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    Le cosche sui fondi UE, arrestato l'ex assessore regionale Salerno

     

    Le cosche sui fondi UE, arrestato l'ex assessore regionale Salerno

    02 feb 17 L'ex assessore al Lavoro della Regione Calabria, Nazareno Salerno, é stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Catanzaro sull'ingerenza della cosca di 'ndrangheta dei Mancuso nella gestione dei fondi della comunita' europea diretti al sostegno economico di nuclei familiari in difficolta'. L'inchiesta riguarda, in particolare, la gestione dei fondi del credito sociale ed ha portato complessivamente all'arresto di nove persone. L'operazione che ha portato all'arresto dell'ex assessore Salerno, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, é stata condotta dai Carabinieri del Ros unitamente ai militari del Comando provinciale di Catanzaro ed alla Guardia di finanza di Vibo Valentia. I reati contestati, a vario titolo, agli indagati sono minaccia ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione, peculato, turbativa d'asta ed abuso d'ufficio. Con Salerno sono finiti in manette l'ex presidente di Calabria Etica e attuale consigliere comunale a Lamezia Terme, Pasqualino Ruberto; il dirigente delle politiche sociali della Regione, Enzo Caserta. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano anche Avolio Castelli, un avvocato; l'intermediario finanziario Bruno Dellamotta, allo stato irreperibile; Gianfranco Ferrante, ritenuto contiguo alla cosca Mancuso; Ortensio Marano, amministratore della società finanziaria Cooperfin; Vincenzo Spasari, ritenuto contiguo alla cosca Mancuso; Claudio Isola, indicato come contiguo alla cosca Mancuso di Limbadi e che ha lavorato per un certo periodo nella struttura speciale del dipartimento Lavoro della Regione Calabria.

    --- Video Operazione CC-Gdf: il VIDEO

    Per Salerno mazzetta da 230mila euro. Duecentotrentamila euro: è questa, secondo l'accusa, la somma che l'ex assessore al Lavoro della Regione Calabria Nazzareno Salerno avrebbe preso come mazzetta per esternalizzare ad una società privata il servizio di erogazione dei fondi della Comunità europea diretti al sostegno economico di nuclei familiari in difficoltà. Salerno è stato arrestato per abuso d'ufficio, turbativa d'asta, corruzione e minaccia a pubblico ufficiale aggravata dal metodo mafioso. Secondo, l'accusa, l'attuale consigliere regionale avrebbe esercitato una pressione continua nei confronti di dirigenti preposti al proprio assessorato allo scopo di imporre le sue scelte che gli avrebbero garantito ampia discrezionalità nella gestione dei fondi comunitari. Con la complicità di Vincenzo Caserta, all'epoca direttore generale reggente del dipartimento Lavoro e di Pasqualino Ruberto, all'epoca presidente della Fondazione Calabria Etica, Salerno avrebbe quindi affidato l'attività di erogazione dei sussidi alla società finanziaria Cooperfin di cui era amministratore delegato Ortenzio Marano. La società si sarebbe quindi appropriata di 1,9 milioni di euro di fondi pubblici, parte dei quali - i 230 mila euro - sarebbero stati versati su conti correnti di Nazzareno Salerno.

    Arrestato ex presidente Calabria Etica. L'operazione condotta stamani dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Catanzaro e dai finanzieri del Comando provinciale di Vibo Valentia ha portato all'arresto, oltre che dell'ex assessore della Regione Calabria ed attuale consigliere regionale di Forza Italia Nazzareno Salerno, anche dell'ex presidente della fondazione Calabria Etica Pasqualino Ruberto, consigliere comunale a Lamezia Terme, e dell'ex direttore generale del dipartimento lavoro della Regione Vincenzo Caserta. Calabria Etica è un ente in house della Regione per progetti di assistenza alle famiglie disagiate. Ruberto - che si è candidato a sindaco di Lamezia in occasione delle consultazioni comunali del giugno del 2015 con il sostegno di cinque liste civiche e di Fdi-An - è stato indagato dalla Procura di Catanzaro, in un'altra inchiesta, anche per presunte irregolarità nelle assunzioni fatte all'Ente. Per lui e per altre 11 persone è già stato chiesto il rinvio a giudizio. Nominato nel 2010 dall'allora Giunta regionale di centrodestra, Ruberto è stato dichiarato decaduto nel 2015 e sostituito con un commissario.

    Tra arrestati padre sposa in elicottero. Vincenzo Spasari, una delle nove persone arrestate stamani da carabinieri e guardia di finanza nell'operazione Robin Hood sulla sottrazione di Fondi Ue destinati al sostegno economico di nuclei familiari in difficoltà, e ritenuto contiguo alla cosca Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia) è il padre della ragazza che per il suo matrimonio atterrò con l'elicottero nella piazza centrale di Nicotera. E' quanto si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del gip di Catanzaro. Sulla vicenda, che destò un grande clamore mediatico, la Dda di Catanzaro ha avviato un'inchiesta per stabilire chi e perché autorizzò l'atterraggio nel pieno centro del paese, chiuso per l'occasione con transenne del Comune. Dopo quell'episodio, il Comune di Nicotera è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, anche se la relazione della Commissione d'accesso era antecedente al fatto. "Il dato che viene riportato - è scritto nell'ordinanza - non ha mera natura folcloristica, ma risulta di interesse investigativo per le seguenti ragioni, evidenziate dalla p.g. operante: il padre dello sposo si identifica in Giuseppe Antonio Gallone, contiguo alla consorteria mafiosa Mancuso, già avvisato orale di ps e con precedenti di polizia per favoreggiamento, inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità, guida senza patente e violazioni di norme in materia di sostanze stupefacenti". "Lo stesso Antonio Gallone - si aggiunge - è stato tratto in arresto nell'agosto del 2015 per il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti, tipo 'cannabis indica'. Le frequentazioni di Spasari non risultano un fattore neutro, bensì esse vanno colte in primo luogo, come dato in sé dei contesti relazionali in cui il predetto è inserito. In particolare, il grado di intraneità a contesti di criminalità organizzata dei soggetti frequentati è sintomatico della stessa contiguità dello Spasari, in relazione al grado di confidenzialità e fiducia che traspare del contenuto dei dialoghi captati. Sotto altro profilo, la lettura sistematica e ragionata delle conversazioni intercettate rivela la natura ambigua e versatile del personaggio"

    Esponenti politici, imprenditori e amministratori pubblici della Regione Calabria, nonché due soggetti contigui alla cosca Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia): questi i nove destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per minaccia ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione, peculato e abuso d'ufficio. Le indagini hanno documentato l'ingerenza mafiosa della potente cosca 'ndranghetista dei Mancuso nella gestione dei fondi della Comunita' europea diretti al sostegno economico di nuclei familiari in difficolta'. In corso di esecuzione anche un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 2 milioni di euro. In particolare, l'attivita' ha accertato l'esistenza di un comitato d'affari che distraeva i finanziamenti comunitari vincolati al progetto regionale 'Credito sociale' indirizzandoli su conti correnti di societa' private, anche all'estero. Il provvedimento viene eseguito in queste ore dal Ros unitamente al Comando provinciale Carabinieri di Catanzaro e a quello della Guardia di finanza di Vibo Valentia, ed è stato emesso su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro.

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