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Processo Fortugno

 

Processo Fortugno: Marcianò “Stupito da proroga 41 bis”. Ammesse le intercettazioni

24 set 08 "Ho ricevuto la proroga del 41 bis e questo mi ha stupito moltissimo". Lo ha detto Alessandro Marcianò nel corso del processo per l'omicidio di Francesco Fortugno. Marcianò ha fatto una dichiarazione spontanea in videoconferenza dal carcere di Cuneo dove si trova detenuto perché ritenuto il mandante dell'omicidio del vice presidente del consiglio regionale della Calabria. "Nella proroga del regime carcerario duro - ha aggiunto - risulta che sono un elemento mafioso legato alla cosca dei Cordì di Locri. Ma questo non risulta da nessuna parte. Voglio inoltre precisare anche di non aver subito condanne per mafia per traffico di armi o di droga. E' per questo motivo che la proroga del 41 bis mi ha stupito moltissimo". Il difensore di Alessandro Marcianò, l'avvocato Menotti Ferrari, ha depositato ai giudici una documentazione dalla quale si evince che il suo assistito assumeva un farmaco, il 'Tavor', prima dell'omicidio perché gli era stato prescritto dai medici di una clinica di Milano. Il particolare è finalizzato a dimostrare che Marcianò non aveva deciso di assumere il farmaco a causa degli esiti delle elezioni regionali. Il processo è stato aggiornato al 2 ottobre.

I giudici ammettono le intercettazioni, non i politici. I giudici della Corte D'Assise di Locri hanno rigettato la richiesta di citazione di alcuni politici nel processo per l'omicidio di Francesco Fortugno. La richiesta, fatta dall'avvocato Rosario Scarfò, difensore del presunto esecutore materiale dell'omicidio, Salvatore Ritorto, riguardava l'audizione dei deputati Sergio D'Antoni e Marco Minniti e dell'assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi. Sulla richiesta del difensore si erano pronunciati negativamente i pm Mario Andrigo e Marco Colamonaci. Stamani i giudici della Corte D'Assise, dopo una camera di consiglio, hanno deciso di rigettare la richiesta ritenendo che la deposizione dei tre esponenti politici sarebbe ininfluente ai fini del processo. I giudici hanno invece accolto la richiesta, avanzata sempre dall'avvocato Scarfò, di acquisire alcune intercettazioni telefoniche fatte nelle inchieste della Dda di Reggio Calabria, "Onorata società" e "Bellu lavuru", riguardanti presunte infiltrazioni mafiose in amministrazioni pubbliche nelle zone di Melito Porto Salvo e Bova Marina. Nelle due inchieste compaiono riferimenti a Francesco Fortugno.

 

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