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Rivolta degli immigrati a Rosarno

 

Rivolta di Rosarno, riunione in Procura, acquisizione video da telecamere. Confermato arresto figlio boss. Rosarno marcia contro il razzismo. Ruspe al lavoro

11 gen 10 La procura di Palmi, titolare del fascicolo sulla rivolta degli immigrati e sulle violenze scatenate dalla reazione dei cittadini di Rosarno, acquisirà le immagini registrate dalle circa 400 telecamere installate nella piana di Gioia Tauro grazie ai finanziamenti del Pon sicurezza. E' quanto si è appreso al termine della riunione che si è tenuta questa mattina in procura tra il procuratore Giuseppe Creazzo e gli investigatori che indagano sulla guerriglia che si é scatenata nel paese. Con la visione delle immagini inquirenti ed investigatori sperano di avere un quadro più chiaro di quanto accaduto, per mettere a fuoco le diverse situazioni che si sono verificate ed individuare chi e perché si è reso protagonista prima della rivolta e successivamente delle violenze contro gli immigrati.

Convalidati arresti tre italiani tra cui figlio boss. E' stato convalidato dal gip di Palmi l'arresto dei tre abitanti di Rosarno accusati di avere aggredito alcuni immigrati coinvolti negli incidenti seguiti alla rivolta degli extracomunitari di giovedì scorso. Il gip ha convalidato l'arresto ed emesso la misura restrittiva nei confronti dei tre, disponendone la custodia cautelare in carcere. Tra gli arrestati c'é anche Antonio Bellocco, figlio di un esponente di spicco dell'omonima cosca della 'ndrangheta.

Nei video aggressione Bellocco ai CC. Un primo contributo all'inchiesta, intanto, è già arrivato proprio dalle telecamere fisse, che hanno consentito di chiarire i contorni dell'aggressione di Antonio Bellocco - figlio di un esponente di spicco del clan che assieme ai Pesce controlla il territorio di Rosarno - ad un immigrato che era stato fermato dai carabinieri. Nel video si vede Bellocco, a bordo di un auto, passare vicino ad un immigrato che ha in mano un bastone, al quale i carabinieri stanno dicendo di abbandonarlo. A quel punto l'extracomunitario scaglia il bastone contro l'auto di Bellocco, che prosegue la marcia, e si consegna ai militari. Dopo pochi metri, però, l'auto fa un'inversione, Bellocco scende e tenta di aggredire prima l'immigrato e poi anche i carabinieri.

Si cerca chi ha sparato. E' solo un'ipotesi ancora da provare il ruolo della 'ndrangheta nella caccia all'immigrato scoppiata nei giorni scorsi a Rosarno. Allo stato, infatti, gli investigatori di Polizia e Carabinieri, non hanno in mano fatti concreti per accreditare il sospetto avanzato anche dal procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri che, in un'intervista a un quotidiano, ha fatto riferimento alla "regia della 'ndrangheta" dietro i gravi episodi dei giorni scorsi. Dopo il vertice di questa mattina svoltosi nella procura di Palmi e convocato dal procuratore capo Giuseppe Creazzo, stando a quanto si apprende, sia la polizia che i carabinieri hanno ricostruito i fatti scoppiati il 7 gennaio scorso con il ferimento di due immigrati a colpi di fucile ad aria compressa. Quella e' stata la scintilla che ha provocato la rivolta degli extracomunitari e successivamente la risposta di gruppi di persone di Rosarno, alcune delle quali armate con fucili cal. 12. Altri due immigrati sono stati feriti proprio con queste armi, altri percossi a bastonate o a sassate. Il capo della procura ha dato incarico agli investigatori di individuare proprio i responsabili di questi ferimenti. Dare un nome e cognome a chi ha sparato potrebbe infatti fornire la risposta all'ipotesi se, dietro la 'caccia' all'immigrato, ci sia stato o meno il ruolo della 'ndrangheta. L'organizzazione criminale potrebbe infatti gestire, attraverso il caporalato, le 'assunzioni', spesso a 'lavoro nero', degli immigrati nella raccolta degli agrumi. Intanto a Rosarno proseguono le operazioni di demolizione delle strutture occupate, fino a sabato scorso, da centinaia di immigrati africani impiegati come braccianti agricoli nelle campagne nella zona. Dopo aver abbattuto le strutture della ex "Rognetta", oggi sono iniziati i lavori di abbattimento nell'altro accampamento ormai abbandonato, l'ex oleificio di localita' "Bosco", fra Rosarno e Gioia Tauro. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha annunciato: "Nei prossimi giorni andremo in Calabria e a Rosarno". Le leggi "che abbiamo sull'immigrazione non sono adeguate ad affrontare la realta'".

Rosarno sfila contro il razzismo. Nel pomeriggio a Rosarno si è svolta una manifestazione di protesta organizzata dai cittadini ''contro l'immagine di città xenofoba, mafiosa e razzista veicolata dai mass media nazionali e da qualche esponente della politica e dell'associazionismo a livello regionale e nazionale''. Il corteo pacifico e silenzioso partito da Piazza Calvario di è snodato lungo le vie principali della città con un solo striscione che recita 'Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, 20 anni di convivenza non sono razzismo'. Dietro lo striscione immigrati e gente del posto. Davinto un bambino con una mamma di colore e la donna aggredita a cui è stata bruciata l’auto. ''I cittadini di Rosarno – è scritto in una nota - condannano in maniera ferma e decisa il vile ferimento dei migranti stanziati presso l'Opera Sila e qualsiasi atto di violenza, da qualunque parte provenga. Con questa protesta pacifica e silenziosa intendiamo rifiutare l'infamante etichetta di 'città mafiosa, razzista e xenofoba' che è stata diffusa sui fatti di Rosarno''. Nel corso della manifestazione, continuano gli organizzatori, ''la Rosarno civile, pulita, accogliente e solidale scenderà in piazza per dire basta contro questo terrorismo mediatico che si alimenta di stereotipi e pregiudizi destituiti di qualsiasi fondamento reale. Dopo che i riflettori si saranno spenti sui fatti di Rosarno - conclude la nota - chiediamo alle istituzioni locali, regionali e nazionali di farsi carico una volta per tutte della situazione di abbandono istituzionale, mancanza di sicurezza e prospettive di sviluppo vissuta dalla popolazione di questo territorio''.

Oltre duemila immigrati allontanati. Ora cambio coi rumeni? Circa duemila immigrati africani, dopo la rivolta dei giorni scorsi, sono stati portati via da Rosarno (Rc), e le strutture fatiscenti che li accoglievano sono state demolite dalle ruspe. Alcuni (250), sono stati trasferiti al Centro di accoglienza di Crotone, da dove hanno subito iniziato un viaggio verso altre regioni italiane. Altri, volontariamente, hanno raggiunto le stazioni ferroviarie piu' vicine per sfuggire alle minacce e ai ferimenti, fino alla ''caccia all'uomo'', scatenatasi contro di loro negli ultimi giorni. Adesso, in Calabria, c'e' il rimpallo delle responsabilita' per la situazione che si e' venuta a creare. La rivolta degli immigrati e' stata determinata soprattutto dalle condizioni inumane e di sfruttamento in cui vivevano, ma sembra sia stata alimentata dalla 'ndrangheta, che, poi, ha creato le condizioni per cacciarli. Sono i sindacati, in particolare, ad attribuire la cacciata degli immigrati alla 'ndrangheta, poiche' - dicono - non riusciva piu' a condizionarli, come ha fatto per 20 anni, e non riusciva piu' a vendere la loro forza lavoro, visto che questi, istruiti dai sindacati, avevano incominciato a sottrarsi alle ''regole'' da essa imposte, cercando di trattare direttamente con i proprietari di agrumeti dove lavoravano e scavalcando i ''caporali''. Pur accettando salari di fame, gli immigrati non hanno voluto pagare il ''pizzo'', anche in considerazione del fatto che, tra di loro, vi erano molti laureati e diplomati, che hanno capito, dopo tanto tempo, la situazione. La 'ndrangheta, si vocifera, ha gia' preso accordi con la malavita rumena ed e' pronta a sostituire gli africani con manodopera rumena, necessaria per mantenere il ''lavoro nero'', molto utile all'economia agricola locale in crisi e che, quindi, non puo' permettersi di restare priva di tale apporto.

PG Gratteri “Ruolo importante della ndrangheta”. ''Che sui fatti di Rosarno ci sa la regia della 'ndrangheta e' chiaro, in quale percentuale e con quali reali obiettivi e' da scoprire, ed e' quello su cui stiamo lavorando''. Lo dichiara, in un'intervista a 'QN', Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, da 10 anni in prima linea nella lotta all 'ndrangheta, che spiega: ''parlare di azione delle cosche e' riduttivo. Bisogna capire in che percentuale c'e' la regia dell'organizzazione criminale calabrese , quali sono gli interessi e anche quali sono tutti gli attori in gioco''. E' il Nord, in particolare la Lombardia, a rappresentare ''la metafora della ramificazione tentacolare della 'ndrangheta''. ''La Lombardia - ricorda Gratteri - e' la Regione che piu' di ogni altra da' l'idea del dinamismo imprenditoriale della 'ndrangheta . Qui le 'ndrine sono ruscite perfettamente a clonarsi , senza rinunciare a nessuna delle loro caratteristiche d'origine , trasformando Milano in in una delle centrali della cocaina''. La 'ndrangheta, ''come organizzazione criminale e' sempre piu' forte, le cosche hanno diversificato i settori di investimento, ma la societa' civile non la percepiusce nella quotidianita' perche' non ne e' toccata cosi' da vicino'', dice il magistrato. ''Poi - aggiunge - ci sono gli amministratori pubblici che minimizzano. Di 'ndrangheta non parlano volentieri, perche' la 'ndrangheta offre voti ai politici''. Allora per combatterla, conclude Gratteri, non basta solo il contrasto da parte delle forze dell'ordine ma ''e' necessario prima di tutto un maggiore impegno etico della classe politica. Accettare i voti della 'ndrangheta significa poi ricambiare il favore''.

NeworkTimesRosarno sul New York Times. L'autorevole quotidiano americano dedica ai gravissimi incidenti del centro calabrese una grande foto e l'articolo d'apertura dal titolo: "Una città italiana bloccata dalle rivolte razziali, s'indaga sul ruolo della mafia". La foto, subito sotto la testata, raffigura un immigrato di colore seduto dentro un'ambulanza, con un braccio fasciato al collo e la faccia gonfia dalle percosse, mentre viene medicato da una giovane infermiera. Sempre in prima pagina, a corredo della cronaca di Rachel Donadio, una piccola cartina della Calabria. All'interno del giornale altre due grandi foto. Una mostra i bulldozer che abbattono le baracche degli immigranti e l'altra un momento degli incidenti, con pneumatici bruciati e scene di violenza.

Rosarno ad Annozero. La violenta rivolta di Rosarno, le implicazioni razziste, la questione del lavoro sommerso, i risvolti politici e sociali: saranno questi i temi della prossima puntata di Annozero, in onda giovedì prossimo su Raidue alle 21,05. Oggi il sito della trasmissione pubblica la ricostruzione dei fatti di Rosarno secondo la polizia che ripercorre tutte le fasi della guerriglia scoppiata giovedì scorso in seguito. Rapporto già diffuso nella giornata di ieri.

Bondi “Rosarno simbolo del fallimento del centrosinistra”. "Dietro ai fatti di Rosarno c'é tutto il fallimento del centrosinistra al Sud". Lo afferma ilcoordinatore del Pdl Sandro Bondi in un'intervista al Giornale, in cui spiega che si è trattato di un "fallimento tanto più significativo in quanto proprio la questione del Mezzogiorno è stata, per lungo tempo, la questione privilegiata della sinistra italiana". "Bassolino in particolare - prosegue Bondi - aveva suscitato, all'inizio del suo mandato, molte speranze. Per questo il suo fallimento è stato l'emblema della sconfitta della sinistra". Il coordinatore del Pdl afferma che "i problemi sono così gravi che occorrerebbe rivolgere un appello a tutte le forze sane esistenti per un piano di emergenza e di rinascita del Sud". Tornando alla questione delle riforme, Bondi rileva che in questo momento "ci sono le condizioni. Il nuovo segretario del Pd, Bersani, ha dato prova di serietà e responsabilità" e ci sono i margini anche per la riforma del fisco. Sulla giustizia, infine, il ministro dice di essere "aperti a punti di compromesso con l'opposizione, a patto che si trovi un rimedio ad un problema che tutti riconoscono che vi sia", riferendosi all'equilibrio tra la sovranità del Parlamento e l'amministrazione della magistratura.

Castagna (UIL) “La Calabria non s’identifica coi fatti di Rosarno”. “La Calabria non la si puo’ identificare con l’assurda vicenda di Rosarno!”. A dichiararlo e’ il Segretario generale della UIL Calabria, Roberto Castagna, che interviene sulla drammatica situazione consumata, nei confronti di lavoratori extracomunitari sfruttati e costretti a vivere in condizioni disumane, in una realtà dove lo Stato da tempo dimostra la sua lontananza e la criminalità è padrone assoluta nel governo del territorio. Come Sindacato, da anni, abbiamo denunciato tale situazione e sollecitato anche gli organi competenti ad intervenire ma tutto ciò è risultato vano, come vani sono stati i tentativi, da parte della Regione, di avere una adeguata attenzione da parte del Governo nazionale, impegnato solo a disquisire sulle norme da applicare nei confronti degli immigrati e meno interessato ad attivare politiche di integrazione tali da evitare le tragedie che si consumano nel nord e nel sud del paese. La tragedia di Rosarno, perché di tragedia si deve parlare, per ciò che avvenuto e per come si sta concludendo in queste ore, è da condannare, senza se e senza ma, guai però a volerla, a tutti i costi, addebitarla alla Calabria e ai calabresi. Essa figlia di una minoranza, di una ristretta cerchia criminale che, in un particolare momento di acuto disagio economico e sociale, ha inteso aprire, scientemente, una vera e propria guerra contro una sfortunata comunità che ha la sola colpa di venire nelle nostre realtà per svolgere i lavori più umili e faticosi in nero e in condizioni ambientali proibitive. I mass media nazionali fanno bene ad informare costantemente l’opinione pubblica su un ennesimo fatto che getta fango e vergogna su tutto il paese ma guai a volerlo restringere ad una questione relativa al sud, o peggio ancora alla Calabria. Quanto è avvenuto mette in luce due aspetti del problema: lo sfruttamento e la campagna di odio razziale che, da tempo, viene alimentata in tutto il paese. La risposta degli sfruttati agli attacchi subiti, che è da condannare, è una forma di ribellione ad un sistema che va combattuto fino in fondo. In alcune realtà della Calabria, come in altre parti del paese, quotidianamente si consumano tragedie umane nei confronti dei più deboli e verso le quali necessita una grande azione di civiltà e interventi socioeconomici capaci di ridurre sensibilmente le situazioni di disparità ma è altrettanto necessario una straordinaria azione da parte delle forze della cultura e della società civile nel suo complesso. Bisogna stare attenti a non sottovalutare, particolarmente in momenti di grave crisi come quella che stiamo vivendo, una deriva del genere. Ciò che dobbiamo fare, ognuno per la propria parte, è una grande battaglia contro il lavoro nero e ogni forma di sfruttamento che colpisce aldilà del colore della pelle. Una battaglia del genere richiede ,però, che tutti facciano il proprio dovere altrimenti ci troveremo costretti a convivere con grandi contraddizioni e tragedie umane inaccettabili. Rosarno deve essere un campanello d’allarme per la politica locale e nazionale. Un ennesimo banco di prova che rivendica quel processo di cambiamento che tutti, a parole, chiedono ma, nei fatti, nessuno, o pochi, vogliono.

Di Pietro “la rivolta degli schiavi”. A Rosarno c'e' stata 'la rivolta degli schiavi' perche' all'origine 'ci sono stati i negrieri del 2000, che hanno sfruttato e stanno sfruttando il lavoro nero e che nessuno vuole fare'. E' l'opinione del presidente dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro sugli scontri tra immigrati e cittadini locali a Rosarno (Reggio Calabria). 'Ci auguriamo che lo Stato di diritto torni a Rosarno - ha detto Di Pietro a margine della presentazione a Milano del candidato al Consiglio regionale lombardo, Giulio Cavalli - e in questo senso noi dell'Italia dei valori intendiamo dare tutta la massima collaborazione alle istituzioni, a cominciare dalla magistratura e dalle forze dell'ordine, e chiediamo che il governo metta piu' risorse disponibili per combattere la criminalita', la 'ndrangheta, la mafia'.Il presidente dell'Idv ha auspicato che 'nelle prossime settimane, invece di impegnare il Parlamento nelle leggi ad personam che gia' hanno previsto, ci sia l'impegno del Parlamento per trovare mezzi e uomini per combattere la 'ndrangheta e che il Parlamento trovi una soluzione per le migliaia di persone, non solo immigrati, ma soprattutto italiani, che stanno perdendo il posto di lavoro tutti i giorni, perche' questo, molto spesso, e' all'origine della criminalita''. Per Di Pietro, infine, 'non bisogna guardare il momento finale di una disperazione, ma bisogna guardare a monte di quello che e' successo; e a monte non ci sono i singoli abitanti di Rosarno che sono anche loro disperati, ma una criminalita' organizzata che ha occupato quel territorio, che violenta gli abitanti, l'imprenditoria sana, l'immigrazione, che violenta lo stato, e lo stato non puo' piu' stare a guardare'. 'Io lo dico sempre - ha concluso -. L'unica cosa per combattere la criminalita' e' sbattere il galera i delinquenti e non continuare a fare leggi su misura per tenerli senza processo e lasciarli impuniti. Questa legge sul processo breve finira' per tenere fuori tutti questi negrieri'.

Laratta (PD) “A Rosarno un caso di pulizia etnica”. "Chiamiamo le cose con il loro nome. Diamo ai fatti il peso che hanno. A Rosarno, siamo andati molto vicini ad un caso di 'pulizia etnica'!”. E’ quanto afferma il deputato del PD Franco Lararra. “Lo Stato, latitante in Calabria, -aggiunge Laratta- ha fatto prelevare nottetempo centinaia di persone, dalla pelle nera, colpevoli di qualsiasi cosa si voglia dire, responsabili anche di essere stati trattati come bestie per anni, nell'indifferenza totale e con la complicità di chi avrebbe dovuto sorvegliare, controllare, impedire, sono state prelevate, caricate sui pullman cacciate via. Senza il loro consenso. Disperse altrove. Questa cosa accade in Italia per la prima volta. Chiamatela voi come volete. Ma è un fatto gravissimo. Senza precedenti. tanto più che ho sentito sul posto i cittadini di Rosarno dire : 'quei ragazzi lavoravano come matti. E a noi non hanno mai fatto alcun male. Se tra loro c'era qualche scalmanato, bastava intervenire. Ma la grande maggioranza non ci ha mai fatto del male".

Fiom Calabria “A Rosarno nessuno sfruttatore è stato denunciato”. “Le immagini che da Rosarno sono rimbalzati sui Media di tutto il mondo raccontano una storia fatta di sfruttamento, disperazione, umiliazioni e violenza che noi “popolo democratico e civile” abbiamo consumato nei confronti di migliaia di persone colpevoli soltanto di essersi rifugiati nelle nostre terre con la speranza di poter trovare un futuro migliore, una vita più dignitosa, un reddito anche minimo, per poter sostenere se stessi e le proprie famiglie. Quasi sempre sono scappati da Paesi lontani per sfuggire a guerre sanguinose, persecuzioni, fame e miseria”. Ad affermarlo il segretario generale di Fiom Calabria, Mario SInopoli. “Sono approdati sulle nostre coste –aggiunge Sinopoli- carichi di speranza, convinti di segnare una svolta alla loro esistenza, inserirsi in una società che poteva assicurare loro più rispetto della dignità della persona, più solidarietà, più diritti. Altri invece sono arrivati dalle regioni del Nord, dove hanno perso il lavoro e qualunque prospettiva di futuro a causa della crisi. Hanno ricevuto un trattamento disumano, sono stati sfruttati peggio delle bestie, hanno fatto i lavori più umili e faticosi senza diritti e senza tutela. Prigionieri di caporali e mafiosi, costretti a lavorare al nero per 15/18 ore per venti euro al giorno, compresa la mazzetta per i caporali, senza possibilità di rivendicare nessun diritto. Quali responsabilità sono stati perseguite? Quanti agrari sono stati denunciati per questo sfruttamento bestiale? Quanti caporali o mafiosi sono stati arrestati per riduzione a schiavitù? Zero, nemmeno uno. Eppure siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Esistono leggi e contratti per tutelare i diritti dei lavoratori. Leggi che di fatto vengono annullate dalla attuale legislazione sulla immigrazione, dato che allo stato attuale, chi denuncia situazioni di sfruttamento, se privo di permesso di soggiorno, invece di ricevere tutela, rischia l’espulsione e l’incriminazione per il “reato di clandestinità”. “Siamo democratici, non siamo razzisti, abbiamo a volte raccolto viveri, gli abbiamo regalato qualche capo di abbigliamento dimesso cosa pretendono di più”? Quanta ipocrisia, questa carità pelosa, quante false coscienze democratiche. Ci basta poco per metterci a posto la coscienza, pensiamo che i diritti si possono barattare con un vecchio cappotto, la dignità il rispetto della persona con qualche minestra calda. Ma questo non è uno Stato di Diritto. Dove era lo Stato di Diritto a Rosarno? Cosa hanno fatto il Governo, la Regione, gli Enti Locali per evitare questa vergogna? Perché sono state lasciate sole le Associazioni, il Sindacato, la Chiesa che hanno tentato in tutti i modi di mettere una pezza a questo sfascio? L’assenza di fatto dello Stato non può essere compensata da azioni di solidarietà più o meno isolate. Se non c’è lo Stato vince l’Antistato. Vince la ‘Ndrangheta che ha ordinato via gli africani da Rosarno perché hanno osato ribellarsi si stanno già attrezzando per sostituirli con altri migranti appena arrivati o provenienti da altri paesi con la pelle di un colore meno diversi e ricominciare da capo perché gli affari vanno avanti, lo sfruttamento e il lavoro nero deve continuare, perché il loro potere e il loro “prestigio” non può essere intaccato da rivolte ne tanto meno da rivendicazioni di diritti sociali ed economici. Di tutto questo ci parlano i fatti di Rosarno, non comprenderlo significa creare le condizioni, perché accada di nuovo. Ieri a Villa Literno e Castelvolturno oggi a Rosarno, domani dove? Questa spirale deve essere spezzata. Occorre una mobilitazione democratica e popolare. Bisogna tornare in piazza per rivendicare diritti, democrazia e libertà per tutti, immigrati e nativi. Libertà dalla mafia, dal bisogno, dallo sfruttamento e del razzismo. E’ necessario costruire da subito momenti di mobilitazione a livello regionale e nazionale, per porre esplicitamente il problema del presidio democratico del territorio e chiedere con forza un provvedimento di regolarizzazione generalizzata a partire dalle persone allontanate da Rosarno. E’ importante che associazioni, movimenti e sindacati promuovano in Calabria una grande giornata di mobilitazione come abbiamo fatto ad Amantea e Villa S.Giovanni in questi ultimi mesi. Bisogna farla adesso, subito. Noi come Fiom siamo pronti e disponibili a mobilitarci. La posta è alta, in questa partita è in gioco la libertà di tutti. Dobbiamo scegliere tra la Calabria di Rosarno o quella di Riace. Noi scegliamo quest’ultima.

Rdb “A Rosarno ha prevalso la paura”. Ora che le luci su Rosarno si stanno spegnendo, ora che gli immigrati, per il Governo nazionale, sono tornati ad essere solo un fastidioso problema da risolvere, come RdB riteniamo sia giunto il momento di fare una riflessione sui fatti dei giorni scorsi. Finché stanno a spezzarsi la schiena sui campi, dove i boss mafiosi li costringono a lavorare quasi gratis, raccogliendo pomodori e vivendo in condizioni inumane dentro baracche cadenti e fatiscenti, in cui li confinano i “padroni”, va tutto bene. Ma se si azzardano a protestare, a ribellarsi, ecco che allora i benpensanti e coloro che hanno acquisito e accettato la cultura della paura verso il diverso, si scatenano. La caccia all’immigrato dei giorni scorsi è una vergogna che ci preoccupa come uomini liberi e come calabresi. Il ministro degli interni, poi, quasi aspettasse la scusa, non trova di meglio da fare che cogliere l’occasione per dire che bisogna alzare ulteriori paletti verso gli immigrati, non bastassero quelli già vigenti e non bastassero le condizioni in cui vengono costretti nei centri di “accoglienza”; ma tutto ciò non è secondo lui sufficiente, forse vorrebbe chiuderli nelle gabbie, RdB, invece, condannando, ovviamente ogni eccesso che sfoci in violenza, sta al fianco dei lavoratori e ritiene che nelle gabbie bisogna rinchiudere questi nuovi schiavisti. A Rosarno, città nella piana di Gioia e zona in cui la mafia la fa da padrona assoluta, alcune centinaia di cittadini, trovano più fastidiosi gli immigrati, che comunque producono ricchezza in condizioni di schiavitù, che la mafia stessa che strozza l’economia, crea la paura, quella vera, e rende impossibile qualsiasi attività economica se non è controllata direttamente da lei. La Calabria che ha pagato in prima persona il dramma di milioni di corregionali costretti a lasciare la propria terra per raggiungere Paesi lontani che gli consentissero di guadagnare per sopravvivere, non può permettere adesso che la paura verso gli immigrati, indotta ad arte dai mezzi di comunicazione di massa, prenda il sopravvento. Se poi tutto questo sta avvenendo per distrarre l’attenzione da altre situazioni che in questi ultimi giorni ci stanno vedendo protagonisti sui giornali e tv di mezzo mondo (attentato a Reggio Calabria, Porto di Gioia Tauro, ecc.), ecco allora che la preoccupazione è ancora maggiore Non è improbabile, infatti, che la ‘Ndrangheta, che, a seguito dei risultati ottenuti nella lotta alla criminalità, ultimamente ha lanciato segnali forti e gravi contro lo Stato, cerchi di spostare l’attenzione e impegnare le istituzioni e le forze sane della nostra regione, su altri campi. Ecco perché, come RdB riteniamo che occorra prendere coscienza che la paura si supera esclusivamente accettando e rispettando le culture diverse dalla nostra, bandendo ogni forma di intolleranza e di chiusura verso gli altri. Sappiamo perfettamente che Rosarno non è una città razzista e per questo ci piacerebbe che i cittadini di tutta la Calabria mescolandosi ai rosarnesi, si schierassero in una grande manifestazione regionale nella cittadina della piana, al fianco dei tanti immigrati, contro chi li sfrutta come schiavi e contro chi tratta da schiavi, e non da uomini liberi, anche tutti noi, attraverso il controllo totale delle nostre vite. Ecco allora che occorre ribadire con forza il nostro NO alla Mafia e la nostra solidarietà ai lavoratori.

Tripodi (PdCI) “A Rosarno il fallimento di Maroni”. “I ministri Maroni e Bondi nel penoso quanto grottesco tentativo di assolvere il governo nazionale dalle gravissime e documentate responsabilità per le vicende drammatiche e la vera e propria caccia all’uomo che si è svolta nei giorni scorsi a Rosarno e nella Piana di Gioia Tauro che testimonia il fallimento delle politiche governative sull’immigrazione, cercano di fare una becera campagna elettorale attaccando la regione”. Ad affermarlo, in una nota, Michelangelo Tripodi, Segretario calabrese e responsabile del Dipartimento per il Mezzogiorno del PdCI. “La verità che tutti conoscevano è che a Rosarno il fuoco sotto la cenere covava ormai da troppo tempo come noi Comunisti Italiani abbiamo più volte denunciato invitando a più riprese in questi ultimi due anni il Governo ad intervenire. Invece si è volutamente aspettato che succedesse il peggio per sparare di nuovo a zero, con le parole e con le armi, contro gli extracomunitari colpevoli solo di essersi ribellati a condizioni di vita disumane come tra l’altro hanno ampiamente ribadito nei loro interventi i volontari della Protezioni civile, l’associazione Medici senza Frontiere e autorevoli rappresentanti della Chiesa. Anche il Papa Benedetto XVI nell’Angelus di ieri ha parlato di diritti violati, di sfruttamento e di condizioni di vita disumane in cui erano costretti a vivere nel ghetto di Rosarno e in altri ghetti della Piana di Gioia Tauro i migranti che per pochi spiccioli al giorno e sotto mille angherie del caporalato mafioso lavoravano in agricoltura e in particolare nella raccolta degli agrumi”. In questo contesto, assume un valore straordinario l’omelia tenuta nella messa domenicale dal parroco di Rosarno don Pino Varrà che ha usato parole coraggiose per denunciare la gravità di quanto avvenuto a Rosarno e per condannare gli atti di razzismo scatenati contro gli immigrati”. “A Maroni e compagnia – prosegue Tripodi – ricordiamo che proprio dalla Calabria è partita l’iniziativa di civiltà di Riace e di Caulonia, diventata un esempio di politiche di integrazione e di accoglienza, unico nell’Italia di oggi, ma anche nel resto d’Europa e del mondo. Un modello di accoglienza e d'integrazione trasformato in legge regionale che si è guadagnato il plauso dell’Unhcr, l’organizzazione Onu che ha duramente criticato il respingimento dei clandestini che scappano da scenari di miseria, guerra e violenze di ogni tipo. Una legge che intende sostenere i progetti per l’inclusione dei rifugiati. Una normativa all’avanguardia con la duplice finalità dell’accoglienza e dell’integrazione lavorativa degli extracomunitari che ha permesso e continua a permettere di recuperare gli antichi borghi, dando incentivi all’edilizia popolare con l’utilizzo dei fondi europei”. “L’unica verità -conclude Tripodi- è che quello che è successo a Rosarno, così come continua a succedere in altre parti d’Italia, è dovuto al fallimento della legge Bossi-Fini e alle politiche xenofobe portate avanti dal governo Berlusconi che è ormai un governo che agisce sotto dettatura delle spinte razziste e secessioniste della Lega Nord. Un governo che sta portando allo sfascio il paese con la colpevole e indecorosa complicità dei parlamentari calabresi e delle altre regioni del Mezzogiorno e degli amministratori locali di centrodestra che tradiscono quotidianamente i propri concittadini solo per beceri scopi e interessi personali. Una per tutte la voce del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, che anche commentando i fatti di Rosarno, di cui tra l’altro non si mai interessato, non solo non parla mai della ndrangheta ma dimostra di essere ormai completamente asservito al governo Berlusconi che ha relegato la Calabria e il Sud fuori dai confini del territorio nazionale così come ha fatto per i migranti di Rosarno, cacciati via e costretti alla fuga a causa della violenza che né il governo né il ministro Maroni hanno fatto nulla per contrastare e fermare”.

Sit in al Cie di Crotone. La rete antirazzista cosentina - è scritto in n comunicato- continua a esprimere la sua indignazione per i gravi fatti accaduti a Rosarno. A ridosso del partecipato sit-in di solidarietà svoltosi a Cosenza, nel pomeriggio del nove gennaio, la rete antirazzista si è riunita in assemblea per continuare ad interrogarsi sulle azioni immediate da porre in atto. La situazione delicata impone un'azione che sia efficace in primo luogo per i migranti. Le emergenze immediate sono numerose, anche per come è emerso dal racconto degli esponenti della rete antirazzista cosentina che si erano recati nella mattinata del nove a Rosarno. Ci si interroga sulle condizioni di cinque migranti arrestati e trattenuti in stato detentivo, a seguito degli scontri di Rosarno, e dei quali si hanno scarse notizie circa il loro effettivo stato di salute; inoltre, un pensiero va a tutti i migranti ricoverati negli ospedali di Polistena e di Reggio ed è forte la volontà di entrare in contatto con loro, per poter offrire, non solo solidarietà, ma anche e soprattutto un aiuto concreto.. Da Rosarno, la signora Boldrini lanciava l'allarme di alcuni migranti dispersi di cui non si ha notizia, anche per questa questione l'assemblea cosentina invoca il piu' tempestivo ritrovamento degli stessi. Alla luce di tali considerazioni l'assemblea decide di annullare la prevista assemblea del giorno 10 a Rosarno, difatti, nella stessa data, una delegazione cosentina si è recata presso l'ospedale di Polistena, per offrire una mano concreta ai migranti che vi si trovano ricoverati a seguito della sciagura rosarnese. I migranti hanno manifestato tutta la loro incredulità per l'accaduto, nessuno di loro ha saputo darsi una spiegazione, questi hanno raccontato di essere stati assaliti brutalmente da gruppi di italiani senza nessun motivo, senza nessuna causa. Come ulteriore momento di espressione dell'indignazione calabrese martedì 12 gennaio l'assemblea decide di recarsi a Crotone dove sono stati concentrati numerosi migrati esuli da Rosarno. Tutti a Crotone!! Concentramento ore 14.00 nella città pitagorica, partenza da Cosenza ore 11.00.

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