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A Crotone truffa da disastro ambientale

 

Una truffa da disastro ambientale a Crotone, i veleni industriali riciclati in strade e materiale da costruzione.

25 set 08 Scorie industriali altamente tossiche per 350 mila tonnellate "riciclate" come materiale da costruzione: è il quadro inquietante, da disastro ambientale, che emerge dall'operazione "Black Mountains" condotta dalla Polizia di Stato sotto le direttive della Procura della Repubblica di Crotone. Arsenico, zinco, piombo, indio, germanio e mercurio: c'é un vero e proprio campionario di veleni alla base del sequestro preventivo di 18 aree dislocate tra i comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro. Sette le persone iscritte nel registro degli indagati: il legale rappresentante pro-tempore della Pertusola Sud; quelli di tre imprese edili, due di Crotone e una di Parma, e tre funzionari dell'ex Presidio multizonale di prevenzione dell'ex Azienda sanitaria di Catanzaro. Sono tre gli istituti scolastici a cui sono stati apposti i sigilli: due nella città di Pitagora, la scuola media San Francesco e una scuola media superiore, e un'altra elementare a Cutro. Il materiale nocivo, che in base agli esiti delle indagini, proverrebbe dallo stabilimento Pertusola Sud, del Gruppo Eni, che ha interrotto la produzione di zinco alla fine degli anni novanta, sarebbe stato utilizzato (miscelato con polveri provenienti dall'Ilva di Taranto) da imprese di costruzioni per la realizzazione di strade, strutture commerciali, abitazioni e complessi edilizi, banchine del porto. Sostanze ad alto potenziale cancerogeno che avrebbero dovuto essere stoccate in discariche controllate e che, invece, sono diventate materiale da costruzione per strade, centri commerciali, abitazioni. Quantità enormi di rifiuti pericolosi in grado di inquinare anche le falde acquifere. Una situazione resa più difficile dall'impossibilità di monitorare il rischio anche per la mancanza di un registro tumori. E' netto il commento del presidente di Legambiente, Vittorio Cogliani Dezza. "I traffici illeciti dei rifiuti - dice - e le attività criminali che devastano il Paese minacciando la salute delle persone vanno combattuti con ogni mezzo". La vicenda ha suscitato scalpore negli ambienti politici. Di "eccezionale gravità" ha parlato il ministro dell'Interno del Governo ombra del Pd, Marco Minniti. La Provincia di Crotone ha annunciato che si costituirà parte civile contro l'Eni.

Miscelati rifiuti della Pertusola e dell’Ilva. Avrebbero miscelato i rifiuti della lavorazione di Pertusola Sud con altre scorie provenienti dall'Ilva di Taranto per poi utilizzare tali sostanze come materiale da costruzione. E' uno degli elementi che emergono dall'operazione "Black Mountain" condotta dalla squadra mobile di Crotone sotto le direttive del pm della Procura di Crotone, Pier Paolo Bruni, che ha portato al sequestro di 18 aree in città, a Isola Capo Rizzuto ed a Cutro. Il materiale di scarto utilizzato nella realizzazione di strade, banchine portuali e abitazioni, doveva essere stoccato in discariche controllate. Le scorie industriali, ad alto potenziale cancerogeno, nel modo in cui sono state miscelate, costituirebbero adesso, secondo gli investigatori, un pericolo costante per la collettività vista la possibilità di contaminare le falde acquifere. Una situazione resa ancora più grave dalla mancanza del registro dei tumori e dall'impossibilità, quindi, di avere dati sull'incidenza della malattia nella zona.

N, Oliverio (PD) “Una situazione allarmante”. "L'inchiesta denominata 'Black Mountains' fotografa una situazione davvero allarmante". A sostenerlo, in una nota, è il deputato del Pd Nicodemo Oliverio. "E' infatti terribile - prosegue Oliverio - pensare alla circostanza che per anni gli studenti di due scuole di Crotone e di una di Cutro hanno frequentato locali costruiti su aree ad alto rischio per la salute. Un plauso ed un ringraziamento vanno alle forze dell'ordine ed alla magistratura, che stanno portando avanti un lavoro eccezionale per la salvaguardia del territorio e, principalmente, per la sicurezza dei cittadini". "Su questa vicenda ora - sostiene ancora il deputato del Pd - bisogna andare fino in fondo per accertare tutte le responsabilità e fare piena luce. Queste drammatiche notizie, inoltre, si aggiungono ad una situazione ambientale che, nel Crotonese, presenta molte ombre che, al più presto, bisogna cancellare con interventi di bonifica capaci di ridare al territorio tutte le sue naturali potenzialità di sviluppo".

Realacci (PD) “Inasprire le pene”. Ermete Realacci, del Pd, sollecita l'adeguamento del codice penale per punire i reati ambientali con pene più severe. Realacci, che ha l'incarico di ministro per l'ambiente nel governo ombra del Pd, sottolinea che "il traffico di rifiuti pericolosi scoperto nel crotonese è di inaudita gravità". Dopo aver espresso il proprio "plauso alle forze dell'ordine e alla magistratura che sono riusciti a individuare i colpevoli del crimine", il parlamentare aggiunge che "il compito di sradicare questa piaga è nelle mani della politica". La conclusione di Realacci è che "il parlamento ha il dovere di adeguare il nostro codice penale alle previsioni normative degli altri partner europei, inserendo l'inasprimento delle pene per chi commette crimini ambientali. Sarebbe un segnale di civiltà per il paese".

Legambiente “Scorie tossiche, nuova emergenza”. "I traffici illeciti dei rifiuti e le attività criminali che devastano il Paese minacciando la salute delle persone vanno combattuti con ogni mezzo". E' quanto afferma il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, commentando gli esiti dell'operazione Black Mountains che ha portato al sequestro di 18 aree nel crotonese. "E' per questo che chiediamo al Governo - prosegue Cogliati Dezza - di non vietare, nei casi di attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti, l'uso delle intercettazioni telefoniche, strumento fondamentale per le forze dell'ordine e la magistratura". "Quanto scoperto dagli agenti della Questura di Crotone e dal Nisa - afferma Antonino Morabito, presidente di Legambiente Calabria - dimostra la pericolosità di un fenomeno che ha assunto nel tempo i caratteri di vera e propria emergenza ambientale. In Calabria, come già appurato sulla Salerno-Reggio Calabria, costruire abitazioni o strade con scorie tossiche è diventata una prassi che sempre più spesso viene utilizzata da imprenditori senza scrupoli, spesso avallata dalla negligenza di chi dovrebbe tutelare l'ambiente e il territorio".

 

 

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