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Cronaca
Arrestato il mandante dell'omicidio Fortugno

Il Presidente Ciampi con la famiglia Forugno rende omaggio alla salma

Otto mesi di indagini ma l’inchiesta non è finita

21/06 Poco piu' di cinque mesi per arrivare agli esecutori materiali ed otto per giungere al mandante: e' stato complesso, ma tutto sommato breve, il lavoro di magistrati ed investigatori per fare luce sull' assassinio di Francesco Fortugno, di 54 anni, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, della Margherita, ucciso in un agguato a Locri il 16 ottobre scorso mentre si trovava a Palazzo Nieddu, sede del seggio delle primarie dell' Unione. Giuseppe Creazzo, sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, che ha condotto l' inchiesta sull' omicidio insieme al collega Marco Colamonici, e' riuscito con grande determinazione a mettere insieme le tessere di un mosaico investigativo che sin dall' inizio ha mostrato tutte le sue difficolta', visto soprattutto il clima di omerta' che ha pesato, almeno nelle prime fasi, sull' inchiesta. Con il supporto investigativo in primo luogo della Squadra mobile di Reggio Calabria, cui si sono affiancati in una seconda fase i carabinieri del Comando provinciale reggino, si e' fatta luce su esecutori e movente su un omicidio che, almeno per quanto se ne sa al momento, non sarebbe da collegare ad ambienti mafiosi o politici ''alti'', come in un primo tempo si era supposto. A mettere sulla buona strada magistrati ed investigatori e' stato, nella prima fase delle indagini, un presunto affiliato alla cosca Cordi', Bruno Piccolo, di 27 anni, venuto a conoscenza del progetto elaborato da alcuni pregiudicati di uccidere Fortugno perche' le riunioni tra coloro che stavano preparando l' omicidio si svolgevano a Locri in un bar che il giovane gestiva nel centro di Locri. Il 21 marzo scorso, cosi', in esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta di Creazzo e Colamonici, si e' arrivati all' arresto di nove persone, quattro delle quali accusate di avere partecipato direttamente all' organizzazione ed all' attuazione dell' omicidio: Salvatore Ritorto, di 27 anni, indicato come l' esecutore materiale dell' assassinio di Fortugno; Domenico Audino (27); Carmelo Dessi' (28) e Domenico Novella (30). Altri cinque provvedimenti furono eseguiti, sempre il 21 marzo, contro altrettante persone accusate di associazione per delinquere di tipo mafioso. Tra loro anche Vincenzo Cordi', di 49 anni, capo dell' omonima cosca di Locri della 'ndrangheta, accusato, pero', soltanto di associazione per delinquere di tipo mafioso. L' inchiesta ha registrato successivamente una svolta determinante con la decisione di Domenico Novella di collaborare con la giustizia. Un fatto di particolare significato sul piano investigativo perche' Novella e' nipote di Vincenzo Cordi ed era considerato, fino a quel momento, un ''fedelissimo'' del boss. E potrebbe essere stato proprio Novella, anche se nessuno dei magistrati e degli investigatori, al momento, parla, in attesa della conferenza stampa fissata per domani, a condurre polizia e carabinieri all' identificazione del presunto mandante dell' assassinio di Fortugno, Alessandro Marciano', di 55 anni, caposala dell' ospedale di Locri, arrestato oggi dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e dallo Sco, insieme al figlio Giuseppe, di 28, che avrebbe partecipato alla fase organizzativa dell' omicidio, bloccato dai carabinieri. Dallo stretto riserbo che circonda al momento l' inchiesta trapela, soltanto, che le indagini sull' assassinio di Fortugno sono tutt' altro che concluse. Soprattutto riguardo il motivo, a parte un non meglio precisato risentimento di natura personale, che avrebbe indotto Alessandro Marciano' ad ordinare l' assassinio di Francesco Fortugno.

Grasso “La ricerca dei mandanti non è conclusa”

21/06 ''E' un ulteriore passo in avanti per l'indagine che ha utilizzato tutti gli elementi emersi fino ad ora nell'ambito dell'omicidio di Francesco Fortugno, ma occorrono ulteriori verifiche perche' la ricerca dei mandanti non si puo' considerare conclusa''. Lo afferma il procuratore nazionale, Piero Grasso, commentando gli esiti dell'inchiesta sul delitto del vice presidente della Regione Calabria. Il capo della Dna fa inoltre sapere che domani non potra' essere a Reggio Calabria per ''impegni improcrastinabili''. Una importante riunione, a quanto si apprende, lo blocchera' alla Direzione nazionale antimafia.

Secondo gli inquirenti Marcianò aveva un risentimento contro Fortugno

Sarebbe stato un risentimento di tipo personale ad indurre Alessandro Marcianò ad ordinare l' assassinio di Francesco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre scorso mentre si trovava a Palazzo Nieddu, sede del seggio delle primarie dell' Unione. E' quanto si è appreso in merito agli sviluppi dell' inchiesta sull' assassinio dell' allora vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria. Negli ambienti giudiziari ed investigativi si mantiene uno stretto riserbo sui particolari delle indagini che hanno portato all' arresto di Alessandro Marcianò quale mandante dell' omicidio e del figlio Giuseppe come partecipe dell' assassinio di Fortugno. Il malanimo di Marcianò non avrebbe riguardato soltanto Fortugno, ma anche la famiglia del vicepresidente del Consiglio regionale, compresa la moglie dell' esponente della Margherita, Maria Grazia Laganà, eletta deputato con la lista dell' Ulivo nelle scorse elezioni politiche ed all' epoca dell' omicidio vicedirettore sanitario dell' ospedale di Locri. E le questioni per le quali Marcianò sarebbe stato in disaccordo con Fortugno e la sua famiglia avrebbero riguardato sia vicende interne dell' ospedale, che questioni di carattere politico. Per quanto riguarda, invece, il ruolo svolto nella vicenda da Giuseppe Marcianò, l' ipotesi che viene fatta è che il giovane abbia partecipato all' organizzazione dell' assassinio di Fortugno. Il giovane, in particolare, avrebbe guidato l' automobile a bordo della quale sarebbe giunto sul luogo dell' agguato Salvatore Ritorto, accusato di essere stato l' esecutore materiale dell' omicidio. Giuseppe Marcianò, tra l' altro, è stato prelevato dai carabinieri nella sua abitazione dove si trovava agli arresti domiciliari perché coinvolto, nello scorso mese di febbraio, in un'operazione condotta dalla Polizia contro un'organizzazione di presunti trafficanti di droga ed armi. In ogni caso, secondo quanto si è appreso, le indagini della Polizia di Stato sull' assassinio di Fortugno proseguono, sotto le direttive della Procura antimafia di Reggio Calabria, per accertare in ogni particolare il ruolo svolto nella vicenda, quale mandante, da Alessandro Marcianò.

Il pentito Novella indicò il movente: Fortugno ucciso perché voleva denunciare un estorsione

21/06 ''Il motivo dell'uccisione, per come mi fu riferito da Salvatore Ritorto, era che Fortugno aveva delle cassette che incastravano... omissis... e che voleva consegnare al giudice Gratteri''. Questo e' quanto emerge dai verbali dell'interrogatorio del pentito Domenico Novella, nipote del boss Vincenzo Cordi', in relazione alll'omicidio del vice presidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, ucciso il 16 ottobre scorso a Locri. Francesco Fortugno era, dunque, ricattato. E la registrazione delle richieste estorsive ricevute, accompagnata dalla decisione di consegnare tutto a un magistrato, al sostituto procuratore Nicola Gratteri, ne avrebbe praticamente segnato la sua condanna a morte. Questa e' la ''verita''' fornita, agli inquirenti che lo hanno interrogato in carcere, da Domenico Novella, il giovane pentito arrestato il 21 marzo scorso con l'accusa di aver fatto parte dei quattro presunti esecutori del delitto, in chiave di individuazione del movente. Sostanzialmente per Novella, Salvatore Ritorto, accusato di aver impugnato l'arma che uccise Fortugno, avrebbe agito per motivipersonali. Avrebbe compiuto il delitto che ha smosso l'esistenza calabrese per tenere la bocca chiusa al politico che minacciava di consegnare agli inquirenti le registrazioni del tentativo di estorsione subita. Una tesi quella sostenuta dal pentito Novella, che ha lasciato molti dubbi agli inquirenti, poco convinti dal fatto che davanti al rischio di una denuncia per tentata estorsione si potesse optare per l'omicidio. Con in piu' il risultato di accendere i riflettori dello Stato, sulla criminalita' organizzata, sul male storico della Calabria. Un altro aspetto approfondito dagli inquirenti e' l'esclusione da parte del pentito Novella di qualsiasi coinvolgimento della 'ndrangheta nell'uccisione del vice presidente calabrese. Novella infatti sosteneva che Ritorto avesse agito ''di sua spontanea volonta' senza chiedere alcuna autorizzazione e senza avvertire i vertici della cosca dei Cordi'''. Novella, trentenne con un passato da muratore ha fatto agli inquirenti anche altre rivelazioni interessanti come quelle sull'auto utilizzata in occasione del delitto Fortugno, una Fiat Uno rubata qualche giorno prima ad Ardore, e sulle armi a disposizione del gruppo criminale di cui anche lui faceva parte (due pistole calibro 9x21 e 9 corto, due fucili calibro 12 e 20) rubate nell'abitazione di un pescatore di Locri nell'agosto dello scorso anno e tenute nascoste in casa da Alessio Scali, prima di essere trasferite a casa di Ritorto. Il nipote del boss Cordi' ha anche ribadito la volonta' di cambiare vita e ha sempre sostenuto la propria estraneita'all'omicidio Fortugno. Rivolgendosi al magistrato il collaboratore ha avuto a dire: ''perche' e' un peso che mi sto levando da dosso, signor procuratore, perche' me lo devo levare... signor procuratore le mie mani sono pulite, non sono sporche di sangue, io posso essere un delinquente, lo ammetto, pero' non ho mai commesso reati di sangue. Sinceramente ve lo sto dicendo''. ''Voglio essere pulito -aggiunse- se mi date la possibilita' voglio cambiare vita... mi voglio, se mi date la possibilita', di cambiare tenore di vita, non voglio piu' sapere niente di nessuno... ammetto tutti gli errori che ho fatto, menzogne non voglio dire perche' non e' giusti...''.

La politica sembra non entrarci molto

21/07 Si intravedono questioni di tipo personale e rancore da parte di Alessandro Marciano' che avrebbero indotto l’uomo ad ordinare l’assassinio del vicepresidente della Regione Calabria Francesco Fortugno. Marcianò e' stato arrestato nella tarda mattinata di oggi, con sette ore di anticipo rispetto al previsto, dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e dal Servizio centrale operativo della Polizia. Un ritardo voluto dagli investigatori per evitare eventuali imprevisti. Insieme a lui, i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, hanno preso suo figlio, Giuseppe, di 28 anni, accusato di avere svolto un ruolo nell' organizzazione dell' assassinio di Fortugno, ucciso con cinque colpi di pistola, uno soltanto dei quali mortale, mentre si trovava a Palazzo Nieddu del Rio, sede del seggio delle Primarie dell' Unione. Le indagini, fino ad oggi, erano rimaste ferme all' arresto, eseguito il 21 marzo scorso, delle quattro persone che avrebbero partecipato all' uccisione di Fortugno, tra cui il presunto esecutore materiale, Salvatore Ritorto, di 27 anni. Oggi, a tre mesi esatti dai primi arresti, la clamorosa svolta con l' arresto di Alessandro Marciano' quale presunto mandante di quello che, assieme all'omicidio di Lodovico Ligato, ex presidente delle Ferrovie dello Stato, ucciso nel 1989 a Reggio, rimane il piu' grave delitto di un esponente politico mai accaduto in Calabria . In attesa di conoscere ulteriori particolari nel corso della conferenza stampa convocata per domani dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Antonino Catanese, non sembra, al momento, che la politica c' entri molto con l' omicidio di Fortugno. Dal fitto riserbo imposto sulle indagini, cio' che emerge attualmente, riguardo il movente dell' omicidio, e' il forte risentimento personale da parte di Marciano' nei confronti dell' esponente della Margherita. Risentimento che avrebbe riguardato anche la famiglia di Fortugno ed, in particolare, la moglie dell' ex vicepresidente del Consiglio regionale, Maria Grazia Lagana', vicedirettore sanitario, all' epoca dell' omicidio del marito, dell' ospedale di Locri. Maria Grazia Lagana', figlia di Mario Lagana', piu' volte deputato della Dc, nelle scorse elezioni politiche e' stata eletta alla Camera nella lista dell' Ulivo. Da indiscrezioni emerge, comunque, che il movente dell' assassinio di Fortugno non sarebbe da ricercare soltanto in fatti interni all' ospedale di Locri da cui sarebbe derivato il risentimento di Marciano' nei confronti della vittima e della sua famiglia. Ci sarebbe anche dell' altro, presumibilmente fatti di natura politica sui quali, pero', al momento e almeno ufficialmente, c'e' uno stretto riserbo. Il nome di Marciano' quale possibile mandante dell' assassinio di Fortugno, peraltro, era gia' finito sui giornali nei giorni immediatamente successivi all' arresto degli esecutori dell' omicidio di Fortugno. La reazione all' epoca del caposala dell' ospedale di Locri era stata improntata ad estrema sorpresa, accompagnata dalla sottolineatura della sua estraneita' all' assassinio. ''Sono tranquillissimo - aveva detto all’epoca Marciano' - ed ho la coscienza a posto. Dicono che sono il boss della sanita' e che ho tanto potere, ma le dico una cosa: se fossi stato davvero un boss, avrei avuto due figli, entrambi ragionieri, che sono disoccupati?''. Un altro elemento emerso oggi dal riserbo delle indagini e' che anche dopo l' arresto di Alessandro Marciano' e del figlio le indagini sull' omicidio di Francesco Fortugno sono tutt' altro che concluse. Cio' che la Procura antimafia di Reggio Calabria vuole accertare fino in fondo e' il ruolo svolto nella vicenda proprio da Alessandro Marciano' in modo da consentire all' inchiesta, eventualmente, di registrare ulteriori sviluppi.

La scheda dei Marcianò, i presunti mandanti

21/06 E' dipendente dell'Azienda Sanitaria di Locri commissariata dal 27 aprile scorso per infiltrazione mafiose Alessandro Marciano', 55 anni, arrestato oggi perche' ritenuto insieme al figlio Giuseppe il mandante dell'omicidio di Francesco Fortugno , ucciso in un agguato il 16 ottobre 2005. L'uomo dal 1973 e' infermiere nello stesso ospedale, dove il vicepresidente del Consiglio regionale calabrese lavorava come medico. A suo carico come si legge nella relazione conclusiva della commissione d'accesso che ha portato al commissariamento dell'asl calabrese per infiltrazioni mafiose, risultano numerose informative relative alle sue frequentazioni con persone note alle forze dell'ordine per diversi reati e con pregiudicati ritenuti ''affiliati'' alla cosca mafiosa dei ''Cordi''', cosca alla quale si ritiene appartengano quattro dei nove arrestati nel blitz della polizia dello scorso 21 marzo proprio nell'ambito dell'inchiesta sul caso Fortugno. Chiamato da tutti 'Celentano' , per via della sua impressionante somiglianza al famoso cantante, Marciano', che e' anche legato da vincoli di parentela con le famiglie dei Bruzzaniti e dei Morabito di Africo Nuovo, non ha mai negato le sue 'conoscenze pericolose'. Anzi a volte se ne e' anche vantato, ammettendo l'amicizia sua e del figlio Giuseppe con Salvatore Ritorto, catturato lo scorso marzo, e ritenuto dagli inquirenti, l'autore materiale del delitto Fortugno. ''Questo Ritorto lo conosco pure io, posso dire che oltre a essere un grande amico di Giuseppe e' anche amico mio'', dichiaro' pubblicamente all'epoca, aggiungendo: ''Ritorto l'ho visto prima del delitto, l'ho accompagnato dopo la morte di Franco a fare dei controlli perche' aveva avuto un incidente, sempre tranquillo. Non immaginavo che potesse essere coinvolto, e ancora faccio fatica a immaginarmelo che prende e spara'' Quanto al figlio Giuseppe, 27 anni, anche lui arrestato oggi, lo scorso febbraio fu coinvolto in una operazione di polizia a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, e catturato insieme ad altre quindici persone nell'ambito dell'inchiesta denominata in codice "Intreccio", che consenti' di individuare e smantellare un'organizzazione criminale che estendeva la sua influenza ed effettuava i suoi traffici illeciti nella Locride e sul versante Tirrenico, da Taurianova a Polistena, a Cinquefrondi, con estensione in altre province della Calabria e in citta' del nord. Organizzazione, riconducibile alla 'cosca D'Agostino', dedita a traffici di armi (AK 47 meglio noto come Kalashnikov e pistole) e droga (cocaina e marijuana) e all'immigrazione clandestina. Lascio' il carcere dopo due mesi e fu posto ai domiciliari.

La Vedova Fortugno: accertare se ci sono altri livelli

"Verità e giustizia innanzitutto: tutto quello che va in questa direzione é positivo". Sono le prime parole pronunciate dall'onorevole Mariagrazia Laganà Fortugno, vedova del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, dopo aver appreso la notizia dell'arresto di due persone, padre e figlio, il primo considerato mandante e il secondo quale responsabile nell'organizzazione diretta dell'uccisione del marito. "Ringrazio le Forze dell'ordine - ha aggiunto - e la Magistratura per il lavoro prezioso che stanno svolgendo. Ma sull'omicidio di mio marito bisogna andare avanti, bisogna accertare se ci sono livelli più alti, quelli cioé che possono aver deciso un tale crimine con quelle modalità. La 'ndrangheta rimane pericolosa e contro di essa devono continuare ad impegnarsi tutte le Istituzioni locali e nazionali. Per quanto mi riguarda continuo a ringraziare tutti e soprattutto i tanti giovani che non hanno mai perso la fiducia nella lotta contro le mafie, dando forza anche a me, anche se il cammino da fare per sconfiggerle e' ancora lungo". "L'augurio che faccio - ha concluso - è che si faccia luce pure sugli altri efferati omicidi, troppi, avvenuti negli ultimi tempi in tutta la Locride, riponendo piena fiducia nel lavoro eccellente che stanno portando avanti senza sosta le Forze dell'ordine e la Magistratura".

Loiero “Complimenti a inquirenti e magistrati ma ora, capire il contesto dell’omicidio”

21/06 Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione Calabria Agazio Loiero per gli sviluppi dell'inchiesta sull'omicidio del vice presidente del consiglio regionale, Franco Fortugno. "Dopo gli arresti degli esecutori - ha detto Loiero - si attendeva l'individuazione dei mandanti". "Dobbiamo - ha aggiunto - per questo essere grati agli investigatori e ai magistrati per il lavoro fin qui svolto, attendiamo di capire il contesto in cui il delitto è maturato. In ogni caso è chiaro che già il fatto che nella Locride vengano individuati gli esecutori e i mandanti è un fatto di per sé rilevante". "Vuol dire - ha concluso Loiero - che il delitto del povero Franco ha destato le coscienze e ha impegnato lo Stato in uno sforzo per chiarire la terribile vicenda. Speriamo domani, dopo la conferenza stampa del procuratore Catanese, di saperne qualcosa in più"

Forgione (Prc) “Fare luce sugli interessi nella sanità”

21/06 ''Ora occorre mettere a nudo il grumo di interessi politici e criminali che si saldano in un vero e proprio sistema di potere attorno al mondo sanitario calabrese, del quale facevano parte sia la vittima che i carnefici''. E' quanto sostiene in una nota il capogruppo di Rifondazione Comunista in commissione giustizia alla Camera, Francesco Forgione. ''Da anni - ha aggiunto - la sanita', con la massa di risorse investite, rappresenta l'appetito principale per la corruzione del mondo politico e per le attivita' imprenditoriali o di controllo del territorio delle cosche della 'ndrangheta e di Cosa nostra. Come dimostrano vicende diverse tra loro in Sicilia in Calabria e in Puglia''. ''A questo livello - ha concluso Forgione - l'azione di legalita' della magistratura e' fondamentale e preziosa; ad essa e al lavoro delle forze dell'ordine va il nostro sostegno''.

Feraudo (Idv) “Nella sanità si annidano interessi”

"I risvolti giudiziari che hanno portato alla cattura dei presunti mandanti dell'omicidio del Vice Presidente del Consiglio regionale della Calabria da una parte dimostrano l'efficienza degli organi dello Stato nella lotta alla mafia e dall'altra comprovano che gli interessi della criminalità si annidano innanzitutto nella sanità". E' quanto sostiene in una nota il componente della commissione regionale per la lotta contro il fenomeno della mafia, Maurizio Feraudo. "E' - ha aggiunto - un altro importante tassello verso l'accertamento della verità e delle responsabilità per un omicidio tra i più feroci ed emblematici che siano mai stati consumati. Rimane il rammarico, l'amarezza e la rabbia per il prezzo che la Calabria è stata costretta a pagare per avviare in maniera decisa un'efficace azione di contrasto verso i grossi appetiti e gli interessi che la criminalità ha dimostrato di avere nella sanità della locride".

Corbelli (Diritti Civili) “Ancora oscuro il movente del delitto”

21/06 "La Calabria e l'intero Paese da oltre 8 mesi aspettavano di conoscere il movente e i nomi dei mandanti dell'omicidio dell'ex vicepresidente del Consiglio regionale calabrese, Francesco Fortugno, ucciso a Locri domenica 16 ottobre 2005. Su questa vicenda sembrava calato un silenzio inquietante! In pochissimi abbiamo in questi mesi continuato a chiedere di fare piena luce su questo delitto". E' quanto sostiene in una nota il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli. "Oggi - ha aggiunto - la notizia dell'arresto dei presunti mandanti. Rispettiamo il lavoro degli inquirenti e della magistratura ma riteniamo tuttora oscuro il movente dell'omicidio politico-mafioso di Fortugno. Chiediamo chiarezza sui mandanti politici di questo efferato crimine. Il caso Fortugno non si può certo chiudere con gli arresti di oggi. Occorre far emergere tutta la verità e scoprire chi ha ordinato un delitto così eccellente. Non si uccide un vicepresidente del Consiglio regionale per volere di un caposala di un ospedale e di suo figlio. E' una tesi che non convince affatto. Riteniamo che dietro questo barbaro assassinio ci sia la politica degli affari e della mafia e che i veri mandanti è lì che bisogna cercarli". "Dopo l'arresto, il 21 marzo scorso, del killer e degli altri complici dell'omicidio di Francesco Fortugno, il successivo pentimento di uno degli arrestati, le intercettazioni telefoniche e ambientali, gli arresti di oggi, non c'é ancora un movente credibile per questo brutale e plateale omicidio politico-mafioso, consumato, ricordiamo, davanti ad un seggio elettorale e a diversi testimoni, il giorno delle primarie dell'Ulivo. Perché è stato deciso un omicidio così eccellente e rischioso per mandanti, esecutori e per le stesse cosche mafiose della Locride? E' l'interrogativo, purtroppo, ancora senza risposta, nonostante i due arresti di oggi".

Napoli (AN) “In Calabria profondi interessi tra 'ndrangheta, politica e massoneria deviata''

21/06 ''Ho sempre chiesto con forza, a volte forse persino urtando la suscettibilita' degli inquirenti, la verita' sull'omicidio Fortugno. Verita' celata dalla mancanza di conoscenza dei reali moventi e mandanti''. E' quanto sostiene in una nota la parlamentare di Alleanza Nazionale, Angela Napoli. ''Il 16 ottobre 2005 - ha aggiunto - e' avvenuto l'omicidio Fortugno. Il 21 marzo 2006 sono stati catturati, a tutt'oggi ''presunti'', killer e basisti dell'omicidio. Oggi, 21 giugno 2006, sono stati arrestati i ''presunti'' mandanti dello stesso barbaro delitto. Poiche' ho ragione di credere che per un omicidio di tale portata esistano vari livelli di moventi e mandanti, mi auguro che il 21 settembre 2006 si possano conoscere i moventi ed i mandanti del primo livello''. ''Se cosi' non fosse - ha concluso - sarebbe del tutto inutile continuare a pensare che in Calabria esistono connubi, caratterizzati da comuni profondi interessi, tra 'ndrangheta, politica e massoneria deviata''.

-> Servizi Precedenti <-

21/06 Arrestato il presunto mandante dell’Omicidio Fortugno, è' un caposala dell’Ospedale di Locri e sarebbe vicino al clan Cordì. Arrestato anche suo figlio. La Vedova Fortugno "Non li conosco". Interventi di Lumia e Valentino.

-> Speciali - Dossier <-

Pagina speciale sull'omicidio Fortugno (Dossier completo)

-> Servizi Precedenti sull'arresto del commando a marzo <-

30/03 Jovanotti e i ragazzi di Locri presentano il libro della “ribellione” in Consiglio regionale

29/03 Omicidio Fortugno: Inviato a Pisanu il rapporto sull’accesso all’ASL di Locri. Il difensore di Novella ricorre al Tdl

28/03 Omicidio Fortugno: In attesa di una svolta i magistrati in missione al nord per ascoltare il nuovo pentito. Bova "Dare continuità alla reazione dei giovan

27/03 Omicidio Fortugno: è mistero sull’identità del secondo pentito, che comunque collabora. Il procuratore Grasso s’arrabbia per le indiscrezioni trapelate. Nessun avvocato degli arrestati è stato revocato

26/03 Omicidio Fortugno: Gli investigatori sono ottimisti sulla possibilità di arrivare ai mandanti A Locri in centinaia per dire no ai voti alla mafia

25/03 (17.00) Omicidio Fortugno: Il movente potrebbe essere collegato a più affari delle cosche. Ma chi ha ordinato l’omicidio? Gli investigatori rivelano: “un killer non professionista ma che ha eseguito bene il suo compito”

25/03 (01.30) Omicidio Fortugno: Cercando i mandanti le indagini puntano anche all’ASL di Locri. Silenzio degli inquirenti sugli omissis. Dessì non risponde al Gip

24/03 Si arroventa il clima sul caso Fortugno. E tra veleni, elezioni e sanità distorta si cerca di arrivare ai mandanti. Tanti e troppi gli errori del presunto killer. Giallo sugli omissis. Mancini accusa “Nei DL calabresi infiltrazioni malavitose”.

23/03 (17.00) Delitto Fortugno: I Cordì non potevano decidere da soli, dalle indagini emerge più di un mandante. Si indaga tra sanità e rifiuti. Pesanti anomalie nella gestione dell’Asl di Locri. Le indagini si intrecciano con quelle del delitto Cotroneo.

22/03 Omicidio Fortugno, si indaga sugli appalti della sanità. Interrogato il killer, fa scena muta. Gli omissis delle indagini celerebbero il referente politico della cosca Cordì. PM Creazzo “Le indagini sui mandanti non cominciano certo oggi”. Vedova Fortugno: "Notizie che acuiscono il dolore".

21/03 (23.30) Omicidio Fortugno: Dopo gli arresti ora si punta ai mandanti. Grossa operazione di intelligence per la cattura. Il killer pedinò Fortugno per un mese. Dall'accesso all'AS di Locri arriveranno sviluppi. Tutti i particolari nel nostro speciale.

21/03 (14.30) Arrestati i presunti assassini del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno. In quattro per eseguire l’agguato. La vedova “Trovate i mandanti”. La svolta alle indagini a novembre. Gli arrestati legati al clan dei Cordì. Indagini accelerate da un collaboratore di giustizia. Grasso: “Solo un punto di partenza. Sviluppi legati anche ad ambienti politici”.

 

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