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      Ecco le pene e le sanzioni previste per chi viola il DPCM coronavirus

       

       

      Ecco le pene e le sanzioni previste per chi viola il DPCM coronavirus

      13 mar 20 Multe, sanzioni e accuse pesantissime che arrivano, nei casi più gravi, fino a quella di omicidio per chi non rispetta le restrizioni imposte dalle autorità e dall'ultimo decreto della presidenza del Consiglio per l'emergenza coronavirus. Questi i dati del Viminale sui controlli di ieri del rispetto delle ordinanze legate all'emergenza Coronavirus. Sono state 130.584 le persone controllate ieri dalle forze dell'ordine: 4.275 sono state denunciate in base all'articolo 650 del Codice penale (inosservanza provvedimenti dell'autorità) e 68 per false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Gli esercizi commerciali controllati sono stati 62.218; 369 i titolari denunciati.

      L'avvocato Piergiorgio Assumma, penalista, ricorda le sanzioni penali previste per i trasgressori.

      ARRESTO FINO A 3 MESI O MULTA FINO A 206 EURO: scattano ad esempio per chi esce di casa senza un valido motivo o continua a tenere aperta un'attività. Le misure si applicano quindi se non si rispettano i provvedimenti delle autorità, come sancito dall'articolo 650 del codice penale, in riferimento a norme imposte "per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o di ordine pubblico o d'igiene".

      RECLUSIONE FINO A 2 ANNI: è quanto rischia chi esce di casa senza un valido motivo e nell'autocertificazione scrive che ad esempio sta andando dal medico o al lavoro, ma non è vero. In quel caso, il reato contestato è di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico come prevede l'articolo 483 del codice penale. L'avvocato Assumma ricorda che "la Cassazione assimila l'autocertificazione a un atto pubblico, anche se questo proviene da un privato ed è scritto di proprio pugno". In aggiunta, ai trasgressori sarà contestata anche la violazione dell'articolo 650 del codice penale sulla "inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità".

      RECLUSIONE FINO A 5 ANNI: scatta in caso di delitti colposi contro la salute pubblica. E' la definizione di reato previsto dall'articolo 452 del codice penale. Stabilisce che chiunque provoca un'epidemia diffondendo germi patogeni, sarà punito con la reclusione da uno a cinque anni.

      RECLUSIONE DA 6 MESI AD UN MASSIMO DI 12 ANNI: sono le varie sanzioni previste in caso di lesioni personali dolose. E' il reato disciplinato dall'articolo 582 del codice penale. Ad esempio chi, contagiando volontariamente con il virus, provoca una lesione a qualcuno da cui deriva una malattia fisica o mentale, è punito con la reclusione da 6 mesi a tre anni se la malattia non dura più di 20 giorni. La reclusione sarà, invece, da 3 a 7 anni, se la malattia conseguente mette in pericolo la vita della persona o se provoca un'incapacità a lavorare per più di 40 giorni. L'ipotesi estrema impone la reclusione tra 6 e 12 anni, se la lesione dovesse provocare la perdita di un organo. E' il caso - spiega il penalista - di una complicazione o di asportazione di un polmone, post infezione da coronavirus. Un'ipotesi che al momento non ha avuto riscontri reali, aggiunge.

      RECLUSIONE NON INFERIORE A 21 ANNI: è la sanzione più pesante perché fa capo all'ipotesi di omicidio, come prevede l'articolo 575 del codice penale. Scatta per chi ad esempio sa di essere contagiato da coronavirus, dovrebbe stare in quarantena e invece esce di casa o dal luogo di isolamento forzato. Idem per chi scappa da un ospedale, sapendo di essere malato, e infetta altre persone. In entrambi i casi, il reato si applica se da quei comportamenti segue la morte per contagio.

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