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Perquisizioni al Tribunale di Catanzaro

 

Magistrati sotto inchiesta, il PG Jannelli si rivolge al Presidente Napolitano. I CC portano via atti e computer. Si riparla di complotto

02 dic 08 ''Di quanto accaduto oggi ho informato il Capo dello Stato, il Csm ed il Ministro della Giustizia con i quali mi terro' in contatto''. Questa la perentoria dichiarazione rilasciata in serata dal procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, in merito alle perquisizioni disposte nel suo ufficio ed in quelli di altri magistrati dalla procura di Salerno. Jannelli ha detto di avere inviato una lettera al Capo dello Stato, al Csm ed al Ministro Alfano. ''Per quanto riguarda l'attivita' svolta dalla Procura di Salerno negli uffici giudiziari di Catanzaro - ha aggiunto - non si puo' rilasciare alcuna dichiarazione''. Intanto i carabinieri, giunti in forze al palazzo di giustizia catanzarese (erano un centinaio), hanno portato via numerosi scatoloni contenenti gli atti sequestrati, tra i quali quelli relativi alle inchieste Poseidone e Why not. Nel corso della perquisizione i tecnici informatici della Procura di Salerno hanno provveduto a copiare la memoria fissa dei computer di alcuni magistrati. Altri computer sono stati sequestrati nelle abitazioni private di alcuni indagati.

Magistrati accusati di falso e abuso. Falso ideologico e abuso d'ufficio: sono i reati ipotizzati nei confronti dei magistrati della procura generale di Catanzaro i cui uffici sono stati perquisiti oggi su disposizione della Procura di Salerno. Il reato viene ipotizzato nei confronti del procuratore generale Enzo Jannelli, dei sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, ed al sostituto procuratore Salvatore Curcio. L'accusa, secondo quanto si è appreso si riferisce ai provvedimenti di stralcio ed alle richieste di archiviazione, ritenute illegali, effettuati nei riguardi di alcuni indagati nelle inchieste Poseidone e Why not.

Un “complotto anche per il trasferimento” di De Magistris. Luigi De Magistris, gia' sostituto procuratore della Repubblica in servizio a Catanzaro, ed oggi giudice al tribunale di Napoli, compare quale presunta vittima nell'inchiesta condotta dai magistrati di Salerno che, oggi, ha portato alla notifica di un decreto di perquisizione e sequestro a diversi indagati in calabria, tra cui otto magistrati in servizio a Catanzaro. De Magistris, in particolare, sarebbe stato oggetto di una sorta di complotto teso a ostacolare e annientare le sue ultime inchieste, conosciute come "Poseidone", "Why not" e "Toghe lucane", recando danno a lui ed ai suoi collaboratori. Un complotto - che sarebbe stato portato avanti con continue denunce, interrogazioni parlamentari, segnalazioni disciplinari, oltre che con presunti intralci all'ttivita' di indagine - che sarebbe servito anche a determinare l'allontanamento del magistrato napoletano da Catanzaro. De Magistris venne sottoposto dal Consiglio superiore della magistratura a procedimento disciplinare, proposto, il 21 settembre del 2007, dall'ex Guardasigilli Clemente Mastella a sua volta indagato in Why not (la sua posizione e' stata archiviata ad aprile su richiesta della Procura generale di Catanzaro). Lo scorso 18 gennaio, poi, giunse la decisione del Csm di trasferire De Magistris di sede e di funzioni. Una decisione impugnata dal pm De Magistris, senza che pero' la Corte di Cassazione si sia pronunciata nel merito, avendo stabilito che il ricorso di De Magistris, come anche quello del ministero della Giustizia, sarebbero giunti oltre il termine massimo di presentazione. Di una presunta attivita' volta a "distruggere" il pm professionalmente oltre che personalmente, la Procura di Salerno aveva gia' parlato a giugno, nella richiesta di archiviazione presentata al termine delle indagini contro De Magistris, nate da numerose denunce a suo carico. All'epoca i magistrati campani scrissero: "Il contesto giudiziario in cui si e' trovato ad operare il pm Luigi De Magistris negli anni della sua permanenza a Catanzaro appare connotato da un'allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura". Finendo per pervenire "ad un quadro ampio e completo dell'attivita' inquirente svolta da De Magistris e dalla polizia giudiziaria che lo ha coadiuvato, del contesto ambientale in cui ha operato, delle pressioni ed interferenze subite a causa dell'oggetto delle sue inchieste, delle iniziative adottate per determinarne il definitivo allontanamento dalla sede di Catanzaro e l'esautorazione dei poteri inquirenti". Nel decreto di perquisizione e sequestro notificato oggi in Calabria a molti indagati - tra cui otto magistrati -, inoltre, il pool salernitano scrive che sarebbe emerso che "l'attivita' di ostacolo nei confronti del dott. De Magistris si e' consolidata ed intensificata dopo che egli ha iscritto taluni indagati per violazione della legge Anselmi, che vieta la costituzione di associazioni segrete, ed emanata dopo che fu scoperta della Loggia P2, proprio poiche' egli stava indagando su poteri occulti".

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