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Usb: L'Amaco non è stata salvata dai proclami![]()
Usb: L'Amaco non è stata salvata dai proclami 27 set 26 In queste ore, sulla vicenda AMACO, assistiamo alla solita corsa ad appuntarsi medaglie. Politici di ogni schieramento provano a intestarsi il risultato, come se la continuità del servizio fosse il frutto di qualche dichiarazione dell’ultima ora. Sarebbe meglio rimettere i piedi per terra. A dichiararlo in una nota USB Lavoro Privato Cosenza di Cosenza. Il servizio urbano di Cosenza, dal 1° ottobre, non poteva semplicemente fermarsi. Le linee già esercite da AMACO rientrano nel perimetro dell’affidamento regionale in capo a COMETRA, che firma l’atto concessorio con la Regione Calabria. Quindi il tema vero non era se il servizio dovesse continuare, ma come garantire quella continuità, salvaguardando lavoratori, cittadini e diritto alla mobilità. Questa non è una scoperta improvvisa. È un dato tecnico, amministrativo e politico che chi governa, o aspira a governare, avrebbe dovuto conoscere bene sin dall’inizio. Per questo suonano fuori luogo le dichiarazioni trionfalistiche di queste ore. Non siamo davanti a un miracolo della politica. Siamo davanti a una soluzione che si è faticosamente ricomposta perché il trasporto pubblico locale non è una normale attività commerciale: è un servizio essenziale, finanziato dal pubblico, organizzato dal pubblico e indispensabile alla vita quotidiana delle persone. Il verbale dell’incontro tra COMETRA e le Organizzazioni Sindacali, siglato il 25 settembre, conferma l’impegno del Consorzio alla gestione diretta dei servizi già svolti da AMACO e alla salvaguardia dell’intero bacino occupazionale, dentro un quadro di sostenibilità economica. È un passaggio importante. Ora, però, deve tradursi in atti chiari, vincolanti e pienamente rispettosi dei diritti dei lavoratori. Perché una cosa va detta con chiarezza: AMACO non è fallita per caso. Il fallimento di AMACO ha responsabilità precise. Responsabilità maturate negli anni, dentro scelte amministrative, gestionali e politiche che attraversano più stagioni e più colori. Oggi nessuno può presentarsi come salvatore dopo avere assistito, accompagnato o tollerato il progressivo deterioramento di un’azienda pubblica che svolgeva un servizio essenziale per la città. Gli unici che meritano davvero rispetto e attenzione sono i lavoratori. Sono loro che hanno continuato a garantire il servizio in mesi difficilissimi, tra incertezze, procedure di licenziamento, lettere individuali, annunci contraddittori, vendite dei beni aziendali e prospettive continuamente rinviate. Sono loro che, nonostante tutto, hanno tenuto in piedi il trasporto pubblico urbano con pazienza, dignità e senso di responsabilità. E sono sempre loro ad attendere ancora il pagamento delle spettanze economiche maturate e finite dentro il tritacarne della liquidazione giudiziale. Il fatto che quei crediti siano privilegiati non cancella la preoccupazione, non accorcia automaticamente i tempi e non risarcisce l’incertezza vissuta dalle famiglie. Per USB il punto resta questo: se il servizio continua, devono continuare anche i diritti. Non può esserci un servizio che riparte e lavoratori costretti a ricominciare da zero. Non può esserci subentro senza tutela dell’anzianità, dei parametri, degli scatti maturati, delle condizioni economiche e normative, delle professionalità e della dignità di chi quel servizio lo ha garantito per anni. La vicenda AMACO parla anche alla Regione Calabria e alla futura AMCAL. Da tempo USB sostiene che non basta creare un nuovo soggetto regionale se questo deve limitarsi a programmare, organizzare gare, dividere bacini e affidamenti, lasciando poi la gestione reale dentro la stessa logica frammentata che ha prodotto crisi, precarietà e incertezze. Se AMCAL dovrà essere soltanto il luogo in cui il pubblico organizza il mercato e il privato compete per gestire il servizio, allora il problema non sarà risolto: sarà semplicemente spostato più in alto. La crisi AMACO dimostra invece che serve un vero soggetto pubblico regionale della mobilità, capace non solo di programmare ma anche di gestire, integrare e garantire direttamente il servizio quando sono in gioco aree urbane, lavoratori, continuità territoriale e diritto alla mobilità. Il trasporto pubblico locale non può essere governato come una somma di lotti, gare, proroghe tecniche e soluzioni d’emergenza. Serve una visione pubblica, unitaria e industriale: integrazione ferro-gomma, bacini coordinati, tutela del lavoro, investimenti, manutenzione, qualità del servizio e controllo democratico. Per questo la vicenda AMACO è anche un banco di prova per AMCAL: o diventerà uno strumento vero di governo pubblico della mobilità, oppure rischierà di essere l’ennesima cabina di regia di un mercato frammentato. Adesso servono atti, non passerelle. COMETRA, Regione Calabria e Comune di Cosenza devono garantire che il passaggio avvenga senza arretramenti, senza zone grigie e senza scaricare sui lavoratori il prezzo del fallimento. Il pre-accordo annunciato dovrà tutelare tutto il bacino occupazionale interessato, chiarire tempi e modalità delle assunzioni, salvaguardare i diritti acquisiti e dare certezza anche sulle spettanze economiche pregresse. La città di Cosenza ha già pagato abbastanza la cattiva gestione politica e amministrativa. I lavoratori AMACO non devono pagarla una seconda volta. Il servizio pubblico deve continuare. I diritti dei lavoratori devono continuare con esso. E la politica, invece di correre a prendersi meriti, dovrebbe finalmente assumersi le proprie responsabilità.
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