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    Sculco "Con poche donne al comando ritardo per lo sviluppo"

     

     

    Sculco "Con poche donne al comando ritardo per lo sviluppo"

    07 mar 17 "Uno sguardo pragmatico e soprattutto operativo, anzitutto sul piano della realizzazione concreta dei tanti programmi di riscatto del Paese e, nel nostro caso, del Mezzogiorno dovrebbe far rilevare che la poca presenza delle donne nei posti di comando, in particolare nei Governi italiani e nelle Regioni del Sud, è una delle cause più rilevanti del ritardo di sviluppo e della scarsa efficienza del welfare. Le donne hanno abilità, competenze e uno spirito di condivisione delle scelte che possono senz'altro, se messe all'opera e valorizzate come chiede la nostra Costituzione, fare la differenza". E' quanto afferma, in vista della giornata dell'8 marzo, la consigliera regionale di Calabria in Rete Flora Sculco. "Verso le liturgie del potere declinato al maschile, che implicano spesso discussioni interminabili per l'assegnazione di posti di gestione - prosegue - le donne hanno un'insofferenza che deriva dal fatto che, eccezioni a parte, consideriamo il merito e la competenza elementi indispensabili per migliorare la qualità della vita. L'8 marzo ha senso, se non evapora in una convegnistica rituale e priva di effetti su una realtà che registra l'aumento della diseguaglianze di genere: sociali, istituzionali e occupazionali. E deve essere anzitutto l'occasione per soffermarsi sull'intollerabile violenze contro le donne, che non è soltanto un evento che colpisce drammaticamente la persona umana, ma un vero e proprio macigno sulla qualità della democrazia. C'è da tradurre principi e diritti sulla carta nella vita di ogni giorno. Penso alla sopravvivenza, ancora, della diseguaglianza nella divisione del lavoro all'interno delle famiglie che appesantisce la responsabilità di noi donne, specie quando ci assumiamo responsabilità pubbliche. Persiste tuttavia, nonostante i passi in avanti che sono stati possibili anche grazie a scelte internazionale e a buone riforme legislative, una poca presenza delle donne in politica e nelle istituzioni e, anche se è migliorata, una presenza non soddisfacente delle donne ai vertici di aziende pubbliche e nei cda di aziende quotate in borsa. Di sicuro sulla parità di genere c'è tanto lavoro da fare. La Legge Delrio, che impone la presenza di una specifica percentuale di donne nelle giunte dei comuni sopra i 3mila abitanti, spesso è elusa con ragionamenti da azzeccagarbugli. E la Calabria ancora non ha votato la legge da me proposta sulla parità di genere in Consiglio regionale. Se l'avessimo fatto, dopo che, primo in Italia, il Consiglio regionale calabrese ha votato su mia proposta l'obbligo della presenza di almeno il 30 per cento di donne nell'Esecutivo, avremmo anticipato la norma del Parlamento che chiede ai Consigli regionali di legiferare per garantire la presenza di donne nelle Assemblee in una percentuale non inferiore al 40 per cento. Ma vi sono altri ritardi: l'Italia ha più volte suscitato le critiche delle istituzioni internazionali. Penso ai dati dell'ultimo rapporto Istat sul benessere economico da cui si evince che le disuguaglianze nell'accesso al lavoro tra donne e uomini negli ultimi anni si sono accentuate e il divario di genere resta molto elevato. Fino allo scorso anno risultava occupato solo il 46,6% delle donne, contro il 64% degli uomini. Tutte devono affrontare la mancanza e la precarietà di lavoro e di welfare che si accompagna al retaggio culturale che le vede responsabili della cura dell'infanzia, degli anziani e della famiglia. Purtroppo, in Italia sono assenti efficaci politiche di welfare, a partire da asili nido, scuola a tempo pieno, cura di anziani e disabili. Le giovani donne si trovano costrette a scegliere tra tenersi il lavoro o diventare madri. Non a caso il nostro tasso di natalità è tra i più bassi in Europa. E nel Mezzogiorno tutto è accentuato, il lavoro che manca, la difficoltà di fare carriere, e la discriminazione femminile in ogni settore. Non ci sono differenze antropologiche tra Nord e Sud. A mio avviso, ogni difficoltà ha una portata nazionale che nel Sud si aggrava particolarmente. Il tasso di disoccupazione dal 2008 in avanti nel Sud è aumentato in maniera esponenziale rispetto al Nord. L'incidenza della povertà assoluta in rapporto alla popolazione è aumentata dal 2008 al 2014 dal 5,2% al 10,6% a fronte di quanto verificatosi nel Centro-Nord, dove l'incidenza della povertà è passata dal 2.7% al 5,6%. Il rischio povertà è più alto al Sud rispetto al resto del Paese, soprattutto per le famiglie con minori e per quelle giovani ma anche per le coppie senza figli giovani e adulte e per quelle in cui convivono più nuclei familiari. Tutto ciò, acuisce i disagi delle donne e delle nuove generazioni. Se poi analizziamo quanto accade per la tutela della salute o del welfar è ancora peggio. La sanità in Calabria è a rotoli e il welfare non garantisce neppure gli asili nido: come possono le donne affermare il proprio talento ed entrare alla pari degli uomini nel mondo del lavoro, se debbono sobbarcarsi oneri che la società, non garantendo i servizi essenziali attraverso la mano pubblica, scarica per intero su di loro? C'è un altro tema, poi, che ritengo meriti attenzione ed invece è alquanto sottovalutato, specie da quando il fenomeno migratorio ha assunto forme epocali: il trattamento che il nostro Paese riserva alle donne migranti e senza diritti. Chi si occupa delle problematiche di queste donne che arrivano da mondi diversi dal nostro e con culture e bisogni che andrebbero prima di tutto conosciute? Sono donne che hanno sopportato violenze, discriminazioni ed orrori: qui l'Europa, e il grande progetto su cui si è speso impegno e passione - conclude Flora Sculco - rischia, manifestando l'indifferenza che si tocca con mano, di screditarsi ancora di più".

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