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      Manifestazione della CEI ad Amendolara in ricordo della tragedia dei braccianti

       

       

      Manifestazione della CEI ad Amendolara in ricordo della tragedia dei braccianti

      04 lug 26 Una corona di fiori come simbolo per recuperare "speranza e fiducia" nel luogo in cui quattro braccianti sono stati arsi vivi, gesto per cui "non bastano aggettivi a qualificarlo". Con queste parole il vicepresidente della Cei, mons. Francesco Savino, ha spiegato il senso dell'iniziativa, promossa dalla Conferenza episcopale calabra, che ha avuto inizio questa mattina con la deposizione di una corona di fiori presso la stazione di servizio Ip sulla Strada statale 106, luogo della strage. "Il nostro gesto - ha detto mons. Giuseppe Alberti, vescovo di Oppido Mamertina - Palmi e delegato Cec per i Problemi sociali, la Giustizia e la Pace - è di una grandissima semplicità ma vorrebbe porre un segno di grande forza. Non tante parole, ma una presenza significativa, qualificata, di responsabilità, impegno, che si esprime attraverso un gesto fatto anzitutto di silenzio e di preghiera". Dopo la deposizione della corona di fiori è seguito un momento di preghiera e raccoglimento in ricordo di Amin Fazal Khojani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad e Waseem Khan, le vittime della strage avvenuta lo scorso 1 giugno. Presenti, tra gli altri, la prefetta di Cosenza, Rosa Maria Padovano, e la sindaca di Amendolara, Maria Rita Acciardi. La giornata di mobilitazione è proseguita nella parrocchia Madonna della Salute, ad Amendolara Marina, per una tavola rotonda sul tema del lavoro libero, dignitoso e sicuro. Al confronto sono intervenuti, tra gli altri, mons. Savino; la prefetta di Cosenza Padovano; mons. Alberti; mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo della diocesi di Cosenza-Bisignano; Klaus Algieri, presidente della Camera di commercio di Cosenza; don Giacomo Panizza, da sempre impegnato sui temi dell'inclusione sociale e della legalità. Particolarmente significativa la testimonianza di Moses, cittadino del Togo, residente ad Amendolara dallo scorso ottobre. Padre di due bambini, Moses ha raccontato la propria esperienza di vita e di lavoro, offrendo una testimonianza diretta delle speranze e delle difficoltà vissute da tanti lavoratori migranti. Alla mobilitazione hanno partecipato anche mons. Stefano Maniago, mons. Francesco Aloise e mons. Fortunato Morrone, insieme a numerosi rappresentanti istituzionali dei 22 Comuni della diocesi di Cassano all'Ionio, a conferma della forte partecipazione del territorio e dell'impegno condiviso nel promuovere una cultura della legalità, della sicurezza e della dignità del lavoro.

      Serve cambio paradigma

      Il nostro approccio nei confronti del lavoro deve cambiare. Deve cambiare il paradigma culturale, politico e sociale nei confronti dei nostri fratelli e sorelle immigrati. Quello verso di loro è sempre un approccio securitario, c'è un pregiudizio ideologico per il quale l'immigrato è un pericolo più che una risorsa. Però sappiamo che la Confindustria dice che abbiamo bisogno di risorse umane". Così il vicepresidente della Cei, mons. Francesco Savino, a margine di una tavola rotonda sul tema del lavoro organizzata ad Amendolara, nell'ambito di una iniziativa promossa dalla Conferenza episcopale calabra per ricordare i quattro braccianti uccisi. "Deve cambiare il modello economico. Non possiamo cedere a una economia che uccide, genera scarti per dirla con Papa Francesco, una economia che schiavizza. Ecco - ha detto Savino - la bellissima intuizione di Papa Leone che ci consegna la Magnifica humanitas, cioè come custodire l'umano in questo tempo in cui viviamo già un processo di disumanizzazione e quale sarà il ruolo dell'intelligenza artificiale". "Mai più un fatto simile" alla strage di Amendolara. "Nessuno può autoassolversi, ognuno deve assumersi la sua responsabilità. Insieme possiamo farcela nel dire di no al caporalato e a ogni forma di schiavitù e oppressione", ha sottolineato Savino.

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