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    Umbria jazz 2016, un caleidoscopio di musica

     

    Umbria jazz 2016, un caleidoscopio di musica

    07 lug 16 (dal nostro inviato) Si rimette in moto il caleidoscopio multiforme di “Umbria Jazz”. L'edizione 2016, la 43ma dalla nascita del Festival, si segnala per una serie di ritorni, ma anche per delle significative novità che non solo confermano la vitalità di una manifestazione che mantiene elevatissimi livelli di qualità, ma che si impone ancora una volta come appuntamento irrinunciabile dell'estate e della scena jazzistica internazionale. Insomma, i motivi di interesse sono molteplici per immergersi nel centro storico di Perugia nei giorni del Festival. Un'edizione che sta scaldando i motori in vista dell'inaugurazione ufficiale prevista per venerdì 8 luglio all'Arena Santa Giuliana con il concerto di Massimo Ranieri. Un'idea bizzarra, potrebbe obiettare qualcuno, quella di far aprire l'edizione 2016 al cantante napoletano. Ma vi è più di una ragione perché questa scelta venga giustificata. In effetti quest'anno “Umbria Jazz” rende omaggio a Napoli dedicando alla sua musica la testa e la coda del Festival. Nel caso di Massimo Ranieri, il concerto scaturito dal suo album più recente, “Malìa” è un concentrato di canzoni napoletane rivisitate in chiave jazz da un gruppo di musicisti di prim'ordine. Ad affiancare Ranieri, nel disco come nel concerto, ci sono jazzisti di vaglia: Enrico Rava, Stefano Di Battista, Rita Marcotulli, Stefano Bagnoli e Riccardo Fioravanti.

    Stefano Bollani

    A Stefano Bollani con il suo tributo alla musica napoletana, “Napoli Trip”, toccherà poi, domenica 17 luglio, sempre all'Arena Santa Giuliana, suggellare “Umbria Jazz 2016” con un progetto che si segnala anche per la collaborazione di Daniele Sepe e Nico Gori cui si unirà, nel concerto perugino, il drummer Jim Black che con Bollani divise il palco dell'Arena Santa Giuliana lo scorso anno per l'omaggio a Frank Zappa. Tra le conferme di questa edizione, la pianista canadese Diana Krall, a Perugia già nel 2013 e pronta a bissare il successo di allora sabato 9 luglio nel main stage dell'Arena. La Krall è reduce dal buon esito del suo ultimo album “Wallflower”, pubblicato da Verve (600 mila copie all'attivo nei primi quattro mesi) in cui rilegge, cosa che farà anche nel concerto di “Umbria Jazz 2016”, classici del pop e rock dal 1960 fino ai nostri giorni. C'è molta attesa anche per i suoi musicisti che non hanno mai deluso le aspettative, impreziosendo anzi ogni sua esibizione o disco che sia.

    Diana Krall

    Tra gli altri nomi di maggior richiamo usciti dal cilindro del direttore artistico Carlo Pagnotta quello che viene indicato da più parti come il progetto più interessante dell'anno: l'inedito trio formato da John Scofield, Brad Mehldau (entrambi di casa al festival perugino) e dal batterista Mark Guiliana che si esibirà nel main stage di martedì 12 luglio. Il trait d'union che li lega sono le collaborazioni che ne hanno scandito l'attività artistica, auspice nel 2000 un album per il quale Scofield chiamò il pianista Brad Mehldau e un'incisione abbastanza recente, “Taming the dragon”, che vede protagonista quest'ultimo con Guiliana, che può vantare nel suo curriculum il fatto di aver partecipato alla registrazione del disco “Black Star”, ultima incisione di David Bowie. Il gotha della musica internazionale, jazz e non solo, è ben rappresentato inoltre dal chitarrista Buddy Guy che il 13 luglio (Arena Santa Giuliana), in una notte interamente dedicata al blues, rinverdirà, dall'alto delle sue 80 primavere, la sua fama di autentica icona di questo genere musicale che gli è valso ben 6 Grammy Awards, l'ultimo dei quali attribuitogli lo scorso anno per il disco “Born to play guitar”. A fargli da apripista ad “Umbria Jazz 2016” sarà la cantante di estrazione gospel Ruthie Foster. Nelle altre proposte del programma di quest'anno figura anche quella, un po' stravagante, del 10 luglio, protagonista, sempre all'Arena Santa Giuliana, Mika, osannato dalle platee televisive dopo la sua partecipazione, in veste di giurato, al talent show di Sky “X Factor 9”. A Umbria Jazz Mika arriva dopo un tour molto fortunato nei palazzetti dello sport, un concerto a Como con un'Orchestra Sinfonica al Teatro Sociale e un disco, “No Place Like Heaven”, del 2015 di cui è stata stampata una versione de luxe con alcune cover di successo.

    Paolo Fresu

    Anche all'Arena Santa Giuliana il sold out è assicurato. Attesa un'invasione di giovani, ma forse qualche purista del jazz per una sera cercherà asilo altrove. Gli altri imperdibili concerti all stars dell'Arena Santa Giuliana comprendono ancora il duo formato da Pat Metheny (habitué del festival) e Ron Carter (13 luglio). Accoppiata la loro quasi inedita, sperimentata con successo un anno fa al Festival di Detroit. Da quel concerto scaturì un'alchimia particolare che ora il chitarrista vincitore di ben 20 Grammy Award ed il contrabbassista di colore riproporranno in un set di sole corde che si preannuncia di particolare interesse. Nella storia delle 43 edizioni di “Umbria Jazz” coloro che hanno qualche capello bianco in più ricorderanno come uno dei concerti più riusciti quello che gli Steps Ahead tennero molti anni fa (doveva essere il 1985) ai Giardini del Frontone. Ora la mitica band, capeggiata dal suo fondatore, il vibrafonista Mike Mainieri, si riunirà il 16 luglio nel main stage dell'Arena Santa Giuliana per un nuovo concerto che ha tutto il sapore della nostalgia e che schiera Eliane Elias al piano, il sassofonista Donny McCaslin , Marc Johnson al basso e il batterista Billy Kilson. Un organico per molti aspetti nuovo rispetto alla band dei Giardini del Frontone, ma che conserva intatto il suo spirito musicale che attingeva a diversi generi senza creare sbarramenti tra l'uno e l'altro. Sarà una bella scommessa per chi ha immaginato questa attesissima reunion.

    Chick Corea

    Gli abituali frequentatori del main stage dell'Arena Santa Giuliana non diserteranno certamente altri tre eventi di particolare spessore: i concerti di Marcus Miller (il 16 luglio nel secondo set dopo gli Step Ahead) , del quartetto di Branford Marsalis con Kurt Elling (il 14 luglio) e quello di Chick Corea (il 17 luglio), con il quale il pianista statunitense festeggerà a Perugia il suo settantacinquesimo compleanno. L'incontro tra Brandford Marsalis e Kurt Elling fornirà l'occasione per ascoltare dal vivo il frutto della loro singolare collaborazione: il disco, “Upward Spiral”, registrato a dicembre 2015 per l'etichetta Okeh. Nel disco, come nel concerto, spicca il contributo del pianista Joey Calderazzo. Tra i ritorni più graditi ad Umbria Jazz c'è, per la chiusura in grande stile, Chick Corea che calcherà nuovamente il palcoscenico dell'Arena perugina con un quintetto di tutto rispetto in cui il leader sarà affiancato da Kenny Garrett al sax, da Wallace Rooney, uno dei migliori trombettisti attualmente in circolazione, dal contrabbassista Christian McBride (altro ritorno ad Umbria Jazz) e dal drummer Marcus Gilmore. E mentre ci si prepara a questo nuovo evento, restano ben impressi nella memoria di chi c’era, i due concerti dell'Arena che Chick Corea tenne nel 2013 (l’edizione del quarantennale) e lo scorso anno, ritrovando sulla sua strada, un pianoforte accanto all’altro, ancora una volta Herbie Hancock, anche se nel 2015 il concerto risultò decisamente più elettronico rispetto alla performance intimista del 2013, soprattutto per la preferenza accordata da Hancock, nella sua prima parte, alla tastiera KORG. Per chiudere questa guida all'ascolto dei grandi eventi dell'Arena Santa Giuliana una menzione particolare merita senz'altro il concerto (12 luglio) di Kamasi Washington, sassofonista di cui si dice un gran bene e che ha scatenato paragoni con John Coltrane e Wynton Marsalis. E' lui la vera novità del momento in un mondo del jazz non troppo avvezzo ai ricambi generazionali. Molto celebrato dalla stampa americana per la capacità di rappresentare in modo originale una indovinata sintesi di diverse influenze e matrici jazzistiche, quella di Perugia è per Kamasi Washington una delle sue prime apparizioni in Europa.

    Fabrizio Bosso e Paolo Fresu

    Se l'Arena Santa Giuliana farà la parte del leone, non mancheranno sugli altri palcoscenici del Festival (dal Teatro Morlacchi al Pavone, alla Sala Podiani della Galleria Nazionale dell'Umbria) altre proposte particolarmente accattivanti non solo per gli addetti ai lavori, ma per tutto il popolo del jazz che non disdegnerà di tendere l'orecchio anche verso le esibizioni previste in Piazza IV Novembre e ai Giardini Carducci. Tra le location del Festival - novità assoluta di quest'anno - figurano anche altri due spazi simbolo della città di Perugia: la basilica di San Pietro, dove il trombettista sardo Paolo Fresu presenterà due sue produzioni: la prima (venerdì 8 luglio) dal titolo “Mistico Mediterraneo – Danse, Memoire, Danse”, insieme al bandoneonista Daniele Di Bonaventura con cui ha già collaborato in alcune pregevoli incisioni e l'altra, quella più suggestiva (alle ore 18,00 del 14 luglio) il duecentesco “Laudario di Cortona” le cui radici affondano nella tradizione più profonda dell'Umbria e dell'Italia centrale e che rappresenta la più antica collezione conosciuta di musica italiana in lingua volgare, nonché l'unica del XIII secolo. Fresu è autore anche degli arrangiamenti insieme a di Bonaventura che eseguirà, con il trombettista sardo, il contrabbassista Marco Bardoscia e il percussionista Michele Rabbia la rilettura del “Laudario”. Ad accrescere la sensibilità del progetto, l'apporto dell'Orchestra da camera di Perugia. Sarebbe impresa titanica ricordare tutti gli altri appuntamenti con dovizia di particolari. Tra quelli da non mancare, in ordine sparso, il concerto dell'enfant prodige (appena tredici anni) Joey Alexander in multiprogrammazione per più giorni in diverse location del Festival, l'omaggio a Duke Ellington di Fabrizio Bosso, scaturito da uno dei suoi ultimi dischi più interessanti (sabato 16 luglio alle ore 17,00 al Teatro Pavone), il quartetto “Golden Circle”, round midnight al Pavone il 14 luglio, sempre con Bosso e con Rosario Giuliani, Enzo Pietropaoli e Marcello Di Leonardo, la “Reunion Big Band” di fiati diretta da Roberto Rossi per l'omaggio al trombettista Marco Tambutini, scomparso lo scorso anno (a mezzanotte circa dell'11 luglio al Teatro Pavone).

    Danilo Rea e Ramin Bahrami

    Se il concerto dell'altro Bosso, Ezio, il pianista, torinese come Fabrizio, in programma al Teatro Morlacchi alle 21,30 di domenica 10 luglio, è già sold out, si prevede il tutto esaurito anche per il giorno prima, sabato 9 luglio, quando, a mezzanotte circa, al Morlacchi, torneranno a suonare insieme il pianista iraniano Ramin Bahrami ed il nostro Danilo Rea, ad un anno esatto dalla loro prima volta, sempre ad Umbria Jazz, quando il loro concerto, “In Bach?”, sempre in un gremitissimo “Morlacchi”, fece esplodere il pubblico (allora il concerto si tenne a mezzogiorno ed era un’anteprima mondiale) in una standing ovation senza fine. L’iraniano Ramin Bahrami, “adottato” dal nostro Paese dove ha sposato una sua allieva, l’organista Maria Luisa Veneziano, è da annoverare tra i più talentuosi pianisti della scena internazionale e tra i maggiori interpreti del repertorio bachiano attualmente in circolazione. A Umbria Jazz 2016, incrocerà, con il suo Fazioli, come del resto aveva già fatto nella scorsa edizione,quello del pianista jazz Danilo Rea, sicuramente il jazzista italiano più vicino al repertorio classico e operistico come dimostrano alcuni suoi progetti nei quali lo ha rivisitato alla sua maniera e da cui sono scaturiti due interessantissimi cd come “Lirico”, in piano solo, e “Opera”, quest’ultimo inciso con il trombettista Flavio Boltro. Il concerto dello scorso anno si segnalò per la magnifica e sorprendente intesa tra i due, con un Danilo Rea inizialmente quasi in soggezione nei confronti di Bahrami, ma poi sempre più sicuro di sé e affrancato da ogni forma di timore reverenziale. Quel concerto contribuì a farci conoscere ed approfondire la figura di Ramin Bahrami e la sua singolare storia, raccontata nel libro “Come Bach mi ha salvato la vita”, nel quale il pianista iraniano ricorda la sua infanzia difficile, quando fu costretto a scappare dall’Iran degli ayatollah approdando in Italia dove studiò al Conservatorio di Milano grazie ad una borsa di studio, proprio mentre il padre moriva in carcere, vittima della rivoluzione iraniana. Ramin presto rimase folgorato dal genio e dalla musica di Bach che, come ha ribadito a più riprese, “rappresenta il mio mondo ideale, dove le realtà più diverse convivono in armonia e dove l’Oriente e l’Occidente si amano e si divertono insieme”. La musica può ricominciare, negli spazi del Festival e in ogni angolo di strada del centro storico di Perugia dove si scriverà una nuova pagina della storia di Umbria Jazz. E che festa sia! (GD)

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