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Scompare Nino Andreatta

A Bologna scompare Beniamino Andreatta, primo rettore dell’Unical e padre dell'Ulivo

26/04 Si è spento oggi a Bologna - tra l'affetto dei suoi cari, la moglie Gianna e i quattro figli - Beniamino Andreatta. Lo comunica una nota del portavoce del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. Economista, più volte Ministro, esponente di primissimo piano della Democrazia Cristiana, tra i fondatori prima del Partito Popolare e poi dell'Ulivo, era da tempo ricoverato presso il reparto di rianimazione dell'Ospedale Sant'Orsola - diretto dal prof. Gerardo Martinelli - dopo che un malore lo aveva colpito il 15 dicembre 1999 nel suo banco della Camera dei deputati, durante le votazioni della Finanziaria. La nota dell'ufficio di Letta diffonde anche una biografia del politico scomparso. Beniamino Andreatta, più comunemente chiamato Nino dagli amici e dai colleghi, era nato a Trento l'11 agosto 1928, ma da anni risiedeva a Bologna, dove si è svolta gran parte della sua lunga carriera accademica. Prima di approdare nel capoluogo emiliano aveva insegnato alla Cattolica di Milano e nell'Università di Urbino; nel 1968 è a Trento, dove si trova a misurarsi con la dura contestazione studentesca. Successivamente, fonda a Bologna l'Istituto di Scienze Economiche e la Facoltà di Scienze Politiche. All'Università e all'economia era arrivato dopo gli studi in Giurisprudenza a Padova, dove nel 1950 aveva ricevuto il premio come miglior laureato dell'anno. Sono quelli gli anni in cui in Italia cresce l'esperienza di "Cronache Sociali" di Dossetti, Lazzati, La Pira. E' proprio leggendo il "Discorso sulla povera gente" di La Pira che Andreatta scopre insieme l'economia, Keynes, il solidarismo cattolico e intraprende nuove letture e una nuova strada che lo porterà prima alla Cattolica come assistente volontario, poi a Cambridge come visiting professor. Nel 1961, dopo il matrimonio, va in India presso la Plannig Commission del governo Nehru per conto del MIT. Nel 1962, a soli 34 anni, diventa professore ordinario. Grande innovatore, nel 1973 fonda l'Università della Calabria a Cosenza sul modello dei campus; una vera e propria scommessa su un Mezzogiorno da far evolvere e non più soltanto assistere e mel 1975 porta importanti docenti come Paolo Sylos Labini ad arricchire l’offerta dell’ateneo calabrese. L'incontro con la politica avviene negli anni Sessanta, quando Andreatta diventa consigliere economico di Aldo Moro. Insieme a un gruppo di professori tra cui Siro Lombardini, Giuliano Amato, Giorgio Ruffolo, Franco Momigliano e Alessandro Pizzorno, costruisce le basi degli indirizzi economici del centro-sinistra. Nel 1974 Andreatta, che già fa parte del gruppo di intellettuali che si raccoglie intorno al "Mulino", fonda a Bologna "Prometeia" (un'associazione per gli studi econometrici) e poi, alla fine del 1976, l'AREL a Roma, un'associazione inedita nel panorama di allora, concepita come un luogo dove politici, imprenditori, studiosi, possano incontrarsi per dibattere concretamente sui principali temi del paese, spesso anticipando questioni ed elaborando soluzioni legislative. Viene eletto nelle liste della Democrazia Cristiana. Tra le altre iniziative di cui è stato protagonista, va ricordato l'Istituto di Scienze religiose (voluto da don Giuseppe Rossetti) di cui era Presidente. Nel 1979 diviene ministro del Bilancio nel primo governo Cossiga, nel 1980 è ministro per gli incarichi speciali nel secondo governo Cossiga, poi ministro del Tesoro con i governi Forlani (ottobre 1980), primo Spadolini (giugno 1981) e secondo Spadolini (agosto 1982). Come ministro del Tesoro compie gesti coraggiosi e memorabili: realizza quello che viene ricordato come "divorzio" tra Tesoro e Banca d'Italia; applica criteri rigidamente legati alla professionalità e sganciati dai partiti alle nomine di importanti dirigenti di istituti di credito e sostituisce coloro i cui nomi erano comparsi nelle liste della P2; cattolico integerrimo, mette in liquidazione il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, respingendo le pressioni di quanti avrebbero preferito l'ennesimo salvataggio a carico dei contribuenti e riferendo in Parlamento sulle responsabilità dello IOR, la banca vaticana. Nel prosieguo degli anni '80 Andreatta ricopre a lungo l'incarico di Presidente della Commissione Bilancio del Senato, dove conduce una battaglia spesso solitaria contro "il partito della spesa e del disavanzo" che aveva molti sostenitori anche nel suo partito. Convinto europeista, approfondisce i legami con la CDU di Helmut Kohl e diventa vicepresidente del PPE. Torna Ministro nel 1993, quando Tangentopoli spazza via una larga parte di classe dirigente e governativa e c'è bisogno di volti mai sfiorati dal sospetto di mancanza di integrità. Prima al Bilancio nel governo Amato (dove chiude la Cassa per il Mezzogiorno), poi agli Esteri nel governo Ciampi (dove avanza una proposta di riforma dell'Onu che è stata alla base del recente successo italiano). Con l'avvento di Silvio Berlusconi, Andreatta è capogruppo alla Camera dei deputati per il Partito Popolare, che guida all'opposizione, ed è protagonista della caduta di Rocco Buttiglione, che vuole schierare il partito a destra. Dopo la caduta del primo governo Berlusconi, Andreatta è l'artefice della "svolta" che porta all'Ulivo e alla scelta di Romano Prodi come leader. Nel primo Governo Prodi, da ministro della Difesa, compie la riforma degli Stati Maggiori e la missione Alba, la prima a guida italiana, promuove tutte le azioni e le alleanze utili alla realizzazione di una difesa europea, avvia l'abolizione della leva e la nuova fase del servizio civile. Dopo la caduta del governo Prodi, nel 1998, fonda "Carta 14 giugno", un'associazione ulivista che si proponeva di allargare le basi democratiche del consenso e favorire la riduzione del potere dei partiti, un'idea, questa, che Andreatta coltivava fin dagli anni della Democrazia Cristiana e delle Partecipazioni Statali. Viene fortemente osteggiato dal PPI durante la campagna elettorale per le europee del 1999, quando auspica l'incontro tra popolari e democratici, di fatto l'embrione della Margherita. "Di intelligenze così ne nasce una in un secolo" disse Giuliano Amato quando Nino Andreatta fu colpito da malore alla Camera.

Andreatta fu il papà dell’Ulivo. "Di intelligenze cosi' ne nasce una in un secolo", disse Giuliano Amato quando Nino Andreatta fu colpito da malore alla Camera. Beniamino Andreatta, piu' comunemente chiamato Nino dagli amici e dai colleghi, era nato a Trento l'11 agosto 1928, ma da anni risiedeva a Bologna, dove si e' svolta gran parte della sua lunga carriera accademica. Prima di approdare nel capoluogo emiliano aveva insegnato alla Cattolica di Milano e nell'Universita' di Urbino; nel 1968 e' a Trento, dove si trova a misurarsi con la dura contestazione studentesca. Successivamente, fonda a Bologna l'Istituto di Scienze Economiche e la Facolta' di Scienze Politiche. All'Universita' e all'economia era arrivato dopo gli studi in Giurisprudenza a Padova, dove nel 1950 aveva ricevuto il premio come miglior laureato dell'anno. Sono quelli gli anni in cui in Italia cresce l'esperienza di "Cronache Sociali" di Dossetti, Lazzati, La Pira. E' proprio leggendo il "Discorso sulla povera gente" di La Pira che Andreatta scopre insieme l'economia, Keynes, il solidarismo cattolico e intraprende nuove letture e una nuova strada che lo portera' prima alla Cattolica come assistente volontario, poi a Cambridge come visiting professor. Nel 1961, dopo il matrimonio, va in India presso la Plannig Commission del governo Nehru per conto del MIT. Nel 1962, a soli 34 anni, diventa professore ordinario. Grande innovatore, nel 1975 fonda con Paolo Sylos Labini l'Universita' di Arcavacata a Cosenza sul modello dei campus; una vera e propria scommessa su un Mezzogiorno da far evolvere e non piu' soltanto assistere. L'incontro con la politica avviene negli anni Sessanta, quando Andreatta diventa consigliere economico di Aldo Moro. Insieme a un gruppo di professori tra cui Siro Lombardini, Giuliano Amato, Giorgio Ruffolo, Franco Momigliano e Alessandro Pizzorno, costruisce le basi degli indirizzi economici del centro-sinistra. Nel 1974 Andreatta, che gia' fa parte del gruppo di intellettuali che si raccoglie intorno al "Mulino", fonda a Bologna "Prometeia" (un'associazione per gli studi econometrici) e poi, alla fine del 1976, l'AREL a Roma, un'associazione inedita nel panorama di allora, concepita come un luogo dove politici, imprenditori, studiosi, possano incontrarsi per dibattere concretamente sui principali temi del paese, spesso anticipando questioni ed elaborando soluzioni legislative. Tra le altre iniziative di cui e' stato protagonista, va ricordato l'Istituto di Scienze religiose (voluto da don Giuseppe Rossetti) di cui era Presidente. Nel 1979 diviene ministro del Bilancio nel primo governo Cossiga, nel 1980 e' ministro per gli incarichi speciali nel secondo governo Cossiga, poi ministro del Tesoro con i governi Forlani (ottobre 1980), primo Spadolini (giugno 1981) e secondo Spadolini (agosto 1982). Come ministro del Tesoro compie gesti coraggiosi e memorabili: realizza quello che viene ricordato come "divorzio" tra Tesoro e Banca d'Italia; applica criteri rigidamente legati alla professionalita' e sganciati dai partiti alle nomine di importanti dirigenti di istituti di credito e sostituisce coloro i cui nomi erano comparsi nelle liste della P2; cattolico integerrimo, mette in liquidazione il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, respingendo le pressioni di quanti avrebbero preferito l'ennesimo salvataggio a carico dei contribuenti e riferendo in Parlamento sulle responsabilita' dello IOR, la banca vaticana. Nel prosieguo degli anni '80 Andreatta ricopre a lungo l'incarico di Presidente della Comissione Bilancio del Senato, dove conduce una battaglia spesso solitaria contro "il partito della spesa e del disavanzo" che aveva molti sostenitori anche nel suo partito. Convinto europeista, approfondisce i legami con la CDU di Helmut Kohl e diventa vicepresidente del PPE. Torna Ministro nel 1993, quando Tangentopoli spazza via una larga parte di classe dirigente e governativa e c'e' bisogno di volti mai sfiorati dal sospetto di mancanza di integrita'. Prima al Bilancio nel governo Amato (dove chiude la Cassa per il Mezzogiorno), poi agli Esteri nel governo Ciampi (dove avanza una proposta di riforma dell'Onu che e' stata alla base del recente successo italiano). Con l'avvento di Silvio Berlusconi, Andreatta e' capogruppo alla Camera dei deputati per il Partito Popolare, che guida all'opposizione, ed e' protagonista della caduta di Rocco Buttiglione, che vuole schierare il partito a destra. Dopo la caduta del primo governo Berlusconi, Andreatta e' l'artefice della "svolta" che porta all'Ulivo e alla scelta di Romano Prodi come leader. Nel primo Governo Prodi, da ministro della Difesa, compie la riforma degli Stati Maggiori e la missione Alba, la prima a guida italiana, promuove tutte le azioni e le alleanze utili alla realizzazione di una difesa europea, avvia l'abolizione della leva e la nuova fase del servizio civile. Dopo la caduta del governo Prodi, nel 1998, fonda "Carta 14 giugno", un'associazione ulivista che si proponeva di allargare le basi democratiche del consenso e favorire la riduzione del potere dei partiti, un'idea, questa, che Andreatta coltivava fin dagli anni della Democrazia Cristiana e delle Partecipazioni Statali. Viene fortemente osteggiato dal PPI durante la campagna elettorale per le europee del 1999, quando auspica l'incontro tra popolari e democratici, di fatto l'embrione della Margherita.

Economista Dc, fu professore di Prodi. Beniamino Andreatta dopo essersi laureato in giurisprudenza all'Universita' di Padova nel 1950, aveva studiato economia alla Cattolica di Milano e a Cambridge, ed era poi diventato docente universitario. Nel corso della sua attivita' accademica ha insegnato alla Cattolica di Milano e nelle universita' di Urbino, Trento e Bologna. Tra i suoi allievi, l'attuale premier Romano Prodi che fu anche suo assistente a partire dal 1963. L'impegno politico di Andreatta risale agli anni Settanta, quando fu consigliere finanziario del governo presieduto da Aldo Moro. Nel 1976 fu eletto in Parlamento nelle liste della Democrazia Cristiana. Da allora e' stato sempre rieletto, prima alla Camera, poi al Senato, fino alle politiche del 1994. Ha ricoperto numerosi incarichi ministeriali di rilievo: fu ministro del Bilancio nel governo di Francesco Cossiga (1979-1980) e ministro del Tesoro dal 1980 al 1982 con Arnaldo Forlani e Giovanni Spadolini. Nel governo Spadolini fu protagonista di quella che passo' alla storia come la 'lite delle comari': uno scontro con il ministro socialista delle Finanze Formica che fece cadere il governo. Richiamato ancora al Bilancio nel primo governo di Giuliano Amato, e' stato ministro degli Esteri nel governo di Carlo Azeglio Ciampi dal 1993 al 1994. Il suo ultimo incarico ministeriale e' stato alla Difesa, nel primo governo presieduto da Romano Prodi, nel 1996. Andreatta e' stato anche europarlamentare e vice presidente del Partito Popolare Europeo dal 1984 al 1987. Il 15 dicembre 1999, nel corso di una seduta parlamentare, ebbe un grave malore e fini' in coma profondo come conseguenza di un'ischemia cerebrale. Da allora e' vissuto in stato vegetativo, tenuto in vita dalle apparecchiature mediche.

Prodi “Fu un amico profondo”. "Il mio maestro, un amico profondo, ma soprattutto un uomo che mi ha dato degli insegnamenti morali fortissimi". Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ricorda così il suo amico Beniamino Andreatta scomparso oggi, una notizia che lo ha raggiunto durante la visita a San Paolo del Brasile. "Un uomo che univa un rigore profondo a una generosità assoluta. Ma come le vere generosità - è il ricordo di Prodi - era nascosta. Era colui che diceva le cose e poi coerentemente ti guidava verso il rispetto di quello che diceva. Per me è stato maestro d'università, maestro in politica, ma soprattutto maestro di vita". Prodi racconta poi di aver visto l'ultima volta Andreatta sabato mattina scorso: "Ero andato a trovarlo, e i medici mi avevano detto che la sua lunga sofferenza stava finendo. Quindi purtroppo ero preparato a questa notizia". I cronisti chiedono infine quale sia l'insegnamento più importante ricevuto da Andreatta: "una coerenza durissima - risponde Prodi - cioè mai voltare gabbana, mai cambiare di fronte alle proprie idee, e anche pagarne il prezzo in conseguenza, come ha fatto lui varie volte".

In coma da 7 anni, ebbe un infarto alal camera nel ’99. Nino Andreatta, morto oggi a Bologna, era in coma da poco piu' di sette anni fa. Era stato ricoverato dopo un infarto del miocardio dal Capodanno del 2000 all'ospedale Sant'Orsola di Bologna, dove fu trasferito a bordo di un aereo militare dal San Giacomo di Roma. Nel nosocomio della capitale l'ex ministro e deputato del Ppi venne trasportato nella tarda serata del 15 dicembre '99 in gravissime condizioni, dopo essere stato colto da malore nell' aula di Montecitorio durante le votazioni della Finanziaria. A prestargli i primi soccorsi furono un medico del servizio di urgenza della Camera e due deputati medici, Pino Petrella e Roberto Petrini, quest'ultimo anestesista. Ad Andreatta fu praticato il massaggio cardiaco per cercare di rianimarlo, ma la sofferenza cerebrale duro' una ventina di minuti. Non riusciva a respirare ed entro' in coma. Ricoverato nel reparto di rianimazione, nelle ore immediatamente successive fu sottoposto a una Tac, risultata negativa. Un risultato prevedibile - si disse - in quanto le sue condizioni non erano dipese da un danno violento focalizzato; l' ipossia era stata determinata da una carenza acuta di ossigeno. Gia' il bollettino medico diffuso nella tarda mattinata del 16 dicembre parlo' di ''condizioni critiche'', le stesse che i sanitari del San Giacomo gli diagnosticarono al suo arrivo in pronto soccorso, un quarto d'ora dopo la mezzanotte. ''Coma profondo'', dunque, con scarse possibilita' di ripresa. Anche nell'ultimo bollettino diffuso a Roma prima del trasferimento a Bologna, il 28 dicembre, i medici precisarono di non aver notato variazioni significative del quadro clinico, con una situazione neurologica sempre grave. Al capezzale del professore, oltre ai familiari e ai collaboratori piu' stretti, si sono alternati per lunghi giorni politici, colleghi di partito e parlamentari. Poi, la decisione della moglie Giana e dei figli (Filippo, che in questi anni si e' dato il compito di proteggere il silenzio del padre, e' docente di Scienze politiche e Relazioni internazionali all' Universita' felsinea) di riportarlo a Bologna, per essergli costantemente vicini. Il 16 marzo scorso, in occasione della sua seconda visita in meno di un mese a Bologna, Andreatta aveva ricevuto in ospedale la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dalla signora Clio.

Loiero “Si spegne un grande pensatore”. ''L'Italia ha perduto uno dei suoi piu' grandi e raffinati pensatori, un economista attento al mercato ed al sociale''. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, commentando la morte di Beniamino Andreatta. ''Abbiamo perso - aggiunge Loiero - colui che fondo' l'Universita' della Calabria, con un progetto di 'campus' culturale d'avanguardia, all'altezza dei piu' moderni atenei del mondo. Allo stesso tempo, come primo rettore dell'Unical, organizzo' una didattica corrispondente alle necessita' di formazione dei giovani calabresi che fino ad allora erano emigrati anche per studiare, emancipando l'intera struttura culturale della nostra regione. Se n'e' andato un intellettuale ed un politico di grande qualita'. Le sue origini trentine, come quelle di Alcide De Gasperi, gli permisero con lucidita' di capire la questione meridionale, dimostrando, ogni volta, la giusta sensibilita' per quelle scelte di sviluppo della nostra regione''.

Latorre “Padre fondatore dell’Università della Calabria”. “E’ una notizia triste e dolorosa, quella che ci ha raggiunti oggi, nell’Università della Calabria, che con il Prof. Beniamino Andreatta ha visto muovere i primi timidi passi della sua poco più che trentennale storia accademica, per imboccare, grazie al suo impegno politico e culturale, di intellettuale di altissimo livello, la strada maestra che l’ha condotta fino al punto in cui è arrivata oggi”. Questo quanto ha dichiarato il rettore dell’Unical, Giovanni Latorre in una nota del suo portavoce Francesco Kostner. “E’ difficile –scrive Latorre- tentare di esprimere, sia pure in maniera sintetica, un qualche pensiero in grado di rendere appieno la considerazione per le straordinarie qualità umane, culturali e scientifiche di quello che abbiamo tutti sempre considerato un Maestro e una Guida illuminata e sicura. Sapevamo che le sue gravi condizioni fisiche, dopo l’inatteso incidente che l’aveva colto nel pieno dell’attività parlamentare, valutate fin dal primo momento purtroppo irreversibili, non l’avrebbero mai più restituito al Paese, ai suoi allievi, ai tanti amici, ai numerosissimi estimatori, al suo partito, che ne hanno sempre apprezzato l’ elevata statura intellettuale e morale; così come a quanti, come noi dell’Università della Calabria, abbiamo sempre continuato a lavorare nel segno del suo esempio e della sua straordinaria eticità. Ma la notizia della sua morte non ha reso meno greve e acuta la tristezza del definitivo distacco, con il quale la parte originaria dell’Università della Calabria va via. Alla moglie e ai figli del Prof. Beniamino Andreatta vanno le più sentite condoglianze dell’intero Ateneo unite ad un pensiero dolce, amichevole, sincero, di vicinanza e di condivisione, per il doloroso momento che li ha colpiti”.

 

 

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