NuovaCosenza.com
Google
su tutto il Web su NuovaCosenza
mail: info@nuovacosenza.com
Home . Cronaca . Politica . AreaUrbana . Video . Spettacoli . Sport . Calcio . Meteo .
 

      Condividi su Facebook

      Narcotraffico in Calabria, 35 arresti tra Cosenza, Reggio, Catanzaro e la Sicilia

       

       

      Narcotraffico in Calabria, 35 arresti tra Cosenza, Reggio, Catanzaro e la Sicilia

      22 lug 26 Una vasta operazione contro i presunti componenti di un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti con l'aggravante mafiosa, è stata portata a termine dai carabinieri che hanno eseguito 35 misure cautelari tra le province di Cosenza, Reggio Calabria, Catanzaro, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L'Aquila, emesse dal Gip su richiesta della Dda di Reggio Calabria. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, oltre all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l'aggravante mafiosa per aver agito per agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli, la detenzione di armi, il tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati. Le indagini sono state condotte dalla Sezione operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro e si sono sviluppate in due diverse fasi che hanno avuto ad oggetto le filiere dei traffici di droga organizzati da un sodalizio con base a Sinopoli e Sant'Eufemia, da quella di importazione dall'estero di ingenti carichi di cocaina a quelle successive di stoccaggio, trasporto e rivendita dello stupefacente. Nella prima fase è stato sviluppato un ordine di indagine europeo su alcune chat criptate acquisite dalla piattaforma "SKY ECC", da cui sarebbe emerso un vasto sistema organizzato finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, sviluppatosi tra il 2020 e il 2021, orchestrato da un gruppo criminale al cui vertice figurerebbero due soggetti, all'epoca detenuti e tra loro compagni di cella, i quali sarebbero stati coadiuvati da loro stretti congiunti che ne avrebbero proseguito l'attività all'esterno del carcere. Dall'indagine sono emerse numerose operazioni di importazione di cocaina dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, alcune consumate e altre, invece, sventate da sequestri delle forze di Polizia con un volume complessivo di traffici ricostruiti di oltre 300 chili. Nel traffico erano coinvolti anche alcuni portuali incaricati di portare la droga fuori dallo scalo. La seconda fase delle indagini si è sviluppata tra l'aprile del 2023 e il luglio del 2024, ed avrebbe confermato, sulla base di arresti in flagranza e sequestri di stupefacenti, la piena operatività della stessa associazione finalizzata al narcotraffico. Figura centrale in questo filone sarebbe stato il figlio di uno dei due soggetti detenuti. Nel corso dell'inchiesta è anche emerso il tentativo di sequestrare, nel corso di una consegna simulata di stupefacente, uno degli acquirenti palermitani reo di non avere saldato una precedente fornitura. L'evento sarebbe stato sventato dagli investigatori.

      Affari gestiti in carcere con telefono criptato

      "Una parte significativa delle attività di narcotraffico veniva svolta da alcuni degli indagati mentre si trovavano all'interno del carcere di Siracusa dove avevano la disponibilità di un telefono criptato con il quale comunicavano verso l'esterno impartendo le disposizioni". Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli nel corso della conferenza stampa tenuta per illustrare i dettagli dell'operazione che ha portato all'arresto di 35 soggetti. Borrelli ha sottolineato che "è stato documentato il rapporto esistente tra l'organizzazione, cioè tra coloro che curavano direttamente l'importazione, e le squadre di portuali e addetti con i compiti di esfiltrazione della droga ai quali veniva riconosciuto il 15% del valore della sostanza stupefacente. I portuali, inoltre, fornivano tutta una serie di informazioni che poi si sarebbero dovute seguire da parte dei trafficanti sudamericani. Per esempio, veniva suggerito di utilizzare navi che giungessero a Gioia Tauro solamente in transito o veniva consigliato di prediligere container non refrigerati perché sottoposti a scanner con minore frequenza. Veniva controllato l'inserimento della nave nella black list della Guardia di finanza e addirittura vi era la disponibilità alla rimozione della nave da questa black list, dietro pagamento di un supplemento aggiuntivo necessario a pagare il dipendente infedele che avrebbe svolto tale attività". "Il principale canale di smercio della droga che arrivava a Gioia Tauro - ha concluso Borrelli - era la Sicilia e nell'ambito questi rapporti c'è stato un attrito con un sodalizio palermitano reo di non avere pagato una fornitura di cocaina per 500mila euro. Per risolvere il problema, gli indagati avrebbero programmato un sequestro di persona". Per il procuratore aggiunto Stefano Musolino, il riconoscimento dell'aggravante mafiosa è "il dato più interessante perché sempre di più le cosche reggine si muovono in un contesto in cui il narcotraffico diventa uno dei reati fine dell'associazione mafiosa". La Dda reggina, ha aggiunto, ha un "doppio obiettivo: da una parte garantire l'efficienza commerciale del porto di Gioia Tauro, dall'altra riuscire a contenere i tentativi che continuano a esserci di utilizzarlo come punto di arrivo della cocaina. I numeri ci dicono che questi risultati si stanno ottenendo".

      © RIPRODUZIONE RISERVATA

      Cerca con Google nell'intero giornale:

      -- >Guarda l'indice delle notizie su: "Cronaca"

     

     
Pubblicità


news Oggi in Italia e nel mondo

news Oggi in Calabria

Copyright © 20003-2024 Nuova Cosenza. Quotidiano di informazione.
Registrazione Tribunale Cosenza n.713 del 28/01/2004 - Direttore Responsabile: Pippo Gatto
Dati e immagini presenti sul giornale sono tutelati dalla legge sul copyright. Il loro uso non e' consentito