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    Operazione di PS nel reggino, presi i fiancheggiatori dei boss latitanti: 11 arresti

     

    Operazione di PS nel reggino, presi i fiancheggiatori dei boss latitanti: 11 arresti

    05 lug 16 Nel corso di un'operazione della Polizia si è proceduto al fermo di numerose persone su ordine dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. L'accusa è di fiancheggiamento dei boss di 'ndrangheta Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro, arrestati nel gennaio scorso dopo una latitanza durata, rispettivamente, 10 e 18 anni, e Antonio Cilona. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, favoreggiamento personale e procurata inosservanza della pena. Crea e Ferraro, inseriti nell'elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell'Interno, furono individuati, dopo mesi di indagini, dagli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo in un rifugio occultato nella vegetazione in una zona impervia sulle pendici di un'altura a Maropati. Con loro avevano un arsenale di armi ed esplosivo oltre a denaro e documenti di interesse investigativo.

    Undici su 14 i fermi. Sono 11 su 14 i provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Reggio Calabria eseguiti contro i presunti appartenenti alla rete di fiancheggiatori dei boss latitanti Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro. Sono sfuggiti alla cattura, infatti, Francesco e Mario Crea, figli di Teodoro, boss di Rizziconi e fratelli di Giuseppe, arrestato il 29 gennaio scorso dopo lunghissimi anni di latitanza insieme a Giuseppe Ferraro, e Girolamo 'Mommo' Facchineri, uno dei capi dell'omonima cosca di Cittanova, protagonista di una cruenta faida contro gli Albanese-Raso. "Il loro mancato arresto ci ha sorpreso" ha detto il procuratore capo della Dda Federico Cafiero de Raho incontrando i giornalisti insieme al procuratore aggiunto Gaetano Paci, al questore di Reggio Calabria Raffaele Grassi, al capo del primo reparto dello Sco Andrea Grassi, ed al dirigente della squadra mobile reggina Francesco Rattà. "Le indagini - ha detto de Raho - hanno comunque chiuso il cerchio su un potente gruppo criminale che nonostante l'arresto di Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro continuava a vessare il territorio, grazie anche ad una profonda omertà diffusa ed in qualche caso, anche beneficiario di collusioni". La decisione di procedere con i fermi è stata dovuta, hanno detto gli inquirenti, "ad alcuni segnali che lasciavano intuire come alcuni degli indagati stessero preparandosi a lasciare la Calabria. Sicuramente possono contare su una vasta rete di collegamenti e nuclei sul territorio nazionale a cui avrebbero chiesto protezione per sfuggire agli arresti".

    Contatti con radio Vhf per sfuggire le intercettazioni. Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro, i due latitanti arrestati nel gennaio scorso, usavano delle radio ricetrasmittenti per comunicare con i loro fiancheggiatori fermati all'alba dalla Polizia di Stato nell'operazione "Spazio di libertà". E' quanto emerso dalle indagini condotte dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dal Servizio centrale operativo. I latitanti ed i loro fiancheggiatori erano soliti utilizzare frequenze radio VHF libere in etere ma sono stati ugualmente intercettati dagli investigatori grazie a particolari tecnologie. E' stata così ricostruita non solo la gestione del menage dei boss in fuga, ma anche l'organizzazione dei loro appuntamenti con i familiari e terze persone. Tra le molteplici comunicazioni ne sono state individuate alcune che, abilmente decriptate dagli investigatori, hanno permesso di stabilire che le stesse intercorrevano fra alcuni congiunti di Giuseppe Crea e dai componenti della famiglia dei Facchineri di Cittanova verso i due latitanti, chiamati con i nomi di "Alberto" e "Ciccio". Dalle indagini è emerso anche che a metà dicembre 2014, Crea e Ferraro furono spostati repentinamente in un altro covo gestito da persone diverse rispetto a quelle che avevano gestito la fase precedente della latitanza. Una scelta, secondo gli investigatori, dovuta al ritrovamento di una microspia nell'auto di uno degli indagati e dell'arrivo della Polizia a pochi metri dal covo. La seconda fase delle indagini è stata così dedicata alla ricostruzione dei movimenti dei sodali dei latitanti attraverso le immagini delle telecamere via via installate lungo il percorso stradale che da San Procopio, Sinopoli, Gioia Tauro e Rosarno conduceva a Maropati, dove Crea e Ferraro sono stati poi rintracciati. Fra i fermati di stamani figura anche Francesco Antonio Crea, ritenuto l'esperto della cosca omonima nell'utilizzare sistemi elettronici per disinnescare i dispositivi d'intercettazione ambientale. Era lui, secondo gli investigatori, che usava ogni tipo di accortezza - disturbatori di frequenze, bonifiche delle auto, spegnimento dei telefoni cellulari per non essere localizzato, l'appartarsi in campagna a parlare via radio in modo da non essere visto - per comunicare con gli altri sodali del gruppo.

    Prefetto Reggio: ulteriore colpo alle cosche. Il prefetto di Reggio Calabria Claudio Sammartino ha rivolto "un messaggio di vivo, convinto apprezzamento al questore Raffaele Grassi, alle donne e agli uomini della Polizia di Stato che hanno operato con determinazione e professionalità per colpire gruppi di fiancheggiatori e di agevolatori di pericolosi criminali appartenenti a efferate e radicate cosche 'ndranghetiste". Lo rende noto la Prefettura. "Un ulteriore colpo - è scritto nella nota della Prefettura - alle potenti cosche di 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro è stato inferto oggi con l'esecuzione di provvedimenti di fermo emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 11 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione mafiosa in quanto appartenenti alle cosche di 'ndrangheta Alvaro, Crea e Facchineri, favoreggiamento personale del latitante Giuseppe Crea, favoreggiamento e procurata inosservanza di pena del latitante Giuseppe Ferraro e favoreggiamento personale nei confronti di Antonio Cilona esponente della famiglia Santaiti di Seminara e altre tre persone, colpite dal suddetto provvedimento restrittivo, sono attivamente ricercate". "Un altro brillante risultato dell'attività info-investigativa coordinata sapientemente ed efficacemente dal Procuratore Distrettuale Antimafia - conclude la nota - dopo l'operazione denominata Deus, che ha svelato la pervicace presenza della cosca Crea nel territorio di Rizziconi ed a 5 mesi dalla cattura dei pericolosi latitanti di 'ndrangheta Giuseppe Ferraro e Giuseppe Crea, capi indiscussi delle potenti omonime cosche di 'ndrangheta operanti in Oppido Mamertina e Rizziconi".

    Crea e Ferraro, inseriti nell'elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell'Interno, furono individuati, dopo mesi di indagini, dagli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo in un rifugio occultato nella vegetazione in una zona impervia sulle pendici di un'altura a Maropati. Con loro avevano un arsenale di armi ed esplosivo oltre a denaro e documenti di interesse investigativo. Antonio Cilona, ritenuto affiliato ai Santaiti di Seminara e condannato in secondo grado all'ergastolo, era stato arrestato anche lui nel gennaio scorso dalla polizia. Nel prosegue delle indagini, gli investigatori della polizia sono riusciti a ricostruire l'intera filiera dei fiancheggiatori dei due, individuando ruoli e contributi forniti dai singoli. Gli indagati sono ritenuti affiliati alle cosche Crea, Ferraro-Raccosta, Alvaro e Facchineri, egemoni nella zona di Rizziconi, Oppido Mamertina, Sinopoli e Cittanova. I due si nascondevano in un bunker in metallo realizzato nella roccia tra Maropati e San Fili e con loro avevano un vero e proprio arsenale d'armi: una decina di fucili di vario genere, un mitra ed un consistente quantitativo di pistole. Ma non solo armi. Nel covo furono trovati anche i resti di una cena a base di ostriche.

    Giuseppe Ferraro, di 47 anni, e Giuseppe Crea, di 37, sono ritenuti due boss di rilievo delle cosche della piana di Gioia Tauro. Ferraro, latitante dal 1998, è uno degli ultimi componenti dell'omonima famiglia di 'ndrangheta decimata nella faida di Oppido Mamertina. Deve scontare una condanna all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa. Giuseppe Crea, ritenuto la figura 'strategica' dei due latitanti, è figlio di Teodoro, boss di Rizziconi, ed era irreperibile dal 2006 per una condanna per mafia. L'altro latitante che sarebbe stato aiutato dalle persone fermate stamani nell'operazione "Spazio di libertà", è Antonio Cilona, ritenuto elemento di spicco della cosca Santaiti di Seminara, bloccato sempre nel gennaio scorso in un villaggio turistico a Parghelia (Vibo Valentia). L'uomo era ricercato per espiare una condanna all'ergastolo per l'omicidio di Carmelo Ditto, un pregiudicato ucciso in un agguato a Seminara il 20 settembre 2006. Delitto che, secondo l'accusa, era maturato nell'ambito della faida tra i Gallico ed i Santaiti.

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