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      Ministro Piantedosi a Reggio per assegnazione immobili confiscati

       

       

      Ministro Piantedosi a Reggio per assegnazione immobili confiscati

      18 apr 24 "È una giornata densa di significato per il valore concreto dell'iniziativa ma anche di quello simbolico perché la sede di Reggio Calabria, che è stata la prima storica dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, viene collocata in un bene che fu sottratto alle organizzazioni criminali. Questo consentirà anche la continuazione e il miglioramento delle attività e delle performance dell'Agenzia. Oggi è veramente una bella giornata". A dirlo il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, oggi a Reggio Calabria per l'inaugurazione della nuova sede dell'Ansbc in un immobile che è stato confiscato a don Rocco Musolino, ritenuto un boss dalla magistratura ma deceduto alcuni anni fa senza essere mai condannato per mafia. Nel corso del suo intervento il ministro Piantedosi ha spiegato che "da quando è stata costituita fino ad adesso, l'Agenzia ha destinato in tutta Italia 23.710 beni immobili e 2.223 aziende. E questo l'ha fatto conferendole ad enti istituzionali per il tramite degli enti locali ad associazioni, sia per lo svolgimento di attività propria istituzionale o per attività sociali. Solo qui in Calabria sono stati 8.344 i beni che sono stati in qualche modo riassegnati e 608 sono state le aziende. Ma mi piace citare anche il dato che riguarda l'attività del nostro Governo perché da quando siamo in carica questa performance, grazie soprattutto agli attori istituzionali, si è particolarmente intensificata perché abbiamo assegnato 6.612 beni di cui 4.515 beni immobili per un valore complessivo di 304 milioni di euro". A proposito della gestione delle aziende mafiose oggi gestite dallo Stato, secondo Piantedosi "dobbiamo scongiurare nella maniera più assoluta che possa passare il messaggio che ciò che riesce a fare la criminalità organizzata non riesce a farlo lo Stato. È un messaggio che noi dobbiamo scongiurare. Lo dobbiamo fare qui ma lo dobbiamo fare altrove. Lo dobbiamo fare per i calabresi ma lo dobbiamo fare per il nostro splendido Paese".

      Libera: 50% comuni Calabria non pubblica elenco beni confiscati

      In Calabria, su 133 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati (in totale sono 1870 i beni destinati), nonostante la domanda di accesso civico di Libera, il 50% non pubblicano l'elenco sul loro sito internet. Il comune di Reggio Calabria, la Provincia di Crotone e la Regione Calabria sono "totalmente inadempienti: nessuna informazione e nessun elenco sui loro siti istituzionali". E' quanto emerge dalla terza edizione di "RimanDATI", il Report nazionale di Libera che indaga lo stato della trasparenza degli enti territoriali in materia di beni confiscati, promosso in collaborazione con il Gruppo Abele e il dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università di Torino e, quest'anno, anche con un contributo di Istat. Il Report è stato realizzato grazie ad oltre 100 volontari in tutta Italia, che hanno partecipato a un percorso di formazione e di confronto al termine del quale si è creata una squadra di 41 persone, tutte attive a rilevare il livello di trasparenza degli enti locali. In Calabria sono 133 i comuni destinatari di beni immobili confiscati, di questi 67 quelli che non pubblicano l'elenco sul loro sito internet, così come previsto dalla legge, pari al 50% del totale, mentre sono 66 quelli che pubblicano le informazioni sui patrimoni confiscati loro destinati. Il primato negativo, è scritto in una nota di Libera, "spetta ai comuni della Provincia di Vibo Valentia dove su 20 comuni destinatari di beni confiscati, ben 13 non pubblicano l'elenco; non meglio la fotografia per i comuni della Provincia di Crotone dove su 11 comuni sono 6 quelli non pubblicano elenco, segue la Provincia di Cosenza con 7 comuni che non pubblicano sui 19 complessivi e la Provincia di Reggio Calabria con 33 comuni che non pubblicano sui 67 destinatari di beni confiscati. Per i comuni della Provincia di Catanzaro su 16 comuni, la metà sono inadempienti". La regione Calabria con un ranking regionale pari a 65.9 è al di sotto della media insieme ad altre 8 regioni: Abruzzo, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana e Veneto. Tra i comuni capoluoghi di provincia, pubblicano l'elenco il Comune di Cosenza, Vibo, Catanzaro e Crotone, mentre il comune di Reggio Calabria (32 beni assegnati) utilizza un portale web dedicato ma non pubblica alcun dato nella sezione Amministrazione trasparente, motivo per cui è considerato inadempiente. "Deve essere chiaro - afferma Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera Calabria - che la lotta alla 'ndrangheta passa, anche, dal rispetto, da parte delle amministrazioni territoriali, dell'obbligo della trasparenza sui beni confiscati. Infatti, la pubblicazione di tali dati diventa presupposto fondamentale per consentire il concreto riutilizzo pubblico e sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata e la restituzione di essi alla collettività. E' proprio attraverso queste azioni che si va a completare l'importante lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura che inizia con il sequestro di tali beni. Dispiace, purtroppo, constatare che le amministrazioni locali di territori, interessati ultimamente da importanti operazioni di polizia, non abbiano acquisito un'adeguata sensibilità che li abbia portati ad ottemperare tale obbligo di trasparenza previsto dal Codice Antimafia, e ciò nonostante la nostra domanda di accesso civico". Il nostro auspicio è che l'evidenza di questi dati, che, comunque, hanno registrato un sensibile miglioramento rispetto alla precedente edizione, possa portare gli enti territoriali calabresi a fare un ulteriore passo in avanti per essere all'altezza del momento storico che la nostra regione sta vivendo".

      Occhiuto: affidare a Regione aziende confiscate

      "Costituire una società composta dal capitale della Regione e da una lista di imprenditori che possano prendere in gestione le aziende confiscate alla 'ndrangheta". E' la proposta lanciata dal presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto nel corso della cerimonia di inaugurazione della nuova sede di Reggio Calabria dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, diretta dal prefetto Bruno Corda. Il riferimento non è a tutte le aziende confiscate, "perché alcune di queste - ha sottolineato Occhiuto - purtroppo sono state costituite soltanto per riciclare. Ma si potrebbe verificare quali aziende meritano di essere fuse e il patrimonio monetizzato a vantaggio dei cittadini e quali invece possono essere gestite per produrre ricchezza. Ne ho parlato col ministro oggi e ne ho parlato con la sottosegretaria Ferro qualche volta. La Regione è chiaramente disponibile. Bisogna dimostrare ai cittadini che lo Stato è più forte della 'ndrangheta". La proposta di Occhiuto è stata accolta dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, presente all'inaugurazione, che, durante il suo intervento, ha affermato: "So che ci state già lavorando. È un tema che si sta affrontando per vedere, a legislazione invariata e a risorse invariate quello che si può fare di più e di meglio per aiutare le aziende che vengono confiscate a permanere sul mercato. È bene dire che molte di queste imprese arrivano nella disponibilità istituzionale in condizioni già precarie. Accolgo ben volentieri qualche cosa che si possa fare ed eventualmente noi sottoscriviamo protocolli".

      Ferro: ' Stato non arretra'

      "Oggi - ha detto la sottosegretaria all'Interno Wanda Ferro - si inaugura un patrimonio non soltanto per Reggio Calabria o per la Regione Calabria, ma le quattro sedi italiane vedono in questa, ovviamente, un punto di prestigio per l'assegnazione dei beni confiscati che nell'ultimo anno è salita di oltre il 55%, sia per quanto riguarda i presidi di polizia piuttosto che tutta la parte dell'utilizzo a fini sociali. È una giornata importante ma anche un simbolo altrettanto importante di chi vuole esportare da qui, da Reggio Calabria, l'antimafia, da chi dice ovviamente alla mafia che lo Stato c'è, è presente, non arretra". All'inaugurazione della sede dell'Anbsc ha partecipato anche il sindaco Giuseppe Falcomatà secondo cui "l'investimento dello Stato nella città di Reggio Calabria si consolida, si rafforza, si rinnova e si innova. Siamo convinti che questo sia un ulteriore punto di ripartenza per l'Agenzia dei beni confiscati che consenta alle istituzioni di continuare a lavorare per trasformare il triste primato di essere una delle città con il maggior numero di beni confiscati alla criminalità organizzata in un primato positivo e cioè quello di essere la città che restituisce ai cittadini alle associazioni i beni che sono frutto di attività criminali. Questo è il messaggio più importante che si può dare a un cittadino".

       

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