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      Legambiente, giornata acqua: pericoli da sovrasfruttamento falde

       

       

      Legambiente, giornata acqua: pericoli da sovrasfruttamento falde

      22 mar 22 Il sovrasfruttamento delle falde acquifere, con conseguente riduzione, abbassamento e intrusione salina e l'inquinamento delle falde, dovuto a scarichi o sversamenti che raggiungono anche le acque sotterranee: sono i due principali problemi citati nel dossier di Legambiente sull'acqua sotterranea protagonista della Giornata mondiale dell'acqua 2022. "Le riserve di acqua presenti nel sottosuolo - spiega Legambiente - sono per natura rinnovabili e di buona qualità, ma hanno tempi di ricarica molto lunghi e risultano essere sempre di più sotto pressione a causa delle attività antropiche. Una significativa parte delle acque sotterranee è interessata, in misura variabile, da inquinamento attribuibile a metalli pesanti, inquinanti organici persistenti, sostanze nutritive e da un'ampissima varietà di sostanze chimiche potenzialmente tossiche". Legambiente, a tal proposito, cita "4 vertenze storiche dell'associazione, simbolo di falde inquinate in Italia: la contaminazione da Pfas (sostanze perfluoro alchiliche riconosciute come interferenti endocrini e causa di numerose patologie) nelle acque di diversi territori del Veneto", un altro caso di Pfas "in provincia di Alessandria, ad opera della società Solvay, il caso della Val Basento, in Basilicata, in cui sono risultati presenti nel suolo e nelle acque di falda metalli pesanti, solventi clorurati e composti aromatici, derivanti dagli scarichi degli stabilimenti Anic/Enichem e Materit. Infine, quello del profondo acquifero del Gran Sasso, che fornisce acqua a 700.000 abruzzesi nelle province di Teramo, L'Aquila e Pescara: contaminato di sostanze quali cloroformio e diclorometano a causa dei Laboratori nazionali dell'Istituto di Fisica Nucleare e dal traforo dell'A2, e per cui ancora non si sono attuate azioni risolutive, nonostante le pressioni dai vari enti ed associazioni ambientaliste".

      Road map per tutela falde

      Una road map con tre proposte per tutelare e preservare le acque sotterranee, "importanti corpi idrici, troppo spesso maltrattati e sovrasfruttati, la cui qualità e quantità è sempre più messa a rischio dall'urbanizzazione, dalla crescita demografica, dall'inquinamento e dai cambiamenti climatici". La propone Legambiente in occasione della Giornata mondiale dell'acqua spiegando che le tre proposte riguardano "il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60), che prevedono il conseguimento di un buono stato (qualitativo e quantitativo) dei corpi idrici, la corretta pianificazione degli usi dell'acqua per prevenire il loro deterioramento (qualitativo e quantitativo) e la messa al bando nella produzione e nella commercializzazione di alcune sostanze inquinanti, persistenti e bioaccumulabili, dannose per l'ambiente e la salute". Queste azioni concrete secondo il cigno verde, "coincidono con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG6) delle Nazioni Unite di una gestione condivisa e sostenibile delle falde, allo scopo di garantire universalmente l'accesso ad acqua pulita e potabile. Ma soprattutto non rinviabili se si pensa che - secondo dati Ispra - in Italia, nel 2018, sono stati prelevati più di 9,2 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile, di cui in media circa l'85% deriva dalle acque di falda; e alcune Regioni, come Umbria e Valle d'Aosta, ne dipendono totalmente (il 100% delle acque prelevate sono infatti sotterranee)", ricorda Legambiente. "Un tesoro nascosto sotto ai nostri piedi, a decine o centinaia di metri - ha commentato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente - L'acqua di falda dev'essere riconosciuta e protetta, non solo come riserva idrica rinnovabile, ma anche come portatrice di un forte valore ambientale. Le tre priorità che oggi presentiamo vogliono offrire una sorta di road map per arrivare alla gestione condivisa e sostenibile delle acque sotterranee, come auspicato dalle politiche comunitarie, rendendole sempre meno vulnerabili e soggette alle conseguenze del sovra sfruttamento, dei cambiamenti climatici e dell'inquinamento". Legambiente ricorda - riportando dati ispra - che l'Italia è "un Paese a stress idrico medio-alto. Secondo gli ultimi dati Ispra, in Italia vengono consumati circa 26 miliardi di metri cubi di acqua all'anno: il 55%, è legato agli usi agricoli, il 27% a quelli industriali e circa il 18% per scopi civili. Relativamente al settore 'scopi civili', implicando acque di qualità elevata, nel 2018 sono stati prelevati più di 9,2 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile, di cui in media circa l'85% deriva dalle acque di falda". "Le Regioni più 'idrovore', essendo le più popolose - prosegue Legambiente - sono rappresentate dalla Lombardia (1,42 miliardi di m3), Lazio (1,16 miliardi di m3) e Campania (0,93 miliardi di m3). Alcune Regioni, come Umbria e Valle D'Aosta, dipendono totalmente dalle acque di falda, ciò significa che il 100% delle acque prelevate sono sotterranee; altre ne dipendono in maniera comunque significativa: 7 Regioni superano il 90% di dipendenza dalle loro acque sotterranee (Lazio, Trentino-Alto Adige, Campania, Lombardia, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Veneto) e 5 Regioni ne dipendono per più dell'80% (Piemonte, Calabria, Molise, Marche e Sicilia)".

      Legambiente Calabria: qui troppa acqua dispersa

      "Oggi ricorre il trentesimo anniversario della Giornata mondiale dell'Acqua eppure in Calabria sembra non esserci ancora sufficiente e reale consapevolezza della preziosità di questo elemento per la nostra vita". E' quanto afferma, in una nota, Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria. "Nella nostra regione - prosegue Parretta - troppo spesso l'acqua che preleviamo viene dispersa e sprecata e non viene trattata in maniera adeguata e sostenibile. Ad esempio a causa delle perdite in rete, esiste un gap consistente tra acqua immessa nelle reti di distribuzione e acqua effettivamente erogata e sono in aumento esponenziale i casi di carenza di acqua potabile nelle case dei calabresi. Inoltre sono molto carenti i dati relativi allostato chimico, ecologico e quantitativo dei corpi idrici". "La Calabria - sottolinea la presidente regionale di Legambiente - rischia di perdere l'opportunità di attingere alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Un rischio gravissimo e concreto dato che la nostra regione ha già perso i primi 105 milioni: è stato, infatti, dichiarato inammissibile da parte del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili il progetto presentato dall'Autorità Idrica Calabrese, diretto a ridurre le dispersioni di acqua e migliorare la qualità del servizio erogato ai cittadini. Appare chiaro che bisogna agire con urgenza sulle perdite di rete e che serve completare la rete fognaria e migliorare il sistema della depurazione attualmente inefficiente e sottodimensionato costruendo nuovi impianti laddove è necessario anche per superare le procedure di infrazione comunitarie".

      Calabretta (Sorical), tutela risorsa è dovere morale

      "La tutela delle risorse idriche non è solo un dovere di legge, ma soprattutto morale nei confronti delle future generazioni". Lo afferma il commissario della Sorical Cataldo Calabretta in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua. "Lo sfruttamento eccessivo delle falde, con i cambiamenti climatici in atto - aggunge Calabretta - può portare al deterioramento dell'acqua prelevata e in futuro occorrerà investire in impianti sempre più sofisticati per renderla adatta al consumo umano. Da anni Sorical è costretta a immettere in rete il doppio dell'acqua di quanta realmente ne serve per il consumo umano, ma il prezzo che paghiamo è altissimo, sia in termini ambientali, infrastrutturali che di costi energetici e gestionali. Calcoliamo che da giugno a settembre il 50% dell'acqua potabile che eroghiamo viene utilizzata per l'irrigazione e migliaia di persone non riescono a ricevere con continuità il servizio. Sprechi e dispersioni sono il principale problema delle carenze idriche stagionali". "In Calabria - sostiene ancora il commissario della Sorical - non è più rinviabile il riordino della gestione delle risorse idriche. Occorrono investimenti importanti per ammodernare i 157 acquedotti regionali che con i 6 mila chilometri di condotte rappresentano un patrimonio strategico per il futuro della Calabria. Oggi l'Europa ci dà la possibilità di avere risorse importanti, noi dobbiamo essere bravi a intercettarli, programmarli e spenderli bene. La trasformazione di Sorical, in società interamente pubblica ha l'obiettivo di creare il gestore unico del servizio idrico integrato e di dare ai calabresi il migliore servizio".

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