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      Beni per 200 mln sequestrati a quattro imprenditori reggini

       

       

      Beni per 200 mln sequestrati a quattro imprenditori reggini

      19 nov 19 É in corso a Reggio Calabria un'operazione della Guardia di finanza, dei carabinieri e della Dia, con il coordinamento della Dda, diretta dal Procuratore della Repubblica, Giovanni Bombardieri, per l'esecuzione di un provvedimento di sequestro di beni mobili ed immobili per un valore di duecento milioni di euro riconducibili a quattro imprenditori reggini. Gli imprenditori destinatari del provvedimento di sequestro sono indiziati di appartenenza o contiguità alle più importanti cosche di 'ndrangheta di Reggio Calabria.

      Bombardieri: cosche hanno costruito 400 immobli

      "Questa Procura della Repubblica continuerà a mantenere alta la vigilanza e perseguirà tutti i patrimoni illecitamente accumulati dalla ndrangheta e da imprenditori collusi o compiacenti". A dirlo il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri incontrando i giornalisti per illustrate l'ennesimo, ingente, sequestro preventivo di beni disposto dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale a conclusione di una indagine coordinata dal procuratore aggiunto Gaetano Paci e dai pm Walter Ignazitto e Stefano Musolino, ed eseguita congiuntamente da Guardia di finanza, Carabinieri e Dia. Nel mirino dello Stato sono finiti quattro imprenditori edili, Andrea Giordano, di 68 anni, Michele Surace (62), Giuseppe Surace (35), e Carmelo Ficara (63), indicati dagli investigatori come appartenenti o contigui alle cosche dominanti della 'ndrangheta reggina, i De Stefano-Tegano, che hanno edificato oltre quattrocento immobili "ben spalmati - ha detto Bombardieri - in tutta la città. Attività che comprova la forza di questi personaggi grazie alla protezione della mafia. Un autentico regime di monopolio che nei fatti ha cancellato ogni potenziale concorrenza di altre imprese, asfissiando così il libero mercato e producendo distorsioni tali da portare al fallimento altri concorrenti e provocando ulteriore disoccupazione. Una concorrenza spietata - ha aggiunto il magistrato - tale da permettere una velocissima accumulazione di capitali a disposizione della 'ndrangheta, con ulteriori attività di riciclaggio, tant'è che nel provvedimento di sequestro, oltre alle posizioni bancarie, risultano ben venti società, 13 autoveicoli e terreni non solo a Reggio Calabria ma anche a Milano e Messina". "I soggetti prevenuti e sottoposti a sequestro beni - ha detto Paci - rappresentano il modello classico di imprenditore che si impone egemone sul mercato grazie alla 'ndrangheta, impedendo la legittima concorrenza grazie al ricorso alla potenza di violenza tipica delle organizzazioni mafiose. Dei loro beni con questa indagine è stata ricostruita minuziosamente ogni singola attività, ogni singola società". Paci, inoltre, ha descritto il sistema utilizzato dal poker degli imprenditori indagati, che "emettevano fatture per operazioni inesistenti, funzionali alla consumazione di frodi fiscali e di riciclaggio, nonché per favorire il reimpiego di imponenti flussi finanziari provenienti da imprenditori espressione dell'infiltrazione economica della ndrangheta". I comandanti provinciali dei carabinieri e della Guardia di Finanza ed il direttore della Dia di Reggio, colonnelli Giuseppe Battaglia, Flavio Urbani e Teodosio Marmo, hanno rimarcato "il valore e l'efficacia della sinergia, anche insieme alla polizia di Stato", che ha consentito negli ultimi due anni di confiscare e sequestrare in provincia di Reggio Calabria beni per un valore prossimo a due miliardi di euro.

      Imprendtori già arrestati nel 2018

      Erano già stati arrestati nell'aprile del 2018 i quattro imprenditori di Reggio Calabria cui stamattina Guardia di finanza, carabinieri e Dia hanno sequestrato beni per un valore di duecento milioni di euro. Gli imprenditori, indicati come contigui alle più importanti cosche di 'ndrangheta della città, furono coinvolti all'epoca nell'operazione denominata "Monopoli" con l'accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni ed autoriciclaggio. I particolari dell'operazione che ha portato al sequestro dei beni saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa in programma stamattina alle 10 negli uffici della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

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