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      Arrestati i due autori della strage di Amendolara, i 4 connazionali bruciati vivi

       

       

      Arrestati i due autori della strage di Amendolara, i 4 connazionali bruciati vivi

      02 giu 26 I due cittadini pachistani, da ieri sera a disposizione dei magistrati nella Questura di Cosenza, sono stati sottoposti a fermo della Procura di Castrovillari per l'omicidio dei quattro braccianti loro connazionali uccisi bruciati vivi ieri mattina ad Amendolara. Il fermo è giunto al termine di un lungo interrogatorio a cui i due sono stati sottoposti nella Questura di Cosenza dove sono stati portati nella serata di ieri dopo essere stati fermati a Villapiana. Gli investigatori della Squadra mobile sono risaliti ai due grazie al sistema di videosorveglianza del distributore di carburante nel quale è avvenuto l'omicidio che ha ripreso tutte le fasi del delitto plurimo.

      Le indagini, coordinate dalla Procura di Castrovillari, sono state avviate nell’immediatezza dei fatti con il supporto della Polizia di Stato ma anche con la perfetta sinergia informativa con l’Arma dei Carabinieri. Nel corso delle attività investigative iniziali, in presenza dei presupposti di legge, il Pubblico Ministero ha emesso decreto di fermo di indiziato di delitto ai sensi dell’art. 384 c.p.p. nei confronti di due persone extracomunitarie, attualmente sottoposte a indagini. Merita di essere evidenziata la professionalità delle forze dell’ ordine che, ancora una volta, sono state in grado, operando in perfetto e lodevole coordinamento tra di loro, e seguendo le direttive della Procura di Castrovillari, di individuare, a brevissima distanza temporale dai fatti, i soggetti gravemente indiziati di delitto di omicidio plurimo e pluriaggravato (p. e p. dagli artt. 110, 575, 577 n. 3 e 4 in relazione all’art. 61 n. 1 e 4 c.p.). Le indagini sono tuttora in corso e proseguono al fine di accertare compiutamente i fatti e le eventuali responsabilità, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.

      Bruciati vivi

      I quattro braccianti agricoli pachistani uccisi ieri ad Amendolara sono stati bruciati tutti vivi. Quello che era un sospetto degli investigatori della Squadra mobile di Cosenza, purtroppo, è diventata una certezza dalla visione del video dell'impianto di videosorveglianza del distributore di carburante in cui è avvenuto il delitto. Dalle immagini si vedono due persone - sicuramente i soggetti sottoposti a fermo - che, prima uno e poi l'altro, bloccano le portiere dall'esterno facendo forza con le braccia mentre dal portellone posteriore viene presumibilmente lanciato liquido infiammabile. Quindi si vede una fiammata ed i due fuggire.

      Parla l'unico superstite

      Come vi avevamo anticipato ieri c'è un superstite della strage di braccianti compiuta ieri ad Amendolara. Si tratta di un cittadino afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana, Comune non lontano dal luogo dell'omicidio plurimo. L'uomo è stato rintracciato ed intervistato dal TgR Calabria. In un italiano stentato l'uomo ha detto che tre vittime erano afghane e che i due fermati accusati di omicidio volontario erano coloro che volevano dei soldi per il trasporto, che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha raccontato, i due hanno gettato prima la benzina nell'abitacolo e poi un accendino, bruciando vivi i quattro migranti. Lui è riuscito a fuggire rompendo un finestrino e nel video si vede con le braccia fasciate per le ustioni. L'uomo ha anche detto che i cittadini pakistani minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farlo lavorare e che non li pagavano: "I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no" ha raccontato aggiungendo che c'è una "grande mafia del Pakistan".

      Le persone sottoposte a fermo sono da considerarsi presunte innocenti fino a sentenza definitiva, nel rispetto del principio costituzionale e legislativo della presunzione di innocenza. Il provvedimento di fermo sarà sottoposto all’ esame ed all’ eventuale convalida del giudice, nel contraddittorio pieno con la difesa degli indagati che potrà, in quella sede, formire ogni giustificazione e confutazione.

      © RIPRODUZIONE RISERVATA

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