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      Estradato in Italia il latitante Ciccio Pakistan

       

       

      Estradato in Italia il latitante Ciccio Pakistan

      23 set 21 È atterrato all'aeroporto di Ciampino l'ex latitante Francesco Pelle, detto "Ciccio Pakistan", protagonista della faida di San Luca e condannato all'ergastolo per l'omicidio di Maria Strangio, la moglie del boss Giovanni Luca Nirta. Quell'agguato - in cui 4 persone, compreso un bambino, rimasero feriti - fu definito la "strage di Natale" del 2006 ed ha avuto come risposta la strage di Duisburg dove morirono 6 persone ritenute vicine alla cosca Pelle-Vottari. Pelle è stato estradato dal Portogallo dove, con un mandato di arresto europeo, i carabinieri lo avevano catturato lo scorso 29 marzo al termine delle indagini coordinate dal procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, dall'aggiunto Giuseppe Lombardo e dal sostituto della Dda Alessandro Moffa. L'ex latitante è stato scortato da personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) della Direzione Centrale della Polizia Criminale, guidata dal Prefetto Vittorio Rizzi, articolazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. "La cattura e il rientro in Italia del latitante - è scritto in una nota - rappresenta un importante risultato del progetto I-can contro la 'ndrangheta, promosso dall'Italia insieme ad Interpol, che coinvolge Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e le forze di polizia di altri 11 Paesi del mondo". Pelle si era dato alla macchia poco prima che la Cassazione respingesse il suo ricorso condannandolo definitivamente all'ergastolo. I carabinieri lo hanno scovato in una clinica di Lisbona dove era ricoverato perché positivo al Covid. La prima latitanza di "Ciccio Pakistan" fu interrotta nel 2008 da un blitz del Ros di Reggio Calabria. Mentre tutti gli davano la caccia, Pelle era ricoverato sotto falso nome a Pavia, nel reparto di Neuro-riabilitazione della Clinica Fondazione Maugeri. Dalla sua stanza in ospedale comunicava attraverso Skype con gli uomini della cosca rimasti liberi dopo l'operazione "Fehida", coordinata dal magistrato Nicola Gratteri, allora in servizio a Reggio. Il progetto I-can, incardinato sotto l'egida Interpol, ha agevolato la cooperazione internazionale di polizia permettendo ad oggi la cattura all'estero di 20 latitanti di 'ndrangheta, tra cui spiccano, a parte quello di Pelle, i nomi di Giuseppe Romeo, Vincenzo Pasquino, Rocco Morabito (secondo solo a Matteo Messina Denaro, tra i latitanti più pericolosi inseriti nella lista dei ricercati). Le recenti catture confermano la ramificazione della 'ndrangheta e la sua capacità di pervasione e diffusione internazionale. Infatti fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile che uno 'ndranghetista potesse organizzare la propria latitanza in aree lontane dalle radici territoriali.

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