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Inchiesta acque: chiesto il rinvio a giudizio per 5

 

Inchiesta sulle acque: Chiesto il rinvio a giudizio per cinque dirigenti della Regione Calabria

04 ago 08 Falsita' ideologica, abuso di ufficio e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Con queste accuse, contestate a vario titolo, il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Luigi De Magistris, ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone, tutti dirigenti della Regione Calabria, nell'ambito dell'inchiesta sugli incarichi assegnati a professionisti dal dipartimento Lavori pubblici e acque. Il rinvio a giudizio e' stato chiesto nei confronti di Tommaso Laporta, 56 anni, di Botricello, in qualita' di responsabile del procedimento del dipartimento Lavori pubblici ed Acque della Regione per gli anni dal 2001 al 2004; Carmelo Salvino, 55, di Rogliano (Cosenza), dirigente di settore pro tempore dello stesso dipartimento; Giuseppe Tortorella, 64, di Villa San Giovanni, nel reggino, quale dirigente di settore pro tempore della Ragioneria della Regione; Domenico Barrile, 64, di Patti (Messina), responsabile del procedimento del dipartimento Lavori pubblici e acque della Regione per l'anno 2000; Elisabetta Vivaldi, funzionario del settore Ragioneria. I militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza hanno puntato, in particolare, la loro attenzione su disciplinari d'incarico, decreti di impegni di spesa e di liquidazione, relativi agli anni compresi fra il 2000 e il 2004, individuando, secondo l'accusa, alcuni atti retrodatati, frazionati o duplicati, oppure privi della necessaria firma del dirigente generale. Dalle indagini coordinate dal pm De Magistris sarebbe emerso che Laporta avrebbe retrodatato i disciplinari di incarico conferiti ai professionisti, i cui nomi sono stati allegati al provvedimento di richiesta di rinvio a giudizio, attestando falsi motivi di urgenza e di regolare attivita'. Gli incarichi, inoltre, sarebbero stati affidati con procedure illegittime, anche perche', secondo le tesi dell'accusa, sarebbero stati frazionati in modo da evitare le procedure di gara pubblica, utilizzando impegni di spesa generici ed evitando di individuare i creditori, esternalizzando incarichi non urgenti e consentendo, senza che fosse svolta alcuna opera, liquidazioni di compensi come anticipazioni del 30% dell'importo indicato nel disciplinare, con un impegno di spesa per ben 10 miliardi di vecchie lire. Fondi che il ministero dei Lavori pubblici aveva erogato alla Regione per il completamento delle opere acquedottistiche. Sempre secondo l'accusa, i disciplinari sarebbero poi stati vistati da Salvino, che avrebbe emesso i decreti di liquidazione in favore dei professionisti incaricati, sottoscrivendone piu' d'uno nei casi di doppi pagamenti riferiti alla stessa prestazione e alla stessa fattura, e senza verificare la regolarita' delle opere svolte. Nel provvedimento di richiesta di rinvio a giudizio si evidenzia anche che Tortorella, nei cui confronti sono ipotizzati l'abuso d'ufficio e la truffa, avrebbe assunto impegni di spesa senza la firma del dirigente generale. Con lui compare anche Elisabetta Vivaldi, anch'essa per abuso d'ufficio e truffa che, quale funzionario dello stesso settore, avrebbe permesso, senza le obbligatorie autorizzazioni del direttore generale di Ragioneria, l'assunzione dell'impegno "generico" di 10 miliardi di lire, istruendo oltretutto le pratiche relative ai doppi pagamenti. Un ruolo molto simile a quello svolto da Barrile, a cui e' contestata solo la truffa rispetto alle procedure espropriative, con incarichi che sarebbero stati affidati a piu' professionisti, pur essendo peraltro gia' compresi nei capitolati speciali d'appalto e posti a carico delle ditte aggiudicatarie.

 

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