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    Vittime mafie: Congiusta chiede incontro con Ministro Orlando

     

     

    Vittime mafie: Congiusta chiede incontro con Ministro Orlando

    18 mar 17 Mario Congiusta, padre di Gianluca, il commerciante ucciso dalla 'ndrangheta a Siderno il 24 maggio 2005, ha scritto una lettera aperta al ministro della Giustizia Andrea Orlando per chiedergli un incontro in occasione della sua presenza a Locri per la Giornata della memoria di Libera. Congiusta, in particolare, chiede un intervento del ministro sul tema delle intercettazioni delle lettere ai detenuti su cui, a suo avviso, c'è un vuoto legislativo. Un vuoto che, a suo giudizio, sarebbe all'origine dell'annullamento con rinvio della sentenza d'appello di condanna nei confronti del presunto autore dell'omicidio, Tommaso Costa, nei cui confronti, il 13 marzo scorso, è iniziato il secondo processo d'appello. "Come lei sicuramente saprà - prosegue Congiusta - la normativa vigente regolamenta l'utilizzabilità come prova solo delle intercettazioni ambientali e telefoniche mentre non regolamenta l'utilizzabilità della corrispondenza. Con sentenza del 19 aprile 2012, depositata il 18 luglio 2012, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno statuito l'illegittimità dell'intercettazione della corrispondenza di un detenuto effettuata, nel corso delle indagini preliminari, mediante fotocopiatura della stessa che veniva poi regolarmente inoltrata. La Suprema Corte, ricordando che l'art. 15 della Costituzione tutela la libertà e segretezza della corrispondenza che può essere limitata solo con atto motivato dell'autorità giudiziaria 'con le garanzie stabilite dalla legge', ha rilevato che non può applicarsi analogicamente, in questo caso, la disciplina dettata per le intercettazioni telefoniche. Con espresso riferimento alla possibilità di intercettare la corrispondenza epistolare senza interromperne la spedizione, la Suprema Corte rilevava, ancora, che un disegno di legge governativo estendeva a tale materia la disciplina dell'art. 266 c.p.p. con l'introduzione dell'art. 266 ter. Tale testo, pur approvato dalla Camera il 17 aprile 2007, non sfociava poi in legge. Pertanto, in assenza di una specifica previsione normativa, l'intercettazione della corrispondenza epistolare è illegittima e processualmente inutilizzabile. E' facilmente comprensibile che, se il vuoto normativo non viene tempestivamente eliminato, il crimine organizzato continuerà ad avere a sua disposizione un mezzo di comunicazione, semplice ma efficace e, soprattutto, assolutamente inviolabile dagli organi inquirenti, che consentirà, ad esempio, anche ai boss detenuti, di continuare ad impartire ordini e direttive agli affiliati". "Non posso sapere - conclude Congiusta - come finirà il processo che mi riguarda, ma di un fatto sono certo, che a distanza di quasi dodici anni, non riesco ad avere quella giustizia che mi è dovuta".

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