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Guerra tra Procure

 

Il CSM convoca i PM di Salerno e Catanzaro e programma una visita nelle Procure. Istruttoria in Cassazione. Saladino "Ho agito correttamente. Rapporti con Di Pietro non con Mancino"

05 dic 08 Il Consiglio superiore della magistratura ha convocato per domani i capi di Corte e i procuratori di Salerno e Catanzaro. La decisione di ascoltare i magistrati dei due uffici protagonisti dello scontro è stata presa dalla I commissione di Palazzo dei Marescialli riunita oggi in seduta straordinaria. In particolare la commissione, che oggi era presieduta dal togato del Movimento per la Giustizia, Dino Petralia, ha convocato i procuratori di Salerno Luigi Apicella e Catanzaro Antonio Vicenzo Lombardo, il procuratore generale di Salerno Lucio Di Pietro e quello di Catanzaro Enzo Iannelli, e il presidente della Corte d'Appello di Salerno Matteo Casale e quello della Corte d'Appello di Catanzaro Pietro Sirena. Le audizioni cominceranno in mattinata per andare avanti tutto il pomeriggio. "Da parte nostra c'é la massima allerta e attenzione - dice il presidente della prima commissione Ugo Bergamo, laico dell'Udc - non ci possono essere tempi morti". Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha incaricato gli ispettori del ministero di compiere "accertamenti preliminari" a Catanzaro, così come aveva fatto a Salerno. Il ministro lo ha detto in una intervista nella quale ha anche detto che il "tutti contro tutti" che segna la vicenda che coinvolge le due procure "é inconcepibile per i cittadini che vogliono comprendere come ciò possa avvenire senza che vi sia un organo in grado di interrompere questa onta sulla giustizia" . Non solo le audizioni di domani dei magistrati di Salerno e di Catanzaro: la Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura potrebbe anche compiere una visita negli uffici giudiziari interessati. Lo sottolinea un comunicato del Csm, che fa presente come la decisione di convocare per domani "i capi delle Corti di Salerno e Catanzaro ed i rispettivi Procuratori della Repubblica" sia stata presa all' "unanimità ". Il proposito è "apprendere nel dettaglio, dai protagonisti della complessa vicenda, i fatti che hanno condotto le due Procure a quell'aspro confronto riportato dalla stampa, il cui sviluppo finisce per ricadere, con effetti negativi, sull'intera magistratura che, al momento, non ha certo bisogno di danni d'immagine". Proprio dopo queste prime audizioni, la Commissione deciderà il da farsi, "non escludendo anche l'eventualità di una visita diretta agli uffici calabresi e campani". Mancino. E' una "decisione autonoma" del Csm ma presa "di intesa con il capo dello Stato" quella di convocare a tambur battente i magistrati degli uffici giudiziari di Catanzaro e Salerno, protagonisti dello scontro, che non comporterà interferenze nell'attività giurisdizionale. Lo assicura il vice presidente del Csm Nicola Mancino. Lasciando Palazzo dei marescialli dopo aver presieduto la sezione disciplinare del Csm - interrotta stamani proprio per permettere la riunione della Prima Commissione che ha deciso le audizioni- Mancino spiega che "l'indagine deve essere approfondita, all'interno della delimitazione delle nostre competenze che non interferiscono con quelle degli uffici giudiziari". Ma sui tempi non è possibile fare previsioni: "siamo solo all'inizio". Istruttoria in Cassazione. Anche il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito, che con il ministro della Giustizia è titolare dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati, sta compiendo un'istruttoria sullo scontro in atto tra le procure di Salerno e Catanzaro. A quanto si è appreso l'alto magistrato starebbe già sentendo i procuratori generali di Salerno Lucio Di Pietro e di Catanzaro Enzo Iannelli

Probabile invio atti a Roma. Al momento nessun atto relativo al sequestro della documentazione dell'inchiesta Why Not è stato trasmesso dalla procura di Catanzaro a quella di Napoli, che è l'ufficio competente ad indagare nei confronti dei magistrati del distretto di Salerno. A quanto si è appreso, neppure in via informale fino al tardo pomeriggio tale eventuale iniziativa è stata annunciata al procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore. Fonti della procura partenopea fanno sapere che in ogni caso, dal momento che il giudice Luigi De Magistris risulta in questa vicenda come parte offesa e denunciante, il procedimento verrebbe immediatamente trasferito a Roma: De Magistris infatti é in servizio al Tribunale del Riesame di Napoli, e l'autorità giudiziaria della capitale è competente per i casi in cui figurano, in qualità di parte lesa o indagati, i magistrati del distretto di Napoli.

Saladino “Sequestrati atti indagine difensiva”. Rapporti con Di Pieto non con Mancino. Ho agito correttamente. "Sono stati sequestrati illegittimamente i computer del mio investigatore difensivo". E' quanto riferisce Antonio Saladino, l'imprenditore che è uno dei principali indagati dell'inchiesta Why Not, facendo riferimento alla perquisizione cui è stato sottoposto martedì scorso dai pm della Procura di Salerno . "Il sequestro - aggiunge Saladino - riguarda i supporti informatici di tutta l'attività difensiva fino ad oggi svolta, tra cui oltre 15 ore di conversazioni registrate tra me e vari interlocutori, protagonisti principali di questa vicenda. Il sequestro ha riguardato anche i verbali di dichiarazioni rese da alcuni testi, ovviamente, registrati, tra cui uno, molto importante, che accusa una teste importante del processo di avere tentato di corrompere una dirigente regionale nell'imminenza di un'importante gara". "La singolarità del dato - dice ancora Saladino - risiede nel fatto che proprio da tale irregolarità, puntualmente accertata dal dott. De Magistris, è iniziata l'inchiesta denominata Why not". Secondo l'imprenditore, "il sequestro del materiale investigativo, oltre che posto in violazione di legge per via del segreto professionale che può essere opposto a simile acquisizione, ha oggi vanificato ogni mia difesa. Da tempo la Procura generale di Catanzaro è stata messa a conoscenza di parte di quest'attività. E' evidente che quello che doveva essere un atto a sorpresa, oggi è inevitabilmente vanificato. Vorrò vedere se qualcuno, dopo che ben sette istanze rivolte al primo pm e tre ai successivi non hanno avuto esito, intenderà interrogarmi e contestarmi fatti concreti, visto che ancora oggi, tranne la Procura di Paola, per altra e diversa indagine, nessuno ha ritenuto di farlo"
Ho avuto rapporti con Di Pietro che precisa “Solo elettorali”. "Con Antonio Di Pietro ho avuto rapporti fino a quando, nel febbraio del 2006, mi è stato notificato il primo avviso di garanzia". E' quanto sostiene, in una dichiarazione, l'imprenditore Antonio Saladino, indagato nell'inchiesta Why Not. "In quel momento - aggiunge Saladino - ho comunicato ad un soggetto attualmente vicino a Di Pietro come fosse inopportuno l'incontro precedentemente fissato con lo stesso collaboratore del parlamentare per i primi di marzo dello stesso anno proprio per non creare imbarazzo all'on. Di Pietro". "Di tutto ciò - dice ancora l'imprenditore - vi è ovviamente ampio riscontro nelle conversazioni telefoniche intercettate. Proprio questo mio comportamento, in tale occasione, è sintomatico del mio modus agendi che è diverso da quello gratuitamente attribuitomi da coloro i quali si stanno prodigando a distruggermi al solo fine di curare i loro interessi personali".
Di Pietro “Solo incontri elettorali”. "Non so se Antonio Saladino abbia commesso qualcosa di penalmente rilevante e mi auguro che non sia così. Certo, i miei rapporti con lui non sono stati né opachi né illeciti. Abbiamo avuto solo incontri elettorali". E' questa la precisazione che viene fatta da Antonio Di Pietro sul suo sito. "Con Saladino ci sono stati - sottolinea l'ex pm - solo incontri elettorali, senza alcun altro fine. E allora ribadisco che estremamente necessario ricostruire fatti e rapporti di persone citate nell'inchiesta. Chi, come me, non ha nulla da nascondere non può che auspicare che 'whay not' vada avanti. Anzi, buon senso vorrebbe che a proseguire le indagini fosse proprio De Magistris, il magistrato che, avendo iniziato l'indagine, conosce a menadito tutte le carte e ogni risvolto processuale"
Nessun rapporto con Mancino. "Di sicuro non ricordo di avere mai conosciuto o avuto rapporti con l'on. Nicola Mancino". Lo afferma, in una dichiarazione, l'imprenditore Antonio Saladino, principale indagato dell'inchiesta Why Not. Saladino, che si occupa di lavoro interinale, è stato in passato presidente della Compagnia delle opere della Calabria.
Mancino “Saladino dice la verità”: "Saladino dice la verità; qualche volta la dice anche chi è sottoposto a indagini". Il vice presidente del Csm Nicola Mancino commenta così le dichiarazioni dell'ex presidente della Compagnia delle Opere che oggi ha detto di non averlo mai conosciuto. Interpellato dai giornalisti all'uscita dal Csm, dove ha presieduto la sezione disciplinare, il vice presidente appare disteso: ieri ha ricevuto numerose attestazioni di solidarietà anche dal mondo politico, alle quale si sono aggiunte due telefonate di sostegno giunte oggi dal presidente della Camera Gianfranco Fini e dal presidente della Consulta Giovanni Maria Flick. E i consiglieri presenti oggi a Palazzo dei marescialli hanno voluto festeggiare il suo onomastico con un brindisi. Non turba il buonumore di Mancino nemmeno la testimonianza agli atti della procura di Salerno di una socia dell'imprenditore, Caterina Merante, secondo cui Saladino le avrebbe riferito di incontri avuti con Mancino: "Questa signora non la conosco, non so chi sia e in ogni caso Saladino dice una cosa diversa".
Ho agito correttamente. Antonio Saladino, principale indagato dell'inchiesta Why Not, in una dichiarazione sottolinea la "correttezza delle sue indagini difensive". "Dalla lettura del voluminoso decreto di perquisizione che mi è stato notificato dai pm di Salerno - afferma Saladino - ho appreso che due soggetti sentiti come testi, di cui uno magistrato, hanno affermato falsamente, e di ciò risponderanno nelle sedi giudiziarie opportune, che la difesa tecnica avrebbe operato 'non correttamente' nei loro riguardi, nella fase di acquisizione di dati nell'ambito dell'attività d'indagine difensiva disposta e segnalata previamente e doverosamente al dott. De Magistris". "Purtroppo per loro, seppur a loro insaputa - aggiunge Saladino - tutte le conversazioni sono state registrate, come pure è stata registrata una conversazione pregressa tra me e la teste, da cui emergono fatti e circostanze, narrate con assoluta genuinità, che l'autorità giudiziaria dovrà tenere nel debito conto prima di articolare giudizi etici e penali di credibilità. Tali registrazioni smentiscono clamorosamente i due, i quali oggi ignobilmente tentano di alterare la realtà. Vedremo, quindi, chi è corretto e chi vilmente cerca di alterare la verità, tacciando altri di scorrettezza".

Mastella sapeva dell’indagine. "Credo che non si è mai visto che un Ministro della Giustizia chieda il trasferimento cautelare di un magistrato che indaga sul Presidente del Consiglio di cui lui è ministro". Ad affermarlo è l'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris in una deposizione resa il 12 novembre del 2007 davanti ai pm di Salerno. Le dichiarazioni di De Magistris sono contenute nel decreto di sequestro emesso dalla Procura di Salerno e relativo agli atti delle due inchieste Why Not e Poseidone. "Un ministro - aggiunge l'ex pm - che regge in modo determinante la maggioranza che è un po' fragile e soprattutto che chiede il trasferimento del magistrato che sta lavorando in qualche modo su di lui, perché ci sono nel procedimento, e il ministro Mastella lo sapeva benissimo, intercettazioni che lo riguardavano direttamente". "Io qua subisco - prosegue - tre invasioni di campo straordinarie su tre indagini delicatissime in corso (toghe lucane, Why Not e Poseidone), addirittura in un caso come Why Not, nonostante ci fossero ispezioni in corso, il Ministro ha più volte detto pubblicamente, ma anche al 'questione time' in Parlamento, quindi in sede istituzionale, che Why Not non c'entrava niente con le ispezioni, falso perché io ho avuto domande da parte di ispettori su Why Not". L'ex pubblico ministero di Catanzaro ricordava inoltre che "quindi c'era un interesse a mio avviso di fermare le mie metodologie di lavoro. Stavamo entrando nel piano del coinvolgimento del Ministro Mastella, soprattutto sul discorso dei finanziamenti pubblici che lui otteneva, come venivano gestiti da 'Il Campanile', come il Ministro Mastella utilizzava 'Il Campanile'".

Di Pietro “Ridate l’inchiesta a De Magistris”. "Senza se e senza ma, sto con De Magistris". Così il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, a Pescara per un tour elettorale a favore del candidato presidente alla Regione Abruzzo, Carlo Costantini, ha commentato l'evoluzione della vicenda che riguarda l'ex Pm di Catanzaro. "Siamo in difesa di De Magistris - ha detto - al quale bisogna ridare l'inchiesta: vada fino in fondo, perché non è giusto che a pagare sia sempre chi fa il proprio dovere, lui che é un magistrato scomodo, che ha saputo indagare sui potenti, e proprio per questo è stato isolato - ha concluso Di Pietro - se c'é un momento nel quale la politica non può essere 'terzista', è proprio questo". Per Antonio Di Pietro lo scontro tra Procure sottolinea "il ritorno della stagione della questione morale, che coinvolge tutti. Qui in Abruzzo abbiamo imposto alla coalizione di centrosinistra un 'modello' che siamo sicuri darà risultati vincenti. Ma la questione morale è un'emergenza nazionale e coinvolge anche la magistratura".

De Magistris “Delegittimazione da parte di Iannelli”: "Avevo già segnalato al suo ufficio, in precedenti audizioni, l'attività ai miei danni che sta conducendo, senza sosta e senza soluzione di continuità, il Procuratore generale di Catanzaro". Ad affermarlo è l'ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, in una deposizione ai magistrati di Salerno fatta il 3 giugno del 2008. Nella deposizione De Magistris afferma inoltre che l'attività del Procuratore generale del capoluogo calabrese ai suoi danni sarebbe iniziata "sin dal suo insediamento a Catanzaro: tanto da apparire che il prioritario obiettivo del suo mandato sia proprio quello di tentare, con azioni concrete, di delegittimare professionalmente la mia persona e le mie funzioni e disintegrare, contestualmente, l'indagine Why Not che sino all'avocazione illecita era stata condotta con risultati concreti evidenti: risultati, sinora, in gran parte mortificati ed annichiliti anche in virtù delle condotte, il più delle volte illecite, tenute dal dottor Jannelli". Jannelli è l'attuale procuratore generale di Catanzaro. "Ho contezza del fatto - prosegue - che a distanza di mesi, nonostante il numero di magistrati impiegati, non si sia ancora compresa l'effettiva valenza dell'indagine Why Not (con dolo da parte di alcuni magistrati, per altri motivi ritengo per altri)".

Jannelli, “Nessuna guerra” e ringrazia Napolitano. "Questa non è una guerra". Lo ha detto il procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, circa le ultime vicende relative ai sequestri degli atti delle richieste Why Not e Poseidone. "Le guerre si fanno in Iraq - ha aggiunto - mentre in Italia ci sono regole che vanno rispettate. Questo non significa che c'é un conflitto. Noi abbiamo controbattuto un provvedimento che era destabilizzante delle istituzioni. Se non avessimo agito in tal modo, nel rispetto del diritto, avremmo commesso una sorta di violazione". "Dopo il messaggio del presidente della Repubblica, che ringrazio pubblicamente, ci ispireremo alle sue parole" ha aggiunto il procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli. "Il Capo dello Stato ha ribadito - ha aggiunto - che le istituzioni sono cose importanti e devono dialogare. E' per questo che ora serve rapportarci alle regole di collaborazione". "Dopo le parole del Capo dello Stato ora si apre una nuova fase". "Di veleni - ha aggiunto - parlano solamente i giornali. Ci erano state chieste le carte dell'inchiesta Why Not e noi avevamo dato la disponibilità a darle. Una disponibilità espressa tre, quattro, cinque volte, ma dalla Procura di Salerno c'é stato il silenzio che è poi sfociato nel provvedimento di sequestro". "Abbiamo piena fiducia - ha concluso Jannelli - per quanto accadrà ora. Noi continuiamo a lavorare". Sull'eventuale trasmissione alla Procura di Napoli degli atti relativi al sequestro della documentazione dell'inchiesta Why Not, a sua volta sequestrati dalla Procura di Salerno, il procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, ha detto che "si tratta di una strategia processuale della quale non intendo parlare". "C'é una strategia - ha aggiunto - in evoluzione. Abbiamo chiesto il sequestro degli atti a Salerno e siamo in una fase di evoluzione perché non sappiamo quale atteggiamento prenderà la Procura di Salerno". "L'inchiesta - ha concluso - intanto non è bloccata e noi assumeremo tutte le soluzioni consentite dalle vie giuridiche. Il sequestro di Salerno non ci impedisce di agire". Il procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, dopo avere incontrato i giornalisti, ha lasciato il palazzo di giustizia del capoluogo calabrese per recarsi nell'aeroporto di Lamezia Terme da dove è in partenza per Roma. Qui, domani, sarà ascoltato dal Csm. "In genere sono contrario - ha detto Jannelli - a rilasciare dichiarazioni. Mi rendo conto però che in questo particolare momento serve comunicare quanto sta accadendo".

Procura Salerno blindata. Un filtro di due impiegati al terzo piano davanti agli uffici della Procura che non fa passare nessuno se non previo appuntamento. In attesa di un comunicato promesso in mattinata, ma che sarà diffuso solo domani secondo quanto reso noto dalla segreteria del procuratore, il procuratore della Repubblica di Salerno, Luigi Apicella, e i sei sostituti indagati dalla Procura di Catanzaro per abuso di ufficio ed interruzione di pubblico servizio nel kafkiano rimpallo dell'inchiesta "Why not" si sono blindati come al solito. Il procuratore in mattinata ha visto ancora una volta i sostituti coinvolti nell'indagine, poi si è recato a colloquio con il procuratore generale Lucio Di Pietro prima di tornare nel suo ufficio 'protetto' da una specie di cordone di sicurezza. Nulla trapela se il sequestro dei faldoni ordinato dalla Procura di Catanzaro sia stato effettivamente eseguito dopo la notifica del provvedimento avvenuta ieri. Nulla trapela sull' eventuale replica dela Procura salernitana alle parole dei giudici catanzaresi che hanno definito eversivi gli atti compiuti nell'ambito della vicenda De Magistris dai loro colleghi salernitani. A lamentarsi di questa situazione oggi soprattutto gli avvocati. Nelle aule di udienza al primo piano, nel palazzo della Procura in via Garibaldi a Salerno naturalmente non si parla d'altro che del ciclone giudiziario che ha investito i giudici salernitani. "Questa situazione - spiega un avvocato - danneggia il normale funzionamento della giustizia. Danneggia come al solito l'utente della giustizia che dela beghe tra toghe sinceramente non sa proprio che farsene"

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