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      Granata replica alla Ferrara sugli appalti spezzatino

       

       

      Granata replica alla Ferrara sugli appalti spezzatino

      16 mag 18 Sulle dichiarazioni di Laura Ferrara esponente del movimento cinquestelle, interviene Maximiliano Granata di Legalità Democratica . "Successivamente alla dichiarazione di Laura Ferrara esponente del movimento Cinquestelle, sugli appalti spezzatino a Cosenza, mi preme fare alcune considerazioni sui principi fondamentali delle garanzie costituzionali, della civiltà del processo penale, che non possono essere aggirati e calpestati . Il Tribunale del Riesame con un provvedimento che rischia di avere un effetto boomerang sull’inchiesta, si è espresso annullando le misure interdittive a carico di Pecoraro, Bartucci e Amendola, ritenendo che gran parte dei capi d’imputazione che li riguardano non superino la soglia dei gravi indizi di colpevolezza . Un comune destino che dovrebbe accomunare i casi di abuso d’ufficio . In merito alle dichiarazioni dell’Eurodeputato Laura Ferrara, dove addirittura individuerebbe responsabilità politiche, sugli appalti spezzatino a Cosenza, mi preme fare alcune considerazioni di carattere giuridico sui temi che l’associazione Legalità Democratica, sta portando avanti in tutta Italia con convegni aperti al confronto di avvocati ed esperti di diritto . I principi fondamentali delle garanzie costituzionali, della civiltà del processo penale sono stati “aggirati” con una costante interpretazione riduttiva degli effetti: calpestati e sostituiti con il mito dell’efficacia. Efficacia di “lotta”, capacità di danneggiare il “ nemico “, anche a costo di non risparmiare gli innocenti e i loro diritti . Al principio di “legalità” che implica che nessun fatto sia punibile se non in forza di una legge preesistente che chiaramente la definisca come reato, che cioè contiene in sé il principio della chiarezza, è puntualmente violato con la creazione di fattispecie “aperte”, “apparenti”, grossolanamente ed inconcludentemente abborracciate. Ciò implica ed impone di per sé l’arbitrarietà del magistero penale. Al principio di legalità si sostituisce quello di “prevenzione” : meglio intervenire prima che il reato sia commesso . Contro chi? Contro chi è capace di commetterlo. Come si valuta tale capacità ? Con l’indizio, l’indizio è “sufficiente”, che non significa niente, che prevale sulla prova. Ed in via “cautelare” si “punisce” l’indizio e, per quel che riguarda le misure dichiaratamente di prevenzione, subito si colpisce l’indizio dell’indizio. Come abbiamo la cucina “ alla romana”, “ alla siciliana”, “alla genovese”, “ alla napoletana”, abbiamo sedi giudiziarie in cui i magistrati hanno un “modus operandi in cui la custodia cautelare è più clamorosamente incauta, cosi come nella cucina calabrese abbonda l’uso del peperoncino ( che, almeno, non puo’ dirsi abuso) . Non c’è bisogno di andar lontano. A Cosenza, che sta salendo nella graduatoria delle città in cui più fiero imperversa l’uso alternativo della giustizia, la giustizia è cucinata in una salsa in cui primeggia la contestazione dell’abuso d’ufficio, reato con una fattispecie di delicata struttura, ma che certamente non comporta la criminalizzazione di ogni violazione di legge nell’attività amministrativa. Ed invece, in questa eversione del sistema costituzionale attraverso le forzature di quello penale, anche qui si pretende che ogni violazione di norme procedurali da parte di pubblici funzionari, sia “abuso”. Il che è una solenne e pericolosa sciocchezza. Abuso si ha solo quando l’atto, oltre che violatore di leggi e regolamenti, abbia finalità in sé illecite completamente estranee a quelle della pubblica amministrazione. E cosi, l’aggravante della “ finalità patrimoniale” non va confuso con un qualsiasi effetto incidente in qualche modo su situazioni patrimoniali. C’è poi la scoperta di misure cautelari altrove inconsuete o assai meno applicate. A Cosenza è venuta di moda l’interdizione cautelare dalle pubbliche funzioni, concepita ( e graduata) con una pena accessoria anticipata, senza alcuna, o con scarsa, connessione, con il reale contesto, e con le esigenze processuali . Significativa ne è l’irrogazione “ facile” statisticamente assai piu’ frequente che altrove, ma anche per tempi piu’ lunghi . Penso, e non riesco a riderci sopra, che qui ed ora a Cosenza Frank Sinatra sarebbe “interdetto per anni uno” dalla professione di cantante e di attore . Nel frattempo giunge a sollazzarmi un sonetto di Gioacchino Belli del 3 Dicembre 1832 Dal titolo certe condanne Sai c’arispose lui? “Via, nun è ggnente: Tratanto er fijjo tuo vadi in galerra, Ch’è ssempre in tempo a uscí cquanno è innoscente„. D’altronde Belli è Belli e facilmente se ne accettano le ragioni . “In dubio pro reo “

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