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      Tangenti su appalti pubblici scoperto da Gdf in Provincia Crotone, 20 indagati

       

       

      Tangenti su appalti pubblici scoperto da Gdf in Provincia Crotone, 20 indagati

      31 mar 26 I finanzieri del Comando Provinciale di Crotone – impegnati con un dispositivo operativo composto da 80 militari – su disposizione della Procura, hanno eseguito, nelle prime ore della mattina di oggi, 16 perquisizioni, anche informatiche, presso enti locali, segnatamente la Provincia e il Comune di Crotone, studi di consulenza professionali, nonché abitazioni private e notificato 20 avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti indagati. Le fiamme gialle crotonesi hanno scoperto un vasto giro di affidamenti illeciti di appalti con un drenaggio di denaro pubblico quantificato in 400.000 euro, confluito anche su conti correnti personali di un funzionario pubblico, oltreché nelle casse dei soggetti affidatari. Tra le persone indagate figurano dunque funzionari pubblici e professionisti che agivano da anni, in associazione tra loro, con una struttura ben organizzata, orientando affidamenti diretti di servizi tecnici e professionali, in violazione dei principi di rotazione, imparzialità e trasparenza previsti dalla normativa sui contratti pubblici. Le ipotesi di reato contestate agli indagati sono gravissime e vanno dalla “corruzione” al “falso ideologico in atto pubblico”, dalla “frode nelle pubbliche forniture” alla “truffa aggravata ai danni dello Stato”. I militari della Guardia di Finanza hanno anche eseguito un sequestro preventivo d’urgenza avente ad oggetto cinque società, di cui due con sede in Emilia Romagna, alcuni immobili, giacenze di denaro su rapporti bancari e autoveicoli. Il flusso di denaro pubblico indebitamente sottratto, come emerso dalle articolate indagini svolte, veniva impiegato da parte del funzionario pubblico per spese personali (acquisto di autoveicoli, premi assicurativi, viaggi e soggiorni, spese di rappresentanza, acquisti di beni e prelievi di contante). Le restanti somme rimanevano nella disponibilità dei professionisti affidatari, secondo accordi di ripartizione. Le movimentazioni venivano giustificate da fatturazioni per consulenze. L’operazione conferma il costante impegno della Guardia di Finanza, in sinergia con la Procura di Crotone, diretta da Domenico Guarascio, nel contrasto alla corruzione a tutela della legalità nella pubblica amministrazione. Contrastare la corruzione, infatti, vuol dire rilanciare l’economia, valorizzare la leale concorrenza e ridurre lo spreco di denaro pubblico, favorendo così le imprese oneste e impedendo la penetrazione dell’illegalità.

      I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico. L'indagine riguarda Fabio Manica (47 anni), Giacomo Combariati (41), Luca Bisceglia (51), Rosaria Luchetta (47), Alessandro Vallone (44), Vicky Ingarozza (42), Francesco Manica (50), Luca Vincenzo Mancuso (45), Andrea Esposito (46), Gaetano Caccia (49), Domenico Zizza (61), Francesco Mario Benincasa (60), Raffaele Cavallaro (59), Giuseppe Marinello (47), Adriano Astorino (48), Antonio Otranto (55), Michele Scappatura (56), Bina Fusaro (40), Caterina Scavo (30), Salvatore Valente (43). Al centro dell'indagine figura Fabio Manica, consigliere comunale di Forza Italia ed ex vicepresidente, fino a pochi giorni fa presidente facente funzione, della Provincia di Crotone. Manica è stato rieletto consigliere provinciale domenica 29 marzo. Secondo gli inquirenti sarebbe stato il "dominus assoluto" di un sistema illecito in grado di drenare centinaia di migliaia di euro dalle casse pubbliche attraverso l'affidamento di lavori di edilizia scolastica. Un meccanismo definito dagli investigatori di "disarmante semplicità". Manica, sfruttando le sue deleghe all'edilizia scolastica e alla Stazione unica appaltante, avrebbe pilotato l'assegnazione di incarichi in vari istituti superiori. I lavori - secondo gli investigatori - venivano frazionati per rimanere sotto la soglia di legge e consentire l'affidamento diretto a un "cartello di fedelissimi", azzerando di fatto la concorrenza. L'ossatura tecnica dell'organizzazione era garantita dai coniugi Luca Bisceglia (ingegnere) e Rosaria Luchetta (architetto) i quali, una volta incassato il pagamento dalla Provincia, restituivano parte dei fondi a una ditta, la Sinergyplus di Giacomo Combariati. Da qui, il denaro tornava a Manica, che lo avrebbe prelevato materialmente tramite un bancomat intestato allo stesso Combariati. Per schermare il conflitto d'interessi e mascherare il flusso di denaro, il gruppo si sarebbe avvalso di prestanome e consulenti. Tra questi, il commercialista Alessandro Vallone, la cognata di Manica, Vicky Ingarozza (per l'intestazione fittizia di quote societarie), e il fratello, l'avvocato Francesco Manica, considerato lo stratega legale del sodalizio. L'operazione è culminata con un sequestro preventivo di quasi 400.000 euro, di cui 172.000 considerati profitto diretto della corruzione. I sigilli sono scattati per immobili, auto e conti correnti.

      L’azione si colloca nell’ambito della fase delle indagini preliminari, sicché, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza.

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