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      Concorsi pilotati alla Mediterranea: ecco come è saltato il sistema

       

       

      Concorsi pilotati alla Mediterranea: ecco come è saltato il sistema

      23 apr 22 "Quella selezione risale al 2008, è ancora clamorosamente aperta e riguarda un posto di ricercatore alla facoltà di Architettura. Decine di ricorsi vinti alla giustizia amministrativa, una denuncia penale e quattordici anni dopo, proprio su quel concorso è ora la Procura a mettere in fila una serie di ipotesi di reato. Mi sono accorta presto che qualcosa non andava, da un accesso agli atti ho rilevato una serie di errori che mi hanno lasciato basita". E' quanto afferma, in un'intervista alla "Gazzetta del Sud", Clara Stella Vicari Aversa, l'architetto messinese che con la sua denuncia ha fatto scoppiare il caso dei "concorsi pilotati" all'Università di Reggio Calabria e che ha portato all'interdizione del rettore Santo Marcello Zimbone, del prorettore Pasquale Catanoso, di altri quattro docenti e di due funzionari. "Non so se fossi la più titolata - aggiunge - però ho la legittima pretesa che venisse selezionato il candidato più idoneo in modo corretto. Non è stata una scelta facile, questa storia è una ferita che non si rimarginerà. Ma quando ho visto che l'Università continuava imperterrita a bandire concorsi le cui le modalità di espletamento erano sempre le stesse, nonostante abbia vinto qualcosa come 40 ricorsi, ho capito che la sola via amministrativa non sarebbe servita per ottenere giustizia". "Nelle ultime ore - sostiene ancora la professionista che oggi, tra l'altro, è vice presidente dell'Ordine degli architetti di Messina - ho avuto una pioggia di attestati di solidarietà da professori, colleghi, persino ex studenti, ma per troppo tempo ho dovuto contare soltanto sulla mia forza d'animo. Pensi che quando ho fatto il primo ricorso, su dodici concorrenti nessuno ha voluto unirsi".

      Confindustria Reggio: fare subito luce

      "Una storia che ha colpito il cuore della città, l'Università, fiore all'occhiello del nostro territorio, e crogiuolo della classe dirigente del futuro, che balzata così agli onori delle cronache nazionali, porterà con sé un notevole danno d'immagine alla città di Reggio Calabria ed ai tanti professionisti, formatisi alla Mediterranea, apprezzati in tutto il mondo". E' quanto si afferma in una nota di Confindustria Reggio Calabria "n riferimento alla bufera che si è abbattuta sull'Università degli studi Mediterranea negli ultimi giorni". "Senza entrare nel merito dei fatti, certi del lavoro che svolgerà in maniera egregia la Magistratura, nella quale riponiamo totale fiducia - è detto nella nota dell'associazione industriali - non possiamo non dichiarare una profonda preoccupazione per quanto accaduto. La speranza di Confindustria è che, velocemente, venga fatta luce su ciò che è successo, nella piena consapevolezza che, comunque andrà, la città ne uscirà con le ossa rotte. Altresì, preoccupante è, inoltre, l'assordante silenzio che aleggia intorno a questa storia, segno che probabilmente non si sia ben capita l'entità e la gravità del fatto". "Ribadiamo - sostiene il presidente provinciale Domenico Vecchio - noi continuiamo ad essere strenuamente garantisti, ma siamo anche preoccupati per le sorti dell'Ateneo e della nostra città".

      Binetti: combattere corruzione accademica

      "Fermare la corruzione accademica è un dovere. Lo dobbiamo a tutti quei ragazzi che sperano di fare carriera nelle università e che spesso finiscono in un vortice da cui è difficile uscire. L'approvazione della legge 2415 in materia di iscrizione contemporanea a due corsi di istruzione superiore è una notizia positiva ma non basta. È necessario implementare l'attività di controllo nelle commissioni di concorso, prevedendo nelle università nuovi codici etici. La legge 2415, appena approvata in via definitiva al Senato, va proprio nella direzione di chi intende modernizzare l'università, per offrire nuove soluzioni a problemi finora non risolti o risolti in modo inadeguato. Difficoltà più grave con cui l'Università deve confrontarsi, oggi come ieri, è quella della corruzione accademica, con la piaga dei concorsi truccati e la penalizzazione dei ricercatori più qualificati a favore di quelli più raccomandati". Lo afferma Paola Binetti, senatrice dell'Udc. "Ho più volte denunciato questa piaga alla ministra Messa - prosegue la senatrice -, così come avevo fatto in anni anteriori con i precedenti ministri dell'Università e della ricerca. L'inchiesta che ha recentemente travolto l'Università di Reggio Calabria, e che arriva fino in provincia di Cosenza, coinvolge personaggi di tutto rilievo, compresi rettori ed ex rettori. È una triste prassi che si ripete fin troppo frequentemente e che vanifica ogni tentativo di cambiamento e di sviluppo reale nelle nostre università. Se non si interviene su questo nodo cruciale a nulla serviranno anche i fondi tanto attesi del Pnrr, perché non avremo mai le persone giuste nei posti giusti per governare sia processi della ricerca che quelli della formazione", conclude Binetti.

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