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    Vescovo Reggio: Bisogna reagire contro intimidazioni

     

     

    Vescovo Reggio: Bisogna reagire contro intimidazioni

    02 mar 16 "Reggio, svegliati! Reggini reagiamo! È la dignità di ogni uomo ad esser messa in discussione, è il futuro di fare libera impresa, e quindi il futuro di ogni giovane che è soggiogato. Non lasciamoci rubare la nostra libertà". É quanto scrive l'Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, in una lettera scritta dopo la serie di intimidazioni verificatesi in città. L'ultimo episodio in ordine di tempo è stato l'incendio di un magazzino di proprietà dell'imprenditore e testimone di giustizia, Tiberio Bentivoglio, da anni sotto scorta per il suo impegno contro il racket. Mons. Morosini ha rivolto un invito a tutti i parroci perchè si discuta di quanto sta accadendo. "La voce del Vescovo - afferma mons. Morosini - è eco dei sentimenti di tutti; è per questo che, con dolore, ma senza alcuna rassegnazione, mi chiedo: Non è possibile fermare questo regresso alla barbarie, che sembra inarrestabile? Dove si pensa di arrivare? Quale speranza possiamo assicurare ai nostri figli, ai nostri giovani, così da consegnare loro la certezza di un futuro dignitoso e bello? C'è bisogno di un sussulto delle coscienze per non abituarci al peggio! Le tristi notizie di questi ultimi giorni, che hanno tutte l'acre sapore di violenza e morte, perché sono una sfida per la società, non debbono lasciarci indifferenti, quasi anestetizzati o rassegnati ad un male ineluttabile. Non è così! È in gioco il futuro della nostra città e delle nostre famiglie! E' in questo modo che ci stiamo preparando a diventare Città Metropolitana? È consolante il fatto che già esistano gruppi di opposizione a questo male, che dobbiamo incoraggiare con coscienza critica". "A tutti i fratelli nella fede, laici e sacerdoti - prosegue - dico con paterna fermezza: non possiamo dormire tranquilli, preoccupandoci solo delle nostre cerimonie religiose! Accanto ad una presa di coscienza civica, ci deve essere una presa di coscienza religiosa. Ci chiediamo: come mai, nella nostra città o nei nostri paesi, nonostante i nostri sforzi contrari a livello pastorale, possa esistere un così drammatico divario tra fede e vita? Stiamo celebrando il Giubileo della misericordia: ma quale misericordia possiamo ottenere da Dio senza un autentico processo di conversione dal male? Invito Parroci, catechisti, insegnanti di religione cattolica, genitori ad affrontare, secondo le proprie competenze, quanto consegno in questa lettera, rispondendo, con coraggio, alle domande che ho posto. Mi rivolgo in modo particolare ai responsabili di tutte le associazioni e movimenti ecclesiali, che so essere particolarmente attenti e solleciti rispetto a questi temi di riflessione: vi ringrazio e vi incoraggio a perseverare in questo cammino di formazione e di testimonianza". "Chiedo in modo particolare ai parroci - conclude - che si parli di questo argomento con i ragazzi durante gli incontri di catechesi, con gli adolescenti nel loro percorso di fede e con i giovani che in questi mesi si stanno preparando alla Cresima e al Matrimonio. Tutti i credenti, quale che sia la loro età o i motivi per cui abitano, a vario titolo, le nostre comunità parrocchiali, specie se si preparano alla ricezione dei Sacramenti!, sappiano che la nostra fede condanna fermamente ogni atto che svilisce la dignità dell'uomo, e nulla ha da spartire non solo con la 'ndrangheta, ma anche con gli atteggiamenti di mafiosità strisciante: dalle piccole forme di illegalità alle minacce vere e proprie. Non manchi la preghiera al Signore affinché ci converta tutti e ci faccia vedere giorni migliori: per noi stessi, le nostre famiglie, per i giovani, in particolare, per la nostra città. Preghiamo soprattutto per quanti sono stati e sono vittime di questo clima di violenza e di terrore mafioso"

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