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      Aste giudiziarie truccate a Corigliano, operazione Gdf, 16 arresti

       

       

      Aste giudiziarie truccate a Corigliano, operazione Gdf, 16 arresti

      26 lug 20 L'operazione "White Collar", condotta stamane dai finanzieri del Comando provinciale di Cosenza, con il coordinamento della Procura di Castrovillari, avrebbe disarticolato un presunto "mercato truccato" di beni messi all'asta. Le sedici ordinanze emesse dal Gip del Tribunale di Castrovillari, Carmen Ciarcia, riguardano imprenditori e pubblici dipendenti operanti nel distretto giudiziario di Castrovillari. I presunti illeciti sono stati ricostruiti dai finanzieri nel corso di due anni indagini. Il mercato truccato riguarderebbe dei beni posti all'asta nell'area di Corigliano-Rossano. In particolare, secondo quanto emerso, le indagini avrebbero consentito di ricostruire un meccanismo in grado di permettere l'assegnazione di beni messi all'asta previo pagamento di somme di danaro a chi gestiva le aggiudicazioni.

      In carcere sono finiti: Giuseppe Andrea Zangaro, Giorgio Alfonso Le Pera, Carmine Placonà, Alfonso Cesare Petrone, Luisa Faillace, Giovanni Romano, Carlo Cardile, Carlo Plastina e Antonio Guarino. Ai domiciliari invece sono stati assegnati: Francesca De Simone, Antonio Aspirante, Vincenzo Anania, Patrizia Stella, Alfredo Romanello, Luigina Maria Caruso e Rocco Guarino.

      "Gli serve una villetta a questo e un altro vuole un capannone". Sono le frasi ricavate da alcune delle intercettazioni contenute nel fascicolo dell'operazione "White Collar" che ha consentito agli uomini delle fiamme gialle di monitorare 48 aste giudiziarie "aggiustate" da una vera e propria organizzazione che pilotava la compravendita di beni. "L'attività - ha detto Danilo Nastasi, comandante provinciale della Guardia di finanza di Cosenza - riguarda i cosiddetti colletti bianchi, professionisti che operano nel settore delle vendite giudiziarie. L'organizzazione operava dal 2017 e aveva una struttura gerarchica in grado di pilotare aste pubbliche attraverso l'utilizzo di notizie riservate, che potevano agevolare qualcuno e viceversa dissuadere altri a partecipare all'asta". L'organizzazione incassava il 3-4% sul valore del bene, mentre 400 euro andavano ai professionisti che istruivano la pratica. Il sodalizio criminale era divenuto centro di raccolta delle informazioni sui soggetti interessati all'acquisto di beni mobili ed immobili messi all'asta anche sotto la forma di "cartello collusivo aperto" come dichiarano gli inquirenti gestendo tali dettagli al fine di condizionare la partecipazione alle aste.

      Le indagini, avviate nel 2017, hanno portato alla luce un sistema sommerso tra l'organizzazione con a capo un dipendente dell'Ufficio del Giudice di Pace di Corigliano e vari professionisti delegati alle vendite che, in spregio alla funzione di "pubblici ufficiali", hanno collusivamente gestito le aste giudiziarie in favore dei "clienti" dell'organizzazione in cambio di una dazione di denaro. Una delle principali modalità adottate dai sodali per utilizzare notizie coperte dal segreto d'ufficio, è consistita nell'ottenere, tramite curatori fallimentari compiacenti o professionisti delegati, la possibilità (prevista dalle modalità di funzionamento del sistema delle aste telematiche) di consultare anzitempo i bonifici cauzionali accreditati dai soggetti interessati all'asta sul conto della procedura, così venendo a conoscenza delle offerte che sarebbero state presentate e dei nominativi degli offerenti, in modo da poterli poi avvicinare con l'intento di raggiungere un illecito accordo, ovvero dissuaderli dal partecipare all'asta. Fondamentali si sono rivelate le figure di un avvocato procacciatore dei clienti interessati a partecipare alle aste e di un dottore agronomo con il ruolo di individuare fisicamente i terreni oggetto delle procedure esecutive. Colpito da misura di custodia cautelare in carcere anche un 55enne, residente a Cassano all'Ionio, con precedenti e coinvolto in un'operazione della Dda di Catanzaro contro la 'Ndrina Forastefano, il quale avrebbe minacciato soggetti interessati alle aste ottenendo la loro rinuncia alla partecipazione.

      Dalle investigazioni delle Fiamme Gialle è emersa l'esistenza di una ben strutturata associazione per delinquere, operante dal 2017, dedita all'illecita ingerenza nelle vendite giudiziarie immobiliari, con il fine di indirizzare l'esito delle aste e l'assegnazione dei beni ai clienti del gruppo criminale, i quali si rivolgevano ad esso sia perché direttamente contattati dagli stessi membri del sodalizio, sia spontaneamente per il significativo "grado reputazionale" acquisito nel contesto territoriale. L'organizzazione ha acquisito informazioni riservate sulle procedure e, più specificatamente, sui possibili partecipanti, oltre che per "accomodare" l'esito delle aste, anche attraverso forme di dissuasione rivolte verso altri potenziali concorrenti. In tale contesto, il sodalizio criminale è divenuto di per sé centro di raccolta delle informazioni sui soggetti interessati all'acquisto, anche sotto la forma di "cartello collusivo aperto", gestendo tali informazioni al fine di condizionare la partecipazione alle aste. Infatti, da un lato, i soggetti interessati all'acquisto si rivolgevano ai membri dell'organizzazione per raggiungere il loro scopo, dall'altro, i sodali, una volta acquisite le richieste dei clienti, le gestivano a loro convenienza per "pilotare" il bene verso uno specifico prescelto "cliente", distogliendo dalla partecipazione gli altri soggetti.

      A capo dell'organizzazione un cittadino coriglianese, dipendente della P.A. dislocato presso l'Ufficio del Giudice di Pace di Corigliano, al quale sono stati, altresì, contestati i reati ditruffa aggravata e false attestazioni o certificazioni, alla luce dell'abbandono del posto di lavoro senza permesso e senza timbrare l'uscita ed il rientro, ovvero della falsa attestazione della propria presenza in servizio mediante la fraudolenta marcatura nell'apposito apparecchio marcatempo. Fondamentali per l'organizzazione criminale si sono poi rilevate le figure di 2 soggetti, l'uno, di professione avvocato procacciatore dei clienti interessati a partecipare alle aste, l'altro dottore agronomo, con il ruolo di individuare fisicamente, anche sulla base dei dati contenuti negli avvisi di vendita, i terreni oggetto delle procedure esecutive, così da consentire ai sodali di proporre tali beni ai clienti dell'associazione. Di altrettanto rilievo ai fini del raggiungimento degli obiettivi criminali dell'associazione, sono state individuate le figure di 3 avvocati, con studi nell'area urbana di Corigliano-Rossano, sodali della associazione stessa, con il compito di istruire le offerte dei clienti dell'organizzazione, partecipando per conto degli stessi alle varie procedure esecutive, con la formula "per persona da nominare". Inoltre, sulla base delle direttive loro fornite dal capo dell'associazione,tali legalierano deputati ad acquisire illecitamente, presso i professionisti delegati, i curatori fallimentari ed i custodi giudiziari, le informazioni (coperte da segreto d'ufficio) relative agli offerenti e, più in generale, ai soggetti interessati alle aste, oltre che a raggiungere accordi collusivi con i concorrenti. L'attività d'indagine ha, infatti, disvelato un sommerso sistema relazionale tra l'organizzazione e vari professionisti delegati alle vendite (9 di essi, tra avvocati e commercialisti, colpiti da misura cautelare) che, in spregio alla funzione di "pubblici ufficiali", hanno collusivamente gestito le aste giudiziarie in favore dei "clienti" dell'organizzazione. In tali rapporti collusivi, si sono verificati anche eventi di corruzione dei professionisti delegati che, in cambio della turbativa d'asta, hanno concordato una dazione di denaro. Come peraltro emerso dalle indagini, una delle principali modalità adottate dai sodali per utilizzare notizie coperte dal segreto d'ufficio, è consistito nell'ottenere, tramite i compiacenti curatori fallimentari o i professionisti delegati, la possibilità (prevista dalle modalità di funzionamento del sistema delle aste telematiche) di consultare anzitempo i bonifici cauzionali accreditati dai soggetti interessati all'asta sul conto della procedura, così venendo a conoscenza delle offerte che sarebbero state presentate e dei nominativi degli offerenti, in modo da poterli poi avvicinare con l'intento di raggiungere un illecito accordo, ovvero dissuaderli dal partecipare all'asta.

      Colpito da misura di custodia cautelare in carcere anche un 55enne coriglianese, residente in Cassano all'Ionio, gravato da precedente penale di rilievo e già coinvolto in una nota operazione della D.D.A. di Catanzaro contro la 'Ndrina Forastefano, il quale è risultato artefice di turbamento della regolarità delle procedure d'asta, con minacce rivolte ai controinteressati, ottenendo la rinuncia degli stessi alla partecipazione. L'operazione "White Collar" si colloca nell'ambito della più ampia attività di salvaguardia della legalità economico-finanziaria, volta al contrasto delle organizzazioni delinquenziali connotate da particolare insidiosità per il tessuto economico e sociale del Paese, ponendosi così quale baluardo a salvaguardia del regolare funzionamento dei sistemi istituzionali su cui i cittadini ripongono le aspettative di tutela dei propri diritti e interessi.

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