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    Traffico di coca smantellato dalla Gdf di Reggio, 29 arresti

     

     

    Traffico di coca smantellato dalla Gdf di Reggio, 29 arresti. Trovati bond USA falsi

    18 ott 12 Un'operazione del Gico-Goa della guardia di finanza di Reggio Calabria e della Direzione centrale servizi antidroga è in corso per l'arresto di 29 persone legate alle cosche di San Luca, Bovalino ed Africo ed alla Sacra corona unita pugliese accusate di traffico internazionale di cocaina. Tra loro anche Bruno Pizzata, ritenuto un noto narcotrafficante, Francesco Strangio e Sandro Bruzzaniti. In corso perquisizioni nelle province di Reggio, Cosenza, Brindisi, Milano, Monza/Brianza, Como e Genova. L'inchiesta condotta stamani dalla guardia di finanza di Reggio Calabria e dal Servizio centrale antidroga, denominata Revolution, contro affiliati alla 'ndrangheta ed alla sacra corona unita, ha avuto punti di contatto con quella condotta dai carabinieri del Ros di Milano. In particolare, uno dei punti di contatto delle due inchieste condotte dalle Dda di Reggio Calabria e Milano, e' stato Bruno Pizzata, ritenuto un importante narcotrafficante, legato alla cosca di 'ndrangheta Pelle di San Luca. Le indagini, dunque, in alcuni casi sono state condotte in stretta collaborazione tra il Gico-Goa della guardia di finanza ed il Ros dei carabinieri di Milano con il coordinamento delle due procure.

    Gli arrestati: Olinto Bettini, di 41 anni, cittadino belga; Giovanni Brancatisano, di 24 anni; Leonardo Brescia, di 42 anni; Sandro Bruzzaniti, di 29 anni; Giuseppe Cantoro, di 50 anni; Domenico Curinga, di 64 anni; Carlo Ferrara, di 46 anni; Antonio Flore, di 45 anni; Francesco La Cava, di 38 anni; Cosimo La Corte, di 33 anni; Geremia Maviglia, di 37 anni; Maurizio Maviglia, di 33 anni; Francesco Meduri, di 40 anni; Alessandro Molinari, di 47 anni; Pasqualino Morabito, di 44 anni, nipote del capo cosca Giuseppe Morabito “U tiradrittu”; Mario Francesco Mollica, di 39 anni; Vincenzo Morgante, di 42 anni; Domenico Oliverio, di 41 anni; Bruno Pizzata, di 53 anni; Sebastiano Pizzata, di 24 anni, figlio di Bruno Pizzata; Cosimo Ribezzi, di 53 anni; Mario Spagnolo, di 50 anni; G.S., di 47 anni; Francesco Strangio, di 66 anni; Cataldo Tanzarella Tanzarella, di 64 anni; Paolo Francesco Ungaro, di 40 anni; Severino Rocco Zoccoli, di 49 anni; Francesco Zoccoli, di 40 anni; Vincenzo Zurlo, di 56 anni.
    Tra arresti imprenditori di Brindisi. Ci sono anche tre imprenditori di Ostuni (Brindisi) tra i nove pugliesi, tutti del Brindisino, arrestati nell'operazione 'Revolution' con la quale gli investigatori del Gico della Guardia di finanza di Reggio Calabria ritengono di aver smantellato una organizzazione criminale dedita al traffico di droga. I tre imprenditori arrestati sono Vincenzo Zurlo, 56 anni, e Cataldo Tanzarella, 64 anni, entrambi impegnati nel settore turistico-alberghiero, lungo la costa brindisina, e Antonio Flore, 45 anni, proprietario di una ditta edile e di controsoffittature. Sarebbe stato proprio Flore a cercare di utilizzare un falso titolo da 500 milioni di dollari della Federal Reserve come garanzia per ottenere in credito una somma ingente di denaro da reinvestire - secondo la Guardia di finanza - nelle attività illecite. Stando a quanto contestato nell'ordinanza di custodia cautelare chiesta dalla Dda di Reggio, il ruolo preminente di finanziatore del gruppo dei brindisini, vicini a quanto pare alla Sacra corona unita, andrebbe attribuito a Zurlo. Gli altri si sarebbero occupati dell'acquisto della sostanza stupefacente, quasi tutta cocaina, importata dalla 'ndrangheta dal Sudamerica, in particolare da Colombia, Bolivia e Peru', e smistata in Puglia. Ad alcuni dei nove pugliesi finiti in manette, tre dei quali si trovano ai domiciliari, è stata anche contestata l'ipotesi di favoreggiamento per aver fornito ospitalità e ausilio negli spostamenti a Francesco Zoccoli, che si sarebbe sottratto all'esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di Ravenna.

    Gratteri "Imitare flessibilità cosche". "Il dato costante che rileviamo è che dietro ogni operazione di contrasto al traffico internazionale di stupefacenti, troviamo i soliti casati di 'ndrangheta della Locride''. E' la riflessione del procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, a margine della conferenza stampa per illustrare i particolari dell'operazione "Revolution", coordinata dallo stesso Gratteri in collaborazione col procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, che ha portato all'arresto di 29 persone residenti in varie regioni d'Italia. "Dalla fine dell'800 - ha aggiunto Gratteri - gli stessi cognomi, Pizzata, Bruzzanti, Nirta, Strangio, Maviglia, legati in vario modo da vincoli di stretta parentela, si tramandano fino ai nostri giorni. E' come se ci fosse attiva, purtroppo, un'agenzia educativa al contrario, che mantiene nel tempo inalterata la proclività criminale di alcune cosche di 'ndrangheta. Credo che sia necessario aggiornare la filosofia di approccio nelle attivita' investigative e di contrasto, che ho già avuto modo di approfondire nelle sedi istituzionali opportune, imitando, in un certo senso, la flessibilità operativa della 'ndrangheta, che apre continuamente nuovi scenari con i broker di sua fiducia i quali si spostano continuamente per tutto il continente sudamericano alla ricerca di nuovi cartelli di cocaleros, divenendo cosi' particolarmente difficile l'attività di infiltrazione da parte di tutte le polizie del mondo. Risorse umane e mezzi finanziari devono essere meglio, più rapidamente, orientate sullo scacchiere intercontinentale, almeno alla stessa velocità di decisione dei narcos". "Si tratta - ha detto il comandante provinciale della guardia di finanza col. Claudio Petrozziello - di un'operazione che conferma la presenza della 'ndrangheta in tutti i gangli del traffico internazionale di cocaina, dall'approvvigionamento all'ingrosso, fino allo spaccio. Inoltre, e non è questione da poco, la 'ndrangheta dimostra di sapersi infiltrare anche nel complicato mondo della finanza internazionale, riuscendo a fabbricare un falso bond statunitense del valore di 500 milioni di dollari per avvalorare, forse con qualche compiacenza, ingenti canali di prestito destinati ad alimentare imprese 'pulité destinate successivamente a sconvolgere le regole del mercato"

    Mi volevano sparare: - "Stanotte mi volevano sparare". E' dalla preoccupata confidenza che fa al telefono uno dei pugliesi coinvolti nell'operazione della finanza del Gico di Reggio Calabria, che spunta una nuova pista per un omicidio irrisolto compiuto nel novembre 2007 a Ostuni. "L'ordine è partito da quello che andai io - aggiunge Cosimo La Corte - questa è la stessa storia del Capellone, uguale e identica". Il riferimento è a Cosimo Semeraro, 36 anni, ostunese, ucciso a colpi di lupara da sicari rimasti anonimi che lo picchiarono selvaggiamente e che bruciarono poi la sua auto, una Golf. "Questa è una storia perché dice che la piazza non ve la potete prendere voi. Punto", prosegue al telefono La Corte, parlando con Antonio Flore, imprenditore di Ostuni che figura tra i 29 arrestati oggi, su richiesta della Dda di Reggio Calabria per traffico internazionale di droga, una inchiesta che ha rivelato legami tra esponenti della 'ndrangheta e persone vicini alla Scu. Secondo gli inquirenti il rapporto tra i pugliesi e calabresi, finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, aveva suscitato ''delle fibrillazioni all'interno della criminalità organizzata locale (pugliese, ndr) tanto da indurre lo stesso La Corte a temere per la sua incolumità". Si fa riferimento infatti al precedente analogo di Capellone: in un garage di proprietà del 36enne ostunese, il giorno dopo il delitto, furono trovati 2.110 grammi di coca. Secondo quanto emerge anche dall'inchiesta calabrese, 'Capellone', nel tentativo "di smerciare cocaina sulla piazza pugliese, senza autorizzazione, veniva punito con la morte dalla locale criminalità organizzata"

    Bond Usa falsi per 500 mln. Bond della Federal Reserve degli Stati Uniti d'America falsi del valore nominale di 500 milioni di dollari sono stati sequestrati dalla guardia di finanza nel corso dell'inchiesta che stamani ha portato all' arresto di 29 presunti affiliati a 'ndrangheta e sacra corona unita dediti al narcotraffico. I bond, trovati nel 2011 a casa di un noto imprenditore di Ostuni (Brindisi), Antonio Flore, dovevano servire per precostituire linee di credito da utilizzare per successivi investimenti imprenditoriali. La scoperta dei bond falsi e' giunta a latere dell'inchiesta principale su un vasto giro di cocaina. Indagando sul gruppo pugliese dell'organizzazione, i finanzieri del Gico-Goa del Nucleo di polizia tributaria di Reggio Calabria hanno accertato che lo stesso gruppo era impegnato ad introdurre in Italia i bond falsi da 500 milioni di dollari. Per evitare il danno economico che l'operazione finanziaria avrebbe causato, i finanzieri sono entrati in azione il 24 marzo del 2011 ed hanno sequestrato i bond che erano chiusi in cassaforte nell'abitazione di Flore. Il rinvenimento ha confermato ciò che era emerso dalle intercettazioni e l'esistenza di un gruppo dedito all'importazione di falsi bond che, secondo l'accusa, era composto da Mario Spagnolo, di 50 anni, Leonardo Brescia (42), Alessandro Molinari (47), Giancarlo Sorrone (47) e Cosimo Ribezzi (53). Le indagini sono state dirette dal procuratore capo facente funzioni di Reggio Calabria, Ottavio Sferlazza, dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dai pm della Dda Federico Perrone Capano e Francesco Tedesco.

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