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Strage braccianti, Procura indaga su moventi, indagati non risponderanno a GIP![]()
Strage braccianti, Procura indaga su moventi, indagati non risponderanno a GIP 04 giu 26 Chiuso il cerchio sui presunti autori materiali della strage dei quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara, la Procura della Repubblica di Castrovillari che coordina le indagini della Squadra mobile di Cosenza, punta adesso a stabilire quale sia stato il movente ma non solo. Gli accertamenti, infatti, tendono anche a chiarire quale sia il contesto lavorativo nel quale è maturato il quadruplice omicidio e il ruolo svolto dai due indagati, Safeer Ahmed e Ali Raza, 31enni pachistani. In particolare, secondo quanto si è appreso, gli inquirenti intendono verificare quali fossero i rapporti di lavoro di vittime e indagati con le aziende di Scanzano (Potenza) dove avevano lavorato nelle ultime settimane per la raccolta delle fragole e se tutto fosse in regola. Inoltre, più in generale, l'attenzione è puntata sul fenomeno del caporalato, per stabilire se questi lavoratori fossero indirizzati alle imprese da soggetti che li "gestivano" o se pure i contatti erano diretti. Al riguardo gli investigatori stanno anche cercando di chiarire il ruolo degli imputati per stabilire se fossero veri e propri caporali - ed eventualmente al servizio di chi - o se pure fossero anche loro braccianti che però sfruttavano una presenza sul territorio italiano più lunga e la disponibilità di un mezzo per farsi pagare il trasporto da chi, invece, non aveva come muoversi. Sembrerebbe, infatti, che il minivan all'interno del quale sono stati uccisi il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27), fosse di proprietà di uno dei due fermati. Indagati non risponderanno a Gip Si avvarranno della facoltà di non rispondere i due indagati per l'omicidio di quattro braccianti, bruciati vivi all'interno di un minivan ad Amendolara, nell'udienza di convalida del fermo disposto dalla Procura di Castrovillari, in corso di svolgimento nel carcere della città del cosentino. Lo ha detto uno dei due legali che assistono Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, pachistani, l'avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena. "Non conosciamo gli atti - ha detto il legale entrando in carcere -. Sicuramente i nostri assistiti si avverranno della facoltà di non rispondere". L'altro difensore è l'avvocata Giulia Montilli.
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