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      A Vò Euganeo il coronavirus era arrivato a gennaio

       

       

      A Vò Euganeo il coronavirus era arrivato a gennaio

      04 giu 20 "Il coronavirus è entrato a Vo' Euganeo intorno alla prima o seconda settimana di gennaio": è quanto emerge "dall'analisi sui test sierologici condotta sulla popolazione". Lo ha detto Andrea Crisanti, docente di Microbiologia dell'Università di Padova, che guida l'emergenza in Veneto, nella trasmissione Agorà su Rai3. Dai test emerge inoltre che il 5% della popolazione di Vo' ha anticorpi. Crisanti ha detto che alla popolazione sono stati fatti tamponi, test sierologico e esami medici e che "per quanto riguarda l'analisi dei tamponi, confermiamo che non ci sono casi nuovi positivi a Vò. Dai test sierologici - ha aggiunto - abbiamo avuto invece sorprese interessanti: c'è un numero importate di persone che al primo campionamento erano negative al tampone e stavano bene, ma hanno dimostrato di avere anticorpi". In sostanza, si è visto che "il 5% della popolazione di Vo' ha anticorpi e questo ci permette determinare la data di entrata del virus a Vo' alla prima o seconda settimana di gennaio", a fronte del paziente uno di Codogno segnalato il 21 febbraio.

      A gennaio lo avremmo definito insignificante

      "Se avessimo potuto analizzare la circolazione del coronavirus intorno al 20 gennaio a Vo' avremmo detto che si trattava di un virus irrilevante. Questo fa capire come le affermazioni fatte ora, in un momento in cui c'è una bassa circolazione virale, non rappresentano la reale pericolosità di questo virus. E significa anche che i casi che ci sono in Italia, anche se pochi, non vanno sottovalutati". Così Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova ed esperto che guida l'emergenza in Veneto, durante Agorà su Rai3. Questo virus, infatti, ha aggiunto in riferimento alle recenti polemiche sulla presunta diminuita pericolosità del Sars-Cov-2, "per motivi che non sappiamo, si diffonde senza farsi notare nella popolazione tra gli asintomatici, poi quando raggiunge una certa massa di contagi, le persone cominciano ad ammalarsi in modo grave e con conseguenze devastanti". Quindi "non esiste il rischio zero in questo momento"

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