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      Maxi blitz dei CC di Cosenza nella sibaritide, 41 arresti, anche un sindaco e boss ferito

       

       

      Maxi blitz dei CC di Cosenza nella sibaritide, 41 arresti, tra loro un sindaco e boss ferito

      28 ott 26 Maxi blitz anti 'ndrangheta dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza che hanno arrestato 41 persone, di cui 24 in carcere e 17 ai domiciliari. Ai domiciliari anche Flavio Stasi, sindaco di centrosinistra di Corigliano-Rossano.

      Il provvedimento, emesso dal Gip di Catanzaro su richiesta della Dda, ipotizza, a vario titolo, i reati di  associazione di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto di armi da fuoco, estorsione, rapina, furto, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutti aggravati da metodo e/o finalità mafiose, nonché patto elettorale politico mafioso.

      Tra gli arrestati anche il boss ferito venerdì notte

      C'è anche Damiano Pepe, il presunto boss rimasto ferito venerdì scorso in un agguato in contrada Lattughelle di Cassano allo Ionio, tra le 41 persone arrestate nell'operazione condotta dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) e del Comando provinciale di Cosenza contro le cosche dell'Alto Tirreno Cosentino. Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro, figura anche il nome della compagna, Silvana Sibarelli, rimasta uccisa nello stesso agguato. Contro la coppia erano stati sparati oltre trenta colpi di armi lunghe, forse anche un Kalashnikov, davanti al cancello della loro villetta, mentre stavano rientrando in auto.

      Stasi accusato di scambio politico elettorale

      Un presunto accordo per ottenere voti in cambio di alcune assunzioni in Comune. E' questa l'ipotesi avanzata dalla Dda di Catanzaro per chiedere e ottenere una misura cautelare agli arresti domiciliari per il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, coinvolto nell'operazione condotta stamani dal Ros e dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza. Secondo l'accusa, uno degli indagati - in carcere - Annibale Matalone, considerato legato alle cosca di Rossano, per il tramite di Vincenzo Curia - ai domiciliari - si sarebbe impegnato a effettuare la campagna elettorale in favore di Stasi in cambio della promessa dell'assunzione dello stesso Matalone e dei familiari al Comune o in enti collegati. Matalone, in una intercettazione, scrive il Gip nell'ordinanza, "riferiva che, in cambio del suo appoggio elettorale, si sarebbe accontentato di una 'fatighedda', ovvero di un posto di lavoro normale". Le accuse si basano sulle intercettazioni dei dialoghi tra Matalone e Curia. In una di queste, del 6 maggio 2024, Curia, scrive il gip, veicolava "l'interesse manifestatogli da Stasi a contattare Matalone in vista delle elezioni comunali. Matalone si mostrava interessato ma, sin da subito, precisava di essere disposto al procacciamento di voti in favore di Stasi solo a patto che quest'ultimo gli avesse poi garantito un impiego presso l'ente comunale, nello specifico, presso il cimitero e a patto che si sarebbe messo a disposizione". Nell'occasione Curia riferiva "di aver saputo direttamente da Stasi che quest'ultimo conosceva da tempo Annibale Matalone anche come uno dei suoi sostenitori, tanto da essere in possesso del suo numero telefonico". Matalone "sostiene, invece, di non aver avuto nessun tipo di frequentazione con Stasi, ma di avere rapporti amicali e cordiali con un soggetto a questi vicino". Nelle carte si parla poi di un altro contatto il 16 maggio quando Curia dice a Matalone di raggiungerlo vicino alla sede del comitato elettorale di Stasi. I due sono poi ripresi da una telecamera mentre parlano tra loro sul lato opposto della strada rispetto al comitato. Stasi quindi se ne va "rivolgendo un saluto all'indirizzo degli astanti sull'altro lato della strada". Le telecamere non riprendono un incontro tra il sindaco e gli altri due. Qualche giorno dopo Matalone viene intercettato e dice: "io lo voto e lo faccio votare a Stasi... una ventina di voti glieli ho arrangiati…". Per il Gip, dunque, "gli elementi investigativi - colloqui intercettati ed immagini estratte dalle telecamere di videosorveglianza - permettono di affermare la sussistenza della gravità indiziaria a carico degli indagati" in quanto i colloqui riportati "dimostrano l'esistenza a monte di un'attività di Curia volta a mettere in contatto Matalone con Stasi, essendo stato quest'ultimo a ricercarlo, anche se poi, sempre tramite Curia, lo scambio di informazioni tra i due avveniva senza l'uso del telefono che sia Curia che Matalone ritenevano troppo rischioso".

      La nota della Procura

      L'operazione arriva a seguito di una complessa e prolungata attività investigativa, avviata nel 2021 a seguito dell’acquisizione delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che ha consentito di fare piena luce e di delineare, sul piano della gravità indiziaria, l’operatività di una complessa associazione di tipo ‘ndranghetistico, operante nella sibaritide e, in particolare, nei comuni di Corigliano Rossano e in C.da Lattughelle di Cassano allo Ionio, articolata in diversi gruppi funzionalmente autonomi e capace di mantenere il controllo del vasto territorio. L’organizzazione, pur godendo di una più o meno ampia sfera di autonomia operativa, agiva sempre e comunque sotto il governo del Locale di Cirò, dalla preventiva legittimazione alla successiva rendicontazione delle attività delittuose. Le indagini si sono sviluppate attraverso: serrate attività di osservazione, controllo e pedinamento (O.C.P.) degli affiliati; attività tecniche, tra cui intercettazioni telefoniche, ambientali e l’installazione di dispositivi di localizzazione satellitare GPS sui veicoli utilizzati dai sodali;

      Le attività investigative hanno consentito di acquisire a carico degli odierni indagati un quadro di elementi gravemente indiziari circa la loro stabile partecipazione, anche in periodi differenti e secondo una specifica ripartizione dei ruoli correlata al grado rivestito nell’organizzazione criminale, alla associazione ‘ndranghetistica operante in Corigliano Rossano, articolata nella “cosca ACRI” e “cosca di Corigliano”, attive nel medesimo Comune e in quelli limitrofi. Associazione di ndrangheta avente rapporti e cointeressenze con elementi di rilievo della ‘ndrangheta crotonese, nonché con esponenti apicali della locale di Cirò, come suffragato nel corso delle indagini dall’individuazione e acquisizione di un manoscritto riportante parte della contabilità (c.d. “bacinella”) della cosca cirotana, nella quale risultava coinvolto anche il gruppo criminale rossanese.

      Nel medesimo contesto investigativo, a carico degli indagati, sono stati altresì acquisiti gravi indizi in ordine alla commissione di una serie di reati perpetrati per il conseguimento delle finalità dell’associazione mafiosa, tra i quali: plurimi delitti estorsione, rapina, furto, intestazioni fittizie di beni commessi al fine di garantirsi il controllo del territorio e delle risorse economiche dell’area di rispettiva competenza, l’omicidio di CIMINO Giorgio Salvatore, attinto da più colpi d’arma da fuoco il 24 maggio 2001, mentre si trovava all’interno dell’esercizio commerciale denominato “Roxy bar”, sito in via Nazionale di Corigliano Calabro, che decedeva il successivo 13 giugno 2001, a seguito delle ferite riportate; l’omicidio di MORELLO Carmine, scomparso in data 9 agosto 2023 e ritrovato cadavere a causa dell’esplosione all’indirizzo del cranio di tre colpi di pistola calibro 9x21 mm, in C.da Strange del Comune di Corigliano Rossano, zona rurale tra i promontori dell’area urbana rossanese. Gli approfondimenti investigativi hanno fatto emergere gravi indizi di colpevolezza a carico degli esecutori materiali dell’omicidio, di cui uno deceduto a seguito di incidente stradale. Trattasi, invero, di un delitto di sangue maturato nell’ambito di dinamiche prettamente mafiose, dettate da interessi mafiosi e, soprattutto, nell’ambito della consorteria della ‘ndrangheta della quale lo stesso Morello faceva parte, prima che ne venisse decretata la morte; detenzione illecita di armi da fuoco, impiegate per commettere atti intimidatori con l’aggravante del metodo mafioso, nonché gli omicidi di Giorgio Salvatore Cimino, Carmine Morello e Pasquale Aquino, come pure il tentato omicidio di Cosimo Marchese. La fase esecutiva scattata in data odierna ha visto l’impiego coordinato di centinaia di militari e ha condotto: all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Catanzaro; a perquisizioni locali e personali nei confronti di diversi indagati.

      Il provvedimento restrittivo eseguito si inserisce nella fase delle indagini preliminari. Tutti i soggetti indagati e destinatari della misura cautelare devono considerarsi presunti innocenti fino a quando la loro colpevolezza non sia stata formalmente e definitivamente accertata con sentenza di condanna passata in giudicato.

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