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Tragedia di Cutro, veglia sulla spiaggia del naufragio![]()
Tragedia di Cutro, veglia sulla spiaggia del naufragio 26 feb 26 "Ora sto meglio ma è difficile dimenticare quello che è accaduto qui. È stato brutto. C'erano famiglie, donne, bambini che non ce l'hanno fatta. E' stato troppo brutto...". Muhammad Shariq Shah, ventiseienne pakistano, conosciuto come Alì, era a bordo del caicco 'Summer Love' naufragato esattamente tre anni fa a Steccato di Cutro. Stamattina alle 4 è tornato sulla spiaggia di Steccato di Cutro per partecipare alla veglia in memoria delle vittime di quella strage, promossa dai giornalisti Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo. Muhammad parla poco, preferisce restare in silenzio a guardare il mare che oggi è calmo e pacifico, ha gli occhi lucidi: "Quel giorno era un mare brutto - ripete - quando è avvenuto l'incidente sono salito sul tetto della barca e ho visto due pescatori che ci indicavano di raggiungere la spiaggia con le luci. Poi le onde mi hanno fatto cadere in acqua e poi non ricordo come sono arrivato sulla spiaggia. Due miei amici sono morti". Una cerimonia semplice e silenziosa caratterizzata da un momento di preghiera. Prima proprio il giovane pakistano, superstite del naufragio, ha pregato in arabo, poi è stato don Matteo Mioni, cappellano del carcere di Reggio Emilia giunto appositamente per l'iniziativa, ad auspicare che "attraverso la solidarietà, la condivisione e l'accoglienza questa possa diventare la generazione della speranza". Il sacerdote ha poi invitato i presenti a spalmare sulle mani delle persone vicine dell'olio di nardo proprio come segno di condivisione. Muhammad Shariq Shah insieme ad alcuni familiari delle vittime e al pescatore Vincenzo Luciano, che è stato tra i primi a portare soccorso, hanno lanciato una corona di fiori nel mare. "La memoria significa impegno, impegno che abbiamo assunto a sei mesi dalla strage", ha detto Vincenzo Montalcini . "Questo è il luogo e l'orario per ricordare i sogni spezzati di 94 e più persone a 80 metri dalla riva. Il dolore deve essere memoria propositiva. Abbiamo pregato un dio unico - ha spiegato - in modi diversi per rinnovare la promessa che abbiamo fatto di non dimenticare le persone che muoiono in mare in cerca di futuro e speranza. L'impegno deve essere di pretendere verità e giustizia per queste persone". Fuggivano per una nuova vita Sulla spiaggia di Steccato di Cutro, alla veglia in ricordo del naufragio del 26 febbraio 2023 nel quale morirono 94 persone, c'erano anche alcuni familiari delle vittime giunti dalla Germania. Per tutti ha parlato Farzaneh Maliki. Il suo è stato un atto di accusa all'Europa e all'Italia: "Quando si sceglie di non salvare possiamo dire che ciò che accade non è più naturale, ma è il risultato di una precisa scelta politica. Questo mare, però, non era solo acqua, è diventato un muro tra indifferenza e responsabilità". La donna ha ricordato di aver perso nel naufragio "mio fratello, sua moglie e i suoi tre bambini" ribadendo le motivazioni di quella traversata: "Non era una vacanza, era una necessità, fuggire per poter sopravvivere, avere una chance di vita. Erano partiti con un sogno di speranza, vivere in sicurezza e in pace". "La mia famiglia non aveva altra scelta e non è partita per mancanza di responsabilità" ha detto Farzaneh precisando: "Nessuna famiglia vorrebbe mai essere costretta ad abbandonare i propri figli nelle onde". La donna ha quindi ribadito l'amara realtà di quelle ore notturne: "Quando l'aiuto arriva in ritardo, a volte, non è più aiuto. È solo il conteggio delle vite perdute, è solo un gesto disperato". Da qui la definizione di quanto accaduto sulla spiaggia di Steccato: "Non lo chiamiamo un incidente, ma crimine umano. Perché quando si può salvare e non si salva, quando si può decidere e non si decide, siamo responsabili. Oggi non sono qui solo per piangere, sono qui per urlare. La vita umana non è uno strumento politico. Nessun confine e nessuna frontiera valgono più della vita di una persona. È un abisso in cui è caduto il vostro Paese, accompagnato da un cinismo che ci ha fatto scoprire quanto la vita umana conti poco". Occhiuto ne onora la memoria "A tre anni dal naufragio di Steccato di Cutro è doveroso onorare la memoria delle 94 vittime di una tragedia che resta una ferita ancora aperta per la Calabria e per l'intero Paese. In quei momenti drammatici la nostra regione seppe rispondere con la dignità e l'umanità che le sono proprie, offrendo solidarietà concreta e immediata grazie all'impegno dei sindaci e delle comunità locali". Così in una nota il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. "Anche negli anni successivi, segnati da nuovi e complessi sbarchi sulle nostre coste, il contributo dei primi cittadini è stato determinante per garantire accoglienza e assistenza, senza mai far mancare il necessario supporto. L'anniversario di quell'immane tragedia, tuttavia, impone oggi alle istituzioni, a ogni livello, una riflessione che vada oltre il cordoglio. È indispensabile un'analisi lucida e responsabile affinché simili eventi non si ripetano", afferma Occhiuto. "Servono soluzioni strutturali e una cooperazione internazionale solida, capace di governare i flussi migratori in condizioni di sicurezza e di promuovere sviluppo e stabilità nei Paesi di origine. Il Mediterraneo - prosegue - non può essere il cimitero dei migranti. In mare ogni vita va salvata, con la stessa determinazione con la quale bisogna combattere contro gli scafisti, che sono veri e propri mercanti di morte. Onorare davvero la memoria delle vittime significa trasformare il dolore in un impegno costante per la legalità e per la tutela della vita umana". "La Calabria rivendica il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo, ma chiede con forza che il tema delle migrazioni torni stabilmente al centro dell'agenda europea, con pragmatismo e risorse adeguate, affinché la gestione di un fenomeno così complesso non ricada esclusivamente sulle regioni costiere", conclude.
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