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Cronaca
Arrestati i presunti assassini di Francesco Fortugno

 

Si arroventa il clima sul caso Fortugno. E tra veleni, elezioni e sanità distorta si cerca di arrivare ai mandanti. Tanti e troppi gli errori del presunto killer. Giallo sugli omissis. Mancini accusa “Nei DL calabresi infiltrazioni malavitose”

23/03 Ormai e' un clima di veleni, con i nomi indicati nell' ordinanza di custodia cautelare dal pentito come possibili mandanti del delitto che escono allo scoperto, fughe di notizie da tutte le parti ed un dispiegarsi di scenari inediti sui moventi del delitto: tre giorni dopo gli arresti per l' omicidio Fortugno e' come si sia messo in moto un frullatore in formato gigante dentro il quale gli investigatori rischiano di vedere vanificato il lavoro paziente di cinque mesi. Messi in cassaforte i presunti autori materiali del delitto, l' ora dei mandanti - e quindi del movente - e' sempre piu' una richiesta impellente. Il pentito che ha fatto arrestare il killer ed i complici dice il nome di un ragazzo arrestato un mese fa per droga, amico del killer. Da qui si risale al padre del giovane, le voci girano e l' uomo in questione viene in fretta identificato come un funzionario dell' Asl di Locri, con tanto di nome, cognome e anche sopranome. Gira tranquillamente per Locri, ormai lo cercano per telefono a casa, lo intervistano. E lui, Sandro Marciano', querela. I magistrati sono imbufaliti e minacciano pure loro querele a raffica, ma il clima pare essere quello di un' inarrestabile ricerca di mandanti politici anche quando di politici indagati o piu' semplicemente iscritti nel registro non ce n'e' nemmeno l' ombra. Sullo sfondo ci sono la partita della malasanita' e gli intrecci del potere legato ad appalti, nomine, forniture di quell' autentico verminaio che e' la sanita' a Locri, dove tra non molto arrivera' un commissario antimafia per mettere ordine. Anche su questo c' e' attesa per la decisione del ministro Pisanu che sara' investito del caso dopo la definizione della relazione d' accesso su cui ha lavorato prima il prefetto Paola Basilone e poi il superprefetto Giuseppe De Sena. Ma perche' Fortugno e' stato ucciso? Chi sono davvero questi quattro presunti autori del delitto? Chi e' davvero il pentito? I magistrati della Dda reggina, dopo l' operazione di martedi' si sono chiusi nel silenzio proprio per cercare di dare risposte alle domande avanzate a gran voce da piu' parti, ma e' indubbio che il clima che si e' creato non li aiuta nel loro lavoro. Non passa giorno, infatti, che non vengano sollecitati, invitati, esortati a chiudere in fretta l' inchiesta. Le elezioni politiche sono alle porte e sono in molti quelli che intendono andare alle urne sapendo tutto quello che sta dietro la decisione di uccidere Fortugno. Maurizio Gasparri da' ragione al vice direttore del Corriere della Sera che nel suo editoriale di oggi dice che ''e' necessario capire prima del 9 aprile se vi sono complicita' politiche''. Complicita', aggiunge Gasparri, ''ve ne sono certamente e la magistratura, ritengo, ha gia' degli elementi per fare delle valutazioni. Fare aleggiare il sospetto nell' area e' dannoso. Sarebbe sconcertante, ancora, conoscere la verita' dopo il voto''. Non mancano neanche le polemiche interne agli schieramenti. Violenta quella lanciata dalle frequenze di Radio radicale da Giacomo Mancini, della Rosa nel pugno, nipote dell' omonimo leader socialista: nella Margherita calabrese ci sono infiltrazioni malavitose. ''Nelle societa' pubbliche o private che gestiscono l' acqua, i rifiuti e la sanita' - dice - ci sono nella parte pubblica tanti dirigenti indicati dai partiti, ma quel che e' ancora piu' preoccupante e' che nella parte privata ci sono personaggi di diretta emanazione dei partiti, soprattutto della Margherita, che tentano di arricchirsi senza timore di scendere a patti con il malaffare presente in Calabria''.

Il boss Cordì nega ogni addebito. A Piccolo solo lettera di solidarietà

Ha negato ogni addebito e ha attribuito alla sua voglia di esprimere solidarieta' la lettera scritta a Bruno Piccolo, Vincenzo Cordi', considerato dagli investigatori a capo dell'omonimo clan di Locri, nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Reggio Calabria, Mariagrazia Arena. Cordi', a cui e' stata notificata in carcere un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa nell'ambito dell'operazione che ha portato all'arresto dei presunti assassini di Francesco Fortugno, a differenza degli altri indagati, ha deciso di rispondere al gip contestando le accuse. Cordi' e' stato sentito oggi nel carcere di Palmi dove e' detenuto da circa sette anni alla presenza del suo legale di fiducia, Giovanni Taddei. Secondo quanto si e' appreso, Cordi' ha detto di avere scritto al collaboratore di giustizia Bruno Piccolo e al nipote Domenico Novella, arrestati per l'omicidio Fortugno, perche' e' un gesto che fa abitualmente per dare coraggio, soprattutto a chi, come Piccolo, e' al primo arresto. Secondo l'accusa, invece, la lettera, che non e' mai giunta a destinazione perche' intercettata, conteneva velate minacce perche' temeva, come poi e' accaduto, che il giovane collaborasse con gli investigatori. Cordi' ha anche detto al Gip di sapere che la posta che viene spedita da detenuti ad altri detenuti viene sottoposta a controllo per cui non avrebbe inviato un messaggio del genere. Domani, nel carcere di Novara, e' in programma l'interrogatorio di Antonio Dessi'.

I tanti errori del killer suonano troppo strani

A un certo punto viene da chiedersi se siano davvero tanto super professionali questi presunti superkiller della supercosca dei Cordi' dei Locri che sono accusati di avere assassinato Francesco Fortugno: a ripercorrere le tappe prima, durante e dopo l'agguato del 16 ottobre saltano subito agli occhi, infatti, le tante stranezze, al limite del dilettantismo e della superficialita', ma anche alcune modalita' - come il pagamento 'a tariffa' dell'agguato mortale, modalita' da film d'azione americano - assai poco usuali in fatti di mafia in Calabria. Chi spara e' un affiliato alla cosca punto e basta e non riceve alcun compenso extra. Modalita' che fanno riflettere ora anche sui mandanti veri dell'omicidio almeno in sede di Locri. Chi sono stati gli organizzatori? E perche' si sarebbero rivolti a Ritorto? E quest'ultimo ha agito per conto suo o di altri? Ma altri a quale livello? E con quali motivazioni? La prima ''stranezza'' riguarda l'arma utilizzata, una pistola gia' usata nella stessa zona per compiere un'intimidazione a un circolo sportivo di Bianco e per sparare per strada, a Locri, in un episodio mai chiarito, quando per i delitti ''eccellenti'' e' prassi utilizzare una pistola mai impiegata prima. Una valutazione fatta a suo tempo dello stesso procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Antonino Catanese. Anche l'auto utilizzata per la fuga sfugge ai canoni del modo di agire dei killer delle cosche. Il collaboratore Bruno Piccolo, che racconta quello di cui e' venuto a conoscenza da Carmelo Dessi', uno dei quattro arrestati con l'accusa di omicidio, dice ai magistrati che salvatore Ritorto, il presunto killer, e Domenico Audino, colui che l'ha accompagnato sul luogo dell'agguato, hanno utilizzato un'auto di loro proprieta', una Golf. Un rischio immenso, vista la possibilita' di essere identificati da qualche testimone. Le stranezze, tuttavia, non finiscono qui. Anzi, aumentano. Salvatore Ritorto, per esempio, non era organico alla cosca Cordi', ma frequentava alcuni affiliati, e solo nell'ultimo periodo aveva stretto i contatti con Domenico Novella, il quarto arrestato per l'omicidio, considerato un affiliato ai Cordi'. Piccolo colloca l'inizio della conoscenza dei due tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, quindi un mese e mezzo prima del delitto Fortugno. Un po' troppo poco perche' possa scattare quella fiducia indispensabile a commissionare un delitto di tale portata. Non solo. La 'ndrangheta per certi delitti usa killer professionisti, mentre Ritorto, da quel che si sa, era al suo primo omicidio. Ma quella che forse e' la stranezza piu' grande emerge alla domanda fatta dai magistrati a Piccolo su chi avesse voluto il delitto. Tra i vari omissis, Piccolo risponde piu' volte nella stessa maniera: Fortugno e' stato ucciso ''perche' interessava a Ritorto''. Il quale, prosegue il collaboratore, aveva chiesto l'aiuto di Novella per compiere i sopralluoghi sotto casa dell'esponente della Margherita, che non portarono a niente, ''promettendogli una grossa ricompensa''

Ed anche sugli omissis è giallo

Un funzionario dell' As di Locri come uno dei nomi coperti da omissis nell' inchiesta sull' omicidio di Francesco Fortugno. Un uomo ritenuto molto potente all' interno dell' Azienda sanitaria e conosciuto in giro col soprannome ''Celentano'' per la sua somiglianza con il cantante. Di lui si sa tutto, nome e cognome, lo intervistano e gli parlano. Il figlio dell' uomo, G., e' stato arrestato nel febbraio scorso per un traffico di droga gestito da personaggi legati alla cosca Cordi' ed e' amico di Salvatore Ritorto, l' uomo accusato di avere sparato a Fortugno. Spulciando nei tabulati delle telefonate fatte e ricevute da Ritorto, gli uomini dello Sco hanno trovato piu' volte il nome del giovane. Inoltre, per un certo periodo e' stato tra i collaboratori del consigliere regionale Domenico Crea subentrato, come primo dei non eletti della Margherita, al posto di Fortugno. Un particolare su cui, per un certo periodo, si e' concentrata l' attenzione degli investigatori che, tuttavia, non gli hanno attribuito alcuna rilevanza e che lo stesso Crea, con una dichiarazione ufficiale diffusa oggi dall' Ufficio Stampa del Consiglio Regionale, rigetta con sdegno. Per risalire ai mandanti del delitto resta quindi la pista della sanita' legata all' ospedale di Locri. Un' ipotesi presa in considerazione sin dal primo momento, tanto che il ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, decise di delegare il prefetto di Reggio a disporre un accesso antimafia nell' Asl. E sul rapporto conclusivo della commissione sono concentrate le attese degli investigatori. Come conferma un ufficiale della Guardia di finanza: ''Il secondo passo verso la scoperta dei mandanti potra' certamente emergere da un' attenta analisi della relazione prefettizia, frutto dell' inchiesta amministrativa sui documenti della Asl di Locri. Altre ipotesi o scenari, al momento non sembrano che rappresentare mere ipotesi indiziarie''. E' questa la seconda fase delle indagini, quella piu' temuta da 'ndrangheta e mandanti dell' omicidio Fortugno. ''Il precipitato delle ipotesi - prosegue l' investigatore - non serve certamente al lavoro certosino condotto dalla Procura''. Ed infatti il timore maggiore alla Dda, che continua a negare il coinvolgimento di politici, e' proprio quello dei depistaggi. Il lavoro portato avanti in questi mesi, temono i magistrati, potrebbe svanire di colpo a causa di fughe di notizie ed illazioni. E' anche per questo che stamani, in Procura si sono visti volti assai tirati.

Il dipendente ASL querela “La Repubblica”. “Non sono il mandante”, afferma

Una querela contro il quotidiano ''La Repubblica'' e' stata presentata oggi al Procuratore di Locri da Alessandro Marciano', dipendente dell' Asl di Locri, dopo che si e' sentito chiamato in causa in merito all' inchiesta sui mandanti del delitto di Francesco Fortugno. Marciano' chiede anche alla Procura di ravvisare l' eventuale reato di violazione del segreto istruttorio. ''Oggi - ha scritto Marciano' nella querela, assistito dall' avv. Menotti Ferrari - sono stato intervistato da due giornalisti di Repubblica in merito al fatto che sarei io il personaggio coperto da 'omissis' indicato nell' ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico dei presunti esecutori materiali dell' omicidio Fortugno e conseguentemente il mandante dell' efferato fatto di sangue. L' oggetto dell' intervista dei giornalisti ha ripercorso in toto il contenuto riportato negli articoli a loro firma e pertanto le notizie riportate si riferiscono in modo inequivocabile a me''. In merito agli articoli, Marciano' ha sostenuto nella querela che ''facevano riferimento ad un personaggio che, secondo i due giornalisti e' inequivocabilmente il sottoscritto, sarebbe il vero 'boss' indiscusso dell' Asl di Locri e che gli inquirenti hanno coperto con omissis. I giornalisti non so sono limitati ad esporre genericamente i risultati delle indagini, ma hanno riportato considerazioni ed affermazioni che vanno al di la' della notizia di cronaca, riferendo, oltretutto, dei particolari che hanno potuto apprendere solo ed esclusivamente dagli addetti ai lavori''. Notizie, a giudizio di Marciano', ''assolutamente prive di fondamento sia reale che giuridico: non puo' risultare vero, infatti, che il sottoscritto possa essere stato indicato dagli inquirenti come 'il boss della sanita' di Locri che sembra comunque solo un anello della catena dei mandanti, l' ultimo', come riportato nell' articolo''. La notizia, inoltre, e' scritto nella querela, ''non risulta mutuata da alcun provvedimento giudiziario che, anzi, in questo caso, per non essere mai intervenuto, la sconfessa apertamente''.

Mancini accusa “Nei DL calabresi infiltrazioni malavitose”

Nella Margherita calabrese ci sono infiltrazioni malavitose. Lo dice a Radio Radicale il deputato della Rosa nel Pugno Giacomo Mancini intervistato sugli sviluppi del caso Fortugno. ''La partita della gestione della sanita', dei rifiuti e della depurazione delle acque - spiega Mancini - rappresenta una parte fondamentale dell'economia calabrese e come tale fa gola alla criminalita' organizzata. La Margherita si contraddistingue come il partito che ha tanti dirigenti che seguono con particolare attenzione e con un ruolo non secondario le dinamiche gestionali. Ci sono infiltrazioni di dirigenti che svolgono l'attivita' politica solo per arricchirsi. Nelle societa' pubbliche o private che gestiscono l'acqua, i rifiuti e la sanita' ci sono nella parte pubblica tanti dirigenti indicati dai partiti, ma quel che e' ancora piu' preoccupante e' che nella parte privata ci sono personaggi di diretta emanazione dei partiti, soprattutto della Margherita, che tentano di arricchirsi senza timore di scendere a patti con il malaffare presente in Calabria''.

Rutelli: “Piena fiducia nella Magistratura”

''Su questa materia ci siamo pronunciati dal primo istante e con lo stesso identico accento che e' questo: la magistratura deve accertare con rigore e tempestivita' (e ha la nostra fiducia) esecutori, mandanti e motivazioni''. Lo ha detto il presidente della Margherita, Francesco Rutelli, che ha replicato all'ex ministro Francesco Storace, secondo il quale dovrebbe fare chiarezza sulla Margherita in Calabria e sul caso Fortugno. ''Quell'omicidio - ha detto Rutelli - e' una delle pagine piu' tristi e orribili della vita pubblica italiana. Noi abbiamo fiducia nella magistratura che mi pare abbia imboccato con una certa decisione la strada che porta all'accertamento di tutte le responsabilita'''. Sul caso dell'arresto dei detective che avrebbe organizzato lo spionaggio nei confronti di Marrazzo e della Mussolini, Rutelli ha affermato: ''Valuteremo appena vi saranno degli elementi da parte degli inquirenti, non credo si tratti di dare delle sentenze e tanto meno di darle errate''. Quindi ha aggiunto: ''Aspettiamo che l'indagine sia completata. Mi pare che tutto quanto di inquietante e' emerso resti nella sua gravita': l'intrusione negli archivi informatici, pedinamenti, spionaggi. Poi su chi e' stato l'ispiratore tocchera' alla magistratura definirlo con precisione e assoluto garantismo''.

Crea: “Sono stato maldestramente accostato ad un conoscente del killer”

''Con profonda amarezza e sincero stupore, purtroppo, ancora una volta per il tramite di organi di stampa, ho appreso che il mio nome risulta maldestramente accostato ad un conoscente del presunto esecutore dell'efferato delitto''. E' quanto sostiene in una nota il consigliere regionale della Margherita, Domenico Crea, circa l'ipotesi, paventata da alcuni organi di informazione, che accostano il suo nome a quello di un conoscente del presunto autore dell' omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. ''Pur ritenendo - ha aggiunto - di non dovere esplicitare alcuna considerazione sulla ''notizia'', onde evitare facili quanto prevedibili strumentalizzazioni delle mie dichiarazioni, non posso esimermi dal plaudere i risultati conseguiti dalle Autorita' inquirenti, auspicando che, nel piu' breve tempo possibile, le stesse possano fare luce, definitivamente, su questa drammatica vicenda, che ha segnato una delle pagine piu' buie della storia calabrese. Chiaramente, ove il velenoso e strisciante linciaggio politico e morale, di delegittimazione della mia persona e del mio ruolo istituzionale, non dovesse subire una agognata ed immediata conclusione, mi trovero' costretto, mio malgrado, a tutelare piu' incisivamente nelle forme di rito, la mia dignita' di uomo e di esponente della Margherita calabrese''. ''Nel lontano 1988 - ha proseguito Crea - anno in cui decisi di assecondare la mia vocazione per la politica, preventivai di dovere fronteggiare delle situazioni inedite e difficoltose, ma giammai, neppure per un attimo, avrei potuto immaginare di dovermi confrontare con l'assurda e drammatica vicenda che, nei mesi passati, ha scosso le coscienze di tutti noi, ha messo a repentaglio le fondamenta democratiche delle nostre istituzioni e, cosa ben piu' grave, ha devastato le certezze e le speranze della famiglia Fortugno. In segno di cordoglio e di rispetto per la persona di Franco Fortugno, ho ritenuto di assumere e mantenere un contegno doverosamente defilato rispetto agli avvenimenti che hanno riempito le pagine dei quotidiani locali e nazionali. Sarebbe stato forse piu' facile, e per i molti, forse piu' comprensibile, partecipare agli inevitabili quanto spontanei esercizi di retorica propinati dai politologi di giornata, ovvero replicare con fermezza alle bestiali e proditorie illazioni contro la mia persona, ad arte bisbigliate ed affidate al vento, secondo schemi e consuetudini decisamente avulse dalla corretta e trasparente contrapposizione dialettica o da un'ecumenica attivita' di informazione''. ''Troppo spesso - ha concluso - si dimentica che nella nostra terra, il pregiudizio - avarizia dei cuori ed economia delle menti - sovente si trasforma in gelido sospetto, che genera angoscianti condizioni di isolamento e fragilita' per l'unto di turno e, soprattutto, per i suoi familiari''

Feraudo: “Fare subito chiarezza”

''Desidero esprimere un doveroso ringraziamento agli organi investigativi che hanno assicurato alla giustizia i presunti esecutori dell' omicidio di Franco Fortugno. Nel contempo, pero', e' lecito chiedersi pur nel rispetto della irrinunciabile riservatezza delle indagini, tra quanto sara' possibile eliminare quegli omissis su cui qualcuno cerca di speculare''. E' quanto sostiene in una nota il consigliere regionale dell'Italia dei Valori, Maurizio Feraudo. ''Non e' ammissibile - ha aggiunto - che in un delicato momento quale e' la competizione elettorale si strumentalizzano eventi di questa natura per fini propagandistici. Auspico, percio', che si faccia al piu' presto chiarezza e si fughino dubbi e sospetti. La Calabria ha bisogno di essere governata da una classe politica che si ponga al di fuori ed al di spora di qualsiasi contiguita' con la criminalita' organizzata''. ''Per questo - ha concluso Feraudo - si ha l' urgenza di conoscere con compiutezza l' intera vicenda in quanto il rischio a cui ci si espone e' quello di un' inaccettabile e quanto mai inopportuna generalizzazione che induce i cittadini ad avere poca fiducia nelle istituzioni''

Nessun contatto telefonico tra il presunto killer e Audino

Salvatore Ritorto, l' uomo accusato di avere sparato a Francesco Fortugno, e Domenico Audino, indicato dagli investigatori come colui che lo accompagno' e lo aiuto' a fuggire dal luogo del delitto, non si sono mai parlati al telefono ne' prima ne' dopo l' agguato al vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, almeno per quanto riguarda le utenze conosciute dagli investigatori. Il dato e' emerso dall' analisi del traffico telefonico sulle utenze degli indagati fatto dagli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Questa mancanza di contatti, secondo gli investigatori, ha ''una spiegazione abbastanza logica''. Bruno Piccolo, il collaboratore di giustizia che con le sue dichiarazioni ha contribuito agli arresti, ha spiegato che ''tra Ritorto ed Audino esistono rapporti di varia natura''. Tali rapporti sono cominciati in un periodo che il collaboratore colloca a settembre 2005 dopo una iniziale distanza dovuta una lite avuta da Ritorto con una persona vicina a Domenico Novella. Quest' ultimo avrebbe poi cambiato atteggiamento prendendo le parti di Ritorto. E' stato dal quel momento, e' scritto nell' ordinanza che tra ''Ritorto e Novella, e di conseguenza Audino, si e' stabilito un legame che, in breve, si e' notevolmente intensificato''. Tra Ritorto ed Audino, dunque, ''non si registrano contatti diretti per la posizione dominante di Domenico Novella, indicato come punto di riferimento del gruppo''.

 

Precedenti

23/01 (17.00) Delitto Fortugno: I Cordì non potevano decidere da soli, dalle indagini emerge più di un mandante. Si indaga tra sanità e rifiuti. Pesanti anomalie nella gestione dell’Asl di Locri. Le indagini si intrecciano con quelle del delitto Cotroneo.

22/03 Omicidio Fortugno, si indaga sugli appalti della sanità. Interrogato il killer, fa scena muta. Gli omissis delle indagini celerebbero il referente politico della cosca Cordì. PM Creazzo “Le indagini sui mandanti non cominciano certo oggi”. Vedova Fortugno: "Notizie che acuiscono il dolore".

21/03 (23.30) Omicidio Fortugno: Dopo gli arresti ora si punta ai mandanti. Grossa operazione di intelligence per la cattura. Il killer pedinò Fortugno per un mese. Dall'accesso all'AS di Locri arriveranno sviluppi. Tutti i particolari nel nostro speciale.

21/03 (14.30) Arrestati i presunti assassini del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno. In quattro per eseguire l’agguato. La vedova “Trovate i mandanti”. La svolta alle indagini a novembre. Gli arrestati legati al clan dei Cordì. Indagini accelerate da un collaboratore di giustizia. Grasso: “Solo un punto di partenza. Sviluppi legati anche ad ambienti politici”.

 

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