
Il Presidente Ciampi con la famiglia Forugno rende
omaggio alla salma
Otto mesi di indagini ma l’inchiesta
non è finita
21/06 Poco piu' di cinque mesi per arrivare agli esecutori materiali
ed otto per giungere al mandante: e' stato complesso, ma tutto sommato
breve, il lavoro di magistrati ed investigatori per fare luce sull'
assassinio di Francesco Fortugno, di 54 anni, vicepresidente del Consiglio
regionale della Calabria, della Margherita, ucciso in un agguato a
Locri il 16 ottobre scorso mentre si trovava a Palazzo Nieddu, sede
del seggio delle primarie dell' Unione. Giuseppe Creazzo, sostituto
procuratore della Dda di Reggio Calabria, che ha condotto l' inchiesta
sull' omicidio insieme al collega Marco Colamonici, e' riuscito con
grande determinazione a mettere insieme le tessere di un mosaico investigativo
che sin dall' inizio ha mostrato tutte le sue difficolta', visto soprattutto
il clima di omerta' che ha pesato, almeno nelle prime fasi, sull'
inchiesta. Con il supporto investigativo in primo luogo della Squadra
mobile di Reggio Calabria, cui si sono affiancati in una seconda fase
i carabinieri del Comando provinciale reggino, si e' fatta luce su
esecutori e movente su un omicidio che, almeno per quanto se ne sa
al momento, non sarebbe da collegare ad ambienti mafiosi o politici
''alti'', come in un primo tempo si era supposto. A mettere sulla
buona strada magistrati ed investigatori e' stato, nella prima fase
delle indagini, un presunto affiliato alla cosca Cordi', Bruno Piccolo,
di 27 anni, venuto a conoscenza del progetto elaborato da alcuni pregiudicati
di uccidere Fortugno perche' le riunioni tra coloro che stavano preparando
l' omicidio si svolgevano a Locri in un bar che il giovane gestiva
nel centro di Locri. Il 21 marzo scorso, cosi', in esecuzione delle
ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta di Creazzo
e Colamonici, si e' arrivati all' arresto di nove persone, quattro
delle quali accusate di avere partecipato direttamente all' organizzazione
ed all' attuazione dell' omicidio: Salvatore Ritorto, di 27 anni,
indicato come l' esecutore materiale dell' assassinio di Fortugno;
Domenico Audino (27); Carmelo Dessi' (28) e Domenico Novella (30).
Altri cinque provvedimenti furono eseguiti, sempre il 21 marzo, contro
altrettante persone accusate di associazione per delinquere di tipo
mafioso. Tra loro anche Vincenzo Cordi', di 49 anni, capo dell' omonima
cosca di Locri della 'ndrangheta, accusato, pero', soltanto di associazione
per delinquere di tipo mafioso. L' inchiesta ha registrato successivamente
una svolta determinante con la decisione di Domenico Novella di collaborare
con la giustizia. Un fatto di particolare significato sul piano investigativo
perche' Novella e' nipote di Vincenzo Cordi ed era considerato, fino
a quel momento, un ''fedelissimo'' del boss. E potrebbe essere stato
proprio Novella, anche se nessuno dei magistrati e degli investigatori,
al momento, parla, in attesa della conferenza stampa fissata per domani,
a condurre polizia e carabinieri all' identificazione del presunto
mandante dell' assassinio di Fortugno, Alessandro Marciano', di 55
anni, caposala dell' ospedale di Locri, arrestato oggi dalla Squadra
mobile di Reggio Calabria e dallo Sco, insieme al figlio Giuseppe,
di 28, che avrebbe partecipato alla fase organizzativa dell' omicidio,
bloccato dai carabinieri. Dallo stretto riserbo che circonda al momento
l' inchiesta trapela, soltanto, che le indagini sull' assassinio di
Fortugno sono tutt' altro che concluse. Soprattutto riguardo il motivo,
a parte un non meglio precisato risentimento di natura personale,
che avrebbe indotto Alessandro Marciano' ad ordinare l' assassinio
di Francesco Fortugno.
Grasso “La ricerca dei mandanti
non è conclusa”
21/06 ''E' un ulteriore passo in avanti per l'indagine che ha utilizzato
tutti gli elementi emersi fino ad ora nell'ambito dell'omicidio di
Francesco Fortugno, ma occorrono ulteriori verifiche perche' la ricerca
dei mandanti non si puo' considerare conclusa''. Lo afferma il procuratore
nazionale, Piero Grasso, commentando gli esiti dell'inchiesta sul
delitto del vice presidente della Regione Calabria. Il capo della
Dna fa inoltre sapere che domani non potra' essere a Reggio Calabria
per ''impegni improcrastinabili''. Una importante riunione, a quanto
si apprende, lo blocchera' alla Direzione nazionale antimafia.
Secondo gli inquirenti Marcianò
aveva un risentimento contro Fortugno
Sarebbe stato un risentimento di tipo personale ad indurre Alessandro
Marcianò ad ordinare l' assassinio di Francesco Fortugno, ucciso
a Locri il 16 ottobre scorso mentre si trovava a Palazzo Nieddu, sede
del seggio delle primarie dell' Unione. E' quanto si è appreso
in merito agli sviluppi dell' inchiesta sull' assassinio dell' allora
vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria. Negli ambienti
giudiziari ed investigativi si mantiene uno stretto riserbo sui particolari
delle indagini che hanno portato all' arresto di Alessandro Marcianò
quale mandante dell' omicidio e del figlio Giuseppe come partecipe
dell' assassinio di Fortugno. Il malanimo di Marcianò non avrebbe
riguardato soltanto Fortugno, ma anche la famiglia del vicepresidente
del Consiglio regionale, compresa la moglie dell' esponente della
Margherita, Maria Grazia Laganà, eletta deputato con la lista
dell' Ulivo nelle scorse elezioni politiche ed all' epoca dell' omicidio
vicedirettore sanitario dell' ospedale di Locri. E le questioni per
le quali Marcianò sarebbe stato in disaccordo con Fortugno
e la sua famiglia avrebbero riguardato sia vicende interne dell' ospedale,
che questioni di carattere politico. Per quanto riguarda, invece,
il ruolo svolto nella vicenda da Giuseppe Marcianò, l' ipotesi
che viene fatta è che il giovane abbia partecipato all' organizzazione
dell' assassinio di Fortugno. Il giovane, in particolare, avrebbe
guidato l' automobile a bordo della quale sarebbe giunto sul luogo
dell' agguato Salvatore Ritorto, accusato di essere stato l' esecutore
materiale dell' omicidio. Giuseppe Marcianò, tra l' altro,
è stato prelevato dai carabinieri nella sua abitazione dove
si trovava agli arresti domiciliari perché coinvolto, nello
scorso mese di febbraio, in un'operazione condotta dalla Polizia contro
un'organizzazione di presunti trafficanti di droga ed armi. In ogni
caso, secondo quanto si è appreso, le indagini della Polizia
di Stato sull' assassinio di Fortugno proseguono, sotto le direttive
della Procura antimafia di Reggio Calabria, per accertare in ogni
particolare il ruolo svolto nella vicenda, quale mandante, da Alessandro
Marcianò.
Il pentito Novella indicò
il movente: Fortugno ucciso perché voleva denunciare un estorsione
21/06 ''Il motivo dell'uccisione, per come mi fu riferito da Salvatore
Ritorto, era che Fortugno aveva delle cassette che incastravano...
omissis... e che voleva consegnare al giudice Gratteri''. Questo e'
quanto emerge dai verbali dell'interrogatorio del pentito Domenico
Novella, nipote del boss Vincenzo Cordi', in relazione alll'omicidio
del vice presidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco
Fortugno, ucciso il 16 ottobre scorso a Locri. Francesco Fortugno
era, dunque, ricattato. E la registrazione delle richieste estorsive
ricevute, accompagnata dalla decisione di consegnare tutto a un magistrato,
al sostituto procuratore Nicola Gratteri, ne avrebbe praticamente
segnato la sua condanna a morte. Questa e' la ''verita''' fornita,
agli inquirenti che lo hanno interrogato in carcere, da Domenico Novella,
il giovane pentito arrestato il 21 marzo scorso con l'accusa di aver
fatto parte dei quattro presunti esecutori del delitto, in chiave
di individuazione del movente. Sostanzialmente per Novella, Salvatore
Ritorto, accusato di aver impugnato l'arma che uccise Fortugno, avrebbe
agito per motivipersonali. Avrebbe compiuto il delitto che ha smosso
l'esistenza calabrese per tenere la bocca chiusa al politico che minacciava
di consegnare agli inquirenti le registrazioni del tentativo di estorsione
subita. Una tesi quella sostenuta dal pentito Novella, che ha lasciato
molti dubbi agli inquirenti, poco convinti dal fatto che davanti al
rischio di una denuncia per tentata estorsione si potesse optare per
l'omicidio. Con in piu' il risultato di accendere i riflettori dello
Stato, sulla criminalita' organizzata, sul male storico della Calabria.
Un altro aspetto approfondito dagli inquirenti e' l'esclusione da
parte del pentito Novella di qualsiasi coinvolgimento della 'ndrangheta
nell'uccisione del vice presidente calabrese. Novella infatti sosteneva
che Ritorto avesse agito ''di sua spontanea volonta' senza chiedere
alcuna autorizzazione e senza avvertire i vertici della cosca dei
Cordi'''. Novella, trentenne con un passato da muratore ha fatto agli
inquirenti anche altre rivelazioni interessanti come quelle sull'auto
utilizzata in occasione del delitto Fortugno, una Fiat Uno rubata
qualche giorno prima ad Ardore, e sulle armi a disposizione del gruppo
criminale di cui anche lui faceva parte (due pistole calibro 9x21
e 9 corto, due fucili calibro 12 e 20) rubate nell'abitazione di un
pescatore di Locri nell'agosto dello scorso anno e tenute nascoste
in casa da Alessio Scali, prima di essere trasferite a casa di Ritorto.
Il nipote del boss Cordi' ha anche ribadito la volonta' di cambiare
vita e ha sempre sostenuto la propria estraneita'all'omicidio Fortugno.
Rivolgendosi al magistrato il collaboratore ha avuto a dire: ''perche'
e' un peso che mi sto levando da dosso, signor procuratore, perche'
me lo devo levare... signor procuratore le mie mani sono pulite, non
sono sporche di sangue, io posso essere un delinquente, lo ammetto,
pero' non ho mai commesso reati di sangue. Sinceramente ve lo sto
dicendo''. ''Voglio essere pulito -aggiunse- se mi date la possibilita'
voglio cambiare vita... mi voglio, se mi date la possibilita', di
cambiare tenore di vita, non voglio piu' sapere niente di nessuno...
ammetto tutti gli errori che ho fatto, menzogne non voglio dire perche'
non e' giusti...''.
La politica sembra non entrarci
molto
21/07 Si intravedono questioni di tipo personale e rancore da parte
di Alessandro Marciano' che avrebbero indotto l’uomo ad ordinare
l’assassinio del vicepresidente della Regione Calabria Francesco
Fortugno. Marcianò e' stato arrestato nella tarda mattinata
di oggi, con sette ore di anticipo rispetto al previsto, dalla Squadra
mobile di Reggio Calabria e dal Servizio centrale operativo della
Polizia. Un ritardo voluto dagli investigatori per evitare eventuali
imprevisti. Insieme a lui, i carabinieri del comando provinciale di
Reggio Calabria, hanno preso suo figlio, Giuseppe, di 28 anni, accusato
di avere svolto un ruolo nell' organizzazione dell' assassinio di
Fortugno, ucciso con cinque colpi di pistola, uno soltanto dei quali
mortale, mentre si trovava a Palazzo Nieddu del Rio, sede del seggio
delle Primarie dell' Unione. Le indagini, fino ad oggi, erano rimaste
ferme all' arresto, eseguito il 21 marzo scorso, delle quattro persone
che avrebbero partecipato all' uccisione di Fortugno, tra cui il presunto
esecutore materiale, Salvatore Ritorto, di 27 anni. Oggi, a tre mesi
esatti dai primi arresti, la clamorosa svolta con l' arresto di Alessandro
Marciano' quale presunto mandante di quello che, assieme all'omicidio
di Lodovico Ligato, ex presidente delle Ferrovie dello Stato, ucciso
nel 1989 a Reggio, rimane il piu' grave delitto di un esponente politico
mai accaduto in Calabria . In attesa di conoscere ulteriori particolari
nel corso della conferenza stampa convocata per domani dal procuratore
della Repubblica di Reggio Calabria, Antonino Catanese, non sembra,
al momento, che la politica c' entri molto con l' omicidio di Fortugno.
Dal fitto riserbo imposto sulle indagini, cio' che emerge attualmente,
riguardo il movente dell' omicidio, e' il forte risentimento personale
da parte di Marciano' nei confronti dell' esponente della Margherita.
Risentimento che avrebbe riguardato anche la famiglia di Fortugno
ed, in particolare, la moglie dell' ex vicepresidente del Consiglio
regionale, Maria Grazia Lagana', vicedirettore sanitario, all' epoca
dell' omicidio del marito, dell' ospedale di Locri. Maria Grazia Lagana',
figlia di Mario Lagana', piu' volte deputato della Dc, nelle scorse
elezioni politiche e' stata eletta alla Camera nella lista dell' Ulivo.
Da indiscrezioni emerge, comunque, che il movente dell' assassinio
di Fortugno non sarebbe da ricercare soltanto in fatti interni all'
ospedale di Locri da cui sarebbe derivato il risentimento di Marciano'
nei confronti della vittima e della sua famiglia. Ci sarebbe anche
dell' altro, presumibilmente fatti di natura politica sui quali, pero',
al momento e almeno ufficialmente, c'e' uno stretto riserbo. Il nome
di Marciano' quale possibile mandante dell' assassinio di Fortugno,
peraltro, era gia' finito sui giornali nei giorni immediatamente successivi
all' arresto degli esecutori dell' omicidio di Fortugno. La reazione
all' epoca del caposala dell' ospedale di Locri era stata improntata
ad estrema sorpresa, accompagnata dalla sottolineatura della sua estraneita'
all' assassinio. ''Sono tranquillissimo - aveva detto all’epoca
Marciano' - ed ho la coscienza a posto. Dicono che sono il boss della
sanita' e che ho tanto potere, ma le dico una cosa: se fossi stato
davvero un boss, avrei avuto due figli, entrambi ragionieri, che sono
disoccupati?''. Un altro elemento emerso oggi dal riserbo delle indagini
e' che anche dopo l' arresto di Alessandro Marciano' e del figlio
le indagini sull' omicidio di Francesco Fortugno sono tutt' altro
che concluse. Cio' che la Procura antimafia di Reggio Calabria vuole
accertare fino in fondo e' il ruolo svolto nella vicenda proprio da
Alessandro Marciano' in modo da consentire all' inchiesta, eventualmente,
di registrare ulteriori sviluppi.
La scheda dei Marcianò, i
presunti mandanti
21/06 E' dipendente dell'Azienda Sanitaria di Locri commissariata
dal 27 aprile scorso per infiltrazione mafiose Alessandro Marciano',
55 anni, arrestato oggi perche' ritenuto insieme al figlio Giuseppe
il mandante dell'omicidio di Francesco Fortugno , ucciso in un agguato
il 16 ottobre 2005. L'uomo dal 1973 e' infermiere nello stesso ospedale,
dove il vicepresidente del Consiglio regionale calabrese lavorava
come medico. A suo carico come si legge nella relazione conclusiva
della commissione d'accesso che ha portato al commissariamento dell'asl
calabrese per infiltrazioni mafiose, risultano numerose informative
relative alle sue frequentazioni con persone note alle forze dell'ordine
per diversi reati e con pregiudicati ritenuti ''affiliati'' alla cosca
mafiosa dei ''Cordi''', cosca alla quale si ritiene appartengano quattro
dei nove arrestati nel blitz della polizia dello scorso 21 marzo proprio
nell'ambito dell'inchiesta sul caso Fortugno. Chiamato da tutti 'Celentano'
, per via della sua impressionante somiglianza al famoso cantante,
Marciano', che e' anche legato da vincoli di parentela con le famiglie
dei Bruzzaniti e dei Morabito di Africo Nuovo, non ha mai negato le
sue 'conoscenze pericolose'. Anzi a volte se ne e' anche vantato,
ammettendo l'amicizia sua e del figlio Giuseppe con Salvatore Ritorto,
catturato lo scorso marzo, e ritenuto dagli inquirenti, l'autore materiale
del delitto Fortugno. ''Questo Ritorto lo conosco pure io, posso dire
che oltre a essere un grande amico di Giuseppe e' anche amico mio'',
dichiaro' pubblicamente all'epoca, aggiungendo: ''Ritorto l'ho visto
prima del delitto, l'ho accompagnato dopo la morte di Franco a fare
dei controlli perche' aveva avuto un incidente, sempre tranquillo.
Non immaginavo che potesse essere coinvolto, e ancora faccio fatica
a immaginarmelo che prende e spara'' Quanto al figlio Giuseppe, 27
anni, anche lui arrestato oggi, lo scorso febbraio fu coinvolto in
una operazione di polizia a Siderno, in provincia di Reggio Calabria,
e catturato insieme ad altre quindici persone nell'ambito dell'inchiesta
denominata in codice "Intreccio", che consenti' di individuare
e smantellare un'organizzazione criminale che estendeva la sua influenza
ed effettuava i suoi traffici illeciti nella Locride e sul versante
Tirrenico, da Taurianova a Polistena, a Cinquefrondi, con estensione
in altre province della Calabria e in citta' del nord. Organizzazione,
riconducibile alla 'cosca D'Agostino', dedita a traffici di armi (AK
47 meglio noto come Kalashnikov e pistole) e droga (cocaina e marijuana)
e all'immigrazione clandestina. Lascio' il carcere dopo due mesi e
fu posto ai domiciliari.
La Vedova Fortugno: accertare se
ci sono altri livelli
"Verità e giustizia innanzitutto: tutto quello che va
in questa direzione é positivo". Sono le prime parole
pronunciate dall'onorevole Mariagrazia Laganà Fortugno, vedova
del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, dopo aver
appreso la notizia dell'arresto di due persone, padre e figlio, il
primo considerato mandante e il secondo quale responsabile nell'organizzazione
diretta dell'uccisione del marito. "Ringrazio le Forze dell'ordine
- ha aggiunto - e la Magistratura per il lavoro prezioso che stanno
svolgendo. Ma sull'omicidio di mio marito bisogna andare avanti, bisogna
accertare se ci sono livelli più alti, quelli cioé che
possono aver deciso un tale crimine con quelle modalità. La
'ndrangheta rimane pericolosa e contro di essa devono continuare ad
impegnarsi tutte le Istituzioni locali e nazionali. Per quanto mi
riguarda continuo a ringraziare tutti e soprattutto i tanti giovani
che non hanno mai perso la fiducia nella lotta contro le mafie, dando
forza anche a me, anche se il cammino da fare per sconfiggerle e'
ancora lungo". "L'augurio che faccio - ha concluso - è
che si faccia luce pure sugli altri efferati omicidi, troppi, avvenuti
negli ultimi tempi in tutta la Locride, riponendo piena fiducia nel
lavoro eccellente che stanno portando avanti senza sosta le Forze
dell'ordine e la Magistratura".
Loiero “Complimenti a inquirenti
e magistrati ma ora, capire il contesto dell’omicidio”
21/06 Soddisfazione è stata espressa dal presidente della
Regione Calabria Agazio Loiero per gli sviluppi dell'inchiesta sull'omicidio
del vice presidente del consiglio regionale, Franco Fortugno. "Dopo
gli arresti degli esecutori - ha detto Loiero - si attendeva l'individuazione
dei mandanti". "Dobbiamo - ha aggiunto - per questo essere
grati agli investigatori e ai magistrati per il lavoro fin qui svolto,
attendiamo di capire il contesto in cui il delitto è maturato.
In ogni caso è chiaro che già il fatto che nella Locride
vengano individuati gli esecutori e i mandanti è un fatto di
per sé rilevante". "Vuol dire - ha concluso Loiero
- che il delitto del povero Franco ha destato le coscienze e ha impegnato
lo Stato in uno sforzo per chiarire la terribile vicenda. Speriamo
domani, dopo la conferenza stampa del procuratore Catanese, di saperne
qualcosa in più"
Forgione (Prc) “Fare luce
sugli interessi nella sanità”
21/06 ''Ora occorre mettere a nudo il grumo di interessi politici
e criminali che si saldano in un vero e proprio sistema di potere
attorno al mondo sanitario calabrese, del quale facevano parte sia
la vittima che i carnefici''. E' quanto sostiene in una nota il capogruppo
di Rifondazione Comunista in commissione giustizia alla Camera, Francesco
Forgione. ''Da anni - ha aggiunto - la sanita', con la massa di risorse
investite, rappresenta l'appetito principale per la corruzione del
mondo politico e per le attivita' imprenditoriali o di controllo del
territorio delle cosche della 'ndrangheta e di Cosa nostra. Come dimostrano
vicende diverse tra loro in Sicilia in Calabria e in Puglia''. ''A
questo livello - ha concluso Forgione - l'azione di legalita' della
magistratura e' fondamentale e preziosa; ad essa e al lavoro delle
forze dell'ordine va il nostro sostegno''.
Feraudo (Idv) “Nella sanità
si annidano interessi”
"I risvolti giudiziari che hanno portato alla cattura dei presunti
mandanti dell'omicidio del Vice Presidente del Consiglio regionale
della Calabria da una parte dimostrano l'efficienza degli organi dello
Stato nella lotta alla mafia e dall'altra comprovano che gli interessi
della criminalità si annidano innanzitutto nella sanità".
E' quanto sostiene in una nota il componente della commissione regionale
per la lotta contro il fenomeno della mafia, Maurizio Feraudo. "E'
- ha aggiunto - un altro importante tassello verso l'accertamento
della verità e delle responsabilità per un omicidio
tra i più feroci ed emblematici che siano mai stati consumati.
Rimane il rammarico, l'amarezza e la rabbia per il prezzo che la Calabria
è stata costretta a pagare per avviare in maniera decisa un'efficace
azione di contrasto verso i grossi appetiti e gli interessi che la
criminalità ha dimostrato di avere nella sanità della
locride".
Corbelli (Diritti Civili) “Ancora
oscuro il movente del delitto”
21/06 "La Calabria e l'intero Paese da oltre 8 mesi aspettavano
di conoscere il movente e i nomi dei mandanti dell'omicidio dell'ex
vicepresidente del Consiglio regionale calabrese, Francesco Fortugno,
ucciso a Locri domenica 16 ottobre 2005. Su questa vicenda sembrava
calato un silenzio inquietante! In pochissimi abbiamo in questi mesi
continuato a chiedere di fare piena luce su questo delitto".
E' quanto sostiene in una nota il leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli. "Oggi - ha aggiunto - la notizia dell'arresto
dei presunti mandanti. Rispettiamo il lavoro degli inquirenti e della
magistratura ma riteniamo tuttora oscuro il movente dell'omicidio
politico-mafioso di Fortugno. Chiediamo chiarezza sui mandanti politici
di questo efferato crimine. Il caso Fortugno non si può certo
chiudere con gli arresti di oggi. Occorre far emergere tutta la verità
e scoprire chi ha ordinato un delitto così eccellente. Non
si uccide un vicepresidente del Consiglio regionale per volere di
un caposala di un ospedale e di suo figlio. E' una tesi che non convince
affatto. Riteniamo che dietro questo barbaro assassinio ci sia la
politica degli affari e della mafia e che i veri mandanti è
lì che bisogna cercarli". "Dopo l'arresto, il 21
marzo scorso, del killer e degli altri complici dell'omicidio di Francesco
Fortugno, il successivo pentimento di uno degli arrestati, le intercettazioni
telefoniche e ambientali, gli arresti di oggi, non c'é ancora
un movente credibile per questo brutale e plateale omicidio politico-mafioso,
consumato, ricordiamo, davanti ad un seggio elettorale e a diversi
testimoni, il giorno delle primarie dell'Ulivo. Perché è
stato deciso un omicidio così eccellente e rischioso per mandanti,
esecutori e per le stesse cosche mafiose della Locride? E' l'interrogativo,
purtroppo, ancora senza risposta, nonostante i due arresti di oggi".
Napoli (AN) “In Calabria profondi
interessi tra 'ndrangheta, politica e massoneria deviata''
21/06 ''Ho sempre chiesto con forza, a volte forse persino urtando
la suscettibilita' degli inquirenti, la verita' sull'omicidio Fortugno.
Verita' celata dalla mancanza di conoscenza dei reali moventi e mandanti''.
E' quanto sostiene in una nota la parlamentare di Alleanza Nazionale,
Angela Napoli. ''Il 16 ottobre 2005 - ha aggiunto - e' avvenuto l'omicidio
Fortugno. Il 21 marzo 2006 sono stati catturati, a tutt'oggi ''presunti'',
killer e basisti dell'omicidio. Oggi, 21 giugno 2006, sono stati arrestati
i ''presunti'' mandanti dello stesso barbaro delitto. Poiche' ho ragione
di credere che per un omicidio di tale portata esistano vari livelli
di moventi e mandanti, mi auguro che il 21 settembre 2006 si possano
conoscere i moventi ed i mandanti del primo livello''. ''Se cosi'
non fosse - ha concluso - sarebbe del tutto inutile continuare a pensare
che in Calabria esistono connubi, caratterizzati da comuni profondi
interessi, tra 'ndrangheta, politica e massoneria deviata''.
-> Servizi Precedenti <-
21/06
Arrestato il presunto mandante dell’Omicidio Fortugno, è'
un caposala dell’Ospedale di Locri e sarebbe vicino al clan
Cordì. Arrestato anche suo figlio. La Vedova Fortugno
"Non li conosco". Interventi di Lumia
e Valentino.”
-> Speciali - Dossier <-
Pagina
speciale sull'omicidio Fortugno (Dossier completo)
-> Servizi Precedenti sull'arresto
del commando a marzo <-
30/03
Jovanotti e i ragazzi di Locri presentano il libro della “ribellione”
in Consiglio regionale
29/03
Omicidio Fortugno: Inviato a Pisanu il rapporto
sull’accesso all’ASL di Locri. Il difensore di Novella
ricorre al Tdl
28/03
Omicidio Fortugno: In attesa di una svolta i
magistrati in missione al nord per ascoltare il nuovo pentito. Bova
"Dare continuità alla reazione dei giovan
27/03
Omicidio Fortugno: è mistero sull’identità
del secondo pentito, che comunque collabora. Il
procuratore Grasso s’arrabbia per le indiscrezioni trapelate.
Nessun avvocato degli arrestati è stato revocato
26/03
Omicidio Fortugno: Gli investigatori sono ottimisti
sulla possibilità di arrivare ai mandanti
A
Locri in centinaia per dire no ai voti alla mafia
25/03
(17.00) Omicidio Fortugno: Il movente potrebbe
essere collegato a più affari delle cosche. Ma chi ha
ordinato l’omicidio? Gli
investigatori rivelano: “un killer non professionista ma che
ha eseguito bene il suo compito”
25/03
(01.30) Omicidio Fortugno: Cercando i mandanti
le indagini puntano anche all’ASL di Locri. Silenzio
degli inquirenti sugli omissis. Dessì
non risponde al Gip
24/03
Si arroventa il clima sul caso Fortugno. E tra
veleni, elezioni e sanità distorta si cerca di arrivare ai
mandanti. Tanti e troppi gli errori del presunto killer. Giallo
sugli omissis. Mancini
accusa “Nei DL calabresi infiltrazioni malavitose”.
23/03
(17.00) Delitto Fortugno: I Cordì non potevano decidere da
soli, dalle indagini emerge più di un mandante. Si
indaga tra sanità e rifiuti. Pesanti
anomalie nella gestione dell’Asl di Locri. Le
indagini si intrecciano con quelle del delitto Cotroneo.
22/03
Omicidio Fortugno, si indaga sugli appalti della sanità. Interrogato
il killer, fa scena muta. Gli omissis delle indagini celerebbero
il referente politico della cosca Cordì. PM
Creazzo “Le indagini sui mandanti non cominciano certo oggi”.
Vedova Fortugno: "Notizie che acuiscono il dolore".
21/03
(23.30) Omicidio Fortugno: Dopo gli arresti ora si punta ai mandanti.
Grossa operazione di intelligence per la cattura.
Il killer pedinò Fortugno per un mese. Dall'accesso
all'AS di Locri arriveranno sviluppi. Tutti
i particolari nel nostro speciale.
21/03
(14.30) Arrestati i presunti assassini del vicepresidente del Consiglio
regionale Francesco Fortugno. In quattro per
eseguire l’agguato. La vedova “Trovate
i mandanti”. La
svolta alle indagini a novembre. Gli
arrestati legati al clan dei Cordì. Indagini
accelerate da un collaboratore di giustizia. Grasso: “Solo
un punto di partenza. Sviluppi legati anche ad ambienti politici”.