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      Buscè: Il mio segreto? essere trasparenti e non prendere per il c... nessuno

       

       

      Buscè: Il mio segreto? essere trasparenti e non prendere in giro nessuno

      27 mar 26 Iniziamo una nuova rubrica della nostra WebTV che a cadenza settimanale vi proporrà delle interviste delle persone che compongono la galassia Cosenza Calcio che proprio domentica ha blindato i playoff. Non potevamo non partire dall'autore di questo risultato importante e cioè da Mister Buscè. Questa la prima parte dell'intervista, domani la seconda parte e il video.

      D: Obiettivo play-off raggiunto, ma se facciamo un passo indietro e partiamo da giugno squadra retrocessa due giocatori che non ne vogliono sapere di allenarsi Un giocatore che manda certificati medici non è sapore di impresa, ma è un lavoro che dice tanto.

      A volte dico, e non mi dimentico, da dove siamo partiti, da Lorica. Qualcuno pensa che il mister voglia sempre dire ricordare cose che magari ora non Non vanno non vanno nemmeno rammentate no invece secondo me non bisogna mai dimenticare da dove si parte per raggiungere comunque degli obiettivi, quindi c'è stata una bella fatica un bel lavoro con con con questi problemi che comunque sono problemi. Importanti quando riguardano proprio un gruppo squadra, perché poi quando trovi un'annata storta che finisce con una retrocessione diventa tutto più difficile ripartire, soprattutto con gli stessi giocatori. Magari non hanno motivazioni, non hanno stimoli hanno problematiche anche personali che ci può stare, quindi io ho trovato tutto questo infatti ho sempre detto che poi a un certo punto con lo staff Ho ho fatto prevalere l'idea di non di non allenare il fisico, ma la testa e quindi abbiamo fatto un passo indietro con grande umiltà e abbiamo cercato di capire un po' le problematiche di questi ragazzi. Non so adesso il numero esatto che eravamo in ritiro. Però il 95% di di di tutti i giocatori che erano presenti a Lorica volevano andare via a tutti i costi, quindi quando poi raggiungi dei risultati importanti come il blindare i play-off con tante partite diciamo a fine del campionato regolare, della regular season è tanta roba, quindi ecco perché non voglio mai dimenticare da dove si parte, ma non solo io né nemmeno i ragazzi. Nemmeno i ragazzi che era presenti lì che hanno scelto di rimanere, di fare, di prendersi una bella rivincita, che poi la vita è tutta una rivincita è tutta una sfida e quando poi accetti di sfidare le cose, devi farlo nella nella maniera giusta. Ecco, come quando vai a scuola e non vuoi studiare, soprattutto le scuole dell'obbligo, bisogna andarci, quando io sono obbligato ad andarci, perché devo andarci per forza a scuola non vado a scaldare il banco, quindi cerco di portare a casa dei risultati dei profitti giusti, diciamo ai genitori

      D: In tutto questo c'è una ricetta segreta per fare 59 punti, adesso andrete ad affrontare la capolista Benevento col petto gonfio, nel senso: con i risultati alle spalle che sono tanti, i 59 punti, 53 gol fatti il segreto il gruppo ma anche lo staff

      Ma sicuramente c'è un lavoro dietro di staff di di persone dove abbiamo un passato importante alle spalle, abbiamo una scuola importante alle spalle. E nel nostro DNA essere dei lavoratori con grande umiltà e questo abbiamo cercato di trasmetterlo al gruppo squadra tutti i giorni a volte diventando anche pesanti e logoranti, però credo che quando si è trasparenti, e non una doppia faccia ,che quella è la cosa più brutta che io non ho mai accettato anche quando giocavo a calcio. Preferisco sempre le brutte verità che quelle mezze bugie per farti stare bene, no e quasi pigliare per il c... passatemi il termine i giocator. No quella roba lì non la farò mai non l'ho mai fatto e non l'accettavo nemmeno da calciatore quando giocavo a calcio e quindi ho sempre cercato di riportare quella quella roba lì all'interno di un gruppo. Dire sempre la verità, anche se la più brutta e cercare sempre di di fare le cose in maniera trasparente, perché ma dev'essere la è stata la forza nostra ed è stata la forza mia in tutti questi anni. Non farò mai ruffiano con i giocatori. Un giocatore deve accettare che il mister deve fare delle scelte e deve accettare che davanti a, prima di tutto, una persona e poi l'allenatore, ho sempre cercato di riportare questo al gruppo squadra, ma tutti a 1000 dal primo all'ultimo, quindi è normale poi qualcuno si può sentire un po' più penalizzato per chi gioca meno. Rispetto a qualcun altro, però l'importanza per me è sempre la stessa perché chi gioca meno Poi, quando meno te l'aspetti può essere quello più determinante in una stagione, quindi questa deve essere una forza di un gruppo questo è un gruppo che fino ai primi giorni quando ha capito che avevano di fronte poi si sono messi a pedalare facendo anche qualche partita disastrosa, ci mancherebbe. Ci sta nell'arco di un'annata dai, scontato il risultato e poi ti arriva una brutta prestazione. Però fa parte di una crescita di un gruppo di ragazzi che devono comunque migliorare tutti i giorni, quindi. Non c'è medicina, c'è il grande lavoro di testa sui ragazzi che soprattutto a volte dimentichiamo che sono persone sono esseri umani e non sono delle macchine, perché a volte i giocatori anche giudicano. Classico privilegiato che c'ha i vizi invece questi sono prima delle persone. Le persone vanno vanno capite perché non siamo tutti uguali, non diamo nulla per scontato, vanno ascoltate e questo è un lavoro grosso che abbiamo fatto. Io e lo staff dall'inizio di quest'annata.

      D: Lei viene da un'esperienza importante, quella di Empoli. Ad Empoli abbiamo mandato allora Alfieri e un grande pupillo per cui arrivò la nazionale, Stefano Morrone, giocatori che fecero grandi cose, ma soprattutto una società importante con un settore giovanile, io penso una delle più cantera importanti che ci sono in Italia. Quanto gli è servito tutto questo lavoro nella sua terza esperienza di serie C, dove già ha centrato un obiettivo importante che è una Coppa Italia. Però sulla panchiera dove si sono seduti Zaccheroni, Mutti Giorgi, Mondonico, insomma voglio dire ci vuole anche coraggio ad affrontare questa avventura.

      Ma assolutamente, io credo sempre che bisogna fare tesoro di tutto quello che magari riesci a fare, o no, nella vita e quando poi trovi una situazione del genere devi sempre cercare di portarti dentro tutto quello che puoi imparare e poi è come il classico bagaglio che tu ti porti dentro e cerchi poi di mettere in atto, Quando magari hai l'opportunità di fare altro e io ho fatto tanti anni a Empoli. Empoli non lo scopro io è una società dove per 36 37 anni c'è stato sempre lo stesso presidente. Con quella mentalità, la cultura del lavoro quell'umiltà che ci vuole per far crescere i ragazzi, ma anche gli allenatori, perché poi una cantera anche per gli allenatori. Allenatori comunque che sono venuti a Empoli in tutti questi anni. Ho fatto 22 anni a Empoli ho visto tanti allenatori che si sono rimessi in gioco e hanno fatto un ulteriore carriera e quindi sono situazioni dove devi fare tesoro, perché poi quando ti stacchi no, quando tagli il cordone ombelicale, devi fare tesoro di questa esperienza e portarla nelle società dove vai e quindi è quello che abbiamo fatto noi, perché nemmeno a farla apposta siamo quattro ex Empoli nello staff e abbiamo la cultura del lavoro siamo dei lavoratori, quindi poche chiacchiere, grande umiltà e accettare anche le critiche che a volte arrivan. Bisogna fare di solo di tutto e cercare sempre di dividere la critica giusta che magari ti fa crescere quella perché magari c'è gente che solo fiata alla bocca per parlare o per avere quell'attimo di gloria, quindi quelle sono cose che magari ti devono temprare e far crescere e Empoli fa anche questo perché poi è una piazza anche esigente, perché il presidente è esigente, perché comunque il settore giovanile bisogna che quella società vive di quello. Io l'ho fatto per tanti anni e quindi deve cercare sempre di curare il pelo nell'uovo e quando riportiamo questa mentalità dove andiamo a lavorare , a volte sembriamo anche presuntuosi perché qualcuno pensa che vogliamo fare i professori. No noi portiamo solo un'esperienza, di lavoro, io soprattutto di di ex calciatore, perché poi 22 anni da calciatore non non si dimenticano non li butti nel nel cestino no, e lì devi fare tesoro perché poi racconti anche cose ai ragazzi cose vissute, sì magari con generazioni diverse, però lo dicevo anche stamattina ai ragazzi, le generazioni sono cambiate, però le regole in uno spogliatoio sono sempre le stesse: rispetto l'umiltà, la cultura del lavoro, l'appartenenza cercare di migliorare tutti i giorni, cercare di centrare gli obiettivi che uno si prefissa all'inizio di una stagione sia singolarmente che come collettivo, quindi tutta questa roba qua te la porti dietro e cerchi di metterla in testa quando vai a allenare un gruppo, perché secondo me, la strada è sempre quella. La strada dell'umiltà, imparare crescere e cercare di fare il meglio possibile il proprio lavoro.

      D: Qualcuno diceva con nove undicesimi di giocatori della serie B il campionato sarà una passeggiata, ma la serie C è soprattutto il girone C ci insegna, guardando altri compagini, soprattutto Salernitana doppio salto indietro dalla Serie A, Catania: sono quattro anni che provano la promozione diretta, Benevento altrettanto, ti insegnano che non è facile neanche con gli uomini dai nomi altisonnti è tutto un altro discorso.

      Sai questi sono delle persone che vogliono magari a volte portare, come si dice, pressione vogliono portare delle chiacchiere inutili perché è vero tutto. Quando hai giocatori di categoria superiore che l'hanno fatta poi si ritrovano in serie C e lì c'è la testa che fa la differenza quando io a volte dico non mi devo, non mi innamoro dei nomi, perché i nomi nel calcio fanno poco se non c'è la volontà se non c'è l'umiltà di soffrire di correre. Puoi avere anche giocatori di serie B, ma se poi non si calano nella mentalità della serie C fai fatica e quindi sai, questa gente che a volte parla per denigrare anche il lavoro di una persona, non so per quale motivo, ne ho sentite tante quest'anno sono sincero, ma forse la mia forza è stata proprio quella di scrollarmi tutto di dosso e ripeto, accettare le critiche positive che mi fanno crescere . E poi sotto questo punto di vista, credo che i ragazzi poi l'hanno capita nonostante c'è qualcuno che ha fatto una categoria superiore ha capito che se non si calava in questa mentalità della serie C girone C, diventava dura, quindi è il difficile è proprio quello perché da fuori , sai come si dice: tutti allenatori bravi. E dentro che poi devi gestire tante situazioni. E lo fai col sorriso sulle labbra, nonostante tanti problemi, ripeto il discorso di prima è far capire a questi ragazzi che per giocare a calcio ci vuole soprattutto la mentalità, la testa è quella che fa la differenza.

      D: Mister da buon partenopeo ce l'ha il suo rito scaramantico?

      Mai guarda alla lunga ho lasciato andare tanti riti scaramantici quando ho smesso di giocare a calcio, perché quando giocavo ero uno che stava attento a tutto quello che faceva la settimana prima, se poi la domenica andava bene. Diciamo che sai a volte ti vai anche ad aggrappare a questo. Però spesso capita che fare le stesse cose e poi magari non ti va bene e quindi devi ricambiare. No, no, a parte gli scherzi Io credo sempre che quando faccio il mio lavoro nel miglior modo possibile dove non c'è mai la perfezione, perché c'è sempre da migliorare, ci si guarda allo specchio e quando non hai rimpianti e rimorsi, credo che l'obiettivo l'hai raggiunto, perché il problema è quando tu ti guardi allo specchio e pensi forse potevo fare quello forse potevo fare qualcosa in più. Ecco lì diventa la cosa peggiore, perché magari quella cosa lì non ti fa stare bene, quindi essere umile e cercare sempre di fare il lavoro nel nel miglior modo possibile è quella cosa che poi ti fa andare avanti tutti i giorni.

      .... CONTINUA QUI ....

      Ficcanaso

      Mister Buscè a 360 gradi (VIDEO)

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