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Agnese Moro a Cosenza ricorda suo padre
Agnese Moro a Cosenza ricorda suo padre “Troppi punti da chiarire sulla sua morte” 22 apr 08 "Abbiamo bisogno di una verità storica più che di una verità giudiziaria. Restano ancora molti punti da chiarire su quei 55 giorni, dal sequestro a quello della morte di mio padre". Lo ha detto Agnese, figlia dello statista Aldo Moro, parlando a Cosenza a margine di un incontro promosso dalla Provincia per ricordare la figura del padre in occasione dei trenta anni dalla morte. "Credo - ha aggiunto - che i brigatisti e tutti coloro i quali hanno avuto qualche parte in quelle vicende politiche dovrebbero dire la verità. E' necessaria una riflessione storica su quello che è accaduto e che ha segnato tutti gli italiani. Ad oggi ci sono persone che non sanno ancora chi ha ucciso i propri cari". "Avrei voluto - ha sostenuto Agnese Moro - che il sacrificio di mio padre non fosse mai avvenuto, ma credo che il modo in cui é avvenuto evidenzia che è servito a qualcosa. L'eredità che lui ha lasciato è legata all'impegno personale in tutto quello che ha fatto e nel costante richiamo all'impegno".
Mio padre una persona semplice. "Una persona molto gentile e molto semplice, con una vita sempre molto impegnata. Mi ha lasciato l'impressione di uno che sapeva che la vita va spesa per qualcosa che conta, in ogni suo momento. Mi colpiva la sua capacita' di fare bene tutto: il padre, il politico... che invidia!". Cosi' Agnese Moro ha ricordato suo padre, Aldo, ucciso dalle Brigate Rosse 30 anni fa. Agnese Moro oggi e' a Cosenza, per una manifestazione organizzata dall'Amministrazione Provinciale e in cui sta incontrando anche gli studenti. "Mi sembra che mio padre abbia cercato sempre di rendere vera e viva la Costituzione", ha aggiunto la Moro. Sulla morte del padre ha detto: "Ci fu allora una grande timidezza: potevano esserci altre strade se non si voleva intraprendere quella della trattativa, per poterlo riportare a casa. Se ho perdonato? Il perdono e' un fatto personale: fa piu' bene a chi lo da' che non a chi lo riceve. Ma cio' non toglie che le cose sbagliate restino sbagliate."
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