Repubblica di Palermo; Giuseppe Lumia componente della Comissione parlamentare antimafia; Tano Grasso, esperto di politiche antiracket; Umberto Amborosoli, penalista e vicepresidente di Riferimenti; Rosario Crocetta sindaco di Gela; il penalista Alfredo Galasso e il giornalista Francesco La Licata. In serata saranno consegnati i premi Gerbera Gialla 2005 a Tano Grasso, ai questori di Cosenza Guido Marino e Reggio Vincenzo Speranza, al comandante dei Nas dei Carabinieri Emilio Borghini, al gen. Umberto Fava della Guardia di Finanza, al sostituito procuratore della Dda di Catanzaro Eugenio Facciolla, al giornalista Francesco La Licata, all' avv. Alfredo Galasso e al giornalista Massimo Del Papa. Alle 9 di sabato 7 maggio a Cosenza si terra' la manifestazione ''L' antimafia in Piazza'' che si concludera' con un corteo nelle vie della citta'.

Articolo 21: “Appello a rigore morale della Magistratura”

''Oggi dal versante americano si vuole ancora accreditare, come fu fatto trapelare all'inizio, che Calipari 'è morto per fuoco amico, a causa della sua imprudenza'. Sappiamo che non è stato così! Se tale fosse l'obbiettivo ultimo della ricostruzione americana, l'eroico Calipari verrebbe ucciso per una seconda volta ai nostri occhi!'': lo afferma Articolo 21 che quindi si ''appella alle capacità professionali, all'autonomia e al rigore morale della magistratura italiana chiamata ora a far piena e chiara luce sui quei fatti''. ''L'opinione pubblica italiana - aggiunge Art.21 -, che con grande emozione si strinse attorno alla famiglia del dirigente del SISMI, ha il diritto sacrosanto di sapere da subito come andarono le cose in quella sera drammatica a Baghdad. E per questo chiede a gran voce che venga costituita in tempi strettissimi una Commissione d'inchiesta parlamentare,che con spirito fortemente unitario accerti la verità a qualsiasi costo''. ''Non è qui in discussione il rapporto di stretta alleanza e di provata lealtà con gli Stati Uniti - conclude - ma non vorremmo che il 'caso Calipari' si trasformasse in un 'affaire' spionistico, strumentalizzato da ambienti oscuri e spregiudicati, per mettere in crisi proprio questo rapporto, che trae origine dalla vittoriosa lotta alleata contro il nazifascismo''.

Avv. Taormina: “Depositerò i documenti informatici”

Carlo Taormina annuncia l'intenzione di depostare ''documenti informatici'' utili all'accertamento della verita' sull'uccisione di Nicola Calipari in occasione di un prossimo incontro con i magistrati romani che seguono l'inchiesta. Taormina e' avvocato di Gianluca Preite, che ha raccontato ai magistrati di aver intercettato, tramite web, una telefonata nella quale una voce italiana dice di sparare sull'auto su cui viaggiavo Calipari e Giuliana Sgrena. ''Sono convinto - afferma Taormina - che la settimana prossima, in occasione di un incontro gia' programmato con gli inquirenti romani, potra' essere dato un importante e forse determinante contributo all'accertamento della dinamica dei fatti che hanno preceduto e accompagnato l'uccisione di Nicola Calipari''. ''Con riferimento all'inchiesta in corso, depositero' presso la magistratura romana - annuncia Taormina - documenti informatici che potrebbero non essere conosciuti oppure che potrebbero esserlo ma che non vengono esibiti''.

 

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