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    Operazione della DIA: arresti in Calabria, Lazio e Liguria, coinvolti politici

     

    Operazione della DIA: arresti in Calabria, Lazio e Liguria, coinvolti politici

    19 lug 16 La Polizia e la Dia stanno eseguendo una serie di arresti in Calabria, Lazio, Liguria, Piemonte e in altre regioni del Nord Italia nei confronti di presunti appartenenti alla 'Ndrangheta. Almeno una quarantina i provvedimenti scattati per soggetti ritenuti affiliati alle cosche reggine Raso-Gullace-Albanese e Parrello-Gagliostro. Sono in corso anche decine di perquisizioni e sequestri di beni. Le indagini, dirette dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, sono state divise in due filoni: uno, con il coordinamento del Servizio centrale operativo (Sco), è stato condotto dalle squadre mobili di Reggio Calabria, Genova e Savona; l'altro dal centro Dia di Genova, con la collaborazione degli uffici di Reggio Calabria e Roma. Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società. Gli investigatori stanno anche eseguendo un sequestro preventivo di beni mobili, immobili, depositi bancari e di numerose società riconducibili agli indagati per un valore di circa 40 milioni.

    Gli arrestati: Sono 40 le persone arrestate nell'ambito dell'inchiesta contro le cosche della 'ndrangheta denominata Alchemia. In carcere sono finiti in 34: Antonino Raso, nato a Cittanova (Reggio Calabria), 68 anni; Fabrizio Accame, nato ad Albenga (Savona), 37 anni; Carmelo Gullace detto "Nino", nato a Cittanova), 65 anni; Elio Gullace, nato a Cittanova, 58 anni, Giulia Fazzari, nata a Genova, 57 anni; Antonio Fameli, nato a San Ferdinando di Rosarno (Reggio Calabria), 78 anni; Giampaolo Sutto, nato a Genova, 55 anni; Marianna Grutteria, nata a Serravalle Scrivia (Alessandria), 46 anni; Orlando Sofio, nato a Cittanova, 62 anni; Agrippino Sipala, nato a Raddusa (Catania), 68 anni; Vincenzo D'Amico, detto "Enzo", nato a Taurianova (Reggio Calabria), 48 anni; Alfredo Beniamino Ammiragli, detto "Direttore", nato a Castellammare di Stabia (Napoli), 49 anni; Massimiliano Corsetti, detto "il romano", nato a Roma, 55 anni, Girolama Politi, nata a Cittanova, 64 anni; Girolamo Giovinazzo, detto "Jimmy", nato a Cittanova, 44 anni; Francesca Politi detta "Luciana", nata a Roma, 43 anni; Rocco Politi, nato a Cittanova, 59 anni; Rosario Politi, nato a Cittanova, 57 anni; Luigi Taiano, nato a Napoli, 47 anni; Michele Albanese, nato a Rosarno (Reggio Calabria), 61 anni; Fortunato Caminiti, detto "Gaetano", nato a Taurianova, 57 anni; Candeloro Gagliastro, detto "Enzo" o "geometra" o " Cecè" o "principale", nato a Taurianova, 48 anni; Carmelo Gagliostro, nato a Palmi (Reggio Calabria), 42 anni; Pietro Pirrello, detto "Piero", nato a Reggio Calabria, 40 anni; Demetrio Rossini, detto "Demi" o "portachiavi" o "messo", nato a Palmi, 43 anni; Adolfo Barone, nato a Palmi, 49 anni; Fortunata Militano, detta "Nuccia", nata a Palmi, 46 anni; Rocco Filippone, nato a Palmi, 35 anni; Gabriele Parisi, detto "il consulente" o "ciuchino" o "ciu-ciu", nato a Palmi, 34 anni; Vincenzo Zoccoli, nato a Palmi, 40 anni; Pietro Giovanni, detto "Giampiero" o "Mister Dollaro", nato a Palmi, 46 anni; Francesco Gullace detto "Ciccio", nato a Cittanova, 67 anni; Francesco Raso, nato a Polistena (Reggio Calabria), 24 anni; Pantaleone Contartese, detto "Leone" o "Luni", nato a Limbadi (Vibo Valentia), 70 anni. Sono agli arresti domiciliare in sei: Rita Fazzari, nata ad Albenga, 46 anni; Roberto Orlando, nato ad Albenga, 45 anni; Salvatore Orlando, nato a Vibo Valentia, 46 anni; Antonio Galluccio, nato a Cinquefrondi (Reggio Calabria), 35 anni; G. C., Taurianova, 37 anni; Giuseppe Iero, detto "Peppe", nato a Reggio Calabria, 34 anni. Due le misure interdittive con sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio: Annunziato Vazzana, detto "Nuccio", nato a Santo Stefano in Aspromonte (Reggio Calabria), 51 anni; Salvatore Mazzei, nato a Calanna (Reggio Calabria), 60 anni.

    Coionvolti politici e funzionari Ufficio entrate. Politici e funzionari dell'agenzia delle Entrate erano in contatto con alcuni dei soggetti coinvolti nelle indagini di Polizia e Dia sulle cosche della 'ndrangheta operanti nel Nord Italia. Secondo quanto accertato dalle indagini, alcuni degli arrestati erano in contatto con "politici locali, regionali e nazionali di Reggio Calabria" e con "funzionari dell'Agenzia delle Entrate e della Commissione Tributaria" sempre della provincia di Reggio.

    De Raho: Caridi funzionale a cosche. "Il senatore Stefano Caridi si dimostra riferimento funzionale della 'ndrangheta anche in questa inchiesta". E' il commento all'unisono del Capo della Procura distrettuale di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho e dell'aggiunto Gaetano Paci, illustrando i particolari dell'inchiesta Alchemia nella quale sono indagati anche lo stesso Caridi, il deputato di Gal Giuseppe Galati, ex sottosegretario di Stato, ed il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco D'Agostino. L'inchiesta ruota attorno agli affari criminali delle cosche Raso-Albanese-Gullace di Cittanova e Parrello-Gagliostro di Palmi, infiltratesi nel corso dell'ultimo ventennio nel ponente ligure e nel basso Piemonte per fare incetta di appalti e forniture per conti di privati e pubbliche amministrazioni, spesso compiacenti. "Con assoluta discrezione - ha detto de Raho - pensando di sfuggire ai controlli, il gruppo criminale si era inserito nei lavori per la realizzazione del terzo lotto del Passo dei Giovi, e quando non riusciva a vincere gli appalti legalmente, passava alle intimidazioni ed alla corruzione". Capo riconosciuto in Liguria di questa diramazione sarebbe stato Carmelo Gullace, di 64 anni, di Cittanova, che si serviva di Girolamo 'Jimmy' Giovinazzo, vero trait d'union con la politica, in particolare con Caridi. "E' un altro goal alla 'ndrangheta da parte della squadra dello Stato" ha detto il questore Raffaele Grassi, mentre il capo dello Sco Renato Cortese, già dirigente della squadra mobile di Reggio Calabria, ha parlato di "un'operazione che conferma la pervasività della ndrangheta in Calabria e altrove. La nostra consapevolezza - ha aggiunto - è cambiata rispetto alla percezione del pericolo rappresentato dalla 'ndrangheta in varie province d'Italia. E c'è una presa d'atto diffusa ad ogni livello del salto di qualità di questa organizzazione criminale. Noi vorremmo che la stessa consapevolezza fosse patrimonio della società civile della politica e dell'imprenditoria". "Il senatore Caridi - ha detto Paci - era consapevole e complice del gruppo criminale e si è adoperato in più occasioni per aggiustare e risolvere problemi ai Gullace-Raso. Con le sue amicizie aveva interessato impiegati e funzionari dell'Agenzia delle entrate e della Commissione Tributaria di Reggio Calabria per salvaguardare gli interessi di Carmelo Gullace, il quale, nel corso della campagna elettorale del 2010 per il rinnovo del Consiglio regionale della Calabria, aveva radunato tutti i dipendenti della sua azienda a Cittanova minacciandoli, in presenza del Caridi, di licenziarli tutti se non avessero dato il loro voto, e quello dei loro famigliari allo stesso Caridi". All'incontro con i giornalisti hanno partecipato anche il capo del secondo Reparto della Dia, Maurizio Calvino, responsabile nazionale delle investigazioni giudiziarie della Dia; i capi centro della Dia di Genova Sandro Sandulli e Reggio Calabria Gaetano Scillia ed il capo della Squadra mobile di Reggio Calabria Francesco Rattà.

    Voto a Caridi oppure licenziati. "L'attività tecnica ha consentito di accertare che, in occasione della competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale del 28-29 marzo 2010, la cosca Raso-Gullace-albanese ha svolto attività di propaganda elettorale a sostegno di Caridi Antonio Stefano, candidato del Pdl". E' quanto si legge nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria nel procedimento Alchemia nella quale si evidenzia la minaccia di licenziamento ai dipendenti di un albergo qualora non avessero votato Caridi. Quest'ultimo, adesso in Forza Italia ma al Senato nel gruppo Gal, è indagato. Un sostegno passato, prosegue il gip "attraverso l'organizzazione, curata da Girolamo Giovinazzo detto Jimmy (ritenuto dagli inquirenti il 'volto pulito della cosca' e braccio destro del boss Girolamo Raso, ndr) di riunioni e cene con selezionati e potenziali elettori a Cittanova. Il 4 marzo 2010, Jimmy Giovinazzo si era fatto anche promotore di una riunione di 'ndrangheta con il politico Caridi, tenutasi nella Masseria dei fratelli Rosario e Carmelo Costa a Melicucco, cui aveva preso parte anche Francesco 'Ciccio' Gullace. I fratelli Costa - evidenzia il gip - appartenenti alla 'Società di Rosarno', erano forti alleati della cosca Raso-Gullace-Albanese, come dimostrato dalla circostanza che, durante la trasferta del 6 marzo 2010 di Girolamo Raso a Cittanova, costui li aveva incontrati propri alla masseria". Il procacciamento di voti da parte del sodalizio di Cittanova, sottolinea il gip, "si era realizzato attraverso metodologie mafiose, dal momento che, come emerso, sia Girolamo Raso che Jimmy Giovinazzo avevano di fatto impedito alla collettività, capillarmente monitorata, qualsivoglia libera espressione del diritto di voto, finanche giungendo a minacciare, qualora avessero orientato le proprie preferenze su candidati diversi da Antonio Caridi, il licenziamento dei lavoratori dipendenti nella struttura alberghiera Uliveto Principessa Park Hotel".

    Le mani delle cosche sull'alta velocità. Le cosche della 'Ndrangheta avevano messo le mani su alcuni sub appalti per la realizzazione delle linee ferroviarie ad alta velocità. Emerge dall'inchiesta della Polizia e della Dia che ha portato all'arresto di una quarantina di persone. Le indagini avrebbero accertato la presenza di "stabili collegamenti" con le famiglie di origine di esponenti dell'organizzazione da tempo in Liguria, attivi nell'edilizia e nel movimento terra, che avrebbero acquisito sub appalti per la realizzazione del 'Terzo valico'

    Procuratore De Raho: ndrangheta non tralascia niente. "Quella di oggi è un'operazione particolarmente importante perché colpisce le cosche Raso-Gullace-Albanese e Parrello-Gagliostro attive, rispettivamente, a Cittanova e Palmi ma con significative proiezioni in Liguria dove hanno esponenti stabilmente operativi, ed in Lombardia". A dirlo il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho. "Si infiltrano nell'economia - ha aggiunto - con società fittizie riconducibili alle cosche. Abbiamo trovato persino una società che si occupa di illuminazione e lampade a led. Le cosche sono sempre più evolute verso forme organizzate e differenziate di economia. Non tralasciato alcuna attività che possa produrre ricchezza".

    Indagine partita da ditte movimento terra. L'indagine della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria è partita dal monitoraggio di alcune ditte che operano nel movimento terra nell'area del Savonese e si sono poi allargate. Quindici gli arresti compiuti in Liguria dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Genova che ha curato la parte dell'inchiesta sugli appalti per i lavori al Terzo Valico ferroviario, la linea ad alta velocità che collegherà Genova a Milano. L'inchiesta è partita da alcuni accertamenti svolti dalla Dia fra il 2009 e il 2011 su alcune famiglie calabresi trapiantate in Liguria e da indagini della squadra mobile di Genova che nei due anni successivi, nel 2012 e il 2013, hanno trovato conferme, così le informazioni sono state trasferite alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

    Terzo Valico opera da 6.2 mld. Il Terzo Valico è una nuova linea ferroviaria ad alta capacità veloce tra Genova e Milano che ha l'obiettivo di potenziare i collegamenti del sistema portuale ligure con le principali linee ferroviarie del Nord Italia e con il resto d'Europa. Contestata da molte associazioni e comitati di cittadini per gli alti costi e i rischi ambientali, la nuova linea si sviluppa lungo 53 km, di cui 37 in galleria. Partendo dal nodo di Genova, corre lungo la direttrice Genova-Milano, fino a Tortona, e lungo la direttrice Alessandria-Torino fino a Novi Ligure, quindi si innesta sulle linee esistenti di collegamento con Milano e Torino. Il Terzo valico viene realizzato dal consorzio Cociv (Salini Impregilo, Società Italiana Condotte d'Acqua e Civ) per Rfi. Il limite di spesa di 6.200 milioni di euro è stato fissato dal Cipe con la delibera n. 84/2010 del 18 novembre 2010, che ha autorizzato la realizzazione dell'opera in 6 Lotti Costruttivi, essendo stato preventivamente approvato il Progetto Definitivo dell'intera opera. L'attivazione è prevista nel 2021.

    Cosche sostenevano "Si Tav". Alcuni affiliati alla cosca reggina "Raso-Gullace-Albanese" operanti in Liguria, allo scopo di agevolare l'inizio dei lavori del Terzo valico hanno anche sostenuto il movimento "Sì Tav". E' quanto emerso dall'inchiesta della Dda di Reggio Calabria denominata Alchemia condotta da Polizia e Dia che ha portato stamani a 40 arresti. In Liguria e Piemonte è stata accertata infatti l'infiltrazione degli appartenenti alla cosca in sub-appalti già aggiudicati per la realizzazione dell'infrastruttura "Terzo Valico dei Giovi" attualmente in fase di costruzione. Secondo quanto emerso dalle indagini, le imprese edili e di movimento terra riferibili alla cosca "Raso-Gullace-Albanese", hanno acquisito anche appalti dalla Cooperativa "Coopsette" attraverso la corruzione di dipendenti infedeli che assegnavano le commesse in seguito dell'approvazione di preventivi appositamente "gonfiati", permettendo così un maggior guadagno alle imprese mafiose e assicurarsi il pagamento di un corrispettivo.

    A ditte vicine cosche appalti pulizia Poste Reggio. Imprese intestate a prestanome ma riconducibili a affiliati alle cosche Raso-Gullace-Albanese" e Parrello-Gagliostro, grazie a compiacenti imprenditori e manager genovesi e romani, avevano acquisito, tra gli altri, il sub-appalto per i servizi di igiene civile e industriale di Poste Italiane e Alleanza Assicurazioni in provincia di Reggio Calabria. E' quanto emerso dall'inchiesta Alchemia della Dda di Reggio Calabria. Le società riconducibili alla 'ndrangheta, secondo l'accusa, sono attive prevalentemente nel settore dei servizi di igiene ambientale con sedi in Lombardia, Emilia Romagna e Calabria. Gli investigatori hanno definito poi "interessante" la tendenza della 'ndrangheta ad investire i propri capitali illeciti nel settore della produzione e commercializzazione di lampade a led. Dalle indagini di Polizia e Dia sarebbero emersi anche consistenti investimenti all'estero nel settore immobiliare mediante una serie di operazioni realizzate in costa Azzurra, nelle Canarie ed in Brasile, attraverso il riciclaggio di capitali di provenienza illecita e la contestuale acquisizione di disponibilità finanziarie in quei Paesi grazie a rapporti instaurati con fiduciari locali.

    In Liguria riti affiliazione figli a 18 anni. L'indagine Alchemia condotta da polizia e Dia ha accertato la rituale affiliazione di figli di 'ndranghetisti al momento del raggiungimento della maggiore età da parte degli affiliati alla cosca di Cittanova "Raso-Gullace-Albanese" operanti in Liguria. L'inchiesta ha anche documentato la partecipazione a diversi summit mafiosi da parte degli indagati, sancendo così, secondo gli inquirenti, la loro intraneità all'organizzazione criminale di matrice calabrese e confermando il loro profilo di pericolosità e di solido collegamento con la "casa madre". Per gli inquirenti, l'indagine ha evidenziato ancora una volta il ruolo rilevante della Liguria nelle dinamiche e negli interessi della 'ndrangheta nel nord Italia.

    Cosche puntavano a Terzo Valico e Porto Genova. Le mani della 'ndrangheta sui lavori del movimento terra del Terzo Valico ferroviario e del porto di Genova. Le indagini della Dia e della polizia hanno provato che gli affiliati della cosca smantellata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria hanno provato ad ottenere appalti dei lavori attraverso ditte in subappalto intestate a prestanomi. In Liguria il punto di riferimento per le attività delle cosche, secondo gli investigatori, era Carmelo Gullace, detto Nino, di Toirano (Savona): teneva i contatti con i vertici delle cosche di Cittanova e parlava con i boss in Calabria. Arrestata anche la moglie di Nino, Giulia Fazzari, e la sorella di lei, Rita, ai domiciliari. Arrestato a Genova Antonino Raso, il mediatore con le altre cosche. Quando i poliziotti sono andati a prenderlo nella sua casa in Valpolcevera sul comodino aveva il libro "La Città della 'ndragheta e i suoi locali", di Pasquale Nocera. A detta degli inquirenti è stato proprio Raso a cercare di corrompere imprenditori di Reggio Emilia e di altre aziende per ottenere lavori di coloritura e intonacatura del silos Vinaio nel porto di Genova e l'appalto di fornitura di basamenti di cemento in un cantiere di Bolzaneto. Raso voleva favorire due ndraghetisti arrestati, Orlando Sofio, di Novi Ligure, e Carmelo Gullace (arrestato in una clinica di Milano dove era ricoverato). Sofio invece aveva cercato di inserirsi nella torta del Terzo Valico attraverso ditte collegate che operano nel movimento della terra. Impossibile per gli inquirenti per ora stabilire se l'intento di Sofio è andato in porto. Altro referente di Raso era Giampaolo Sutto, arrestato stamane nella sua casa di via 24 Maggio, nel ponente di Genova. Arrestato a Loano anche Antonio Fameli, 78 anni, nome noto della malavita savonese, più volte finito sotto accusa per usura. Un provvedimento era stato richiesto anche per il figlio Serafino, 54 anni, morto però in Brasile nel gennaio scorso.

    Consorzio Cociv: siamo estranei. Cociv, il consorzio incaricato della progettazione e realizzazione del Terzo Valico, si dice totalmente estraneo alle indagini della Procura di Reggio Calabria sugli interessi della 'Ndrangheta nei lavori per la nuova linea ferroviaria ad Alta Velocita'. E, in una nota, informa che "le notizie pubblicate non coinvolgono né hanno coinvolto il Consorzio stesso". "Ciò che si registra è solo la presenza di alcuni marginali fornitori di servizi, le cui società sono partecipate, in quota di minoranza, da alcuni dei soggetti sottoposti a custodia cautelare nel procedimento penale riportato dagli organi di stampa - sottolinea il Cociv -. L'enfasi con cui sono state diffuse le comunicazioni relative alle indagini della Procura di Reggio Calabria non può essere in alcun modo posta in relazione alle attività condotte dal consorzio, sempre esperite trasparentemente nel rispetto delle norme, avvalendosi delle attestazioni rilasciate dalle autorità competenti. Tutte le imprese coinvolte nei lavori sono munite di certificazione antimafia e molte fanno parte delle "white list" tenute presso le Prefetture". Il Consorzio, si legge ancora, "non ha la possibilità di impedire che a valle di un rigoroso controllo antimafia preventivo gestito dallo Stato, che esclude ogni contatto con organizzazioni criminali, ci siano fornitori di servizi minori per contratti di poche decine di migliaia di euro che possano essere indagati o arrestati su ordine della Procura della Repubblica. E' evidente, in ogni caso, la sproporzione tra l'entità concreta delle partecipazioni degli indagati nei lavori di realizzazione del Terzo Valico che, come visto, è ininfluente, rispetto alla correlazione, ingiustificatamente allarmistica, riportata dagli organi di stampa. La diffusione indiscriminata di queste notizie getta un'ombra ed un inutile allarme sulla realizzazione del Terzo Valico e sugli appaltatori dei lavori. Per queste ragioni sarà fatto un esposto alla Consob per verificare se, nella diffusione incontrollata ed enfatica delle notizie, ricorrano i presupposti per l'adozione dei provvedimenti tipici dell'Autorità, ivi compresi gli estremi delle ipotesi di reato previste dal Testo Unico sulla Finanza (quali l'art. 185 del decreto legislativo n. 58 del 1998). Il Consorzio diffida chiunque dal pubblicare notizie false e scorrette, riservandosi di adire tutte le sedi per tutelare la propria reputazione. Nel frattempo le attività del Consorzio - conclude la nota -procedono regolarmente e non ci sono stati impatti sui lavori".

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