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    Raro esemplare di pesce palla rinvenuto a Pizzo

     

     

    Raro esemplare di pesce palla rinvenuto a Pizzo

    15 mar 12 Un esemplare di Pesce palla (Lagocephalus lagocephalus), noto volgarmente come "Capolepre", è stato rinvenuto, ormai morto, sul litorale di Pizzo. A fare la scoperta è stata la signora Maria Patrizia Marra che, avendo capito di trovarsi di fronte ad una specie sconosciuta anche ai pescatori del luogo, ha inviato gentilmente due foto dell'esemplare ,spiaggiato in località "stazione " della cittadina tirrenica, per l'identificazione. Pochi giorni fa un altro pesce palla pescato nello Stretto di Messina era stato erroneamente identificato come "Pesce palla argenteo" (Lagocephalus lagocephalus), una specie di origine tropicale da poco segnalata nel Mediterraneo, dove è penetrata attraverso il Canale di Suez e per questo definita "lessepsiana"; un pesce che, pur appartenendo allo stesso genere, presenta alcune caratteristiche non riscontrate invece nel "Capolepre", di cui sono note sporadiche segnalazioni in Sicilia e nel Mar Ligure. Questa cattura aveva indotto la Capitaneria di Porto a lanciare un allarme a causa del pericolo rappresentato dall'ingestione di questo genere di pesci da parte dell'uomo . I pesci palla infatti , come tutte le specie appartenenti alla famiglia dei Tetraodontidi, contengono una potente ittiotossina, la tetrodotossina, resistente al calore, particolarmente concentrata nelle gonadi, nel fegato, nell'intestino e nella pelle. Si tratta di un veleno che agisce inibendo la conduzione dell'impulso nervoso e che nel giro di minuti provoca vertigini, nausea, astenia generale, formicolii, seguiti da ipotensione, intensa sudorazione. Alcune specie orientali possono provocare la morte per paralisi respiratoria. Nonostante la ben nota tossicità, le carni di alcuni Pesci palla vengono consumate in Cina e in Giappone, dove solo cuochi specializzati sono autorizzati a preparare il cosiddetto "fugu", anche se ogni anno si registrano diverse vittime dell'ingestione di questi pesci (non a caso si tratta di un cibo vietato all'imperatore). Il Prof. Enrico Tortonese , in un vecchio libro sui pesci dei mari tropicali, ricorda che dal veleno di un Lagocephalus sceleratus si salvò per miracolo il grande navigatore James Cook mentre, nel 1774, si trovava in Nuova Caledonia, durante il suo secondo viaggio di esplorazione. Lo stesso esemplare servì poi a Linneo per descrivere la specie nell'edizione del 1789 del Systema Naturae. Il nome scientifico della famiglia cui appartengono le novanta specie di "pesci palla" (Tetraodontidi) deriva dalla presenza di quattro robuste piastre dentali, due per ogni mascella, che formano una specie di becco, ma la caratteristica più nota a livello popolare è quella di poter gonfiare il corpo in caso di minaccia, grazie all'ingestione di acqua (o di aria se vengono tolti dal mare) in un diverticolo dello stomaco, per poi sgonfiarsi una volta passato il pericolo. Nella primavera del 2009 un'altra specie, il Pesce palla liscio (Sphoeroides pachygaster), venne pescato nelle acque di Tropea e successivamente rimesso in libertà.(

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