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Cronaca
Arrestato il mandante dell'omicidio Fortugno

Il Presidente Ciampi rende omaggio alla salma di Fortugno

Arrestato il presunto mandante dell’Omicidio Fortugno. è' un caposala dell’Ospedale di Locri. Arrestato anche suo figlio. La Vedova Fortugno "Non li conosco"

21/06 Due persone sono state arrestate a Locri da polizia e carabinieri nell’ambito dell’inchiesta legata all’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno ucciso a Locri in un agguato di stampo mafioso il 16 ottobre del 2005 nel portone di Palazzo Nieddu durante le primarie dell’Unione. Le due persone arrestate sono Alessandro Marciano', di 55 anni, caposala dell' ospedale di Locri, e il figlio Giuseppe, di 28. Il primo, sopannominato ''Celentano'' per al somiglianza con il cantante, e' accusato, secondo quanto si e' appreso, di essere stato il mandante dell' omicidio di Fortugno , mentre Giuseppe Marciano' avrebbe avuto una responsabilita' diretta nell' organizzazione dell' assassinio dell' allora vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria.
Il nome di Marcianò, soprannominato "Celentano" per la somiglianza con il cantante, era venuto fuori a marzo scorso, quando furono arrestati i presunti killer del vice presidente del Consiglio regionale assassinato il 16 ottobre, perché era amico del giovane sospettato di essere l'esecutore materiale del delitto, Salvatore Ritorto. L'infermiere, in quell'occasione, aveva minacciato querele per essere stato tirato in ballo da alcuni quotidiani nazionali. Il figlio, Giuseppe è disoccupato. Per un periodo era stato assunto al Consiglio Regionale, nella passata legislatura, come collaboratore del consigliere Domenico Crea, allora dell'UdC ed oggi rieletto con la Margherita, al quale i Marcianò sono legati politicamente. Dal momento che, relativamente al movente dell'omicidio Fortugno, gli inquirenti avevano continuato a seguire la pista degli affari legati all'ospedale di Locri, in quel contesto era venuta alla luce la figura del figlio di Marcianò, che era in frequenti contatti telefonici con Ritorto. Giuseppe Marcianò, nel mese di febbraio, è stato arrestato per traffico di droga. Il nome di suo padre Alessandro, invece, potrebbe essere uno di quelli coperti dagli omissis contenuti nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dalla Procura della DDA di Reggio Calabria nel marzo scorso. Il caposala, in una intervista a un quotidiano nazionale, non aveva però negato la circostanza di essere "compare" di Antonio Cordì, boss dell'omonima cosca di Locri. Anzi, aveva aggiunto di essere onorato di questo legame.

La vedova Fortugno: “Non conosco i due arrestati”

21/06 ''Non conosco le due persone in questione, ma preferisco non parlarne finche' ci sono le indagini in corso''. Lo ha dichiarato alle agenzie l’on. Maria Lagana', vedova del vice presidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno, non appena ha appreso della cattura oggi a Locri dei presunti mandanti dell'omicidio del marito, Alessandro e Giuseppe Marciano' padre e figlio.

Gli inquirenti: “Marcianò vicino ai Cordì”

21/06 Alessandro Marciano', 55 anni, detto "Celentano" per la sua somiglianza con il cantante, arerstato insieme con il figlio Giuseppe nell'ambito delle indagini sull'omicidio Fortugno, e' considerato dagli inquirenti "vicino" ad elementi della 'ndrangheta. In particolare, nel rapporto della commissione d'accesso che ha determinato il commissariamento per infiltrazioni mafiose dell'Asl di Locri, si fa riferimento alle frequentazioni dell'uomo, caposala alll'ospedale della cittadina calabrese (lo stesso in cui lavoravano Fortugno e la moglie Maria Grazia), con pregiudicati ritenuti affiliati alla cosca Cordi'. Dagli atti di Polizia, inoltre, risulta imparentato per via della moglie, con le famiglie Bruzzaniti e Morabito di Africo Nuovo.

L’ASL di Locri commissariata per mafia dal 27 aprile

21/06 L'Asl di Locri, nella quale lavora come caposala Alessandro marciano', arrestato oggi nell'ambito dell'inchiesta sul delitto Fortugno, e prestava servizio come responsabile del pronto soccorso il vice presidente del consiglio regionale calabrese ucciso, e' commissariata dal 27 aprile scorso per infiltrazioni mafiose. Il decreto proposto dall'allora ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu fu approvato dal governo sulla base della relazione prodotta dalla commmissione d'accesso presieduta da Paola Basilone, ex viceprefetto di Roma, oggi Prefetto a Vibo Valentia. La stessa Azienda sanitaria era stata gia' commissariata anni addietro sempre per infiltrazioni mafiose. Un commissario era stato nominato pure dalla regione nell'agosto 2005 ma per ragioni amministrative.

La svolta il 21 marzo: arrestato il commando

La svolta nelle indagini sull' omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria di Francesco Fortugno, ucciso in un agguato il 16 ottobre del 2005 a Locri all'interno del seggio delle primarie dell'Unione, porta la data del 21 marzo scorso, quando gli uomini del Servizio Centrale operativo della Direzione anticrimine centrale della Polizia e gli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidati da Salvatore Arena, arrestarono i killer. Oggi un nuovo imporante passo avanti con l'arresto dei due presunti mandanti dell'agguato: Alessandro e Giuseppe Marciano', padre e figlio, il primo infermiere caposala all'ospedale locale. Nove furono quel giorno i destinatari delle misure cautelari. Tra questi quattro presunti esponenti del clan Cordi', operativo nella Locride, e impegnato in una lunga e sanguinosa faida per ottenere il controllo del territorio con l'altra cosca che controlla la zona, quella dei Cataldo. In manette finirono Salvatore Ritorto, 27 anni, pregiudicato di Locri ritenuto dagli inquirenti l'uomo che materialmente sparo' a Fortugno e altri tre pregiudicati locali, che, secondo gli inquirenti, avrebbero concorso nel delitto: Domenico Audino, 27 anni, Domenico Novella, 24 anni, e Carmelo Dessi', 26 anni. Tra i destinatari dei provvedimenti anche Vincenzo Cordi', considerato il boss dell'omonima cosca calabrese, gia' in stato di detenzione, al quale cui si contestava il reato di associazione di tipo mafioso. Alle indagini della polizia e della magistratura, che si fondavano su un impianto accusatorio gia' consistente, si erano aggiunge anche le dichiarazioni di un pentito appartenente alla cosca finita nel mirino degli inquirenti: un altro esponente della cosca dei Cordi', arrestato mesi fa dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo della polizia e della Squadra Mobile per associazione di tipo mafiosa e detenzione di armi. Il pentito che permise di ricostruire l'intera vicenda e' Bruno Piccolo, 28 anni, proprietario di un bar, 'l'Arcobaleno', nel centro di Locri, finito in manette il 15 novembre dello scorso anno insieme ad altre tre persone anche esse considerate legate al clan mafioso Cordi' di Locri. Insieme a Piccolo, in quella circostanza, furono arrestati Antonio Dessi', 23 anni, Alessio Scali, 21 anni, oltre a Domenico Novella, 29 anni, che fu arrestato a Roma: tutti erano sospettati di reati associativi e di violazione della legge sulle armi. Infatti ai quattro, che secondo gli investigatori della Polizia di Stato erano in possesso di alcuni bazooka e bombe ad alto potenziale di fabbricazione jugoslava, venne contestata l'associazione mafiosa finalizzata al traffico di armi anche da guerra ed altri reati. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere furono emesse dal Gip della Dda di Reggio Calabria, Adriana Costabile, su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Creazzo, lo stesso magistrato che coordina le indagini sull'uccisione di Fortugno. Oggi e' toccato ad Alessandro e Giuseppe Marciano', i cui nomi erano gia' spuntati nel corso dell'inchiesta che porto' al blitz di marzo. ''Questo Bruno Piccolo - dichiaro' all'epoca Alessandro parlando con i giornalisti - l'avro' visto, forse, una volta al bar Arcobaleno dove sarebbero avvenuti i summit di mafia. Ci presi un caffe'. Non capisco perche' mi tira in ballo''. ''Io a Franco Fortugno volevo bene'', disse all'epoca l' infermiere caposala all'ospedale di Locri. E sull'amicizia del figlio Giuseppe con Salvatore Ritorto, Marciano' aveva spiegato: ''Allora... Questo Ritorto lo conosco pure io, posso dire che oltre a essere un grande amico di Giuseppe e' anche amico mio''. ''Conoscevo - aveva aggiunto - anche gli altri arrestati, certo, solo perche' qui ci conosciamo tutti ma non e' che con ognuno mi corico a letto la sera. Li conosco, ci parlo, cosi'. Ritorto l'ho visto prima del delitto, l'ho accompagnato dopo la morte di Franco a fare dei controlli perche' aveva avuto un incidente, sempre tranquillo. Non immaginavo che potesse essere coinvolto, e ancora faccio fatica a immaginarmelo che prende e spara''.

La DDA conferma gli arresti

21/06 La DDA di Reggio Calabria conferma, in una nota, che sono state arrestate due persone nell' ambito delle indagini preliminari sull' assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre scorso. Nella nota della Procura, però, l' identità dei due arrestati non viene resa nota. La Procura, secondo quanto è stato riferito, fornirà ulteriori notizie "attraverso adeguato comunicato stampa".

La conferenza stampa fissata per domani mattina

21/06 E' stata fissata per domani alle 11, nella Procura della Repubblica di Reggio Calabria, la conferenza stampa per illustrare i dettagli dell' operazione che ha portato oggi all' arresto di Alessandro Marciano' e del figlio Giuseppe nell' ambito dell' inchiesta sull' omicidio di Francesco Fortugno. L' incontro con i giornalisti sara' tenuto dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Antonino Catanese, che, nel rispetto della riforma dell' ordinamento giudiziario, e' l' unico autorizzato a fornire informazioni alla stampa sulle inchieste condotte dall' ufficio. Non e' escluso, secondo quanto si e' appreso, che alla conferenza stampa partecipi un magistrato della Procura nazionale antimafia.

Lumia convinto che c’è ancora da scavare

21/06 ''Ogni passo che ci avvicina alla verita' definitiva sull'omicidio Fortugno e' utile: per questo ringrazio ancora una volta le forze dell'ordine e la magistratura per le indagini che stanno portando avanti''. E' quanto sostiene in una nota il parlamentare dell'Ulivo, Giuseppe Lumia. ''Rimango convinto - ha aggiunto - che ci sia ancora da scavare per individuare fino in fondo chi e perche' ha voluto quell'omicidio. Sono anche convinto che un'omicidio di quella portata non sia stato possibile senza un accordo complessivo delle cosche calabresi''. ''Per questo - ha concluso - bisogna continuare a combattere la 'ndrangheta su tutti i fronti, moltiplicando ancora di piu' l'impegno a livello locale e nazionale, come chiedono tanti calabresi onesti''.

Valentino “Per fortuna c’è una giustizia che si occupa seriamente dei problemi criminali”

21/06 ''Per fortuna c'e' una giustizia che si occupa delle cose serie e con sobrieta' ed efficacia risolve progressivamente grandi problemi criminali''.Lo ha detto il senatore di An, Giuseppe Valentino, gia' sottosegretario alla Giustizia. ''L'arresto di altri due soggetti nell'ambito dell'omicidio Fortugno rivela la capacita' della magistratura reggina di assicurare alla giustizia i responsabili di una delle pagine piu' cupe della storia giudiziaria calabrese degli ultimi tempi. Auspico- e con questi uomini e metodi investigativi sara' possibile - che in tempi veloci si possa finalmente scoprire le ragioni reali che determinarono la tragica morte dell'on. Fortugno''.

Il 16 ottobre l’agguato

Sono le 17.30 del pomeriggio del 16 ottobre 2005 quando l'esponente della Margherita Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, viene freddato da cinque colpi di pistola, cinque proiettili calibro nove esplosi dalle armi di due sicari. Al seggio delle primarie dell'Unione a Locri e' il panico. Fortugno aveva appena votato e si era fermato a parlare con due persone all'ingresso di Palazzo Nieddu, quando i killer gli si sono avvicinati ed hanno sparato. Uno, due, cinque colpi che rimbombano nell'androne dell'edificio. Il 21 marzo scorso la svolta con i nove provvedimenti cautelari eseguiti dagli uomini del Servizio centrale operativo della polizia e dalla squadra mobile di Reggio Calabria stanno eseguendo. Oggi due nuovi arresti a Locri, padre e figlio, ritenuti i presunti mandanti dell'omicidio. Diverse le persone che assistono all'agguato, ma nessuno e' in grado di riconoscere gli assassini. I sicari hanno il volto coperto e sono entrati da poco, quando colpiscono Fortugno con quelle cinque pallottole. Poi fuggono via, senza lasciare tracce. Fortugno si accascia a terra, e' ferito all'addome, al torace. Si tenta di praticargli un massaggio cardiaco, di rianimarlo, di tenerlo in vita fino all'arrivo dei soccorso. Ma e' tutto inutile. Il vicepresidente del consiglio regionale non ce la fa. L'autoambulanza arriva nel giro di poco. Lo soccorre e tenta una corsa disperata verso l'ospedale. Ma Fortugno muore durante il tragitto. Arrivera' gia' cadavere al pronto soccorso. Quello stesso pronto soccorso dove ha prestato servizio per tanti anni. Fortugno, 54 anni, era infatti un medico prestato alla politica. Specialista in chirurgia generale e medicina legale, era primario ospedaliero, oltre che professore a contratto presso la facolta' di Medicina dell'Universita' di Catanzaro. E anche nella sua carriera politica, aveva sempre prestato attenzione ai temi della salute e della sanita'. Eletto nel 2005 nelle file della Margherita nella circoscrizione di Reggio, aveva totalizzato oltre 8mila voti. Ma questa non era stata la sua prima volta in Consiglio regionale, dove era gia' stato nella scorsa legislatura, subentrando a Luigi Meduri, eletto deputato il 13 maggio 2001. Sul piano dell'attivita' amministrativa, prima di arrivare alla Regione aveva maturato esperienze di consigliere comunale e vice presidente dell'assemblea dell'Usl di Melito Porto Salvo. Tra gli incarichi ricoperti, anche quello di segretario regionale aggiunto nella Cisl medici di Reggio Calabria. Aveva fatto parte dell'esecutivo nazionale della Cisl medici e della Commissione per la contrattazione degli accordi nazionali di lavoro e della legge di riforma sanitaria. Nato nel 1951 a Brancaleone, Fortugno era sposato e padre di due figli. Le indagini scattano immediatamente. La questura di Reggio Calabria invia una propria squadra sul posto per effettuare i rilievi e a Locri giungono anche gli specialisti del Servizio Centrale Operativo della Direzione Anticrimine Centrale della Polizia. Non si esclude la pista mafiosa. Intanto, dal mondo della politica arrivano reazioni di sgomento al barbaro omicidio. A cominciare proprio dal governatore della Calabria, Agazio Loiero, che si precipita a Locri. ''E' un fatto sconvolgente - dichiara il governatore- Si e' alzato moltissimo il livello della criminalita'. C'e' la sensazione di impunita'''. Fortugno, afferma Loiero, ''era una persona mite, una persona perbene. Non so cosa sia successo. Non so come si puo' arrivare al seggio e sparare a una persona cosi'. D'altra parte in questi anni ne sono successi tanti di gesti di intimidazione''. A Reggio Calabria l'indomani l'allora ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, presiede il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, Con lui il capo della Polizia, Gianni De Gennaro, il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, generale Luciano Gottardo, il comandante della Guardia di Finanza, Roberto Speciale. Al vertice partecipano i responsabili provinciali delle forze dell'ordine e i magistrati della Dda, titolari dell'inchiesta sull'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Fortugno , tra i quali il procuratore di Reggio, Antonino Catanese. Intanto l'autopsia conferma: Fortugno e' stato assassinato con cinque colpi di pistola calibro 9 x 21 bifilare. Quattro dei cinque proiettili lo hanno colpito al torace e un quinto all'addome. A eseguirla il medico legale Massimiliano Rizzo, che dice: il killer che ha ucciso Fortugno ha sparato da distanza molto ravvicinata. Al termine del vertice di Reggio il ministro dell'Interno affermo': ''Il delitto conferma che la situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica e' critica e che occorrono misure ancora piu' energiche. Nella riunione di oggi - spiego' Pisanu- e' stata fatta una valutazione delle attivita' fin qui svolte e sono state individuate ulteriori linee di intervento, in particolare per quanto riguarda i patrimoni illecitamente costituiti''. Il 18 ottobre arriva a in Calabria anche l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per rendere omaggio alla salma di Francesco Fortugno, nella camera ardente allestita a Palazzo San Giorgio, sede dell'Assemblea regionale della Calabria. Il 19 ottobre si celebrano i funerali. Grandissima e commossa e' la partecipazione. alla cerimonia. Il momento piu' toccante quello dell'omelia del vescovo di Locri, monsignor Giancarlo Brigantini. ''Perche' tanto sangue? Perche' questa uccisione? Chi l'ha cosi' proditoriamente pensata, organizzata, ed attuata?''. ''Perche' proprio nei confronti di questo uomo, che si e' sempre distinto per umanita', tanto ascolto, amabilita', vicinanza alla gente, spessore umano e politico, senso religioso della vita in lui e nella sua famiglia cui siamo affettuosamente vicini e solidali? Perche'?''. Interrogativi che accomunano tutti. Come l'invito che il vescovo lancia agli inquirenti: ''Con forza chiediamo che sia fatta luce al piu' presto e con la maggiore professiolnalita' possibile fino all'arresto dei colpevoli''. ''Sul piano politico -sottolinea il vescovo di Locri - abbiamo finalmente visto una riscossa forte di tutte le realta' partitiche, nazionali e regionali, per reagire a questa devastante offesa alla politica''. ''Il problema, oggi, non e' solo a Locri ma e' soprattutto a Roma. La 'ndrangheta con questo delitto ha voluto dire che intende dominare e sottomettere la politica perche' -dice- sia strumento docile ai suoi enormi interessi economici''. In Calabria ''lo Stato c'e' e non ha nessuna intenzione di andarsene'', ribadisce il giorno successivo il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, che, intervenendo al Senato sull'omicidio Fortugno, dispone l'invio a Reggio Calabria di ''un gruppo di specialisti che collaboreranno alle indagini''. Il 25 ottobre si comincia a profilare un impegno in politica per la vedova Fortugno. Maria Grazia Lagana' annuncia: ''Cerchero' sempre di tenere alto l'impegno di Franco e di non sprecare il lavoro in cui ha creduto e in cui tutti noi crediamo ancora. La politica si fa ogni giorno, quotidianamente. Quando ci si dedica agli ideali in cui si crede, si lotta per le proprie idee, si fa politica. Non si deve necessariamente governare''. Sul fronte delle indagini a parlare il 26 ottobre e' il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. ''Non sono qua per risolvere un omicidio. Questo non rientra nei miei compiti. Ne' credo sia nelle aspettative'', dice al termine del vertice con i magistrati che ha presieduto nel palazzo di giustizia di Reggio Calabria per fare il punto sulle misure di contrasto alla criminalita' organizzata, ma anche per verificare a che punto e' l'inchiesta sull'omicidio. ''Sono in corso e stiamo seguendo tutte le piste possibili.. I risultati -ha aggiunto- speriamo che verranno. E pian piano arriveranno e li registreremo''. Intanto a Reggio Calabria e' in arrivo il 'superprefetto' Luigi De Sena..'' La 'ndrangheta, spiega il 'superprefetto', e' cosi' potente in Italia perche' ''si e' storicamente consolidata come organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, come la piu' efferata, la piu' collegata sia con i Paesi produttori (di droga, ndr) sia con le grandi organizzazione della distribuzione''. Riferendosi poi alla reazione della societa' civile calabrese dopo l'omicidio Fortugno, il prefetto De Sena annuncia che e' sua intenzione coinvolgerla ''esaltando un dialogo corretto e leale con tutte le istituzioni locali, con i giovani specialmente e con tutti i protagonisti attivi e positivi del territorio calabrese. La Calabria - dice ancora De Sena - e' un territorio che merita piu' attenzione, molto effervescente, che dovrebbe essere consciuto non soltanto come esportatore di criminalita' ma anche come esportatore di grandi qualita' professionali''. Il 4 novembre e' il giorno della marcia dei giovani di Locri, la marcia della speranza per la legalita' e contro le mafie. ''Saremo insieme in tutto. Vi ringrazio, vorrei abbracciarvi tutti quanti''. Commossa la moglie di Francesco Fortugno, Maria Grazia Lagana', accompagnata dai due figli, abbraccia cosi' idealmente i giovani che da tutta Italia sono arrivati a Locri per dire no alla 'ndrangheta. In migliaia si radunano dalla mattina sul lungomare per partecipare alla manifestazione promossa dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, e dall'allora primo cittadino di Cosenza, Eva Catizone. Insieme agli studenti, i rappresentanti dei comuni della locride e della Calabria con i gonfaloni. Tra gli stendardi, quello della citta' di Napoli. La prima di una serie di inziative che coinvolge i giovani.

-> Speciali - Dossier <-

Pagina speciale sull'omicidio Fortugno (Dossier completo)

-> Servizi Precedenti sull'arresto del commando a marzo <-

30/03 Jovanotti e i ragazzi di Locri presentano il libro della “ribellione” in Consiglio regionale

29/03 Omicidio Fortugno: Inviato a Pisanu il rapporto sull’accesso all’ASL di Locri. Il difensore di Novella ricorre al Tdl

28/03 Omicidio Fortugno: In attesa di una svolta i magistrati in missione al nord per ascoltare il nuovo pentito. Bova "Dare continuità alla reazione dei giovan

27/03 Omicidio Fortugno: è mistero sull’identità del secondo pentito, che comunque collabora. Il procuratore Grasso s’arrabbia per le indiscrezioni trapelate. Nessun avvocato degli arrestati è stato revocato

26/03 Omicidio Fortugno: Gli investigatori sono ottimisti sulla possibilità di arrivare ai mandanti A Locri in centinaia per dire no ai voti alla mafia

25/03 (17.00) Omicidio Fortugno: Il movente potrebbe essere collegato a più affari delle cosche. Ma chi ha ordinato l’omicidio? Gli investigatori rivelano: “un killer non professionista ma che ha eseguito bene il suo compito”

25/03 (01.30) Omicidio Fortugno: Cercando i mandanti le indagini puntano anche all’ASL di Locri. Silenzio degli inquirenti sugli omissis. Dessì non risponde al Gip

24/03 Si arroventa il clima sul caso Fortugno. E tra veleni, elezioni e sanità distorta si cerca di arrivare ai mandanti. Tanti e troppi gli errori del presunto killer. Giallo sugli omissis. Mancini accusa “Nei DL calabresi infiltrazioni malavitose”.

23/03 (17.00) Delitto Fortugno: I Cordì non potevano decidere da soli, dalle indagini emerge più di un mandante. Si indaga tra sanità e rifiuti. Pesanti anomalie nella gestione dell’Asl di Locri. Le indagini si intrecciano con quelle del delitto Cotroneo.

22/03 Omicidio Fortugno, si indaga sugli appalti della sanità. Interrogato il killer, fa scena muta. Gli omissis delle indagini celerebbero il referente politico della cosca Cordì. PM Creazzo “Le indagini sui mandanti non cominciano certo oggi”. Vedova Fortugno: "Notizie che acuiscono il dolore".

21/03 (23.30) Omicidio Fortugno: Dopo gli arresti ora si punta ai mandanti. Grossa operazione di intelligence per la cattura. Il killer pedinò Fortugno per un mese. Dall'accesso all'AS di Locri arriveranno sviluppi. Tutti i particolari nel nostro speciale.

21/03 (14.30) Arrestati i presunti assassini del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno. In quattro per eseguire l’agguato. La vedova “Trovate i mandanti”. La svolta alle indagini a novembre. Gli arrestati legati al clan dei Cordì. Indagini accelerate da un collaboratore di giustizia. Grasso: “Solo un punto di partenza. Sviluppi legati anche ad ambienti politici”.

 

 

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