
Omicidio Fortugno: Il movente potrebbe
essere collegato a più affari delle cosche. Ma chi ha ordinato
l’omicidio? Gli investigatori rivelano: “un killer non
professionista ma che ha eseguito bene il suo compito”
25/03 Il movente dell' omicidio di Francesco Fortugno potrebbe avere
avuto origine dalle questioni degli appalti della sanita', ed in particolare
dagli interessi della 'ndrangheta alla gestione dei finanziamenti
destinati all' ospedale di Locri. Ma l' assassinio del vicepresidente
del Consiglio regionale della Calabria potrebbe anche essere servito
alle cosche, ed agli ambienti politico-affaristici a queste collegati,
per ribadire il loro interesse ad una molteplicita' di questioni collegate
ai finanziamenti pubblici non riguardanti soltanto il settore sanitario
ed all' esigenza di non restare esclusi dalla loro gestione. In questo
senso, dunque, la questione sanita' e' soltanto uno dei filoni sui
quali si sta indagando per identificare i mandanti dell' assassinio
di Francesco Fortugno. Il movente, dunque, potrebbe essere piu' complesso.
Il che rende il lavoro di magistrati ed investigatori sicuramente
difficile, ma non irrealizzabile. Elementi acquisiti alle indagini
per giungere anche in questo senso ad un risultato positivo, cosi'
come e' avvenuto con l' arresto degli esecutori materiali, ce ne sono
ed il lavoro e' a buon punto. L' importante, pero', si fa rilevare
negli ambienti investigativi, e' che le indagini si possano svolgere
in un clima sereno ed al di fuori di quell' eccessiva attenzione mediatica
che negli ultimi giorni, dopo l' arresto dei presunti esecutori materiali
dell' omicidio, ha provocato notevoli difficolta' all' inchiesta.
E ancora sul possibile movente dell' assassinio di Francesco Fortugno
gli elementi acquisiti alle indagini sono molteplici e prescindono,
basandosi su altri aspetti dell' inchiesta, dalle dichiarazioni fatte
dal collaboratore di giustizia Bruno Piccolo. Fanno sapere inoltre
gli ambienti investigativi. Gli stessi ambienti non hanno inteso precisare
di quali elementi si tratti, aggiungendo, comunque, che l' accertamento
del movente e l' identificazione dei mandanti dell' assassinio di
Fortugno sono obiettivi che l' inchiesta si pone di raggiungere a
medio termine, senza alcuna fretta ed al di fuori di qualsiasi pressione
mediatica. Gli investigatori, secondo quanto ha riferito uno di loro,
vogliono raggiungere il loro risultato acquisendo elementi di prova
certi e che possano reggere a qualsiasi verifica giudiziaria. Per
questo, ha aggiunto, l' ulteriore attivita' d' indagine deve svolgersi
in assoluta tranquillita', cosi' come e' avvenuto nel corso dell'
identificazione degli esecutori materiali.
Ma da chi la cosca Cordi' avrebbe ricevuto l' incarico di organizzare
l' omicidio di Francesco Fortugno e che interesse aveva il gruppo
criminale di Locri a partecipare, affidandone l' esecuzione ad un
proprio affiliato, all' assassinio del vicepresidente del Consiglio
regionale della Calabria? E' la domanda cui magistrati ed investigatori
stanno tentando di dare una risposta dopo gli arresti degli esecutori
materiali effettuati martedi' scorso. Il fatto che alla cosca Cordi',
ed in particolare al suo capo, Vincenzo Cordi', nell' ordinanza di
custodia cautelare emessa dal gip distrettuale di Reggio Calabria,
Mariagrazia Arena, non venga contestato il concorso nell' omicidio,
ma soltanto l' associazione per delinquere di tipo mafioso, non significa,
si fa rilevare negli ambienti investigativi, che la cosca di Locri
sia estranea all' uccisione del vicepresidente del Consiglio regionale
della Calabria. Le indagini in corso, al di la' dei fatti legati all'
esecuzione materiale, mirano adesso a ricostruire il quadro totale
delle responsabilita' connesse all' assassinio di Fortugno, con particolare
riferimento a movente e mandanti. Chiarendo, in particolare, quali
gruppi criminali, oltre a quello dei Cordi', e quali ambienti politico-affaristici
a questi collegati potevano avere interesse all' eliminazione di Fortugno.
Cio' che potrebbe emergere, in questo senso, e' una pluralita' di
interessi e di motivazioni legati all' uccisione di Fortugno, con
il coinvolgimento, dunque, di piu' gruppi e contesti criminali. ''Le
indagini sono in corso, andranno avanti e sono certo che arriveranno
a positive conclusioni pero' non facciamo illazioni di alcun genere''.
Cosi' il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ha risposto a Bari
alla domanda di un giornalista che gli chiedeva di commentare le ipotesi
su eventuali mandanti politici nell'assassinio del vicepresidente
del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. ''Lasciamo
lavorare tranquillamente investigatori e magistrati'', ha concluso.
E nel frattempo, sempre da ambienti investigativi trapela che Salvatore
Ritorto, il giovane di 27 anni accusato di essere stato l' esecutore
materiale dell' assassinio di Francesco Fortugno, non e' un killer
professionista,. Questo non serve a sminuirne il ruolo svolto nel
piano messo in atto per assassinare il vicepresidente del Consiglio
regionale della Calabria, perche' l’esecutore materiale ha eseguito
bene il suo compito.. Anche se nella fase esecutiva Ritorto ha dimostrato
una certa imperizia - dei quattro colpi sparati soltanto uno e' stato
quello mortale - il killer ha dimostrato buone capacita' criminale
ed ha portato a termine con freddezza e determinazione il ruolo affidatogli.
Il fatto poi che la cosca Cordi', per eseguire l' incarico affidatole,
abbia deciso di scegliere un killer non professionista e non affiliato
alla cosca, praticamente un incensurato, se si eccettua una denuncia
risalente al 1997, si fa rilevare negli stessi ambienti investigativi,
potrebbe essere stato un modo per evitare che le indagini sull' omicidio
potessero portare alla scoperta del ruolo che sarebbe stato svolto
nella vicenda dallo stesso gruppo criminale di Locri. A fare saltare
il piano progettato dalla cosca Cordi' e' stata l' inattesa decisione
di Bruno Piccolo di collaborare con la giustizia ed il riferimento
dello stesso pentito al ruolo svolto nella fase organizzativa ed esecutiva
dell' omicidio da Domenico Novella, affiliato allo stesso gruppo criminale
di Locri.
Si allungano i tempi per il rapporto
sull’Asl di Locri. Troppi documenti.
25/03 Slitta alla settimana prossima l' invio al ministro dell' Interno,
Giuseppe Pisanu, del rapporto sull' Azienda sanitaria di Locri realizzato
dalla commissione che ha condotto l' accesso antimafia. Tanta e tale
e' la mole di documenti, atti, relazioni raccolti durante l' accesso,
che la stesura del documento finale da parte del prefetto Paola Basilone,
che ha guidato l' indagine amministrativa, ha richiesto piu' tempo
del previsto. E cosi' il prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena,
che gia' da alcuni giorni attende di ricevere la documentazione, ancora
non ne e' entrato in possesso. Questo dovrebbe avvenire all' inizio
della prossima settimana. Poi De Sena, dopo avere fatto le sue valutazioni,
trasmettera' tutto l' incartamento a Pisanu per la decisione finale.
E sono in molti a scommettere che questa sara' il commissariamento
dell' Azienda sanitaria. Non e' la prima volta, infatti, che l'As
di Locri finisce nel mirino di autorita' di governo o della magistratura
che gia' in passato hanno evidenziato come la sanita' nella zona sia
al centro degli interessi e delle mire delle cosche della 'ndrangheta
per la massa di denaro smosso per il settore. Interessi che potrebbero
essere stati in qualche modo intralciati da Francesco Fortugno, sia
come primario del pronto soccorso dell' ospedale sia, successivamente,
nella sua attivita' politica. Ed infatti, quella della sanita' e'
stata una pista che sin dalle prime battute delle indagini sul delitto
dell' esponente della Margherita e' stata battuta dagli investigatori
vista la possibilita' che ci sa un collegamento tra i killer dei Cordi'
ed i loro interessi nel settore. Gli inquirenti, dunque, sperano di
trovare tra le carte della relazione della commissione che ha condotto
l' accesso nell' Azienda sanitaria una conferma alle loro ipotesi
o, comunque, una chiave di lettura che possa imprimere un' accelerazione
alle indagini per risalire al movente ed ai mandanti.
Pietro Mancini: “Fare piena
luce sul movente e sul retroscena del delitto”
''Adesso, pero', in Calabria, ci attendiamo che venga fatta piena
luce sulle collusioni dei mafiosi con gli eventuali mandanti, sui
torbidi retroscena e sui moventi del delitto, quasi certamente legati
alla mala-politica e agli appalti miliardari della sanita' pubblica,
tutt' altro che irreprensibile, della zona jonica della provincia
di Reggio''. E' quanto sostiene in una nota Pietro Mancini, ex sindaco
di Cosenza e figlio del leader socialista Giacomo. ''Sono coinvolti
- ha aggiunto - politici, nell' inchiesta, e addirittura, come qualcuno
ha adombrato, esponenti locali del partito del povero Fortugno, la
Margherita, il cui presidente, Rutelli, con una decisione errata,
politicamente, ingiusta e fortemente intempestiva, ha espulso il governatore
Agazio Loiero? Nella tormentata provincia reggina, il 'partito degli
affari' si propone di allungare i propri tentacoli non solo negli
ospedali e nelle cliniche, ma anche nella gestione del ciclo delle
acque, dei rifiuti e della depurazione? Gli elettori calabresi, la
stampa e l' opinione pubblica hanno il diritto di saperlo, prima delle
elezioni del 9 aprile. I polveroni, le allusioni e le ambigue, o parziali,
ricostruzioni di quello che Sciascia avrebbe definito 'il contesto'
dell' esecuzione del 16 ottobre 2005 vanno spazzate via''. ''Al piu'
presto - ha concluso Pietro Mancini - e con trasparenza, innanzitutto
dall' efficiente ministro Pisanu, dalla polizia, dai carabinieri e
dai magistrati, che sinora hanno conseguito risultati positivi''.
Assessore Lo Moro: “Ridare la
legalità alla sanità”
''Il ruolo di chi deve gestire il settore della sanita' in Calabria
e' molto gravoso. Le responsabilita' sono enormi. L'omicidio Fortugno
ci ha portato via molte energie. Tuttavia, abbiamo il dovere di cambiare
le cose, di lavorare affinche' la Calabria esca fuori dall'insicurezza
e dalla precarieta' rappresentate dall'invadenza della criminalita'
organizzata e dal lavoro nero''. E' quanto ha detto l'assessore regionale
alla Salute, Doris Lo Moro, nel corso di una manifestazione pubblica
in provincia di Reggio Calabria. ''Non e' facile - ha aggiunto - muoversi
sotto il controllo di un poliziotto, che alla fine diventa anche un
amico, ma la cui presenza e' comunque la prova dell'anomalia di questa
regione. Non ci sono altri casi in Italia di assessori alla Salute
accompagnati dalle forze dell'ordine o di presidenti della Regione
scortati. Forse per troppi anni le stesse istituzioni hanno sottovalutato
le intimidazioni, le minacce, i danneggiamenti subiti da amministratori
locali e rappresentanti del mondo politico. C'e' voluta la morte di
una personalita' politica di spicco perche' si prendesse coscienza
della gravita' della situazione, in una regione che e' ai primi posti
delle graduatorie per il numero di consigli comunali sciolti per infiltrazioni
mafiose e per gli attacchi delle istituzioni. La 'ndrangheta - ha
aggiunto l'assessore - e' un'organizzazione criminale pervasiva, che
inquina tutti i settori dell'economia''. L'assessore ha fatto un riferimento
esplicito agli interessi che orbitano attorno al settore di sua competenza.
''Abbiamo gia' registrato - ha proseguito Lo Moro - intimidazioni
contro due manager. E' accaduto a Castrovillari prima e per ben due
volte a Rossano poi. Si tratta di aree apparentemente non particolarmente
esposte all'attacco della 'ndrangheta. Non sappiamo se la matrice
di queste minacce sia mafiosa, ma i due episodi rappresentano bene
gli appetiti che il settore della sanita' suscita. Ed anche la nomina
di commissioni d'accesso antimafia per l'Asl di Locri e per l'ospedale
di Melito Porto Salvo evidenziano la gravita' della situazione. Questo
chiama tutti noi, a partire da me, fino ai nuovi direttori generali
ed ai tanti operatori onesti, ad un impegno quotidiano costante che
dia il segno del cambiamento in atto''. L'assessore ha indicato il
ripristino della legalita' e dell'ordine pubblico ed il rilancio economico
della Calabria come impegni prioritari. ''L'insicurezza di chi investe
su un territorio e la precarieta' del mondo del lavoro - sostiene
ancora l'assessore regionale - lasciano molti margini di manovra ad
una 'ndrangheta sempre piu' potente. E' agendo su questi due versanti
che si possono lanciare segnali importanti da un regione che non pietisce
nulla ma rivendica diritti e la giusta attenzione da parte dei governi
nazionali. In questi ultimi mesi il governo regionale ha fatto molto
in questa direzione''. ''La decisione - ha concluso Lo Moro - della
conferenza delle Regioni di assegnare risorse aggiuntive alla Calabria
nel riparto dei finanziamenti destinati alla sanita', per esempio,
e' una presa d'atto dello sforzo che abbiamo prodotto avviando una
fase di buona amministrazione che dara' sicuramente dei frutti nei
prossimi anni''.
Corbelli: I calabresi e l’intero
Paese chiedono di fare luce sul movente”
''Dopo l' arresto del presunto killer e degli altri presunti complici
dell' omicidio di Francesco Fortugno, la Calabria, i calabresi e l'
intero Paese vogliono sapere, hanno il diritto di conoscere il movente
e i mandanti politici di questo efferato delitto politico-mafioso''.
E' quanto afferma, in una dichiarazione, Franco Corbelli leader del
movimento Diritti civili. ''Chiediamo di conoscere i nomi dei mandanti
politici dell' omicidio dell'ex vicepresidente del Consiglio regionale
- prosegue Corbelli - prima del 9 aprile. Siamo garantisti anche in
questa vicenda e non vogliamo colpevolizzare, anzitempo, nessun politico
e nessun partito. Sorprende pero' che, dopo oltre cinque mesi dall'
omicidio e nonostante l' arresto del presunto killer e dei suoi presunti
complici, la testimonianza decisiva di un pentito e le intercettazioni
telefoniche e ambientali, non si sia ancora arrivati ad individuare
ne' il movente, ne' i mandanti di questo brutale delitto. Si ha la
sensazione, anche leggendo certa stampa, che quello di Fortugno, persona
onesta, lo si voglia far passare come uno dei tanti omicidi della
Locride, eseguito da una banda di secondo piano del posto per interessi
locali, senza alcun collegamento con i colletti bianchi della politica,
e non piuttosto come un omicidio eccellente, un preciso avvertimento
al potere e, nella fattispecie, alla Giunta regionale della Calabria
e al suo presidente, Agazio Loiero, impegnato, subito dopo il suo
insediamento, e per questo piu' volte minacciato di morte, in una
azione di rinnovamento, moralita', legalita' e forte contrasto alla
criminalita' organizzata''. Per Corbelli ''qualcuno sembra aver gia'
dimenticato che Fortugno, ucciso platealmente in un seggio elettorale
il giorno delle Primarie del centrosinistra, era il vicepresidente
del Consiglio regionale, un autorevole esponente della Margherita,
molto vicino al Governatore calabrese, che giustamente continua a
chiedere che si faccia piena luce sul movente politico di questo omicidio.
Una verita', quella sul movente politico di questo delitto eccellente
che sembra faccia molto paura. Non solo alla 'ndrangheta'''.
Servizi Precedenti
25/03
(01.30) Omicidio Fortugno: Cercando i mandanti
le indagini puntano anche all’ASL di Locri. Silenzio
degli inquirenti sugli omissis. Dessì
non risponde al Gip
24/03
Si arroventa il clima sul caso Fortugno. E tra
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mandanti. Tanti e troppi gli errori del presunto killer. Giallo
sugli omissis. Mancini
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23/03
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indaga tra sanità e rifiuti. Pesanti
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indagini si intrecciano con quelle del delitto Cotroneo.
22/03
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21/03
(23.30) Omicidio Fortugno: Dopo gli arresti ora si punta ai mandanti.
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i particolari nel nostro speciale.
21/03
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accelerate da un collaboratore di giustizia. Grasso: “Solo
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