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Cronaca
Scoperta una Polizia fai da te

 

Polizia fai da te: Saya racconta le sue verità prima dell’interdizione a parlare.

02/07 ''Il Dipartimento di studi strategici antiterrorismo era conosciuto da tutti: dal Ministero dell' Interno fino alla Presidenza del Consiglio e alla Procura generale. Eravamo in contatto con tutti e scrivevamo a tutti. Come fanno oggi a dire che non ci conoscono?''. Gaetano Saya riceve i giornalisti, prima che gli venga notificata l' ordinanza aggiuntiva di interdizione a parlare con estranei, in un grande salotto della sua casa fiorentina, dove domina il suo ritratto in paramenti massonici, foto di Mussolini e di un ufficiale delle SS, la menorah e la bandiera della citta' di Gerusalemme, asce bipenne, pistole elettriche ed elmetti della Celere. ''Mi sono congedato dalla polizia per andare nei corpi speciali. Voi la chiamate Gladio, era Stay Behind - dice Saya -. Come fa Cossiga a dire che non si ricorda di me? e Gelli, come fa a dire che non mi conosce?''. Lo conoscevano tutti, dice Saya, ''anche Pollari, il direttore del Sismi, che mi manda gli auguri - afferma esibendo il biglietto - e l' ambasciatore di Israele''. Secondo Saya la Dssa e' una struttura ''legale e riconosciuta, di diritto pubblico. Non facevamo attivita' di pg, perche' passeggiare e contare quanti kebab ci sono o quanti call center hanno messo in piedi gli arabi mica e' attivita' di polizia giudiziaria''. Poi Saya parla di Quattrocchi e dice : “con noi non c' entrava nulla, e' morto prima della creazione del Dipartimento'', e di Luigi Valle, coindagato dalla procura di Genova, ''che quando chiese di entrare nella Dssa ci porto' in dote un cd rom con il filmato degli ultimi giorni di Quattrocchi''. Un video amatoriale, con Quattrocchi che fa 'ciao ciao' con la mano verso l' operatore. Niente di che ''ma potevamo avere anche il film dell' esecuzione. Non abbiamo avuto chi finanziava l' operazione''. Del primo film, la Dssa cede un fotogramma a una giornalista: quello dove si vede il volto del taxista che accompagnava Quattrocchi. Con i giornalisti un rapporto reiterato come dimostrano le intercettazioni telefoniche riassunte nell' ordinanza che gli e' stata notificata ieri. Ai giornalisti bisogna dire, dice Saya nell’intercettazione, parlando con Nino Arconte, il sedicente ex gladiatore ''che siamo collegati alla Cia'' e che ''ci troviamo sotto l' ombrello della Nato''. Saya dice di vantare rapporti con mezzo mondo: non solo il mondo dell' informazione ma anche il mondo politico, lui che ha rifondato ''il nuovo Msi - destra nazionale. Avevo gia' gli accordi con i politici fiorentini: se avesse vinto il centro destra mi avevano assicurato quattro assessorati''. ''Stavo per entrare nella Casa delle liberta', avevo chiesto un appuntamento...''. Parla di tutto, Saya, e cita il tentativo di accreditarsi con il Vaticano. ''Avevamo gia' i contatti giusti con la segreteria dell' allora cardinale Ratzinger per formalizzare un contratto per la realizzazione di un laboratorio contro la guerra batteriologica'', in Vaticano. E gia' i contatti c' erano ''perche' li avevamo avvertiti di un complotto contro il Santo Padre''. Gli aderenti alla Dssa, l' associazione di 'polizia parallela' finita nel mirino della magistratura genovese, milanese e fiorentina, sono ''circa 150''. ''La polizia non ha tutti gli elenchi, non li conosce tutti - ha detto Saya -, ma io ho intenzione di prendere tutte le schede degli aderenti alla Dssa e di portargliele. La Dssa e' un ente di diritto pubblico. Ed e' legale, altro che nuova Gladio. Chi, nelle intercettazioni telefoniche, dice che vuol far nascere una nuova Gladio fa una battuta estemporanea''
Poi nel pomeriggio è stata notificata al direttore del Dssa, Gaetano Saya ed al suo vice Riccardo Sindoca un'ordinanza aggiuntiva del gip di Genova contenente l'interdizione a parlare con estranei, una condizione accessoria degli arresti domiciliari ai quali i due sono sottoposti da ieri mattina. E' la conseguenza della valanga di dichiarazioni ed interviste rilasciate dai due in queste ore che hanno innervosito non poco gli inquirenti. Se Saya e Sindoca violeranno l'ordine del gip per loro potrebbe scattare l'arresto in carcere. Di solito l'interdizione ad avere contatti con persone diverse dagli stretti familiari e' contenuta in quasi tutte le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Ma in quelle notificate ieri questa prescrizione non era esplicitata. Entrambi gli arrestati saranno interrogati mercoledi' prossimo a Genova dal gip Elena Daloiso. Dalle loro risposte, o dai loro eventuali silenzi, dipenderanno molte delle decisioni degli inquirenti genovesi, impegnati oggi a vagliare il copioso materiale cartaceo sequestrato durante le perquisizioni di ieri.

Non luogo a procedere per Sindoca

Il 21 marzo 2011 il Gip andrea Ghinetti ha disposto il provvedimento di non luogo a procedere per Riccardo Sindoca perchè il fatto non sussiste.

Saya: “Gelli non mi conosce? Mente sapendo di mentire”

02/07 ''Gelli dice di non conoscermi? mente sapendo di mentire''. Lo ha detto Gaetano Saya, agli arresti domiciliari per l' inchiesta delle procure genovese, fiorentina e milanese sulla 'polizia parallela' denominata Dssa. ''Basta andare alla polizia di Arezzo perche' a Villa Wanda c' era la polizia che prendeva nota dei visitatori. Dunque, sono io millantatore o Gelli? - ha detto Saya -. Tra l' altro, alla procura di Firenze ci dovrebbero essere ancora sotto sequestro tutti i documenti che Gelli mi ha mandato e che furono esibiti in copia al processo di Palermo''. Saya si riferisce al processo celebrato il 13 novembre 1997 contro il senatore Giulio Andreotti, durante il quale venne chiamato a deporre. ''Sono stato scovato dall' Antimafia perche' il mio nome venne fuori in quel benedetto processo e fui messo di fronte all' alternativa: o dice quello che sa o la incriminiamo per favoreggiamento del senatore Andreotti. Ecco come ando'''.

Dura presa di posizione di Palazzo Giustiniani (GOI). “Un abito non fa il monaco”

02/07 "Il Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani (Goi) esprime la più dura condanna dei fenomeni che attentano alla sicurezza dello Stato er denuncia la superficialità con cui si fa riferimento alla Massoneria, senza specificare a quale Obbedienza un determinato personaggio appartenga". E' quanto afferma l'avvocato Giuseppe Anania, Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani, in riferimento alla vicenda della Dssa nella quale sono coinvolti, tra gli appartenenti alla "polizia parallela", personaggi definiti genericamente massoni. "Un abito non fa il monaco - aggiunge Anania - e non basta esibirsi con i paramenti per essere liberi muratori soprattutto quando si professano idee che confliggono con quelle della Massoneria regolare e universalmente riconosciuta." "Saya (uno dei due fondatori della Dssa,ndr) – prosegue l'avvocato Anania - non ha mai fatto parte del Grande Oriente d'Italia così come la sedicente Loggia Divulgazione 1 a carattere internazionale. Il Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiani, la più antica e regolare istituzione massonica, ha condannato e condanna fermamente il piduismo ed i suoi epigoni."

Il Procuratore di Genova. “La polizia non era a conoscenza del DSSA” e Pisanu sospende gli agenti indagati

02/07 E' dovuto intervenire il procuratore della repubblica di Genova in persona, Francesco Lalla, per ribadire che le forze di polizia istituzionali non erano a conoscenza dell'attivita' del DSSA, la ''polizia parallela'', secondo gli inquirenti, o il centro studi, secondo i diretti interessati, con finalita' antiterrorismo. L' intervento autorevole di Lalla e la notizia che il ministro Pisanu ha avviato il procedimento di sospensione cautelare dei tre poliziotti indagati, seguono il profluvio di dichiarazioni dei due arrestati, il direttore del DSSA, Gaetano Saya, ed il suo vice, Riccardo Sindoca, da ieri mattina agli arresti domiciliari nell'operazione della Digos di Genova. Saya e Sindoca, che sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all'usurpazione di pubbliche funzioni, dalle loro abitazioni di Firenze ed Alagna Lomellina hanno rilasciato ai giornalisti interviste e dichiarazioni in cui in sostanza affermano che l'attivita' della DSSA era ben nota ai vertici istituzionali e si svolgeva alla luce del sole. Un'offensiva mediatica che ha infastidito non poco gli inquirenti, i quali sono dovuti intervenire con un'ordinanza aggiuntiva all'ordine di custodia cautelare per chiudere loro la bocca: un'ordinanza con la condizione accessoria dell' interdizione a parlare con chiunque non sia uno stretto familiare. Se Saya e Sindoca non la rispetteranno finiranno dritti in carcere. Di solito l'interdizione ad avere contatti con persone diverse dagli stretti familiari e' contenuta in quasi tutte le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Ma in quelle notificate ieri questa prescrizione non era esplicitata. Dato atto alla Polizia di aver svolto le indagini con competenza ed efficacia, il procuratore Lalla ha aggiunto: ''Solo le autorita' istituzionali possono e debbono garantire la legalita'. Anche con la migliore volonta' possibile qualsiasi forza di polizia parallela non istituzionale non farebbe aumentare il tasso di sicurezza, ma anzi creerebbe maggiore insicurezza''. Il procuratore della Repubblica ha anche sostenuto che la dimensione del fenomeno come la DSSA non preoccupa piu' di tanto. ''Semmai - ha osservato - puo' essere un sintomo di malessere che ci porta ad aumentare l' attenzione nei controlli anche all' interno delle forze di polizia''. Gli investigatori della digos, diretti dal dott. Giuseppe Gonan, ed i pubblici ministeri Nicola Piacente e Francesco Nanni hanno cominciato ad esaminare il copioso materiale cartaceo sequestrato ieri durante le 28 perquisizioni. Moltissime carte e ''gadget'' come le false palette della polizia (molto simili a quelle vere), i distintivi, le sirene, le placche di riconoscimento e finanche gli ''encomi solenni'' conferiti agli affiliati della DSSA distintisi per meriti di servizio. E ancora la lettera alla segreteria di Stato del Vaticano (indirizzata pero' ad un usciere) con l'offerta di protezione per la vita del Papa, il progetto di sequestrare in Francia l'ex brigatista Cesare Battisti, le varie informative ai carabinieri ed alla polizia sulle falle nei sistemi di sicurezza di Linate, sui covi sotterranei degli islamici ad Abbiategrasso, sui pericoli di attentati dinamitardi tra piazza Duomo e piazza San Babila il giorno dell'Epifania a Milano, e cosi' via. Il DSSA aveva anche chiesto, tramite un'agenzia di affari di Bruxelles, un finanziamento di 32 milioni di euro all' Unione Europea, in cambio delle loro analisi sul terrorismo islamico. Soldi mai arrivati, cosi' come non risulta mai pervenuta la richiesta negli uffici comunitari. Per mercoledi' prossimo sono stati fissati davanti al gip Daloiso gli interrogatori di garanzia di Saya e Sindoca. Dipenderanno dalle loro risposte, o dai loro silenzi, le prossime mosse degli inquirenti. Intanto nasce un piccolo giallo sul numero degli indagati nell'inchiesta: 21, secondo l'elenco contenuto nell'ordinanza di custodia cautelare, 24, secondo alcune fonti investigative. L'inchiesta continua anche oggi ad agitare il mondo politico. Mentre da sinistra si sottolineano i pericoli per la democrazia rappresentati dall' attivita' illegale della DSSA e si chiede l'apertura di una commissione d'inchiesta, l'on. Taormina (FI) fa dichiarazioni da outsider.

La moglie: “La DSSA era una struttura autorizzata”

02/07 "La Dssa era un centro studi autorizzato dal ministero dell'Interno in procinto di ricevere dall'Unione europea 32 milioni di euro. Anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ne era a conoscenza. L'ultima volta c'eravamo incontrati il 12 maggio per il Cinquantasettesimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele. Era di fianco a me". Lo dice in un'intervista al quotidiano il Secolo XIX Maria Antonietta Cannizzaro, moglie di Gaetano Saya, uno dei leader della cosiddetta Polizia parallela arrestato ieri assieme ad altre due persone nell'inchiesta in cui risultano indagate altre 21 persone, tra cui una dozzina di appartenenti a tutte le Forze dell'ordine. Saya, 49 anni, "affida alla moglie il suo pensiero e il compito di raccontare a tutti l'irruzione della Polizia, la perquisizione della casa, l'arresto", scrive il Secolo XIX. "Ma quali prove? Quali armi - attacca la Cannizzaro. In casa nostra hanno sequestrato dei souvenir, delle spade senza punta, dei ricordi di viaggio in Iran, San Marino e al castello di Gradara, quello di Paolo e Francesca". Anche se per la Digos di Genova il dipartimento studi strategici antiterrorismo era una cosa seria, illegale e pericolosa, un'agenzia investigativa parallela guidata e finanziata da civili e composta da appartenenti a tutte le Forze di Polizia secondo Saya sono "tutte falsità. Le intercettazioni? - prosegue la moglie di Saya - leggetele! Sapevamo di essere ascoltati dalla Digos prima di cominciare ogni conversazione salutava la sala delle intercettazioni, con ironia". Sarà questa - scrive ancora il quotidiano genovese - la linea difensiva che il principale indagato proporrà mercoledì nel corso dell'interrogatorio di garanzia, davanti al gip di Genova: "Sapevano tutti dell'esistenza del dipartimento perché era una struttura fondata alla luce del sole con tutte le autorizzazioni. Anche Forza Italia, nei depliant di sostegno ad Antichi, candidato a governare la regione Toscana, parlava come vantandosene come cosa fatta di un centro studi antiterrorismo. Era la Dssa. Chi si iscriveva sapeva cosa stava facendo". "Hanno voluto fermare mio marito e Riccardo Sindoca suo collaboratore e compagno di partito, in tutti i sensi – conclude la moglie di Gaetano Saya - devono avere disturbato qualcuno nel corso delle loro indagini sul terrorismo".

Il DSSA puntava ad un finanziamento di 32 milioni di euro

Il Dssa, la cosiddetta polizia parallela finita sotto inchiesta dalla Magistratura di Genova, era in contatto con un'agenzia specializzata di Bruxelles per cercare di ottenere finanziamenti dall'Unione europea per 32 milioni di euro. La cifra, rivelata oggi dalla moglie di Gaetano Saya, uno dei due leader del Dssa ora agli arresti domiciliari, in un'intervista pubblicata oggi dal Secolo XIX trova conferma alla Procura di Genova. Intercettazioni telefoniche dimostrano che il Dssa aveva contattato un'agenzia di Bruxelles che cura questo tipo di finanziamento, rivelano fonti della Procura, anche se nessuna richiesta formale risulta presentata per iscritto all'Unione europea.

Gueresi: “Sono stato minacciato dopo le dimissioni dal Nuovo MSI”

02/07 Viene dal trentino, Marco Gueresi, una conferma che Gaetano Saya usasse una copertura politica legale per reclutare gente e trovare denaro per la struttura Dssa. Gueresi e' stato il referente del Nuovo Movimento Sociale in Trentino, come ha confermato in una intervista rilasciata alla Rai di Trento. Custode del Mausoleo di Cesare Battisti, restauratore di armi antiche, ex formatore della polizia municipale, Gueresi si presto' per qualche mese a dar vita al Nuovo Movimento Sociale in provincia di Trento. Partecipo', tra l' altro, alla presentazione ufficiale del partito in vista delle elezioni amministrative locali. Qualche giorno dopo abbandono' il gruppo in seguito ad un incontro con Saya a Firenze, che lo lascio' con molti dubbi. "Il presidente Saya mi disse che dovevo aprire un ufficio di reclutamento a Trento e poi mi chiese cosa pensavo dei negri - ha detto Gueresi ai microfoni di Raffaele Crocco -. 'Per me sono persone come tutte le altre', ho risposto, e a quel punto Saya esplose: 'bisogna eliminarli tutti, mi disse, bisogna fare esattamente come avveniva ai tempi della guerra in Algeria". Di qui i primi dubbi sul movimento?. "Si - conferma Gueresi - queste frasi mi fecero suonare un campanello d' allarme". Per questo presento' le dimissioni per iscritto dal Nuovo Msi e seguirono le minacce. "Mi vennero fatte da parte di altri due esponenti del dipartimento Dssa. Mi dissero chiaramente che me l' avrebbero fatta pagare, in un modo e in un altro", conferma Gueresi. Lapidario il giudizio dell' esponente trentino sul movimento. "Saya e' sicuramente un venditore di fumo, altri esponenti sono pericolosi. Lo sono perche' sono delle forze istituzionali, vere o false, non lo, so perche' non ho il potere di controllare i loro documenti - conclude -. Ma il fatto che possano accedere al Ced significa che ognuno dei nostri connazionali puo' essere schedato da questi signori che possono entrare negli archivi elettronici con una semplice password".

Nell’ordinanza i tentativi di accreditamento della struttura presso il Vaticano

02/07 Tentativi di accreditamento presso il Vaticano, riferimenti a poliziotti implicati nei fatti avvenuti durante il G8 e qualche 'pernacchia' alla 'centrale di ascolto': c' e' questo e molto altro nelle oltre 100 pagine di ordinanza notificata ieri a Gaetano Saya, direttore generale del sedicente Dipartimento studi strategici antiterrorismo (Dssa), indagato assieme ad altre 20 persone per associazione a delinquere finalizzata all' usurpazione di titolo e diritto non pertinenti. Il corposo documento e' diviso per capitoli: si parte con la definizione del reato ('arbitrario espletamento di attivita' di indagine e di controllo'), e si prosegue con il tentativo di accreditamento con lo Stato Citta' del Vaticano, la ricerca di visibilita' attraverso organi di stampa, i finanziamenti, la violazione degli art. 7 e 2 della legge 121/81, la richiesta di porto d' armi, le attivita' riservate e di proselitismo, la stabilita' della struttura. Pochi i nomi che vengono fuori dalle intercettazioni telefoniche: gli indagati parlano tra loro di qualche ministro, ma anche di segretari nazionali di partiti politici), e, sospettando di essere intercettati, si divertivano con pernacchie e saluti alla centrale di ascolto. Molti, invece, i riferimenti come quella al circuito di Stay Behind evidenziato, tra l' altro, dalla telefonata tra Saya e Nino Arconte, nome in codice G.71, sedicente 'gladiatore'. Una telefonata in cui Saya chiede ad Arconte di accreditare la struttura della Dssa presso alcuni giornalisti 'amici' come ''struttura dipendente dalla Cia e sotto l' ombrello della Nato''. In qualche telefonata tra Saya e alcuni iscritti della Dssa poi si accenna anche ad Annan, segretario generale dell' Onu, e pure a un poliziotto ''che ha ancora problemi con il G8''. Una polizia parallela un po' squinternata che vanta agganci nelle alte sfere della politica e delle forze dell' ordine senza pero' poterli dimostrare. Come quelli avviati da Gilberto De Benedetti con un ''dipendente del Vaticano'' che poi e' risultato essere un portiere, attraverso il quale l' organizzazione avrebbe tentato di 'piazzare' un laboratorio di analisi delle acque contro possibili ''attacchi batteriologici'', con un colonnello dei carabinieri ancora in servizio, ed ex candidato per An alle politiche di qualche tempo fa, con le grandi organizzazioni dell' antiterrorismo come la Cia. Non si risparmiano la Nato e l' Onu.

Cento: “Serve una rivoluzione democratica dentro le forze dell’ordine”

02/07 Serve una rivoluzione democratica dentro le forze dell'ordine. Lo afferma Paolo Cento, coordinatore dei Verdi, che torna sui casi della Dssa e del rapimento a Milano dell'imam Abu Omar. ''Le notizie che trapelano sull'inchiesta della magistratura di Genova in relazione alla 'polizia parallela' della banda di DSSA - avverte - costituita e operante in Italia da diversi mesi, rendono sempre piu' urgente un intervento in Parlamento del ministro dell'Interno Pisanu. Soprattutto per chiarire eventuali relazioni che questa associazione ha avuto con le istituzioni e se tale associazione fosse in qualche modo autorizzata ad operare da parte di organi dello Stato''. ''Se a questa notizia sommiamo anche l'esito della vicenda relativa al rapimento del'imam e dell'intervento dei servizi americani nel nostro territorio nazionale - aggiunge Cento - ne esce il quadro di un paese in balia di associazioni paramilitari parallele e servizi segreti stranieri che si muovono contro la sovranita' nazionale''. ''C'e' un'emergenza democratica - conclude il coordinatore dei Verdi - che non puo' essere sottovalutata e che richiede da una parte 'una vera e propria rivoluzione' dentro le forze dell'ordine, e dall'altra il pieno coinvolgimento del Parlamento in una operazione di trasparenza e pulizia che non puo' essere rinviata''.

Avv. Taormina: “Arrestato chi dovrebbe essere ringraziato”

02/07 ''Non desta meraviglia che la magistratura che ha incriminato la Polizia di Stato per aver affrontato l'orda barbarica dei black block e dei centri sociali di Agnoletto e Casarini, oggi arresti ed inquisisca chi dovrebbe essere ringraziato per essersi fatto carico del dilagante tessuto terroristico che occupa il territorio nazionale''. Lo afferma, a proposito dell'inchiesta sul Dssa, il parlamentare di
Fi Carlo Taormina. ''La struttura che faceva capo a Saya - afferma Taormina, in una nota - forniva ai ministeri dell'Interno e della Difesa, al Sismi, al Sisde e alla Digos informazioni attraverso atti formali. Non e' credibile, percio', che fosse estranea alle istituzioni dello Stato e che agisse addirittura contro di esso. I contatti ufficiali dimostrano, oltre ogni ragionevole dubbio che il Dssa operava in stretto collegamento con organi dello Stato e quindi in piena legalita'''. Per Taormina, ''bisogna essere grati a chi, in spirito di collaborazione, ha inteso sopperire alle incapacita', non intenzionali o intenzionali, delle strutture statali che non hanno saputo prevenire la vasta penetrazione delle basi del terrorismo islamico, alle quali, anzi, la magistratura guarda con consapevole benevolenza, scarcerando terroristi o persone altamente pericolose. La debolezza poi nel contrasto dell'immigrazione clandestina, che da 10 anni ammorba il paese, sia a livello di prevenzione che di repressione, e' alla fonte della richiesta di sicurezza che sale in maniera crescente dai cittadini ed e' naturale che l'assenza dello Stato determini la supplenza dell'iniziativa privata''. ''Potrebbe essere piu' che probabile, lo ritengo anzi certo - aggiunge l'esponente di Forza Italia - che il Dssa sia a conoscenza di verita' scottanti come quelle riguardanti la vicenda Quattrocchi, la vera storia dei sequestri delle due Simona e di Clementina Cantoni e, piu' in generale, della storia dei sequestri iracheni, con particolare riferimento alla loro gestione in accordo con frange dell'eversione rossa italiana. Soprattutto ancor piu' probabile e' che il Dssa conosca la verita' sull'uccisione di Nicola Calipari e sulle ragioni per le quali si salvo' Giuliana Sgrena''. Per Taormina ''sarebbe grave se al fondo dell'operazione giudiziaria genovese nella inconsapevolezza della stessa magistratura, i destinatari delle informazioni provenienti dal Dssa coltivassero l'intento di criminalizzare il Dssa per screditare le informazioni al fine di occultare verita' scomode e destabilizzanti. E' augurabile - conclude - che la magistratura genovese prenda in considerazione la posizione delle istituzioni destinatarie delle informazioni oppure che a cio' attenda la magistratura romana presso la quale non poche di quelle informazioni sono in giacenza''.

Pagliarulo (Pdci): “Pisanu e Martino querelino Taormina”

02/07 ''Se Carlo Taormina afferma il falso, Giuseppe Pisanu e Antonio Martino lo querelino immediatamente'', afferma il sen. Gianfranco Pagliarulo, del Pdci, che chiede al governo di riferire alle Camere sulla vicenda del Dssa. ''Le dichiarazioni gravissime di Taormina, relative ai collegamenti organici fra la Dssa e i ministeri dell'Interno e della Difesa, il Sismi, il Sisde e la Digos, confermano infatti - sottolinea Pagliarulo, in una nota - che i due ministri erano perfettamente a conoscenza delle attivita' di questa polizia parallela. Un conto e' il solito gruppetto di avventurieri eversivi, magari utili per depistare l'attenzione dal caso Abu Omar, altro conto la connivenza fra gli avventurieri e gli organismi istituzionali: se cosi' fosse, come negli anni '70 vi fu una guerra a bassa intensita' contro il comunismo, oggi ci troveremmo davanti ad una guerra a bassa intensita' contro il terrorismo, con analoghe illegalita', depistaggi e formazioni parallele. Davanti alla chiamata in correo del governo, Pisanu e Martino - conclude Pagliarulo - devono immediatamente riferire alle Camere''.

 

 

 

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