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      Ucciso da bomba in auto, 6 arresti tra i Mancuso a Limbadi

       

       

      Ucciso da bomba in auto, 6 arresti tra i Mancuso a Limbadi

      25 giu 18 Operazione antimafia dei carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia e del Ros che questa mattina, alle prime luci dell'alba, hanno eseguito sei provvedimenti di fermo a carico di altrettanti esponenti della famiglia Mancuso di Limbadi. I fermi sono scaturiti dalle indagini condotte dai carabinieri e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sull'omicidio del 9 aprile scorso, proprio a Limbadi, di Matteo Vinci ed il il ferimento grave del padre Francesco, tuttora ricoverato nel Centro grandi ustionati di Palermo, a causa dell'esplosione di una bomba collocata sotto la loro auto. I particolari dell'operazione che i carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia stanno conducendo sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa nella sede del Comando provinciale di Vibo Valentia dei carabinieri, dove era presente il Procuratore distrettuale di Catanzaro, Nicola Gratteri.

      Destinatari del provvedimento di fermo sono Domenico Di Grillo, di 71 anni, e la moglie, Rosaria Mancuso, di 63; le figlie Rosina e Lucia Di Grillo, di 37 e 29 anni; Vito Barbara, di 28, marito di Lucia Di Grillo, e Salvatore Mancuso, di 46, fratello di Rosaria Mancuso.

      Fermati mandanti ed esecutori. Tra i sei fermati nell'operazione condotta dai carabinieri ci sono anche i presunti mandanti ed esecutori dell'omicidio. I fermati sono esponenti della cosca Mancuso della 'ndrangheta con i quali la famiglia Vinci avrebbe avuto contrasti in relazione alla mancata vendita di un terreno.

      Svolta grazie ad intercettazioni. Ci sono in primo luogo le dichiarazione di Rosaria Scarpulla, la mamma della vittima, alla base del fermo di indiziato di delitto firmato dalla Dda di Catanzaro a carico di sei esponenti della famiglia Mancuso-Di Grillo di Limbadi accusati di aver azionato un'autobomba il 9 aprile scorso, uccidendo Matteo Vinci e ferendone gravemente il padre. Ma buona parte dell'impianto accusatorio e' stato ricostruito da Dda di Catanzaro, carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia e Ros di Catanzaro attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali in particolare fra Vito Barbara (genero di Rosaria Mancuso) e la moglie Lucia Di Grillo. I due, nelle intercettazioni, si lasciano andare a riferimenti alle indagini dei Carabinieri ed alla scorta invocata dall'avvocato della famiglia Vinci per Rosaria Scarpulla. Dichiarazioni "autoconfessorie", per gli inquirenti, anche laddove i due fermati fanno cenno ad un precedente violento pestaggio di Francesco Vinci, avvenuto il 30 ottobre 2017 e che sono per puro caso non si e' tramutato in omicidio. Per il pm della Dda, Andrea Mancuso, intercettazioni piu' che chiare e che delineano tutto il contesto nel quale e' maturata l'idea di uccidere attraverso un'autobomba.

      Estorsione per il terreno. Un'azione messa in atto per fare cedere la famiglia Vinci-Scarpulla alle loro richieste estorsive: é questo, secondo la Dda di Catanzaro, il movente dell'attentato, messo in atto con una bomba collocata sotto la loro automobile ed azionata con un radiocomando a distanza, in cui il 9 aprile scorso a Limbadi fu ucciso Matteo Vinci, di 42 anni, e gravemente ferito il padre Francesco, di 70. Le motivazioni dell'attentato vengono indicate nel provvedimento col quale la Dda di Catanzaro ha disposto il fermo di sei persone, appartenenti alla famiglia Mancuso-Di Grillo, eseguito dai carabinieri di Vibo Valentia e del Ros, nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Matteo Vinci ed il ferimento del padre. Oggetto delle richieste estorsive rivolte dai Mancuso-Di Grillo alla famiglia Vinci sarebbe stata la cessione di un terreno limitrofo ad alcuni fondi di loro proprietà. La resistenza da parte della famiglia Vinci nel non volere cedere il terreno, prolungatasi per anni ed accompagnata da varie minacce ed intimidazioni, sarebbe stata la causa scatenante della reazione da parte della famiglia Mancuso-Di Grillo, con la messa in atto dell'attentato compiuto la sera del 9 aprile.

      Madre vittima: Fermati veri colpevoli. "Spero che questa gioia che ho dentro non venga smorzata come l'altra volta. Stanotte non ho dormito affatto, sono felicissima". Sono le prime parole di Rosaria Scarpulla, madre di Matteo Vinci, l'uomo di 42 anni ucciso da un'autobomba lo scorso 9 aprile a Limbadi. La donna in questi mesi, nonostante la grave perdita e il ferimento del marito Francesco nell'esplosione dell'ordigno, ha continuato a condurre la propria battaglia chiedendo giustizia per il figlio. "Sono stati arrestati non i presunti colpevoli - ha aggiunto Rosaria Scarpulla - ma quelli reali. Io li ho visti, li ho indicati, ho fatto nomi e cognomi. Finalmente un po' di serenità. Ringrazio gli investigatori per questo provvedimento che mi restituisce un po' di gioia dopo tanto dolore".

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