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      La cappa dei Cordì sull'economia di Locri, 10 arresti di CC e Gdf

       

       

      La cappa dei Cordì sull'economia di Locri, 10 arresti di CC e Gdf

      02 ago 19 I militari dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza di Reggio Calabria stanno eseguendo un decreto di fermo, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 10 persone. Sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, danneggiamento seguito da incendio e detenzione abusiva di armi, con l'aggravante del metodo mafioso commesse nel comune di Locri. Il provvedimento rappresenta l'epilogo di indagini, coordinate e dirette dalla Dda reggina, svolte in merito ad una pluralità di danneggiamenti ed atti intimidatori commessi nel territorio locrese da soggetti affiliati alla cosca Cordì. Ulteriori particolari saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa prevista alle 11 in Procura a Reggio Calabria.

      "Non c'è bisogno che parliamo... C'è bisogno solo che ci vedono...". Così parlava uno dei fermati nell'operazione contro la cosca Cordì condotta da Carabinieri e Guardia di finanza con il coordinamento della Dda. L'operazione nasce tra tre distinte indagini che hanno evidenziato come i Cordì e loro affiliati estorcessero denaro alle imprese impegnate nell'esecuzione di lavori, anche pubblici, nella zona, avessero il monopolio sulle attività cimiteriali e controllassero, persino, il settore della consegna e della vendita del pane. Le indagini sono state condotte dalla Sezione operativa della Compagnia carabinieri di Locri, dalla Stazione e dai militari del Gruppo della Guardia di finanza di Locri, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e dai pm Giovanni Calamita e Diego Capece Minutolo, e hanno permesso di ricostruire l'attuale operatività di gruppi criminali facenti capo alla storica cosca dei Cordì. Nel primo segmento di indagine, i carabinieri hanno portato alla luce una serie di estorsioni consumate e tentate facendo leva sulla forza intimidatrice del blasone 'ndranghetista dei Cordì ("Non c'è bisogno che parliamo... C'è bisogno solo che ci vedono…") per di convincere le vittime a "mettersi a posto" e per garantire loro "protezione e sicurezza". In particolare sono state ricostruite le pretese estorsive rivolte ad un imprenditore edile, affidatario di alcuni lavori banditi dal Comune di Locri tra cui la valorizzazione di Palazzo Nieddu Del Rio, l'edificio storico dove il 16 ottobre 2005 fu ucciso il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno. In un caso gli estortori hanno anche tentato di imporre la cessione in subappalto ad una ditta locrese priva dei requisiti di legge poiché non inserita nella white list prefettizie. In una seconda indagine, sempre i carabinieri, hanno invece accertato come i componenti della famiglia Alì, da anni esercitasse un'incontrastata egemonia delle attività cimiteriale, come le onoranze funebri e la vendita al dettaglio dei fiori nei pressi del cimitero di Locri. Circostanza emersa indagando su una serie di gravi episodi anche ai danni di amministratori pubblici che avevano adottato atti volti a contrastare o, comunque, ad attenuare quel monopolio. E' il caso di un ordigno posizionato davanti l'abitazione di un funzionario comunale e, infine, la minaccia rivolta al sindaco di Locri Giovanni Calabrese di non fargli più trovare le spoglie dei suoi parenti sepolti nel cimitero ("Giovannoni domani dirò dov'è sepolto qualche tuo parente da tantissimi anni"). Infine, la Guardia di finanza, indagando sul fenomeno dell'assenteismo in Comune, segnalato anche dallo stesso sindaco con varie interviste, ha portato alla luce come i Cordì, con l'ausilio di una fitta rete di associati ed affiliati, esercitassero un potere incontrastato nell'intero territorio comunale nel settore della consegna e della vendita del pane, imposto senza possibilità di reso ad ogni singolo esercente del settore.

       

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