Si arroventa il clima sul caso Fortugno.
E tra veleni, elezioni e sanità distorta si cerca di arrivare
ai mandanti. Tanti e troppi gli errori del presunto killer. Giallo
sugli omissis. Mancini accusa “Nei DL calabresi infiltrazioni
malavitose”
23/03 Ormai e' un clima di veleni, con i nomi indicati nell' ordinanza
di custodia cautelare dal pentito come possibili mandanti del delitto
che escono allo scoperto, fughe di notizie da tutte le parti ed un
dispiegarsi di scenari inediti sui moventi del delitto: tre giorni
dopo gli arresti per l' omicidio Fortugno e' come si sia messo in
moto un frullatore in formato gigante dentro il quale gli investigatori
rischiano di vedere vanificato il lavoro paziente di cinque mesi.
Messi in cassaforte i presunti autori materiali del delitto, l' ora
dei mandanti - e quindi del movente - e' sempre piu' una richiesta
impellente. Il pentito che ha fatto arrestare il killer ed i complici
dice il nome di un ragazzo arrestato un mese fa per droga, amico del
killer. Da qui si risale al padre del giovane, le voci girano e l'
uomo in questione viene in fretta identificato come un funzionario
dell' Asl di Locri, con tanto di nome, cognome e anche sopranome.
Gira tranquillamente per Locri, ormai lo cercano per telefono a casa,
lo intervistano. E lui, Sandro Marciano', querela. I magistrati sono
imbufaliti e minacciano pure loro querele a raffica, ma il clima pare
essere quello di un' inarrestabile ricerca di mandanti politici anche
quando di politici indagati o piu' semplicemente iscritti nel registro
non ce n'e' nemmeno l' ombra. Sullo sfondo ci sono la partita della
malasanita' e gli intrecci del potere legato ad appalti, nomine, forniture
di quell' autentico verminaio che e' la sanita' a Locri, dove tra
non molto arrivera' un commissario antimafia per mettere ordine. Anche
su questo c' e' attesa per la decisione del ministro Pisanu che sara'
investito del caso dopo la definizione della relazione d' accesso
su cui ha lavorato prima il prefetto Paola Basilone e poi il superprefetto
Giuseppe De Sena. Ma perche' Fortugno e' stato ucciso? Chi sono davvero
questi quattro presunti autori del delitto? Chi e' davvero il pentito?
I magistrati della Dda reggina, dopo l' operazione di martedi' si
sono chiusi nel silenzio proprio per cercare di dare risposte alle
domande avanzate a gran voce da piu' parti, ma e' indubbio che il
clima che si e' creato non li aiuta nel loro lavoro. Non passa giorno,
infatti, che non vengano sollecitati, invitati, esortati a chiudere
in fretta l' inchiesta. Le elezioni politiche sono alle porte e sono
in molti quelli che intendono andare alle urne sapendo tutto quello
che sta dietro la decisione di uccidere Fortugno. Maurizio Gasparri
da' ragione al vice direttore del Corriere della Sera che nel suo
editoriale di oggi dice che ''e' necessario capire prima del 9 aprile
se vi sono complicita' politiche''. Complicita', aggiunge Gasparri,
''ve ne sono certamente e la magistratura, ritengo, ha gia' degli
elementi per fare delle valutazioni. Fare aleggiare il sospetto nell'
area e' dannoso. Sarebbe sconcertante, ancora, conoscere la verita'
dopo il voto''. Non mancano neanche le polemiche interne agli schieramenti.
Violenta quella lanciata dalle frequenze di Radio radicale da Giacomo
Mancini, della Rosa nel pugno, nipote dell' omonimo leader socialista:
nella Margherita calabrese ci sono infiltrazioni malavitose. ''Nelle
societa' pubbliche o private che gestiscono l' acqua, i rifiuti e
la sanita' - dice - ci sono nella parte pubblica tanti dirigenti indicati
dai partiti, ma quel che e' ancora piu' preoccupante e' che nella
parte privata ci sono personaggi di diretta emanazione dei partiti,
soprattutto della Margherita, che tentano di arricchirsi senza timore
di scendere a patti con il malaffare presente in Calabria''.
Il boss Cordì nega ogni addebito.
A Piccolo solo lettera di solidarietà
Ha negato ogni addebito e ha attribuito alla sua voglia di esprimere
solidarieta' la lettera scritta a Bruno Piccolo, Vincenzo Cordi',
considerato dagli investigatori a capo dell'omonimo clan di Locri,
nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Reggio
Calabria, Mariagrazia Arena. Cordi', a cui e' stata notificata in
carcere un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa
nell'ambito dell'operazione che ha portato all'arresto dei presunti
assassini di Francesco Fortugno, a differenza degli altri indagati,
ha deciso di rispondere al gip contestando le accuse. Cordi' e' stato
sentito oggi nel carcere di Palmi dove e' detenuto da circa sette
anni alla presenza del suo legale di fiducia, Giovanni Taddei. Secondo
quanto si e' appreso, Cordi' ha detto di avere scritto al collaboratore
di giustizia Bruno Piccolo e al nipote Domenico Novella, arrestati
per l'omicidio Fortugno, perche' e' un gesto che fa abitualmente per
dare coraggio, soprattutto a chi, come Piccolo, e' al primo arresto.
Secondo l'accusa, invece, la lettera, che non e' mai giunta a destinazione
perche' intercettata, conteneva velate minacce perche' temeva, come
poi e' accaduto, che il giovane collaborasse con gli investigatori.
Cordi' ha anche detto al Gip di sapere che la posta che viene spedita
da detenuti ad altri detenuti viene sottoposta a controllo per cui
non avrebbe inviato un messaggio del genere. Domani, nel carcere di
Novara, e' in programma l'interrogatorio di Antonio Dessi'.
I tanti errori del killer suonano
troppo strani
A un certo punto viene da chiedersi se siano davvero tanto super
professionali questi presunti superkiller della supercosca dei Cordi'
dei Locri che sono accusati di avere assassinato Francesco Fortugno:
a ripercorrere le tappe prima, durante e dopo l'agguato del 16 ottobre
saltano subito agli occhi, infatti, le tante stranezze, al limite
del dilettantismo e della superficialita', ma anche alcune modalita'
- come il pagamento 'a tariffa' dell'agguato mortale, modalita' da
film d'azione americano - assai poco usuali in fatti di mafia in Calabria.
Chi spara e' un affiliato alla cosca punto e basta e non riceve alcun
compenso extra. Modalita' che fanno riflettere ora anche sui mandanti
veri dell'omicidio almeno in sede di Locri. Chi sono stati gli organizzatori?
E perche' si sarebbero rivolti a Ritorto? E quest'ultimo ha agito
per conto suo o di altri? Ma altri a quale livello? E con quali motivazioni?
La prima ''stranezza'' riguarda l'arma utilizzata, una pistola gia'
usata nella stessa zona per compiere un'intimidazione a un circolo
sportivo di Bianco e per sparare per strada, a Locri, in un episodio
mai chiarito, quando per i delitti ''eccellenti'' e' prassi utilizzare
una pistola mai impiegata prima. Una valutazione fatta a suo tempo
dello stesso procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Antonino
Catanese. Anche l'auto utilizzata per la fuga sfugge ai canoni del
modo di agire dei killer delle cosche. Il collaboratore Bruno Piccolo,
che racconta quello di cui e' venuto a conoscenza da Carmelo Dessi',
uno dei quattro arrestati con l'accusa di omicidio, dice ai magistrati
che salvatore Ritorto, il presunto killer, e Domenico Audino, colui
che l'ha accompagnato sul luogo dell'agguato, hanno utilizzato un'auto
di loro proprieta', una Golf. Un rischio immenso, vista la possibilita'
di essere identificati da qualche testimone. Le stranezze, tuttavia,
non finiscono qui. Anzi, aumentano. Salvatore Ritorto, per esempio,
non era organico alla cosca Cordi', ma frequentava alcuni affiliati,
e solo nell'ultimo periodo aveva stretto i contatti con Domenico Novella,
il quarto arrestato per l'omicidio, considerato un affiliato ai Cordi'.
Piccolo colloca l'inizio della conoscenza dei due tra la fine di agosto
e l'inizio di settembre, quindi un mese e mezzo prima del delitto
Fortugno. Un po' troppo poco perche' possa scattare quella fiducia
indispensabile a commissionare un delitto di tale portata. Non solo.
La 'ndrangheta per certi delitti usa killer professionisti, mentre
Ritorto, da quel che si sa, era al suo primo omicidio. Ma quella che
forse e' la stranezza piu' grande emerge alla domanda fatta dai magistrati
a Piccolo su chi avesse voluto il delitto. Tra i vari omissis, Piccolo
risponde piu' volte nella stessa maniera: Fortugno e' stato ucciso
''perche' interessava a Ritorto''. Il quale, prosegue il collaboratore,
aveva chiesto l'aiuto di Novella per compiere i sopralluoghi sotto
casa dell'esponente della Margherita, che non portarono a niente,
''promettendogli una grossa ricompensa''
Ed anche sugli omissis è giallo
Un funzionario dell' As di Locri come uno dei nomi coperti da omissis
nell' inchiesta sull' omicidio di Francesco Fortugno. Un uomo ritenuto
molto potente all' interno dell' Azienda sanitaria e conosciuto in
giro col soprannome ''Celentano'' per la sua somiglianza con il cantante.
Di lui si sa tutto, nome e cognome, lo intervistano e gli parlano.
Il figlio dell' uomo, G., e' stato arrestato nel febbraio scorso per
un traffico di droga gestito da personaggi legati alla cosca Cordi'
ed e' amico di Salvatore Ritorto, l' uomo accusato di avere sparato
a Fortugno. Spulciando nei tabulati delle telefonate fatte e ricevute
da Ritorto, gli uomini dello Sco hanno trovato piu' volte il nome
del giovane. Inoltre, per un certo periodo e' stato tra i collaboratori
del consigliere regionale Domenico Crea subentrato, come primo dei
non eletti della Margherita, al posto di Fortugno. Un particolare
su cui, per un certo periodo, si e' concentrata l' attenzione degli
investigatori che, tuttavia, non gli hanno attribuito alcuna rilevanza
e che lo stesso Crea, con una dichiarazione ufficiale diffusa oggi
dall' Ufficio Stampa del Consiglio Regionale, rigetta con sdegno.
Per risalire ai mandanti del delitto resta quindi la pista della sanita'
legata all' ospedale di Locri. Un' ipotesi presa in considerazione
sin dal primo momento, tanto che il ministro dell' Interno, Giuseppe
Pisanu, decise di delegare il prefetto di Reggio a disporre un accesso
antimafia nell' Asl. E sul rapporto conclusivo della commissione sono
concentrate le attese degli investigatori. Come conferma un ufficiale
della Guardia di finanza: ''Il secondo passo verso la scoperta dei
mandanti potra' certamente emergere da un' attenta analisi della relazione
prefettizia, frutto dell' inchiesta amministrativa sui documenti della
Asl di Locri. Altre ipotesi o scenari, al momento non sembrano che
rappresentare mere ipotesi indiziarie''. E' questa la seconda fase
delle indagini, quella piu' temuta da 'ndrangheta e mandanti dell'
omicidio Fortugno. ''Il precipitato delle ipotesi - prosegue l' investigatore
- non serve certamente al lavoro certosino condotto dalla Procura''.
Ed infatti il timore maggiore alla Dda, che continua a negare il coinvolgimento
di politici, e' proprio quello dei depistaggi. Il lavoro portato avanti
in questi mesi, temono i magistrati, potrebbe svanire di colpo a causa
di fughe di notizie ed illazioni. E' anche per questo che stamani,
in Procura si sono visti volti assai tirati.
Il dipendente ASL querela “La
Repubblica”. “Non sono il mandante”, afferma
Una querela contro il quotidiano ''La Repubblica'' e' stata presentata
oggi al Procuratore di Locri da Alessandro Marciano', dipendente dell'
Asl di Locri, dopo che si e' sentito chiamato in causa in merito all'
inchiesta sui mandanti del delitto di Francesco Fortugno. Marciano'
chiede anche alla Procura di ravvisare l' eventuale reato di violazione
del segreto istruttorio. ''Oggi - ha scritto Marciano' nella querela,
assistito dall' avv. Menotti Ferrari - sono stato intervistato da
due giornalisti di Repubblica in merito al fatto che sarei io il personaggio
coperto da 'omissis' indicato nell' ordinanza di custodia cautelare
in carcere emessa a carico dei presunti esecutori materiali dell'
omicidio Fortugno e conseguentemente il mandante dell' efferato fatto
di sangue. L' oggetto dell' intervista dei giornalisti ha ripercorso
in toto il contenuto riportato negli articoli a loro firma e pertanto
le notizie riportate si riferiscono in modo inequivocabile a me''.
In merito agli articoli, Marciano' ha sostenuto nella querela che
''facevano riferimento ad un personaggio che, secondo i due giornalisti
e' inequivocabilmente il sottoscritto, sarebbe il vero 'boss' indiscusso
dell' Asl di Locri e che gli inquirenti hanno coperto con omissis.
I giornalisti non so sono limitati ad esporre genericamente i risultati
delle indagini, ma hanno riportato considerazioni ed affermazioni
che vanno al di la' della notizia di cronaca, riferendo, oltretutto,
dei particolari che hanno potuto apprendere solo ed esclusivamente
dagli addetti ai lavori''. Notizie, a giudizio di Marciano', ''assolutamente
prive di fondamento sia reale che giuridico: non puo' risultare vero,
infatti, che il sottoscritto possa essere stato indicato dagli inquirenti
come 'il boss della sanita' di Locri che sembra comunque solo un anello
della catena dei mandanti, l' ultimo', come riportato nell' articolo''.
La notizia, inoltre, e' scritto nella querela, ''non risulta mutuata
da alcun provvedimento giudiziario che, anzi, in questo caso, per
non essere mai intervenuto, la sconfessa apertamente''.
Mancini accusa “Nei DL calabresi
infiltrazioni malavitose”
Nella Margherita calabrese ci sono infiltrazioni malavitose. Lo dice
a Radio Radicale il deputato della Rosa nel Pugno Giacomo Mancini
intervistato sugli sviluppi del caso Fortugno. ''La partita della
gestione della sanita', dei rifiuti e della depurazione delle acque
- spiega Mancini - rappresenta una parte fondamentale dell'economia
calabrese e come tale fa gola alla criminalita' organizzata. La Margherita
si contraddistingue come il partito che ha tanti dirigenti che seguono
con particolare attenzione e con un ruolo non secondario le dinamiche
gestionali. Ci sono infiltrazioni di dirigenti che svolgono l'attivita'
politica solo per arricchirsi. Nelle societa' pubbliche o private
che gestiscono l'acqua, i rifiuti e la sanita' ci sono nella parte
pubblica tanti dirigenti indicati dai partiti, ma quel che e' ancora
piu' preoccupante e' che nella parte privata ci sono personaggi di
diretta emanazione dei partiti, soprattutto della Margherita, che
tentano di arricchirsi senza timore di scendere a patti con il malaffare
presente in Calabria''.
Rutelli: “Piena fiducia nella
Magistratura”
''Su questa materia ci siamo pronunciati dal primo istante e con
lo stesso identico accento che e' questo: la magistratura deve accertare
con rigore e tempestivita' (e ha la nostra fiducia) esecutori, mandanti
e motivazioni''. Lo ha detto il presidente della Margherita, Francesco
Rutelli, che ha replicato all'ex ministro Francesco Storace, secondo
il quale dovrebbe fare chiarezza sulla Margherita in Calabria e sul
caso Fortugno. ''Quell'omicidio - ha detto Rutelli - e' una delle
pagine piu' tristi e orribili della vita pubblica italiana. Noi abbiamo
fiducia nella magistratura che mi pare abbia imboccato con una certa
decisione la strada che porta all'accertamento di tutte le responsabilita'''.
Sul caso dell'arresto dei detective che avrebbe organizzato lo spionaggio
nei confronti di Marrazzo e della Mussolini, Rutelli ha affermato:
''Valuteremo appena vi saranno degli elementi da parte degli inquirenti,
non credo si tratti di dare delle sentenze e tanto meno di darle errate''.
Quindi ha aggiunto: ''Aspettiamo che l'indagine sia completata. Mi
pare che tutto quanto di inquietante e' emerso resti nella sua gravita':
l'intrusione negli archivi informatici, pedinamenti, spionaggi. Poi
su chi e' stato l'ispiratore tocchera' alla magistratura definirlo
con precisione e assoluto garantismo''.
Crea: “Sono stato maldestramente
accostato ad un conoscente del killer”
''Con profonda amarezza e sincero stupore, purtroppo, ancora una
volta per il tramite di organi di stampa, ho appreso che il mio nome
risulta maldestramente accostato ad un conoscente del presunto esecutore
dell'efferato delitto''. E' quanto sostiene in una nota il consigliere
regionale della Margherita, Domenico Crea, circa l'ipotesi, paventata
da alcuni organi di informazione, che accostano il suo nome a quello
di un conoscente del presunto autore dell' omicidio del vicepresidente
del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. ''Pur ritenendo
- ha aggiunto - di non dovere esplicitare alcuna considerazione sulla
''notizia'', onde evitare facili quanto prevedibili strumentalizzazioni
delle mie dichiarazioni, non posso esimermi dal plaudere i risultati
conseguiti dalle Autorita' inquirenti, auspicando che, nel piu' breve
tempo possibile, le stesse possano fare luce, definitivamente, su
questa drammatica vicenda, che ha segnato una delle pagine piu' buie
della storia calabrese. Chiaramente, ove il velenoso e strisciante
linciaggio politico e morale, di delegittimazione della mia persona
e del mio ruolo istituzionale, non dovesse subire una agognata ed
immediata conclusione, mi trovero' costretto, mio malgrado, a tutelare
piu' incisivamente nelle forme di rito, la mia dignita' di uomo e
di esponente della Margherita calabrese''. ''Nel lontano 1988 - ha
proseguito Crea - anno in cui decisi di assecondare la mia vocazione
per la politica, preventivai di dovere fronteggiare delle situazioni
inedite e difficoltose, ma giammai, neppure per un attimo, avrei potuto
immaginare di dovermi confrontare con l'assurda e drammatica vicenda
che, nei mesi passati, ha scosso le coscienze di tutti noi, ha messo
a repentaglio le fondamenta democratiche delle nostre istituzioni
e, cosa ben piu' grave, ha devastato le certezze e le speranze della
famiglia Fortugno. In segno di cordoglio e di rispetto per la persona
di Franco Fortugno, ho ritenuto di assumere e mantenere un contegno
doverosamente defilato rispetto agli avvenimenti che hanno riempito
le pagine dei quotidiani locali e nazionali. Sarebbe stato forse piu'
facile, e per i molti, forse piu' comprensibile, partecipare agli
inevitabili quanto spontanei esercizi di retorica propinati dai politologi
di giornata, ovvero replicare con fermezza alle bestiali e proditorie
illazioni contro la mia persona, ad arte bisbigliate ed affidate al
vento, secondo schemi e consuetudini decisamente avulse dalla corretta
e trasparente contrapposizione dialettica o da un'ecumenica attivita'
di informazione''. ''Troppo spesso - ha concluso - si dimentica che
nella nostra terra, il pregiudizio - avarizia dei cuori ed economia
delle menti - sovente si trasforma in gelido sospetto, che genera
angoscianti condizioni di isolamento e fragilita' per l'unto di turno
e, soprattutto, per i suoi familiari''
Feraudo: “Fare subito chiarezza”
''Desidero esprimere un doveroso ringraziamento agli organi investigativi
che hanno assicurato alla giustizia i presunti esecutori dell' omicidio
di Franco Fortugno. Nel contempo, pero', e' lecito chiedersi pur nel
rispetto della irrinunciabile riservatezza delle indagini, tra quanto
sara' possibile eliminare quegli omissis su cui qualcuno cerca di
speculare''. E' quanto sostiene in una nota il consigliere regionale
dell'Italia dei Valori, Maurizio Feraudo. ''Non e' ammissibile - ha
aggiunto - che in un delicato momento quale e' la competizione elettorale
si strumentalizzano eventi di questa natura per fini propagandistici.
Auspico, percio', che si faccia al piu' presto chiarezza e si fughino
dubbi e sospetti. La Calabria ha bisogno di essere governata da una
classe politica che si ponga al di fuori ed al di spora di qualsiasi
contiguita' con la criminalita' organizzata''. ''Per questo - ha concluso
Feraudo - si ha l' urgenza di conoscere con compiutezza l' intera
vicenda in quanto il rischio a cui ci si espone e' quello di un' inaccettabile
e quanto mai inopportuna generalizzazione che induce i cittadini ad
avere poca fiducia nelle istituzioni''
Nessun contatto telefonico tra il
presunto killer e Audino
Salvatore Ritorto, l' uomo accusato di avere sparato a Francesco
Fortugno, e Domenico Audino, indicato dagli investigatori come colui
che lo accompagno' e lo aiuto' a fuggire dal luogo del delitto, non
si sono mai parlati al telefono ne' prima ne' dopo l' agguato al vice
presidente del Consiglio regionale della Calabria, almeno per quanto
riguarda le utenze conosciute dagli investigatori. Il dato e' emerso
dall' analisi del traffico telefonico sulle utenze degli indagati
fatto dagli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia
di Stato. Questa mancanza di contatti, secondo gli investigatori,
ha ''una spiegazione abbastanza logica''. Bruno Piccolo, il collaboratore
di giustizia che con le sue dichiarazioni ha contribuito agli arresti,
ha spiegato che ''tra Ritorto ed Audino esistono rapporti di varia
natura''. Tali rapporti sono cominciati in un periodo che il collaboratore
colloca a settembre 2005 dopo una iniziale distanza dovuta una lite
avuta da Ritorto con una persona vicina a Domenico Novella. Quest'
ultimo avrebbe poi cambiato atteggiamento prendendo le parti di Ritorto.
E' stato dal quel momento, e' scritto nell' ordinanza che tra ''Ritorto
e Novella, e di conseguenza Audino, si e' stabilito un legame che,
in breve, si e' notevolmente intensificato''. Tra Ritorto ed Audino,
dunque, ''non si registrano contatti diretti per la posizione dominante
di Domenico Novella, indicato come punto di riferimento del gruppo''.
Precedenti
23/01
(17.00) Delitto Fortugno: I Cordì non potevano decidere da
soli, dalle indagini emerge più di un mandante. Si
indaga tra sanità e rifiuti. Pesanti
anomalie nella gestione dell’Asl di Locri. Le
indagini si intrecciano con quelle del delitto Cotroneo.
22/03
Omicidio Fortugno, si indaga sugli appalti della sanità. Interrogato
il killer, fa scena muta. Gli omissis delle indagini celerebbero
il referente politico della cosca Cordì. PM
Creazzo “Le indagini sui mandanti non cominciano certo oggi”.
Vedova Fortugno: "Notizie che acuiscono il dolore".
21/03
(23.30) Omicidio Fortugno: Dopo gli arresti ora si punta ai mandanti.
Grossa operazione di intelligence per la cattura.
Il killer pedinò Fortugno per un mese. Dall'accesso
all'AS di Locri arriveranno sviluppi. Tutti
i particolari nel nostro speciale.
21/03
(14.30) Arrestati i presunti assassini del vicepresidente del Consiglio
regionale Francesco Fortugno. In quattro per
eseguire l’agguato. La vedova “Trovate
i mandanti”. La
svolta alle indagini a novembre. Gli
arrestati legati al clan dei Cordì. Indagini
accelerate da un collaboratore di giustizia. Grasso: “Solo
un punto di partenza. Sviluppi legati anche ad ambienti politici”.