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      Estorsioni a villaggi e usura, 9 arresti Gdf Crotone, pizzo anche a condomini

       

       

      Estorsioni a villaggi e usura, 9 arresti Gdf Crotone, pizzo anche a condomini

      02 mag 22 La Guardia di finanza di Crotone ha eseguito in mattinata dieci misure cautelari - 7 in carcere, due ai domiciliari e un divieto di dimora in Calabria - nei confronti di presunti esponenti della cosca di 'ndrangheta Mannolo-Trapasso-Falcone-Zofreo operante nella zona di Cutro, in provincia di Crotone con diramazioni anche nel nord Italia. Contestati i reati di estorsione, usura, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, aggravati dalle modalità mafiose. I provvedimenti, emessi dal Gip di Catanzaro su richiesta della Dda del capoluogo calabrese, sono stati eseguiti a Cutro, nella frazione San Leonardo, Petilia Policastro e Botricello nell'ambito dell'operazione denominata "Jonica". Una delle misure in carcere nei confronti di uno degli indagati per usura ed estorsione, è stata eseguita dalla Compagnia dei Carabinieri di Sellia Marina (Catanzaro), a cui uno degli imprenditore vessati si è rivolto per denunciare i fatti. Sequestrati con finalità di confisca beni mobili e immobili peer due milioni di euro. I sigilli sono stati apposti a quattro ditte individuali con sede in provincia di Crotone (operanti, rispettivamente, nel settore della vendita del caffè, nel settore della vendita dei prodotti agroalimentari, nel settore dell'edilizia e nel settore della distribuzione alimentare) ed i loro relativi compendi aziendali; 19 conti correnti bancari; sei beni immobili (un terreno e 5 appartamenti) e sei autovetture. In carcere con le accuse, a vario titolo, di usura, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori aggravate dalla modalità mafiosa sono finiti Felice Falcone (70 anni), Albano Mannolo (52), Alfonso Mannolo (83), Remo Mannolo (50), Carmine Ranieri (44), Giuseppe Trapasso (35), Fiore Zoffreo (55) ; il gip ha disposto i domiciliari per Antonio Mannolo (53), Carmelina Mannolo (56) ed il divieto di dimora in Calabria per Leonardo Mannolo (34)

      Estrosioni a villaggi e usura

      Ci sono decine di estorsioni condotte con metodi mafiosi nei confronti dei villaggi turistici della costa calabrese e delle aziende che vi operavano per manutenzione tra i reati contestati dalla Dda alle 10 persone destinatarie della misure cautelari disposte dal gip distrettuale Matteo Ferrante. L'indagine è di fatto una prosecuzione dell'operazione Malapianta del maggio 2019 con la quale la Dda di Catanzaro aveva già inferto un duro colpo alla cosca Mannolo-Zoffreo-Trapasso che opera a cavallo tra le province di Crotone e Catanzaro. Al vertice c'è l'anziano boss Alfonso Mannolo (attualmente detenuto in carcere per una condanna a 30 anni nel processo di appello). La nuova operazione della Guardia di Finanza riguarda una serie di attività criminali, soprattutto estorsioni, commesse dal 2001 al 2018 nei confronti di attività turistiche ed aziende che operavano all'interno di villaggi tra San Leonardo di Cutro e Sellia Marina. Figura centrale, secondo quanto emerge dalle indagini, è il boss Alfonso Mannolo a cui è contestato anche il reato di usura per un prestito di 200 mila euro ad un imprenditore al quale sono stati chiesti interessi usurari che sono arrivati fino al 120% annuo. Quando l'imprenditore non è riuscito a saldare il debito ha fatto intervenire a sua garanzia un altro imprenditore che ha pagato la somma pattuita cedendo anche un terreno a Legnago (Venezia) del valore di 125 mila euro. Inoltre il boss Alfonso Mannolo, attraverso minacce di morte, ha costretto un imprenditore di Botricello a dargli un immobile. Ad uno dei villaggi turistici di San Leonardo di Cutro dal 2005 al 2017 è stato imposto un canone 'estorsivo' di 30 mila euro annui per garantire la tranquillità da parte della cosca. Le estorsioni venivano eseguite anche per mantenere le famiglie dei detenuti. In tal senso Giuseppe Trapasso, con modalità mafiose, tra novembre e dicembre 2020, avrebbe chiesto soldi ad un bar di Cropani (Catanzaro).

      Chiedevano il pizzo anche a condomini

      La cosca Zoffreo-Mannolo di San Leonardo di Cutro, colpita oggi dall'operazione "Jonica" della Dda di Catanzaro, era arrivata anche a chiedere il pizzo ai condomini di uno stabile a Cutro. Dal 2003 al 2018, secondo quanto emerge dalle indagini della Guardia di finanza di Crotone, coordinate dai pm Domenico Guarascio e Paolo Sirleo, Antonio Mannolo aveva costretto i titolari delle proprietà immobiliari a consegnare direttamente, una cifra in contanti, non inferiore a 300 euro da ciascun condomino ottenendo, dunque, un introito estorsivo non inferiore ai 10mila euro all'anno, per un importo complessivo di 150mila euro. Il boss Alfonso Mannolo, secondo le indagini, avrebbe usufruito di un immobile, dove si recava "per incontrare alcune amanti", senza pagare neanche le utenze elettriche ed idriche o qualsivoglia tassazione o spesa. L'estorsione sarebbe andata avanti dal 2015 al 2019. La vittima è stata sentita dagli inquirenti è ha raccontato "di aver più volte cercato di persuadere bonariamente a regolarizzare la situazione, quantomeno accollandosi le spese delle utenze ma il Mannolo aveva sempre tergiversato, fino a quando, nell'estate del 2018, l'uomo, oramai esasperato, quando il Mannolo si era nuovamente presentato pretendendo la consegna delle chiavi, gli aveva risposto che non intendeva più sottostare alle sue pretese". Una risposta che il capo cosca non accettò facendo " leva sulla sua notoria fama mafiosa ('tu lo sai con chi stai parlando'), peraltro perfettamente nota all'interlocutore, dicendo che avrebbe ucciso lui e tutta la sua famiglia: "bastardo e cornuto ...come ti permetti a parlarmi cosi? tu lo sai con chi stai parlando? io ti faccio ammazzare a te e tutta la famiglia tua". L'accaduto aveva gettato la vittima in uno stato "di prostrazione, temendo fortemente per la sua incolumità, fino a quando, dopo alcune settimane, il Mannolo si era di nuovo presentato e, come se nulla fosse successo, aveva richiesto ed ottenuto le chiavi dell'appartamento". Da quel momento l'uomo "non aveva avuto più il coraggio di opporre rimostranze di sorta al Mannolo che, fino al suo arresto, aveva continuato ad utilizzare a suo piacimento l'appartamento senza alcun corrispettivo".

      Decisivi pentito e vittime

      Le denunce di due imprenditori vessati dalla cosca e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Dante Mannolo sono alla base dell'operazione Jonica eseguita questa mattina dalla Guardia di Finanza di Crotone che ha notificato 10 misure cautelari emesse dal gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda. I due imprenditori hanno raccontato le pretese estorsive per la manutenzione del verde nel villaggio turistico Serené Village che si trova a San Leonardo di Cutro. Denunce suffragate dalle dichiarazioni di Dante Mannolo, arrestato nell'ambito dell'operazione Malapianta, e divenuto successivamente collaboratore di giustizia. "Per farvi comprendere - ha raccontato Dante Mannolo ai magistrati della Dda - all'epoca di costruzione del 'Serenè' si tenne una riunione fra Nicolino Grande Aracri, mio padre Alfonso Mannolo e Zoffreo Leonardo. Mio padre ottenne per sé e la sua famiglia la consegna di un contributo estorsivo mensile di cui vi ho detto, che è stato consegnato anche a mie mani da parte dei titolari del servizio di giardinaggio. Zoffreo e Grande Aracri invece ottennero il versamento della quota estorsiva direttamente dai titolari del villaggi ossia dalla famiglia Maresca per come vi ho già spiegato in altri interrogatori". Per l'estorsione ai titolari della struttura turistica Leonardo Zoffreo è stato condannato nel processo scaturito proprio dall'operazione Malapianta. L'operazione Jonica invece ha preso in esame l'estorsione agli imprenditori che si occupavano della gestione del verde nel villaggio dal 2000 al 2017. I due imprenditori hanno raccontato di aver subito ingenti pretese estorsive dalla cosca Mannolo: dagli 800 euro (pagati per 15 anni) ai 1200 euro al mese chiesti al secondo imprenditore dal 2017 fino all'arresto dei Mannolo.

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