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      Reddito cittadinanza a boss e elementi ndrangheta, 37 denunce CC Gioia

       

       

      Reddito cittadinanza a boss e elementi ndrangheta, 37 denunce CC Gioia

      11 giu 20 Boss ed elementi di spicco della cosca Piromalli-Molè di Gioia Tauro, tra cui soggetti già condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso, due dei quali sottoposti alla misura della sorveglianza speciale (con obbligo di soggiorno) e figure apicali della 'ndrangheta del mandamento Tirrenico che percepivano il reddito di cittadinanza. E' quanto emerso dall'operazione "Jobless Money" dei Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, con i coordinamento della Procura di Palmi, che ha scoperto e denunciato 37 "furbetti". Le irregolarità riscontrate dai militari a carico di 37 cittadini, di cui 33 italiani e 4 stranieri, grazie al lavoro condotto dai militari di Gioia Tauro col supporto specialistico del Nucleo Ispettorato del Lavoro, hanno consentito di stimare il danno erariale complessivo in circa 279 mila euro, scongiurando per il futuro un ulteriore ammanco di circa 134.500 euro, somme che i percettori avrebbero altrimenti incassato. Gli esiti delle indagini segnalati alla Procura di Palmi, diretta dal procuratore Ottavio Sferlazza che ha fornito il nulla osta all'interruzione dell'elargizione del sussidio per i 37 denunciati.

      Tra percettori mogli ergastolani

      C'erano anche alcune mogli di detenuti all'ergastolo in regime di 41 bis, tra i "furbetti", indebiti percettori del reddito di cittadinanza, smascherati dai carabinieri nella Piana di Gioia Tauro. Le donne di esponenti "apicali" della cosca Piromalli-Molè avevano, intenzionalmente, omesso di segnalare, agli enti erogatori del reddito di cittadinanza, la presenza dei congiunti, attualmente in carcere, all'interno dei loro nuclei familiari. Dall'analisi delle istanze per l'ottenimento dell'indennità, inoltre, sono emerse diverse altre anomalie e trucchetti utilizzati per raggiungere lo scopo come le difformità nell'indicazione sulla reale residenza e sul numero di componenti del nucleo familiare tenuto conto che la norma consente che l'elargizione debba essere effettuata in base all'effettivo "reddito familiare" e non solo del singolo richiedente. Da qui il caso della madre con il figlio, entrambi percettori di reddito di cittadinanza, che avevano dolosamente dichiarato di appartenere a due nuclei familiari distinti, benché nei fatti convivessero sotto lo stesso tetto. O, ancora, del giovane che aveva fittiziamente modificato l'indirizzo di residenza in un'abitazione diversa, rivelatasi poi essere un vero e proprio rudere fatiscente e in stato di abbandono, privo di utenze e servizi.

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