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Cronaca
Operazione Harem. Ndrangheta e albanesi gestivano schiavi, armi e droga

 

Operazioen Harem. La ndrangheta alleata con gli albanesi gestiva droga, armi e una tratta delle schiave. Operazione congiunta Italia-Albania. 80 arresti. Una ragazza rapita a 12 anni e ridotta a schiava.

13/12 Apre nuovi scenari sulla capacita' della 'ndrangheta di stringere significative alleanze anche a livello internazionale l' operazione condotta dai carabinieri del Ros per l' esecuzione di ottanta ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta della Procura antimafia di Catanzaro. L' indagine ha consentito di sgominare un' organizzazione, composta da calabresi, pugliesi ed albanesi, stretti in un saldo vincolo operativo, che da alcuni anni gestiva, secondo l' accusa, una vasta attivita' criminale concretizzatasi nell' organizzazione di viaggi di clandestini provenienti da Durazzo e nella gestione di traffici di armi e droga. Molti degli immigrati portati in Italia sono state donne ed il loro destino, inevitabilmente, e' stato quello di alimentare uno dei settori piu' redditizi gestiti dall' organizzazione, quello dello sfruttamento della prostituzione. Una situazione che ha determinato una vera e propria riduzione in schiavitu' per centinaia di ragazze di varia nazionalita' (romene, moldave, ucraine ed albanesi), sequestrate nei loro Paesi di provenienza e portate in Italia, dove per anni sono state costrette a prostituirsi. Un' attivita' svolta non soltanto in Calabria, ed in particolare nella zona dell' alto ionio cosentino, ma anche in altre regioni. Alcune delle ragazze finite nella rete dell' organizzazione, anche se sottoposte a rididi controlli, sono pero' riuscite a fuggire, rivolgendosi poi a carabinieri e polizia per denunciare i loro persecutori. E' stato grazie alle loro testimonianze che la Procura antimafia di Catanzaro e' riuscita a ricostruire l' organigramma e le varie attivita' dell' organizzazione calabro-albanese. Un lavoro compiuto da un pool di magistrati, coordinati dal procuratore della Repubblica, Mariano Lombardi, e dal procuratore aggiunto, Mario Spagnuolo, protrattosi per oltre un anno tra difficolta' enormi, la prima delle quali e' stata quella d' individuare i componenti albanesi dell' organizzazione, abili nel cambiare continuamente identita', grazie all' utilizzo di documenti falsi, e difficilmente individuabili perche' sempre in giro per tutta Europa per la gestione dei loro traffici illeciti. A ricostruire il tutto ci hanno pensato i sostituti procuratori Vincenzo Luberto e Salvatore Curcio. Quest' ultimo nelle ultime settimane si e' trasferito in Albania per lavorare a stretto contatto con l' autorita' giudiziaria albanese. Un' attivita' resa possibile dalla collaborazione tra la Procura nazionale antimafia e la Procura generale d' Albania. Secondo l' accusa, sarebbero stati proprio i componenti albanesi dell' organizzazione che si erano trasferiti in Calabria a garantire alle cosche, a prezzo di favore, armi e droga. E questo allo scopo di ottenere il beneplacito della 'ndrangheta per la gestione dello sfruttamento della prostituzione. Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, illustrando a Catanzaro i particolari dell' operazione, ha rilevato come ''contro la strategia di espansione attuata dalla 'ndrangeta sia fondamentale la cooperazione investigativa a livello internazionale. Cooperazione - ha aggiunto - di cui l' operazione della Dda di Catanzario e del Ros, con gli arersti fatti contestualmente in Italia ed in Albania, rappresenta una concreta applicazione''. Di ''lotta alla 'nrangheta quale priorita' assoluta'' ha parlato poi il ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu. ''L' organizzione criminale calabrese - ha aggiunto il titolare del Viminale - non solo condiziona pesantemente la vita economico-sociale della Calabria, ma estende le sue attivita' criminali sull' intero territorio nazionale ed in diverse aree d' Europa e del mondo''

 

La storia di una ragazza rumena rapita a 12 anni e ridotta a schiava

Rapita a 12 anni in Romania per essere portata dapprima in Albania e poi in Italia, dove per quattro anni ha fatto la schiava e la prostituta, sfruttata in primo luogo dal fidanzato. Quindi la liberazione e la decisione di raccontare tutto ai carabinieri. E' la storia di Irene, una delle tante ragazze finite nella rete dell' organizzazione criminale composta da albanesi ed affiliati alla 'ndrangheta sgominata dai carabinieri del Ros con l' operazione Harem. Irene oggi e' una donna libera e da alcuni mesi ha fatto rientro a Timisoara, in Romania, dove ha ripreso una vita normale con i genitori ed i fratelli. Le sofferenze che ha patito, pero', la segneranno per sempre. Su un fatto, in particolare, Irene non sara' piu' la stessa, la fiducia negli altri, che ha perso totalmente, diventando diffidente e rendendosi conto quanto male puo' esistere al mondo. Irene, quattro anni fa, era una ragazza normale. Frequentava la scuola media, viveva con la famiglia ed aveva un fidanzato che credeva le volesse bene. La sua vita e' cambiata il giorno in cui ha accettato l' invito del fidanzato a partecipare ad una gita. Nel corso del viaggio Irene viene sequestrata dal fidanzato, che la costringe dapprima ad arrivare a Durazzo e da qui a raggiungere l' Italia. Scopo del giovane e' di consegnare la fidanzata all' organizzazione criminale che gestisce lo sfruttamento della prostituzione perche' questo gli dara' potere e denaro. Irene, quando si rende conto di cio' che le sta accadendo, si ribella. E cosi' per mesi viene tenuta prigioniera in una casa di un centro dell' alto Ionio. Alla fine la ragazza si rassegna ed accetta di prostituirsi. Seguono quattro anni d' inferno e di angoscia. Una sera Irene riesce a sfuggire al controllo dei basisti dell' organizzazione che ogni giorno la conducono sulla strada in cui si offre ai suoi clienti, e scappa. La ragazza sale su un treno e raggiunge Roma, dove vivono alcuni connazionali ai quali puo' fare riferimento. Sono loro a consigliarle di rivolgersi ai carabinieri. Inizia cosi' il rapporto di collaborazione di Irene con la giustizia. E' lei, adesso, uno dei testimoni chiave dell' inchiesta della Dda di Catanzaro. Le sue dichiarazioni, con la descrizione dettagliata delle sevizie subite e dei nomi dei suoi persecutori, hanno riempito decine e di pagine di verbale. ''Irene - ha detto Vincenzo Luberto, uno dei sostituti procuratori della Dda che hanno condotto l' inchiesta - e' una ragazza che ha dimostrato un grande coraggio e maturita', oltre che un grande senso di giustizia''. Quello di Irene, comunque, e' solo una delle ragazze sfruttate dall' organizzazione criminale calabro-albanese che hanno deciso di collaborare con la giustizia. Il suo esempio e' stato seguito da un' altra ventina di ragazze, che hanno raccontato le crudelta' subite, i lunghi periodi di segregazione e le violenze fisiche cui sono state sottoposte. Adesso sono rientrate nei loro Paesi d' origine, pronte a tornare in Italia, se sara' necessario, per ribadire, in un eventuale processo, le loro accuse contro i componenti l' organizzazione. Magistrati ed investigatori gia' le chiamano le ragazze-coraggio. Il loro comportamento, dicono, e' un esempio per tutti.

Stretta alleanza tra ndrangheta e albanesi

'Ndrangheta e criminalita' albanese strettamente alleate per sfruttare i flussi di immigrati nel nostro Paese. E' quanto e' emerso dalle indagini svolte dai carabinieri del Ros che hanno portato all' emissione da parte del gip di Catanzaro, su richiesta della Procura antimafia, di 80 ordinanze di custodia cautelare che gli stessi militari in queste ore stanno provvedendo ad eseguire. L' attivita' investigativa ha consentito di sgominare un' organizzazione criminale, composta da albanesi e calabresi, radicata nella zona di Sibari, che faceva prostituire donne dell' est. L' organizzazione gestiva, inoltre, un vasto traffico di armi e droga importati dall' Albania. La sostanza stupefacente veniva smerciata nelle province di Cosenza, Crotone e Messina, mentre le armi andavano ad incrementare gli arsenali della 'ndrangheta. I carabinieri hanno operato gli arresti in Calabria, in altre regioni italiane, in Albania e in Germania per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, alla riduzione in schiavitu', allo sfruttamento della prostituzione, al traffico internazionale di armi e droga.

Centinaia le ragazze ridotte a schiavitù

Sarebbero state centinaia le ragazze ridotte in schiavitu' e fatte prostituire dall' organizzazione criminale sgominata dai carabinieri del Ros con l' operazione Harem per l' esecuzione di 80 ordinanze di custodia cautelare emesse su richiesta della Procura antimafia di Catanzaro. Le ragazze fatte prostituire, secondo quanto si e' appreso, sono di nazionalita' albanese, moldava, ucraina e romena. Lo sfruttamento della prostituzione veniva effettuato in Calabria ed in altre regioni dai componenti albanesi dell' organizzazione con il beneplacito della 'ndrangheta, che in cambio avrebbe ricevuto droga ed armi. I casi accertati di riduzione in schiavitu', e contestati formalmente in altrettanti capi d' imputazione, sono una quarantina. Delle ottanta persone a carico delle quali sono stati emessi i provvedimenti restrittivi la meta' circa, secondo quanto si e' appreso, sono albanesi ed il resto calabresi e pugliesi. Alcune delle persone coinvolte nell' operazione risultano residenti in Germania. L' identificazione dei componenti albanesi dell' organizzazione e' stata ostacolata dalla difficolta' della loro individuazione anche perche', e' stato spiegato, si tratta di persone che si spostano continuamente in tutta Europa per la gestione dei loro traffici illeciti. I presunti affiliati alla 'ndrangheta coinvolti nell' operazione avrebbero fatto parte delle cosche di Corigliano Calabro e di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza

Le barche con gli immigrati fatte affondare per distrarre le unità navali

Alcune barche con a bordo immigrati partiti dall' Albania sarebbero state fatte affondare volutamente per distrarre le unita' navali delle forze dell' ordine e consentire cosi' il passaggio di altri natanti che trasportavano droga ed armi. E' quanto e' emerso dalle indagini dei carabinieri che hanno portato la scorsa notte all' operazione Harem. I militari del Ros, in particolare, stanno indagando su alcuni affondamenti avvenuti al largo della Puglia nel 2002. In alcuni casi i componenti l' organizzazione avrebbero anche provocato la collisione delle barche che trasportavano immigrati clandestini con unita' navali delle forze dell' ordine in modo da avere campo libero per i loro traffici illeciti di armi e droga. ''L' organizzazione composta da albanesi, calabresi e pugliesi - ha detto il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi - considerava gli immigrati una pura merce di scambio da sfruttare per i peggiori scopi, attuando nei loro confronti crudelta' terribili. Un comportamento che dimostra l' estrema bassezza morale di queste persone''.

Sette arresti eseguiti in Albania

Sono sette gli arresti eseguiti oggi in Albania nell'ambito dell'inchiesta ''Harem'' coordinata dalla procura antimafia di Catanzaro: lo ha annunciato nel corso di una conferenza stampa a Tirana Enrik Ligori, vice procuratore della corte d'assise albanese. Per tutti le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, alla riduzione in schiavitu', allo sfruttamento della prostituzione e al traffico internazionale di armi e di droga. Le ordinanze di custodia sono state emesse dall'autorita' giudiziaria albanese sulla base del materiale inviato dai magistrati italiani e delle ulteriori indagini condotte sul posto. ''E' la prima volta che operazioni di arresto legate ad una stessa inchiesta vengono condotte in modo simultaneo in Albania e in altri Stati'' ha commentato Ligori. Gli arresti sono stati effettuati nelle citta' di Tirana, Durazzo, Kavaja e Valona. Secondo gli investigatori l'attivita' del gruppo criminale era in corso sin dal 1999: ''Abbiamo accertato almeno due casi di traffico di armi verso l'Italia avvenuti nel 2002 - ha aggiunto il magistrato - nel primo l'organizzazione aveva trasportato armi con un gommone, nel secondo caso invece si era servita di un traghetto di linea sul quale avevano caricato un'auto con le armi''. Verificato anche un episodio di traffico di eroina con il sequestro di 3 chili di droga: ''Purtroppo dalle indagini sappiamo che molti altri carichi sono invece riusciti a passare'' ha riconosciuto il procuratore.

Le ragazze sfruttate hanno collaborato

Sono almeno una ventina le ragazze sfruttate dall' organizzazione criminale composta da calabresi ed albanesi che, dopo essere riuscite a sfuggire ai loro aguzzini, hanno collaborato con i carabinieri e con la Procura distrettuale di Catanzaro, consentendo di acquisire gli elementi sulla base dei quali sono state emesse le ordinanze di custodia cautelare nell' ambito dell' operazione Harem eseguita dai carabinieri del Ros. Tra le ragazze finite nella rete dell' organizzazione sono molti i casi di crudelta' portata agli estremi, con sequestri fatti anche carpendo la loro buona fede e con la complicita' di persone a loro vicine o a loro legate sentimentalmente. Le stesse ragazze sono state sottoposte a lunghi periodi di segregazione, all' estero ed in Italia, fino all' avviamento successivo alla prostituzione esercitata in particolare nella zona dell' alto Ionio cosentino ma anche in altre zone della Calabria ed in altre regioni. Molte delle ragazze sfruttate, controllate costantemente dai basisti dall' organizzazione che provvedevano anche al loro trasporto nei luoghi in cui esercitavano la prostituzione, sono poi riuscite a fuggire ed a contattare i carabinieri o la Polizia, avviando cosi' la loro collaborazione con l' autorita' giudiziaria. Alcune delle ragazze sono rimaste successivamente in Italia, mentre altre sono state riaccompagnate nei loro Paesi d' origine, cominciando cosi' le une e le altre una nuova vita.

Ministro Pisanu: “Combattere la ndrangheta una priorità assoluta”

La lotta alla 'ndrangheta e' ''una priorita' assoluta'': a sostenerlo e' il ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu, il quale si e' ''vivamente congratulato con i carabinieri e la direzione centrale per i servizi antidroga'' per la ''complessa operazione antimafia, eseguita dall' Arma dei carabinieri e dalle polizie di diversi paesi stranieri, coordinata dalla procura nazionale antimafia e dalla procura distrettuale di Catanzaro, in collaborazione con la magistratura albanese''. Un' operazione, spiega Pisanu, che ''ha inferto un duro colpo ad un' organizzazione italo-albanese dedita alla tratta degli esseri umani ed al traffico internazionale di stupefacenti e armi, facendo registrare 80 arresti ed il sequestro di notevoli quantitativi di droga operati in Calabria e in altre regioni italiane, nonche' in Albania, Kosovo, Ucraina e Germania''. ''Come ho detto altre volte la lotta alla 'ndrangheta - ha detto Pisanu - e' una priorita' assoluta per la sicurezza e l' ordine pubblico del nostro Paese, perche' questo sodalizio non solo condiziona pesantemente la vita economico-sociale della Calabria, ma estende anche le sue attivita' criminali sull' intero territorio nazionale e in diverse parti d' Europa e del mondo. Per questo - conclude Pisanu - mi sono vivamente congratulato con i carabinieri e la direzione centrale per i servizi antidroga''

Procuratore nazionale Grasso: “Con l’Albania un nuovo salto di qualità”

''L' alleanza operativa tra 'ndrangheta ed organizzazioni criminali albanesi emersa dall' inchiesta della Dda di Catanzaro dimostra un ulteriore salto di qualita' dell' organizzazione criminale calabrese, che trova cosi' nuova linfa per le sue attivita' illecite''. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, incontrando i giornalisti per illustrare i risultati dell' operazione Harem fatta dai carabinieri dei Ros. ''Contro questa strategia di espansione - ha aggiunto Grasso - e' fondamentale la cooperazione investigativa a livello internazionale di cui l' operazione compiuta la scorsa notte, con gli arresti fatti contestualmente in Italia ed in Albania, e' una concreta applicazione. E' stata stroncata un' alleanza tra criminali albanesi ed affiliati alla 'ndrangheta che si stava rivelando reciprocamente utile: i primi fornivano ai calabresi armi e droga in cambio dell' autorizzazione a fare esercitare la prostituzione a donne di Paesi dell' est ridotte in schiavitu' e costrette a trasferirsi nel nostro Paese. E' emerso pure che gli albanesi avrebbero anche garantito alla 'ndrangheta la disponibilita' di persone pronte ad eseguire omicidi, in Calabria o ovunque servisse. Il capitolo dell' inchiesta che riguarda la droga e' anche importante perche' apre nuovi scenari nelle rotte dei traffici internazionali di sostanze stupefacenti''. ''L' operazione della scorsa notte - ha concluso il procuratore Grasso - e' servita a stroncare tutto questo e puo' dunque rappresentare il punto di partenza per nuove collaborazioni investigative a livello internazionale per sconfiggere la grande criminalita'''.

Spagnuolo (DDA) “La cooperazione giudiziaria internazionale è stata fondamentale”

''La cooperazione giudiziaria internazionale rappresenta l' elemento qualificante e fondamentale nella lotta contro la criminalita' organizzata''. Lo ha detto all' Ansa il procuratore della Repubblica aggiunto di Catanzaro, Mario Spagnuolo, commentando l' operazione Harem dei carabinieri del Ros contro un' organizzazione criminale composta da affiliati alla 'ndrangheta ed albanesi. ''Quella che e' in corso - ha aggiunto Spagnuolo - e' la quarta grande operazione condotta quest' anno dalla Procura antimafia di Catanzaro contro lo sfruttamento dell' immigrazione clandestina''

Bianchi: “Restituita la libertà agli immigrati”

''Esprimo grande soddisfazione per l'operazione dei Carabinieri dei Ros in Calabria, denominata Harem, con la quale e' stata sgominata un'organizzazione criminale che ha ridotto in schiavitu' e fatto prostituire centinaia di ragazze in cambio di droga e armi''. E' quanto sostiene in una nota la parlamentare e responsabile del terzo settore della Margherita, Dorina Bianchi. ''L'alleanza - ha aggiunto - tra malavita calabrese e albanese aveva messo occhi e mani su uno dei settori piu' redditizi e abietti. Alla Procura nazionale Antimafia, alla Dda di Catanzaro e ai Ros vanno il ringraziamento e le congratulazioni per la ''doppia liberazione'' con cui hanno restituito alla liberta' centinaia di donne sfruttate e vessate e nello stesso tempo reso piu' liberi i cittadini dalla morsa di una criminalita' che mina e ipoteca anche le possibilita' di sviluppo del Sud'

Minniti “Un colpo durissimo all’organizzazione”

''Il successo dell' operazione 'Harem' condotta dai Ros in Calabria costituisce un colpo durissimo a quella che oggi appare la piu' inquietante evoluzione della 'ndrangheta calabrese e cioe' la sua capacita' di costruire rapporti con organizzazioni criminali di altri paesi''. E' quanto sostiene in una nota il responsabile Dipartimento Sicurezza e difesa della Direzione nazionale dei Ds, Marco Minniti, circa l'operazione Harem. ''Si colpisce altresi' - ha aggiunto - la gestione di un reato particolarmente abbietto quale e' la riduzione in schiavitu' e nello stesso tempo si recide il corridoio 'balcanico'di approvvigionamento di droga e di armi che per la 'ndrangheta calabrese ha sempre costituito un canale privilegiato''. ''Alle forze dell' ordine - ha concluso Minniti - e ai magistrati che hanno condotto l' operazione le mie piu' sincere congratulazioni''.

Meduri: “Presenza fattiva dello Stato”

''Sono segnali importanti che testimoniano una presenza fattiva dello Stato a presidio e controllo del territorio''. Lo sostiene Luigi Meduri, deputato della Margherita, facendo riferimento all' operazione contro la 'ndrangheta fatta dai carabinieri del Ros. ''Bisogna rafforzare quest' attivita' di controllo - aggiunge Meduri - e dare fiducia ai cittadini che la battaglia sul crimine si puo' e si deve vincere. Si parla di reati gravi come la riduzione in schiavitu', il traffico di persone e di droga. L'operazione dei Ros e' una risposta tempestiva e imponente. Ora non bisogna abbassare la guardia. Onore dunque ai Ros ed alla magistratura, che in Calabria oggi hanno compiuto un' importantissima operazione anticrimine che ha svelato ancora una volta l' enorme bacino d'affari che la criminalita' organizzata ha intessuto purtroppo anche sul piano internazionale''.

Lumia: “Scoperto chi sfrutta l’immigrazione”

''Quella di oggi e' un' operazione importante per la quale bisogna fare i complimenti ai Ros dei Carabinieri, alla Procura Nazionale Antimafia ed alla Dda di Catanzaro. Il dato piu' importante e' che e' stato colpito il vertice dell' organizzazione e dimostrato che molti degli immigrati irregolari che venivano fatti entrare in Italia altro non erano che schiavi''. E' quanto sostiene in una nota il capogruppo dei Ds nella commissione parlamentare Antimafia, Giuseppe Lumia, circa l'operazione Harem compiuta stamane in Calabria. ''Questa - ha aggiunto - e' la strategia corretta, quella di scoprire chi sfrutta l' immigrazione ed i bisogni, mentre va respinta l' idea di colpire indiscriminatamente tutti gli immigrati. Come dimostra questa inchiesta gli strumenti per attuare una vera strategia contro lo sfruttamento dell' immigrazione ci sono: se funziona il controllo del territorio e si utilizza bene la cooperazione internazionale i boss vengono scoperti in Italia ed all' estero. In piu' si dimostra che le stesse bande che gestiscono il traffico di esseri umani controllano anche il traffico di droga e di armi, confermando che di vere e proprie mafie si tratta''. ''Purtroppo il Governo - ha concluso Lumia - ha preferito in questi anni puntare tempo e risorse verso la repressione in Italia degli immigrati clandestini invece di attuare con costanza politiche di prevenzione anche a livello internazionale, colpendo le organizzazioni mafiose anche nei loro paesi d'origine, che avrebbero dato risultati importanti e duraturi''

Jole Santelli “Strategia d’azione sta dando si suoi frutti”

''Quello che e' avvenuto oggi e' l' ennesima dimostrazione che, al di la' delle speculazioni politiche portate avanti da certa sinistra, la strategia d' azione scelta per liberare la Calabria dalla criminalita' organizzata sta dando i suoi buoni frutti''. Cosi' il sottosegretario alla Giustizia, Jole Santelli, commenta l' operazione antimafia Harem. ''Si e' trattato di un'operazione non sporadica ma di alto profilo - dice il sottosegretario - che dimostra quanto le forze dell' ordine e la Procura nazionale Antimafia stiano portando avanti una strategia che colpisce profondamente al cuore certe organizzazioni criminali. Le mie congratulazioni per questa straordinaria operazione, che e' un grande esempio di cooperazione internazionale anche nel campo investigativo, vanno al procuratore Grasso, alla procura distrettuale di Catanzaro ed all' Arma dei Carabinieri''.

 

Valentino: “Efficiente azione dello Stato”

''L'operazione Harem e' l'ulteriore riprova di quanto efficiente e rigorosa sia l'azione dello Stato contro la criminalita' organizzata ma rivela anche l'ampiezza degli intrecci delittuosi che, anche a livello internazionale, caratterizzano le relazioni della 'ndrangheta''. E' quanto ha detto il sottosegretario alla giustizia, Giuseppe Valentino, circa l'operazione Harem. ''L'attivita' - ha aggiunto - contro il delitto nella nostra Regione e' da tempo scandita da una serie di successi delle forze dell'ordine, dimostrazione evidente che le scelte attuate sono assolutamente proficue e impongono il plauso della Comunita' Calabrese che si oppone strenuamente a che le forze della criminalita' possano prevalere''. ''Credo - ha concluso Valentino - che sullo striscione bianco dei ''Ragazzi di Locri'' oggi si possa scrivere 'Lo Stato c'e'''

 

Gentile “Colpita la capacità di espansione”

''L'operazione ''Harem'' ha questa volta colpito la capacita' di espansione della malavita calabrese con organizzazioni criminali di primissimo piano di altri Paesi''. E' quanto sostiene in una nota il componente della commissione parlamentare antimafia e senatore di Forza Italia, Antonio Gentile, circa l'operazione Harem. ''L'aspetto piu' inquietante - ha aggiunto - non e' la tratta degli esseri umani ma quello che si nasconde dietro e cioe' il traffico di droga e di armi. I miei ringraziamenti personali, da calabrese in primo luogo vanno al ministro dell'interno, Giuseppe Pisanu, che ha creato una rete di controlli finalizzati a sconvolgere gli equilibri criminali in tutta l'area meridionale''

 

 

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