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      Falsi contratti di lavoro a immigrati, 61 indagati Gdf a Lamezia

       

       

      Falsi contratti di lavoro a immigrati, 61 indagati Gdf a Lamezia

      02 apr 26 Falsi contratti di assunzione e di locazione per consentire a cittadini extracomunitari di iscriversi nei registri della popolazione residente a Lamezia Terme, sono stati scoperti dai finanzieri del Gruppo di Lamezia che hanno notificato l'avviso di conclusione indagini emesso dalla Procura della Repubblica a 61 persone, 14 delle quali italiane. Nei confronti degli indagati vengono ipotizzati i reati di favoreggiamento all'immigrazione clandestina, falso ideologico in atto pubblico, truffa, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, indebita percezione di indennità del reddito di cittadinanza e di erogazioni a danno dello Stato. I gestori del sistema illecito, avvalendosi anche della complicità "abituale" di un pubblico ufficiale che avrebbe fatto false attestazioni nei verbali di accertamento di residenza, avrebbero prodotto false comunicazioni di assunzione, nonché falsi contratti di locazione, poi registrati presso i competenti uffici dell'Agenzia delle Entrate, allo scopo di favorire l'illecita permanenza e, talvolta, garantire il rinnovo del permesso di soggiorno di numerosi extracomunitari. Nell'inchiesta risulterebbero coinvolti anche un altro dipendente pubblico per una sola vicenda di falso in verbale di accertamento di residenza e un pubblico ufficiale per rivelazione di segreto d'ufficio in quanto avrebbe riferito dell'ispezione compiuta nel suo ufficio dalla Guardia di finanza. Altri indagati si sarebbero prodigati per documentare fittizie assunzioni di lavoratori domestici ed organizzare finti matrimoni tra cittadini italiani, a volte anche ultrasettantenni, con giovani donne di origine magrebina. Nel corso delle indagini è stato anche individuato un patronato di Lamezia Terme gestito da soggetti che, pur risultando disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza, avrebbero tratto illeciti guadagni dai corrispettivi chiesti a cittadini extracomunitari per curare le pratiche di assunzione fittizia. A 55 persone, a causa delle false comunicazioni dalle quali risultava la residenza in Italia da almeno dieci anni, è stato revocato il beneficio del reddito di cittadinanza.

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